"Un esperto del web e un rappresentante del mondo accademico farà parte della Consulta regionale sul bullismo e cyber bullismo, i soggetti chiamati a fare prevenzione nelle scuole dovranno esibire adeguate certificazioni come il certificato penale antipedofilia, la Lombardia organizzerà una campagna di comunicazione con un minisito dedicato, parteciperà a progetti europei e valuterà il sostegno economico nei procedimenti giudiziari per le vittime di bullismo. Sono queste alcune delle proposte del M5S Lombardia, accolte dal Consiglio regionale, che rendono la legge contro il bullismo e il cyberbullismo più completa e efficace. Era una legge attesa, la discriminazione dei giovani che sfocia in atti di violenza deve essere contrastata con decisione a tutti i livelli istituzionali", così Andrea Fiasconaro, consigliere regionale del M5S Lombardia.

"Questa legge è ovviamente un buon punto di partenza - continua Fiasconaro - ed è un progetto ambizioso che vuole mettere in rete i progetti di tutti i soggetti interessati: scuole, enti locali e associazioni. Manca alla legge purtroppo, come abbiamo denunciato, un impegno di risorse adeguato laddove 300 mila euro impegnati sono troppo pochi per attuare gli interventi previsti. Il provvedimento non prevede poi, strategie efficaci contro nuove forme di bullismo e di prevenzione del bullismo sessuale in rete. Questo, aggiunto alle forzature nell'iter legislativo, ci costringe, nonostante la condivisione dei contenuti della legge, a non partecipare al voto".

"Prendiamo atto - aggiunge Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia - dell'ennesima occasione persa, avevamo presentato due ordini del giorno, per istituire corsi di educazione sessuale nelle nostre scuole al fine di dare informazioni corrette ai ragazzi educandoli anche al rispetto di genere e di scelte sessuali personali, base indispensabile per evitare i frequenti episodi di bullismo e cyberbullismo a sfondo sessuale che avvengono nelle nostre scuole. La Lombardia continua a voler rimanere indietro, insieme a tutta l'Italia, rispetto a quasi tutti gli altri paesi europei alcuni dei quali hanno istituito l'obbligo dell'educazione sessuale nelle scuole addirittura dagli anni 70".

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia, motiva la non partecipazione al voto finale del M5S sul complesso del progetto di legge (ma con voto favorevole ai singoli articoli): "E' evidentemente una legge che ci trova d'accordo. Abbiamo contestato però con fermezza la forzatura sull'iter legislativo: il progetto di legge è infatti stato calendarizzato in Aula senza il parere obbligatorio della Commissione bilancio. Ciò comporta un rischio di censura da parte della Corte dei Conti oltre che una lesione della procedura regolamentare. Un brutto precedente adottato dal Presidente del Consiglio regionale per la fretta di riempire in qualche modo i lavori d'Aula di oggi, aula che altrimenti sarebbe saltata per immobilismo dei lavori nelle Commissioni. Il M5S ha richiesto il rinvio del progetto di legge alla Commissione come un approccio serio alla legge avrebbe previsto. Peraltro la settimana prossima con molta probabilità salterà l'Aula per assenza di provvedimenti da votare e quindi sarebbe bastato far slittare di una sola settimana questo progetto di legge per garantire un iter normativo serio e scrupoloso. Purtroppo non è l'unica volta che in Consiglio si verificano gravi scorrettezze con erronee e discrezionali interpretazioni del Regolamento. In questo caso l'interesse del Presidente del Consiglio regionale era quello di riempire i buchi di un'aula consiliare che non avrebbe avuto altrimenti alcunché da discutere perché le Commissioni dormono, con i presidenti avvitati su se stessi e la maggioranza è troppo impegnata a pensare alle poltrone da spartirsi e alla campagna elettorale, mentre decine di proposte del M5S già bell'e pronte vengono lasciate a prendere polvere".