Sanità

Sanità, 200 milioni di buco, spiegazioni in Aula, dove troveremo i soldi per Città della Salute
Questa mattina, nel corso della conferenza stampa del dopo giunta, Maroni ha detto che non gli risulta quanto sostenuto da uno dei suoi, il leghista Fabio Rizzi, peraltro Presidente della Commissione Sanità, che quantifica a 200 - 300 milioni di euro il buco lasciato nella sanità dalla gestione Formigoni.

Chiederemo, al primo consiglio utile, aggiornamenti e tutte le specifiche del caso sul reale stato della presunta eccellenza sanitaria lombarda, solo quarta tra le regioni italiane virtuose per la spesa sanitaria, dopo Umbria, Emilia Romagna e Marche, come dichiarato dal Ministero della Sanità. Dopo il buco in Aler non ci sorprenderebbe che della tanto millantata eccellenza sanitaria lombarda, tutta schiacciata sul privato e con liste di attesa infinite, non resti che uno slogan vuoto. Quello che si poteva fare da subito era cancellare la Legge Daccò, come da noi proposto in emendamento in sede di assestamento al bilancio, e con essa le elargizioni opache e discrezionali di milioni di euro alla sanità, come pure un'azione di seria vigilanza e monitoraggio sull'impiego del miliardo di euro all'anno elargito per le funzioni non tariffabili.

Non abbiamo mai perso e mai perderemo occasione di rimarcare in ogni sede istituzionale, commissione e consiglio, che equi e sani risparmi per un bilancio sanitario esorbitante arriverebbero da uno sviluppo di un modello sanitario alternativo, quello che noi proponiamo, e che, come ci piace ricordare, "paga la salute". A fronte del buco di 200 - 300 milioni dove troveremo, infine, i 330 milioni di euro per città della Salute?

I consiglieri regionali di M5S Lombardia

Il Movimento 5 Stelle Lombardia ha presentato oggi una interrogazione sulle difficoltà per il nosocomio emerse con il licenziamento del dirigente sanitario e del dirigente amministrativo da parte del Commissario Straordinario.

In particolare, a poche settimane dalla sua nomina di Commissario Straordinario, Simona Bettelini - che stando al curriculum non ha mai rivestito il ruolo di Direttore Generale se non per pochi giorni quale Direttore Generale vicario, ha provveduto al licenziamento, per motivi ad oggi ignoti, del direttore sanitario Antonio Bonaldi e del direttore amministrativo Valentino Colao.

E' consuetudine che l'allontanamento e la nomina di queste due figure apicali siano effettuate dal Direttore Generale con l'assenso della Direzione Generale della Sanità.

Proprio per questo, e considerato anche che l'ospedale è alla vigilia dell'apertura del maxi cantiere di ristrutturazione, un'opera da 207 milioni, che durerà sette anni, vorremmo rassicurazioni sul fatto che la dottoressa Bettelini possegga i requisiti per essere nominata Commissario Straordinario.

Vorremmo anche capire i reali motivi di questi licenziamenti e se l'Assessore alla Salute Mantovani e il Direttore Generale dr. Bergamaschi ne fossero al corrente. Il sospetto è che ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di contrasto tra la Lega e il PDL per la gestione della cosa pubblica, considerata "cosa loro" a discapito dei cittadini; insomma la solita guerra tra comitati d'affari, quali sono ormai diventati i partiti" conclude il consigliere.

Il M5S Lombardia oggi in seduta Commissione Sanità ha pienamente condiviso le istanze delle Associazioni NAGA, Gris, Avvocati per Niente e Caritas ed è intervenuto riconoscendo il valore dell'alto impegno di queste associazioni che sopperiscono sul territorio a lacune e farraginosità normative che negano il riconoscimento di diritti fondamentali come quello dell'assistenza sanitaria a persone non regolarmente presenti nel nostro paese, negando anche alcuni diritti ai minori, che, in quanto tali, non possono essere considerati clandestini.

Pertanto, abbiamo dichiarato la nostra intenzione a promuovere una mozione in Consiglio Regionale che impegni la Giunta a recepire l'Accordo Stato-Regioni stipulato il 20 dicembre 201,2 già recepito da altre 6 Regioni italiane, e sul cui recepimento la Lombardia è in forte ritardo, chiedendo che anche la nostra regione dia un forte segnale di impegno per la tutela del legittimo diritto all'assistenza sanitaria dei cittadini stranieri.

Se non fosse per gli enormi interessi economici dei cittadini in gioco nell'affaire Città della salute sull'Ex Area Falk di Sesto San Giovanni, 330 milioni di euro di denaro pubblico, ci sono tutti gli elementi per una farsa.

È attesa l'annunciata firma del Ministro alla Salute Beatrice Lorenzin che arriverebbe in zona cesarini per consentire alle 20 di questa sera al Consiglio Comunale di Sesto San Giovanni di deliberare la cessione dell'area.

Città della Salute è un progetto pericoloso nel quale il confine tra interessi e affarismo privato e benefici del pubblico è stato ampiamente superato. Al progetto, che si vuole su uno dei siti più inquinati d'Italia, manca una valutazione di impatto sanitario e non risponde a una coerente programmazione regionale sanitaria.

Al contrario,vergognosamente, soddisfa gli interessi della cerchia formigoniana e della longa manus di Penati. A monte del progetto ci sarebbe un sistema tangenti portato alla luce dalle denunce dell'imprenditore Pietro Di Caterina e ancora tutto da chiarire, il Sistema Sesto.

Restano poi i dubbi dei tecnici sulle possibilità di una completa decontaminazione dell'area, non c'è alcuna certezza dei tempi per la bonifica che si sovrapporrebbero all'inizio dell'edificazione della struttura. Si parla poi di una consegna dell'opera per il 2019.

Gli ospedali di Legnano, Como e Vimercate sono stati costruiti in soli 4 anni con costi di manodopera di molto inferiori.

Con l'edificazione della Città della Salute si esaurirebbero risorse per la Sanità lasciando sofferenze gravi in altre strutture ospedaliere pubbliche.

Insomma, la Regione non ha un euro per gli investimenti di edilizia sanitaria e impegna tutte le proprie risorse che realizzerà con la vendita delle aree dell'attuale Besta per una operazione dai contorni ambigui e problematici.

Questa matassa indistricabile di affarismo e interessi privati a presunto beneficio del pubblico deve essere fermata. Ci auguriamo che il Ministro della Salute e tutte le parti in causa abbiano le idee chiare su quello che stanno facendo.

Ieri, nel corso della riunione della Commissione Sanità, è stata presentata la relazione del comitato paritetico sulle funzioni sanitarie non tariffabili, finanziamenti poco trasparenti alla sanità Lombarda.

Il movimento 5 Stelle ha preso una posizione decisa nel denunciare l'incompletezza delle valutazioni presentate e ha invitato la Commissione a integrare il documento con analisi e dati più dettagliati. Da notare che le funzioni non tariffabili sono state all'origine di una serie di indagini giudiziarie, ancora in corso, a carico di noti politici e imprenditori lombardi.

Quello delle funzioni non tariffabili è un tema nevralgico: vale un miliardo di euro all'anno erogato in totale discrezionalità. Le funzioni cosiddette 'tossiche', quelle che hanno generato inchieste giudiziarie, riguardano strutture sanitarie private come San Raffaele e Maugeri.

Nessun consigliere della maggioranza, se escludiamo la Lista Maroni, era presente alla discussione. Sono assenze gravi che rimarcano ancora una volta l'ambiguità della linea politica dei partiti che evidentemente non vogliono entrare nel merito della questione. In linea con la maggioranza abbiamo assistito anche al pesante silenzio del PD.

Movimento 5 Stelle, oltre a chiedere di integrare l'analisi, ci ha tenuto a evidenziare la necessità di una totale inversione di rotta: le funzioni non tariffabili devono essere gestite con la massima trasparenza. Oggi non accade poiché i finanziamenti sono erogati, per molte funzioni, senza vincolo di destinazione e senza obbligo di rendicontazione. Sarebbe finalmente ora di chiudere un capitolo nero della sanità lombarda.

Non ci sorprende l'ennesimo stop alla firma definitiva sul progetto Città della Salute. L'assenza del Ministro alla Salute Beatrice Lorenzin alla firma prevista per oggi è un segnale da non sottovalutare rispetto a quello che solo venerdì era un accordo già concluso.

Movimento 5 Stelle è sempre stato contrario all'opera perché è inconcepibile pensare di curare un malato di cancro in un ospedale costruito sull'Ex Falk a Sesto San Giovanni, uno dei terreni più inquinati d'Italia. Questo è quello che succederà se andrà in porto il progetto che vedrà trasferiti dal territorio milanese a quello sestese i due più grossi ospedali per la cura dei tumori e per le malattie neurologiche, l'Istituto dei tumori e il Besta. Proprio per questo i portavoce di M5S a Roma, la settimana scorsa, hanno depositato due diverse interrogazioni, una al Ministro dell'Ambiente e l'altra a quello della Salute. Che nei ministeri si siano finalmente resi conto dell'assurdità del progetto?

Abbiamo letto fiumi di inchiostro sul progetto urbanistico Città della Salute, e sui costi per la cittadinanza di circa 330 milioni di euro; purtroppo non abbiamo mai avuto il piacere di leggere uno straccio di valutazione preventiva dell'impatto sanitario dell'opera.

Non vorremmo, tra un anno, vederci costretti a dichiarare: noi ve lo avevamo detto.

Proprio per questo ribadiamo, a differenza degli esponenti del PD in consiglio regionale, il nostro no alla Città della salute: Istituto neurologico Besta e Istituto dei Tumori possono trovare facilmente una collocazione separata in edifici attualmente esistenti sul territorio. Avevamo ad esempio proposto di collocare il Besta presso spazi già disponibili presso l'ospedale Niguarda. Cemento, mattoni e consumo del suolo non sono sinonimi di salute, tantomeno se il suolo in questione è pesantemente inquinato.

Movimento 5 Stelle ha depositato una interrogazione a risposta in commissione all'Assessore regionale alla sanità Mario Mantovani sull'ipotesi di chiusura della guardia medica di Menaggio.

Il movimento è preoccupato perché, stando a fonti di stampa, non sarebbe garantito, per l'immediato futuro, il servizio di guardia medica a Menaggio, e perché la centrale operativa di Como, che già risponde alle chiamate dei pazienti di Sondrio, dovrà rispondere anche per Maneggio con un surplus di lavoro al quale non corrisponderebbero nuove assunzioni.

La guardia medica è un servizio necessario perché risponde alle richieste delle fasce più deboli della popolazione come persone non autosufficienti, bambini e anziani.
Non è chiara la logica per la quale la ASL, secondo quello che dice la stampa, ha deciso la chiusura della guardia medica e se ci saranno altre chiusure.

Negli ultimi sei mesi, dalle 20 alle 8, quel centralino aveva effettuato ben 866 visite domicilio.

Movimento 5 Stelle chiede all'Assessore Mantovani se è vero quanto riportato dalla stampa, quali sono le motivazioni che hanno portato allo smantellamento del servizio e se su quel territorio sono previsti provvedimenti di riduzione per servizi simile.

Movimento 5 Stelle ha depositato oggi una interrogazione a risposta in Commissione all'Assessore regionale alla Sanità Mario Mantovani sull'assunzione di personale alla Fondazione IRCCS del policlinico San Matteo di Pavia.

Nell'interrogazione, firmata da M5S, si legge che "nel prossimo ottobre 2013 è prevista l'apertura del nuovo DEA che dovrebbe avere - per il pieno funzionamento - una copertura pari a 253 risorse fra infermieri, tecnici e operatori sanitari" e che "attualmente risulta esserci una copertura pari a soli 33 infermieri".

Movimento 5 Stelle chiede all'Assessore se dalla Fondazione Policlinico San Matteo è arrivata richiesta formale per l'apertura di bandi per l'assunzione di nuovo personale, se esistono garanzie sulle assunzioni, necessarie, qual è lo stato di avanzamento della procedura e se l'assessorato garantirà le risorse necessarie per il mantenimento delle eccellenze e per il pieno funzionamento del nuovo DEA.

Domani M5S incontrerà a Pavia il personale del San Matteo.

Questo atto chiede garanzie di piena operatività, e di trasparenza del nuovo DEA la cui apertura è stata ampiamente annunciata.

L'ampliamento di una struttura di pronto soccorso è utile e necessario per Pavia, ma solo se insieme alle risorse tecnologiche, ci saranno tutte quelle risorse umane necessarie per il pieno funzionamento della struttura.

(fonte: ANSA) - MILANO, 23 LUG - L'emendamento alla legge di
assestamento di bilancio 2013 che chiedeva l'abolizione delle funzioni non tariffabili in sanità (giornalisticamente ribattezzata 'legge Dacco'' dopo le inchieste sulla sanità lombarda) proposto dal capogruppo del Movimento 5 Stelle in Consiglio Silvana Carcano è stato dichiarato non ammissibile dal presidente del Consiglio della Regione Lombardia Raffaele Cattaneo.

La non ammissibilità è stata decisa sulla base del fatto che si sarebbe emendato un articolo di una legge regionale non oggetto di discussione nella seduta in corso, la legge 33 del 2009, il testo unico in materia di sanità..

Il capogruppo ha chiesto di intervenire dopo la comunicazione del presidente Cattaneo e quest'ultimo ha replicato spiegando che interventi in proposito delle decisioni di ammissibilità non sono previsti dal regolamento.

Riguardo la vicenda, il M5S Lombardia ha scritto anche un post sul blog di Beppe Grillo sostenendo che ''da questa mattina abbiamo assistito ad un tira e molla negli uffici tecnici
sull'ammissibilità, o meno, dell'emendamento'' e che ''il Consiglio regionale deve assumersi la responsabilità'' di metterlo in votazione. (ANSA).

Esattamente mentre l'Assessore alla Sanità Mario Mantovani, in visita a Bergamo, dichiarava che "la nostra sanità lombarda opera con eccellenza e con grande riguardo per la spesa" e che "le cose a Bergamo funzionano bene" una azienda odontoiatrica accreditata al Servizio Sanitario Regionale è stata chiusa per una truffa da 170 mila euro proprio ai danni della Lombardia.

Non è possibile quindi per Movimento 5 Stelle condividere l'entusiasmo dell'Assessore. Il privato, soprattutto nel campo dell'odontoiatria ma non solo, sta sostituendosi prepotentemente al pubblico. E vuole fare profitti.

Da qui nascono storture come prestazioni odontoiatriche eccessive ed inutili e rendiconti di prestazioni mai rese. Da questo punto di vista, oltre ad un impegno per controlli informatici a tappeto delle fatturazioni e delle prestazioni dei privati, anche di quelli che operano con gestione in service presso aziende ospedaliere che nessuno penserebbe di verificare perché "coperte" dalla figura pubblica, chiediamo all'Assessore un netto cambio di rotta. La Sanità lombarda ha bisogno di più pubblico e meno privato. Non è mai troppo tardi.