Energia

A cura della Lista 5 Stelle di Brescia

La provincia e il Comune di Brescia rappresentano un "Non-Modello" di gestione dei rifiuti urbani. La loro recente esperienza testimonia come la presenza di un inceneritore, in un dato contesto territoriale, conduca alla morte della raccolta differenziata, del riciclo dei rifiuti e ad una iper-produzione dei rifiuti stessi.

Conseguenze, queste, totalmente in disaccordo con le indicazioni provenienti dall'Unione Europea (Direttiva 98/2008), dalle leggi statali (D. lgs n° 205 del 2010) e perfino dalle leggi regionali (LR n° 26 del 2003 e successive modificazioni), che identificano come obiettivi prioritari la prevenzione, la riduzione e il riciclo dei rifiuti, con particolare attenzione alla frazione umida.

Secondo i dati pubblicati nel rapporto ARPA del 2011, la provincia di Brescia vanta il peggior dato di produzione pro-capite di rifiuti urbani totali al giorno, con un valore che si attesta a 1,57 kg/ abitante/giorno, contro una media regionale di 1,33 kg/abitante/giorno.

Inoltre, è la seconda peggior provincia lombarda per percentuale di raccolta differenziata, 'preceduta' solo da quella di Pavia, ferma al 44,8%, a dispetto del 50,6% conseguito a livello regionale (a tenere a galla il risultato di RD della provincia di Brescia sono le numerose realtà locali che, praticando il metodo 'porta a porta', contribuiscono ad elevare la media provinciale).Brescia1.jpg

Questi record negativi sono dovuti alla presenza di un inceneritore che, ogni anno, brucia 800.000 tonnellate di materia, di cui la metà rifiuti urbani provenienti non solo dalla provincia di Brescia, ma sempre più da realtà extra-provinciali, come ad esempio quella di Bergamo.
Per soddisfare la fame dell'impianto e dei portafogli dei suoi principali azionisti - in primis i Comuni di Brescia e di Milano -questa quantità deve rimanere costante: ecco perché non vi è alcun interesse a ridurre a monte la produzione dei rifiuti e a stimolare a valle la raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio.

Quello che dovrebbe essere l'obiettivo principe di un'amministrazione pubblica - la salvaguardia della salute dell'uomo e dell'ambiente in cui egli vive - è stato sistematicamente assoggettato a logiche di profitto insane. D'altronde, quale comunità di cittadini potrebbe mai ritenere 'economicamente sostenibile' una spesa pubblica di quasi un miliardo di euro - tali sono i soldi investiti negli anni in questo impianto - per giustificare un inceneritore che dà lavoro a 70 dipendenti in una regione che conta 10 milioni di abitanti?

Per motivare l'avvio dell'inceneritore, il Comune di Brescia e l'allora municipalizzata ASM avevano elaborato, nei primi anni '90, il cosiddetto sistema integrato 'a doppio binario': il 50% delle circa 500.000 tonnellate di rifiuti urbani prodotte all'epoca dall'intera provincia sarebbe stato destinato ad una raccolta differenziata finalizzata al riciclaggio; la restante metà, ovvero la 'frazione secca dei rifiuti non altrimenti riciclabile', stimata in 266.000 tonnellate, sarebbe stata invece destinata all'inceneritore. Con queste premesse, il Comune di Brescia sottoscrisse un 'patto ambientalista' con la città. Il risultato, nel 2013, è una raccolta differenziata comunale ferma da tre anni al 40% e un inceneritore che brucia materia in quantità tre volte superiori rispetto a quanto promesso. Oramai è evidente: o si differenzia, o si brucia. Delle due l'una, non entrambe.

Come si è arrivati ad un così perverso scenario? Soldi. ASM/A2A, ora società per azioni, ha potuto beneficiare, fino al 2007, di quasi 500 milioni di euro di finanziamenti pubblici, tali da giustificare in taluni casi quasi metà dell'attivo di bilancio (fonte: bilanci consolidati del Gruppo ASM): è il cosiddetto CIP6, tassa con la quale gli italiani hanno finanziato per anni inceneritori e rigassificatori. Senza di esso l'inceneritore non avrebbe potuto sopravvivere.

Nel complesso, la regione Lombardia può oggi essere considerata 'fuorilegge', in quanto non ha ottemperato agli obiettivi previsti dall'articolo 205 del D. lgs 152 del 2006, che imponeva il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata per ogni ambito territoriale entro il 31 dicembre 2012.

La raccolta differenziata della Lombardia nel 2011 si è attestata al 50,6% e dubitiamo che in un anno sia riuscita a colmare un deficit del 15%. Ma la Regione è addirittura fuorilegge rispetto alle sue stesse leggi: l'art. 23 della LR n°26 del 2003 e successive modificazioni, infatti, indica come obiettivo di RD per tutte le province il raggiungimento del 60% entro il 31 dicembre 2011. Solo quattro province hanno superato questo livello: Cremona, Lecco, Monza e Brianza e Varese. Evidenti sono quindi le carenze nella gestione dei rifiuti urbani delle amministrazioni lombarde, a tutti i livelli, soprattutto regionale e provinciale.

La Lombardia deve cambiare rotta. Deve orientarsi a una politica di recupero della materia (non energetico) a discapito dello smaltimento e deve avviare la progressiva chiusura degli impianti, a cominciare dagli inceneritori, col progressivo aumento della frazione di materia da destinare a riciclo. Per tale motivo il MoVimento 5 Stelle Lombardia propone l'adozione della strategia 'Rifiuti Zero' su tutto il territorio lombardo, fra i cui obiettivi vi sono la riduzione a monte dei rifiuti prodotti (attraverso una nuova progettazione industriale, lo scambio, il riuso, il regalo, la riparazione degli oggetti e molto altro) e il loro recupero a valle, tramite la raccolta differenziata domiciliare ("porta a porta"), il riciclaggio, i centri di separazione e di compostaggio, pratica da stimolare soprattutto a livello domestico.

In regione avremo la responsabilità necessaria per ottenere questo risultato, diffonderemo il metodo e lo stile di vita 'Rifiuti Zero', con iniziative volte alla responsabilizzazione delle aziende e dei cittadini, la sensibilizzazione e degli studenti di scuole e università in riferimento al recupero della materia, al riuso degli oggetti, alla riparazione e al dono.

Il rifiuto NON è una risorsa, il rifiuto è un errore di progettazione e NON deve esistere.

A cura della Lista 5 Stelle di Mantova

Il territorio della provincia di Mantova è strategico e ricco di risorse. L'aver costituito per secoli una realtà che si è confrontata al pari con regni e imperi testimonia l'importanza della nostra area.

Acqua, spostamenti agevoli e movimentazione di merce, agricoltura, allevamento e settore alimentare hanno costituito storicamente la forza economica locale, a cui si sono aggiunte, dal dopoguerra, realtà distoniche con la naturale vocazione ambientale e paesaggistica: polo petrolchimico e industria pesante.

Il territorio agricolo, che costituiva un serbatoio alimentare nazionale, è stato gradualmente soppiantato da svariate attività industriali, da urbanizzazioni spesso selvagge, mentre le aree mantenutesi agricole sono state riservate in maggioranza a realtà intensive zootecniche e monoculturali.

In molti casi lo stravolgimento dell'originaria distribuzione delle attività produttive non ha prodotto un ammodernamento, ma ha spesso determinato l'inflazionamento delle attività presenti, la riduzione della qualità dei prodotti, l'inquinamento del territorio e i conseguenti danni per la salute.

 

Il Polo Chimicoarticolo mantova 1.jpg

Il polo chimico di Mantova è un esempio rilevante: attualmente la crisi economica rende inutili e desuete alcune lavorazioni, senza contare che una rilevantissima quantità di materiali tossici e nocivi rischia di restare in eredità alle generazioni future. Affrontare con competenza e onestà le tematiche della bonifica deve essere la priorità degli attuali amministratori pubblici.

Come Movimento 5 Stelle di Mantova abbiamo iniziato un percorso di studio e di confronto su questo tema e a breve si terranno incontri sul tema 'polo chimico: rischio di gravi danni da inquinamento; dalla possibile e necessaria bonifica, passando per riconversione urbana ed industriale, arrivando a un'opportunità per la nostra comunità'.

Il primo incontro si terrà il 24 gennaio, ore 21, presso la sala Isabella d'Este di via Giulio Romano a Mantova. Si parlerà di bonifiche con l'Ing. Rabitti, supertecnico ambientale e consulente di molte procure. Con l'occasione verranno presentati i candidati alle elezioni regionali e politiche.

Il secondo incontro verterà sul recupero urbano e sulla possibile parziale soluzione dei problemi di quell'area, integrando la bonifica in un piano di investimento che concentri eventuali nuove edificazioni in quella zona, così da rendere più sostenibile e appetibile la bonifica e la riconversione.

Nel terzo incontro si parlerà di recupero industriale e di parco scientifico e tecnologico.

Il polo chimico di Mantova è stato inserito fra i siti inquinati di interesse nazionale (S.I.N).  Gli studi realizzati hanno dimostrato oltretutto un aumento significativo di natimortalità e malformazioni nei bimbi nati nell'area SIN rispetto a quelli nati al di fuori nella stessa città di Mantova (studio 'Inquinamento ambientale e salute riproduttiva a Mantova. Ricci, Guarda, Pironi. Osservatorio epidemiologico ASL 307 provincia di Mantova. 2011').

I danni alle nuove generazioni non possono essere trascurati, nulla è prioritario rispetto al futuro. Studi sull'incidenza di malattie rare hanno dimostrato incidenza significativa di sarcomi dei tessuti molli nelle aree prossime al polo chimico ed è stata altresì dimostrata nei decenni trascorsi la presenza di diossine sprigionate da varie attività ivi presenti.

 

Distretto Viadanese (comune di Viadana e dintorni)

Recenti studi di confronto fra diverse aree della provincia di Mantova hanno portato a certificare la maggiore incidenza di patologie infantili nel viadanese rispetto ad altre aree provinciali. I risultati delle indagini epidemiologiche evidenziano una relazione di causalità tra esposizione agli inquinanti emessi dalle aziende del pannello truciolare ed effetti sulla salute della popolazione pediatrica che vive in prossimità degli impianti.

ll territorio viadanese vive direttamente un problema d' inquinamento ambientale legato alle emissioni di diossine e formaldeide. L'ASL di Mantova e l'Università di Verona, hanno condotto in questi anni due studi di indagini epidemiologiche-ambientali. È emerso che nel distretto viadanese i bambini che vivevano in prossimità delle aziende del pannello truciolare avevano eccessi statisticamente significativi di sintomi respiratori e irritativi delle mucose degli occhi e delle prime vie aeree rispetto ai bambini che vivevano più lontani; si è inoltre registrato un eccesso di ricoveri per patologie respiratorie nella popolazione pediatrica del distretto.

Grazie a campagne di monitoraggio ad hoc si è potuta creare una mappa dei livelli di inquinamento nel territorio del distretto viadanese. Dalle analisi preliminari effettuate, si è osservata  direttamente l'esistenza di un danno cellulare 'precoce' e lo studio di genotossicità ha presentato l'esistenza di un aumento significativo del danno genotossico nei bambini esposti a maggiori livelli di formaldeide e NO2 (diossido di azoto). Il tutto riscontrabile nella relazione Indagine Epidemiologica Viadana II, scaricabile sul sito http://www.comune.viadana.mn.it/?q=content/doc_indagine-epidemiologica-viadana-ii.

Tra i possibili interventi di prevenzione primaria da attuare tempestivamente, si consigliano:

·         la ricerca e l'adozione di misure impiantistiche in grado di ridurre le emissioni d'inquinanti, in particolare di formaldeide, NO2 e degli altri inquinanti atmosferici emessi delle aziende del comparto;

·         la conduzione di un'ulteriore indagine ambientale per verificare se, dopo gli interventi di prevenzione primaria, vi sia  un effettivo abbattimento di formaldeide e NO2;

·         la riduzione del trasporto merci su gomma a favore di quello su rotaia;

·         la digitalizzazione di tutti i dati ambientali, in modo trasparente, sul sito dell'Arpa e della Regione Lombardia.

Consideriamo alquanto anomalo che in un polo chimico cosi ampio e a forte rischio ambientale e sanitario, con in aggiunta la presenza di arsenico nelle falde acquifere (da cui gli abitanti delle zone periferiche sono costretti ad attingere, visto che la rete dell'acquedotto non copre tutto il territorio viadanese), vi siano in atto tagli sanitari presso la struttura Ospedaliera Oglio Po (trasferimento del Centro Trasfusionale,del Laboratorio d'Analisi e del reparto di Diabetologia. Non riconfermati i Primari di Pediatria ed Ortopedia).

Senza dimenticare inoltre il disagio a raggiungere eventualmente gli ospedali più vicini (Cremona, Mantova, Parma), a causa della assenza di trasporti pubblici validi ed efficienti (no tratte ferroviarie e corse bus limitate).

 

Inquinamento in dati e cifrearticolo mantova 2.jpg

Si sottolinea la difficoltà di condurre studi epidemiologici di confronto fra popolazioni esposte in maniera pressoché omogenea a inquinanti da decenni (le emissioni di anidride carbonica in provincia di Mantova (M) sono fra le più elevate al mondo) e si rileva soprattutto la maggiore incidenza di malformazioni congenite in questa provincia rispetto ad altre aree come la regione Toscana (T) ed Emilia Romagna (ER), con incidenza di malformazioni congenite pressoché dimezzata in queste aree altrettanto evolute e prospere economicamente (232 per 10.000 nascite T, 180 ER, 420 M; dati ASL provincia di Mantova).

A livello internazionale, dal 1998 in poi studi pubblicati sulle più importanti riviste del settore (studio Apheis) hanno poi dimostrato l'incremento della mortalità e della morbilità legato all'eccessiva concentrazione di materiale particolato (PM) nell'aria che respiriamo. Le polveri sottili (PM2.5), in concentrazione media annua superiore a 10 microgrammi per metro cubo, sono state considerate, dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), possibile causa di patologia e decesso prematuro in importanti studi di popolazione.

La concentrazione media annuale del PM2.5 non è mai stata inferiore a 29 microgrammi per metro cubo da quando è possibile valutarla (2007). L'Unione Europea ha stabilito un parametro suggerito di 25 mcg/m3 come limite massimo; tale parametro diventerà obbligatorio dal 1 gennaio 2015, pena importanti sanzioni agli Stati inadempienti.

Nel 2012, nella città di Mantova,  la media giornaliera del PM2.5 è stata di oltre 31 mcg per m3 (dati ARPA in corso di validazione). Tali dati rendono improbabile l'abbassamento della concentrazione ai livelli di legge (peraltro sproporzionati rispetto a quanto richiesto dall'OMS). Le emissioni del pM2.5 a Mantova sono dovute in particolare alla produzione energetica e all'industria (60%); le emissioni da traffico e domestiche costituiscono circa il 20% l'una.

L'inquinamento dell'aria è una delle componenti preoccupanti per la salute umana ma l'inquinamento della falda e dei terreni nella zona limitrofa al polo chimico non è di secondaria importanza. Inquinamento necessario per garantire occupazione e benessere? Non sembrerebbe, vista la crisi attuale.

Il Movimento 5 Stelle, grazie all'unione di competenza e partecipazione diffusa, propone modelli produttivi sostenibili e condivisi per consentire il benessere e la salute al maggior numero di persone possibile, non solo ai membri della casta.

 

Impianti termoelettrici a biomassearticolo mantova 3 .jpg

La risposta attuale, da parte dei nostri amministratori e di troppi imprenditori, al dissesto ambientale, territoriale ed economico è stata paradossale: cementificazione indiscriminata per garantire fatua occupazione, agricoltura sempre più intensiva, energivora e chimica con allontanamento dalla sovranità alimentare, produzione di energia da fonti illogiche inquinanti e ad elevato consumo di territorio. Il tutto calcolato sulla base degli incentivi anziché del rispetto e delle necessità del territorio e della società. Dalla fine del 2011, in tutta la regione è in atto un piano, a nostro parere dissennato, che prevede la costruzione di circa 500 impianti termoelettrici a biomasse.

Nella nostra provincia, record mondiale di inquinamento, ne stanno per partire oltre 70 e molti altri sono in via di approvazione senza alcun coinvolgimento della popolazione . Si tratta, in maggioranza, di impianti energetici da biogas ottenuto dalla digestione di mais. Per produrre 1 megawatt di energia di picco è necessario il mais coltivato su circa 350 ettari di terreno. Si tratta di un inaccettabile consumo e scempio di territorio e di un'inaccettabile sottrazione di materie prime alla alimentazione umana e animale. In Italia importiamo oltre il 60% del cibo consumato.

L'energia elettrica prodotta (e incentivata a 0.28 eurocent al Kwatt) è associata alla produzione di energia termica pari a circa il 50% delle calorie elettriche, di cui non è previsto nella nostra regione alcun obbligo di riutilizzo. L'energia prodotta viene dissipata in aria e in acqua (forse qualcuno ha pensato a un centro benessere per nutrie). Ciascuna centrale emette circa 25 kg di ossidi di azoto (NOx) al giorno, pari alle emissioni giornaliere di circa 10.000 automobili che percorrano 20 km; le circa 10 tonnellate di NOx all'anno emesse per impianto vanno a sommarsi alle emissioni già decisamente fuori norma nella nostra provincia.

Per quanto riguarda i nuovi impianti a biomasse legnose (nei paesi di Castelgoffredo, Felonica, Sustinente), i dati di inquinamento vanno moltiplicati almeno per 2 a parità di potenza. La costruzione degli impianti non segue alcun criterio paesaggistico (padiglioni di 20 metri che svettano nella nostra verde campagna), naturalistico (possibile la costruzione in aree di pregio), storico (neppure il reperimento di reperti archeologici ha fermato la costruzione degli impianti come nel paese di Buscoldo di Curtatone) o di protezione della salute (alcune a poche decine di metri dai centri urbani) e vi sono ancora molti punti da definire, per esempio in merito ai possibili danni alla salute e all'ambiente legati ai reflui (digestato) e al possibile utilizzo di mais OGM per l'alimentazione dei digestori, in caso venga approvata tale metodica nel nostro Stato.

Non da ultimo va considerato il grave danno economico alla nostra società in crisi finanziaria: i soli nuovi impianti previsti nel paese di Curtatone riceveranno incentivi pari al budget di due reparti ospedalieri ogni anno; per chi ritiene necessari tagli alla salute urge un esame di coscienza. Il business plan degli impianti a biomasse in provincia di Mantova prevede un esborso di circa 5 miliardi di euro nei prossimi anni. A livello occupazionale, l'agricoltura biologica genera un posto di lavoro ogni 0.8 ettari di terreno, le agro energie un posto di lavoro ogni 10 ettari.

Per chi ritiene necessaria la produzione energetica ,ricordiamo che in provincia di Mantova si producono circa 20.000 GWatt di energia all'anno, con un consumo inferiore ai 4.000 MW, 5 volte inferiore alla produzione (dati 2011). Riteniamo giusto rifiutare il fotovoltaico a terra, ma ricordiamo che, a parità di area occupata, ha una resa 33 volte maggiore e che di aree edificate da utilizzare ce ne sono davvero tante, senza consumare territorio.

Con un piano di risparmio energetico, con un minimo di programmazione e di buon senso, la crisi economica sarà l'unico reperto archeologico da non preservare.

P1260456.JPGA Bedizzole, vicino al lago di Garda, un comitato di cittadini è riuscito a bloccare la realizzazione di un inceneritore (o gassificatore) sperimentale di cacca di pollo (pollina).

CITTADINI - INQUINATORI: 1-0

Dopo le amministrative di maggio 2012 e dopo la giornata di oggi si riaccende un barlume di speranza, potendo toccare con mano quanto possa essere importante il risveglio dei cittadini, per troppi anni controllati unidirezionalmente dai mass media, e che oggi possono, invece, attivarsi e moltiplicare il loro potere grazie alla comunicazione e alla collaborazione.

Il progetto era stato presentato oltre un anno fa da una azienda, che ne avrebbe ricavato finanziamenti pubblici milionari a favore delle energie rinnovabili.
La pollina, infatti, è stata recentemente equiparata per legge alle biomasse per poterne incentivare l'incenerimento.
Scelta in controtendenza rispetto allo smantellamento degli inceneritori in corso in America e in Europa, le cui linee guida per l'ambiente indicano il divieto di realizzazione di nuovi inceneritori per rifiuti che possono essere differenziati o compostati.
La pollina non è un buon combustibile e può essere trattata in molti modi più ecologici rispetto all'incenerimento: ma l'incenerimento permette anche di aggirare la direttiva nitrati (che impone agli allevatori l'onere di spargerla in superfici estese per diluire l'effetto dannoso sul suolo di un rifiuto pieno di antibiotici e sostanze chimiche: c'è poco di naturale negli allevamenti intensivi!).
La pollina, per di più, sarebbe stata per buona parte importata da altre zone, con un andirivieni di centinaia di mezzi pesanti al giorno.
L'impianto sarebbe, dunque, stato inefficiente, antieconomico, e con pesanti emissioni nell'atmosfera, già gravata dai record di inquinamento (e di tumori) della Pianura Padana.
Ma, secondo la legge, un inceneritore di biomasse fino a un MegaWatt può essere approvato dalla Provincia con iter semplificato, senza
Valutazione di Impatto Ambiantale (VIA) e senza parere vincolante dei Comuni. In tutta Italia fioriscono, pertanto, decine di progetti analoghi, che aspirano ad approfittare degli incentivi: un vero sperpero di denaro pubblico per progetti spesso di nessuna utilità pubblica, visto che, oltre tutto, il fabbisogno energetico del paese è già abbondantemente coperto.

Il comitato bedizzolese ha raccolto 10000 firme e ha ottenuto il coinvolgimento di
sette comuni di partiti diversi (ma concordi nella contrarietà al progetto!).
Grazie a cinque manifestazioni di protesta, tre conferenze con esperti per valutare rischi e alternative e una fiaccolata, è stata tenuta viva l'attenzione dei cittadini e dei media, anche grazie all'utilizzo massiccio dei social media.
Tutto ciò ha convinto i funzionari provinciali a ponderare con molta cautela una domanda che, senza la mobilitazione popolare, sarebbe stata pressoché automaticamente accolta.
Ben lontano dalla semplice mentalità "Nimby", il Comitato si è battuto non per spostare l'impianto, ma per dimostrare la dannosità sociale ed ecologica di questi progetti e di tante altre fonti di nocività non giustificate dall'interesse pubblico. E, nei mesi, il dialogo con altri comitati ha portato ad una vera e propria Rete provinciale per l'ambiente, con continuo scambio di informazioni, suggerimenti, manifestazioni condivise e un vero progetto: liberare la provincia più inquinata d'Italia dalle proprie fonti di nocività.

Il 13 giugno la risposta: la provincia di Brescia ha ascoltato le ragioni dei cittadini, degli imprenditori agricoli e turistici della zona, rifiutando l'approvazione al progetto: l'interesse di un privato non può e non deve schiacciare la salvaguardia della collettività.

(Articolo di Giorgio da Bedizzole)

p.s. nella foto della manifestazione di oggi, il consigliere della lista civica M5S del Comune di Desenzano del Garda Luisa Sabbadini insieme ai ragazzi del M5S che hanno aiutato con la loro presenza il comitato civico di Bedizzole.

Dai circoli di Legambiente parte l'allarme sul "fotovoltaico a terra" che comporta la perdita dei nostri terreni agricoli, facile preda degli interessi economici che derivano dai contributi statali, presenti ormai solo in Italia.
I dirigenti di Legambiente non danno parola alla mozione condivisa da 18 circoli che Andrea Marciani (circolo di Legambiente di Manciano) tenta di presentare all'Assemblea dei Circoli Legambiente del 13/14 novembre scorsi e minacciano di espulsione; si appellano allo statuto che prevede un direttivo e non un coordinamento (quindi decisioni prese dall'alto) ma non rispondono in merito all'incompatibilità prevista dallo stesso statuto all'articolo 8 sull'incompatibilità fra gli incarichi ricoperti all'interno di Legambiente e incarichi di pari livello ricoperti all'interno di partiti, sindacati ed altre organizzazioni di tale natura a livello regionale e nazionale.
La segnalazione arriva da Francesco De Carli (circolo Legambiente Milano Ovest) con richiesta di divulgazione della lettera aperta indirizzata al presidente di Legambiente e ci allega anche la documentazione sul progetto FV di Cutrofiano dove risultano chiare tutte le varie problematiche.

Lettera aperta al presidente di Legambiente:
"caro presidente" del 25.11.2010
Documentazione sul progetto FV di Cutrofiano (Lecce):
Cutrofiano, l'intervento mancato

I 18 circoli di Legambiente che hanno aderito alla protesta condividono che quella di sostituire la produzione agricola con quella elettrica sia una scelta strategicamente errata, di cui avremo a pentirci, visto che tutti gli analisti internazionali prevedono una crisi alimentare prossima ventura, ben più severa di quella energetica e che sui tetti dei fabbricati, che certo non mancano nel nostro paese, si può produrre energia elettrica ma non si possono coltivare patate.

Nel tentativo di disinnescare la crescente indignazione per il consumo di suolo agricolo da parte del FV industriale, la lobby delle energie rinnovabili, con una strategia consolidata negli anni dalle Multinazionali del tabacco, del petrolio e della chimica, comincia a produrre teorie ecologiche di dubbia fondatezza scientifica, che giungono ad affermare che l'ambiente agricolo avrebbe da giovarsi dalla massiccia copertura dei suoli con i pannelli di silicio.

Come l'Africa è ora preda della colonizzazione da parte della Cina, l'Italia segue la stessa sorte con gli investitori europei. Chi coltiva la terra non ne è quasi mai proprietario ma paga un affitto in media di 300 euro per ettaro ma ora il latifondista (cioè il proprietario) trova più conveniente i contratti ventennali irrevocabili a 4.000 euro per ettaro l'anno per i parchi di silicio. Il contadino perde il suo lavoro, l'Italia perde la terra, le altre produzioni di energia inquinanti continuano ad aumentare.

In contrasto con la collocazione preferenziale di istallazioni FV della stessa Legambiente che indica come supporti prioritari, i tetti ed i lastrici solari, l'AzzeroCO2 srl, braccio economico di Legambiente, senza aver consultato il suo stesso comitato scientifico, intende realizzare a Cutrofiano in Puglia un impianto su 26 ettari di terra agricola con pannelli verticali a "concentrazione" della tedesca Concentrix solar che necessitano di imponenti fondazioni per sostenere il peso della struttura e contrastare efficacemente la spinta del vento che insiste su superfici tanto vaste ed esposte, incompatibili, contrariamente a quanto dichiarato nella propaganda del progetto, con la coltivazione del terreno. Come si legge dalla documentazione presentata da Andrea Marciani,
anche se a promuovere il progetto, in prima linea, sono Legambiente ed AzzeroCO2 in fase operativa subentrerà la Exalto Energy & Innovation s.r.l., una società con sede a Palermo di proprietà (a parte alcune quote di minoranza) per metà di Giovanni Silvestrini del Comitato scientifico Legambiente e per l'altra metà della MG & partners s.r.l. con sede in Roma di Mario Gamberale del Consiglio nazionale Legambiente.
Inizialmente la Exalto, che non è in alcun modo partecipata da Legambiente onlus, dovrebbe quindi essere titolare, sia dei contratti di locazione del terreno che dell'incasso dei contributi (oltre € 400.000 l'anno per 20 anni); ma, come si evince da una breve nota tratta dal sito della Exalto: "Exalto ha stipulato un accordo con la società tedesca Concentrix Solar per la diffusione nel nostro paese della tecnologia Flatcon, basata su sistemi ad inseguimento con moduli fotovoltaici a concentrazione."
Sembra quindi più probabile che l'ultimo beneficiario saranno proprio i tedeschi della Concentrix solar, che portano in dote anche un accordo con Deutsche Bank che dovrebbe finanziare l'opera, e che da tempo cercano una realtà sufficientemente de-regolamentata per collaudare la loro tecnologia su vasta scala, dato che sia in Spagna che in Portogallo non hanno potuto andare oltre il mezzo MWp.
Un altra società, fresca di immatricolazione, la CX Cutrufiano srl. ( CX sta per Concentrix) amministrata da Mario Gamberale e di proprietà della Exalto, dovrebbe occuparsi della stipula della convenzione con il GSE.
Sembrerebbe quindi che tutti i proventi derivanti dall'operazione, attraverso un complesso sistema di cessioni programmate, finiranno ad aziende che non hanno alcun vincolo di proprietà con Legambiente.
Andrea Marciani, del circolo di Legambiente di Marciano, conclude dicendo che:
Realizzare un impianto di FV su terra agricola, in una regione già colpita da un clamoroso eccesso di impianti di energie rinnovabili, dove si è già superata da tempo la copertura del doppio del fabbisogno elettrico da queste fonti e, ciò nonostante, non è stata chiusa nemmeno una delle centrali a carbone che insistono sul suo territorio, ma anzi se ne sta mettendo in cantiere un'altra
è una scelta che, con la preferenza accordata ad un industria tedesca, va contro la tanto sbandierata volontà di creare una filiera produttiva italiana delle rinnovabili.
è una scelta che ci isola e ci mette in rotta di collisione con la popolazione locale e con tutte le altre principali formazioni ambientaliste del paese e che trova solo l'appoggio di latifondisti e dei potentati locali di politici ed imprenditori.
è una scelta finanziariamente incomprensibile, dato che Legambiente e la sua AzzeroCO2, in questa operazione non hanno apparentemente alcuna opportunità di profitto.
Entrambe, svolgono solo il compito di sostenere e promuovere, presso Enti locali e opinione pubblica, un accordo commerciale di distribuzione, in corso tra due aziende private, la Concentrix Solar e la Exalto Energy & Innovation Srl.
ma soprattutto è una scelta che priva i soci ed i circoli di Legambiente di uno strumento basilare per contrastare il proliferare di Impianti di FV industriale in terra agricola, quello della credibilità.
Perché, dopo Cutrofiano , dovunque si trovassero a fronteggiare gli eccessi bulimici di speculatori ed enti locali , si sentirebbero rinfacciare quel progetto.
La nostra società è in preda ad una bulimia insaziabile di profitto, e, sul "fronte del fare" sono già schierati, nell'ordine:
- gli speculatori
- le cosche mafiose
- i politici del "partito unico degli affari" che ormai sembra governare l'intero paese
- gli albi dei professionisti, sempre più arroccati in casta
- le associazioni di tutte le categorie produttive
- i sindacati, che talvolta difendono i posti di lavoro anche nelle fabbriche inquinanti
- quei cittadini che perseguono vantaggi personali anche a scapito della collettività.

Se anche le associazioni ambientaliste si schierano sullo stesso fronte, chi resterà a svolgere il ruolo di coscienza critica?

LE PRIORITA' DIMENTICATE
Cibo, la (1a) priorità dimenticata
Lavoro, la (2a) priorità dimenticata
Ambiente, la (3a) priorità dimenticata

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