Novembre 2016

Non si smentisce il presidente del Consiglio Matteo Renzi, goliardicamente soprannominato "il Bomba": dopo i titoli roboanti che abbiamo letto nei giorni scorsi su tutti i giornali e che annunciavano una pioggia di miliardi grazie al Patto per la Lombardia, siamo andati a verificare i numeri reali e abbiamo scoperto che, anche stavolta, la realtà è molto diversa!

Su circa 11 miliardi furbescamente sbandierati dal premier in vista del referendum del 4 dicembre, di fatto 6,7 miliardi sono risorse già assegnate (sulle quali il Governo non aggiunge un solo euro) e circa 3 miliardi sono legati alla legge di bilancio che non è ancora stata definitivamente approvata. Insomma, alla fine della fiera in Lombardia arriveranno, se va bene, 700 milioni, ma anche questo non è certo! E' certo invece che Maroni, pur consapevole dell'inconsistenza delle promesse del Bomba, ha prontamente approfittato della messinscena pro referendum per farsi bello a costo zero coi lombardi e ridare smalto alla furia asfaltatrice dichiarando che i soldi ci sono e pertanto "la Pedemontana si fa".

In realtà - e per fortuna! - denaro fresco per Pedemontana non ce n'è assolutamente! I 2,7 miliardi citati da Maroni sono in parte soldi già stanziati e in parte soldi che ancora non ci sono perché dovrebbero essere investiti dai privati nella logica del project financing. Al di là dei trionfali annunci di Maroni, è probabile che il governo (contrariamente a quanto ribadito più volte dal Ministro Delrio) voglia dare una mano al governatore lombardo nel disperato tentativo di salvare Pedemontana tramite un fondo pubblico di garanzia per favorire gli investimenti dei privati. Tale fondo, ancora indefinito per entità e tipologia, è totalmente inaccettabile: nel project financing il rischio è a carico dei privati, se il progetto non sta in piedi non è giusto che a pagare siano i cittadini lombardi e men che meno tutti gli italiani!
Ad aggravare le pessime condizioni di Pedemontana ci sono anche guai giudiziari: secondo quanto riportato oggi da Il Sole 24 Ore sarebbe in corso un'indagine della Procura di Milano (contro ignoti) per falso in bilancio oltre a una procedura Anac per l'aumento dei costi e lo slittamento dei lavori.I fantastici proclami di Maroni e lo show del Bomba in trasferta non risolveranno gli enormi problemi ambientali ed economici di un'opera inutile e dannosa: col passare del tempo il conto è sempre più salato e quando il sipario calerà sulle sceneggiate a pagare saranno ancora i cittadini!
 ilsole24ore
Postilla: riporto di seguito il comunicato stampa di Legambiente Lombardia

PEDEMONTANA: NUOVE TEGOLE, SITUAZIONE PEGGIO CHE DRAMMATICA

Milano, 30 novembre 2016  - "Nuove tegole per Pedemontana anche se si cerca di trasformarle in positivo. Le prime due sono state fatte passare per garanzie ma sono in realtà il tentativo estremo di salvare l'opera. Il Patto per Milano che parla di 2,7 miliardi dei quali sono veri solo i 250 milioni che ancora restano del contributo del Governo Prodi del 2009, non ancora spesi solo perché Pedemontana non ha altri soldi per avviare nemmeno un mini-cantiere. Gli altri soldi sono un miraggio. L'emendamento alla legge di bilancio dello Stato che lascia definitivamente Serravalle e Pedemontana alla Regione, che tanto le ha volute, cancellando il trasferimento alla città metropolitana di Milano previsto a fine 2017. Questo emendamento toglie dall'imbarazzo il centro-sinistra dalla gestione di una patata bollente.
Così che Regione Lombardia è sempre più imballata nel triplo ruolo di proprietario, concedente (Cal) e concessionaria in evidente conflitto di interesse. Prova ne è che non si sblocca niente nonostante l'arrivo di Di Pietro alla presidenza. L'ultima tegola  è la terza inchiesta aperta sulla gestione Pedemontana.
La prima inchiesta era quella sull'appalto Strabag, con tanto di perquisizioni ed avvisi di garanzia, ancora né chiusa né conclusa. La seconda l'ha aperta la Procura di Roma sulla indebita nomina dell'ex Ad Massimo Sarmi. La terza si apprende dai giornali sarebbe partita due mesi fa e riguarda una ipotesi di falso in bilancio. Da tempo diciamo che Pedemontana è praticamente fallita, e se l'anno scorso è stato approvato il bilancio contro il parere del collegio sindacale sulla questione delle riserve (del costruttore Strabag), altrimenti i libri sarebbero finiti in tribunale invece che nelle mani di Di Pietro, è evidente che la situazione della società oggi è peggio che drammatica."

Gianmarco Corbetta - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

Il M5S Lombardia è in grado di anticipare che l'Assemblea di Arexpo, che si riunirà (in seconda convocazione) domani mercoledì 30 novembre alle 16, avrà all'ordine del giorno l'"Attivazione di una nuova linea di credito a breve e medio termine per il finanziamento delle esigenze di cassa di Arexpo nelle more di approvazione del Masterplan e del Piano Industriale".

Silvana Carcano, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: "Arexpo ha le casse miseramente vuote, già nel settembre scorso era stata lanciato l'allarme, ora ne abbaiamo le prove nero su bianco, nell'integrazione all'ordine del giorno dell'assemblea ordinaria.

Evidentemente Arexpo ha chiuso un accordo con le banche per indebitarsi e, di conseguenza indebitare i cittadini, sul futuro dell'area Expo senza che nessuno abbia potuto discutere di un masterplan che evidentemente è calato dall'alto.

Certo andrebbe fatto un approfondimento puntuale su come sono stati spesi 75 milioni di euro di fondi pubblici, 50 della Regione Lombardia, piovuti sulla società per il Fast Post Expo. E' una somma esorbitante se si pensa che sarebbero stati usati per realizzare concerti e spettacoli estivi che hanno avuto poco seguito.

Certo Arexpo ha promesso a Expo 75 milioni per compensare, in parte, il buco generato dall'esposizione universale. Sarebbe bene che l'Assessore Brianza valuti un controllo  serrato di quanto sta accadendo in Arexpo, considerato anche che la società non sta chiedendo il rimborso dei costi delle bonifiche dell'area alla Famiglia dei Cabassi".

Renzi vi sta raccontando che con la sua riforma della Costituzione i costi della politica si abbasserebbero, compresi quelli dei consiglieri regionali, perché le loro indennità di funzione verrebbero equiparate a quelle dei sindaci dei capoluogo di regione, e verrebbero aboliti i rimborsi spese. Come dimostrato dalla mia busta paga attuale, l'indennità di funzione attuale, senza riforma, ammonta a 6.327 euro (il M5S restituisce parte dello stipendio in un fondo per le Pmi lombarde) più i rimborsi spese. Se vincesse il sì, il mio stipendio verrebbe equiparato a quello del sindaco di Milano Sala ovvero, 9,123,53 euro al mese, più i soliti rimborsi spese. Un aumento dello stipendio di oltre 2 mila euro al mese, moltiplicato per la maggior parte dei consiglieri che lavorano in Regione. E questo meccanismo vale per tutte le regioni italiane. Altro che risparmio della macchina istituzionale! Inoltre quella dei rimborsi è un'altra bufala di Renzi, perché da nessuna parte, nel testo della riforma, si fa riferimento all'abolizione dei rimborsi spese ai consiglieri.
Renzi sta vendendo, con lo spot del taglio ai costi della politica, una riforma che ha come obiettivo reale l'accentramento e il controllo del potere su se stesso, togliendo voce ai cittadini e depotenziando la loro partecipazione alla vita democratica e politica. Per far risparmiare soldi pubblici non serve una riforma della costituzione, bastava approvare la legge ordinaria sulla riduzione degli stipendi dei parlamentari proposta dal M5S che i partiti hanno rispedito al mittente. Una legge che avrebbe fatto risparmiare oltre 80 milioni di euro! Per tutti questi motivi, per l'ipocrisia che questa riforma porta con sé, #IoDicoNo!

Dario Violi - Consigliere Regionale del M5S Lombardia

"Salvini scopre l'acqua calda: la sua LEGA, Maroni incluso, annuncia soldi per la Lombardia che non esistono. Si sono scordati le priorità dei lombardi e cavalcano slides, in perfetto stile renziano, a caccia di facili consensi. Ma i cittadini sono stufi di vuote parole e vogliono i fatti. Il Patto per la Lombardia è l'ennesimo slogan che nasconde il vuoto assoluto di questi dinosauri della politica", così Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia.

Rincara la dose il portavoce regionale Gianmarco Corbetta:  "Su Pedemontana Maroni e Renzi hanno messo in piedi una messinscena pro referendum da piazzisti della vecchia politica. I fantastici proclami di Maroni e lo show del Renzi in trasferta non risolveranno gli enormi problemi ambientali ed economici di un'opera inutile e dannosa: col passare del tempo il conto è sempre più salato e quando il sipario calerà sulle passerelle dei governatori a pagare saranno ancora i cittadini".

"Su circa 11 miliardi furbescamente sbandierati da Renzi in vista del referendum del 4 dicembre - continua Corbetta -, di fatto 6,7 miliardi sono risorse già assegnate (sulle quali il Governo non aggiunge un solo euro) e circa 3 miliardi sono legati alla legge di bilancio che non è ancora stata definitivamente approvata. Insomma, alla fine della fiera in Lombardia arriveranno, se va bene, 700 milioni, ma anche questo non è certo.

Ne abbiamo anche per Maroni: in realtà denaro fresco per Pedemontana non ce n'è. I 2,7 miliardi ventilati da Maroni sono per 250 milioni soldi già stanziati da tempo mentre il resto ancora non c'è perché dovrebbero essere soldi investiti dai privati nella logica del project financing. Al di là dei proclami trionfali è probabile che il Governo (contrariamente a quanto ribadito più volte dal Ministro Delrio) voglia dare una mano a Maroni nel disperato tentativo di salvare Pedemontana tramite un fondo pubblico di garanzia per favorire gli investimenti dei privati".

"Per il M5S il fondo, che è ancora indefinito per entità e tipologia, è totalmente inaccettabile; nel project financing il rischio è a carico dei privati, se il progetto non sta in piedi non è giusto che a pagare siano i cittadini lombardi e men che meno tutti gli italiani. Ad aggravare le pessime condizioni di Pedemontana ci sono anche guai giudiziari: secondo quanto riportato oggi dal Sole 24 Ore sarebbe in corso un'indagine della Procura di Milano (contro ignoti) per falso in bilancio oltre a una procedura Anac per l'aumento dei costi e lo slittamento dei lavori. Insomma, tutto si può dire tranne che Pedemontana si farà di certo, come sostiene il simpatico imbonitore che governa la nostra regione", conclude Corbetta.

Continua la querelle sui verbali di Arexpo negati al Movimento 5 Stelle della Lombardia. Il movimento, con un ricorso di 13 pagine firmato dalla consigliera regionale Silvana Carcano e depositato il 23 novembre scorso al TAR della Lombardia, chiede di ordinare la trasmissione dei verbali e dei documenti richiesti.

L'atto ripercorre la complessa vicenda cominciata nel marzo 2016, con una formale richiesta di accesso agli atti sul Fast Post Expo, nella quale si domandavano alcuni documenti tra i quali il verbale della seduta del Consiglio di Amministrazione di Arexpo S.p.A. (società partecipata anche dalla Regione Lombardia ove addirittura esprime anche un Consigliere in C.d.A.).

Ad aprile il primo sollecito del M5S: la trasmissione degli atti richiesti era in ritardo rispetto ai termini previsti dalla legge. A maggio era trasmesso al M5S "soltanto la copia dell'estratto del verbale della riunione del Consiglio di amministrazione" censurato con "omissis" e non la documentazione completa.

Immediata seguiva una nuova richiesta di accesso agli atti a cui rispondeva Regione Lombardia giustificando la mancata trasmissione degli atti perché "non era[no] nella disponibilità degli uffici regionali". Carcano a quel punto si rivolgeva direttamente a Arexpo per ottenere la documentazione e il Presidente di Arexpo S.p.A. Prof. Giovanni Azzone comunicava di non poter soddisfare la richiesta di accesso agli atti perché non circostanziata ad un oggetto specifico.

Il 14 giugno Carcano si vedeva costretta a chiedere l'intervento del Difensore Regionale della Lombardia per chiedere l'accesso agli atti. Il Difensore Regionale nell'accogliere integralmente il ricorso, il 30 giugno, invitava gli Uffici della Regione Lombardia coinvolti in richieste di accesso agli atti da parte dei Consiglieri regionali, alla più ampia collaborazione e trasparenza. Arexpo in una lettera al Difensore regionale esprimeva la volontà di trasmettere i documenti, ma ancora nessun verbale completo era trasmesso al M5S.

Il 6 settembre la portavoce Silvana Carcano scriveva una lettera di sollecito. Pronta la risposta di Arexpo: sì agli atti qualora la richiesta fosse riferita ad "oggetti determinati". Il 29 settembre il M5S Lombardia presentava un'interrogazione regionale che viene discussa il 4 ottobre dal Consiglio Regionale. L'Assessore Brianza non forniva alcuna risposta soddisfacente e il Presidente del Consiglio Regionale Cattaneo si limitava peraltro a suggerire alla Consigliera "che a volte anche la modalità con cui si gestiscono le relazioni e si fanno le richieste può aiutare a sbloccare impasse che altrimenti si incagliano e diventano insuperabili".

L'11 ottobre il M5S chiedeva un incontro con Arexpo S.p.A. Dopo tre giorni la società scriveva alla società, ribadendo la disponibilità a mostrare i verbali del CdA qualora la richiesta non fosse "generica e relativa ad intere categorie di documenti".

Il 18 ottobre il M5S formulava una nuova istanza di accesso agli atti circostanziata ad ottenere almeno l'ordine del giorno del verbale, per mera cortesia istituzionale, pur sapendo bene che non si trattava di richiesta generica visto che la consigliera stava chiedendo un solo verbale. Il 9 Novembre 2016 Arexpo S.p.A. comunicava, senza adeguata motivazione, il proprio diniego e impossibilità a soddisfare la richiesta.  Il 24 novembre il M5S si è rivolto al TAR.

Silvana Carcano dichiara: "In questa vicenda va ristabilito un principio e cioè i consiglieri regionali hanno diritto di accesso alla documentazione delle società a partecipazione pubblica che non possono eludere le richieste. Con Arexpo è stato impossibile conoscere in maniera esaustiva le decisioni dell'organo amministrativo e le sue motivazioni nell'interesse dei cittadini. Da questo punto di vista l'assenza totale di trasparenza in una società che usa fondi pubblici è intollerabile. Peggio, al momento, non siamo in grado di spiegare l'opposizione costante alla nostra richiesta su quell'unico verbale e sul suo contenuto custodito come se fosse un documento segretato. Non è così e i cittadini hanno diritto di sapere".

 

Il Dedr, Documento di economia e finanza regionale è un atto programmatorio fondamentale, il quarto di questa legislatura regionale, da cui discendono i principali atti strategici della Regione. Purtroppo anche quest'anno, pur avendo atteso sino ad ottobre sperando di trovare un documento più vicino alla nostra visione e nel quale fossero presenti degli elementi di discontinuità ci siamo invece ritrovati di fronte alla solita descrizione di un quadro generale di esagerato ottimismo sul quale vengono innestati un insieme di buone intenzioni, miscelato con altre scelte poco condivisibili, e spesso lontane da un'idea di sviluppo sostenibile. Nel complesso non passa inosservata una certa genericità che contraddistingue l'intero documento che sembra redatto con la logica del mero adempimento e non con la reale volontà di fornire uno strumento utile ed aggiornato per la programmazione. Gli obiettivi vengono inoltre ciclicamente riproposti e manca qualunque cenno alle iniziative concrete intraprese dalla Giunta Regionale per portarli realmente a compimento. Ci sembra una grave mancanza che nel Defr (ed anche nella risoluzione) ci siano solo dei scarni riferimenti agli impegni riguardanti l'assetto istituzionale che deriverebbero dall'eventuale approvazione della riforma costituzionale; le conseguenze sarebbero infatti, come sappiamo, piuttosto rilevanti, e dunque un approfondimento sui possibili scenari ci pare doveroso. A livello di programmazione economico-finanziaria pare che questo Defr non tenga conto della contingente situazione contabile che ha invece fortemente condizionato la stesura del bilancio imponendo per i prossimi esercizi forti contrazioni agli investimenti (e quindi ci pare opportuno il richiamo formulato nella risoluzione). Sono presenti poi diffusi riferimenti ad interventi sul contenimento delle spese (specie quelle di funzionamento), ma le azioni da mettere in campo restano piuttosto vaghe e poco incisive e dunque molto probabilmente incapaci di garantire i risultati sperati. Avremmo inoltre desiderato un impegno più forte sul patto territoriale incentivato; continuiamo infatti a ritenere necessario che Regione Lombardia preveda degli spazi finanziari adeguati perlomeno a favore dei piccoli comuni (quelli sotto i mille abitanti) per fare fronte agli impegni di spesa assunti negli anni durante i quali non erano sottoposti al patto di stabilità ed evitare così che vengano ulteriormente penalizzati in questo periodo di estrema difficoltà. In materia di lotta all'evasione fiscale viene dato risalto alla collaborazione con l'Agenzia delle Entrate nell'ottica del recupero di nuove risorse così come viene menzionato l'abbandono di Equitalia sul fronte della riscossione delle entrate coattive, ma non c'è alcun cenno sulla contrazione delle entrate da evasione fiscale che già abbiamo riscontrato nel progetto di bilancio. In materia di semplificazione si ripetono gli impegni già annunciati lo scorso anno tesi ad utilizzare lo strumento legislativo come occasione per una reale semplificazione, ma non possiamo non rilevare che sino ad ora abbiamo assistito ad un uso disinvolto di questo strumento operativo da parte della Giunta che lo considera comune un atto omnibus in contrasto con gli obiettivi del Defr. Anche quest'anno infine riscontriamo che in tutto il Defr non viene mai citato il tema della partecipazione dei cittadini alle politiche regionali, alla programmazione e alle opere di sostanziale impatto sociale e questa è una grave carenza a cui purtroppo siamo abituati. Riconosciamo il tentativo rinvenibile nella Risoluzione di riportare il Defr in una dimensione più vicina alla situazione reale e di valorizzare il lavoro svolto nelle commissioni per formulare una proposta tesa a integrare il documento predisposto dalla Giunta con richiami diffusi a problematiche contingenti che non possono non influenzare l'attività di programmazione di Regione Lombardia. Tuttavia, riteniamo che anche la risoluzione andrebbe perfezionata e per questo abbiamo formulato alcuni emendamenti sui punti che abbiamo sottolineato e su ulteriori aspetti che consideriamo imprescindibili per una rappresentazione più reale e convincente.

Eugenio Casalino - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

"Sul Nerviano non possono andare in fumo altri soldi pubblici, la situazione è insostenibile, la continuità aziendale è evidentemente a rischio", il consigliere regionale del M5S Lombardia Stefano Buffagni ha scoperchiato l'ennesima grana regionale denunciando che il Nerviano Medical Sciences, il centro di ricerche sui farmaci contro il cancro, è a rischio fallimento, nonostante i lauti finanziamenti pubblici che ha ricevuto e che sono nell'ordine delle centinaia di milioni di euro.

La radiografia dell'istituto non lascia dubbi il centro di ricerca, controllato dalla Fondazione Regionale per la Ricerca Biomedica (FRRB), un'istituzione di diritto privato costituita da Regione Lombardia, ha già ricevuto 150 milioni di euro di finanziamenti pubblici e deve restituire 180 milioni di euro a Unicredit, e 25 milioni a Bps.

E non sembrerebbe esserci soluzione (tanto che senza la denuncia di Buffagni il problema sarebbe rimasto sotto il tappeto) tra debiti con le banche, un bilancio, quello del 2015, non è ancora chiuso e in ritardo di almeno 6 mesi e l'arrivo di un manager da 235 mila euro all'anno che, come ha candidamente ammesso Andrea Agazzi, il presidente di Nerviano: "Non rappresenta una condizione sufficiente a bloccare il fallimento".

Il M5S Lombardia si era già mosso nell'aprile scorso denunciando, nell'aula consigliare, sempre per bocca di Buffagni: "Stiamo andando a rilento, non sappiamo dove sono finiti più di 100 milioni di euro di finanziamento al centro e la due diligence, che condividiamo, va attivata contestualmente a una commissione regionale d'inchiesta. Sono mesi che il Nerviano è nell'occhio del ciclone per scelte gestionali assurde. E' chiaro che viene da pensare che i partiti abbiano interessi diretti sul Nerviano. Le forze politiche non possono fare da spettatori in questa vicenda.

Buffagni ha rincarato la dose e chiesto di mettere immediatamente all'ordine del giorno la questione in una riunione congiunta delle commissioni Bilancio e Sanità del Consiglio regionale della Lombardia: "È necessario intervenire urgentemente e con decisione. Oggi l'azienda è a rischio fallimento e la palla è in mano alle banche. Visto tutti i soldi regionali che sono stati messi, bisogna trovare una soluzione. L'unica che noi vediamo è quella del concordato preventivo (un tentativo di risanamento aziendale sotto la sorveglianza del Tribunale fallimentare). Il rischio di rimanere ancora una volta inermi davanti a questa situazione è di affossare anche la Fondazione biomedica, garante finanziario nonché socio per Nerviano, andando a creare ulteriori danni al settore della ricerca in Lombardia". E questo è solo un primo passaggio, andranno poi verificate le responsabilità di chi ha fallito usando il denaro dei cittadini.

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S in Regione Lombardia, ha ottenuto mediante un accesso agli atti i pareri dei cinque esperti nominati e pagati dalla Regione a supporto della Commissione istruttoria regionale per la VIA (Valutazione di impatto ambientale), unitamente al parere di ATS PAVIA.

Iolanda Nanni dichiara: "Ho avanzato la richiesta di ottenere questi pareri non appena ho letto la nota trasmessa dalla IET alla Regione il 14 novembre scorso, il giorno prima della seduta d'Aula del Consiglio Regionale in cui si sarebbe discusso l'emendamento per Retorbido. Mi è parso strano che IET, società proponente l'impianto di pirolisi a Retorbido, all'interno della propria nota, dichiarasse di essere già in possesso dei pareri favorevoli resi dagli esperti e dall'ATS in quanto, normalmente, ci risulta che detti pareri debbano essere rilasciati al termine dell'iter autorizzativo. Così ho fatto un accesso agli atti e ne ho ottenuto una copia. Sono rimasta sorpresa nel leggere che nessun parere è in carta intestata, compreso quello reso da ATS Pavia, e che non tutti i pareri resi riportano la data e la firma olografa. A partire da quello di ATS Pavia, peraltro fornito in carta semplice non intestata, che sembra essere una mera bozza in quanto non è nemmeno riportata la qualifica del dirigente firmatario, tale Luigi Maria Camana, che poi ho desunto essere quella di Dirigente Medico presso la U.O. Complessa Medicina Preventiva nelle Comunità di ATS Pavia"

"Nella risposta al mio accesso agli atti, ricevuta ieri dalla DG Ambiente, non risulta nemmeno attestata la ricezione dei suddetti pareri al protocollo della Regione e quindi sarei curiosa di sapere come e in che forma siano pervenuti alla Regione, in quali tempistiche, dato che nessuno riporta la data di trasmissione del parere. Andrò quindi a fondo per capire se IET ha fatto una regolare richiesta di accesso agli atti per ottenere copia di questi pareri e se sono stati forniti alla IET nelle stesse modalità in cui sono stati trasmessi a me, in qualità di consigliere regionale. Inoltre accerterò i motivi per cui Regione Lombardia abbia ritenuto di fornirli a IET in via preventiva prima del termine dell'iter autorizzativo, potendo tale modalità influire sull'iter autorizzativo in corso, nonché costituire presupposto alla base del quale IET ha ritenuto di inviare una sorta di "diffida" il 14 novembre scorso a consiglieri regionali, Presidente della Regione ed Assessori Regionali, anche in forza dell'acquisizione dei pareri degli esperti, di cui la stessa era già in possesso."

"Leggendo poi i pareri - continua Nanni - emerge che, tranne uno, tutti gli altri siano sostanzialmente favorevoli al progetto. Solo il parere di un esperto, infatti, evidenzia potenziali mancanze nel progetto richiedendo ulteriori integrazioni, ad esempio sul trattamento del carbon black o dei fanghi oleosi. Dei rimanenti, due pareri, addirittura, sono di poche righe e un copia-incolla l'uno dell'altro. Sulla base delle numerose e prestigiose competenze elencate nei curricula dei 5 esperti, ci si poteva ad esempio aspettare ben più di qualche riga. Ad esempio, per esperti in Economia, almeno un analisi di sintesi sulle potenziali ricadute economiche e sul sistema locale produttivo di imprese termali, vitivinicole o agricole dell'Oltrepo' pavese. Invece, solo 5 righe. Infine, quello che colpisce di questi pareri, ATS inclusa, è il fatto che si siano sostanzialmente limitati ad esaminare i dati e gli scenari formulati dalla società proponente stessa, senza contro-deduzioni e senza prendere in adeguata considerazione nemmeno il motivo per cui un analogo progetto fu rigettato dalla Provincia di Novara, né il motivo per cui la tecnologia della pirolisi sia di fatto bandita in tutti i Paesi occidentali."

"Certo è - conclude Nanni - che, se la Commissione di VIA si fosse basata su questi pareri, l'impianto di pirolisi sarebbe stato approvato senza colpo ferire. Per fortuna, Regione Lombardia, forse è giunta alle mie stesse conclusioni e concordando sulla sommarietà dei pareri, ha ritenuto opportuno correre ai ripari in fretta e furia con l'introduzione di un emendamento salva-Retorbido. Ora siamo in presenza di un preavviso di rigetto a cui ci auspichiamo farà seguito un rigetto definitivo, ciò non toglie che intendo far chiarezza sulle anomalie che ho riscontrato sulle modalità in cui sono stati resi i pareri, così come sono stati trasmessi dalla DG Ambiente e che appaiono inquietanti."

Da un documento anonimo inviato alla nostra portavoce Silvana Carcano, è emerso che ad agosto la famiglia Cabassi ha fatto causa per 1,2 milioni alle società Expo ed Arexpo con l'obiettivo di rivalersi su di loro per gli extra costi sostenuti per le bonifiche dei terreni su cui si è svolta la manifestazione. Le spese extra per le bonifiche ammontano a quasi 30 milioni di euro che Arexpo si è impegnata a chiedere al gruppo Cabassi e Fondazione Fiera Milano dopo le infinite sollecitazioni del M5S, secondo cui tali costi non potevano ricadere sui cittadini ma su chi, come previsto dalla legge, è il responsabile dell'inquinamento. Ma ora assistiamo a un vero e proprio colpo di scena. Non solo Arexpo ed Expo non hanno fatto alcuna causa, ma sono state loro ad essere citate in giudizio. Secondo il documento pervenuto a Silvana Carcano, la holding dei Cabassi, la Bastogi spa, ha depositato ad agosto un atto di citazione in giudizio contro le due società, che sinora si sono ben guardate dal rendere pubblica la notizia. Bastogi si è rivolta al giudice non solo per negare ogni sua responsabilità negli extra costi per le bonifiche, ma anche per chiedere un milione di euro per i danni di immagine subiti in virtù delle pretese di Expo e Arexpo su tali costi, e per avere indietro i 250 mila euro pagati da Bastogi per i lavori di bonifica preventivati sulle sue aree, ma mai rendicontatida Arexpo. Quello che ci chiediamo di fronte a questa assurda vicenda è: quali atti sono stati fatti concretamente da Expo e Arexpo per ottenere dai privati i soldi anticipati da tutti i cittadini per i costi e gli extra costi delle bonifiche? Quali sono i tempi di prescrizione per riavere i nostri soldi? Ci auguriamo che nessuno dei vertici delle due società stia pensando di arrivare alla prescrizione per il recupero di questi soldi pubblici, attaccandosi ogni volta ad una scusa differente. Il pasticcio delle bonifiche parte da lontano, e il M5S ha sempre tenuto alta l'attenzione e lottato perché a pagare per colpe altrui, come al solito, non siano i cittadini. Ora attendiamo i nuovi risvolti della vicenda. Ogg le bonifiche, ieri le indagini riaperte sulla pisatra, i verbali del Cda negati, le infiltrazioni mafiose nei padiglioni esteri e così via. Quello che è certo è che Expo, che è stata fatta passare come un successo, a rifelttori spenti si sta rivelando un armadio pieno di scheletri.

"Sicuramente è positivo che Regione Lombardia si doti di un testo di legge che disciplina le cause di ineleggibilità e di incompatibilità dei consiglieri, assessori e sottosegretari. Il M5S ha dato un contributo importante al provvedimento su molti punti. Si doveva e poteva fare di più e meglio impedendo che i consiglieri regionali siano anche consulenti diretti ed indiretti di enti ed aziende della regione. Questo, unito a un metodo che ha visto arrivare emendamenti della maggioranza fino all'ultimo minuto palesando che il tema molto delicato meritava un approfondimento maggiore, motiva il voto contrario del M5S al provvedimento. Al solito le buone intenzioni si infrangono in logiche che non hanno nulla a che vedere con una amministrazione pubblica distante da conflitti d'interesse", così Eugenio Casalino, consigliere regionale del M5S Lombardia, sul provvedimento approvato dal Consiglio regionale di oggi.

Quelle di Sorte sono piagnistei inascoltabili, lacrime di coccodrillo. Si faccia un esame di coscienza: è restato prono ed immobile di fronte a tutta l'operazione condotta da Trenitalia. Non dice di essersi occupato della vicenda con ritardo estremo, a danno già fatto, cioè ben 3 mesi dopo che Trenitalia aveva già sostituito 4 coppie di FrecciaBianca con i più remunerativi FrecciaRossa. I ritardi e l'incapacità di Sorte hanno permesso a Trenitalia di farla da padrone ed ora le magagne vengono a galla. Troppo tardi ora scaricare su Trenitalia la patata bollente che Sorte è stato incapace di gestire. Per queste gravi inadempienze, il M5S aveva chiesto politicamente la testa di Sorte, che è stato salvato dalla mozione di censura M5S, grazie al supporto del PD che, per ovvi motivi, è solidale con le politiche del gruppo FS di investimenti su Alta Velocità" così dichiara Iolanda Nanni, capogruppo M5S in Regione Lombardia.

"Il piano cave della provincia di Monza e Brianza dimostra l'inadeguatezza degli strumenti di programmazione regionali. In sette anni nella provincia sono stati scavati 500.000 metri cubi di sabbia e ghiaia, praticamente niente. Questo nuovo piano cave prevede l'estrazione di oltre 6 milioni di metri cubi. Un dato completamente al di fuori della realtà, frutto di una delibera di giunta e una legge regionale ormai obsolete. Sono 4 anni quasi che si parla di cambiare la legge sulle cave, era nato un gruppo di lavoro in commissione ambiente riunitosi 2 volte e poi abortito.", così Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia.

L'Assessore ai trasporti Sorte faccia chiarezza una volta per tutte sull'autostrada Bergamo-Treviglio, argomento che in questi giorni è tornato di moda sulle pagine dei giornali. Come chiediamo da sempre, insieme a diversi sindaci e cittadini, il progetto dell'autostrada va abbandonato. Per risolvere il problema della viabilità sull'asse nord-sud, da Bergamo a Treviglio, basterebbe sbloccare i fondi per la riqualificazione della tangenziale di Verdello approvati dal Consiglio Regionale nell'ultimo bilancio di previsione. Una soluzione economica che non consegnerebbe il territorio in pasto ai costruttori, e non produrrebbe cantieri e consumo di suolo inutile. Tutti chiedono soluzioni meno impattanti e più coerenti, sia i sindaci che i cittadini, che con diecimila firme si sono schierati contro la realizzazione dell'opera. Non mi capacito del silenzio dell'assessore Sorte sulla vicenda e vorrei garanzie che non ci siano soldi dei lombardi stanziati per l'opera. L'assessore ci dica anche se intende rispettare l'aula e i cittadini riqualificando l'esistente e sbloccando al più presto i fondi per la tangenziale promessi un anno fa", questa la dichiarazione di Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sul dibattito sull'autostrada Bergamo-Treviglio.

Oggi l'aula ha approvato la legge sulle nomine delle quote rosa di competenza del Consiglio Regionale. Che la politica debba garantire la rappresentatività femminile negli organi di rappresentanza, è fuor di dubbio: purtroppo i partiti riescono a farlo solo se obbligati da una legge. Il M5S ha invece dimostrato, alla prova dei fatti, di saper equilibrare al suo interno e nelle Istituzioni la rappresentatività di genere senza aver bisogno di una legge: ne sono un esempio tangibile le Sindache di Roma e Torino, l'alta rappresentatività delle donne nel gruppo regionale M5S lombardo e le numerose parlamentari M5S. Tutto ciò accade quando le nomine, anziché da segreterie di partito, tutte pressoché al maschile, vengono effettuate dal basso, cioè dagli stessi cittadini che valutano i candidati per capacità e competenza e non per appartenenza di genere.  Ma le segreterie di partito hanno bisogno di una legge per garantire la presenza delle donne nelle Istituzioni, per questo il M5S ha votato favorevolmente il progetto di legge regionale che, peraltro, non fa altro che trasporre in Lombardia una legge statale già vigente. Ma in realtà la legge è un palliativo, dato che una vera parità passa, prima di tutto, dal fornire alle donne, non tanto quote rose da - riserva indiana -, ma piuttosto strumenti di welfare a sostegno della famiglia di cui le donne italiane si fanno interamente carico nei fatti, cosa che in Italia, a differenza di molti Paesi europei, stenta ad avvenire. Ma finché avremmo a che fare con politici come il capogruppo della Lega Nord Massimiliano Romeo, che nel suo intervento in aula ha sostenuto che "è colpa delle donne se non fanno carriera come gli uomini, se non guadagnano lo stesso stipendio degli uomini a parità di competenze e se sono in numero inferiore nei ruoli di potere, se quando gli si chiedono di fare straordinari scelgono liberamente di tornare a casa dai propri figli", questo rimarrà un obiettivo irraggiungibile. Contro le vergognose parole di Romeo le portavoce del M5S hanno improvvisato una protesta in aula, stendendo dei panni su un filo per il bucato davanti al suo banco.

Iolanda Nanni - Capogruppo del M5S Lombardia

"La proposta di De Corato di militarizzare i treni lombardi è a dir poco inquietante: pensare di risolvere il problema della sicurezza sui treni e nelle stazioni, militarizzandole è da paesi da terzo mondo. Non siamo in stato di guerra e non è chiamando in causa l'esercito che si risolve il problema. De Corato dimentica che per troppi anni, la politica regionale, assente e distratta, ha lasciato che le nostre stazioni venissero lasciate in stato di abbandono, togliendone personale, sale d'attesa, biglietterie, diventando ricettacolo di vandali e delinquenti. E dimentica anche che la Regione ha consentito il taglio progressivo delle risorse sui treni, es. controllori e il personale di bordo, taglio che ha favorito l'intensificarsi di fenomeni di evasione, microcriminalità e atti di aggressione sui nostri treni pendolari. La sicurezza si attua con un piano azioni di contrasto efficace: bisogna rivitalizzare e ripopolare le stazioni dei nostri territori, darle in comodato ad associazioni e Comuni, munirle di illuminazione e impianti di video-sorveglianza adeguati, garantire l'apertura di biglietterie e bar. Dove è finito il piano di recupero delle stazioni lombarde? Perché non ha funzionato la cessione delle stazioni in comodato gratuito? Perché non si riesce a farle rivivere con associazioni non profit, esercizi commerciali e bar e punti di ristoro aperi anche la sera? Dove c'è vita c'è sicurezza. Occorre anche predisporre una mappatura delle linee a rischio, che spesso, guarda caso, coincidono proprio con quelle sulle quali la Regione ha deciso di disinvestire e occorre investire nell'illuminazione dei parcheggi, delle aree di sosta e in impianti di videsorveglianza sia sui treni che nelle stazioni. Occorre anche assumere controllori e personale di bordo: spesso sono pochi e lavorano in solitudine. In una Regione civile, gli investimenti sul servizio ferroviario regionale dovrebbero essere prioritari, mentre invece in Lombardia si investe solo sulle grandi autostrade inutili ed è così che purtroppo si gettano le basi per il degrado e la delinquenza sui treni regionali. Salvo poi chiamare in causa l'esercito"

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia

Far pagare alla Givaudan la bonifica dei terreni contaminati da diossina sui quali dovrà passare Pedemontana: in un primo momento era sembrata un'ipotesi impraticabile, perché il contenzioso tra Regione Lombardia e Givaudan (proprietaria dello stabilimento Icmesa che causò il disastro di Seveso nel 1976) si era concluso, all'epoca, con un risarcimento e un accordo transattivo che avrebbe messo al riparo la società da ulteriori esborsi. Invece ieri mattina in commissione Ambiente ho appreso che esiste ancora la possibilità di chiedere risarcimento per danni che all'epoca non fossero stati già rilevati e quantificati.

Rispondendo a una mia interrogazione che chiedeva sia "una stima dei costi complessivi dell'operazione di bonifica" sia "quali sono i soggetti che dovranno farsi carico di tali costi", l'Assessore Claudia Terzi ha spiegato che non esiste ancora una stima dei costi, il CIPE non ha previsto stanziamenti specifici e che la società Pedemontana aprirà un contenzioso per rivalersi per il pagamento delle bonifiche con la società Givaudan.

La nostra richiesta di stop a Pedemontana resta, ma c'è anche soddisfazione perché al momento sembrerebbe scongiurata l'ipotesi che a pagare le bonifiche siano i cittadini lombardi tramite i fondi regionali o i proprietari dei terreni che non hanno nessuna responsabilità nel disastro della diossina.

Il contenzioso con la Givaudan potrebbe durare anni ed è un dato di fatto che Pedemontana non ha i fondi per il risanamento dell'area: staremo a vedere se e come APL riuscirà ad uscire da questa intricata situazione. Ad ogni modo il tema delle bonifiche dei terreni ancora inquinati dalla diossina è centrale e qualunque tentativo di addossare i costi di disastri ambientali ai cittadini deve essere respinto.

Naturalmente seguiremo la vicenda con la lente d'ingrandimento perché la sensazione è che di definitivo, in questa brutta vicenda, non ci sia ancora nulla.

 

Oggi, in Commissione V, abbiamo audito il Presidente e la Direttrice Generale di Aler Milano, audizione richiesta congiuntamente dal M5S e dal PD  a seguito di un articolo di stampa sul presunto scandalo legato all'erogazione di indennità di reperibilità da ALER Milano.

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S in Lombardia, dichiara: "I vertici di ALER Milano hanno smentito in maniera decisa la notizia apparsa sui media e prodotto relativa documentazione, agli atti della Commissione V, che evidenzia chiaramente che il caso "reperibilità" è una bufala. Ma l'impressione è che, dietro alla notizia, vi sia in realtà un pericoloso piano di delegittimazione dell'operato della nuova dirigenza di ALER Milano. Lo confermano le parole della stessa Dott.ssa Sossi che parlato di resistenze a "cattive abitudini da scardinare", di "pressioni formali e informali" da lei subite, di "logiche spartitorie", di "disappunto in coloro che hanno interessi ed obiettivi non allineati con questo piano di risanamento" e di "tradizione di relazioni sindacali irrituali e consociative" con assenza di verbalizzazioni sino all'anno 2013.

"E' evidente - continua Nanni che il punto non è più quello delle indennità di reperibilità, su cui continua ottusamente a insistere il PD e ci sarebbe da domandarsi come mai, ma capire chi, in questo momento, ha interesse a delegittimare la nuova governance di ALER ed al piano di risanamento in corso che, per sua natura, richiede decisioni improntate al taglio degli sprechi, favoritismi o posizioni di privilegio. ALER Milano è stata la grande mangiatoia di tutti i partiti, nessuno escluso. Sono in corso casi ben più scandalosi, di cui i media non parlano, come ad esempio quello del teleriscaldamento a Rozzano, un affare da milioni di euro, con addebiti gonfiati per anni in bolletta agli inquilini ALER, caso smascherato grazie al lavoro delle autogestioni e del M5S in Regione Lombardia ed alla collaborazione della nuova dirigenza di ALER che ha immediatamente provveduto a rescindere il contratto stipulato con AMA (società controllata al 100% dal Comune di Rozzano, in quota PD). Ciò dimostra che che nei fatti c'è un sostanziale cambio di passo nella azienda e che non vengono più tollerate certe bieche speculazioni perpetrate nel passato, a danno degli inquilini."

"E' evidente che più di qualcuno sia infastidito dal nuovo corso aziendale, così come è evidente che in ALER Milano permanga una parte marcia e malata che oppone resistenza e che va individuata e combattuta, poiché proprio a causa di quella parte, l'azienda oggi è ridotta sull'orlo di un precipizio. Il M5S ha richiesto l'audizione proprio per verificare che la nuova dirigenza ALER Milano stia facendo il proprio dovere e non si presti alle ambigue procedure del passato. Sappiamo cosa significa e cosa comporta trovarsi a dover ricostruire dalle macerie situazioni gravemente compromesse. Per questo non ci presteremo ai biechi mezzi da macchina del fango utilizzati da certe parti politiche per abbattere chi non si piega a logiche ed interessi di parte e continueremo a vigilare sul buon operato della nuova dirigenza ALER Milano".

 

 

 

Altri 450 milioni di denaro pubblico in arrivo da Regione Lombardia a garanzia delle banche per proseguire i lavori e salvare dal fallimento una Pedemontana più morta che viva. La furia asfaltatrice di Roberto Maroni non conosce tregua: sono anni che inutilmente batte cassa a Roma e a Bruxelles eppure non ha ancora capito che fermare l'opera è l'unica soluzione ragionevole.

Davvero non si capisce perché debbano essere i cittadini lombardi, con i loro soldi, a garantire il completamento di un'autostrada inutile e devastante per il territorio. Una tale scelta sarebbe totalmente in contrasto con il principio del project financing su cui si basa la realizzazione di Pedemontana.

In una paese normale il project financing dovrebbe reggersi con le proprie gambe grazie ai privati che finanziano l'opera e conseguentemente incassano i ricavi dei pedaggi. Peccato che il traffico e i conseguenti incassi di Pedemontana siano molto più bassi rispetto alle stime esagerate su cui era stato costruito il piano economico finanziario! Di conseguenza le banche non mettono soldi per non rischiare perdite enormi!

Ma allora, se le banche hanno capito la fregatura e - logicamente - non investono, perché dovrebbe farlo Regione Lombardia con i soldi dei cittadini?

Perché i cittadini dovrebbero offrire una garanzia gli investimenti delle banche in un progetto che è chiaramente fallimentare?

E' un evidente controsenso! Se investire in Pedemontana è un pessimo affare, offrire una garanzia per attirare gli investitori lo è doppiamente perché gli investitori parteciperanno agli utili mentre chi offre una garanzia non ci guadagnerà niente: potrà soltanto perderla!

Privatizzare gli utili lasciando al pubblico le perdite è una soluzione che abbiamo già visto troppe volte ed è quasi comico che a tentare di rifilarcela sia lo stesso Maroni, sedicente paladino del buongoverno e dell'efficienza lombarda!

Pedemontana è un colossale disastro economico e ambientale da fermare al più presto per evitare danni peggiori, Maroni se ne faccia una ragione e si concentri invece sui reali bisogni dell'economia lombarda e delle migliaia di piccole e medie imprese della nostra regione!

Insomma non sono bastati i 1200 milioni di finanziamento statale a fondo perduto, non sono bastati i 350 milioni di ulteriore defiscalizzazione (la cui legittimità è ancora in fase di verifica da parte dell'UE), ora si prospettano altri 450 milioni sottratti alle reali esigenze dei cittadini lombardi (trasporto pubblico, sanità, sostegno alle imprese e al lavoro).

Tutto ciò è semplicemente vergognoso e inaccettabile. Verificheremo scrupolosamente la legittimità giuridica dell'operazione: con i soldi dei cittadini non si scherza!

 

La Commissione regionale Cultura e Istruzione ha approvato una mozione a firma Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sulle misure urgenti per l'edilizia scolastica.

La mozione chiede di promuovere "l'istituzione di un tavolo tecnico, a livello nazionale" per produrre un "documento di indirizzo per la sicurezza degli edifici scolastici; a supportare scuole e comuni che intendano dare il via a "raccolte fondi presso la cittadinanza finalizzati alle opere di manutenzione degli edifici scolastici"; a monitorare il rispetto della tempistica degli obblighi sulla nuova anagrafe nazionale dell'edilizia scolastica e per considerare "la possibilità di escludere dal Patto di stabilità le spese per gli investimenti sulla sicurezza degli edifici scolastici".

Macchi dichiara: "La regione mostra, dopo la nostra sollecitazione, interesse nello sciogliere il nodo dello stato pietoso in cui si trova l'edilizia scolastica. Ci lascia sorpresi e perplessi l'astensione del PD e della lista Civica Ambrosoli; le scuole lombarde hanno bisogno di interventi, ci auguriamo che nonostante l'astensione del PD il Governo possa accogliere le sollecitazioni che arriveranno da Regione Lombardia".

"E' allarmante e inopportuno che il candidato designato dal ministro Lorenzin alla carica di direttore generale dell'Aifa sia proprio Mario Melazzini". Lo dichiara Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia. Sul caso, i parlamentari M5S hanno già presentato un'interrogazione al Governo.
Nanni spiega: "Melazzini, fresco di dimissioni da consigliere regionale della Lombardia, arrivate dopo la denuncia del M5S che aveva rilevato alcune criticità nella sua condotta politica in concomitanza col suo contestuale incarico di Presidente di AIFA, ora viene nominato Direttore Generale nella stessa AIFA con un potenziale conflitto di interessi rilevato dal COI (Comitato per la valutazione dei conflitti di interesse) di cui - ed ecco il paradosso - lui stesso è Presidente. Ci auguriamo che ANAC attivi al più presto una verifica in materia d'inconferibilità e incompatibilità nel caso della nomina a direttore generale di Melazzini. All'Agenzia italiana del farmaco va garantita indipendenza di giudizio e d'azione, vista la delicata attività dell'ente nei processi di regolazione del mercato farmaceutico. Da questo punto di vista il politico pavese non offre sufficienti garanzie".

Questa mattina l'Assessore regionale all'Ambiente Claudia Terzi, ha risposto a un'interrogazione del consigliere regionale del M5S Gianmarco Corbetta sui costi delle bonifiche da diossina a Pedemontana. L'atto chiedeva sia "una stima dei costi complessivi dell'operazione di bonifica" sia "quali sono i soggetti che dovranno farsi carico di tali costi".
L'Assessore Terzi ha spiegato che non esiste ancora una stima dei costi, il CIPE non ha previsto stanziamenti specifici e che la società Pedemontana aprirà un contenzioso per rivalersi per il pagamento delle bonifiche con la società Givaudan, che nel 1976 controllava L'ICMESA azienda responsabile del disastro di Seveso.
Corbetta commenta: "La nostra richiesta di stop a Pedemontana resta, ma c'è anche soddisfazione perché al momento sembrerebbe scongiurata l'ipotesi che a pagare le bonifiche siano i cittadini lombardi tramite i fondi regionali o i proprietari dei terreni che non hanno nessuna responsabilità nel disastro della diossina. Il contenzioso con la Givaudan potrebbe durare anni ed è un dato di fatto che Pedemontana non ha i fondi per il risanamento dell'area. Staremo a vedere se e come APL riuscirà ad uscire da questa intricata situazione. Ad ogni modo il tema delle bonifiche dei terreni ancora inquinati dalla diossina è centrale e qualunque tentativo di addossare i costi di disastri ambientali ai cittadini deve essere respinto. Naturalmente seguiremo la vicenda con la lente d'ingrandimento perché la sensazione è che di definitivo, in questa brutta vicenda, non ci sia ancora nulla".

Il M5S Lombardia si è astenuto nella votazione sulla legge regionale "Lombardia è ricerca e innovazione". Nel corso della discussione è stato approvato un emendamento che favorisce l'adozione, da parte della Giunta regionale, di interventi mirati al sostegno della ricerca applicata nelle micro e piccole imprese che investono in progetti di sviluppo sostenibile e responsabile. Per Stefano Buffagni, consigliere regionale del M5S Lombardia: "Le PMI vanno sostenute con ogni mezzo. Per questo abbiamo puntato sulla ricerca applicata nelle PMI rivolta allo sviluppo sostenibile e responsabile dell'attività economica d'impresa. Sul piano dell'innovazione è infatti necessario introdurre i concetti di responsabilità e sostenibilità economica, sociale e ambientale, anche per garantire un miglioramento della qualità dei servizi alle persone. Siamo evidentemente favorevoli agli investimenti regionali in materia d'innovazione e sviluppo, ma investire più soldi nella ricerca non significa sborsare 400 mila euro all'anno dei lombardi per un Foro regionale per la ricerca e l'innovazione con funzioni consultive in mano alla Giunta regionale e istituire la figura di un Garante con inspiegabili funzioni di monitoraggio. Non è questa la strada da seguire: ci sono già enti per la ricerca e lo sviluppo, come Fondazione Biomedica, e non ha senso mettere in piedi dei doppioni e burocrazia in più. Da qui il voto di astensione del M5S Lombardia al progetto di legge".

Il M5S Lombardia, nel corso del Consiglio regionale di oggi, ha votato contro al progetto di legge di Riorganizzazione del sistema lombardo di gestione e tutela delle aree protette.

Giampietro Maccabiani, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: "E' un no convinto quello del M5S. E' una legge che cambia poco, se non la gestione burocratica delle aree protette. E favorisce le grandi aree a discapito delle oasi e dei piccoli parchi che faticano a sopravvivere.

Il Consiglio regionale aveva l'occasione di aumentare l'estensione del territorio lombardo protetto. Che è esattamente quello che chiedono i cittadini. Invece la maggioranza impone che non venga ampliato il territorio regionale protetto. Regione Lombardia ha rinunciato al suo ruolo di gestione e di programmazione del futuro delle aree protette. Se guardiamo al nostro territorio, martoriato dal cemento, è evidente che la Lombardia ha perso un'ottima occasione per approvare una legge innovativa e realmente attenta all'ambiente. Questo per il M5S è inaccettabile e da qui il voto contrario al progetto di legge".

"È stata una votazione al cardiopalma, fino all'ultimo minuto serpeggiavano malumori in alcuni schieramenti di maggioranza che sembra abbiano mal digerito l'emendamento. Il M5S ha chiesto il voto elettronico palese in modo da consentire ai cittadini di sapere chi votava cosa. Alla fine l'emendamento è passato all'unanimità (anche se alcuni consiglieri, seppur presenti in Aula, non hanno votato) grazie al voto favorevole delle opposizioni. Non si può ancora cantare vittoria dato che ora la legge dovrà entrare in vigore entro pochissimi giorni e comunque prima che la Commissione di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale) emetta il preavviso di rigetto. È una questione squisitamente giuridica ma essenziale. Naturalmente il M5S monitorerà ora tutti i passaggi facendo "fiato sul collo" sulla Giunta. E il nostro auspicio è che presto possa essere definitivamente messa la parola fine su questa vicenda che da due anni tiene in sospeso e in grande preoccupazione l'intero popolo oltrepadano. Il M5S ha duramente battagliato in Regione per far valere le istanze del territorio e le gravissime criticità dell'impianto di pirolisi, lo abbiamo fatto anche smascherando pubblicamente alcune ipocrisie della maggioranza con un attento ruolo vigile su ogni passaggio della vicenda. E continueremo a farlo finché non potrà essere messa definitivamente una pietra tombale sull'intero casus belli.", così Iolanda Nanni, consigliere regionale del M5S Lombardia.

Domani pomeriggio la Commissione Regionale Antimafia, come da richiesto dal M5S, si riunirà a Corsico. L'abbiamo chiesta subito dopo la questione del Festival dello Stocco. E' incredibile e fa molto male vedere come diversi comuni dell'hinterland milanese siano diventati "filiali" del "Crimine" calabrese. Da decenni le mafie, 'ndrangheta in primis, riescono a controllare il territorio per tantissime carenze, se non per i favori, dei politici locali, di qualsiasi colore politico. Non è certamente facile ora tornare ad un livello "normale" in quei comuni, Corsico nello specifico, ma noi proseguiremo nel denunciare le responsabilità di chi ha permesso a livello politico questo degrado e insisteremo nel sostenere tutto quanto è nelle nostre possibilità per fare in modo che pesi di più la cultura dell'onestà! Vi terremo aggiornati dopo l'incontro di domani.

Silvana Carcano  - Portavoce Regionale e membro della Commissione Antimafia

A un anno dalle elezioni regionali Maroni tenta il colpo ad effetto, che sui titoli di giornali si traduce con "Abbiamo abolito Equitalia". Falso, o meglio vero a metà. L'operazione di Maroni in realtà prevede che siano due società private, la DUOMO GPA Srl e la PUBBLISERVIZI Srl, a sostituire il detestato ente di riscossione nazionale. Ed proprio su questo sentimento popolare che fa leva la propaganda di Maroni, in pieno stile Lega: parla alla pancia delle persone per conquistare voti senza offrire soluzioni che superino il problema. Per i cittadini vessati dalle cartelle esattoriali non cambierà nulla anzi, verosimilmente, la situazione rischia di peggiorare, passando letteralmente dalla padella alla brace. Perché se si guardano le esperienze delle amministrazioni locali che hanno adottato il modello delle società esterne private, scopriamo che gli effetti per le casse pubbliche sono stati disastrosi. L'amministratore delegato della Tributi Spa ad esempio, una società incaricata di incassare per diversi comuni italiani, è stato arrestato con l'accusa di peculato dopo che per anni si è intascato i soldi delle riscossioni. Il danno accertato dalla Guardia di Finanza nei comuni colpiti è impressionante, si va dalle centinaia di migliaia di euro ai 20 milioni di Aprilia e i 7 milioni di Bergamo, per un totale, sommando tutti i comuni gestiti, di oltre 46 milioni di euro sottratti alle casse comunali. Per i voti Maroni ha deciso di esporre i lombardi a tale pericolo: affidare le riscossioni a società private che applicano lo stesso metodo di Equitalia, e in più rischiare che il delinquente di turno faccia sparire soldi pubblici che le amministrazioni dovrebbero reinvestire nei servizi al cittadino. DUOMO GPA Srl e PUBBLISERVIZI Srl sono società che nel recente passato hanno avuto non poche grane: bollette, multe e notifiche esattoriali pazze, avvisi di pagamento della Tasi fatti pervenire al limite dei termini previsti, indagini dell'Antitrust, inadempienze dei contratti. Insomma, tutto quello che i cittadini in difficoltà non vogliono più vedere rimarrà in piedi. Rimarrà in piedi un sistema vessatorio che il M5S da tempo propone di superare internalizzando il servizio in capo a comuni o regioni e adottando modalità più eque, bypassando definitivamente enti esterni senza scrupoli. Ma la Lega, senza idee, copia male le nostre proposte. D'altronde, che cosa ci si poteva aspettare da chi con il suo "governo degli esattori" Equitalia l'aveva introdotta? Ora dopo aver rovinato la vita degli italiani sta facendo la stessa cosa con i lombardi.

Dario Violi - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

"Hanno voluto Expo, lo hanno fatto pagare ai cittadini e ora siamo allo scaricabarile istituzionale sul futuro di un'area che dovrà essere occupata al 50 per cento da un parco come ha sancito un referendum nel 2011. Oggi Expo è un buco senza fondo, l'inchiesta sulla piastra sta andando avanti e Regione e Governo sembrano intenzionate ad abbandonare l'area al suo destino. Il Ministro Martina ci deve venire a spiegare quali sono le vere intenzioni del Governo", così Silvana Carcano, consigliere regionale del M5S Lombardia, che ha chiesto un'audizione in Commissione regionale con il Ministro Maurizio Martina.

"E' oltre un anno che chiediamo che qualcuno in zona Expo venga a spiegare in regione ai lombardi che cosa sta accadendo e, al momento, non si va oltre le chiacchiere e le promesse. Il dubbio è che abbiano capito, come sosteniamo da tanto tempo, che su quella piastra non si possa fare granché.  Per di più sulle bonifiche, e 30 milioni di euro che i privati devono a  Expo, sembrerebbe tutto fermo. Arexpo sta chiedendo questi fondi ai privati? Qualcuno sta fermando il rischio prescrizione? I cittadini pretendono di sapere di che morte vuole morire Expo. Regione Lombardia non faccia finta di piangere, ha un uomo sia in Expo che in Arexpo, eppure continua a ostacolarci nei nostri tentativi di fare chiarezza", conclude Carcano.

L'appuntamento referendario del prossimo 4 dicembre è cruciale per il futuro del Paese. Chiediamo a tutti coloro che vogliono impegnarsi per la buona riuscita del referendum e la vittoria del No di rendersi disponibili come rappresentanti di lista nei seggi elettorali del proprio comune di domicilio o residenza per conto del MoVimento 5 Stelle. Coloro che sono fuori sede rispetto al proprio comune di residenza possono votare nel seggio nel quale faranno i rappresentanti di lista.

Il rappresentante di lista può assistere a tutte le operazioni relative al voto, dalla preparazione del seggio fino alla fine dello spoglio dei voti, per controllare il regolare svolgimento del voto.  Può essere esonerato dal lavoro previa certificazione del Presidente del seggio.

Vi chiediamo di inserire la vostra richiesta con tutti i dati completi, entro il prossimo 30 novembre, ai seguenti link per ciascuna provincia della Lombardia. Sarete nominati rappresentanti di lista da nostri delegati sul territorio che vi contatteranno per fornirvi tutte le informazioni e le istruzioni che vi servono per svolgere questo importante e delicato compito.

Grazie a tutti!

Per la provincia di Bergamo http://tinyurl.com/RDLBERGAMO
Per la provincia di Brescia http://tinyurl.com/RDLBRESCIA
Per la provincia di Como http://tinyurl.com/RDLCOMO
Per la provincia di Cremona http://tinyurl.com/RDLCREMONA
Per la provincia di Lecco http://tinyurl.com/RDLLECCO
Per la provincia di Lodi http://tinyurl.com/RDLLODI
Per la provincia di Mantova http://tinyurl.com/RDLMANTOVA
Per la provincia di Milano (senza il capoluogo) http://tinyurl.com/RDLMILANOPROV
Per Milano città http://tinyurl.com/z4r4w8u (se non si è già stati RL alle elezioni comunali di giugno)
Per la provincia di Monza e Brianza http://tinyurl.com/RDLMONZA
Per la provincia di Pavia http://tinyurl.com/RDLPAVIA
Per la provincia di Sondrio http://tinyurl.com/RDLSONDRIO
Per la provincia di Varese http://tinyurl.com/RDLVARESE

Una società immobiliare ha presentato al Comune una proposta di trasformazione urbanistica (Piano Integrato di Intervento Gilera Grandi) in un quartiere residenziale che prevede di utilizzare una parte di un parco pubblico esistente per la costruzione di tre grossi edifici residenziali: l'ennesima cementificazione senza senso che toglie spazi verdi alla comunità. Ho presentato un'interrogazione all'assessore al territorio Viviana Beccalossi per chiedere se Regione Lombardia, che potrà aderire all'accordo di programma, è al corrente di queste criticità e se intende sostenere questo progetto fortemente osteggiato dai cittadini di Arcore. I nostri territori sono già duramente massacrati dal lunghissimo ciclo di consumo e trasformazione irreversibile del suolo che la Lega, e le amministrazioni precedenti, hanno incentivato. Riteniamo assurdo continuare su questa linea. Il rilancio delle nostre città deve passare dalla tutela del verde e non dal sostegno ad aziende con la sindrome da costruzione compulsiva. Mentre il mondo va in un direzione "green" la Lombardia è ancora attratta dal grigio del cemento. Ma quest'epoca è finita. I cittadini chiedono altro. Loro, e noi del M5S, si aspettano dall'istituzione regionale una maggiore attenzione verso quei parchi che rappresentano gli ultimi polmoni delle nostre martoriate città. Ora attendiamo la risposta dell'assessore per sapere se Regione Lombardia sarà complice di un nuovo scempio.

Gianmarco Corbetta - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

Siamo molto soddisfatti della consultazione cittadina sulla ZTL. I Bollatesi si sono espressi, con un risultato nettissimo, per la disattivazione della ZTL. Indipendentemente dal risultato elettorale, dal nostro punto di vista, si è trattato di un momento in cui è stata data, finalmente, voce ai cittadini. Il Movimento 5 stelle ha sempre sostenuto l'ipotesi di chiedere ai bollatesi cosa pensassero della ZTL. Ci abbiamo creduto così tanto, da essere l'unica forza di opposizione favorevole in consiglio comunale. Il nostro voto favorevole è stato determinante per permettere questa consultazione. I quesiti potevano essere scritti meglio? Probabilmente si, ma ci interessava sopratutto far passare l'idea del metodo partecipativo. La formula della consultazione popolare, valida anche senza un numero minimo di elettori, (senza quorum) è molto potente ed incentiva sicuramente ad esprimere la propria opinione. Chi si astiene dal voto, lascia che siano gli altri a decidere per lui. Adesso vogliamo che l'amministrazione comunale si impegni per istituzionalizzare l'uso della consultazione popolare per tutti quei temi che costituiscono interesse generale della comunità Bollatese.
Come fare? Noi vorremmo semplicemente che una parte delle decisioni che riguardano la nostra città vengano prese in questo modo. Lo chiediamo al sindaco Vassallo e vorremmo avere delle risposte certe e degli impegni precisi. Le consultazioni ed i referendum sono degli strumenti di democrazia diretta che il movimento 5 stelle pone al centro della propria idea di politica partecipativa. Sentire cosa pensano i cittadini non è mai sbagliato e questo paese possiamo riprendercelo solo se ognuno di noi è disposto a metterci un minimo di impegno.

M5S Bollate

Nel corso della discussione della mozione sui fanghi presentata dalla consigliere regionale pavese della Lega Nord Silvia Piani e che chiede incentivi e misure regionali per gli impianti di depurazione, la capogruppo del M5S Lombardia Iolanda Nanni è intervenuta dicendo che aveva scoperto su Facebook che il Sig. Simone Ciaramella, marito della consigliera Piani, risulta essere amministratore delegato di AS Mortara che si occupa di impianti di depurazione, appunto oggetto della prima mozione in Aula della moglie.

La capogruppo Nanni dichiara: "Ci è sembrato quanto meno inopportuno che una rappresentante istituzionale promuovesse un atto pro domo sua, doveroso informare i colleghi apparsi sorpresi che non hanno negato il legame familiare della consigliera leghista. Una mozione espressione di un conflitto di interessi da parte della Lega, inaccettabile!

Per Nanni: "In effetti non comprendevo come mai si proponesse una mozione sui fanghi affrontando il grave problema dalla sola ristretta angolazione degli impianti di depurazione quando invece sono altri gli interventi prioritari. Per l'ambiguità della situazione, il M5S ha richiesto la votazione per parti separati votando contro quella che si prestava a letture ambigue o possibili richieste di favoritismi. Quella della Lega Nord insomma è una mozione a favore dell'ammodernamento degli impianti di depurazione travestita da atto di contrasto allo smaltimento dei fanghi in agricoltura".

"Siamo ben lontani da un provvedimento di tutela dei nostri territori, dell'ambiente e dell'agricoltura. Nemmeno alcuni dei nostri emendamenti migliorativi alla mozione sono stati accolti. Questa mozione risponde a logiche strumentali inaccettabili e non può avere il favore del M5S", conclude Nanni.

Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia, ha discusso questa mattina in Consiglio regionale un'interpallenza sull'inceneritore di Retorbido.  Si è trattato dell'ultima occasione possibile per portare la questione in aula e chiedere il rigetto del progetto di questo assurdo inceneritore.

In assenza dell'Assessore regionale all'ambiente ha risposto al M5S il sottosegretario Fermi al quale la consigliera regionale ha fatto presente che la VIS, Valutazione di Impatto Sanitaria, è un provvedimento essenziale per valutare la fattibilità del progetto e andrebbe presentata a inizio iter, e non alla fine e per di più dietro invito di Regione Lombardia. Nel rimarcare il ritardo nella presentazione della VIS e in particolare delle integrazioni da parte dell'Istituto Mario Negri, la consigliera regionale Iolanda Nanni dichiara: "Ho fatto presente al sottosegretario che la VIS dovrebbe basarsi su dati oggettivi, provati scientificamente, non su dati forniti dalla stessa azienda proponente. In ogni caso la VIS dell'Istituto Mario Negri attesta l'esistenza di un rischio di impatto e inquinamento dell'area e quindi potenziali ricadute sulla salute umana".

Nella risposta alla consigliera Nanni il sottosegretario Fermi ha annunciato che in sede decisoria verrà convocata la plenaria dei professionisti della Commissione di supporto alla Via, la c.d. Commissione "No Pirolisi" che esprimerà parere finale su questo progetto.

Iolanda Nanni conclude: "In questi due anni di battaglia abbiamo dato a Regione Lombardia, attraverso una lunga serie di interrogazioni, tutti gli elementi relativi alle criticità gravissime di questo impianto. Ora Regione Lombardia può farli valere nel decreto di rigetto. Auspico che questo progetto di inceneritore che utilizza la tecnologia della pirolisi, messa al bando in tutta Europa, venga finalmente e definitivamente rigettato da Regione Lombardia".

"Abbiamo chiesto a Sorte di fare un passo indietro rispetto alle sue dichiarazioni sull'aumento del 5% delle tariffe dei biglietti dei treni. Sarebbe il secondo aumento nella stessa legislatura regionale. Un provvedimento del tutto iniquo. Con che coraggio si possono mettere le mani in tasca dei lombardi per supplire all'incapacità di un Assessorato che non è in grado né di garantire puntualità ed efficienza del servizio ferroviario regionale, né di garantire la sicurezza? L'Assessore Sorte ha già sprecato 7 milioni di euro per un'operazione spot sui "vigilantes" sui treni, facendo credere che i 200 assunti avessero i requisiti per intervenire in caso di aggressioni. E fu grazie alle interrogazioni del M5S che poi dovette ammettere che si trattava solo di "operatori di cortesia", una sorta di portaborse dei controllori. Dopo questo spreco di risorse, ora vorrebbe metterci, a spese sempre dei cittadini, delle guardie giurate che, comunque, non basteranno a garantire la sicurezza: per farlo occorre attivare un piano strutturato, rivitalizzare le biglietterie alle stazioni, assumere personale per il controllo dei locali e delle sale d'attesa, assumere più personale di bordo. Assistiamo invece a una progressiva desertificazione e abbandono delle stazioni che diventano così facile preda di vandali e delinquenti. Ancora una volta, la soluzione è lavorare alle cause del problema e Regione Lombardia non lo fa. Sorte ha risposto confermando la volontà di aumentare le tariffe." Così Iolanda Nanni, capogruppo M5S Lombardia.

Per Nanni "I pendolari hanno buona memoria, ricordano bene che agli aumenti tariffe del 2015 non ha fatto seguito un miglioramento dei servizi. Come ricordano che l'anno scorso sono stati assunti 200 "vigilantes" inutili, sprecando milioni di euro pubblici per una mossa di pura propaganda. Se Sorte persevera su questa linea, rischierà di inimicarsi definitivamente tutto il mondo pendolare".

Questa mattina prima dell'avvio della seduta del Consiglio Regionale, il M5S Lombardia si è presentato nell'aula consiliare e ha srotolato uno striscione con la scritta: "I cittadini hanno votato per il parco sull'area Expo" e il logo "50% Parco". L'iniziativa anticipa la discussione dell'interrogazione, a firma della portavoce regionale Silvana Carcano, sulle "Criticità connesse al progetto per la realizzazione del parco nell'area di EXPO 2015".

"E' necessario rispettare la volontà dei cittadini che si sono espressi nel 2011 con un referendum: sul sito Expo va realizzato un grande parco, la frammentazione degli spazi a verde e la cementificazione indiscriminata va respinta con forza. I lombardi ne hanno abbastanza di speculazioni e cattedrali nel deserto. L'idea di un grande parco non può essere accantonata dall'ennesimo piano speculativo di Renzi. I cittadini e le istituzioni pretendono un parco. In Lombardia la salvaguardia del territorio deve essere un obiettivo prioritario. Del resto non è una novità come a questo governo, sia a Roma che a Palazzo Lombardia, interessi più spendere i soldi dei cittadini in opere inutili, piuttosto che affrontare i problemi di un territorio e rispondere alla volontà dei cittadini. Ci chiediamo se esistono criticità alla realizzazione di questo parco, come la cosiddetta Piastra expo ".

Silvana Carcano - Portavoce Regioanale del M5S Lombardia

Stamattina, l'Assessore Terzi ha annunciato in una conferenza stampa che martedì 15 novembre, in occasione della discussione in Aula del Consiglio Regionale del progetto di legge regionale sui parchi, presenterà un emendamento (scarica qui) che pare essere stato costruito ad hoc per il caso dell'inceneritore di Retorbido.

Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S, dichiara: "Guarda caso la Terzi stamani mi fa comunicare dal suo Capo Segreteria che domattina non sarà presente in Aula del Consiglio Regionale, proprio in occasione della discussione della mia interpellanza sull'inceneritore di Retorbido e mi chiede di rinviarla. Di fronte al mio fermo diniego, informo il Capo Segreteria che la Commissione di VIA è in procinto di decidere se autorizzare o meno l'impianto, la scadenza è prevista per il 19 novembre e dunque un ulteriore rinvio dell'atto vanificherebbe la sua finalità di far rigettare l'assurdo progetto. Dunque, ho chiesto alla Terzi di mandare un suo delegato a rispondere ufficialmente."

"Poco dopo, la stessa Terzi indice una conferenza stampa in cui annuncia - guarda caso, sono scene già viste il 24 maggio scorso - che presenterà un emendamento al progetto di legge regionale sui parchi. Questo emendamento (scaricabile qui) fa divieto di insediamento di impianti di incenerimento e recupero energia in aree di particolare pregio ambientale, come ad esempio, i corridoi ecologici primari della RER (Rete Ecologica Regionale) e si applica anche alle istanze autorizzative in corso, quindi all'impianto di Retorbido. Un emendamento che - a detta della Terzi - porrebbe definitivamente la parola fine al progetto. Ma dove abbiamo già sentito proferirle le stesse parole? Ah già il 24 maggio scorso, in occasione della delibera di Giunta farlocca in cui la Terzi millantava di aver risolto positivamente il caso di Retorbido, salvo poi la stessa apprendere dai tecnici che quella delibera NON poteva applicarsi all'impianto di Retorbido".

"E anche in questo caso, la situazione è dubbia. L'emendamento e la legge verranno approvati solo il 15 novembre, vale a dire 4 giorni prima del decreto di VIA che dovrà esprimersi sul rigetto o meno dell'impianto di pirolisi. Ma, per essere valida, la legge deve essere efficace IMMEDIATAMENTE, cioè il giorno stesso della sua approvazione. Deve cioè essere predisposto un ulteriore emendamento che renda la legge regionale efficace già dal 15 novembre mentre, ad oggi, sulla base del testo licenziato dalla Commissione Agricoltura e che arriverà il 15 novembre in Aula, la legge è soggetta a vacatio legis, cioè dovrà intercorrere un periodo di circa 15 giorni per la pubblicazione sul BURL ed entrerà in vigore il 1 dicembre 2017."

"Qual è il rischio? Semplice! La Commissione di VIA il 19 novembre potrebbe tener conto dell'approvazione della nuova legge regionale sui parchi in data 15 novembre ma paradossalmente il rigetto potrebbe essere facilmente impugnabile per irragionevolezza e contraddittorietà, poiché la legge stessa non è ancora diventata efficace, non è cioè ancora entrata in vigore. Sarà quindi un percorso al CARDIOPALMA, in bilico fino all'ultimo secondo. E non potrà cantarsi vittoria finchè tutte le carte non saranno scoperte. Naturalmente, noi ci auguriamo che l'impianto venga rigettato, ma sappiamo anche che ci sono motivazioni vincolanti e certe su cui la Commissione di VIA potrà basarsi. Se si baserà solo su questo emendamento e se la legge regionale  non avrà efficacia immediata, la società proponente avrà gioco facile a fare ricorso e il provvedimento di rigetto potrà essere di nuovo messo in discussione. Ecco l'ennesimo pasticcio della LEGA che agisce in modo compulsivo e pasticciato, rischiando di vanificare tutte le aspettative del territorio".


Abbiamo depositato oggi una mozione urgente che chiederà al Consiglio regionale di domani martedì 8 novembre di contrastare il bracconaggio, anche attraverso "la sospensione dell'esercizio dell'attività venatoria nelle aree ricadenti nei comuni della Val Trompia, Val Camonica e Val Sabbia, in provincia di Brescia. Nelle valli bresciane il bracconaggio ha passato ogni limite. L'uccisione di un rarissimo esemplare di Ibis eremita è solo la punta dell'iceberg. Il NOA (Nucleo operativo antibracconaggio) della forestale ha denunciato in un mese quasi un centinaio di illeciti commessi in buona parte da titolari di licenza di caccia, in un'uccelleria di Sarezzo sono stati trovati 750 uccelli vivi, prevalentemente allodole ma anche frosoni, peppole e fringuelli, senza anello di identificazione e due cacciatori rispettivamente sono stati trovati con 100 e 250 pettirossi. E' ora di finira: Regione Lombardia ha il dovere di prendere provvedimenti seri e tempestivi per limitare il più possibile i fenomeni del bracconaggio e per tutelare l'avifauna. C'è il rischio concreto di incorrere nell'apertura di infrazioni europee a carico di tutti i cittadini. Proprio per questo chiediamo lo stop della caccia in Val Trompia, Valle Camonica e Val Sabbia, l'individuazione di zone di protezione lungo le rotte di migrazione dell'avifauna nel territorio della provincia di Brescia e più uomini e mezzi del Corpo Forestale dello Stato nella provincia. Il nostro non è un no alla caccia, è un no al bracconaggio, ma è ora di prendere provvedimenti anche severi. Ai cacciatori e alle associazioni venatorie che rispettano le regole e che primi fra tutti pagano il bracconaggio, va il nostro invito a reagire, a collaborare con le forze dell'ordine per eliminare questo fenomeno criminale dalle loro file. Uccidere indiscriminatamente specie protette non è caccia, è un danno all'ambiente irreparabile e, di conseguenza, a tutta la collettività e alle generazioni future.


Giampietro Maccabiani - Consigliere regionale del M5S Lombardia:

La consigliera regionale Silvia Piani (LEGA NORD) ha presentato una mozione dal titolo "Ottimizzazione della gestione dei fanghi da depurazione" che in realtà svela chiaramente la posizione della LEGA sui fanghi, mettendosi dalla parte delle società fanghiste. Infatti, da una parte, chiede un supporto di Regione ai Comuni per estendere la fascia di rispetto dallo spandimento fanghi, supporto che si potrebbe evitare se Regione deliberasse direttamente l'estensione della fascia di rispetto ai 500metri, dall'altra, chiede incentivi per il potenziamento delle linee di produzione delle società fanghi, andando a favorire questi impianti anziché stringere i vincoli per limitare lo spandimento dei fanghi in agricoltura.

Iolanda Nanni, consigliera regionale M5S, dichiara: "Siamo costernati da questa mozione che, nei contenuti, finge di agevolare i Comuni che vorrebbero estendere la fascia di rispetto per lo spandimento fanghi fino a 500metri (oggi, la Regione prevede un limite minimo precauzionale pari a 100mt) con un presunto "supporto tecnico" regionale. I Comuni devono comunque spendere dei soldi per adottare le varianti al PGT e pagare urbanisti che le redigano, ed i loro costi ed oneri potrebbero essere evitati semplicemente con una delibera regionale che estendesse questa fascia di rispetto a 500metri. Dall'altra parte, secondo la consigliera proponente questa assurda mozione, la Regione dovrebbe preoccuparsi di valutare incentivi alle società fanghi affinchè provvedano al potenziamento delle loro linee di produzione. E questa è la controprova della posizione della LEGA in tema fanghi. Si maschera infatti dietro a un provvedimento del genere, tutto l'interesse della Lega a questo business che sta rovinando in maniera irreparabile i nostri suoli agricoli. Ciò vanificherebbe tutto l'impegno dei Comuni per arginare lo spandimento fanghi in agricoltura, un vero e proprio business che ha portato alla "saturazione" di intere province agricole, come quella di Pavia che, da sola, ha il doppio RECORD in Lombardia di impianti fanghi e di tonnellate di fanghi sparse (400.000 tonnellate l'anno, la metà dei fanghi prodotti nell'intera Lombardia). La LEGA forse non sa che la biodiversità, che è la ricchezza dei nostri suoli agricoli, sta gradualmente venendo compromessa da questa pratica. Il M5S chiederà di modificare il testo della mozione e metterà il Consiglio Regionale di fronte a un out-out: se davvero si intende aiutare i Comuni, allora Regione Lombardia provveda a decretare l'ampliamento della fascia di rispetto a 500metri per i Comuni lombardi e stralci l'assurda richiesta di valutare incentivi pubblici alle società fanghi. Chi ha scritto questa mozione forse non ha compreso le gravi conseguenze che l'approvazione della stessa potrebbe comportare sui territori ed il vantaggio che procurerebbe al business dei fanghi, a discapito dei cittadini. Peraltro, la mozione della LEGA è in netta contraddizione sia con le raccomandazioni di ISPRA, che invita Regione lombardia a ridurre gradualmente lo spandimento fanghi, sia con le indicazioni di Regione Lombardia stessa, che nel piano di gestione rifiuti del 2014 prevede appunto la progressiva limitazione allo spandimento fanghi.

"Inoltre - conclude Nanni - domani in Aula chiederò una moratoria per le autorizzazioni in corso e le nuove autorizzazioni di impianti fanghi o di potenziamento di impianti fanghi già esistenti, per quei territori "saturi" come le Provincie di Pavia e di Lodi. Se si vuole operare per limitare i danni all'ambiente e alla salute umana di questa pratica, Regione Lombardia ha gli strumenti per agire subito ed ha il dovere di attivarsi con una mozione che incida realmente sull'uso dei fanghi in agricoltura."

"Sarebbe opportuno bloccare la gara per l'affidamento dei servizi per la gestione della spesa farmaceutica della Regione Lombardia per chiedere un parere preventivo all'Autorità nazionale anticorruzione ANAC e all'Autorità garante della concorrenza e del Mercato AGCM. Le anomalie presenti a nostro avviso sono innumerevoli e stiamo parlando di quasi 8 milioni di euro di valore della fornitura. Vorremmo evitare che sia la Corte dei Conti a dover intervenire", così Eugenio Casalino, consigliere regionale del M5S Lombardia, che ha depositato un'interrogazione sulla procedura per l'affidamento dei servizi inerenti la gestione della spesa farmaceutica della Regione Lombardia pubblicata il 13 aprile 2016 sul sito di Lispa.

L'interrogazione rileva numerose criticità nella gara. Tra queste, il bando sarebbe incompatibile con la normativa vigente anche alla luce del nuovo Codice Appalti perché fa ricorso alla procedura negoziata e non specifica "l'estensione del periodo pregresso per il quale il servizio debba essere erogato, determinando di fatto una sovrapposizione con i servizi".

Nell'interrogazione si legge: "L'adeguamento del software denominato SIF, che non è oggetto della Gara 3/2016, è stato assegnato al fornitore storico di Lispa nell'ambito di un altra gara, la Gara 1/2015/LI, ed in particolare del lotto n.2 della stessa avente per oggetto "Sviluppo, Manutenzione, Assistenza e Gestione per i Sistemi Informativi Aziendali" ed una base d'asta di 7,5 milioni di euro circa, art.57 compreso;

Tale prassi oltre ad invalidare il contenimento dei costi realizzato dalla Gara 3/2016, peraltro di per sé incerto considerati gli 8 milioni corrisposti mediante l'utilizzo improprio dell'art. 57 del Dlgs. n. 163 del 2006, ha avuto solo l'effetto di mettere al riparo il fornitore storico da un eventuale aggiudicazione sfavorevole di tale gara perché una parte dei ricavi storicamente connessi al servizio farmaceutico le saranno comunque riconosciuti nell'ambito della gara concernente la gestione dei sistemi informativi aziendali (GARA 1/2015)".

Casalino spiega: "Le anomalie sono palesi e adombrerebbero l'ennesimo trattamento di favore al fornitore storico di Lispa che oltre a ledere la concorrenza tra gli operatori economici rende difficilmente gestibile il servizio farmaceutico perché sul piano pratico preclude una identificazione chiara delle responsabilità relative alla cattiva qualità del servizio farmaceutico, la quale ha avuto nei dieci anni passati un impatto economico non trascurabile per la Regione".

 

 

Il Movimento 5 Stelle Di Cinisello Balsamo plaude l'intervento della Procura della Repubblica di Monza che ha acceso i riflettori su parti del Piano di Governo del Territorio della nostra città, un piano del valore di 1 miliardo di euro e una ulteriore cementificazione del territorio già consumato al 75%. Giancarlo Dalla Costa, portavoce M5S in Consiglio comunale, dichiara: "Apprendiamo dalla stampa dell'iscrizione nel registro degli indagati del Sindaco Siria Trezzi, che ha approvato il PGT, e di suo marito Roberto Imberti, ex assessore all'urbanistica che lo aveva avviato negli anni 2000, e la cosa non ci sorprende. Più volte i consiglieri del Movimento 5 Stelle hanno denunciato in aula le ombre del PGT e dei vari progetti chiedendo conto sui motivi di cessione ai privati di aree libere e verdi o lo spropositato aumento di volumetria come nel caso del PII Bettola (Auchan) che è passato da 130.000 mq a 196.000 mq, o sul perché si dovevano rendere pubbliche le gallerie commerciali dell'ipermercato per ben 29.000 mq. Domande rimaste senza risposte e senza un preventivo assenso/informazione/condivisione dei cittadini. I cittadini non sono stati coinvolti attivamente nelle scelte urbanistiche della città e ancora oggi pochissimi sono a conoscenza dei "mostri di cemento" che sorgeranno dietro casa, che porteranno altri 6/7000 nuovi residenti e una superficie commerciale tra le più alte della città metropolitana.  Pochi sanno che la maggiore concentrazione residenziale sarà vicino l'autostrada Milano-Venezia e il Viale Brianza/Fulvio Testi, un'area già oggi fuori limite per l'inquinamento atmosferico e acustico. La triste storia del quartiere Crocetta non ha insegnato proprio nulla? Ci auguriamo che l'intervento della magistratura porti ad accendere i riflettori su questi temi e porti i cittadini ad attivarsi ed interessarsi fattivamente della nostra città, senza più deleghe in bianco a nessuno". Per Iolanda Nanni, capogruppo del M5S Lombardia: "Sono numerosi i rilievi che il gruppo locale del M5S all'amministrazione di Cinisello Balsamo. Ci auguriamo che la magistratura faccia rapidamente il suo corso e che eventuali responsabilità vengano accertate celermente. I cittadini hanno il diritto di essere governati da amministratori lontani da ogni sospetto".


Il M5S Lombardia ha depositato una risoluzione che chiede alla Giunta Regionale d'intervenire presso il Governo affinché la fibromialgia possa essere riconosciuta quale patologia invalidante, l'istituzione in regione Lombardia di ambulatori dedicati alla patologia , campagne informative e di sensibilizzazione per l'individuazione  e la cura della fibromialgia, l'incentivazione della ricerca scientifica su tale patologia e il sostegno di progetti di sperimentazione.


Per Paola Macchi, consigliere regionale del M5S Lombardia: "Nonostante la  fibromialgia sia stata riconosciuta dall'Organizzazione mondiale della sanità come una delle patologie da dolore cronico diffuso, in Italia tale riconoscimento non è ancora stato dato. Eppure è una malattia invalidante che colpisce approssimativamente due milioni di italiani, in prevalenza donne,  che spesso scoprono di esserne affetti dopo mesi o anni di sofferenza e di problemi sia a livello lavorativo, che familiare, psicologico  e sociale. In altre regioni italiane, come ad esempio Trento e Bolzano dove  le persone affette da fibromialgia sono riconosciute, hanno diritto a parziali rimborsi sulle spese e ad un maggior riconoscimento in sede di determinazione di invalidità civile ; in Veneto viene riconosciuta come malattia ad elevato impatto sociale e sanitario. In Lombardia tutto tace, quindi noi proponiamo che la regione prenda atto delle problematiche che devono affrontare queste persone, che avevamo già audito in commissione sanità, e che faccia qualcosa di concreto per sostenerle. La richiesta di intervenire presso il Ministero è fondamentale perché possano essere riconosciuti ai fibromialgici diritti equivalenti a quelli delle persone affette da patologia cronica."

La querelle verbali del Consiglio di Amministrazione di Expo negati al M5S Lombardia sembra aver trovato una parziale composizione. Nella giornata di ieri, dopo l'invio della lettera di un legale che intimava la richiesta degli atti, la portavoce regionale Silvana Carcano, insieme a due attivisti, Monica Forte e Giovanni Navicello, hanno incontrato l'amministratore delegato Alberto Grando e il direttore generale di Expo Christian Malangone per discutere tempi e modi di traduzione del materiale.

"Abbiamo fatto qualche passo avanti e nei prossimi giorni Expo ci farà avere tutti gli ordini del giorno del Consiglio di Amministrazione. Con quelli, punto per punto, chiederemo il materiale che ci interessa e ci concentreremo, in particolare, sulle bonifiche del sito, sui costi del MISE, la messa in sicurezza emergenziale della falda acquifera e sulla piastra, l'ossatura dell'esposizione, anche in previsione del suo eventuale riutilizzo", spiega Carcano.

Sulle bonifiche, in particolare, il Movimento 5 Stelle ha insistito perché non si arrivi alla prescrizione: "mancano pochi giorni e milioni di euro che devono essere sborsati da privati, ex proprietari dell'area, tra cui Fondazione Fiera, in conflitto di interessi perché socia in Arexpo, e i Cabassi. Quello della chiarezza sulle bonifiche e sullo smaltimento dei riporti e dei rifiuti è un tema che seguiamo da anni e che senza il nostro lavoro di verifica e controllo non avrebbe nemmeno sfiorato il dibattito pubblico. Expo ha spiegato che si tutelerà dalla prescrizione, noi insistiamo: quei costi non vanno assolutamente scaricati sugli italiani", argomenta Carcano.

"Sul MISE - aggiunge - siamo in attesa di risposte. Dovrebbe essere costato meno di un milione di euro, sono soldi dei cittadini e pretendiamo anche qui totale trasparenza. Expo si è impegnata a fornirci sia i costi di progettazione e di costruzione che quelli di esercizio e hanno riconosciuto che la nostra attività di controllo è stata utile per rivalere queste spesa di soldi pubblici su chi sta realmente inquinando, una società privata ".

 

"Certo in un paese normale i costi di Expo non sarebbero custoditi come i segreti di Fatima, i verbali di Expo sarebbero a disposizione della Regione Lombardia e dei consiglieri regionali che hanno, per legge, la facoltà di controllarli. La nostra insistenza continua ha comunque avuto effetti positivi e sollevato temi e criticità che altrimenti sarebbero restate sotto il tappeto."

Le tempistiche del "Progetto di Recupero dell'Efficienza Contabile e Amministrativa dell'IRCCS SAN MATTEO", redatto dal nuovo Consiglio di Amministrazione, prevedevano una serie di adempimenti, fra cui il riordino della governance interna ed il censimento completo degli immobili, da effettuare entro ottobre 2016.

La Capogruppo M5S in Regione Lombardia, Iolanda Nanni, già prima firmataria a luglio 2016 di un' interrogazione sulle gravissime criticità gestionali emerse al San Matteo di Pavia, ha oggi depositato una nuova interrogazione (leggi qui) e dichiara: "Con un buco da circa 46milioni di euro, al San Matteo non sono ammissibili ulteriori lungaggini. Vogliamo sapere a che punto è il Progetto di recupero e se sono state rispettate le scadenze sui principali adempimenti. Infatti, nel periodo intercorrente fra marzo ad ottobre 2016, bisognava avviare il riordino complessivo della governance interna e completare il censimento degli immobili del San Matteo. Inoltre, si erano preannunciate delle esternalizzazioni finalizzate a un risparmio di costi: vogliamo sapere se verranno avviate e con quali previsioni di risparmio."

"La due diligence della società KPMG - continua Nanni - e il Progetto di recupero approntato dal nuovo Consiglio d'Amministrazione del San Matteo, insediato con il compito di risanarlo e regolarizzarne la gestione interna, hanno fatto emergere gravissime e vergognose criticità in ambiti cruciali della gestione dell'Ente. In particolare è stata riscontrata la mancanza di un censimento completo degli immobili, la mancanza di criteri contabili uniformi, le carenze nell'organigramma e l'insufficienza delle risorse amministrative. Cito testualmente dal Piano di recupero, secondo cui nelle passate gestioni dell'Ente si sarebbe verificata una «inattendibilità dei dati amministrativi e contabili», nonché un «Forte disordine nei processi basilari di Governance (deleghe, preparazione delibera di C.d.A., funzionamento C.d.A., responsabilità e funzioni Collegio Sindacale) con governance confusa e deresponsabilizzata». Affermazioni pesanti e gravissime, queste ultime, su cui speriamo che la Corte dei Conti faccia presto luce."

"Alla base del risanamento del San Matteo - continua Nanni - occorre revisionare completamente la sua governance interna, con scadenze temporali stringenti fissate dal Piano di recupero stesso, che prevedevano già entro entro luglio 2016 il censimento completo degli immobili ed entro settembre 2016 il riordino complessivo della governance interna. E' stato fatto? Sono proprio questi i temi oggetto della mia interrogazione che intende incalzare la Regione affinchè il risanamento sia avviato celermente e rispettando tutte le prescrizioni adottate."

"Inoltre - conclude Nanni - l'interrogazione chiede conto del possibile processo di esternalizzazione di servizi ed attività attualmente svolte da risorse interne: questo processo ci preoccupa molto, poiché il piano di recupero parla genericamente di esternalizzazione di 250 lavoratori ma non specifica in quali settore e campi di attività. Come M5S, siamo contrari alle esternalizzazioni che, salvo rare eccezioni, si risolvono purtroppo quasi sempre in un peggioramento dei servizi e delle condizioni di lavoro, quindi riteniamo che se il nuovo CDA dovesse avallare un piano di esternalizzazioni, i lavoratori del San Matteo dovrebbero essere i primi ad esserne informati. Il San Matteo infatti può vantare, nel panorama della sanità pubblica lombarda e nazionale, un nome di tutto rispetto proprio grazie alla dedizione ed alta professionalità dei suoi dipendenti, non altrettanto può dirsi di chi in questi decenni lo ha amministrato e portato sull'orlo del collasso. "

E' la consigliera regionale Iolanda Nanni il nuovo capogruppo del Movimento 5 Stelle Lombardia. Il gruppo consiliare l'ha eletta nuovo portavoce dopo il semestre del portavoce Gianmarco Corbetta. L'avvicendamento, esattamente come per i portavoce del Movimento 5 Stelle della Camera e del Senato e in linea con quanto annunciato a inizio Legislatura regionale, è un segnale contro la personalizzazione e la professionalizzazione della politica della Casta che negli ultimi anni ha portato alla deriva il Paese. Per il movimento il rappresentante istituzionale è portavoce delle istanze dei cittadini e del territorio. Nel Movimento 5 Stelle nessuna carica è a vita.

Iolanda Nanni è membro delle CommissioniTerritorio e Infrastrutture, Affari Istituzionali e del Comitato Paritetico di Controllo e Valutazioni. Ha fondato nel 2009 ho il Coordinamento Provinciale Pendolari Pavesi, è stata anche membro attivo del Comitato Salute e Ambiente della Bassa Pavese e del Comitato Antinucleare della Provincia di Pavia. Collabora da anni con le Associazioni LGBT del territorio pavese sui temi delle pari opportunità. E' anche membro di Pavialeaks che, su iniziativa del M5S Pavia, nel 2010 a seguito dell'inchiesta giudiziaria "Infinito" ha attivato a Pavia una serie di eventi di informazione sui temi della ndrangheta.