Ambiente

Questa mattina in Commissione Ambiente al Pirellone c'è stato un incontro con gli assessori all'Ambiente e all'Agricoltura Claudia Terzi e Gianni Fava. Il tema era lo spandimento di fanghi da depurazione civile e industriale sui suoli agricoli. L'audizione non ha risolto questioni che rimangono aperte e problematiche come i forti odori legati agli spandimenti, i rischi di contaminazione dei suoli, del sottosuolo e delle falde acquifere (peraltro già inquinate) oppure come la grande quantità di fanghi importati da fuori regione (400 mila tonnellate all'anno di cui 15 mila in provincia di Mantova). Su questo punto l'assessore Fava ha dichiarato che può essere aperto un ragionamento sulla qualità dei fanghi importati e ciò sarebbe veramente il minimo dato che la provenienza di questi fanghi alle volte è da luoghi con forti contaminazioni (si pensi per esempio al Veneto e alle contaminazioni da PFAS). Interessante il dato esposto riguardo l'apporto di azoto di cui hanno bisogno i nostri campi: 180 mila ton equivalenti anno di cui solo 3 mila ton derivano dai fanghi quindi l'apporto di nutrienti al nostro terreno è parecchio limitato. Unica nota positiva dell'incontro è stata l'apertura e la disponibilità da parte degli assessori ad affiancare i comuni e le provincie nella formazione degli agenti di polizia locale, che dovranno mettere in atto i  controlli su chi spande applicando le delibere regionali ed anche i regolamenti comunali vigenti o in corso di redazione, come sta avvenendo in molti comuni della provincia di Mantova. Avere il supporto della regione per rendere più capillari ed efficaci i controlli di competenza delle provincie e degli enti locali sicuramente sarà di aiuto. Ora si passi dalle intenzioni ai fatti.

Andrea Fiasconaro - Consigliere regional del M5S Lombardia.

Raccogliendo la mobilitazione del territorio e le legittime preoccupazioni dei cittadini mi ero permesso, più di un anno fa, di interessare direttamente l'Assessore Terzi sul destino della ex Cava Pirossina. Una mia recente interrogazione sul tema ha trovato risposta solo oggi, risposta che però non trovo del tutto soddisfacente nel senso che, di fatto, è un rimando alla provincia e quindi un ulteriore allungamento dei tempi. Il colloquio odierno tra il presidente della provincia Morselli e l'assessore Terzi, a quanto pare ha avuto un esito che va nella direzione di risolvere la questione aperta da più di un anno: Morselli dovrà concretarsi con gli alti attori coinvolti per trovare una quadra che consenta all'area dell'ex cava Pirossina di rimanere escludente per l'insediamento di discariche come previsto nella vecchia pianificazione provinciale. Penso che sia trascorso fin troppo tempo e che sia arrivato il momento di dare ai cittadini risposte definitive. Tecnicamente il criterio escludente può essere applicato considerando un area sito-specifica che comprenda anche il territorio di Castiglione e la ex Cava, alla luce del progetto di realizzare un campo pozzi per l'acqua potabile che prenderà l'acqua dalla stessa falda superficiale su cui insiste la Pirossina. E' evidente che questo è l'unico modo per tutelare quel territorio e per evitare che i progetti di discariche che aleggiano da decenni sul luogo si possano realizzare.  Mi sembra che sia trascorso fin troppo tempo: i cittadini si aspettano che la questione venga chiusa definitivamente. Ricordo che la vulnerabilità delle falde superficiali e delle zone di ricarica degli acquiferi profondi dell'Alto mantovano imporrebbe di essere molto più celeri nel tutelare quella zona, regione e provincia hanno tergiversato fin troppo.

Andrea Fiasconaro, consigliere M5S Lombardia.

La Vigevano-Malpensa non se ne deve fare nulla! Il M5S sin da subito si è opposto a tutti i livelli istituzionali alla costruzione di questa superstrada che sarebbe un ennesimo spreco di risorse pubbliche oltre che costituire un danno irreparabile ai nostri territori a vocazione agricola. Il territorio non la vuole, i Comitati ambientalisti e le numerose imprese agricole situate sulla tratta non la vogliono, e non per pregiudizio, ma per fondate ragioni: la superstrada comprometterebbe in maniera irreversibile le aree comprese fra Parco del Ticino e Parco Sud e non risolverebbe comunque i problemi logistici del nostro territorio. Anche per questa superstrada, come per tutte le grandi infrastrutture care a Maroni, come Pedemontana, Bre.be.mi, o Broni-Mortara, manca totalmente uno studio serio ed attuale che dimostri il rapporto costi/benefici per i territori. La Giunta Maroni deve smetterla di investire le già risicate risorse regionali che abbiamo a disposizione per il trasporto su queste infrastrutture inutili. Regione Lombardia ha già buttato dalla finestra 60milioni di Euro dei contribuenti per un'autostrada i cui costi dovevano essere integralmente a carico del privato. Quei 60milioni di euro potevano essere investiti sul raddoppio ferroviario della Mortara-Milano e per la manutenzione della viabilità esistente. Forse Maroni e Garavaglia non conoscono i nostri territori e non si è accorto che è finita l'era delle speculazioni e delle colate di cemento, ed è finito il tempo di prendere in giro i cittadini sprecando danaro pubblico in progetti che sono già falliti in partenza. Regione Lombardia si attivi piuttosto per stanziare risorse sui nostri ponti e sul trasporto pubblico e la smetta di far passare infrastrutture come la Vigevano-Malpensa come prioritarie per il territorio.

Iolanda Nanni - Capogruppo M5S in Regione Lombardia

Il Consiglio regionale ha approvato una risoluzione del M5S Lombardia per l'attivazione di un tavolo tecnico di lavoro con la Direzione Generale Competente di Regione Lombardia e la ditta Silea S.p.A, al fine di tenere costantemente monitorato l'iter della prescrizione della realizzazione della rete di teleriscaldamento legata all'inceneritore di Valmadrera.

Il lavoro del tavolo si concentrerà sull'esito:


  1. a) dell'indagine epidemiologica attualmente in corso sugli impatti sulla salute generati dall'impianto;

  2. b) della ricognizione degli impianti di riscaldamento domestico che verrebbero sostituiti dalla rete di teleriscaldamento;

  3. c) del confronto di carattere quantitativo e qualitativo - a parità di calore generato - tra la stima delle emissioni delle caldaie esistenti che verrebbero sostituite e quelle dell'impianto di incenerimento e d) dell'analisi delle aree territoriali di ricaduta degli inquinanti presenti nelle emissioni dell'inceneritore al fine di verificare se queste coincidano con le aree che godrebbero del miglioramento ambientale dovuto alla sostituzione degli impianti di riscaldamento domestico con il teleriscaldamento. La risoluzione dovrà ora essere sottoposta ad approvazione anche da parte del Consiglio regionale nelle prossime settimane.


Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia e primo firmatario della risoluzione, dichiara: "Eravamo partiti, mesi fa, con un testo molto più duro che chiedeva di togliere la prescrizione di Regione Lombardia relativa alla realizzazione della rete di teleriscaldamento, in modo da lasciare la piena libertà ai comuni soci dell'impianto di decidere se procedere o meno con la realizzazione della rete. Le grosse reti di teleriscaldamento non ci piacciano, in quanto le consideriamo ormai obsolete dato che è molto meglio investire le risorse pubbliche nell'efficientamento energetico degli edifici, piuttosto che bruciare rifiuti - che arrivano da chissà dove - per riscaldare le case. Inoltre questi impianti rappresentano oggettivamente un freno alla possibilità di dismettere quantomeno una parte degli inceneritori lombardi, che ormai da anni sono in sovrannumero rispetto alle esigenze della nostra regione.

Abbiamo dovuto fronteggiare alcuni aspetti di carattere giudirico/amministrativo e soprattutto i diversi orientamenti delle altre forze politiche, per cui alla fine il testo approvato si orienta sull'idea affiancare l'iter della prescrizione regionale della realizzazione del teleriscaldamento alla effettuazione di ulteriori approfondimenti tecnici legati agli impatti sulla salute dei cittadini e alle ricadute degli inquinanti emessi dal forno. Siamo soddisfatti perché si tratta di un segnale di attenzione da parte della Regione nei confronti del dibattito che si è sviluppato negli ultimi mesi sul territorio, che spero possa proseguire nella maniera più libera possibile e porti i soci di Silea ad abbandonare questo assurdo progetto.

Al momento l'unica cosa certa è che il forno di Valmadrera contribuisce a quella sovraccapacità impiantistica di incenerimento della nostra regione che tutte le forze politiche - a parole - dicono di voler contrastare. Piuttosto che investire milioni di euro in obsoleti progetti di teleriscaldamento, bisognerebbe concentrarsi su un serio piano di riconversione del forno lecchese in un impianto pulito di recupero di materiali post consumo. Ne deriverebbero evidenti benefici ambientali, sanitari e occupazionali per i cittadini lecchesi".

Il bello della politica è che a volte arrivano delle notizie di fronte alle quali non sai se ridere o piangere. Succede quando le proposte rasentano il ridicolo, come in questo caso, con il presidente di Pedemontana, il buon Tonino Di Pietro, che annuncia le "Pedemontagne"! Pedemontana ha un problema: trasportare la terra rimossa per costruire l'opera costa troppo per le sue misere tasche. E allora che si fa? Ci si inventa le Pedemontagne! Semplice, no? Ecco Di Pietro: "Per evitare il trasporto della terra abbiamo pensato di costruire delle montagnette lungo il tracciato della strada. Si potrebbero realizzare parchi giochi per bambini o cose simili". Insomma delle montagne in pianura, per i bambini, con vista autostrada...  Tutto ciò è fantastico! Quando ho letto delle Pedemontagne a me sono tornati alla mente i vecchi film Amici Miei. Qui siamo di fronte ad un "colpo di genio" degno della banda del Conte Mascetti! "Che cos'è il genio? È fantasia, intuizione, decisione e velocità d'esecuzione." Già che ci siamo suggerisco di fare una Pedemontagna di diossina a Seveso, così risparmiamo anche sui costi della bonifica delle zone inquinate, no? E perché oltre al parco giochi non prevedere anche una pista da sci con annesso impianto di risalita? Basta sprecare tempo e soldi per andare a Champoluc o Ortisei! Caro Tonino, lascia stare le zingarate e torna coi piedi per terra! Non era più serio ammettere, una volta per tutte, che non ci sono le condizioni per proseguire l'opera e che il project financing è totalmente fallito?

Gianmarco Corbetta - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

A seguito della mia interrogazione riguardante i differenti limiti di emissione degli ossidi di azoto imposti agli inceneritori di BEA (Desio) e Accam (Busto Arsizio), è arrivata la risposta dell'Assessore Terzi.

L'Assessore in sostanza dice: ad Accam abbiamo imposto il limite di 80 mg/Nm3 al 2018 perché in questo modo, se l'impianto sarà ancora attivo, saranno costretti a migliorare i sistemi di trattamento fumi; a BEA invece non lo abbiamo imposto perché avevano già deciso di ammodernare il sistema di trattamento dei fumi e quindi siamo sicuri che riusciranno a raggiungere i valori obiettivo anche senza l'imposizione di un limite.

Mah... questo ragionamento non regge! Una cosa è l'imposizione di un limite, altra cosa è l'ammodernamento dell'impianto. L'ammodernamento è un mezzo per ridurre le emissioni e rispettare i limiti, non può diventare uno scudo per evitare limiti più restrittivi: se così fosse sarebbe un controsenso!

Quindi: se la Regione decide che il limite di emissione va ridotto a 80 mg/Nm3, lo imponga non solo ad Accam ma anche a BEA, a prescindere dai programmi di ammodernamento.

Se BEA aveva già deciso di installare un nuovo sistema di abbattimento fumi, ben venga! ma questa non è una valida motivazione per rinunciare ad abbassare il limite. Al contrario: proprio perché BEA si è dotata della piena capacità tecnica di rispettare il limite di 80 mg/Nm3, questo limite deve essere imposto dalla Regione affinché il Gestore sia tenuto a condurre l'impianto nel modo più corretto.

Questo principio dovrebbe valere per qualsiasi gestore d'impianti ma vale a maggior ragione per BEA che negli ultimi 10 anni, stando alle relazioni di Arpa e alle numerose segnalazioni in Procura, ha condotto l'impianto in modo spesso inadeguato e commettendo numerose irregolarità!

Insomma, sulla base della risposta fornita dall'Assessore Terzi, prendiamo atto che la Regione del leghista Maroni riserva a BEA un trattamento diverso e più permissivo rispetto a quello usato per Accam, pur non essendoci alcuna valida motivazione per non abbassare il limite di emissione degli ossidi di azoto anche per l'inceneritore di Desio! Ricordatevelo la prossima volta che sentirete quelli della Lega di Desio parlare dell'inceneritore!

Da oltre un anno il Movimento 5 Stelle, a livello nazionale, regionale e locale, ha intrapreso una campagna di sensibilizzazione contro lo spandimento dei fanghi in agricoltura.

I fanghi sono principalmente prodotti dalla depurazione degli scarichi civili, di acque industriali e dalle aziende agricole e, una volta trattati negli appositi impianti, vengono reimmessi destinati alle aziende agricole per lo spandimento nei campi, come concime. In Lombardia, ne vengono prodotti circa il 50% del quantitativo nazionale e ne vengono sparse circa 700 mila tonnellate ogni anno, di cui la metà, ben 400 mila, nella sola provincia di Pavia.

I fanghi, per legge, sono considerati rifiuti speciali non pericolosi. In realtà la parola "non pericolosi" non deve trarre in inganno poiché i rischi derivati dal loro spandimento nei nostri campi agricoli sono molteplici: oltre ai pessimi odori emanati, che costringono i cittadini a ripararsi nelle proprie abitazioni, come successo alcuni mesi fa a Pavia Ovest, i fanghi di depurazione contengono tutta una serie di inquinanti e di agenti patogeni derivanti dalle attività industriali e artigianali e dagli scarichi domestici che non sono individuati dalla legge nazionale vigente, il D.Lgsl. 27/1/1992 n. 99, una legge vecchia che necessita di urgente revisione. Regione Lombardia ci ha provato nel 2014 con la DGR X/2031 del 1/07/2014 ma la delibera è stata inopinatamente impugnata dalle società fanghi che hanno ottenuto una prima sentenza favorevole dal TAR. Nel frattempo, anche grazie al pressing del M5S in Regione Lombardia, la Regione ha fatto ricorso al Consiglio di Stato che si esprimerà in via definitiva entro il 2017. E' interessante evidenziare che il 29 agosto 2016, a sorpresa, il Consiglio di Stato ha emesso un'ordinanza in cui ha dato in fase cautelare (e quindi non definitiva) ragione alla Regione, sospendendo l'esecutività della sentenza TAR, il che fa ben sperare sull'esito finale della sentenza.

I rischi principali derivati dallo spandimento dei fanghi sono il danneggiamento irreversibile del suolo, l'insorgenza di rischi per la salute e la compromissione della qualità dei prodotti agro-alimentari.

Quello dei fanghi è un business che, in assenza di adeguati controlli, può ingenerare un vero e proprio traffico illecito di rifiuti comportare rischi gravissimi per la popolazione. E' di quest'estate la notizia di cronaca relativa alla retata di arresti e al sequestro di alcuni impianti fanghi, fra cui quello della CRE di Lomello. L'indagine ha riscontrato lo spandimento di 115.000 tonnellate di fanghi tossici sparsi sui campi agricoli della nostra Provincia e del lodigiano. Il Movimento 5 Stelle Lombardia, già a marzo 2016, dopo aver presentato una serie di interrogazioni in Regione Lombardia ed aver accertato la piena potestà programmatoria dei Comuni in tema fanghi, aveva deciso di far partire una campagna informativa ai Comuni, mettendo a disposizione un testo di mozione (scarica qui: http://www.lodi5stelle.it/2016/03/scarica-la-mozione-per-fermare-lo-sprargimento-di-fanghi-nel-tuo-comune/  per estendere la fascia di rispetto di spandimento dei fanghi dai 100mt a 500mt dalle abitazioni, nonché a predisporre appositi regolamenti sanzionatori. Il M5S ha quindi inviato non solo i portavoce del M5S nei consigli comunali, ma tutti i consiglieri comunali sensibili al tema, indipendentemente dal colore politico, a presentare tale mozione. Dopo il Comune capofila, Gambolò, che per primo ha disposto la limitazione, a seguito della campagna informativa del M5S, tanti altri Comuni pavesi hanno iniziato a limitare lo spargimento dei fanghi con varianti ai PGT o ordinanze.

Giuseppe Polizzi, consigliere comunale del M5S: «A Pavia abbiamo dovuto aspettare quasi un anno affinchè la nostra mozione fosse discussa e ieri la maggioranza PD ce l'ha bocciata con motivazioni ridicole e infondate.Il Sindaco Depaoli che, peraltro, dovrebbe dimostrare una particolare sensibilità ambientale, ha gravi responsabilità: poteva finalmente fare qualcosa per la salute dei cittadini e ha deciso di costringere la sua maggioranza a respingere la mozione e di continuare a martoriare il territorio pavese. Peraltro ha sostenuto la bocciatura con affermazioni false e prive di fondamento. La provincia di Pavia, è la seconda più inquinata d'Italia, e il dovere di ogni amministratore locale dovrebbe essere quello di invertire la tendenza, soprattutto nel Capoluogo, visto che il sindaco aderisce a Legambiente. Invece, ancora una volta, si è dimostrato incapace di curare gli interessi della città di Pavia sul lato della tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini pavesi».

Iolanda Nanni, consigliere regionale del M5S: «Pavia, in qualità di capoluogo di Provincia, avrebbe dovuto dare un segnale forte all'intero territorio pavese sul tema fanghi, mentre invece ancora una volta si è attestata come vergognoso fanalino di coda. Ho incontrato sinora decine di amministrazioni comunali che non fanno che ringraziarci per la nostra campagna informativa sui fanghi e che, grazie ad essa, prendono consapevolezza dei rischi per la salute e l'ambiente. La nuova tendenza dei Comuni è infatti andare verso la limitazione dello spandimento fanghi attraverso l'adozione di tutti gli strumenti in loro possesso per arginarne lo spandimento. Purtroppo, il vecchio detto "nemo profeta in patria", trova un fondo di verità proprio nella mia amata città, Pavia, dove la Giunta De Paoli, in direzione opposta e contraria rispetto agli altri comuni, si è dimostrata sorda e insensibile al problema, e ciò nonostante le lamentele della cittadinanza di Pavia Ovest. I cattivi odori, i bruciori agli occhi e i disturbi respiratori lamentati dai cittadini sono solo la conseguenza di un fenomeno più grave, e cioè la progressiva compromissione della qualità dei nostri suoli agricoli che contengono vita e bioversità che vanno tutelati e preservati perché sono la nostra inestimabile ricchezza. Se chi amministra un territorio, non conosce queste gravi implicazioni, meglio farebbe a dimettersi perché il danno provocato da certe scelte politiche ha purtroppo un riverbero diretto sul bene comune che quegli stessi amministratori sono chiamati a tutelare nell'interesse esclusivo dei cittadini. »

L'inquinamento atmosferico in Lombardia è un problema che si trascina da decenni. L'inerzia e la miopia dei governi nazionali e regionali che si sono succeduti hanno generato un incredibile ritardo che ogni anno provoca enormi danni sanitari e sociali: a livello nazionale si stimano costi per circa 100 miliardi di euro nel 2010 (dati OCSE).

A questi costi "nascosti"  bisognerà aggiungere, probabilmente, i costi "vivi" della maxi multa (oltre 1 miliardo di euro!) che l'Unione Europea potrebbe infliggere all'Italia in relazione alle due procedure d'infrazione aperte nel 2014 e 2015 per il superamento dei livelli di ossidi di azoto e polveri sottili. Oltre al danno la beffa, perché come al solito saranno i cittadini a dover pagare per l'incapacità dei governi nazionali e regionali!

L'emergenza per definizione dovrebbe manifestarsi per cause improvvise e imprevedibili: invece ci si ritrova puntualmente impotenti di fronte alla consueta impennata invernale dello smog. Come se non bastasse, ricomincia la solita litania delle giustificazioni meteorologiche! Ormai lo sanno anche i sassi che il bacino padano è particolarmente soggetto al ristagno degli inquinanti, spesso accentuato dalla siccità invernale, ma questo non vuol dire che l'inquinamento sia inevitabile: significa invece che c'è bisogno di interventi vasti e incisivi che finora non si sono mai visti, nonostante se ne parli da decenni ed esista da oltre 10 anni un apposito Tavolo Interregionale!

E' ancora più intollerabile che la scusa delle condizioni climatiche sfavorevoli sia utilizzata da Regione Lombardia per chiedere all'Unione Europea una specifica deroga ai limiti delle norme europee: come se la salute dei cittadini lombardi valesse meno di quella degli italiani o europei che godono di climi più ventilati!

Insomma, in concreto cosa si sta facendo?

Per l'inverno 2016/17 Regione Lombardia e ANCI Lombardia hanno promosso un "Protocollo di collaborazione per l'attuazione di misure temporanee per il miglioramento della qualità dell'aria ed il contrasto all'inquinamento". Niente di particolarmente coraggioso, ma va riconosciuto, rispetto agli anni scorsi, il tentativo di coordinare le azioni sul territorio regionale in caso di superamento dei limiti. Peccato che - nella migliore tradizione dello scaricabarile italico - la Regione abbia lasciato la scelta di aderire o meno al protocollo ai singoli comuni rischiando un'applicazione "a macchia di leopardo" e quindi una ridotta efficacia del provvedimento. Difatti a oggi nell'area milanese sono ben pochi i comuni che hanno aderito!

Chi contesta i divieti di circolazione solitamente ne mette in dubbio l'utilità perché i blocchi non assicurano importanti riduzioni del PM10 misurato dalle centraline. In realtà il vantaggio è un altro: limitando il traffico si abbatte il black carbon, una delle componenti più pericolose del PM10, e si riducono i rischi per la salute. Ecco perché l'applicazione del Protocollo dovrebbe essere imposta a tutti i comuni, prevedendo agevolazioni e gratuità per l'utilizzo dei mezzi pubblici durante i blocchi dei veicoli.

Non dimentichiamo poi la questione dei diesel Euro 3: il blocco invernale promesso dalla Giunta lo scorso gennaio è stato cancellato a luglio; eppure basta leggere i dati del PRIA (Piano Regionale degli Interventi per la Qualità dell'Aria) per rendersi conto che i veicoli diesel sono i più inquinanti e dovranno essere progressivamente fermati. Arretrando sugli Euro 3 la Regione si è fatta sorpassare dal comune di Milano che blocca anche gli Euro 4 in Area C, in linea con quanto Legambiente ha proposto nel rapporto "Mal'aria 2016": "Fuori i diesel dalle città. Limitare la circolazione in ambito urbano dei veicoli più inquinanti (auto e camion) sul modello della città di Parigi: entro il 2016 divieto di circolazione di tutti i veicoli euro 0 ed euro 1, e dei diesel (auto e camion) euro 2. Entro il 2017 divieto esteso a diesel euro 3 e poi a crescere sino a vietare nel 2020 la circolazione dei veicoli diesel euro 5 (quelli venduti sino ad oggi)."

E' questo che manca: una visione di lungo periodo, che punti decisamente verso la mobilità elettrica. Non si possono cambiare i divieti di anno in anno. Occorre programmare oggi per i prossimi 10/15 anni: in questo modo il cittadino che acquista un qualsiasi veicolo - diesel, benzina, a gas o elettrico - sa già quali limitazioni dovrà rispettare in futuro.

Parallelamente occorre un radicale cambio di paradigma nelle politiche regionali per il trasporto pubblico: occorre riconoscere l'assoluta priorità del trasporto pubblico rispetto a quello privato, non solo per migliorare la qualità dell'aria ma anche per aumentare la qualità della vita e ridurre il tempo speso nei trasferimenti.

Gli assurdi e anacronistici investimenti per le nuove autostrade devono essere dirottati per realizzare un nuovo sistema di trasporti collettivi ed ecologici. La domanda di mobilità dei cittadini lombardi richiede servizi rapidi, efficienti e realmente competitivi rispetto all'uso dell'auto privata: per raggiungere questi obiettivi il servizio pubblico non può accontentarsi del ruolo di cenerentola ma deve puntare all'eccellenza. Certo, rivoluzionare i trasporti non si fa dalla sera alla mattina: occorrono tempo e risorse da investire, ma senza un cambio di paradigma e una seria volontà politica non si farà mai!

C'è poi il grosso tema degli impianti di riscaldamento sui cui si fa troppo poco: si dovrebbe mettere al bando il gasolio, che a Milano alimenta ancora il 4 per cento degli impianti inquinando in proporzione molto di più, ma soprattutto si dovrebbe abbattere il fabbisogno di energia degli edifici pubblici e privati spingendo fortemente per la riqualificazione e l'efficientamento energetico, oggi perfettamente realizzabile con le tecniche disponibili.

Una particolare attenzione meritano i sistemi di riscaldamento domestico a biomasse che negli ultimi anni si sono diffusi ampiamente, grazie anche agli incentivi nazionali per le energie rinnovabili: questo ha determinato effetti negativi sulla qualità dell'aria, come evidenziato in una recente pubblicazione ISPRA "(...) in particolar modo è cresciuto l'utilizzo della legna per il suo basso costo e per una generalizzata percezione che questa scelta sia green. Se da un lato il crescente uso della legna ha contribuito alla riduzione di CO2 e quindi al raggiungimento degli obiettivi del Protocollo di Kyoto, dall'altro è diventato una sorgente rilevante di polveri e composti tossici come il benzo(a)pirene."

Sembra paradossale, ma di fatto i sistemi a legna e pellet producono emissioni inquinanti molto superiori alle caldaie a metano, GPL e perfino a gasolio. E' un problema che oggi riguarda prevalentemente le valli alpine ma è chiaro che, in una regione assediata dallo smog e densamente popolata come la Lombardia, continuare ad accrescere l'uso della legna nei prossimi anni significherebbe passare dalla padella alla brace: anche per questo occorre affrontare il problema alla radice puntando decisamente alla riduzione dei consumi energetici. L'unica energia che non inquina è quella che non viene consumata.

Rispetto all'ambito della mobilità, ancora condizionata da limiti tecnologici, nell'edilizia abbiamo già tutto quello che serve: tecnologie, materiali e competenze!

La riqualificazione energetica su ampia scala porterebbe vantaggi ambientali ed economici:

- riduzione dell'inquinamento a livello regionale;

- riduzione delle emissioni a effetto serra che stanno progressivamente danneggiando il clima globale con effetti evidenti anche in Italia;

- le immense risorse economiche che oggi vanno all'estero per l'importazione di combustibili fossili sarebbero in gran parte dirottate nelle attività di riqualificazione, creando un enorme volano economico per il territorio lombardo.

E' evidente che le scelte virtuose e lungimiranti di cui abbiamo urgente bisogno possono sembrare difficili o impopolari nell'immediato ma darebbero grandi risultati nel giro di pochi anni in termini di ambiente, salute, economia, qualità della vita!

Mi rendo conto che tutto questo è davvero troppo per una classe politica ingessata e miope che fa grandi proclami ma poi quando si tratta di investire seriamente, le risorse che mette a disposizione sono risibili. La loro vera strategia è molto semplice: tirare a campare fino alle prossime elezioni, sperando che arrivi la pioggia a ripulire l'aria!

"Il progetto di legge Recupero dei piani seminterrati esistenti presentato dalla maggioranza sdogana l'uso abitativo dei seminterrati in Lombardia. Oltre a derogare alla normativa nazionale sull'altezza dei seminterrati (2,70 mt), abbassandola a 2,40, la maggioranza non si è minimamente posta il problema di tutelare gli aspetti legati al rischio, trasformando i seminterrati con un colpo di bacchetta in vere e proprie abitazioni anche se sono situati in aree a rischio sismico e idrogeologico, né ha preso in considerazione il problema dell'inquinamento da radon, un inquinante cancerogeno presente nel suolo le cui concentrazioni all'interno di seminterrati uso abitazione potrebbero essere letali per i residenti. Insomma, quello che la maggioranza fa passare per un PDL contro il consumo di suolo, maschera in realtà una gigantesca sanatoria aperta a tutti coloro che già oggi abusivamente mettono a reddito locali seminterrati contro la legge, sfruttando la povertà della gente e le categorie deboli. Dire no al consumo di suolo significa affrontare seriamente il tema del recupero del patrimonio inutilizzato, censire e incentivare la ristrutturazione delle migliaia di alloggi sfitti e invenduti presenti sul territorio lombardo, non certo mandare la gente a vivere sotto terra in situazioni di pericolo.

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia

La Commissione regionale Ambiente ha approvato una risoluzione del M5S Lombardia sulla rete di teleriscaldamento dell'inceneritore di Silea a Valmadrera (Lecco) .

La risoluzione, approvata all'unanimità, prevede l'attivazione di un tavolo tecnico di lavoro con la Direzione Generale Competente di Regione Lombardia e la ditta Silea S.p.A, al fine di tenere costantemente monitorato l'iter della prescrizione della realizzazione della rete di teleriscaldamento legata all'inceneritore di Valmadrera con particolare riferimento all'esito dell'effettuazione a) dell'indagine epidemiologica attualmente in corso sugli impatti sulla salute generati dall'impianto, b) della ricognizione degli impianti di riscaldamento domestico che verrebbero sostituiti dalla rete di teleriscaldamento, c) del confronto di carattere quantitativo e qualitativo - a parità di calore generato - tra la stima delle emissioni delle caldaie esistenti che verrebbero sostituite e quelle dell'impianto di incenerimento e d) dell'analisi delle aree territoriali di ricaduta degli inquinanti presenti nelle emissioni dell'inceneritore al fine di verificare se queste coincidano con le aree che godrebbero del miglioramento ambientale dovuto alla sostituzione degli impianti di riscaldamento domestico con il teleriscaldamento. La risoluzione dovrà ora essere sottoposta ad approvazione anche da parte del Consiglio regionale nelle prossime settimane.

Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia e primo firmatario della risoluzione, dichiara: "Eravamo partiti, mesi fa, con un testo molto più duro che chiedeva di togliere la prescrizione di Regione Lombardia relativa alla realizzazione della rete di teleriscaldamento, in modo da lasciare la piena libertà ai comuni soci dell'impianto di decidere se procedere o meno con la realizzazione della rete. Le grosse reti di teleriscaldamento non ci piacciano, in quanto le consideriamo ormai obsolete dato che è molto meglio investire le risorse pubbliche nell'efficientamento energetico degli edifici, piuttosto che bruciare rifiuti - che arrivano da chissà dove - per riscaldare le case. Inoltre questi impianti rappresentano oggettivamente un freno alla possibilità di dismettere quantomeno una parte degli inceneritori lombardi, che ormai da anni sono in sovrannumero rispetto alle esigenze della nostra regione."

Abbiamo dovuto fronteggiare alcuni aspetti di carattere giudirico/amministrativo e soprattutto i diversi orientamenti delle altre forze politiche, percui alla fine il testo approvato si orienta sull'idea affiancare l'iter della prescrizione regionale della realizzazione del teleriscaldamento alla effettuazione di ulteriori approfondimenti tecnici legati agli impatti sulla salute dei cittadini e alle ricadute degli inquinanti emessi dal forno. Siamo soddisfatti perché si tratta di un segnale di attenzione da parte della Regione nei confronti del dibattito che si è sviluppato negli ultimi mesi sul territorio, che spero possa proseguire nella maniera più libera possibile e porti i soci di Silea ad abbandonare questo assurdo progetto.

Al momento l'unica cosa certa è che il forno di Valmadrera contribuisce a quella sovracapacità impiantistica di incenerimento della nostra regione che tutte le forze politiche - a parole - dicono di voler contrastare. Piuttosto che investire milioni di euro in obsoleti progetti di teleriscaldamento, bisognerebbe concentrarsi su un serio piano di riconversione del forno lecchese in un impianto pulito di recupero di materiali post consumo. Ne deriverebbero evidenti benefici ambientali, sanitari e occupazionali per i cittadini lecchesi".