Sviluppo

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E' a questo punto dell'anno, come di consueto, che il Consiglio Regionale decide come integrare o adattare gli investimenti regionali deliberati nella seduta di bilancio di inizio anno. Inoltre l'intesa Stato-Regioni prevede la possibilità di beneficiare di alcuni vantaggi, ovvero di maggiori possibilità di spesa, a condizione che venga realizzato un ammontare minimo di investimenti aggiuntivi per importi pari a 53 milioni nel 2017 e a 58 milioni nel biennio successivo. Il 28 luglio si discuterà quindi in aula l'assestamento al bilancio regionale 2017-2019, e sono proprio questi fondi aggiuntivi, su cui Maroni non ha ancora messo le mani, che vogliamo arrivino direttamente ai comuni lombardi. Il M5S ritiene che gli interventi più urgenti non siano le grandi opere sui cui questa giunta continua a puntare, e dove questi fondi rischiano di finire, ma i piccoli interventi nei nostri comuni, problematiche e situazioni difficili che con cui la cittadinanza si scontra ogni giorno. Per questo chiediamo direttamente a voi cittadini quali sono le opere che ritenete più urgenti nelle seguenti aree di intervento: scuole, bonifiche amianto, infrastrutture, edilizia pubblica, barriere architettoniche. Aspettiamo al più presto le vostre istanze, che verranno raccolte dai consiglieri regionali per il territorio di riferimento e presentate nell'assestamento al bilancio. Potete mandare le vostre segnalazioni all'indirizzo email condivisione.m5slombardia@gmail.com, oppure scrivendoci un messaggio alla nostra pagina Facebook, entro e non oltre il 10 luglio, avendo cura di indicare il comune oggetto della richiesta, e i dati di contatto.

I portavoce del M5S Lombardia

Il Cosniglio regionale ha approvato una risoluzione per potenziare la rete di accompagnamento per le imprese in difficoltà (RAID) attraverso la realizzazione di ulteriori azioni finalizzate all'attrazione di potenziali investitori, anche tramite l'utilizzo di strumenti finanziari innovativi in raccordo con Finlombarda

Movimento 5 Stelle, che ha votato favorevolmente alla risoluzione spiega: "Abbiamo contribuito con il nostro voto favorevole e numerose proposte sui temi della sostenibilità accolte in Commissione, all'avvio di un nucleo operativo per il potenziamento di azioni a favore delle principali crisi aziendali e l'accompagnamento alla riconversione industriale di siti produttivi da parte di nuove imprese. L'urgenza di risposte politiche alla crisi è sotto gli occhi di tutti, ora è necessario che alle belle parole seguano fatti concreti".

Mentre si taglia su tutto i partiti in Regione Lombardia non interrompono il flusso di denaro pubblico a sostegno della scuola privata.

Il Consiglio regionale del 23 luglio 2013, su proposta del PdL, con il favore della giunta Maroni e l'inqualificabile astensione del PD, ha approvato un ordine del giorno che finanzia ancora una volta il sistema dei buoni scuola, milioni di euro alle famiglie di ragazzi che frequentano gli istituti privati con una "dote scuole per il sostegno alle famiglie per la libertà di scelta educativa". E la "libertà di scelta educativa" non è altro che un modo per camuffare un buono alle famiglie che iscrivono i figli alle scuole private.

Nel 2012 sono stati erogati 30 milioni di euro per la dote scuola, un provvedimento di sostegno agli studenti delle scuole pubbliche, il 91% degli studenti lombardi, mentre ben 33 milioni sono stati destinati alle famiglie "per l'accesso e la libera scelta dei percorsi educativi", cioè ai buoni scuola per le private. Altri 350 mila euro sono stati destinati per il processo di attuazione degli interventi all'accesso e la libera scelta educativa. Gli stanziamenti rappresentano perfetta continuità con l'opera di Formigoni che per anni ha massicciamente e, spesso indirettamente, sovvenzionato la scuola privata.

Il voto contrario all'ordine del giorno del Movimento 5 Stelle è solo il primo atto di contrasto ad una politica di bilancio che offre sostegno a chi non ne ha effettivamente bisogno. L'obiettivo di M5S è lo spostamento di finanziamenti indiretti alla scuola privata , tramite buoni che possono essere richiesti da famiglie già benestanti, a quella pubblica in grave stato di crisi.

M5s Lombardia ha proposto, con una mozione depositata oggi, la creazione di uno strumento regionale che incentivi investimenti etici e sostenibili in realtà industriali e in siti produttivi dismessi o in fase di dismissione.

"L'idea prende vita dalla continue delocalizzazioni che sempre più aziende attuano; vorremmo creare uno strumento che possa fare da "ponte", da rete tra potenziali investitori nazionali e internazionali, e siti o realtà industriali in abbandono, al fine di recuperarli. Vorremmo liberare e supportare potenziali investimenti, un toccasana per l'occupazione in Lombardia" spiega Stefano Buffagni, consigliere M5S Lombardia e primo firmatario della mozione.

"L'ottica è quella della valorizzazione e della bonifica", continua il consigliere M5S Dario Violi.

"I siti dismessi sono uno straordinario patrimonio economico e sociale che non possiamo abbandonare alla speculazione.
La riqualificazione salvaguarderebbe il capitale umano e di conoscenza costruito negli anni, senza dimenticare la possibilità di creare nuovi posti di lavoro. L'ottica deve essere etica e sostenibile: la finanza sostenibile, ha l'obiettivo di creare valore nel lungo periodo, indirizzando capitali verso attività che non solo generino un plusvalore economico, ma in modo che siano al contempo utili alla società e che non superino le capacità di carico del sistema ambientale" conclude Buffagni.

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Nei giorni scorsi l'azienda farmaceutica Merck ha annunciato la chiusura dello stabilimento di Pavia entro la fine del 2014 mettendo a rischio il post di lavoro di 270 lavoratori, oltre quelli dell'indotto.
Il Movimento 5 Stelle ha preso immediatamente contatto con i lavoratori e si è immediatamente attivato in Regione e in Parlamento per la salvaguardia dei loro diritti.

La consigliera regionale M5S Iolanda Nanni ha presentato ieri una mozione di cui è prima firmataria nella quale chiede alla Giunta Regionale di attivare immediatamente un tavolo di contrattazione tra le parti affinché l'azienda mantenga lo stabilimento produttivo a Pavia. Nella mozione il M5s chiede e impegna inoltre la Regione a garantire totale sostegno ai lavoratori, il mantenimento degli attuali livelli occupazionali e di farsi garante presso il Ministero dello Sviluppo Economico per la parallela trattativa nazionale.

Iolanda Nanni all'intervento di ieri sera al Consiglio Comunale di Pavia sul caso Merck, presenti tutte le istituzioni locali e i lavoratori, ha dichiarato: "il Governo convochi al più presto i vertici della Merck: non solo quella nazionale, che non ha il potere di cambiare la decisione di chiudere lo stabilimento di Pavia, ma quella americana, come di recente ha fatto con i vertici Fiat".

"Il Governo - ha proseguito Nanni - ha l'autorità e la possibilità di chiedere la revoca della decisione, trattando per scongiurare questo scenario. Ma affinché sia una trattativa vera, e non di facciata, il Governo deve mettere sul Tavolo tutte le opzioni in modo forte e autorevole: dalla vendita dello stabilimento a soggetti privati mantenendo gli attuali livelli occupazionali e produttivi, tramite un accordo che consenta la produzione del farmaco Januvia in loco e la distribuzione tramite la rete commerciale internazionale di Merck, fino alla nazionalizzazione dello stabilimento, ricorrendo, facciamo un'ipotesi, alla Cassa Depositi e Prestiti."

La portavoce M5S in Regione Lombardia Paola Macchi ha partecipato al presidio organizzato dai lavoratori aeroportuali Sea Handling il 29 maggio 2013.

Lombardia-informatica.jpgI consiglieri di opposizione in commissione bilancio hanno chiesto formalmente questa mattina che la giunta regionale inviti la controllata Lombardia Informatica a sospendere la cessione del ramo d'azienda relativo all'assistenza, o a parte di essa. La posizione dei consiglieri di PD, Patto civico Ambrosoli e MoVimento 5 stelle è stata assunta dopo aver ascoltato in audizione la dirigenza della società e le rappresentanze sindacali.

La cessione del servizio, che coinvolge una cinquantina di dipendenti della controllata regionale, dovrebbe avvenire in due diversi passaggi, il primo dei quali - la cessione a una newco interamente controllata da Lombardia Informatica - entro la fine del mese di maggio, dunque entro due giorni.

I consiglieri Enrico Brambilla, Luca Gaffuri e Fabio Pizzul del Pd, Roberto Bruni del Patto Civico Ambrosoli e Stefano Buffagni e Eugenio Casalino del M5S hanno unitariamente deciso di chiedere alla Giunta una moratoria di operazioni di cessione per tre ragioni: non esiste un preciso piano industriale che dettagli la necessità dell'azienda di spogliarsi del servizio e dei 50 addetti coinvolti, non sono stati assunti accordi con le rappresentanze sindacali per concordare le condizioni del passaggio dei dipendenti ad altra società e l'operazione verrebbe condotta da vertici societari in scadenza, lasciando al prossimo consiglio di gestione una decisione già assunta senza peraltro un piano preciso.

I consiglieri hanno accolto le ragioni dei rappresentanti sindacali che si sono detti pronti ad assumere le decisioni del caso, fino all'impugnativa, se non ci sarà un'interlocuzione con l'azienda sulla cessione.

Questa mattina alcuni esponenti di M5S Lombardia hanno partecipato all'assemblea generale dell'Univa, l'Unione Industriali della Provincia di Varese.
Erano presenti all'incontro, oltre ai consiglieri regionali Dario Violi, Stefano Buffagni e Paola Macchi, la senatrice Laura Bignami e i deputati Ivan Catalano e Cosimo Petraroli.
"Nel corso dell'incontro abbiamo potuto ascoltare le parole del presidente di Confindustria Giorgio Squinzi", spiega la portavoce M5S Paola Macchi.
"Possiamo dirci in sintonia con quanto ascoltato, per esempio, sullo snellimento delle pratiche burocratiche per le imprese, e per i cittadini. E' invece molto netto il nostro no alle grandi opere e alle infrastrutture. Piuttosto si dia sostegno diretto all'occupazione " conclude Macchi.

Una delegazione di portavoce del gruppo consiliare Movimento 5 Stelle Lombardia accompagnerà, domani mattina alle ore 10, oltre 60 lavoratori licenziati del San Raffaele a ritirare la lettera di reintegro nel posto di lavoro.

Nel corso della vertenza tra i lavoratori e l''azienda, il M5S aveva chiesto e ottenuto, con una mozione urgente approvata dal Consiglio Regionale, la riapertura della contrattazione. L'atto impegnava la Regione Lombardia ad assumere il ruolo di mediatore tra le parti.

"L'iniziativa di domani, con la quale accogliamo il gradito invito che ci hanno recapitato i lavoratori del San Raffaele, è un primo risultato positivo in una vicenda nella quale il settore privato, ancora una volta, per risanare i conti aveva imboccato, senza alcun rispetto per la dignità dei lavoratori, la strada dei licenziamenti", spiega Silvana Carcano, portavoce capogruppo del M5S.

L'impegno del M5S, unica forza politica presente con gli attivisti nei diversi mesi precedenti ai licenziamenti e anche fisicamente al presidio fin sul tetto del San Raffaele, e la decisione dei lavoratori di non retrocedere per i loro diritti, sono stati fattori determinanti perché la vertenza ottenesse un esito positivo.

Il lavoro congiunto e continuo tra lavoratori del San Raffaele e il M5S, grazie anche alle tecnologie che consentono il confronto in tempo reale, è l'esempio di come il M5S intende svolgere l'incarico politico in Regione: essere portavoce per chi da anni non ottiene più ascolto, nelle istituzioni.

La Regione Lombardia dovrà continuare a monitorare il rilancio aziendale del San Raffaele e questi risultati dovranno essere seguiti da un piano industriale che garantisca una continuità lavorativa e di servizio anche dopo il 31 dicembre 2014. Il Movimento 5 Stelle sta valutando azioni simili per altri casi di crisi occupazionale: il diritto al lavoro e un reddito che garantisca una vita dignitosa devono ritornare con forza al centro del dibattito politico lombardo, conclude Carcano.

L'appuntamento, con i lavoratori, è alle ore 10 all'ingresso dell'Ospedale San Raffaele in Via Olgettina 60 a Milano al presidio permanente dei lavoratori.

A cura della Lista 5 Stelle di Brescia

La provincia e il Comune di Brescia rappresentano un "Non-Modello" di gestione dei rifiuti urbani. La loro recente esperienza testimonia come la presenza di un inceneritore, in un dato contesto territoriale, conduca alla morte della raccolta differenziata, del riciclo dei rifiuti e ad una iper-produzione dei rifiuti stessi.

Conseguenze, queste, totalmente in disaccordo con le indicazioni provenienti dall'Unione Europea (Direttiva 98/2008), dalle leggi statali (D. lgs n° 205 del 2010) e perfino dalle leggi regionali (LR n° 26 del 2003 e successive modificazioni), che identificano come obiettivi prioritari la prevenzione, la riduzione e il riciclo dei rifiuti, con particolare attenzione alla frazione umida.

Secondo i dati pubblicati nel rapporto ARPA del 2011, la provincia di Brescia vanta il peggior dato di produzione pro-capite di rifiuti urbani totali al giorno, con un valore che si attesta a 1,57 kg/ abitante/giorno, contro una media regionale di 1,33 kg/abitante/giorno.

Inoltre, è la seconda peggior provincia lombarda per percentuale di raccolta differenziata, 'preceduta' solo da quella di Pavia, ferma al 44,8%, a dispetto del 50,6% conseguito a livello regionale (a tenere a galla il risultato di RD della provincia di Brescia sono le numerose realtà locali che, praticando il metodo 'porta a porta', contribuiscono ad elevare la media provinciale).Brescia1.jpg

Questi record negativi sono dovuti alla presenza di un inceneritore che, ogni anno, brucia 800.000 tonnellate di materia, di cui la metà rifiuti urbani provenienti non solo dalla provincia di Brescia, ma sempre più da realtà extra-provinciali, come ad esempio quella di Bergamo.
Per soddisfare la fame dell'impianto e dei portafogli dei suoi principali azionisti - in primis i Comuni di Brescia e di Milano -questa quantità deve rimanere costante: ecco perché non vi è alcun interesse a ridurre a monte la produzione dei rifiuti e a stimolare a valle la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio.

Quello che dovrebbe essere l'obiettivo principe di un'amministrazione pubblica - la salvaguardia della salute dell'uomo e dell'ambiente in cui egli vive - è stato sistematicamente assoggettato a logiche di profitto insane. D'altronde, quale comunità di cittadini potrebbe mai ritenere 'economicamente sostenibile' una spesa pubblica di quasi un miliardo di euro - tali sono i soldi investiti negli anni in questo impianto - per giustificare un inceneritore che dà lavoro a 70 dipendenti in una regione che conta 10 milioni di abitanti?

Per motivare l'avvio dell'inceneritore, il Comune di Brescia e l'allora municipalizzata ASM avevano elaborato, nei primi anni '90, il cosiddetto sistema integrato 'a doppio binario': il 50% delle circa 500.000 tonnellate di rifiuti urbani prodotte all'epoca dall'intera provincia sarebbe stato destinato ad una raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio; la restante metà, ovvero la 'frazione secca dei rifiuti non altrimenti riciclabile', stimata in 266.000 tonnellate, sarebbe stata invece destinata all'inceneritore. Con queste premesse, il Comune di Brescia sottoscrisse un 'patto ambientalista' con la città. Il risultato, nel 2013, è una raccolta differenziata comunale ferma da tre anni al 40% e un inceneritore che brucia materia in quantità tre volte superiori rispetto a quanto promesso. Oramai è evidente: o si differenzia, o si brucia. Delle due l'una, non entrambe.

Come si è arrivati ad un così perverso scenario? Soldi. ASM/A2A, ora società per azioni, ha potuto beneficiare, fino al 2007, di quasi 500 milioni di euro di finanziamenti pubblici, tali da giustificare in taluni casi quasi metà dell'attivo di bilancio (fonte: bilanci consolidati del Gruppo ASM): è il cosiddetto CIP6, tassa con la quale gli italiani hanno finanziato per anni inceneritori e rigassificatori. Senza di esso l'inceneritore non avrebbe potuto sopravvivere.

Nel complesso, la regione Lombardia può oggi essere considerata 'fuorilegge', in quanto non ha ottemperato agli obiettivi previsti dall'articolo 205 del D. lgs 152 del 2006, che imponeva il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata per ogni ambito territoriale entro il 31 dicembre 2012.

La raccolta differenziata della Lombardia nel 2011 si è attestata al 50,6% e dubitiamo che in un anno sia riuscita a colmare un deficit del 15%. Ma la Regione è addirittura fuorilegge rispetto alle sue stesse leggi: l'art. 23 della LR n°26 del 2003 e successive modificazioni, infatti, indica come obiettivo di RD per tutte le province il raggiungimento del 60% entro il 31 dicembre 2011. Solo quattro province hanno superato questo livello: Cremona, Lecco, Monza e Brianza e Varese. Evidenti sono quindi le carenze nella gestione dei rifiuti urbani delle amministrazioni lombarde, a tutti i livelli, soprattutto regionale e provinciale.

La Lombardia deve cambiare rotta. Deve orientarsi a una politica di recupero della materia (non energetico) a discapito dello smaltimento e deve avviare la progressiva chiusura degli impianti, a cominciare dagli inceneritori, col progressivo aumento della frazione di materia da destinare a riciclo. Per tale motivo il MoVimento 5 Stelle Lombardia propone l'adozione della strategia 'Rifiuti Zero' su tutto il territorio lombardo, fra i cui obiettivi vi sono la riduzione a monte dei rifiuti prodotti (attraverso una nuova progettazione industriale, lo scambio, il riuso, il regalo, la riparazione degli oggetti e molto altro) e il loro recupero a valle, tramite la raccolta differenziata domiciliare ("porta a porta"), il riciclaggio, i centri di separazione e di compostaggio, pratica da stimolare soprattutto a livello domestico.

In regione avremo la responsabilità necessaria per ottenere questo risultato, diffonderemo il metodo e lo stile di vita 'Rifiuti Zero', con iniziative volte alla responsabilizzazione delle aziende e dei cittadini, la sensibilizzazione e degli studenti di scuole e università in riferimento al recupero della materia, al riuso degli oggetti, alla riparazione e al dono.

Il rifiuto NON è una risorsa, il rifiuto è un errore di progettazione e NON deve esistere.