Ottobre 2016

La corruzione in Italia è inarrestabile. Corre comoda e veloce su quel confine che separa malavita e legalità, in cui la politica, non ci spaventa dirlo, preferisce non mettere mano. Non si può spiegare altrimenti questa medaglia che portiamo tristemente al petto. Mandiamo una sonda su Marte con la tecnologia italiana ma siamo il paese più corrotto d'Europa dopo la Bulgaria. Non può essere vero, non possiamo essere così stupidi.Mercoledì hanno arrestato 14 persone di varie regioni con accuse che vanno dalla corruzione alla tentata estorsione, fino all'associazione a delinquere, in riferimento a diverse grandi opere, due tra le più controverse del paese come la Tav (nella tratta Genova-Milano) e la Salerno-Reggio Calabria. Di martedì invece la notizia che i clan dell' 'ndrangheta sono riusciti a mettere le mani sulla costruzione dei padiglioni Expo di Cina e Ecuador, sulle opere di urbanizzazione, nei subappalti di Ferrovie Nord Milano e sull'enorme centro commerciale di Arese.  Se non vivesse su un altro pianeta oggi Renzi farebbe un tweet sulla corruzione, l'eccellenza italiana di tutte le eccellenze. Invece quando leggerà questo post ci etichetterà come "i soliti gufi". Ma non ci interessa. Perché è questo il cuore del problema del paese, della mancanza di investimenti, della ripartenza al rallentatore, della zavorra che non ci permette di volare! E non è con una pessima riforma della costituzione che debelleremo questa piaga italiana, ma con una vera legge anticorruzione che comprenda, come richiesto dal M5S in questi anni, l'introduzione della così detta "interdittiva", che come nell'antimafia permetterebbe a chi si è macchiato di reati di corruzione di non costruire mai più opere per lo stato italiano. Nel frattempo, in questo vuoto istituzionale e legislativo, il No alle Olimpiadi che in tanti, tra politici e media, si sono affrettati a descrivere come un'opportunità persa per Roma, è stata in realtà l'opportunità che solo il M5S ha avuto il coraggio di dare per non consegnare la città in pasto agli speculatori e alla criminalità organizzata. E così, continueremo a comportarci ovunque governiamo. Perché la tutela e l'interesse dei cittadini viene prima di ogni grande opera.

M5S Lombardia

Nel corso del 2015 e del 2016 si è registrato un notevole aumento degli incendi presso gli impianti che trattano i rifiuti differenziati. La regione più colpita è il Veneto ma il fenomeno è diffuso in tutta la penisola, inclusa la Lombardia. Si tratta di eventi prevalentemente dolosi sui quali la magistratura e le forze dell'ordine stanno indagando. E' un fatto gravissimo e molto inquietante: mettendo fuori uso gli impianti che trattano rifiuti differenziati come la plastica, si corre il rischio che la filiera del riciclo, già sotto pressione, vada al collasso, provocando l'accumulo dei rifiuti nelle strade o un dirottamento forzato verso inceneritori e discariche. E' ancora presto per trarre conclusioni, ma sembrerebbe che dietro il fenomeno ci sia un preciso disegno criminale per difendere interessi che in Italia potrebbero essere danneggiati dalla continua crescita della raccolta differenziata. Come gruppo M5S in consiglio regionale abbiamo condiviso la preoccupazione di alcuni operatori del settore e ci siamo immediatamente attivati per rappresentare la gravità della situazione alla Giunta regionale. Gli uffici di Regione Lombardia si stanno già muovendo per cercare soluzioni; da parte nostra continueremo a seguire l'evoluzione della crisi in atto e faremo tutto il possibile per scongiurare il rischio di una vera e propria emergenza rifiuti.

Gianmarco Corbetta - Capogruppo del M5S Lombardia

Una lettera condivisa da tutti i membri della Commissione Attività produttive, inviata all'Assessore regionale allo Sviluppo Economico Mauro Parolini, per valutare il possibile inserimento dell'area mantovana tra le aree di crisi non complessa e garantire comunque un supporto tramite gli strumenti regionali. E' questo il risultato ottenuto dal Movimento 5 Stelle che aveva presentato una proposta sul tema nelle scorse settimane.

Nella lettera, firmata dal presidente della Commissione Pietro Foroni, si legge: "sono quindi a richiederle, pur consapevole degli stringenti parametri normativi di tipo tecnico-matematico di cui al decreto ministeriale sulle aree di crisi non complesse del 4 agosto 2016, una valutazione circa il possibile inserimento dell'area mantovana, senza pregiudicare altri territori già indicati, oppure, nel caso di impossibilità, di porre in essere misure regionali al fine di sostenere il predetto territorio, considerando anche gli strumenti previsti dalla Legge Regionale 19 febbraio 2014, n. 11, fra cui la possibile sottoscrizione di Accordi per la competitività."

Fiasconaro commenta così l'iniziativa: "Un piccolo passo positivo. L'interessamento di tutti i gruppi politici in Commissione garantisce solidità alla lettera. Sappiamo che i parametri stabiliti dal Ministero sono molto stringenti e che altre aree (sistemi locali del lavoro) sono state individuate: non vogliamo sostituirle, bensì, se possibile, aggiungere l'area di Mantova. Con la lettera lasciamo questo impegno all'Assessore. Riprendiamo una richiesta unanime arrivata dal territorio tramite Camera di Commercio, Sindacati, Associazioni di Categoria, Comune e Provincia di Mantova. Sicuramente i parametri stabiliti dal Ministero sono penalizzati per una Regione a forte vocazione industriale come la Lombardia, in cui però possono essere candidate aree (sistemi locali del lavoro) per solo 2,5% della popolazione totale. In ogni caso nella lettera è chiaro l'impegno per l'Assessore anche ad attivare misure regionali per sostenere il rilancio dell'area, come gli Accordi per la competitività o il 'progetto AttrAct'  recentemente presentato proprio da Parolini  in città. Bisognerà, certo, proporre progetti unitari, ma sicuramente il percorso di richiesta avviato potrà aiutare. L'obiettivo è chiaro: attrarre investimenti per l'area con tutti gli strumenti possibili, da oggi è anche scritto nero su bianco formalmente all'Assessore Parolini."

Venerdì prossimo, 28 ottobre, il M5S e il Comitato Eureco incontreranno il sindaco della città metropolitana Giuseppe Sala per presentare le problematiche relative al sito Eureco a Paderno Dugnano in relazione al riavvio delle attività di trattamento dei rifiuti da parte della sostituta di Eureco, azienda esplosa il 4 novembre 2010 causando quattro morti e numerosi feriti.

L'appuntamento, che segue l'approvazione di una mozione regionale del M5S, ha l'obiettivo di sensibilizzare Città Metropolitana all'importanza di maggiori controlli in relazione alle norme sulla sicurezza dei lavoratori, dei cittadini, dell'impianto e, quindi, dell'ambiente.

Parteciperanno all'incontro il consigliere della città metropolitana Marco Carrettoni, la consigliera regionale Silvana Carcano ed esponenti del Comitato a sostegno dei familiari delle vittime e dei lavoratori Eureco.

Nelle scorse settimane sono stato sollecitato da alcuni cittadini di Monza preoccupati per le voci di possibili ritardi o ripensamenti sulla realizzazione della nuova stazione ferroviaria Monza Est, progetto di cui si parla da anni e che tutti gli enti coinvolti avevano deciso di realizzare.

Mi sono subito attivato chiedendo informazioni sullo stato dell'arte alla Direzione Generale Infrastrutture della Regione. Nel frattempo queste voci sono apparse sulla stampa, trovando la secca (e anche un po' infastidita) smentita dell'assessore monzese Confalonieri, il quale si è premurato di assicurare che è tutto a posto ("chi diffonde informazioni di questo tipo è un irresponsabile, quando si parla bisogna avere le carte in mano e noi le abbiamo").

Sembrava che la cosa finisse lì, invece nei giorni scorsi mi è arrivata la risposta dal Direttore Infrastrutture e Mobilità di Regione Lombardia... e proprio tutto a posto, come dice il buon Confalonieri, non è.

Cosa dice la Regione?

"L'Accordo per la realizzazione della fermata è stato sottoscritto tra Regione Lombardia, Comune di Monza e Rete Ferroviaria Italiana il 21 luglio 2015. A seguito di approfondimenti tecnici ed economici effettuati da RFI successivamente alla firma dell'Accordo è emerso che l'importo previsto per la realizzazione della fermata, interamente a carico del Comune di Monza, non risulta sufficiente a coprire i costi dell'intervento. Per tale ragione Comune e RFI non hanno potuto sottoscrivere la convenzione attuativa entro il termine previsto. Per superare tale criticità e portare comunque a realizzare l'intervento la Regione ha coordinato alcuni incontri con Comune e RFI, finalizzati sia all'elaborazione progettuale della nuova fermata, tenendo anche conto dei futuri scenari evolutivi del Servizio Ferroviario Regionale, sia alla definizione dei contenuti della convenzione attuativa tra le due parti. Gli esiti di tali approfondimenti ed il cronoprogramma richiesto sono attesi entro la fine del corrente anno."

Veniamo quindi a scoprire che l'importo preventivato per l'opera non è sufficiente e che per tale motivo la convenzione attuativa (necessaria per la realizzazione dell'opera e che dagli accordi intercorsi doveva essere firmata entro gennaio 2016) non è ancora stata sottoscritta.

Sarà forse per questo motivo che l'assessore Confalonieri ha reagito in modo così stizzito alle voci riportate dai cittadini? Sarebbe stato meglio, in totale trasparenza, spiegare a tutti come stavano le cose, invece di venirle a scoprire grazie all'interessamento di un consigliere regionale. L'assessore le carte in mano le aveva, ma avrebbe fatto meglio a renderle pubbliche.

I nostri portavoce di Monza, Nicola Fuggetta e Gianmarco Novi, hanno depositato una interrogazione per sapere precisamente a che punto siamo e di chi siano le responsabilità di questa errata preventivazione dei costi... un errore che ci sta costando ben un anno di ritardo rispetto al programma iniziale.

La giunta comunale, tramite un comunicato stampa, ha informato di un recente incontro in Regione per la definizione della convenzione attuativa, confermando quindi che non è ancora stata siglata ("convenzione che gli Enti si sono impegnati a siglare entro gennaio 2017"). La nota stampa inoltre informa che sono ancora in corso verifiche per stabilire il quadro economico dell'opera. Di fatto confermano quanto mi hanno scritto i tecnici regionali.

Senza un quadro economico certo e senza la convenzione stipulata, la partita non può considerarsi chiusa. Per questo motivo vigileremo affinché il tutto proceda della maniera più rapida possibile per assicurare ai cittadini monzesi un nuovo, fondamentale accesso alla rete di trasporto pubblico!

La consigliera regionale M5S Iolanda Nanni ha ricevuto dall'Assessore Sorte la risposta alla sua interpellanza, depositata il 4 agosto 2016 sulle conseguenze dell'entrata in servizio dell'Alta Velocità sulla tratta Brescia-Treviglio, portando all'attenzione di Sorte le preoccupazioni dei pendolari sull'impatto negativo che l'Alta Velocità potrebbe comportare sia su tutto il sistema orario sia sul sistema delle coincidenze con le linee suburbane S5 ed S6.

Iolanda Nanni dichiara: "Come volevasi dimostrare, la risposta di Sorte conferma nero su bianco quanto temevamo. Sorte dichiara che, con il cambio orario di dicembre 2016,  i treni RegioExpress che coprono la relazione Milano Centrale-Bergamo, partiranno dalla stazione di Milano C.le al minuto 5, anziché al minuto 10, e quindi salterà tutta la "simmetria oraria". In buona sostanza, il nuovo orario non garantirà più il sistema di coincidenze con le linee suburbane S5 ed S6 a Pioltello. Questo è ciò che andrà probabilmente ad annunciare il prossimo 3 novembre al Tavolo Quadrante Est dei comitati pendolari i quali, si troveranno nella sicura impossibilità di incrocio con i suburbani e con il Malpensa Express. Ancora una volta Regione Lombardia non si è dimostrata all'altezza di tener testa alle politiche commerciali di Trenitalia, abbassando la testa di fronte ai diktat di quest'ultima e di RFI e mettendo in forte difficoltà i pendolari che saranno costretti ad affrontare l'invero con un servizio peggiorato sia dal punto di vista della qualità che della puntualità".

Salta la seduta della Commissione regionale agricoltura, la Maggioranza non ha garantito il numero legale sul progetto di legge di riorganizzazione delle aree protette. Meno male che dalle parti della maggioranza erano interessatissimi alla riorganizzazione delle aree protette lombarde. Hanno persino organizzato un convegno sul tema, ma quando si tratta di votare una loro legge non si presentano in Commissione per garantire il numero legale. All'ordine del giorno c'era la votazione di 126emendamenti e della legge stessa. Al di là di consiglieri di maggioranza che non si vedono quasi mai ai lavori di Commissione, proprio in occasione di un progetto di legge simile fortemente voluto dall'Assessorato la maggioranza avrebbe dovuto garantire il numero legale, invece il Presidente ha dovuto chiudere la seduta di commissione e rinviare le votazioni per le assenze nella maggioranza. Sulla legge sono concentrate numerose proposte emendative del M5S e a questo punto ci chiediamo se possa arrivare in aula il 15 novembre prossimo come da calendario lavori.

Giampietro Maccabiani - Consigliere Regionale del M5S Lombardia

L'Amministratore delegato di Cento Stazioni Luca Preziosi ha risposto alla lettera che ho inviato, nei giorni scorsi, in cui denunciavo le difficoltà di utilizzo dell'ascensore nella stazione ferroviaria di Mantova. Preziosi scrive: "Vi informiamo che dallo scorso 24 ottobre è stata resa operativa una modifica delle modalità di funzionamento dell'impianto di sollevamento presente nella stazione di Mantova che ha consentito di renderlo fruibile tutti i giorni della settimana dalle ore 5 alle ore 21:30". La risposta celere di Grandi Stazioni alla nostra sollecitazione che chiedeva continuità nel servizio è indice di sensibilità. Ci auguriamo che quell'orario sia rispettato ed effettivamente applicato; ne va del diritto alla mobilità  indipendente e l'ascensore è utile a un'ampia fascia di popolazione. E' una piccola azione che può servire a molte persone.

Andrea Fiasconaro - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

"E' imbarazzante e molto grave che il Presidente di Fondazione Molina non si sia presentato all'audizione della Commissione regionale, dopo aver negato la sua presenza Consiglio Comunale a Varese Su tutta la vicenda va fatta rapidamente chiarezza e se non arriveranno i dati attesi ci auguriamo che l'ATS valuti il commissariamento della Fondazione e che la Regione Lombardia avvii un'indagine conoscitiva; stiamo comunque parlando di una fondazione che riceve il 45% di finanziamenti,circa 9 milioni l'anno, di fondi pubblici e la trasparenza e' quindi doverosa." così Paola Macchi, consigliera regionale del M5S Lombardia.

"L'audizione - spiega - doveva fare chiarezza sulla vicenda  ma era presente solo l'ATS Insubria, che sta facendo un ottimo lavoro di approfondimento i cui risultati dovrebbero arrivare entro un paio di settimane,  e che non ha potuto che usare i condizionali per descrivere una situazione di totale assenza di trasparenza che è al limite del grottesco. E l'elenco delle lacune sull'attività della Fondazione è oltremodo lungo: sembrerebbe che il presidente non avesse in requisiti per sottoscrivere il prestito obbligazionario a rete 55, che la Fondazione non avrebbe ancora  fornito informazioni riguardo gli investimenti del 2016all'ATS, non esisterebbe a statuto il direttore generale ma c'è stato e sarebbe costato una lauta buonuscita e potremmo andare avanti a lungo, insomma un quadro generale non trasparente".

"Quello che ci interessa è che una Fondazione che vive anche di fondi pubblici erogati dalla Regione  ha il dovere di rendere conto in modo trasparente di 450 mila euro di investimenti, soprattutto se sono investiti in un mass media. Un dovere disatteso dall'assenza del Presidente di Fondazione Molina. Sia la Commissione sanità che i varesini si attendono totale chiarezza sulla vicenda", conclude Macchi.

Ieri sera, 25 ottobre 2016, si è tenuto a Vigevano un Consiglio Comunale aperto alla cittadinanza ed in particolare ai pendolari della Mortara-Milano al quale ha partecipato l'Assessore Regionale ai Trasporti, Alessandro Sorte. Anche la consigliere regionale pavese M5S, Iolanda Nanni, ha partecipato, dal pubblico e a sorpresa, in quanto non invitata dal Sindaco e dal Consiglio Comunale di Vigevano.

"Sono stati i pendolari - dichiara Iolanda Nanni - ad avvisarmi di questo Consiglio Comunale aperto, in quanto il Sindaco di Vigevano, con una scorrettezza istituzionale senza confronti, non si è nemmeno premurato di invitare i consiglieri regionali del territorio pavese, cioè coloro che, eletti dai cittadini della provincia di Pavia per rappresentare i loro interessi in Regione, dovrebbero sempre essere coinvolti in occasioni pubbliche su temi peraltro di stretta competenza regionale. Ciò detto, non posso che definire quel Consiglio Comunale aperto una pagliacciata, l'ennesima a cui i pendolari della Mortara-Milano presenti sono stati costretti ad assistere. L'Assessore Sorte ha passato la serata a fare lo scaricabarile sullo Stato, senza assumersi la responsabilità dei fallimenti del suo assessorato che, sino ad oggi, pur avendone diretta competenza, non è stato in grado di mettersi al tavolo per stendere un cronoprogramma sulla Milano-Mortara. Ha poi fatto mostrare dei grafici per dimostrare che la puntualità sulla Mortara-Milano ha indici ragguardevoli, ma, come ho dimostrato nel mio intervento, quei dati erano farlocchi, dato che non tenevano conto della soppressione dei treni giornaliera che tanti disagi causa ai pendolari. A far poi scadere nel ridicolo la situazione, è stata la dichiarazione di Sorte che ha detto di aver invitato TRENORD ma che purtroppo l'azienda non aveva mandato nessuno. Ciò dimostra ancora una volta la scarsa autorevolezza di Regione Lombardia che, pur foraggiando TRENORD con 400 milioni di euro all'anno, che per inciso sono soldi pagati di tasca dai cittadini lombardi, non riesce neanche a convocare TRENORD a questi tavoli. E così assistiamo anche allo scacco-matto di TRENORD che la fa da padrone, non risponde alle richieste di Regione, pur essendo la stessa Regione principale finanziatrice diretta di TRENORD, nonché proprietaria della metà dell'azienda (in quanto azionista di maggioranza di FNM). Mi domando come possa Regione Lombardia a far rispettare il Contratto di Servizio a TRENORD quando non è neanche in grado di farla sedere a un tavolo di confronto!"

"Sarebbe bastato solo questo -  continua Nanni -  per indurre i pendolari a disertare disgustati il Consiglio Comunale, invece in molti hanno stoicamente resistito nella speranza di riuscire ad avere la parola ed avere risposte alle croniche problematiche della linea. Purtroppo sono rimasti a bocca asciutta. Le parole di Sorte si sono limitate a generiche promesse senza mai entrare nel merito della programmazione. Insomma, se la politica di Governo regionale non è in grado di dare risposte, a cosa serve convocare Consigli comunali aperti? Sicuramente a segnare ancor di più una distanza siderale fra cittadini e politica e fra pendolari e Istituzioni. Sulla Mortara-Milano non ci sono più parole da spendere, i problemi della linea sono arci-noti e cronicizzati da anni di latitanza della politica, bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare: non ci sarà mai un raddoppio della linea, i finanziamenti sul raddoppio stanno a zero. Occorre quindi concentrarsi sulla manutenzione e il potenziamento dell'infrastruttura e il rinnovo del materiale rotabile. La Regione, su 2,3miliardi di euro, ne ha stanziati solo 115milioni per il TPL nel Programma Regionale di Mobilità e Trasporti ed ha fatto una scelta politica chiara: prediligendo l'autovettura privata sulle grandi autostrade (peraltro deserte) piuttosto che incentivare l'uso dei treni e dei mezzi pubblici. Di fronte a una scelta così delineata, incontri di questo genere non servono a nulla: ormai i pendolari non credono più alle promesse da marinaio di una certa politica partitica ed è per questo che la gran parte di loro diserta questi incontri pagliacciata."

 

In Lombardia è avviato un progetto pilota per studiare la cattura e confinamento di anidride carbonica, e cioè si intende studiare l'ipotesi di iniettare grandi quantitativi di CO2 nel sottosuolo su un'estensione territoriale di circa 1500 km quadrati su cinque province lombarde: Milano, Lodi, Cremona, Bergamo, Brescia. Prima di qualsiasi accelerazione, deve essere effettuata una attenta valutazione complessiva del progetto", così il Consigliere regionale del M5S Lombardia Andrea Fiasconaro. Fiasconaro ha depositato un'interrogazione all'Assessore all'Ambiente per sapere a che punto è il progetto pilota, se l'impianto pilota sarà affettivamente nel territorio di Soncino (ritenuto idoneo da uno studio di Eupolis) o altrove e quali saranno le tempistiche di avviamento. Il M5S, nell'ottica di fare luce sul piano di stoccaggio, chiede anche quali sono i costi fin qui sostenuti dalla Regione, quali saranno i costi dell'impianto e se sono state effettuate valutazioni tecniche relative all'impatto ambientale e di fattibilità in relazione alla sismicità delle zone su cui si immagina l'impianto. "Quando si tratta di progetti di stoccaggio di materiali inquinanti è necessario tenere alta la soglia critica e l'attenzione. Al momento non disponiamo di valutazioni sulle conseguenze e i rischi di questi interventi in zone caratterizzate da attività sismica ed è necessario fare luce su quali e quanti interessi ci sono dietro questi interventi. l'Unione Europea ha previsto di finanziare progetti con stoccaggio CO2 per 3,2 miliardi di euro, pensiamo a cosa si potrebbe ottenere in termini di riduzione C02 con la stessa cifra investita in risparmio energetico ed efficientamento degli edifici. Ci auguriamo che l'Assessorato all'Ambiente ci risponda dettagliatamente, anche per informare la popolazione che vive in quelle zone degli orientamenti regionali in tema di stoccaggio CO2.

Andrea Fiasconaro - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

Apprendiamo dalla stampa che, finalmente, la Giunta Comunale ha deciso di costituirsi parte civile nel processo paratie. 

Sono settimane che chiediamo di prendere questa decisione, abbiamo presentato una mozione perché il Consiglio Comunale, come organo del popolo, impegnasse la Giunta. Abbiamo presentato una richiesta di trattazione con urgenza della Mozione a cui il presidente del Consiglio non ha neanche risposto. Abbiamo chiesto nella seduta del 24/10/2016 l'inversione dell'ODG in base all'Art 55 e il Consiglio Comunale ha respinto la richiesta.

Hanno fatto di tutto per rimandare la decisione, senza volere sapere metterci la faccia, facendo finta di nulla.

La posizione del M5s è stata l'unica certa e sicura della richiesta così certa da farloin ogni modo istituzionale possibile, l'unica che ha preteso che il Comune di Como si costituisse parte civile e ne discutesse apertamente e con trasparenza.

Il voto della seduta sull'inversione ne è testimonianza.

La pressione effettuata, seppur senza essere ripresa da nessun organo di informazione ha sortito l'effetto voluto.

Peccato però, avremmo potuto farlo in modo ancora più trasparente e celere facendolo decidere ai rappresentanti del popolo eletti per amministrare la città.

Ancora una volta, nonostante la foschia artificiale, le iniziative del M5s riescono a illuminare il grigiore comasco.

Stay tuned aspettando #como2017 un #CoMovimento2017

Luca Ceruti

Portavoce Comune di Como 

La mozione M5S per salvare i 160 lavoratori della Cameron (Voghera) è stata approvata all'unanimità dal Consiglio Regionale. Questo è un primo passo importante e concreto di attivazione di Regione Lombardia che, sulla vicenda vogherese, ha assunto l'impegno di adottare ai Tavoli ministeriali del MISE un ruolo attivo, al fianco del Governo e delle OO.SS. per la salvaguardia dei posti di lavoro e di attivare tutti gli strumenti istituzionali atti a garantire investimenti nel medio-lungo periodo sugli stabilimenti Cameron, recemente passati di proprietà al gruppo americano Schlumberger. Per quanto riguarda la nostra richiesta di inserire Voghera nelle aree di crisi non complesse, dati i rigidi criteri contenuti nel Decreto Ministeriale 4 agosto 2016, Regione Lombardia ha proposto l'inserimento del Comune di Voghera nell'allegato B, come atto di riconoscimento di uno stato allarmante di crisi su tutto il territorio pavese. Infatti, secondo i dati dell'Istituto Eupolis Lombardia, l'economia pavese si mantiene su un prodotto interno lordo pro capite decisamente inferiore alla media regionale, con tassi di attività e di occupazione più bassi dei corrispondenti tassi regionali, continuando a scontare, da anni, un progressivo processo di deindustrializzazione non supportato da un'adeguata riqualificazione e reinserimento dei lavoratori nel settore produttivo. Il caso Cameron è purtroppo solo la punta dell'iceberg. Il M5S si è già attivato a tutti i livelli istituzionali e, dopo aver ottenuto l'approvazione della mozione in Regione, è pronto a fare altrettanto al Parlamento e in Europa.

Iolanda Nanni - Consigliere regionale del M5S e prima firmataria della mozione

cameron-approvata

Ieri il commissariamento di Fiera per infiltrazioni di Cosa Nostra. Oggi veniamo a sapere che i clan della 'ndrangheta sono riusciti a mettere piede in Expo 2015 costruendo i padiglioni di Cina ed Ecuador e delle opere di urbanizzazione e delle infrastrutture base, nei subappalti di Ferrovie Nord Milano del maxi-centro commerciale di Arese.
Avevamo chiesto che anche i padiglioni stranieri e le infrastrutture vendute come "connesse ad Expo" firmassero il Protocollo di legalità, le infiltrazioni della 'ndrangheta in Expo sono il risultato della mancanza di volontà di Regione, Comune di Milano e Expo di alzare al massimo il livello dei controlli. Sappiamo bene che la firma non poteva essere vincolante su dei Paesi esteri, ma non possiamo non ricordare che si doveva tentare molto di più affinchè questi Paesi non arrivassero in Italia per approfittare della libertà che godevano nella gestione degli appalti. E tante infrastrutture vendute come connesse ad Expo, in realtà non lo erano, tanto che alcune delle quali sono ancora in costruzione, libere dai controlli restrittivi del Protocollo. Lo ribadiamo, la criminalità organizzata si infiltra dove la politica abbassa la guardia. Proprio per questio stiamo chiedendo, da mesi, che Arexpo firmi immediatamente il protocollo di legalità. Expo evidentemenre non è stato mafia free ma senza quella firma anche il futuro dell'area ha un destino segnato da infiltrazioni, appalti truccati e riciclaggio.

Silvana Carcano - Portavoce regionale del M5S Lombardia.

La Corte dei Conti ha esaminato tutte le spese dal 2008 al 2012 in quello scandalo chiamato "rimborsopoli", che contribuì alla caduta di Formigoni, quella dei consiglieri regionali dallo scontrino facile. Pranzi, cene, viaggi e materiale tecnologico per milioni di euro che una legge nazionale prevede possa essere lo stesso Pirellone a recuperare per quanto riguarda il solo 2012, rivalendosi direttamente sugli ex capigruppo dei partiti coinvolti. Ma una legge regionale del giugno 2013, votata da tutti i partiti tranne il M5S, ha disposto il rinvio delle contestazioni della Corte dei Conti ai Revisori dei Conti della Regione Lombardia innescando un procedimento amministrativo col quale siamo arrivati a ottobre 2016, con la delibera di Ufficio di Presidenza di ieri che chiede ai partiti quasi 900 mila euro, con il forte rischio che si vada oltre la scadenza dei cinque anni dai fatti contestati e subentri la prescrizione e con essa la possibilità di non veder rientrare nelle casse regionali soldi che ex consiglieri disonesti hanno sottratto ai cittadini. I partiti sono riusciti a tirarla in lungo e visto l'atteggiamento che hanno dimostrato sulla vicenda ci aspettiamo che passino ancora mesi prima di vedere rientrare il denaro. Questa maggioranza si è mangiata gran parte del periodo di prescrizione con questo trucco del 2013 che ora rischia di lasciare i cittadini a bocca asciutta. Insomma, oltre al danno, la beffa.

Eugenio Casalino - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

La vertenza Cameron Italy di Voghera (PV) riguarda la sorte di 160 lavoratori occupati nei due stabilimenti di Voghera (154 lavoratori della Grove e 6 della consociata Ledeen) per i quali, dal 16 settembre 2016, è scattata la procedura di mobiità, giustificata dall'azienda con la necessità di far fronte alla crisi del mercato petrolifero e al calo dei fatturati. La vertenza è tutt'ora oggetto di un Tavolo istituito presso il MISE (Ministero dello Sviluppo Economico), al quale partecipa anche Regione Lombardia, mediante ARIFL (Agenzia Regionale per l'Istruzione, la Formazione e il Lavoro).

La Consigliera Regionale M5S Iolanda Nanni, prima firmataria della mozione urgente, dichiara: "Nell'ambito dell'audizione svoltasi in Commissione Attività Produttive il 13 ottobre scorso, avevo anticipato che il M5S avrebbe presentato una mozione urgente alla prima Aula utile del Consiglio Regionale per impegnare la Giunta Maroni a mettere in campo tutti gli strumenti per la positiva risoluzione della vertenza."

"Oggi ho mantenuto la parola e, dopo aver condiviso la mozione con la consigliera comunale M5S di Voghera ed il gruppo M5S Voghera, l'ho depositata in Aula affinchè venga discussa nella giornata odierna. Nella mozione, chiediamo l'impegno della Giunta a valutare la sottoscrizione di un Accordo di Competività, così come previsto dalla legge regionale, che consentirebbe all'azienda di usufruire di finanziamenti pubblici, a fronte della garanzia del mantenimento dei livelli occupazionali e di investimenti certi sul territorio nel medio-lungo periodo. Inoltre, nella mozione chiediamo alla Regione di trasmettere entro il 3 novembre 2016 i dati aggiornati sul sistema locale del lavoro, valutando la candidatura di Voghera fra le "aree di crisi non complesse", cioè aree di crisi che possono beneficiare di particolari agevolazioni e finanziamenti ministeriali, in modo da offrire un ulteriore concreto aiuto alla vertenza Cameron."

"Infine - continua Nanni - tramite i parlamentari M5S, stiamo preparando anche un'interrogazione in Unione Europea ed una risoluzione parlamentare per attenzionare il caso dei lavoratori della Cameron presso il Governo e l'Europa. La vertenza Cameron, infatti, è nata, oltre che dalla crisi del settore oil/energy, anche da una possibile speculazione economica a seguito della fusione societaria con la multinazionale americana Schlumberger, colosso mondiale dell'energia. Tali operazioni di fusione fra mega-multinazionali spesso possono mascherare processi di acquisizione ed assorbimento di potenziali concorrenti, rilevandone al contempo know how, brevetti, tecnologie, quote di mercato e svuotandone gli stabilimenti che, spesso, vengono poi delocalizzati altrove, laddove la manodopera ha costi più bassi. Vogliamo che sia fatta chiarezza anche su questi passaggi, dato che, ad oggi, la multinazionale non ha ancora dichiarato espressamente quale sarà il destino dei due storici stabilimenti di Voghera."

"Spero - conclude Nanni - che tutte le forze politiche convergano su questa mozione, che, nel corso della mattinata, è già sottoscritta anche dal Presidente di Patto Civico con Ambrosoli, l'Avv. Bruni, e dal consigliere regionale PD Giuseppe Villani. Se verrà approvata, sarà un primo passo concreto di Regione Lombardia per la risoluzione della vertenza. Il territorio pavese, già da anni fanalino di coda per tasso di disoccupazione in Lombardia, non può assolutamente permettersi che una crisi aziendale sfoci nel licenziamento di ben 160 lavoratori, con tutti gli impatti devastanti che ciò avrebbe a livello di indotto e di tenuta del tessuto economico e sociale".

A Melazzini, come a qualunque politico, il M5S non può concedere sconti, e ciò prescinde dal rispetto per la persona e per la grande sofferenza dovuta alla malattia, rispetto che noi abbiamo sempre avuto. La nostra segnalazione sui rimborsi da lui percepiti in assenza dall'Aula, è stata oggetto di un'istruttoria dell'Ufficio di Presidenza, a seguito della quale Melazzini ha ritirato il certificato medico ed ha provveduto alla restituzione di 4500 euro. Questi sono i fatti. Dal nostro punto di vista non abbiamo mai contestato la persona Mellazzini, per la quale proviamo stima per il coraggio e la forza che dimostra nella sua attività istituzionale e per la sua battaglia contro la malattia. Contestiamo, e avremmo contestato comunque, qualunque forma di condotta politica inopportuna. Solo oggi Melazzini, a distanza di quasi un anno dalla sua nomina in AIFA, pare accorgersi che il suo nuovo incarico in AIFA mal si concilia coi numerosi impegni di un consigliere regionale ed ha deciso di dare le dimissioni dal Consiglio, le accogliamo augurandogli un proficuo lavoro nei ruoli nei quali è chiamato a prestare la sua attività.

 

Stefano Buffagni - Portavoce Regionale del M5S Lombardia

Oggi, in Commissione Sanità, si sono finalmente aperte le audizioni sul progetto di legge di iniziativa popolare sulla cannabis terapeutica. Con l'occasione, i delegati dei presentatori del progetto di legge, hanno relazionato sul testo di iniziativa popolare, il cui iter sarà abbinato al progetto di legge già presentato dal M5S nel 2013, a inizio legislatura, ed al progetto di legge recentemente depositato dal PD.

Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S e prima firmataria del progetto di legge del MoVimento 5 Stelle sulla cannabis terapeutica, dichiara: "E' dal 2013, data in cui il M5S ha - come prima forza politica - depositato un progetto di legge regionale sulla cannabis terapeutica, che aspettiamo questo momento. Dalle audizioni è emerso chiaramente che il decreto ministeriale Lorenzin è condizione necessaria ma non sufficiente per l'accesso ai farmaci cannabinoidi da parte dei pazienti lombardi, attraverso il sistema sanitario regionale. Occorre infatti una specifica legge regionale che renda attuabile questo diritto per pazienti affetti da patologie curabili con la cannabis terapeutica.  Il Prof. Scaglione dell'Istituto Besta, oggi in audizione, ha testimoniato di essere fra quei medici che in Lombardia praticano la cannabis terapeutica ambulatoriale come "pratica clinica", peraltro universalmente riconosciuta, per vari tipi di patologie c.d. di "tipo A" (es. nausea e vomito da chemioterapia o stimolo d'appetito per malati AIDS) e di "tipo B" (es. sclerosi multipla, sla). Una legge regionale è necessaria anche per attivare una vera formazione delle categorie sanitarie, con equipe specializzate di medici, come già accade in Toscana, nonchè per istituire un Organismo di Sorveglianza regionale sull'appropriatezza delle prescrizioni per i pazienti ed un Comitato Tecnico Scientifico per valutare i casi non attualmente oggetto del decreto Lorenzin. Nonostante il decreto ministeriale, infatti, al momento, in Lombardia non tutte le strutture sanitarie o le cliniche per la terapia del dolore garantiscono l'accesso alla cannabis terapeutica, con gravi disagi per i pazienti i quali devono, oltre alla malattia, sobbarcarsi dell'onere di cercare un medico che effettui questa pratica clinica ambulatoriale e pagarsi da soli tutte le cure, spesso onerose poiché i farmaci vengono importati dall'estero. Una legislazione regionale sarebbe inoltre utile a regolamentare anche la stessa produzione di cannabis "sativa" in ambito regionale con notevole abbattimento dei costi. Quella della cannabis terapeutica è una battaglia culturale che potrà essere vinta solo se verranno scardinate le resistenze, frutto di puro pregiudizio ideologico e ignoranza sui cannabinoidi, di talune sacche della politica di governo. La letteratura medica è chiarissima: hanno un elevatissimo potere antidolorifico e riducono gli effetti collaterali della chemioterapia. E' ora che la Lombardia approvi una legge".

"Non vorremmo che l'Assessore Sorte avesse cambiato idea sulla cessione delle quote di maggioranza di Trenord al gruppo FS. Sia chiaro che se la rete ferroviaria lombarda subisce un costante degrado in manutenzioni ed investimenti sulle infrastrutture pendolari, ciò è conseguenza del disinteresse del gruppo FS per le nostre linee. Inoltre la cessione della maggioranza di TRENORD a FS comporterà un'inevitabile perdita di controllo regionale sul servizio ferroviario regionale e Sorte persevererà nello scaricabarile sullo Stato. Lo ribadiamo: FS non ha dato prova in quest'ultimo decennio di investire sul servizio ferroviario regionale. Da questo punto di vista non è, ne sarà, credibile qualunque promessa di futuri investimenti. Lo ribadiamo: Trenord deve migliorare il servizio ai lombardi e rimanere nelle mani della regione, è un patrimonio di tutti i cittadini" così Iolanda Nanni, consigliere regionale del M5S Lombardia, commenta le parole dell'Assessore Sorte sull'ipotesi di acquisto di RFI della totalità delle quote di Trenord.

A Corsico è scoppiato un caso sul Festival dello stocco di Mammola, la sagra del merluzzo calabrese organizzata, con il patrocinio del Comune di Corsico, dal genero di Giuseppe Perre, un cognome che riporta alla memoria vicende legate all' 'ndrangheta, rinviato a giudizio per associazione mafiosa e condannato per possesso e ricettazione di armi. Nell'ultimo consiglio comunale si è accesa una bagarre in aula sulla vicenda, con le opposizioni che attaccavano il sindaco in un clima di intimidazione e minacce fomentato dal pubblico in aula. Dopo questo triste e gravissimo episodio, e le polemiche che ha generato, la manifestazione è stata sospesa e sia il sindaco con la maggioranza di centro destra, sia l'associazione Libera, insieme al PD, hanno organizzato manifestazioni contro le mafie. In giorni distinti.

Questo caso ci dimostra ancora una volta come la criminalità organizzata in quel territorio a sud di Milano, veri e propri feudi di famiglie malavitose, è un'emergenza reale, un fenomeno radicato e strutturato che mira ad avere il controllo sulla società civile. Un fenomeno a cui la politica non sa dare risposte, anzi, preferisce non rispondere. Fare antimafia a livello istituzionale significa ben altro. Significa informarsi, documentarsi, approfondire, dire dei "no". Ancora una volta, invece, assistiamo ad una valutazione politica vergognosa (quella del sindaco Errante, che era assessore della forza politica opposta fino alla scorsa legislatura) che sa di resa, di conveniente disinteresse; o all'ipocrisia dell'opposizione del PD di oggi, che ha sempre governato quella città: oggi grida allo scandalo, ma non sono state le giunte di centro sinistra a permettere il dilagare di questo fenomeno al punto tale da arrivare a quanto accaduto in questi giorni?

Per questo, il M5S non parteciperà alle manifestazioni organizzate dalle forze politiche che agiscono sul territorio, che ora appaiono più come una passerella di facciata per mettere una frettolosa pezza. Ma il buco è sempre lì, e in quel vuoto istituzionale e politico in cui la criminalità prolifera si disperdono anche le speranze dei cittadini onesti. Riteniamo che quanto accaduto, dalla scelta del sindaco alle intimidazioni in aula, siano un fatto gravissimo che deve essere approfondito dalla Commissione antimafia del Consiglio regionale, urgentemente. Sappiamo che la commissione si è già mossa tramite una lettera al Prefetto e al Sindaco di Corsico per avere chiarimenti, ma temiamo che non basti. Per questo chiediamo che vengano in Commissione a relazionare, per consentire i necessari e doverosi approfondimenti del caso.

M5S Lombardia

 

"Ancora una volta in Regione Lombardia scarseggia il coraggio nella lotta all'inquinamento atmosferico. Dalla Regione ci aspettavamo un protocollo vincolante per i Comuni e non l'ennesima carta d'intenti per coordinare gli interventi di riduzione delle polveri sottili. Sotto questo aspetto, Maroni riesce nella mirabolante impresa di far rimpiangere addirittura il Celeste, che pur combinando poco sul tema, qualche misura prescrittiva e obbligatoria per tutti i Comuni aveva il coraggio di prenderla", così Gianmarco Corbetta, capogruppo del M5S Lombardia, sull'avvio della sperimentazione del "Protocollo di collaborazione per l'attuazione di misure temporanee per il miglioramento della qualità dell'aria e il contrasto all'inquinamento locale".

"L'impressione è che, quando si tratta dell'aria che respiriamo, nessun politico si prende l'onore di fare scelte difficili, ma utili a salvare vite umane. In assenza di politiche strutturali (e relative risorse) per risolvere davvero il problema dello smog, si adottano solo misure tampone senza nemmeno renderle vincolanti per i comuni. E' necessario invertire la rotta, attraverso una presa di coscienza collettiva e un cambiamento culturale, perché non possiamo più permetterci di compromettere il bene più prezioso: la nostra salute e quella del nostro ambiente", conclude Corbetta.

"Garantire l'apertura continuativa dell'ascensore della stazione", è questo, in sintesi, quello che chiede una lettera inviata dal Consigliere regionale Andrea Fiasconaro a Luca Preziosi, amministratore delegato di Cento Stazioni e al difensore civico regionale della lombardia.

Fiasconaro chiede di "rivedere la decisione di far gestire l'accesso dell'ascensore della Stazione di Mantova all'impresa di pulizie che non può garantire la presenza di personale con orario continuativo durante le ore di esercizio della stazione".

Per il consigliere regionale: "Il diritto alla mobilità per tutti i cittadini è un principio difeso dalla Costituzione e dai regolamenti europei, e le persone disabili, per esempio, dovrebbero avere accesso alla Stazione di Mantova senza limitazioni al di la delle prenotazioni che si possono effettuare con il servizio Sale Blu. In ogni caso non ha senso che l'ascensore funzioni solo in alcuni orari quando i treni partono e arrivano anche prima dell'orario di apertura e dopo l'orario di chiusura. Il disagio è per tutti."

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Siamo stati i primi in Consiglio Regionale, con un paio d'anni di anticipo rispetto a tutti gli altri, a dire che Pedemontana versava in condizioni finanziarie disastrose e che il proseguimento dell'opera era - fortunatamente - ad alto rischio.

Ora tutti si domandano se Pedemontana sarà in grado di realizzare le tratte mancanti, ma basta un'analisi attenta degli ultimi avvenimenti e delle recenti dichiarazioni del neo presidente di Pedemontana, Antonio Di Pietro (rilasciate il 5 ottobre in audizione presso la Commissione Bilancio del Consiglio Regionale), per rendersi conto che di margini di incertezza ce ne sono ben pochi. Il futuro di Pedemontana è già scritto ed è sotto gli occhi di tutti.

Opera nata vecchia, inadatta a soddisfare le esigenze di mobilità dei cittadini, portatrice di devastazioni del territorio, oggi tutti i nodi sono finalmente arrivati al pettine e Pedemontana si trova con i mesi contati.

In questo post cercherò di riassumere tutti i problemi pendenti sull'opera... non è un impresa facile ma ci provo!

RISERVE STRATOSFERICHE: 3,2 MILIARDI DI EURO!

Le riserve sono le contestazioni di un'impresa esecutrice di un appalto che hanno per oggetto ogni fatto che produce una maggiore spesa per l'esecuzione delle opere. Oggi siamo arrivati a SAL (stato avanzamento lavori) numero 38 (sui 340 previsti a conclusione dell'opera) e le riserve notificate da Strabag, la società costruttrice delle prime tratte, ammontano all'esorbitante cifra di 3,2 miliardi! Pedemontana ha istituito una commissione tecnica che produca una stima reale di questi extracosti chiesti dal costruttore per poi cercare di trovare un accordo con lo stesso. Di Pietro ha dichiarato durante la sua recente audizione che se non si trova un accordo sulle riserve, i lavori non proseguiranno e il contenzioso finirà in tribunale.

VOLUMI DI TRAFFICO DISASTROSI

I dati sull'utilizzo delle tratte aperte sono impietosi: rispetto alle previsioni del Piano Economico Finanziario del 2014 transitano il 78% in meno di veicoli sulla tangenziale di Varese, il 72% in menosulla Tangenziale di Como, il 70% in meno sulla tratta B1 e il 34% in meno sulla tratta A. Gli incassi servono per ripagare i futuri finanziamenti per il proseguimento dei lavori... ma se sono così distanti dalle stime iniziali, come si fa ad andare avanti?

EVASIONE PEDAGGI

Come se non bastassero i flussi di traffico pesantemente sotto le previsioni, i ricavi netti dai pedaggi - da novembre 2015 ad agosto 2016, di poco superiori ai 17 milioni di euro - sono decurtati di ben 3 milioni e 900 mila euro. A tanto ammonta la cifra non riscossa per via del mancato pagamento del pedaggio da parte degli automobilisti!

SECONDO ATTO AGGIUNTIVO AL PIANO ECONOMICO FINANZIARIO BOCCIATO DAL GOVERNO

Il Secondo Atto Aggiuntivo alla Convenzione Unica del 2007 (quella che ha dato il via all'opera), doveva nelle intenzioni di Pedemontana revisionare il Piano Economico Finanziario (recependo, tra le altre cose, lo stralcio della tratta D e la famosa defiscalizzazione per 350 milioni di euro dell'opera, già stabilita da una Delibera del Cipe nell'agosto 2014).

Nelle intenzioni dei proponenti, questo Secondo Atto Aggiuntivo serviva per creare le condizioni di bancabilità dell'intera opera. Era stato inviato per approvazione a Roma nel maggio 2015. Il ministero doveva pronunciarsi entro 30 giorni. Non se ne è saputo più nulla per più di un anno. Ora si scopre che alla fine il ministero ha bocciato il documento.

Perché? Lo spiega Di Pietro nella sua audizione in Regione: "il Ministero l'ha rimandato indietro dicendo: guardate che il piano finanziario intanto si regge in piedi in quanto è tutta la tratta, non puoi togliermene un pezzo, perché altrimenti non entrano quei soldi che devono entrare, non si fanno quei lavori che si devono fare e il piano finanziario non c'è più, questa cosa che avete fatto non rispetta più ciò che vi ha approvato il CIPE, perché il CIPE vi ha approvato un piano finanziario sulla base di un'opera che va da A a D."

Quindi l'atto è stato respinto perché andava a togliere addirittura una tratta, la D, stravolgendo completamente il piano finanziario approvato dal CIPE. Al buon Di Pietro non è rimasto altro da fare che ripresentare una nuova versione di questo secondo atto aggiuntivo, tenendo dentro la tratta D. Staremo a vedere cosa dice il ministero questa volta...

PER PROSEGUIRE SERVONO 2, 4 MILIARI DI EURO... CHI LI METTE?

Mancano niente meno che 2 miliardi e 400 milioni per proseguire i lavori. Teoricamente sono tre le possibili linee di finanziamento: l'equity, cioè i soldi dei soci (stringi stringi, soldi pubblici), i prestiti delle banche e gli incassi dei pedaggi (che servono per ripagare i prestiti delle banche).

Per quanto riguarda l'equity, c'è da dire che i soldi che il pubblico doveva mettere da progetto originario sono già stati messi e spesi per fare le prime tratte. Gli incassi, come abbiamo visto, sono molto al di sotto delle previsioni. Rimangono le banche, che dovevano prestare i miliardi mancanti, ma che al momento si sono ben guardate dal mettere.

Perché? Perché il piano economico finanziario originale prevedeva dei flussi di traffico (e conseguentemente degli incassi da pedaggio) che si sono rivelati, alla prova dei fatti, del tutto sballati.

ARRANGER, STIME DI TRAFFICO, GARANZIE, TASSI DI INTERESSE

Per questo motivo Pedemontana ha individuato un "arranger", cioè un pool di banche a cui affidare il compito di "strutturare e negoziare" i finanziamenti mancanti. Chiariamoci: l'arranger non è il soggetto che mette i soldi, ma colui che è incaricato di trovare i soggetti che li vogliono mettere. Già a gennaio era stata individuata Banca Intesa come capofila... ma ad oggi non si sa quali risultati abbia prodotto.

I livelli di traffico che possono generare le nuove tratte sono fondamentali per capire se le banche concederanno i prestiti (cosa che, ricordiamocelo, non hanno voluto fare fino ad oggi).

Per questo motivo sia le banche che Pedemontana hanno commissionato a delle società di consulenza specializzate una nuova analisi dei flussi di traffico attesi per le tratte B2, C e D. A breve dovrebbero essere disponibili le nuove stime e da queste si capirà se e quanta parte dei 2,4 miliardi che mancano le banche saranno disposte a mettere.

Dal canto suo, Di Pietro sta ora cercando di rinegoziare le condizioni del prestito, al fine di rivedere al ribasso il tasso di interesse inizialmente fissato all'8%.

Ma il problema vero è che non esistono garanzie, in quanto le stime di traffico che verranno prodotte dai nuovi studi rimangono pur sempre delle stime. E le banche chiedono garanzie di essere pagate anche nel caso in cui le stime dovessero risultare non veritiere.

Per quanto motivo Di Pietro ha chiesto a Maroni che sia la Regione a dare le garanzie alle banche. In sostanza ha chiesto di aumentare l'equity, cioè il finanziamento pubblico. Al momento però è solo una richiesta che non ha ancora ricevuto una risposta e contro la quale siamo pronti a dare battaglia fino in fondo!

PROGETTO ESECUTIVO DELLA B2 DA RIFARE!

Su questo tema Di Pietro è stato chiarissimo: "Il progetto esecutivo di queste altre opere da fare io non l'ho trovato ancora approvato, e ho già detto che non intendo approvarlo se non con una rivisitazione chiara di quelli che devono essere i costi, perché l'attuale progetto esecutivo proposto da STRABAG ha già un costo superiore rispetto a quello che prevedeva il progetto definitivo."

Insomma, ecco l'ennesima tegola sulla testa di Pedemontana. Il progetto esecutivo, pronto ormai da anni e mai approvato, va rivisto totalmente perché troppo costoso. Da qui la richiesta di Di Pietro di "ottimizzare" i lavori per ridurre i costi. L'obiettivo è scendere addirittura di 300 milioni!

Tonino lo spiega a modo suo: "Dico cosa gli ho detto io a loro: non vi ripresentate da me se non trovate i primi 100 milioni da togliere, perché ne devo arrivare almeno a 300, quindi... pensa un po'. Questo è quello che gli ho detto così, quindi... E non ancora si ripresentano da me, però."

Qui bisognerebbe chiedere a Di Pietro cosa intende per "ottimizzazione dei lavori"! Togliere 300 milioni da un progetto non è proprio una cosa semplice! Speriamo che a nessuno venga in mente di risparmiare sulle compensazioni ambientali!

LAST BUT NOT LEAST: BONIFICA DEI TERRENI INQUINATI DALLA DIOSSINA... CHI PAGA?

Come se tutto questo non bastasse, sono arrivati i risultati del piano di caratterizzazione sui terreni contaminati dalla diossina dell'Icmesa nel 1976.

La diossina nei terreni c'è ancora ed è tanta. Sono 68 i superamenti del limite residenziale e verde previsto dalla legge, oltre a 5 superamenti del rischio industriale, che sommati ai dati del 2008 e del 2012 portano il totale a 129 superamenti del limite verde e 21 di quello industriale.

Sul da farsi, si è assistito ad una contrapposizione piuttosto netta tra Pedemontana e i tecnici della Regione durante il tavolo di presentazione dei dati tenutosi mercoledì a Milano.

Pedemontana voleva prendere tempo e tenersi le mani libere: bisogna capire - questa la tesi sostenuta al tavolo tecnico - se il quadro economico approvato dal Cipe nel 2009 regge il costo di questo intervento. Quindi il piano verrà presentato solo dopo la verifica dei costi.

Pedemontana sta già pensando alla possibilità di rivalersi sugli inquinatori. L'ipotesi ventilata è quella dirichiamare in causa la Givaudan. Una strada difficile, se non impossibile, visto che un atto transattivo ha chiuso già da decenni ogni contenzioso fra la controllante svizzera e la Regione. Un'altra ipotesi sarebbe quella di rivalersi sugli attuali proprietari dei terreni inquinati. Per la serie, prima che ti esproprio il terreno per costruirci sopra un'autostrada ti obbligo a bonificarlo. Unaprospettiva ridicola e assolutamente inaccettabile, tanto che nemmeno Pedemontana ha osato, per il momento, avvallarla.

Quindi come se ne esce? Al momento l'unica cosa certa è che i tecnici della Regione hanno dato tempi stringenti a Pedemontana affinché presentino tutti i risultati delle attività propedeutiche per arrivare a stretto giro alla stesura di un piano di bonifica dei terreni. La Regione ha difatti respinto la tesi di Pedemontana seconda la quale il piano di caratterizzazione è stato solo una mera "analisi conoscitiva". A seguito dei risultati emersi, Pedemontana, in quanto soggetto interessato, ora ha il preciso obbligo di legge di predisporre degli scenari di intervento, di effettuare un'analisi di rischio e infine di predisporre un adeguato piano di bonifica.

E se il quadro economico di Pedemontana non dovesse "reggere il costo di questo intervento" (per usare le parole dei tecnici di Apl), che si fa? La domanda, ripetuta più volte dai tecnici della regione, è rimasta senza risposta...

CAROGNE!

Ciliegina sulla torta (si fa per dire)... i tecnici della Regione hanno informato che al confine tra Desio e Bovisio Masciago, proprio dove deve passare il tracciato, c'è una vasca interrata contenente le carogne di animali abbattuti all'epoca perché contaminati da diossina... anche quella è ovviamente da rimuovere a spese di Pedemontana.

Ecco giunti alla fine di questa carrellata di problemi che Pedemontana deve risolvere se vuole andare avanti. Avrete capito già da voi, mettendo insieme tutti i pezzi del puzzle, dove si andrà a parare.

Riassumendo, Pedemontana andrà avanti nei lavori se:

  1. riuscirà a risolvere il contenzioso sulle riserva con la ditta costruttrice

  2. aumenterà i flussi di traffico sulle tratte già realizzate, ma senza rinunciare ai pedaggi esorbitanti che ha ora

  3. risolverà il problema della riscossione dei pedaggi, che moltissimi non pagano

  4. riuscirà a farsi approvare da Roma un nuovo "secondo atto aggiuntivo" che riveda il piano economico finanziario

  5. convincerà qualche banca ad investire 2 miliardi e 400 milioni di euro

  6. troverà qualcuno che metta le garanzie nel caso le stime di traffico per le nuove tratte dovessero risultare sballate, come quelle delle tratte già in essere

  7. si farà abbassare i tassi di interesse dalla banche

  8. risparmierà 300 milioni di euro dal progetto esecutivo della B2

  9. troverà i soldi per bonificare i terreni dalla diossina di Seveso

  10. troverà i soldi per rimuovere la vasca di carcasse di animali più eventuali altre discariche

Tirate voi le conclusioni!

Ormai - grazie al cielo - siamo agli sgoccioli di questa farsa. Di Pietro ha dichiarato che la continuità aziendale è garantita fino a gennaio 2018. Dopodichè, se non avrà ottenuto i prestiti dalle banche,porterà i libri in Tribunale.

Ma io credo che non si debba aspettare così a lungo. Di Pietro ha dichiarato: "Io ho accettato questo incarico (...) però ho anche detto a me stesso, e ho detto al Presidente della Regione: guardate, io vado lì a mente libera e, dopo aver fatto tutte le verifiche, nel caso che dovessi ritenere non realizzabile, lo dirò, non starò a scaldare la sedia o a sprecare soldi, perché di ponte sullo Stretto di Messina ce n'è già uno e, quindi, non ne facciamo un altro."

Ora, caro Tonino, tu sei lì da un paio di mesi ma hai già cominciato a farti un'idea... vedi di non metterci troppo a fare le tue verifiche.

Poniamo fine a questa ridicola agonia!

In estate l'inquinamento atmosferico è molto ridotto rispetto al periodo invernale, sia per le minori emissioni inquinanti, sia per le differenti condizioni meteorologiche. Esiste però una forma di inquinamento atmosferico, lo smog fotochimico, che si manifesta in modo più intenso proprio nella tarda primavera e in estate: le elevate temperature e la forte irradiazione solare in presenza di inquinanti atmosferici (ossidi di azoto e composti organici volatili) innescano una serie di reazioni fotochimiche che hanno come risultato l'aumento dei livelli di ozono. L'ozono è un gas naturalmente presente nell'aria che respiriamo ma diventa irritante e pericoloso al crescere della concentrazione. I soggetti più a rischio sono i bambini, le donne incinte, gli anziani, le persone affette da talune patologie e in generale chi svolge attività lavorativa e fisica all'aperto. Al fine di proteggere la popolazione, la legge prevede:

- un valore obiettivo per la protezione della salute da non superare più di 25 giorni all'anno, pari a 120 microgrammi per metro cubo (la concentrazione naturale è pari a 40-80 migrogrammi per metro cubo);

- una soglia di informazione pari a 180 microgrammi per metro cubo che fa scattare per le autorità l'obbligo di informare la cittadinanza per prevenire i rischi per la salute adottando opportune precauzioni (evitare esposizioni all'aperto e attività fisiche nelle ore più calde, ossia quando è maggiore la concentrazione di ozono);

- una soglia di allarme pari a 240 microgrammi per metro cubo che determina un rischio per la salute in caso di esposizione di breve durata e pertanto fa scattare per le autorità l'obbligo di provvedimenti immediati.

In Lombardia, così come nella provincia di Monza e Brianza, nel corso della scorsa estate sono stati registrati elevati livelli di ozono, ben 21 ma nella pratica non ci sono state adeguate comunicazioni da parte di ARPA per garantire una corretta e tempestiva informazione ai cittadini tramite i Comuni, le Agenzie per la Tutela della Salute, le Prefetture e la stampa locale. A Meda, per esempio, non solo il limite di 120 µg/m³ è stato superato ben oltre i 25 giorni, ma si sono verificati anche numerosi superamenti della soglia di informazione (180 µg/m³) e, in alcuni casi, della soglia di allarme (240 µg/m³) senza che vi fosse alcun intervento significativo né alcuna comunicazione realmente efficace alla cittadinanza.

Bisogna proteggere la salute dei cittadini! Per questo nei giorni scorsi ho presentato un'interrogazione a Maroni per chiedere di fare di più!

Gianmarco Corbetta - Capogruppo del M5S Lombardia

 

La Consigliera regionale M5S Iolanda Nanni, che ha presentato nel corso della legislatura, numerose interrogazioni per chiedere il rigetto del progetto della discarica di amianto di Ferrera Erbognone (PV), ha oggi depositato una nuova interrogazione in cui chiede alla Regione di predisporre un Piano Straordinario di Controlli per monitorare ogni passaggio della costruzione di questa discarica che Regione Lombardia ha autorizzato nel 2015, nonostante la dura opposizione del M5S che, per anni, ne ha segnalato le numerose criticità.

Iolanda Nanni dichiara: "Stiamo parlando di un'area, quella fra Ferrera Erbognone, Sannazzaro de Burgondi e comuni limitrofi, in cui l'effetto accumulo dato dalla presenza della raffineria più grande d'Europa, oltre all'impatto di una discarica di amianto, autorizzata dalla Regione, a cui si somma il progetto di una seconda discarica di amianto a Cava Manara (PV), potrebbe rivelarsi una bomba ecologica dai profili inquietanti per l'intero territorio pavese, già in ginocchio per la drammatica situazione di inquinamento ambientale."

"Per questo motivo, ho presentato una nuova interrogazione regionale che chiede all'Assessorato Ambiente di non limitarsi a meri controlli di tipo ordinario e sporadico, come purtroppo ha usanza di fare sui nostri territori, ma che predisponga un vero e proprio Piano Straordinario di Controlli sulla discarica di amianto di Ferrera, i cui lavori di escavazione sono già purtroppo iniziati ad agosto scorso. La discarica di amianto di Ferrera sarà la più grande della Lombardia (previsti 660.000 metri cubi per lo stoccaggio di rifiuti contenenti amianto!) e necessita di un'attenzione massiva e completa da parte della Regione. In attesa degli esiti del ricorso al TAR promosso dai Sindaci, con l'interrogazione odierna, sollecitiamo un Piano Straordinario di monitoraggio e controllo relativo sia alla fase di costruzione dei singoli lotti della discarica, sia alla fase operativa, Piano che Regione ha il dovere di redigere con ARPA e gli altri Enti regionali, dato che ci troviamo in una situazione di emergenza che richiede interventi di emergenza. E' incredibile, infatti, che Regione abbia approvato la discarica, nonostante le numerose irregolarità e criticità da noi segnalate, anche in sede Europea, nella procedura di autorizzazione, e lo abbia fatto in assenza totale delle linee guida regionali sui criteri localizzativi (peraltro previsti proprio dalla normativa regionale) per le discariche di amianto, nonchè in assenza di una seria valutazione dell'effetto cumulo su ambiente e salute dei diversi progetti seppur territorialmente vicini. E tutto questo è avvenuto senza aver tenuto in alcun conto la volontà della popolazione che si è espressa contro questo ennesimo potenziale scempio del territorio, già fortemente impattata dalla raffineria ENI, da impianti fanghi, da industrie ad alto impatto ambientale. L'amianto continua a mietere vittime nella nostra Provincia, i dati ASL parlano chiaro, oltre alla tragica situazione della ex-Fibronit a Broni, ora con la discarica di Ferrera rischiamo davvero che la nostra Provincia diventi un centro di raccolta dell'amianto da tutta Italia, con via vai di camion sulle nostre strade dissestate e lungo tutto l'asse viario ed i conseguenti rischi per la sicurezza e la pubblica incolumità."

"In occasione - conclude Nanni - del Convegno organizzato dall'ONA (Osservatorio Nazionale Amianto) domani, 21 ottobre ore 15.30, al Pirellone, dal titolo "In fila per morire" con ingresso libero a tutti i cittadini, il M5S sarà presente con la sottoscritta e il collega Andrea Fiasconaro, nonché con i parlamentari M5S Massimo De Rosa e Alberto Zolezzi per testimoniare l'intenso lavoro istituzionale portato avanti, al fianco di Comitati e Associazioni, sul tema dell'amianto con un particolare focus sulla inquietante situazione in cui versa il territorio pavese."

Su Expo le luci dei riflettori si sono abbassate, tuttavia ci sono una serie di questioni irrisolte che meriterebbero lunghi articoli di giornale ma che, a manifestazione conclusa, paiono non interessare a chi avrebbe il dovere di fare informazione, eppure in ballo ci sono (tanti) soldi pubblici e il destino di un'area strategica di Milano. Noi però non ci arrendiamo, e continueremo a raccontare ai cittadini la mancanza di trasparenza e di rispetto degli accordi presi che i dirigenti di Arexpo stanno mettendo in campo, in una partita in cui, ad oggi, a perdere sono stati solo i cittadini. Arexpo è la società pubblica che si è occupata, e si occupa tutt'ora, di gestire tutto il post-manifestazione, una società che da mesi si è trasformata in un muro di gomma. Per questo martedì siamo andati direttamente presso l'ufficio del presidente Azzone per provare a chiedergli di persona perché non redige quel Protocollo di legalità che da oltre un anno sollecitiamo (anche con una nostra risoluzione approvata in consiglio regionale un anno fa). Una forma aggiuntiva di prevenzione contro la corruzione e l'infiltrazione delle mafie che nel sistema delle opere pubbliche proliferano. Come si può continuare a emanare bandi senza questa tutela aggiuntiva? Poi ci sorprendiamo se commissariano Fiera Milano (non dimentichiamoci che Fiera Milano ha come socio di maggioranza Fondazione Fiera, che è tra i principali soci di Arexpo). Ma non finisce qui. Perché da Azzone aspettiamo ancora il verbale del CdA di Arexpo, come imposto anche dal Difensore regionale al quale il M5S ha fatto appello. E infine, perché non ci dà aggiornamenti sui soldi spesi per le bonifiche? Quei soldi devono ricadere sui proprietari terrieri iniziali, tra cui, e qui arriva il conflitto di interessi, Fondazione Fiera, socia di Arexpo. Chi sta frenando il recupero di questi milioni di euro di soldi pubblici che vanno chiesti ai privati?
Sapete qual è stata la risposta alle nostre domande? Nessuna! Azzone ha chiuso la porta in faccia a noi portavoce e contemporaneamente a tutti quei cittadini che chiedono verità e trasparenza. Ma il M5S insisterà finché non arriveranno queste risposte: basta prendere in giro i cittadini! Questi personaggi devono capire che non possono non rendere conto a nessuno, per questo non molleremo. A cominciare dall'azione penale e civile che stiamo valutando con i nostri legali sul caso dei verbali del Cda negati di fronte al chiaro parere del Difensore Regionale. Vi teniamo aggiornati.

I portavoce del M5S Lombardia Silvana Carcano, Gianmarco Corbetta e Maccabiani Giampietro

L'Assessore al bilancio di Regione Lombardia Massimo Garavaglia è stato rinviato a giudizio perché accusato, insieme all'ex Assessore alla Sanità Mantovani, di aver pilotato una gara d'appalto da 11 milioni di euro. Alla luce della decisione della procura di Milano è urgente che Maroni riferisca in Consiglio regionale. La sua Giunta è ormai impegnata solo a difendersi nei tribunali piuttosto che nell'attività di amministrazione della Lombardia. I cittadini lombardi non meritano una giunta regionale falcidiata dai processi. Il fatto che chi gestisce i soldi dei lombardi sia accusato di un reato contro la pubblica amministrazione lede l'immagine e la credibilità di tutta la regione. Con un'accusa sulle spalle così pesante ogni politico dovrebbe prendere seriamente in considerazione l'idea di dimettersi. Del resto lo stesso Garavaglia, in una puntata di Agorà del 22 ottobre del 2015, alla domanda del giornalista "in caso di rinvio a giudizio rassegnerebbe le sue dimissioni?" rispose responsabilmente "penso proprio di si". Come abbiamo sempre detto l'opportunità di rimanere nel ruolo di rappresentante delle istituzioni è una cosa, e il percorso giudiziario è un'altra. E' una questione di rispetto e credibilità verso i lombardi. Diamo per scontato dunque che alle parole di Garavaglia seguano i fatti. Attendiamo a breve le sue dimissioni.

Gianmarco Corbetta - Capogruppo del M5S Lombardia

"Il fatto che chi gestisce i soldi dei lombardi sia accusato di un reato contro la pubblica amministrazione lede l'immagine e la credibilità di tutta la regione", così Gianmarco Corbetta capogruppo del M5S Lombardia commenta la notizia del rinvio a giudizio perché accusato, insieme all'ex Assessore alla Sanità Mantovani, di aver pilotato una gara d'appalto da 11 milioni di euro. "Alla luce della decisione della procura di Milano - continua Corbetta - è urgente che Maroni riferisca in Consiglio regionale. La sua Giunta è ormai impegnata solo a difendersi nei tribunali piuttosto che nell'attività di amministrazione della Lombardia. I cittadini lombardi meritano di più e di meglio".

 

Il M5S Lombardia ha partecipato, questa mattina, alla presentazione del progetto "Lotta alle infiltrazioni criminali nelle imprese" organizzata da Assolombarda.

La consigliera Silvana Carcano, che ha presenziato all'evento, spiega: "Per il M5S Iniziative come questa vanno decuplicate in Lombardia. E' notizia di pochi giorni fa il commissariamento di Fiera Milano per un'inchiesta sulle infiltrazioni mafiose. Sono anni che in Commissione regionale antimafia ripetiamo che esistono strategie di contrasto alla criminalità e che la prevenzione è la vera arma contro le mafie".

"Un progetto come questo - aggiunge - avrà di certo ricadute positive nella lotta alle infiltrazioni, all'interno del mondo imprenditoriale. Nella nostra regione si genera il 21,8% del PIL italiano, purtroppo però anche il 20% dei reati di concussione italiani e il 18% dei reati di corruzione. Prendendo solo questi numeri è evidente che dalla Lombardia deve partire la lotta alle mafie. Non è un caso il nostro lavoro per l'approvazione, dai banchi della minoranza, della legge regionale antimafia, un anno fa. Una legge che, nonostante il silenzio generale, ha aperto la strada a numerose modalità di prevenzione antimafia. Certo, la politica deve anche dare l'esempio.

Prendiamo il caso di Arexpo che sta facendo bandi sul futuro dell'area Expo senza aver firmato il Protocollo della legalità. Finché mancherà la volontà politica di cancellare le mafie, la criminalità continuerà a fare affari in Lombardia a spese dei cittadini. Eppure di allarmi e moniti ne sono stati lanciati tantissimi".

Tra i presenti all'evento numerose figure di spicco nella lotta alla criminalità come il prefetto di Milano Marangoni, il Prefetto di Monza e Brianza Giovanna Vilasi, il magistrato Ilda Bocassini e Generali della Finanza e dei Carabinieri e  il Questore di Milano Antonio De Iesu. Hanno effettuato la presentazione del progetto Antonio Calabrò, vicepresidente Assolombarda e Michele Angelo Verna, direttore generale Assolombarda.

Carcano conclude: "Ci attiveremo subito per chiedere che questo progetto venga presentato in commissione regionale antimafia regionale perché siamo convinti che lo Stato può sconfiggere le mafie solo quando agisce insieme a tutti i settori di un popolo. "

"In bocca al lupo ad Ambrosoli, non siamo certi che i lombardi sentiranno la sua mancanza. Certo la parabola dell'impegno civico che finisce alla presidenza di una banca è davvero triste. Per il M5S il mandato elettorale è un patto indissolubile e non può essere interrotto per fare altro. Ambrosoli, se intenzionato a finire in banca insieme al suo civismo, avrebbe dovuto avere l'eleganza di non candidarsi a presidente della Lombardia. Con esponenti che promettono rivoluzioni civiche per poi convertirsi alla comodità della poltrona non si lamentino poi PD e dintorni dell'antipolitica che stanno foraggiando", così Gianmarco Corbetta, capogruppo del M5S Lombardia, commenta la nomina alla presidenza della Banca Popolare di Milano del consigliere regionale di Patto Civico ed ex candidato alla presidenza di Regione Lombardia Umberto Ambrosoli.