Novembre 2015

manganese-pavia

A seguito di alcune segnalazioni di cittadini pervenute alla consigliera regionale M5S Iolanda Nanni sulla qualità delle acque potabili del quartiere Borgo Ticino e Centro storico di Pavia, la consigliera si è attivata con un'interrogazione diretta all'Assessorato Regionale alla Sanità (scarica qui).

Iolanda Nanni dichiara: "Dai dati che abbiamo esaminato, è emerso che i risultati delle analisi effettuate il 5/10/2015 da ASM Pavia sull'acqua potabile in uscita dal pozzo di Borgo Ticino di Pavia indicano una concentrazione di manganese nell'acqua pari a 110 mg/L, quindi superiore di oltre il 100% rispetto alla soglia di legge quantificata in 50 mg/L (ai sensi della DLg n. 31 del 2 Febbraio 2001). Analoga situazione abbiamo riscontrato nel pozzo denominato "Libertà" ubicato nel quartiere Centro storico di Pavia dove le analisi di ASM la concentrazione di manganese nell'acqua è addirittura superiore, cioè pari a 128 mg/L. Entrambi i pozzi hanno pertanto una concentrazione di manganese più che doppia rispetto ai limiti di legge."

manganese-dati

"In questi casi -  continua Nanni - , in base alla legge, l'ASL competente deve tempestivamente intervenire per prescrivere azioni volte all'individuare e rimuovere le cause del superamento dei limiti di legge, attraverso puntuali prescrizioni al gestore della rete idrica, che in questo caso è ASM Pavia. La situazione, purtroppo, si protrae da anni e siamo preoccupati per i rischi per la salute dei cittadini causati da un'eccessiva concentrazione di manganese nell'acqua potabile. Ciò anche alla luce del rapporto che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha pubblicato nel 2011, dal titolo "Manganese in drinking water", che offre una rassegna e una sintesi della ricerca internazionale sugli effetti sulla salute umana derivanti dall'eccessiva esposizione al manganese. In questo documento emerge chiaramente che l'eccessiva esposizione al manganese prolungata nel tempo (oltre i 5mg/L consigliati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, in Borgo Ticino è pari a 110 mg/L e nel pozzo del Centro Storico a 128mg/L) può causare danni neurologici e potrebbe essere correlata all'insorgere di patologie neurologiche, incluso il morbo di Parkinson."

"Inoltre - continua Nanni -  la legge italiana vieta il superamento dei limiti di legge nella concentrazione di manganese nelle acque potabili. La mia interrogazione è quindi rivolta a chiedere conto all'Assessorato Regionale alla Sanità se è al corrente di questa situazione e se intenda chiarirci cosa abbia concretamente fatto sinora l'ASL di Pavia e quali azioni concrete intenda intraprendere per risolvere questo problema che desta legittimamente preoccupazione in molti cittadini pavesi residenti in quei quartieri.

"L'eccesso di manganese nell'acqua potabile - continua Nanni - potrebbe derivare dalla vetustà dell'impianto idrico, con conseguente rilascio di manganese nell'acqua. Proprio a questo proposito, non ci risulta che ASM Pavia, il gestore, o Pavia Acque srl., società proprietaria della rete idrica, abbiano ancora pianificato e finanziato interventi strutturali di ammodernamento della rete idrica in Borgo Ticino e Centro Storico. E infine la legge impone all'ASL competente non solo di intervenire per individuare e rimuovere, di concerto con il gestore della rete, le cause del superamento dei limiti di legge ma anche che, a fronte del superamento dei limiti di legge, pianifichi ed effettui una campagna di informazione presso la cittadinanza relativa allo stato delle acque potabili e ai possibili effetti sulla salute del superamento dei limiti di legge. Di conseguenza, con questa interrogazione chiediamo anche che l'ASL di Pavia, di informare costantemente la cittadinanza sugli effetti sulla salute dell'eccessiva esposizione a manganese nelle acque potabili."

post-expo-lobby

Due domande al Presidente Renzi.

La prima è semplice: in che modo il Governo userà i 50 mln per entrare in Arexpo? È consapevole il nostro premier che a noi è tutto molto chiaro e che Fondazione Fiera non può essere sollevata da responsabilità private con soldi pubblici?  Il Palazzo della Procura è comodo da raggiungere dal Pirellone.

La seconda è più articolata.
Dopo gli annunci dello stesso presidente Renzi al Teatro Piccolo di Milano della scorsa settimana, il Consiglio dei Ministri, col decreto legge n. 90 del 25 novembre, ha stanziato 80 dei 150 milioni per il polo di ricerca scientifica che sorgerà sui terreni dell'Expo, dove un posto d'onore verrà riservato all'IIT di Genova, il prestigioso Istituto Italiano di Tecnologia, nato nel 2003 per volontà di Giulio Tremonti e di Letizia Moratti.
Un progetto messo in campo senza passare dalla "Cabina di Regia", istituita a settembre per affrontare le tematiche e i piani d'azione del post Expo, in cui siedono tecnici di Governo, di Regione Lombardia e del Comune di Milano.
Progetto affidato, invece, al nuovissimo "Comitato guida", di non chiara composizione e con obiettivi non evidenti (esiste un atto di istituzione?), di cui fanno parte anche i rettori di Statale e Politecnico di Milano, aggiunti principalmente per sanare i non pochi malumori che il coinvolgimento della Fondazione genovese ha generato nella comunità accademica milanese.
Ma dietro le decisioni politiche prese a tavolino, che generano inquietudini in tutti i soggetti pronti a lavorare seriamente al dopo Expo, dietro le parole e le illusioni di Renzi, dietro la mancanza di contenuti e di un concreto studio di fattibilità, si nasconde una verità inquietante, di cui nessuno parla.
L'IIT è un centro di ricerca che produce brevetti e pubblicazioni scientifiche, ospitando importanti scienziati italiani. Certamente un'eccellenza, ma pur sempre una fondazione privata. Viene spontaneo chiedersi allora, semplicemente in qualità di cittadini italiani, perché una fondazione privata dovrebbe ricevere una marea di finanziamenti, entrando da protagonista nella partita Expo, mentre la ricerca scientifica pubblica agonizza in una mancanza strutturale di risorse? Bene hanno fatto i rettori di Statale e Politecnico a puntare i piedi, anche se la mossa del "Comitato guida" pare essere solo un contentino a fronte di una strategia più grande già pianificata ai piani più alti.

Fantasia? Noi crediamo di no. Anche perché la nostra expertise sul tema aziende e finanziamenti pubblici è costellata più di fallimenti che di casi vincenti. Di buchi neri da cui i nostri soldi non sono più tornati. E in questo caso sembra di essere di fronte al solito schema italiano: fa impresa solo chi ha i giusti appoggi politici. Parliamo di ricerca scientifica, anche farmaceutica, che ha una rilevanza pubblica ma viene gestita secondo le logiche private e quindi incentrate sul profitto, dove sono coinvolte le solite enormi multinazionali: Glaxosmithkline, Novartis, Unilever, etc.

È questa l'eredità che ci lascerà l'Expo che doveva"Nutrire il pianeta"? È questa l'eredità dell'Expo dei diritti e delle pari opportunità? Un colpo di mano della lobby farmaceutica, avallata dal nostro Governo, per non rimanere fuori dai giochi. Altro che pari opportunità. Si ostinano i politici che vivono solo nel loro presente, che pensano solo ai loro interessi, ad assecondare il gioco delle grandi corporazioni nonostante davanti agli occhi abbiamo un modello economico ormai arrivato al capolinea, che ha dimostrato di generare enormi contraddizioni, gravi povertà, impoverimento di principi e un'iniqua giustizia sociale. Una società spaccata in due, con i super ricchi da un lato e super poveri dall'altro.

Avevamo l'opportunità di dare un segnale con Expo e l'abbiamo persa, perché per fare le cose in grande abbiamo fatto entrare Mc Donald's, Coca Cola, Monsanto & Co e le loro laute sponsorizzazioni. Ora il post-Expo ci offre un'altra chance, ma se queste sono le premesse, la stiamo accartocciando e buttando via.

guide-turistiche

Sì all'unanimità del Consiglio regionale della Lombardia a una mozione proposta dal M5S Lombardia che impegna il Presidente e la Giunta Regionale a sostenere in sede di conferenza Stato Regioni "il principio per il quale l'attività di guida turistica" "debba essere svolta esclusivamente da soggetti abilitati" e per garantire "a coloro i quali sono in possesso dell'abilitazione di guida turistica, l'accesso gratuito e l'esercizio della professione nei siti e luoghi della cultura".

Per Stefano Buffagni, capogruppo del M5S Lombardia : "La professionalità delle guide turistiche va sostenuta. Al momento il comparto è un far west e accade che figure senza abilitazione offrano servizi turistici o che siti di interesse non consentano l'accesso gratuito alle guide. Vanno premiate le competenze e il rispetto delle regole altrimenti a cosa serve l'abilitazione? E' necessario poi migliorare gli esami per la professione che già in passato avevano evidenziato criticità. E' anche importante distinguere l'offerta professionale qualificata da altre forme di offerta turistica e la nostra mozione, che da la possibilità ai gestori di beni culturali di offrire altri servizi come accoglienza e intrattenimento, va nella direzione di fare chiarezza su chi fa cosa".

"Quello approvato dalla maggioranza è un ordine del giorno inservibile nella lotta al terrorismo. E' dall'11 settembre che combattiamo questa piaga, le vittime sono quintuplicate e spendiamo 250 milioni di euro al giorno in sicurezza. E non siamo sicuri: la politica e i partiti che decidevano allora hanno fallito. Insomma, "Follia è fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi". E' ora di rispondere in maniera totalmente diversa: è necessario togliere benzina e cioè denaro ai terroristi, sostenere seriamente l'intelligence e non con gli 80 euro di Renzi, serve una moratoria sulla vendite di armi e ritirare le truppe dall'Afganistan. Le frontiere non vanno chiuse: vanno rafforzati e vanno resi più efficaci i controlli.  I cittadini ci chiedono sicurezza, chiedono alla politica di usare il cervello. Finalmente sono riusciti a leggere parte di un libro. Per loro è un buon inizio, una decina di pagine per dodici consiglieri pagati più di 8 mila euro al mese.

Serve investire di nuovo in cultura per risvegliare l'identità democratica nella quale riconoscersi e sentirsi italiani. Questa Maggioranza si è presentata in aula solo per misurare il peso delle sue anime litigiose mai state in grado di governare strumentalizzando un problema serio e complicato. Certo "è più facile spaccare un atomo che il pregiudizio", ma Maroni e i suoi non sanno fare né l'uno né l'altro", così Stefano Buffagni, capogruppo del M5S Lombardia sull'approvazione di un ODG per la lotta al terrorismo.

Il M5S Lombardia non ha partecipato al voto sul rinnovo del Piano Cave di Lecco

Per il portavoce regionale Giampietro Maccabiani: "Il piano cave per il settore sabbia e ghiaia è scaduto nel 2011 e per il settore rocce industriali sarebbe scaduto nel 2021. Non ha senso rinnovare oggi il piano per le rocce industriali. Andava attesa la sua naturale scadenza e rifatto il piano sulla base di previsioni estrattive coerenti con un mercato in contrazione. Per di più non riteniamo che il Consiglio regionale sia l'organo che deve esprimersi su di un Piano cave che dovrebbe essere un atto puramente amministrativo basato su linee di indirizzo chiare. Va cambiata la legge regionale sulle cave (lr 14/1998)  in modo che possa indirizzare verso una pianificazione più ampia superando quella provinciale e che lasci l'ultima parola alla Valutazione Ambientale Strategica, che deve essere rigorosa e considerare gli impatti della pianificazione su tutto il territorio regionale".

"Nel corso della discussione è stato anche bocciato - continua Maccabiani - un nostro emendamento per ridurre la volumetria prevista di escavazione per uno degli ambiti ricadenti nel comune di Lecco. E' l'unico ATE che viene ampliato - raddoppiato- rispetto a quanto pianificato nel vecchio piano del 2001. Il piano approvato non è sostenibile del punto di vista ambientale: ricade sostanzialmente sul comune di Lecco che vede dunque ancora il proprio territorio gravato da queste cave, che causano forti impatti ambientali e paesaggistici. È giusto considerare le esigenze di fabbisogno di materiale ma le esigenze ambientali, nella situazione attuale, devono essere prioritarie nella redazione dei piani cave."

Spariscono i soldi per i parchi regionali. Dai 40 milioni previsti l'anno scorso per il triennio 2015-2017 si passa agli 11 previsti per il triennio 2016-2018. Oggi in Commissione Agricoltura abbiamo analizzato il bilancio di previsione per il prossimo triennio ed abbiamo avuto conferma di questo allarmante dato. Il calo di quasi 4 volte dei soldi che Regione Lombardia intende mettere a disposizione per le aree verdi regionali dimostra il totale disinteresse di questa giunta. Chi paga i tagli guarda caso è sempre l'ambiente, i soldi per la cementificazione ci sono sempre, quelli per le aree verdi spariscono. La Giunta non può approvare un bilancio così per i parchi regionali e le risorse naturali, ne decreterebbe l'abbandono".

Così Giampietro Maccabiani, consigliere M5S Lombardia.

parchi-regionali

cap

Il Movimento 5 Stelle della Lombardia ha incontrato nei giorni scorsi il presidente Alessandro Russo e il direttore generale Michele Falcone del Gruppo Cap, la società pubblica che gestisce tutto o parte del servizio idrico integrato in 197 Comuni in Lombardia (moltissimi dell'area milanese).

Grazie a una serie di accessi agli atti dei portavoce 5 Stelle nei comuni soci di Cap è stato possibile ricostruire la situazione finanziaria della società e sono emersi numerosi contratti "derivati" sottoscritti con alcune banche a metà degli anni 2000 e tutt'ora in essere:


  • IRS DBL FXD UP&DW (FXD\FXD) 2781792;

  • IRS 607120274;

  • IRS 602170669;

  • IRS 606210341.


"Parliamo di svariati milioni di euro di finanziamenti; proprio per questo abbiamo deciso di contattare una società specializzata nell'analisi e nella valutazione dei derivati che assiste vari enti pubblici, per esempio le Regioni Toscana e Marche, nella soluzione delle problematiche attinenti alle perdite subite nei contratti di finanziamento. Secondo la società i contratti presenterebbero costi impliciti a svantaggio di CAP non dichiarati, non rispetterebbero il dovere di trasparenza e adeguata informazione né le banche avrebbero dichiarato al cliente gli effettivi rischi.

Ci siamo quindi rivolti ai vertici dell'azienda per chiedere di avviare una immediata azione risarcitoria nei confronti delle banche, dalle nostre analisi potrebbero rientrare nelle casse della società pubblica svariati milioni di euro. Non ci risulta che i vertici dell'azienda abbiano fino ad oggi preso in considerazione questo problema", così Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia.

"I derivati sono mere scommesse che hanno delle commissioni occulte che alla fine paga il cittadino", continua il consigliere regionale. "In questa vicenda c'è poi il rischio concreto che la tariffa sia influenzata dagli ingenti oneri finanziari che scaturiscono dai derivati, extracosti molto superiori alle normali condizioni di indebitamento. La rinegoziazione delle coperture porterebbe a ridurre il costo degli oneri finanziari e a determinare in definitiva un abbassamento delle tariffe applicate ai cittadini".

Nel corso dell'incontro è emersa la disponibilità dei vertici aziendali ad approfondire in tempi stretti il tema tramite un contatto diretto con la società di consulenza che ci ha fornito l'analisi. Auspichiamo che possa nascere una duratura collaborazione nell'interesse dei cittadini.

Abbiamo infine registrato la disponibilità al confronto sui temi rilevanti a livello regionale, a partire dalla proposta di riforma del servizio idrico integrato che il M5S Lombardia sta elaborando.

L'iniziativa del M5S Lombardia si inserisce in un'azione generale del Movimento sull'acquisto di derivati da parte di istituzioni e aziende pubbliche. I portavoce alla Camera per esempio, hanno depositato un esposto alla Corte dei Conti in merito alla gestione dei derivati di Stato da parte del Tesoro (http://www.milanofinanza.it/news/derivati-m5s-presto-esposto-a-c-conti-su-gestione-tesoro-201509141816001831).

"Eliminare definitivamente dal Programma Regionale della Mobilità e dei Trasporti ogni riferimento a nuovi interventi viabilistici a sud/sud ovest di Milano a completamento dell'anello tangenziale esterno di Milano diversi dal potenziamento e dalla riqualifica delle direttrici esistenti", così il Movimento 5 Stelle della Lombardia chiede, con una mozione a firma Silvana Carcano, lo stop alla Tangenziale Ovest Esterna di Milano (TOEM).

Per il Movimento il suolo va difeso ed è necessario imboccare senza indugi la strada della riqualificazione delle infrastrutture esistenti: tra il 1999 e il 2012 nel solo territorio lombardo sono stati consumati circa 47 mila ettari di suoli liberi e la perdita di aree agricole è stata pari a circa 53 mila ettari.

Numeri insostenibili su di un territorio già interessato dalla realizzazione di imponenti opere infrastrutturali, sulla base di previsioni di traffico errate come dimostra il caso eclatante dall'Autostrada BreBeMi.

Il progetto della TOEM creearà una colata di asfalto nel Parco Agricolo Sud Milano, connotato dalla presenza di aree boschive, parchi, oasi naturalistiche e marcite poste sotto tutela e ospitando, al contempo, più di 1.400 aziende agricole.

La mozione, che denuncia anche gli extracosti delle grandi opere che sono state realizzate in Lombardia, chiede anche alla Giunta regionale di "continuare ad investire nella valorizzazione del territorio attraverso interventi e azioni che incentivino la mobilità dolce e lo sviluppo di attività economiche in armonia con le vocazioni ambientali e territoriali del Parco Agricolo Sud Milano" e di sostenere "i Comuni nelle azioni di tutela dell'integrità del grande comparto agricolo esistente nel cuore del Parco Agricolo Sud Milano, quale esempio e modello di una riqualificazione del territorio e dell'ambiente".

 

Il Consiglio regionale ha approvato nella seduta di martedì 24 novembre con 35 voti favorevoli (maggioranza di centrodestra) e 29 contrari (Movimento 5 Stelle e centrosinistra) la Risoluzione che accompagna il Documento di Economia e finanza regionale (DEFR) che annualmente aggiorna le linee programmatiche del Programma regionale di sviluppo. Il DEFR ridefinisce gli interventi regionali per il bilancio pluriennale 2016-2018. Il documento declina gli interventi regionali in tre aree: istituzionale, economica e sociale, individuando le politiche regionali da attivare nel triennio. Bocciata in sede di votazione la Risoluzione alternativa presentata da PD e Patto Civico. Accolti invece diversi emendamenti, tra cui la sperimentazione del servizio dell'infermiere di famiglia per i pazienti cronici (Dario Voli e Paola Macchi del Movimento 5 Stelle). Ma per la portavoce del  MoVimento 5 Stelle Paola Macchi il metodo di discussione "ha portato a tempi strettissimi di coinvolgimento nelle Commissioni con risultato di avere oggi un documento senza sostanza". Ecco il suo intervento in aula:

parigi

Il M5S Lombardia ha depositato questa mattina un Ordine del Giorno per la lotta al terrorismo che sarà discusso nel corso della seduta odierna del Consiglio regionale.

L'atto impegna Presidente e giunta regionale ad attivarsi presso il Governo nazionale perché: "vengano ripristinati i fondi destinati al sostegno finanziario degli apparati e delle forze dell'ordine, prevedendo anche lo stanziamento di maggiori risorse per implementare l'efficienza dei corpi e servizi di intelligence; vengano interrotti tutti i rapporti in corso con quei Paesi (in particolare le monarchie del Golfo) che direttamente e indirettamente sostengono il terrorismo islamico, contribuendo a finanziare in modo illegittimo milizie jihadiste spesso con la compiacenza dell'Occidente".

Il M5S chiede anche un impegno concreto perché "venga immediatamente varata una moratoria sulla vendita di armi ai Paesi coinvolti in qualsiasi conflitto armato", "vengano adottati ulteriori strumenti volti a rafforzare e a rendere più efficaci i controlli alle frontiere, attraverso un maggiore coinvolgimento delle Istituzioni europee ed internazionali" e  "vengano introdotte le misure necessarie a strutturareun efficace sistema di prevenzione delle azioni terroristiche, anche avviando processi di "de-radicalizzazione" che consentano di agire anticipatamente per neutralizzare l'insorgere di attacchi terroristici, con interventi volti ad impedire la diffusione di ogni forma di propaganda jihadista e a depauperare le fonti di approvvigionamento delle milizie fondamentaliste".

L'ordine del giorno infine invita al "ritiro immediato delle truppe italiane dall'Afghanistan" e chiede che "si provveda fattivamente a coinvolgere nel processo diplomatico attori cruciali, ma finora rimasti al margine del dibattito internazionale, come Lega araba e Unione africana".

Iolanda Nanni, consigliere regionale pavese, dichiara: "Stamattina ho partecipato all'incontro fra i Sindaci e l'Assessore Terzi ed ascoltato il loro accorato ed ennesimo appello alla Regione affinché rigetti il progetto dell'inceneritore a Retorbido. Purtroppo, dopo un anno di confronti e di manifestazioni contrarie a questo devastante progetto, la Regione è ancora ferma a un vergognoso nulla di fatto. Alle parole della Terzi, che si dice contraria, non hanno fatto seguito sinora azioni politiche coerenti, ma c'è stato il solito teatrino dello scaricabarile di competenze e responsabilità, condito dal refrain "siamo tutti uniti". Peccato che poi, nei fatti, l'Assessore Terzi non abbia neanche tenuto in considerazione il principale e macroscopico vincolo ostativo al progetto: la pirolisi è una tecnologia messa al bando in tutta Europa perché dannosa alla salute e all'ambiente e non è un caso che lo stesso progetto, presentato dalla stessa società non meno di un anno fa in Piemonte, sia stato rigettato senza se e ma."

Spettabile Redazione,  la presente in replica alle osservazioni inviate da Italcementi, e riportate da diverse testate giornalistiche, a seguito della manifestazione di protesta cittadina svoltasi sabato 7 novembre 2015 a Calusco d'Adda. Rileviamo, innanzitutto, la tempestività con la quale l'azienda si mobilita per comunicare le sue informazioni ai cittadini ogni volta che questi manifestano pubblicamente le loro preoccupazioni; ciò avrebbe ben altro valore se, alla rigidità dei comunicati stampa, si sostituisse una disponibilità reale - e non mediata - al confronto. Il punto del contendere, tuttavia, non si esaurisce, come diremo in seguito, nel rispetto, o meno - da parte di Italcementi - dei vincoli legislativi imposti al suo ciclo produttivo; piuttosto risiede nella certezza che svariatissime esperienze e risultati di indagini sanitarie dimostrano come  il rispetto dei limiti di legge non garantisca affatto la tutela della salute di quanti risiedono in prossimità degli impianti (si veda, ad es. il caso dello stabilimento Italcementi di Mazzano Rezzato e quello eclatante, e drammatico, dell'ex inceneritore di Vercelli). Ciò detto, ci preme ricordare che  l'impianto di Calusco d'Adda è stato progettato per produrre cemento e non per smaltire rifiuti (aspetto, quest'ultimo, che diventerebbe un vero e proprio business nel caso fosse concessa l'autorizzazione).

L'impianto inoltre insiste su un territorio, l'Isola Bergamasca, il quale è "saturo" per il livello di inquinamento raggiunto (zona classificata" classe A" dal Piano di Risanamento da inquinamenti atmosferici). Ricordiamo che nell'Isola e nei territori vicini vi sono altri 4 inceneritori, assieme a numerose aziende chimiche ad alto rischio ambientale. La stessa ASL di Bergamo ha evidenziato, proprio per l'Isola Bergamasca, la significativa incidenza di malattie tumorali o sindromi allergiche anche pesanti, derivanti dall'inquinamento ambientale (Report Sintetico, relativo ai dati 2012, e specifico per l'Isola Bergamasca, pagina 1).

Riportiamo qui di seguito, per punti, alcune note alle osservazioni di Italcementi:

1) Il CSS (Combustibile Solido Secondario) è un combustibile derivato dai rifiuti non pericolosi, in particolare da quelli urbani; nei cementifici possono essere smaltiti CSS che contengono fino allo 1% in peso di Cloro (elemento chimico responsabile della formazione di diossine in fase di post combustione) e fino allo 0,03 mg/MJ di mercurio (metallo liquido a temperatura ambiente e pericoloso, che può finire in atmosfera sotto forma di gas in fase di combustione).

Il CSS può essere bruciato in qualunque inceneritore adatto a farlo e lo smaltimento nel cementificio è da ritenersi una soluzione peggiorativa in quanto i cementifici (e quello di Calusco in particolare) hanno dei limiti di emissione molto superiori a un inceneritore (dalle 3 alle 7 volte). Se consideriamo ad es. gli NOx (ossidi di azoto) il limite massimo per un inceneritore è 200 mg/mc mentre per un cementificio è 450 mg/mc ... quindi più del doppio! Nel progetto di Italcementi i valori di specificazione del contenuto in  metalli pesanti del CSS che si intende utilizzare sono notevolmente superiori (da 2 a 15 volte!) rispetto a quelli del CSS combustibile previsto dal Decreto End of Waste, come indicato nella tabella 1.

Schermata 2015-11-23 alle 18.06.26

Tabella 1

C'è da ricordare inoltre che nella richiesta avanzata da Italcementi non si parla di bruciare solo CSS. L'azienda ha infatti richiesto la diversificazione dei codici CER utilizzabili, includendo non solo materiali perfettamente riciclabili come pneumatici usati e coriandoli di matrice plastica, ma anche rifiuti con CER 190812 e 190814, ossia fanghi derivanti dal trattamento biologico delle acque reflue industriali e fanghi prodotti da altri trattamenti delle acque reflue industriali, entrambi ad elevato contenuto di metalli pesanti e composti organici clorurati. Per quanto riguarda gomme e copertoni fuori uso e il loro valore come materiali riciclabili, invitiamo a prendere visione di questa interessante indicazione dell'EPA (Environment Protection Agency) dove si evince l'importanza del riciclo degli pneumatici per la realizzazione di asfalto per il fondo stradale: http://www3.epa.gov/epawaste/conserve/materials/tires/ground.htm.

2) Diversi studi in Italia e in Europa hanno dimostrato, numeri alla mano, che il riciclo della plastica della raccolta differenziata rapportata allo smaltimento tramite combustione della stessa (CSS) produce circa  l'80 % in meno di CO2.

3) Non è compito del settore pubblico valutare la sostenibilità economica di un'attività privata. Gli enti pubblici preposti hanno solo l'obbligo di verificare che i prodotti finiti, le procedure di sicurezza e quant'altro siano conformi alle normative vigenti; gli eventuali problemi qualitativi del cemento sono un problema di Italcementi e dei suoi clienti, non certo dei cittadini. C'è però una sostanziale differenza tra i due soggetti: mentre i clienti possono sempre scegliere un altro fornitore di cemento, i cittadini, che vivono nell'area di ricaduta delle emissioni del cementificio, non possono cambiare l'aria che respirano!!.

Ci preme tra l'altro evidenziare che il "recente studio del Politecnico di Milano" è stato commissionato dall'AITEC (Associazione Italiana Tecnico Economica del Cemento) di cui Italcementi è azienda associata". Inoltre, a prescindere dalla qualità del cemento, rimane il fatto che all'interno dello stesso vengono incorporate le  ceneri della combustione dei rifiuti, la cui composizione è  tossica e il cui rilascio nell'ambiente può provocare gravi conseguenze sulla salute umana. Per un approfondimento di questo tema si rimanda all' articolo dal titolo "Utilizzo delle scorie da incenerimento di rifiuti e rischi per la salute e l'ambiente" (http://www.medicinademocratica.org/wp/?p=649) a cura della Dott.ssa Patrizia Gentilini e del Dott. Agostino Di Ciaula pubblicato su Medicina Democratica e alla relativa amplia bibliografia.

4) L'inceneritore di Brescia, uno dei più grandi d'Europa, emette ogni giorno circa 700 Kg di NOx (ossidi di azoto). Il cementificio di Calusco ne emette  circa 5000 Kg, a dimostrazione di quanto siano superiori le sue emissioni, anche rispetto a un grande inceneritore. Ciò fa sì che il cementificio di Calusco possa essere annoverato tra gli impianti industriali a maggiore impatto ambientale in Europa. Lo SME (sistema di monitoraggio emissioni), così come l'AIA (autorizzazione integrata ambientale) e la VIA (valutazione di impatto ambientale), sono un obbligo di legge per questo genere di impianti e non riguardano solo Italcementi.

5) Sull'utilizzo del CSS nel Nord Europa facciamo notare che l'appoggio all' attività dell'incenerimento dei rifiuti da parte di questi Paesi è attualmente soggetto a un serio ripensamento, prima su tutti la Danimarca che medita decisi retro-front o pesanti cambiamenti di direzione.  La Germania, invece,  impone ai cementifici limiti emissivi sempre più restrittivi: entro giugno del 2018 il limite massimo per gli NOx sarà 200 mg/mc, contro gli attuali 500 mg/mc.

A completezza di quanto sopra, evidenziamo che l'aumento del quantitativo di rifiuti bruciati da Italcementi Calusco non consentirà di smettere di utilizzare il petcoke: la sostituzione sarà solo  parziale. E, a causa del minore potere calorifico del CSS, il bilancio in peso dei combustibili utilizzati aumenterà per forza! Proprio dai dati riportati nelle tabelle di analisi delle emissioni dalla stessa Italcementi (Vol. 2 dello Studio d'Impatto Ambientale, pag.70- tab.8), si evidenziano  pesanti aumenti di sostanze pericolose (tra cui metalli pesanti) già durante la fase di sperimentazione a max. 30.000 ton/anno.

Se, come sostiene Italcementi, la sua attività è tutta ricompresa nei parametri di legge perché è così reticente a richiedere, essa stessa alle autorità competenti, una rigorosa indagine epidemiologica? Perché alla fine è questo che chiedono i cittadini:  un'indagine epidemiologica con metodo Crosignani che metta in luce il reale stato di salute della popolazione locale e possa consentire di valutare se uno stress inquinante aggiuntivo è da essa tollerabile. Questo a tutela della salute di tutti, Italcementi compresa.

Comitato La Nostra Aria, Comitato Aria Pulita Centro Adda, Rete Rifiuti Zero Lombardia

wanted maroniLa condanna a 4 mesi di carcere dell'ex dg di Expo Christian Malangone e i rinvii a giudizio al capo della segreteria di Maroni Giacomo Ciriello, a Andrea Gibelli, segretario generale del Pirellone e presidente di Ferrovie Nord Milano e a Mara Carluccio, ex collaboratrice del Governatore, sono solo l'antipasto dell'inchiesta che coinvolge  Maroni. Al di là della Severino, il Governatore ha il dovere di dimettersi e tutelare l'immagine della Regione. È intollerabile anche solo ipotizzare la fine dell'attuale legislatura come la precedente con 'scandali e magistratura'.

Il procedimento chiuso oggi è legato all'inchiesta su due episodi relativi a due ex collaboratrici del presidente della Regione Lombardia, Roberto Maroni, che l'ex ministro avrebbe cercato di favorire. Un caso riguarda un viaggio a Tokyo previsto per il 2 giugno 2014 con Maroni che avrebbe voluto che la società pagasse il viaggio alla sua ex collaboratrice Maria Grazia Paturzo. La richiesta fu negata e dopo il rifiuto Maroni avrebbe rinunciato alla trasferta. A sostituirlo in Giappone Mario Mantovani, ex vice presidente oggi agli arresti per tangenti.

I lombardi chiedono un'istituzione libera dall'illegalità e scevra da una gestione personalistica. La Lombardia era già sufficientemente screditata quando Maroni prometteva di fare grandi pulizie. Non le ha fatte ed è necessario evitare di gettare altro fango sul di un'istituzione che rappresenta 10 milioni di cittadini. Noi siamo pronti a governare e ad avviare finalmente in Lombardia un percorso di legalità e trasparenza. Auspichiamo un passo indietro di Maroni tornando al voto nella prossima primavera.

Dopo Paris e Acerbo ora anche Malangone; il commissario di Expo Giuseppe Sala, candidato in pectore del PD a sindaco di Milano, non sapeva e vedeva mai nulla?

È evidente il fallimento del PD: punta su un manager di centrodestra per coprire il loro vuoto politico. Sala ed il partito di Renzi devono assolutamente evitare di mettere in imbarazzo i milanesi evitando la sua candidatura a Sindaco.

I portavoce regionali del M5S Lombardia

Ospedale-LegnanoVogliamo vederci chiaro sul nuovo Ospedale di Legnano, si vocifera che nei giorni scorsi ci sia stata una visita dei NOC. Ma c'è un precedente su cui è necessario dissipare la nebbia dell'assenza di trasparenza nella pubblica amministrazione. Nel progetto originario dell'ospedale  di Luigi Colombo, cognato di Paolo Alli, deputato legnanese di Forza Italia, ed ex Sottosegretario alla Presidenza di Regione Lombardia durante l'era di Formigoni, erano previsti tre bunker per la radioterapia. Oggi sembrerebbe che in quegli spazi ci siano solo uffici amministrativi. Dove sono finiti i bunker? Perché non sono stati costruiti? e dove sono finiti quei soldi? Quale risposte offre l'ospedale di Legnano ai malati visto che la radioterapia nei bunker non c'è? Non è che i malati sono costretti a farsi curare in qualche struttura privata accreditata lì in zona?

All'inaugurazione, nel 2010, sia Roberto Formigoni che Carla Dotti, direttrice dell'azienda ospedaliera, e il sindaco Lorenzo Vitali hanno speso parole di orgoglio per la costruzione che l'ex presidente Formigoni definì "un modello Lombardia". Dotti e Vitali allora visitarono "alcuni reparti prima di andare via complimentandosi per il lavoro svolto dalle imprese costruttrici".

E' proprio Dotti che, alla luce di quanto emerso nel corso dell'inchiesta legata all'arresto del vice presidente della Regione, Mario Mantovani, non risulterebbe da manager ospedaliero operare in "piena autonomia" dalla politica: per una nomina "Mantovani non si risparmia e preme sul direttore generale dell'Azienda Ospedaliera di Legnano Carla Dotti (non indagata) affinché l'incarico venga assegnato al suo professionista di riferimento. Da un'intercettazione emerge che Mantovani invita presso la sua abitazione di Arconate la stessa Dotti per un "caffè" durante il quale gli inquirenti sono convinti che l'allora assessore abbia convinto la dirigente a favorire Parotti per quel lavoro che non verrà svolto per problemi indipendenti dalla volontà di Mantovani".

Insomma c'è troppa Forza Italia, e nessuna radioterapia nei bunker, nel nuovo Ospedale di Legano, tanto che abbiamo già effettuato diverse richieste di documentazione, ma giudichiamo il materiale ricevuto incompleto.  Proprio per questo  abbiamo sottoposto alla Dotti un'altra richiesta di accesso agli atti. Chiediamo la documentazione complessiva su schemi architettonici, elaborati di esecutivi, documentazione progettuale e così via.

E' scandaloso che la pubblica amministrazione debba essere passata al setaccio per ottenere informazioni che dovrebbero essere pubbliche e trasparenti. Troppo spesso la sanità lombarda è stata usata come un bancomat. Il caso dell'ospedale di Legnano è noto alla cronaca, proprio per questo le nostre verifiche saranno puntuali  e rigorose.

L'Automobile Club Brescia (ACI), Ente pubblico, avrebbe ceduto i diritti del marchio 1000 Miglia per vent'anni a Chopard, società privata con sede in Svizzera. Il tutto senza gara e senza trasparenza. Anzi, con un accordo secretato, manco fosse un gruzzoletto da nascondere in una banca elvetica.

Questione di abitudine forse, per un certo tipo di bresciani.

Cosa sta succedendo?
I portavoce bresciani vogliono la verità sul destino di un marchio tanto importante per la nostra città.

«Coinvolgeremo i Ministeri dell'Interno, dell'Economia e delle Finanze, e anche quelli della Difesa, delle Infrastrutture e dei Trasporti, che con un loro delegato fanno parte dell'assemblea ACI, per fare chiarezza su questa vicenda e sulle altre ombre che avvolgono l'Automobile Club Bresciano.
Perché di mezzo non c'è solo la presunta svendita di un marchio di prestigio. C'è molto altro nella mala gestione dell'A.C. Brescia. A partire dalla controllata "1000 Miglia S.r.l." -costituita dall'ex presidente Aldo Bonomi, che ha portato al dissesto finanziario e al commissariamento del club- fino alle recenti manovre del presidente "auto-eletto" Piergiorgio Vittorini, anch'esso in attesa di commissariamento, non essendo stato approvato il bilancio di esercizio al 31/12/2014 da parte dell'assemblea dei Soci.

Se un commissario dovrà esserci, auspichiamo che sia libero e indipendente, e che la sua scelta avvenga in modo aperto e trasparente (pare che qualche furbastro si stia invece già muovendo a Roma per trovare chi meglio lo aggrada).»

Sul mandato di Vittorini ci sarebbe poi molto altro da dire.

Recentemente, il presidente di A.C. Brescia avrebbe dichiarato che non non renderà disponibili i contratti con Chopard (andando di fatto contro la sentenza del TAR).
A queste dichiarazioni è seguita la nomina, da parte del consiglio direttivo della controllata "1000 Miglia S.r.l.", di Aldo Bonomi alla presidenza della stessa. Quel Bonomi già rinviato a giudizio per le presunte irregolarità che ne hanno viziato l'elezione a presidente di A.C. Brescia nel 2009, e per le quali è imputato insieme a Roberto Gaburri in un procedimento penale in cui A.C. Brescia si è costituito parte civile.

A.C.I. è un ente pubblico, preposto a servizi di pubblico interesse, che dovrebbe tutelare un marchio storico come 1000 Miglia. Per quanto tempo ancora 1000 Miglia sarà una fonte di guadagno solo per pochi privati senza scrupoli? Il nostro obiettivo è riportarla ai cittadini bresciani, affinché torni ad arricchire la nostra storia e la nostra cultura.

MoVimento 5 Stelle Brescia

In data 27 Ottobre 2015, il Comune di Varese annunciava l'estensione del servizio in fibra ottica, con velocità fino a 100 Mbps, grazie al progetto realizzato da Vodafone.
Un fatto sicuramente di grande rilevanza, in quanto l'operatore ha dichiarato di aver raggiunto con la nuova infrastruttura già 36 mila unità abitative solo a Varese, con una penetrazione che a fine anno raggiungerà l'85% della cittadinanza, percentuali elevate sicuramente in linea con gli obiettivi indicati nell'Agenda Digitale Europea.

Come M5S ci siamo però chiesti il perché di tutta questa enfasi quando già il 10 dicembre 2013 con un analogo comunicato stampa il Comune di Varese annunciava che Telecom Italia aveva sviluppato il suo programma di copertura della città in fibra ottica raggiungendo oltre 30 mila unità abitative, comunicato poi seguito da uno simile di Fastweb (viene naturale ora chiedersi quante volte abbiamo scavato negli stessi punti per la posa cablaggi).

Il motivo sarà forse che nel 2016 ci saranno le elezioni e ogni cosa messa in cantiere (anche quella realizzata da un privato) viene reclamizzata come un grande successo da questa amministrazione ?

Fosse così  ci sarebbe piaciuto sentire anche un altro annuncio, magari quello di conclusione della sperimentazione della banda ultralarga (BUL), finanziata da Infratel (società in-house del Ministero dello sviluppo economico e soggetto attuatore dei Piani Banda Larga e Ultralarga del Governo) e di cui si parla dall'ormai lontano 2010, che doveva collegare circa 500 utenze varesine alla fibra ottica, nessuna delle quali sembra aver attivato la connessione.

Sin dall'inizio di quel progetto abbiamo avanzato critiche e riserve con interrogazioni in Comune e Regione, ravvisando in esso molte difficoltà sia tecniche che commerciali ed esprimendo dubbi sulla effettiva utilità dell'intera operazione.
Di questo progetto, finanziato da soldi pubblici, non si hanno più notizie, mentre nel frattempo altri operatori privati hanno cablato la città.
Un altro successo di questa amministrazione?

In queste settimane M5S Como ha lanciato una petizione con raccolta firme, per sensibilizzare l'attuale giunta, sull'apertura, durante il periodo delle festività natalizie, di parte dell'area ex Ticosa. Il perché di questa petizione? Como ha bisogno di parcheggi, questa necessità nei periodi di Natale diventa impellente.

Le edizioni della Città dei Balocchi attirano moltissimi visitatori. Edizione 2014/2015 800 mila presenze (200 mila visitatori in più rispetto all'edizione precedente).
L'obiettivo degli organizzatori è ovvio che sia il consolidamento dei risultati conseguiti ed va sottolineato come abbiano portato il 75% dei visitatori presenti a fare shopping in città. L'obiettivo raggiungibile non può essere che quello del 1.000.000 "un milione" di visitatori.

Vi è un risvolto della medaglia che se non ben gestito, avrà conseguenze sulla salute dei cittadini.
L'anno scorso il flusso dei turisti nei fine settimana, il clima, la scarsità di pioggia , ha fatto si che, nel periodo dicembre - gennaio, le polveri sottili sia salita a livelli preoccupanti, appena sotto la soglia limite. Questo è stato evidenziato più volte. I disagi in viale Lecco, dovuti alle auto in attesa di posteggiare all'autosilo del Valduce o le lunghe colonne di auto in cerca di un parcheggio erano purtroppo una costante.

Da qui la nostra petizione, affinché si possa aprire al posteggio di autovetture quella parte dell'area ex Ticosa, già fruibile dalle ore 06.00 alle 21.00 nei fine settimana e nelle festività dal 28 novembre al 10 gennai, a prezzi calmierati.

Come possiamo illustrare in foto e filmati la situazione del ex Ticosa non è omogenea. Ci sono a nostro avviso zone sfruttabili per queste esigenze.
Occorre delimitare delle parti per sicurezza. Altre possono essere ripulite.

La spesa dell'intervento si pareggerebbe con gli incassi, ma di sicuro daremmo una servizio a chi vuole visitare la nostra città.
Speriamo che questa proposta venga valutata dall'amministrazione, non è troppo tardi se c'è la volontà di intervenire.

Le firme raccolte sono di qualche centinaia, ma pensavamo non servissero ma che l'amministrazione apprezzasse l'idea a prescindere che fosse del Movimento 5 Stelle e si attivasse in tutto ciò che servisse per far partire qualcosa per rendere agibile lo spazio.

Per ora così non è stato, occasione mancata? La pubblica utilità non è un motivo sufficiente per rimboccarsi le mani.

Testo della Petizione_exTicosa - Raccolta firme

e link a change.org per votare online:  COMO - Parcheggio ex Ticosa per le festività di Natale 2015

 

"Sono trascorsi ormai quindici giorni da quando Maroni ha chiesto all'opposizione di nominare il comitato di direzione dell'Agenzia dei Controlli della sanità lombarda e ancora non è stato in grado di fornire la lista dei nominativi entro i quali siamo chiamati a compiere la scelta. Attendiamo nel più breve tempo possibile la rosa dei nomi, ma Maroni sappia che sceglieremo persone di alto profilo e che non abbiano nessuna forma di conflitto di interesse, presente o passato, rispetto al sistema sanitario lombardo. Ci aspettiamo che la lista fornita dalla Giunta contenga nomi che rispondano a queste caratteristiche".

Lo dichiarano i capigruppo di opposizione in Consiglio regionale Enrico Brambilla (PD), Stefano Buffagni (Movimento 5 Stelle) e Lucia Castellano (Patto Civico) in merito al ritardo nella nomina dei componenti del comitato di direzione dell'Agenzia dei controlli della sanità lombarda.

Cascina-Bosco

Il M5S Lombardia ha presentato una nuova interrogazione (scarica qui) in tema dibonifiche amianto. L'edificio è di proprietà di Regione Lombardia e versa in stato di pericoloso degrado.

Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S e prima firmataria dell'interrogazione, dichiara: "A seguito di una segnalazione ricevuta da ONA Osservatorio Nazionale Amianto e dal Comitato di Quartiere Cavatigozzi (Cremona), abbiamo presentato un'interrogazione per la bonifica dell'immobile Cascina Bosco, sito in Cremona, di proprietà di Regione Lombardia. Tale immobile, dato in gestione alla Provincia di Cremona che, a sua volta, lo ha dato in comodato d'uso ad un privato, versa in condizioni di notevole degrado, soprattutto a livello di coperture, verosimilmente in cemento amianto, come da fotografie che abbiamo allegato all'interrogazione. Il PRAL (Piano Regionale Amianto Lombardia) del 2005 prevedeva che, entro 10 anni dalla sua approvazione, quindi entro gennaio 2016, venisse eliminato l'amianto dal territorio lombardo. Fra i siti con priorità d'intervento di bonifica, non risulta essere presente Cascina Bosco. Considerato che lo stato di degrado dell'edificio sta destando una legittima preoccupazione dei cittadini residenti e che detto immobile è di proprietà regionale, abbiamo chiesto all'Assessore Regionale all'ambiente di conoscere sia lo stato delle coperture di amianto dell'edificio, sia di attivarsi tempestivamente per la bonifica del sito".

 

Il Difensore Regionale della Lombardia, l'Autorità Pubblica indipendente incaricata di tutelare i diritti dei cittadini nei confronti delle amministrazioni pubbliche ha imposto alla Presidente di Bea Daniela Mazzuconi di trasmettere al Movimento 5 Stelle  il contratto/convenzione stipulato tra Bea e Comef, la società che si era aggiudicata la gara (viziata da numerose incongruenze denunciate dal Movimento) da 7,5 milioni di euro per una nuova turbina, parte della gara a doppio oggetto prevista dal Piano Industriale 2012.

"Dopo tre mesi di resistenze, finalmente abbiamo potuto leggere il documento. Era l'ultimo tassello che ci mancava per ricostruire tutto il mosaico di quello che abbiamo ribattezzato lo "scandalo Bea". Ora abbiamo le prove che il testo della Convenzione sottoscritta con Comef è diverso rispetto allo Schema di Convenzione allegata al disciplinare di gara. Fuori dai tecnicismi, con l'azienda che si è aggiudicata il bando pubblico è stato sottoscritto un contratto finale con contenuti diversi dalla bozza pubblicata nel bando! Di fatto non si richiedono più la direzione dei lavori, le attività legate alle sicurezza e soprattutto la gestione della turbina per i 15 anni di durata della convenzione, come previsto dal bando. Il tutto è di una gravità inaudita e c'è ne è abbastanza da invalidare tutta la procedura di gara e l'affidamento stesso. Per di più i servizi di direzione lavori e sicurezza - richiesti nel bando ma non inclusi nel contratto con Comef - sono costati a Bea un'ulteriore gara del valore di 364 mila euro!", così Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia.

"C'è poi un secondo aspetto ancora più rilevante: venendo meno la gestione del turbina da parte del socio privato Comef, di fatto vengono a mancare i presupposti del Piano industriale 2012 - continua Corbetta - Difatti Comef sembra più un mero fornitore di un macchinario (la turbina) che un vero socio operativo, come viene richiesto dalle leggi che regolano il Partenariato Pubblico Privato Istituzionalizzato (PPPI). La situazione di Bea si fa molto difficile: da tempo non è più una società totalmente pubblica in grado di ricevere l'affidamento diretto del servizio di gestione dei rifiuti da parte dei comuni soci tramite l'in-house providing e oggi scopriamo che rischia di non essere nemmeno una società mista pubblico-privata titolata a ricevere l'affidamento diretto tramite il modello del PPPI, che prevede necessariamente la presenza di un socio operativo, non di un mero fornitore di macchinari. L'unica strada percorribile da Bea rimarrebbe quella di partecipare alle gare per cercare di aggiudicarsi lo smaltimento da parte di quei comuni che decidono di mettere il servizio a gara... ma competere sul mercato con un forno vecchio di 40 anni non è una cosa semplicissima".

"Mi domando perché Mazzuconi, che non ha responsabilità dirette in tutta questa storia, continui a difendere l'indifendibile! Qualunque sia la risposta, merita di andare a casa insieme al Presidente di Bea Gestioni Alcide Copreni e al Direttore Generale di Bea Alberto Cambiaghi!  Al di là dei possibili risvolti penali (derivanti dai due esposti depositati in Procura da parte del Collegio Sindacale e da un membro del Consiglio di Amministrazione), mi pare del tutto evidente che se questi signori non hanno la decenza di dimettersi, devono essere immediatamente rimosso dalla propria carica. Certo Mazzuconi è stata messa lì dal PD per portare in porto il nefasto progetto di fusione Bea/Cem.  Ed è chiaro che da tutto questo scandalo l'operazione di fusione non può che trovare delle enormi complicazioni, se non addirittura diventare una chimera."

Per chiarimenti e approfondimenti: http://gianmarcocorbetta.it/2015/11/scandalobea-parte-seconda-bando-turbina-stravolto-e-contratto-viziato-da-nullita-salta-laffidamento-diretto-della-gestione-rifiuti/

 

Questa mattina il M5S Lombardia ha partecipato alla manifestazione organizzata dall'Unione Italiana ciechi e ipovedenti (Uici) di fronte alla sede dell'Unione delle province lombarde (Upl). L'Uici ha chiesto garanzie sul mantenimento dell'erogazione di servizi specifici nell'ambito dell'integrazione scolastica (garantiti attualmente fino al 31 dicembre 2015) e chiarezza sulla gestione dei servizi  demandata agli ambiti territoriali  con conseguenze di controllo di gestione frazionata che influisce negativamente sulla qualità del servizio.

Paola Macchi e Dario Violi, consiglieri regionali del M5S Lombardia, dichiarano: "Riteniamo doveroso che la regione intervenga e si interessi alle richieste legittime che arrivano dai cittadini. E' un atto dovuto anche perché il Consiglio regionale ha approvato a giugno una mozione del M5S Lombardia che invitava la Giunta a mettere in atto le strategie più opportune per salvaguardare la continuazione dei servizi fino a ora erogati dalle Province, assicurando il diritto allo studio di tutti i bambini e ragazzi con disabilità per l'anno scolastico 2015-2016, e ripristinando, in tempi brevissimi, il servizio di richiesta di assistenza in ambito scolastico da parte delle famiglie degli studenti con disabilità sensoriale. Se l'Unione Italiana ciechi e ipovedenti era in piazza questa mattina a chiedere garanzie sull'erogazione dei servizi non è stato fatto abbastanza. Per questo abbiamo chiesto di audire i rappresentanti dell'Unione Italiana ciechi e ipovedenti e quelli dell'Unione delle province lombarde in modo che il Consiglio regionale garantisca, agendo sulla Province, la copertura dei servizi. "

"Come già annunciato nella Commissione competente, siamo contrari a questa proroga del piano di risanamento di ALER Milano che, da tre passa a cinque anni, con contestuale proroga del piano straordinario delle vendite e slittamento dei tempi di restituzione del finanziamento regionale di ben 30 milioni di euro. Il Piano di risanamento, così come predisposto, fa acqua da tutte le parti e sarà destinato ad ulteriori proroghe e costanti iniezioni di danaro pubblico che ALER Milano non sarà mai in grado di restituire. Un piano di risanamento serio prevedrebbe innanzitutto l'attivazione di quei meccanismi che stanno alla base di un reale efficientamento aziendale e da noi più volte richiesti, e cioè: la riorganizzazione totale del management e l'attivazione di un rigido sistema rigido di controlli. Non è pensabile immaginare di mettere una "toppa" a un buco di mezzo miliardo di euro, svendendo ciò che costituisce il valore primario dell'ente regionale, e cioè il patrimonio edilizio pubblico", così Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S, sulla possibilità, prevista in un articolo del progetto di legge di collegato 2016 al bilancio della Regione Lombardia, di estendere da 3 a 5 anni il piano di risanamento dell'Aler di Milano, varato a fine 2014.

"La legge regionale "anti moschee" (così denominata dalla maggioranza) impugnata dal governo di fronte alla Corte Costituzionale rappresenta una regressione oscurantista di questa regione e secondo la stessa maggioranza dovrebbe costituire uno strumento per la sicurezza dei cittadini, come stanno ripetendo in questi giorni suoi esponenti dopo i tragici fatti di Parigi.

La realtà è esattamente il contrario: tenere negli scantinati a pregare centinaia di musulmani rappresenta una regressione per la sicurezza dei cittadini e un inasprimento delle tensioni con la comunità dei musulmani che lavorano e pagano le tasse in Lombardia, più di 400 mila. Una scelta tipicamente propagandistica di questa maggioranza che porterà solo problemi e non soluzioni su tutti i fronti", così Eugenio Casalino, consigliere regionale del M5S Lombardia commenta le dichiarazioni di Roberto Maroni che ha chiesto lo stop all'impugnativa del Governo sulla legge regionale sui luoghi di culto.

"La vittoria a Sedriano è la dimostrazione che dopo l'illegalità i cittadini scelgono il Movimento 5 Stelle. Il voto ha premiato la nostra coerenza: siamo l'unica forza che rispetta gli impegni elettorali. E' un segnale per l'intera Lombardia ed è un segnale per il nord: incominciamo a vincere anche nei comuni del settentrione. Il centro-destra non esiste più, il PD ci insegue ed è stato finalmente punito per la sua incapacità amministrativa a tutti i livelli di governo. Fin qui non ci hanno mai preso sul serio. Il voto ha premiato la nostra serietà e concretezza. Siamo pronti per governare Roma e la Lombardia.", così Stefano Buffagni, capogruppo del M5S Lombardia, commenta l'elezione del candidato del M5S Angelo Cipriani a sindaco del comune di Sedriano.

Le parole di Angelo Cipriani, il primo sindaco del M5S in Lombardia:

"In questi 43 mesi abbiamo "fatto gruppo", abbiamo lavorato tanto con dedizione, impegno, competenza ed i cittadini ci hanno premiato. Voglio ringraziare tutti quelli che hanno lavorato e collaborato, tutti i gruppi che ci hanno sostenuto, tutti quelli che sono intervenuti durante la nostra campagna elettorale, i portavoce e gli attivisti. Grazie a tutti i cittadini che hanno creduto in noi e ci hanno votato. Grazie a loro da stamattina Sedriano, il primo comune lombardo sciolto per mafia nel 2013, può tornare a camminare sulle proprie gambe, grazie a loro Sedriano ha di nuovo un futuro! I cittadini hanno scelto di ripartire dall'onestà, da un programma a misura di cittadino perché è dai cittadini che bisogna ripartire, con proposte semplici basate sulle 5 stelle del M5S: question time dei cittadini, tariffa puntuale sui rifiuti, stop alla cementificazione e riqualificazione degli edifici pubblici (in primis le scuole dei nostri figli), riqualificazione dei parchi pubblici, orti urbani, efficientamento energetico e sicurezza grazie ai pali della luce intelligenti (dotati di telecamere e wi-fi) e investimenti sul trasporto pubblico. I cittadini ci hanno premiato perché non ci siamo riempiti la bocca di promesse. Sedriano aveva bisogno tornare a quella normalità che il sindaco della vecchia amministrazione, accusato di corruzione aggravata e di fare affari con presunti 'ndranghetisti, gli aveva rubato.
Queste elezioni ci dicono che il centro destra è sparito e il Pd prova a inseguire l'unica forza credibile sul territorio. Ora Sedriano ha le mani libere e può davvero ripartire. Grazie a tutti di cuore. A Sedriano l'onestà è tornata di moda" - Angelo Cipriani - Sindaco M5S Sedriano

Varese. Consider chiude

 

Il M5S gruppo di Varese, con gli attivisti locali, si mobilita contro i licenziamenti alla Condenser storica azienda situata ad Ispra in provincia di Varese che paga la crisi dell'elettrodomestico e stacca la spina.

E' un duro colpo, l'ennesimo per la zona del basso varesotto che ha già visto tante aziende morire, dalla Inda a molte piccole realtà ma non meno importanti per l'occupazione locale.

L'amministratore delegato ing. Vincenzo Locatelli esprime il suo rammarico e dispiacere nel vedere la chiusura di una ditta che operava dagli anni '80.
I motivi della chiusura, a detta dell'amministratore, sarebbero principalmente due: la delocalizzazione nei paesi esteri dei principali clienti e la scelta di altre società di realizzare i componenti in "casa".

La Condenser realizzava evaporatori per congelatori, un'attività di nicchia, che dava lavoro a 109 operai i quali hanno una età compresa tra 40 e 50 anni, quindi non facilmente impiegabili in altre attività lavorative. Se all'età non più giovanile, si aggiunge la crisi del settore meccanico, il futuro dei 109 appare alquanto cupo.

Si è aperta la mobilità volontaria e resta un anno di cassa integrazione, poi nel 2016 tutti saranno a casa senza alcun sussidio, stipendio o quant'altro.

La delocalizzazione mostra ancora una volta il vero volto della medaglia, guadagni per gli imprenditori e povertà per i dipendenti che spesso hanno aiutato a far nascere e poi a crescere la società prestando servizio per molti anni e che si trovano di punto in bianco alla fame e senza prospettive.

Il gruppo del M5S di Varese, con gli attivisti locali, ha a cuore il problema ed è vicino agli operai della Condenser, è vicino con il pensiero ma anche con i fatti avendo preparato una interrogazione parlamentare che è stata consegnata al ministero dello Sviluppo Economico da Cosimo Petraroli, portavoce M5S alla Camera dei deputati, mentre Paola Macchi consigliere M5S alla Regione Lombardia ha inoltrato una domanda per una audizione in commissione.

Difficile forare la pietra, ma goccia dopo goccia anche la pietra si fora, il M5S è la goccia.

ITR CREMONA Sottopassi ferroviari 3-11-2015

Il 3 novembre 2015, il M5S Lombardia ha presentato un'interrogazione (scarica qui) all'Assessore Regionale Infrastrutture sulle gravi criticità progettuali e di esecuzione dei sottopassi di Via Brescia e Via Persico e del sovrappasso in Via Felice, realizzati a Cremona, grazie a un contributo erogato dalla Regione, pari a circa 6 milioni di euro, nell'ambito dei fondi europei P.O.R.

Due giorni  dopo la presentazione della nostra interrogazione, sulla stampa viene riportato che la DG Infrastrutture chiede chiarimenti al Comune, dichiarando inoltre che il contributo erogato potrebbe decadere se le opere realizzate pregiudicano effettivamente il raggiungimento degli obiettivi e delle finalità originarie.

Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S e prima firmataria dell'interrogazione dichiara: "Pochi giorni dopo la presentazione della nostra interrogazione, apprendiamo dalla stampa locale di Cremona che la DG Infrastrutture di Regione Lombardia ha avviato delle indagini approfondite sulle opere realizzate ed ha chiesto al Comune di Cremona chiarimenti sulle criticità emerse dalle opere eseguite,riservandosi di imporre al Comune la restituzione del contributo erogato. Regione ha chiesto al Comune di dare un riscontro entro la data del 15 novembre, motivo per cui abbiamo fatto accesso agli atti oggi stesso per verificare la risposta data dal Comune di Cremona."

"Purtroppo - prosegue Nanni - quello di Cremona pare non essere un caso isolato, abbiamo infatti ricevuto varie segnalazioni circa la non conformità delle opere eseguite presso altre stazioni lombarde e ciò a fronte dell'utilizzo di fondi pubblici (fondi europei P.O.R.). Per questo motivo, ci stiamo attivando con un'interrogazione all'Assessorato Regionale all'Infrastrutture per chiedere un controllo capillare sull'utilizzo di questi fondi pubblici per realizzare opere infrastrutturali presso le stazioni lombarde"

Iolanda Nanni - Consigliere Regionale del M5S Lombardia

pirolisi-retorbido

Dopo ben 6 mesi, l'Assessore Regionale all'Ambiente finalmente fornisce una risposta (scarica qui) alla nostra seconda interrogazione (datata 14 maggio 2015) sulle criticità del progetto di un impianto di pirolisi a Retorbido, in Oltrepò Pavese.

La consigliera regionale M5S Iolanda Nanni dichiara: "Ci ha messo sei mesi l'Assessore Terzi per scrivermi che "verranno attentamente valutati tutti gli aspetti che ho richiamato nell'interrogazione", fra cui presenza di rifiuti interrati nel sito del progetto, vasca di miscelazione, fascia di rispetto dell'aeroporto di Rivanazzano, localizzazione dell'impianto all'interno di un corridoio primario della RER (Rete Ecologica Regionale). Sugli ulteriori motivi ostativi, da me addotti, relativi al vincoli del PTCP (Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale) invece la risposta era immaginabile e cioè che "non sussistono" e questo noi sappiamo bene perché, dato che la Provincia di Pavia alcuni mesi fa ha pensato bene di stralciare tutti i vincoli ambientali dal PTCP (qui la nostra denuncia: http://www.lombardia5stelle.it/2015/09/19/impianto-di-pirolisi-il-m5s-smaschera-lignobile-teatrino-fra-provincia-di-pavia-e-regione-un-capolavoro-di-incapacita-e-ipocrisia/ )"

"In pratica - continua Iolanda Nanni -  l'Assessore temporeggia, ma i cittadini dell'Oltrepò non possono più attendere che venga tutelato il loro diritto alla salute e a vivere in un ambiente sano. E' da quasi un anno che l'iter autorizzativo è aperto, e la mia prima interrogazione in merito risale a gennaio 2015: ci sembra inverosimile che, in tutto questo tempo, l'Assessore Terzi non abbia ancora preso atto dei criteri ostativi sulla cui base rigettare il progetto. E' bene ricordare che un progetto analogo della stessa società proponente fu rigettato nel 2013 dalla Provincia di Novara in quanto la pirolisi venne giudicata "non conforme" all'ordinamento vigente in tema di salute. Questa tecnologia è al bando in tutta Europa e, oltretutto, vorrebbero far sorgere l'inceneritore nel bel mezzo di un corridoio primario RER, cosa vietata dalla legge regionale.

E' di queste settimane la pubblicazione di dati ISTAT e ASL che documentano come la Provincia di Pavia sia seconda solo a Milano per decessi da inquinamento e diffusione di patologie tumorali ed è la prima a livello nazionale per quantità di rifiuti gestiti e importati da altri territori, e Regione Lombardia si vorrebbe autorizzare a Retorbido il più grande impianto industriale d'Italia di trattamento di pneumatici fuori uso? Non possiamo più permetterci simili scelte scellerate. Né c'è più tempo da perdere. Chiediamo che, al più presto, Regione rigetti questo progetto senza ulteriori indugi e ci riserveremo presto ulteriori azioni istituzionali a tutela dei cittadini".

BeaLeaks2"Voglio prima capire i fatti". Così si esprimeva pubblicamente il sindaco di Desio Roberto Corti il 9 maggio scorso, in merito alle irregolarità riguardo il bando per la fornitura della nuova turbina dell'inceneritore. Sono passati inutilmente 6 mesi e oggi il sindaco candidamente ripete "Vorrei sapere, nello specifico, come stanno realmente le cose".

"Campa cavallo, verrebbe da dire - dichiara il portavoce regionale del MoVimento 5 Stelle Lombardia Gianmarco Corbetta. A differenza sua, il Movimento 5 Stelle non è stato con le mani in mano e, tra mille difficoltà, è riuscito a reperire tutta la documentazione e a studiarla approfonditamente. Ed è solo grazie alla nostra denuncia mediatica che lo scandalo Bea è emerso in tutta la sua gravità. Ora il sindaco ci dà dei "manipolatori di questioni importanti" e ci accusa di sollevare "polveroni strumentali", intanto però senza il nostro impegno i cittadini sarebbero ancora all'oscuro di tutto e lui non si sarebbe finalmente dato una mossa, convocando in tutta fretta i vertici di Bea per un incontro in Consiglio Comunale il 3 dicembre, dove tra l'altro dubito si presenteranno".

"Noi abbiamo già capito "come stanno realmente le cose", per usare un'espressione del sindaco. E' bastato studiare tutte le carte. Attendiamo con pazienza che lo faccia anche lui. E siamo convinti che i vertici di Bea debbano andare a casa immediatamente - continua il portavoce pentastellato in Regione. Compresa la nuova Presidente di Bea, la piddina Daniela Mazzuconi, raggiunta nei giorni scorsi da una comunicazione ufficiale da parte del Difensore Regionale, che ha valutato illegittimo il diniego della stessa di consegnare alla nostra consigliera comunale desiana Sara Montrasio l'ultimo documento della vicenda che ancora ci manca (il contratto siglato da Bea con Comef). Anche in questo caso, il sindaco paladino della trasparenza non ha mosso un dito, almeno fino all'intervento del Difensore Regionale, per far rispettare a Bea la legge che regola il diritto di accesso agli atti."

Ora, capiamo che il sindaco è in evidente difficoltà, ma gli suggeriremmo di non impegnare il suo tempo ad attaccare chi lo scandalo Bea lo ha reso pubblico e di concentrarsi maggiormente sulle responsabilità di chi quello scandalo lo ha creato - conclude Gianmarco Corbetta.

macello-ghedi

Il MoVimento 5 Stelle Lombardia ha depositato un'interrogazione a Maroni a per approfondire la vicenda delle intimidazioni subite dal veterinario Vergerio da parte del dott. Mario Pavesi nella vicenda del "macello degli orrori" di Ghedi (Brescia). Come riportato nel video apparso su ilfattoquotidiano.it sembra che il dott. Pavesi  telefonasse giornalmente alla dott.ssa Vergerio intimandole di allentare i controlli sul macello Italcarni o avrebbe passato dei guai.

"Esigiamo che il dott. Scarcella, direttore generale dell'ASL di Brescia, riferisca cosa sapeva in qualità di superiore gerarchico di questi gravi episodi e che provvedimenti disciplinari ha eventualmente preso", dichiara Giampietro Maccabiani, portavoce bresciano del MoVimento 5 Stelle in Regione Lombardia .

"La questione è estremamente grave - continua il consigliere regionale pentastellato - qui parliamo non solo di rispetto delle leggi per il benessere animale e di tutela della salute pubblica, considerato anche che la carne del macello in questione è risultata contaminata da una elevatissima carica batterica, ma anche di dipendenti che denunciano illeciti e vengono intimiditi dai superiori."

"Ancora una volta Regione Lombardia, con i suoi enti, scivola su un aspetto fondamentale come quello dei controlli, come già aveva denunciato in un'interrogazione il deputato Claudio Cominardi. E se che anche altri macelli della regione si fossero approfittati di questa falla nel sistema di monitaraggio dell'Asl regionale? Come possono i cittadini stare tranquilli relativamente alle carni che ogni giorno finiscono sulle loro tavole? Sono troppi i sospetti e le ombre che ha sollevato questa vicenda. Regione Lombardia faccia luce", conclude Giampietro Maccabiani.

Giampietro Maccabiani - Consigliere Regionale del M5S Lombardia

Accolta la richiesta del Movimento 5 Stelle per audire il Centro Comune di Ricerca di Ispra.
foto
Stamani la consigliera regionale M5S Iolanda Nanni ha partecipato all'incontro tecnico, tenutosi presso l'Assessorato Regionale all'Ambiente, relativo all'iter di bonifica dei terreni contaminati presso l'Azienda Agricola Cascina Calnago. La consigliera Nanni ha espressamente richiesto di partecipare in qualità di "uditore" poiché a questo incontro, su richiesta del M5S, era stato convocato il Prof. Roberto Cenci, redattore dei rapporti del Centro Comune di Ricerca di Ispra. All'incontro tecnico erano presenti: il Comune di Carpiano, il Comune di Landriano, la Provincia di Pavia, Città Metropolitana, le unità bonifiche di ARPA Pavia-Lodi e di ARPA Milano-Monza Brianza, ASL 2 Milano ed i funzionari di Regione Lombardia.

Iolanda Nanni dichiara: "L'incontro è durato circa tre ore. La funzionaria della DG Ambiente - struttura pianificazione rifiuti e bonifiche - ha esordito chiarendo che l'incontro era stato convocato con mera finalità di fornire chiarimenti ai soggetti interessati sull'iter di bonifica. All'incontro non è stato convocato il perito di parte. A seguito della mia seconda interrogazione, depositata il 14 ottobre scorso, è stata accolta la mia richiesta di audire il Prof. Cenci che ha redatto i tre rapporti del Centro Comune di Ricerca di ISPRA.

La funzionaria regionale ha ribadito che l'area maggiormente contaminata è pari a 2 ettari, addirittura ora si è scesi a ipotizzare 1,5/2 ettari. Nessuno dei presenti si è opposto al Piano di Caratterizzazione che è stato approvato alla seduta della Conferenza dei Servizi dell'11 maggio scorso e basato esclusivamente sulla perizia di parte. Io non ho potuto farlo, in quanto ero lì in qualità di mero "uditore" senza diritto di parola.

Nonostante le prescrizioni richieste da ARPA al perito di parte, a oggi Regione non è a conoscenza se le prescrizioni siano state adempiute o meno, tant'è che i funzionari di Regione hanno espressamente dichiarato che invieranno una nota alla parte affinchè fornisca i tempi di avvio del Piano di Caratterizzazione e dimostri di aver adempiuto alle prescrizioni di ARPA, parere - lo ricordo - che considerava la perizia di parte non soddisfacente né esaustiva.

Insomma, dal 2011 a oggi, il procedimento è ancora in alto mare. Non si è circoscritta l'area contaminata, né ARPA ha effettuato ulteriori controlli. Gli unici risultati raggiunti, grazie alla denuncia del M5S, sono stati l'attivazione di ASL Milano 2 che, su nostra richiesta, ha provveduto a fare un campionamento su latte (esito negativo, cioè sostanze tossiche e diossine inferiori ai limiti di legge) e sulla carne (i cui esiti non sono ancora pervenuti).

L'incontro si sarebbe rivelato inconcludente se non fosse stato per la presenza del Prof. Roberto Cenci che ha saputo illustrare con chiarezza a tutti i risultati dee analisi effettuate dal Centro Comune di Ricerca di Ispra. Il Prof. Cenci ha dichiarato che le analisi hanno riguardato un'area vasta pari a circa 12 ettari, con analisi in 9 punti di profondità di 9 metri (oltre non si poteva scendere per la presenza della falda). Ha inoltre più volte ribadito che l'area maggiormente inquinata è pari a 2 ettari, ma vi sono altri punti in cui vi è contaminazione. Ha ribadito più volte che l'area è da considerarsi gravemente contaminata. Ha inoltre illustrato dei metodi di bonifica dei terreni non invasivi per l'ambiente, metodi che non erano stati presi in considerazione prima d'ora nella Conferenza dei Servizi. Ha ipotizzato che, a suo parere, la causa della contaminazione sia da ascriversi a sversamenti pirata, attraverso il trasporto di reflui galvanoplastici con camion, ciò in netta contraddizione con la tesi del perito di parte. Al termine dell'incontro, mi è stato concesso di fare una domanda al Prof. Cenci, mai sollevata dai presenti. La domanda era semplice: "Ritiene che, per un principio di precauzione, sia opportuno vietare le coltivazioni e l'allevamento sull'area contaminata?"

La risposta del professore è stata incontrovertibile. "Assolutamente si, sarebbe opportuno vietare le coltivazioni e l'allevamento sull'area contaminata". Su questo punto, il M5S continuerà a battersi perché è stato più volte dichiarato che il rischio di contaminazione della catena agroalimentare esiste. Anche se il Dott. Montanelli di ASL Milano 2 ha espressamente dichiarato che, a suo parere, "non c'è nessun pericolo".

 

MANTOVA, 12 NOV - "Cercando sempre di dare seguito alle parole abbiamo deciso, ciascuno per la sua competenza, di inviare lo studio che abbiamo finanziato al Politecnico di Milano in materia di trasporti e presentato qualche settimana fa a Mantova dal professor Beria. Uno studio importante, che ha fatto il punto sulle problematiche e le criticità della linea ferroviaria Mantova-Codogno-Milano, con un focus sul protocollo d'intesa siglato tra regione Lombardia, Trenord ed Rfi nel 2014 che prevede diversi interventi sul tratto ferroviario da finanziare nel più breve tempo possibile. Non solo: ha delineato una proposta, sicuramente migliorabile, che analizza la domanda cercando di migliorare la regolarità e qualità del servizio ferroviario. Personalmente ho fatto pervenire lo studio alla direzione generale Infrastrutture e Mobilità della Regione, da cui sembrano arrivare segnali di interesse per ricevere input dal territorio sugli interventi alla linea ferroviaria, ma sopratutto sull'indicazione di come pianificare la nuova offerta ferroviaria. Sarà mia cura, pertanto, continuare sulla strada del coinvolgimento dei Sindaci, degli Assessori, dei Presidenti, dei  pendolari e degli addetti ai lavori per elaborare insieme una serie di proposte concrete e realizzabili, convinto che questa, seppur complessa, sia la strada migliore da seguire, forte anche del fatto che l'incontro pubblico di presentazione dello studio ha prodotto un confronto franco e aperto a tutti. Dal canto suo, il deputato Alberto Zolezzi, ha prontamente inviato lo studio al sottosegretario del Ministero dei Trasporti Umberto Del Basso De Caro."

explora"Explora, "il soggetto che ha come funzione primaria la promozione e la promocommercializzazione dell'intera offerta turistica della Lombardia"è indebitata, non ha prodotto risultati concreti nell'attrarre turisti a Expo e non ha nessuna ragione per restare in vita. Si parla tanto di razionalizzare i costi e tagliare sulle partecipate e la Lombardia che ha il 40 per cento della società vorrebbe acquistare la maggioranza delle quote. Ci troveremmo sul groppone, e a libro paga dei cittadini, l'ennesimo inutile carrozzone pubblico che piace ai politici perché garantisce poltrone", così Stefano Buffagni e Dario Violi, consiglieri del M5S Lombardia, commentano l'ipotesi di sostenere "l'operatività della società Explora S.C.p.A", contenuta nel Documento di Economia e Finanza regionale in discussione nelle Commissioni.

 

Sabato 7 novembre a Calusco d'Adda tantissime persone hanno manifestato il loro dissenso alla richiesta di Italcementi di triplicare (da 30.000 a 110.000 tonnellate) il quantitativo di rifiuti bruciati presso lo stabilimento locale.

Adulti, bambini, anziani, tutti uniti da un unico obiettivo: la salvaguardia della salute e la tutela dell'ambiente, nostro bene comune.  Circa 1000 i partecipanti, secondo la stima della Questura di Bergamo, (dato confermato dai comitati promotori)  a quella che è stata una pacifica ma determinata manifestazione che si è snodata per le vie del centro di Calusco d'Adda e sulla strada provinciale. Un lunghissimo serpentone umano che si è mosso accompagnato da slogan e cartelli ispirati alla difesa della salute dei cittadini e del territorio e che ha esibito un lungo ed esplicito striscione "NO INCENERITORE. NON BRUCIATE IL NOSTRO FUTURO".

I partecipanti hanno sfilato indossando in maniera simbolica sacchi della pattumiera e portando in mano palloncini neri e grigi. Alla fine del corteo gli stessi  sono stati invitati a compilare delle cartoline su cui scrivere il proprio personale messaggio per Italcementi. Sul retro delle cartoline un dato a molti sconosciuto, ma agghiacciante: 1 ora di emissioni del camino di Italcementi, solo in termini di NOx (ossidi di azoto), equivale a quasi 1.000.000 di automobili che percorrono 1 km.  Le cartoline, circa 500, raccolte in uno scatolone, al termine della manifestazione sono state portate presso la portineria di Italcementi, per essere consegnate alla Società, che si è rifiutata di accettarle; pertanto, i comitati promotori si faranno carico di consegnare ai media i contenuti dei messaggi dei tanti cittadini presenti.

Numerosi i sindaci e i rappresentanti dei comuni del territorio, sia dell'Isola Bergamasca, sia del lecchese e della sponda Adda della provincia di Monza Brianza: Solza, Terno d'Isola, Chignolo d'Isola, Capriate San Gervasio, Madone, Boltiere, Imbersago, Robbiate, Merate, Paderno d'Adda, Cornate d'Adda, Busnago.  La manifestazione ha annoverato anche la partecipazione di rappresentanti del modo politico e istituzionale, quali il senatore Paolo Arrigoni, la deputata Paola Carinelli, l'Europarlamentare Marco Zanni e i Consiglieri della Regione Lombardia Dario Violi e Giampietro Maccabiani.

I rappresentanti dei comitati promotori hanno  concluso la manifestazione con un breve discorso in cui hanno innanzitutto ribadito di non essere contro Italcementi  ma  contrari alla decisione dell'azienda di utilizzare i rifiuti come combustibile. Questo alla luce dei danni alla salute causati dalla combustione dei rifiuti e documentati, ad esempio, dal recente studio epidemiologico dell'Arpa Vercelli sull'inceneritore locale (http://www.arpa.piemonte.it/news/concluso-lo-studio-epidemiologico-arpa-sullinceneritore-di-vercelli) che riporta, tra l'altro, un notevole aumento dei tumori del colon-retto (+400%), del polmone (+180%) e delle malattie ischemiche del cuore (+90%).

Ai sindaci, che con la loro presenza hanno dimostrato di condividere le preoccupazioni dei manifestanti, è stata consegnata una lettera contenente una richiesta  affinché deliberino, nelle rispettive giunte comunali,  di vincolare la concessione dell'autorizzazione a Italcementi  allo svolgimento di un' analisi epidemiologica sul territorio. La posizione dei comitati cittadini è infatti chiara: fare un' indagine epidemiologica con metodo Crosignani che metta in luce il reale stato di salute della popolazione locale e possa consentire di valutare se uno stress inquinante aggiuntivo è da essa tollerabile.

I comitati desiderano inoltre ringraziare tutte le associazioni che hanno inviato messaggi di partecipazione e solidarietà, tra cui ricordiamo: Zero Waste Italy, WWF Forlì Cesena, Comitato Rifiuti Zero Grugliasco, Comitato Zero Waste Teramo, Ecoistituto della Valle del Ticino, Mamme No Inceneritore di Firenze, Rifiuti Zero Parma, Zero Waste Sicilia, Comitato Beni Comuni di Monza e Brianza, Rete Rifiuti Zero Piemonte, Rete Rifiuti Zero Emilia Romagna, Rete Rifiuti Zero Campania, Rete Rifiuti Zero Calabria, Rete Rifiuti Zero Sardegna, Associazione Rifiuti Zero Piemonte, Zero Waste Piemonte, Osservatorio Rifiuti Zero Terracina, Comitato Greve Rifiuti Zero, Coordinamento Regionale Umbria Rifiuti Zero, Associazione Cambiamola, Circolo Culturale "Ambiente Scienze" di Cremona.

Un particolare ringraziamento ad Agostino di Ciaula, Coordinatore del Comitato Scientifico ISDE Italia (Medici per l'Ambiente), per il supporto medico scientifico prestato e a Rossano Ercolini,  Goldman Environmental Prize 2013, che ha inviato il suo pieno sostegno all'iniziativa pur non potendo essere fisicamente presente all'evento in quanto, stesso il 7 novembre mattina, veniva insignito a Pescara del Premio Paolo Borsellino, onorificenza riservata a personalità italiane che si sono distinte per l'impegno civico e la promozione dei valori della libertà, della democrazia e della legalità.

I comitati cittadini saranno ricevuti dall'Assessore Terzi in Regione Lombardia martedì 10 novembre e organizzeranno a breve ulteriori conferenze a carattere divulgativo.

 

Comitato La Nostra Aria, Rete Rifiuti Zero Lombardia, Comitato Aria Pulita Centro Adda

Merate, 9 Novembre 2015

 

 

Per contatti e informazioni:

comitatolna@gmail.com ; rifiutizeromerate@gmail.com; ariapulitacentroadda@gmail.com

 


post-accam-anteprimaSe il forno inceneritore Accam di Busto Arsizio andrà in pensione il merito è del MoVimento 5 Stelle. Il cancrovalorizzatore dovrà  essere spento entro il 31 dicembre 2017, così ha deciso l'ultima assemblea dei sindaci dei 27 comuni che affidano i propri rifiuti all'inceneritore, dando concretamente il via al piano di dismissione di parte del parco inceneritori lombardo previsto dalla risoluzione della Commissione Regionale Ambiente, proposta e voluta fortemente dal MoVimento 5 Stelle Lombardia e approvata all'unanimità dal Consiglio Regionale.


E' un risultato davvero storico per la Lombardia e per tutta l'Italia, che porta la firma del MoVimento 5 Stelle! Per la prima volta in Italia si arriva a chiudere un inceneritore che nei programmi iniziali si voleva potenziare! La tutela della salute e il contrasto alle politiche e al business dell'incenerimento sono da sempre punti fermi del nostro programma, che abbiamo perseguito da quando siamo entrati in questo palazzo. E' solo grazie al M5S, alla sua costante spinta innovatrice orientata alla strategia Rifiuti Zero se siamo arrivati a un provvedimento di questa portata! Oggi vari esponenti della Lega fanno a gara a prendersi il merito, ma vogliamo ricordare che il progetto di dismissione di parte degli inceneritori lombardi non arriva dalla Giunta di Maroni, bensì della Commissione Ambiente del Consiglio Regionale. E in Commissione Ambiente i primi parlare di "decommissioning" degli inceneritori e a proporre un provvedimento concreto siamo stati noi nel lontano novembre 2013.


Da quel preciso momento è nato tutto: la risoluzione votata all'unanimità in Consiglio Regionale, l'adeguamento del Piano Regionale di Gestione dei Rifiuti, il dibattito che si è sviluppato sul territorio e la decisione presa dai sindaci soci di Accam di chiudere l'impianto!


Ma la strada è ancora lunga. L'obiettivo è arrivare a una dismissione totale del parco inceneritori. Anche i cittadini di Desio, Valmadrera, Brescia, Bergamo, Como, Milano, Coteolona, Sesto San Giovanni, Dalmine, Cremona, Trezzo sull'Adda e Parona hanno il diritto di respirare aria pulita, di non mettere più a rischio la propria salute. Ora Maroni, che fino ad ora è stato troppo impegnato a costruire inutili autostrade per occuparsi della chiusura degli inceneritori, si dia una mossa per contrastare l'arrivo di rifiuti in Lombardia da ogni parte d'Italia e lavori seriamente per chiudere quegli impianti che già oggi sono in eccesso per i fabbisogni della nostra regione!


Abbiamo raggiunto questa vittoria stando tra i banchi dell'opposizione, pensate cosa potremmo fare al governo di questa regione!


Gianmarco Corbetta - Portavoce Regionale del M5S Lombardia


 

Con un emendamento del M5S Lombardia i "percorsi rosa" entrano nel "Piano quadriennale regionale per le politiche di parità e di prevenzione e contrasto alla violenza contro le donne" votato martedì dal Consiglio Regionale della Lombardia. Pianificare azioni concrete contro la violenza alle donne è fondamentale, i casi di femminicidio sono all'ordine del giorno. Per questo la battaglia sui percorsi rosa, insieme alle altre in difesa dei diritti dei più deboli, è stata portata avanti dalla nostra portavoce Regionale Paola Macchi fin dall'ingresso in questa istituzione. Sui "percorsi rosa" infatti, ovvero percorsi di accoglienza specifici nei nostri Pronto Soccorso per le persone che hanno subito violenza sessuale o domestica, il consiglio aveva già approvato nell'ultimo periodo una nostra mozione e ben due ordini del giorno. Ma non ci fermeremo a questa vittoria. A luglio 2014 abbiamo presentato un articolato progetto di legge che prevede un approccio ancora più strutturato: il nostro obiettivo è, non solo esentare le vittime di violenza dal pagamento del ticket, ma tutelarle il più possibile dal punto di visto medico e psicologico, indipendentemente dal genere e dall'età, garantendo loro un team di professionisti, non solo medici e infermieri, ma anche psicologi e assistenti sociali, in grado di affrontare situazioni delicate. Il punto è avere del personale ospedaliero qualificato e preparato in materia, che sappia innanzitutto riconoscere il problema, perché non sempre i segni di violenza sono evidenti, e che sappia poi accompagnare la persona in un percorso che è sì di cura, ma altresì di espressione e denuncia dell'accaduto, parte forse più complessa.

 

 

 

Sabato 14 Novembre una grande manifestazione a Roma, organizzata dalle "Agende Rosse" e da "Scorta Civica", chiederà di rompere il silenzio istituzionale sul giudice Nino Di Matteo, minacciato dalla mafia e per il quale, secondo la parola dei pentiti, il tritolo sarebbe già a Palermo.
Per chi non può partecipare a questa manifestazione, a Garbagnate, in Municipio, alle ore 9.30, si riunisce la Commissione chiamata a decidere il luogo di posa e il testo di una targa commemorativa della lotta alla mafia e in sostegno del giudice. Facciamo sentire da che parte stiamo! #‎iostocondimatteo‬
Movimento 5 Stelle - Garbagnate Milanese

A seguito delle irregolarità emerse in relazione al bando di gara da 7,5 milioni di euro per la sostituzione della turbina dell'inceneritore di Desio, i portavoce del MoVimento 5 Stelle di Bovisio Masciago, Cesano Maderno, Desio, Muggiò, Nova Milanese e Varedo stanno portando avanti con forza un'azione comune per chiedere le immediate dimissioni dei vertici di BEA SpA e BEA Gestioni, le società pubbliche a cui fa capo l'inceneritore di Desio.

Sono infatti numerose le "stranezze" che gli enti soci di Bea (Comuni e Provincia di Monza e Brianza), nonostante i due esposti alla Procura e le dimissioni di massa del Cda di BEA della primavera scorsa, si sono ben guardati dal rendere pubbliche e che sono emerse solo grazie all'operazione verità realizzata dal Consigliere Regionale pentastellato Gianmarco Corbetta che ha condotto la ricerca.

In sintesi il famoso lotto 2 della gara a doppio oggetto di Bea presenta queste caratteristiche:

1) Un piano di rientro dall'investimento della fornitura della turbina da parte di Comef (la società che ha vinto il bando) del tutto strampalato, con l'esborso ingiustificato da parte di Bea di oltre 1 milione e 700 mila euro.

2) Una correzione sospetta del valore della potenza elettrica della turbina richiesta nei documenti di gara.

3) Numeri che ballano anche sulla produzione dell'energia termica tra il bando di gara e l'offerta della ditta che si è aggiudicata l'appalto. Comef fa un'offerta peggiorativa rispetto a quanto richiesto. Il bando per legge andava ripubblicato, invece è stato aggiudicato.

4) L'unica offerta pervenuta è incompleta sul piano delle caratteristiche tecniche.

5) La commissione Bea che ha giudicato l'offerta ha ritenuto superfluo l'attribuzione del punteggio, necessaria per la verifica della congruità dell'offerta stessa.

6) Nel bando vengono richieste esperienze pregresse non in linea con l'oggetto del bando stesso.

7) Comef non è in possesso di tutte le attestazioni richieste dal bando per comprovare i requisiti tecnici necessari per svolgere i lavori. Nella sua offerta Comef non indica nemmeno eventuali suoi fornitori dotati di certificazione e questo, per legge, è motivo sufficiente per escluderla dalla gara.

8) Contratto Bea-Comef top secret: divieto ai consiglieri degli enti soci di visionare l'atto, Bea viola il diritto di accesso agli atti sancito dalla legge.

9) Nonostante il bando di gara richiedesse un servizio "chiavi in mano" (fornitura, installazione e gestione della turbina per 15 anni), Bea nei mesi successivi pubblica un nuovo bando di gara per la fornitura di servizi di ingegneria per la turbina stessa. Perché pagare due volte gli stessi servizi?

10) Alberto Cambiaghi è contemporaneamente Direttore Generale di Bea, Membro del Consiglio di Amministrazione di Bea Gestioni, Amministratore Delegato di Bea Gestioni, Responsabile Anticorruzione di Bea. Nel Disciplinare di Gara Cambiaghi viene nominato Responsabile Unico del Procedimento (Rup) ma non risulta in possesso dei requisiti previsti dalla legge (laurea in ingegneria e abilitazione tecnica). Cambiaghi viene poi nominato membro della Commissione di Gara, l'organismo che doveva valutare le offerte. Il Codice degli Appalti prevede l'incompatibilità tra la figura del Commissario di Gara e figure come quella del Rup.*

Pertanto i portavoce M5S stanno presentando nei rispettivi consigli comunali un ordine del giorno con il quale chiedono:

- le dimissioni del presidente di BEA Daniela Mazzuconi, del presidente di BEA Gestioni Alcide Copreni e del direttore Generale di BEA e amministratore delegato di BEA Gestioni Alberto Cambiaghi;

- una commissione d'inchiesta per verificare la regolarità di tutti i bandi e gli affidamenti di BEA e BEA Gestioni negli ultimi 3 anni;

- annullamento in autotutela, da parte di BEA SpA, dell'aggiudicazione del lotto 2 della gara in questione.

E' intollerabile la modalità approssimativa, confusa, scorretta, illegittima e a dir poco sospetta con cui è stato gestito il bando da parte di una società pubblica, ed è oltretutto inaccettabile che in tutti questi mesi nessuna tra le amministrazioni pubbliche azioniste di BEA abbia fatto luce sulla vicenda!

Qualsiasi socio di BEA, comuni e provincia, avrebbe potuto fare le stesse verifiche del M5S: perché nessuno le ha fatte?

E i sindaci soci non erano al corrente di nulla? Ora che grazie al M5S tutta la vicenda è di pubblico dominio non hanno nulla da eccepire?

La gravità dei rilievi mossi all'operato dei vertici di Bea e Bea Gestioni imporrebbe di ristabilire immediatamente una corretta e trasparente gestione delle società attraverso la sostituzione dei vertici, direttore generale e presidente innanzitutto!

Stefano Pedata - Bovisio Masciago

Walter Mio e Sergio Mazzini - Cesano Maderno

Sara Montrasio - Desio

Angelo Saragozza - Muggiò

William Santoro - Nova Milanese

Daniela Gobbo - Varedo

"E' paradossale che il M5S sia in prima fila tra i proponenti e i controllori di ciò che si doveva e si dovrà fare sui terreni dell'esposizione universale. Abbiamo da tempo chiesto di istituire un Tavolo politico-tecnico aperto a esperti e a consiglieri anche di minoranza quale luogo deputato per proporre un'idea di sviluppo dell'area e valutare il progetto di CDP. Per evitare quanto sta succedendo: che la classe dirigente italiana resti legata al suo dna speculativo. Che proposta è, infatti, quella di Renzi che vuole utilizzare solo 70 mila metri quadrati su un totale di circa un milione e 100 mila per destinare l'area "avanzata" a un mercato immobiliare saturo? Oltretutto con un miliardo e mezzo di euro a fronte di un'area così vasta è ridicolo pensare a qualcosa di serio anche considerando il fatto che da qui a dieci anni le infrastrutture presenti saranno da rinnovare in toto" così Silvana Carcano, consigliere regionale del M5S Lombardia.

"Oltretutto l'ipotesi progettuale di Renzi coinvolge le solite multinazionali come la Bayer, GSK,  Barilla, Unilever, che del benessere e della nutrizione ne gestiscono solo l'aspetto di mero profitto. Ancora una volta i contenuti, e una visione di futuro sostenibile, che avrebbero dovuto essere il lascito di Expo sono stati lasciati nel cassetto".

"E poi siamo alle solite boutade elettorali di Renzi. Sul dopo Expo nessun contenuto, nessuno studio di fattibilità: solo parole e illusioni, mancavano solo le slides. Ce l'hanno confermato i vertici di Arexpo venerdì scorso: tutto è in fase embrionale. Chissà se la Cabina di Regia partorirà prima o poi qualcosa o se l'embrione non crescerà mai! E chissà perché la Cabina non è aperta automaticamente alle società Expo e Arexpo e ai politici di minoranza. Certo, prima di discutere del futuro dell'area ci sono nodi da sciogliere per uscire dal pantano e cioè quale sarà la governance di Arexpo una volta che il Governo ne assumerà delle quote? E chi si occuperà di recuperare i 72 milioni di costi di bonifiche e smaltimento rifiuti, riporti e terre affinché non ricadono sui contribuenti italiani? Come pensa di rivalersi Arexpo sui proprietari iniziali visto il clamoroso conflitto di interessi di Fondazione Fiera?
Riuscirà la Cabina di regia a sciogliere questi nodi per Natale o, come dichiarato da Pilotti e Bonomelli, dovremo aspettare aprile 2016?" continua Carcano Silvana

"Renzi si comporta da piccolo generale senza esercito, cala dall'alto proposte unilaterali senza coinvolgere gli enti competenti. Da mesi chiediamo di lavorare insieme sul futuro dell'area Expo ma la svolta autoritaria del PD, l'inerzia della Lega e il poco slancio di Arexpo non consentono discussioni, dibattiti e scelte condivise ai diretti interessati e cioè i cittadini", conclude Carcano.

In data 30 ottobre 2015 il Portavoce Matteo Barberi ha presentato e discusso in aula la mozione STOP TTIP ed è stata deliberata con la quasi maggioranza del consiglio comunale. Sondrio dice no al TTIP. Il ringraziamento arriva dal al Comitato STOP TTIP "senza il quale questo argomento sarebbe rimasto segreto".Un modo trasparente di partecipazione che parte dai cittadini e comitati e arriva in consiglio comunale. Nella discussione molto sentita si è parlato: perchè è importante parlare di questo argomento in consiglio comunale, i pericoli a cui ci si esporrebbe con il TTIP, la segretezza del trattato qualcosa di davvero pericoloso per la vita di tutti e di come il trattato sia inaccettabile anche in un momento di crisi economica . Si è dibattuto sulla poca chiarezza ed informazione riguardo al trattato, dei pericoli (farmaci meno affidabili-OGM- ecc.) il principio di precauzione, l'introduzione del tribunale internazionale .Il Presidente del Consiglio Comunale, Zanesi, ringraziando Barberi ed il comitato per aver portato all'interno del consiglio comunale questa discussione. La prima delibera NO TTIP in provincia di Sondrio con l'augurio che possa essere da volano per altri comuni della nostra provincia.
Matteo Barberi
Portavoce Sondrio

Si sono appena conclusi i lavori della tavola rotonda organizzata dal M5S Lombardia a Palazzo Pirelli dal titolo "Possibilità di scelta tra la mensa scolastica e la schiscetta".
L'incontro, anticipato da una raccolta firme del M5S Lombardia che voleva  sondare la volontà dei genitori di poter scegliere se portare il pasto da casa o consumare quello offerto dal servizio di ristorazione scolastica, ha avviato un dibattito molto articolato tra favorevoli e contrari alla così detta 'schiscetta' a scuola. E ha fatto emergere numerose criticità riguardanti i costi della ristorazione scolastica per i genitori,  la qualità del cibo servito dalle mense, gli scarti alimentari , ma anche proposte per il miglioramento della qualità del servizio.
"Dalla raccolta firme - spiega Paola Macchi consigliere regionale del M5S Lombardia che ha organizzato l'evento -  il passaggio a un confronto istituzionale tra favorevoli e contrari alla  'schiscetta' che ci offrisse anche l'occasione per parlare di ristorazione scolastica è stato obbligato. L'incontro è stato ricchissimo di sollecitazioni e proposte. Dopo gli approfondimenti odierni continueremo a raccogliere le firme dei cittadini che chiedono di poter scegliere liberamente, auspicando che l'interesse suscitato spinga comuni e gestori delle mense a porre maggior attenzione alle numerose criticità che hanno spinto  genitori ed anche insegnanti a proporre questa call in action e a firmare la richiesta".
A favore della 'schiscetta' la nutrizionista Elisabetta Marcorsini che ha spiegato: "Mi piace molto la proposta di far scegliere ai genitori se far mangiare i propri figli in mensa o dar loro la "schiscetta". In questo modo si potrebbe mangiare meglio,risparmiando ed evitando di buttar via il cibo avanzato. Già in altri paesi i bimbi si portano il pranzo da casa con ottimi risultati".  Anche per l'insegnante Maria Grava "la Scuola Pubblica statale che voglia ritenersi democratica e inclusiva deve promuovere il diritto a scelte alimentari autonome, rimuovere gli ostacoli di ordine economico, culturale e sanitario che non permettono a "tutti gli studenti" di fruire di una delle fondamentali azioni educative che la scuola mette in atto, proponendo soluzioni e alternative che garantiscano parità di diritti e non mera omologazione".
Sara Montrasio, genitore, aggiunge: "Sono madre di un bimbo che per tre anni ha mangiato al massimo pane a scuola. E' una questione di gusto e di inappetenza, e la soluzione della schiscetta, mi pare adottabile anche nell'ottica di evitare sprechi. Tra le obiezioni alla schiscetta la differenza di cibo offerto a bambini seduti uno di fianco all'altro, ma per bambini di credo diverso il cibo è già diverso. Già la merenda di metà mattina  è diversa per ogni bambino. Si parla poi di difficoltà, di conservazione e di pasta. Ma le soluzioni, da polpettine, torte salate e frittate sono ampie e variegate per offrire".
Contro la schiscetta a scuola Laura Cirillo, un genitore di San Donato Milanese: "La maggior parte dei partecipanti alla commissione mensa è sfavorevole. Per me il pasto a scuola è uno dei più completi della giornata per i miei tre figli. Lavoro e pensare al pasto del giorno dopo è complesso, mi troverei con pizzette. Quello della mensa è un pasto migliore di quello che potrei proporre io. La proposta della schiscetta va approfondita, ma la mensa è un momento di aggregazione: i miei figli continuerebbero a mangiare broccoli, pesce e finocchi altri avrebbero altro nel piatto, magari più allettante. Sarebbe una delusione e una diversità difficile da gestire. C'è poi il problema del riscaldamento dei cibi e la qualità e economicità del cibo. Se molti bambini portassero cibo da casa i costi delle mense aumenterebbero".
Sonia Cotri, insegnate di Bergamo, ha "un'esperienza positiva della mensa a scuola. Certo ho sentito insegnanti lamentare cibo non di qualità, perchè la commissione mensa non cambia appalto? Hanno appalti trentennale, li chiamo appalti ergastolo, se erogano sbobba se ne vadano. Ho poi l'impressione che non tutti i genitori poi abbiamo un'idea chiara, ci sono genitori invece che vorrebbero capire come fare. Se si intende avviare una sperimentazione di questo tipo è necessario preparare i genitori. Se la schiscetta ti arriva il bambino con pranzo non adeguato come ci comportiamo? Capitano casi di bimbi che non mangiano, e non sono facili, ma i bambini devono essere accompagnati attraverso il superamento di queste difficoltà. Mi spaventa poi la proposta per i bambini piccoli, come lo portano, non vorrei si limitassero a mangiare sempre il panino".
Tra gli altri sono intervenuti Franco Gallo, dell'Ufficio Scolastico Regionale, che ha spiegato: "L'Ufficio Scolastico Regionale, come articolazione periferica del MIUR, non prevarica le scuole autonome sulle scelte gestionali dei tempi di apertura della scuola, dell'impiego dei locali e delle forme di assistenza e risposta ai bisogni delle famiglie. Ritiene di sottolineare la necessità del rispetto delle prerogative contrattuali dei docenti e del personale ATA in relazione alle problematiche di sorveglianza che potrebbero insorgere e delle corrette procedure di individuazione di eventuali locali dedicati. Potrà fornire ai dirigenti scolastici e agli organi didattici e di indirizzo la consulenza eventualmente richiesta, ma non può sostituirsi a queste figure nell'assumere responsabilità in capo al datore di lavoro e al personale scolastico specificamente impegnato. Ricorda la necessità di configurare le scelte educative relative a qualsiasi ampliamento del'accoglienza e del sostegno ai bisogni degli utenti nel Piano Triennale per l'Offerta Formativa (L. 107/2015, art. 1 c. 14)".

Egardo Valerio, Direttore DPM ASL Milano 1, ha parlato della qualità della ristorazione scolastica e ruolo della ASL: "In  merito alla possibilità di far portare ai discenti il pasto da casa, se non si vuole usufruire del servizio di ristorazione, è da rilevare che non esiste alcun divieto normativo pur sussistendo alcune problematiche quali  il  definire le responsabilità in modo chiaro dei soggetti coinvolti: Azienda di ristorazione,  Dirigenza scolastica, Famiglia e Comune. Ognuno in base al proprio ruolo ha una diretta responsabilità nell'attuazione di questa scelta. Non e' compito di ASL rilasciare un parere specifico  La maggiore criticità oltre a quella della sicurezza alimentare sopra accennata (tossinfezioni, conservazione alimenti) è che attraverso questa scelta vengono vanificati gli sforzi fatti in ambito di ristorazione scolastica per far sì che il pasto a scuola possa rappresentare anche una occasione per acquisire e rafforzare sane abitudini alimentari e per assicurare scelte nutrizionalmente valide.
Quindi l'obiettivo della ASL non è vietare o imporre ma mettere in atto azioni proattive  per far si  che il pasto a scuola  sia realmente "consumato e gradito"  quali la predisposizione di linee di indirizzo nutrizionale e il favorire interventi di educazione alimentare. In particolare in collaborazione con ASL Milano 2 e città Metropolitana è stato realizzato uno strumento informatico di monitoraggio per valutare la qualità del servizio di ristorazione scolastica sia per quanto riguarda l'accettabilità e il consumo del pasto che il giudizio sul servizio nel suo complesso che potrà essere utilizzato, con modalità e finalità diverse, sia dai componenti della Commissione Mensa che dai funzionari degli  Uffici Comunali e dagli operatori delle ASL.  Il progetto  "Il pasto a scuola si valuta on line ", presentato il 30 settembre a Milano a tutti i Comuni, ha l'obiettivo di valutare, in modo strutturato e uniforme, il consumo del pasto da parte degli utenti e di contribuire così a ridurre lo spreco alimentare e attuare le azioni atte a migliorare la qualità anche soggettiva del servizio.
Ivana Rusconi, collaboratrice della radio web "ciaocomo.it" che ha relazionato sui risultati di un'inchiesta dell'emittente sul tema: "Sulla schiscetta a scuola abbiamo ascoltato diverse voci e sono emersi numerose problematicità. Tra i problemi quello igenico. Le cucine private non sono controllate, quelle della ristorazione sì. C'è il problema della conservazione dell'alimento, i bambini di presentano a scuola alle 8 e pranzano alle 13. Servono cibi che si prestano alla conservazione e zone per riscaldare i cibi. C'è poi il problema della possibile condivisione del cibo nel caso di bambini allergici. Simone Moretti Assessore di Olgiate Comasco che ha un blog di cucina che propone di usare di più risorse del territorio e cibo a chilometro zero. A scuola c'è chi si muove per monitorare lo spreco anche per capire gli alimenti che garbano ai bambini. Insomma  c'è molto da indagare su questo tema".
Marco Zullo, Europarlamentare di M5S Lombardia, ha riportato l'attenzione ai bambini e ai loro bisogni: "dare l'esempio a scuola e casa è importante. Sulle mense scolastiche ci sono sistemi per abbattere i costi, ci vuole sono la volontà".
Paola Macchi ha consluso i lavori della tavola rotonda: "Consegneremo le firme che abbiamo raccolto sul web all'Assessore regionale Aprea ai primi di gennaio. Ci auguriamo di trovare nell'assessorato regionale un terreno fertile perché bisogni che nascono dai cittadini, e da tanti cittadini sono appoggiati possano trovare accoglienza".

Milano, 7 novembre 2015. 

Oggi abbiamo incontrato il Presidente e il Direttore Generale di Arexpo, rispettivamente Luciano Pilotti e Guido Bonomelli.
Non ce ne vogliano i due signori, ma rimaniamo sempre piuttosto colpiti dal fatto che i due vertici di una società pubblica siano così serafici nonostante i ritardi biblici in tema dopo Expo e nonostante gli stessi abbiano dichiarato che in tema di progettualità futura siamo in fase "embrionale".

Piccola premessa: l'articolo 11 dell'Accordo di Programma prevede l'istituzione di Tavoli di monitoraggio con il compito di garantire il raccordo tra la società Expo e la società Arexpo e di agevolare la mutua conoscenza e il monitoraggio del processo di infrastrutturazione e trasformazione dell'area, ivi comprese le attività di progettazione inerenti le operazioni di bonifica. Il Tavolo di monitoraggio, si legge, si riunirà almeno una volta al mese, redigendo un verbale delle sedute che verrà trasmesso al Consiglio di Amministrazione delle rispettive società.

Bene, sostiene Arexpo che il Tavolo di monitoraggio non si tiene più da giugno del 2014 (evitiamo di raccontarvi la fatica per avere i verbali dei Tavoli avvenuti! Che non si sono tenuti certamente una volta al mese, oltretutto). E perché mai non si sono più tenuti? E chi lo sa?
Nasce però la Cabina di Regia per definire le scelte strategiche di sviluppo dell'area del sito Expo nella fase post evento, a cui partecipano il Governo, la Regione Lombardia e il Comune di Milano (chiederemo subito i verbali di queste Cabine di regia). Di questa Cabina di Regia non fanno parte, così sostiene Pereira, Expo e Arexpo, le due società infatti verrebbero convocate solo quando gli argomenti le riguardano.
Ma scusate, lor signori, in tema di sviluppo dell'area Expo per il post Expo, per quali tematiche le società Expo e Arexpo non sarebbero interessate?!?!?!
E, ancora, cari lor signori, se un Accordo di Programma prevedeva Tavoli formalizzati che non si sono fatti, e la Cabina di Regia, forse sostitutiva di quei Tavoli, non include le due società protagoniste dell'evento, come fa un povero gruppo politico amante della trasparenza e del controllo, a verificare come vengono spesi i soldi pubblici? Telepatia? Iniziamo a partecipare alle Cabine di Regia? E chi lo sa?

Sostiene Arexpo, dietro nostra domanda, che gli accordi su come il Governo entrerà nella società si chiuderanno per la primavera prossima. Ma non siamo un po' lunghini con i tempi? E chi lo sa?

Sostiene Arexpo poi che, dopo tutte le lettere scambiate tra le due società, è ora all'evidenza della Cabina di Regia il tema delle bonifiche e dello smaltimento rifiuti, riporti e terre (i famosi 72 mln che noi non vogliamo far pagare ai contribuenti) e che l'attribuzione dei costi dovrà essere fatta a norma di legge. Ma, lor signori, se non avessimo sollevato noi il tema, qualcuno della Cabina di Regia lo avrebbe mai affrontato o si sarebbe usato il bancomat "soldi pubblici"? E chi lo sa?

Sostiene Arexpo che la piastra è totalmente riutilizzabile, tranne ciò che tra 6, 7 o 8 anni (tempi previsti perché qualcosa nasca su quell'area) sarà ormai inutilizzabile. Perché allora il direttore MM Progettazione Infrastrutture Massimo Recalcati ha dichiarato pubblicamente "per ognuna di queste reti bisognerà ragionare bene se e come utilizzarle (rete d'acqua, pozzi, racccolta acque meteoriche, vasche fito depurazione, distribuzione elettrica, condizionamento, telecomunicazioni, sicurezza)? Ecco, non siamo anche qui un pochino in ritardino? E non era il caso di pensare al dopo expo prima di iniziare Expo? E chi lo sa?

Sostiene Pereira che, dopo nostra osservazione, le aziende a rischio di incidente rilevante verranno considerate nella prossima progettualità futura di quell'area. Ma quando si avrà un Piano di fattibilità di quell'area? E chi lo sa?

Sostiene Renzi che il 10 novembre ci illuminerà d'immenso sull'embrione Post Expo. Ma non saranno le solite due slide? E chi lo sa?

spargimento-fanghi

Iolanda Nanni, consigliere regionale pavese del M5S, prima firmataria dell'interrogazione, dichiara: "Nella nostra interrogazione (scarica qui) all'Assessore Regionale all'Ambiente, denunciamo l'allarme dettato dallo spargimento fanghi in tutto il sud della Lombardia. Le province più colpite sono senz'altro quelle di Pavia e Lodi. In particolare, la Provincia di Pavia è quella in cui si riversa nei campi la maggior quantità di fanghi, circa 400.000 tonnellate, il 20% della produzione annua nazionale e il 50% di quella dell'intera Lombardia. Questo fenomeno è ormai del tutto fuori controllo, considerata l'assenza di studi, monitoraggi e controlli capillari sulle aree in cui vengono sparsi i fanghi. C'è in atto una vera e propria speculazione da parte di società senza troppi scrupoli che fanno di questo settore un vero e proprio business con la complicità di una classe politica compiacente che autorizza con superficialità qualsiasi genere di impianto, senza tenere conto delle conseguenze disastrose che ne derivano. Questo vero e proprio business sta ingrassando le tasche di pochi e, al contempo, svuotando quelle dei cittadini, dato che sono altissimi i costi per la collettività in termini sanitari e di compromissione dell'ambiente in cui viviamo."

tabella-fanghi

 "Diversi Paesi storicamente e culturalmente vicini al nostro - continua Iolanda Nanni - fra i quali la Svizzera e molti Land tedeschi, hanno vietato l'utilizzo in agricoltura dei fanghi - che sono a tutti gli effetti rifiuti - per motivi legati agli aspetti sanitari ed ambientali. Già nel 2003, il Consiglio della Federazione Svizzera ha decretato il divieto di spandere fanghi sui terreni. Nella nostra interrogazione, chiediamo a Regione Lombardia di adottare una moratoria a nuovi impianti di trattamento rifiuti in Lombardia. E' evidente che i lombardi non vogliono che questa Regione e province come Pavia o Lodi diventino la discarica d'Italia. Nella sola provincia di Pavia, A2A (società partecipata dai Comuni di Milano e Brescia) ha insediato ben 7 impianti di smaltimento rifiuti, molti dei quali enormi e di fatto industriali, di questi 7 impianti, ben 6 sono situati in soli due Comuni: Giussago e Corteolona! Come si può solo pensare che non producano impatti devastanti sull'ambiente e sulla nostra salute? Inoltre, oltre agli impianti A2A, ce ne sono altri 16 con almeno 4 nuovi progetti enormi di impianti con autorizzazione in corso. E' chiaro che con questa "filosofia" la nostra Provincia è obbligata a importare abnormi quantitativi di rifiuti da ogni dove per rendere "economici" questi impianti".

 "Infine - conclude Nanni - lo spandimento di fanghi civili ed industriali nei terreni agricoli pone un serio problema relativo all'effetto accumulo di sostanze inquinanti, in particolare dimetalli pesanti e diossine. In Provincia di Pavia l'unico studio sui suoli risale al 2005: sono passati dieci anni e non è più stato fatto un monitoraggio organico, strutturale ed istituzionale sui suoli. Evidentemente è impossibile valutare l'effetto accumulo di sostanze inquinanti nei suoli se l'unico monitoraggio risale al 2005. Nell'interrogazione, chiediamo a Regione Lombardia di far eseguire ulteriori monitoraggi sui suoli attraverso studi programmati in modo strutturale e non "spot", ricorrente e comparabile da monitoraggio a monitoraggio. I cittadini lombardi hanno diritto di sapere quale quantitativo di rifiuti e fanghi venga importato annualmente in Lombardia, quale destinazione agricola abbiano tali fanghi, quale sia lo stato dei suoli lombardi in merito all'inquinamento cumulato da metalli pesanti e diossine.

Come gruppo consiliare M5S, chiediamo urgentemente alla Giunta lombarda che l'agricoltura, prendendo a modello il divieto svizzero di spandere fanghi sui terreni agricoli, sia ri-orientata a pratiche virtuose e in rispetto della salute nonché della qualità dei prodotti agroalimentari".

volantino mense3.indd

Sabato 7 novembre 2015 il M5S Lombardia ha organizzato, dalle 9.30 alle 13 in Sala Gaber presso Palazzo Pirelli (Piazza Duca d'Aosta, 3 - Milano), una tavola rotonda dal titolo: Possibilità di scelta tra la mensa scolastica e la "schiscetta". Introduce e modera Paola Macchi, Consigliere Regionale M5S Lombardia. Saranno presenti: Maria Grava, insegnante - Sonia Coter, insegnante - Elisabetta Macorsini, nutrizionista - Sara Montrasio, genitore - Laura Cirillo, genitore - Paola Bevilacqua, Assessore all'Istruzione Comune di Magenta - Marco Zullo, Eurodeputato M5S - Edgardo Valerio, Direttore Dipartimento di Prevenzione Medica ASL Milano 1 - Franco Gallo, Dirigente Tecnico Ufficio Scolastico Regionale della Lombardia - Ivana Rusconi, redattrice CiaoComo Radio.

"La nostra iniziativa - spiega la portavoce del M5S Lombardia Paola Macchi -  tesa a sondare la volontà dei genitori lombardi di poter scegliere se portare il pasto da casa in alternativa a quello offerto dal servizio di ristorazione scolastica ha aperto un dibattito molto ampio e articolato tra favorevoli e contrari alla così detta 'schiscetta' a scuola. Sono emerse anche numerose criticità per i servizi di ristorazione scolastica e spazi di miglioramento. Con questa tavola rotonda approfondiremo sia il punto di vista dei favorevoli che quello dei contrari per arrivare a soluzioni concrete per migliorare la qualità dell'offerta. Il problema delle mense scolastiche è molto sentito dai genitori e ogni proposta di innovazione e miglioramento deve essere valutata con attenzione dall'istituzione regionale".

MANTOVA, 4 OTT - "Rimaniamo convinti che il bando in generale vada bene, siamo molto soddisfatti che sia passata a maggioranza la nostra richiesta di salvaguardare le conoscenze in termini di progettazione e gestione dei fondi europei acquisite dai GAL in questi anni, lasciando anche che sui territori si sviluppino nuovi partenariati, proprio come previsto dal bando.
Ribadiamo che politicamente aveva senso chiedere la proroga dei tempi del bando, lo abbiamo fatto ed il punto è stato approvato.
Ritengo che abbiamo lavorato nell'interesse dei cittadini e del territorio con anche la condivisione del PD.
Il resto sono solo strumentalizzazioni politiche che non ci interessano.
La nostra astensione sul resto della mozione è stata motivata dal fatto che non condividevamo nel merito le richieste avanzate da Alloni.
La logica della stampella alla maggioranza non ci appartiene: noi votiamo confrontandoci nel merito delle questioni, capisco che Alloni, abituato alle logiche partitiche, fatichi a comprenderci". Lo dichiara Andrea Fiasconaro, consigliere M5S Lombardia.

"Maroni non si illuda di restare a governare la Lombardia oltre il 2018, ha già fatto abbastanza danni e dovrebbe già essere a casa a suonare il sax. Speriamo faccia le valigie il prima possibile. La sua maggioranza scricchiola, i treni non vanno, le scuole cadono a pezzi e la disoccupazione morde. Siamo pronti a governare, la Lombardia deve cambiare musica", così Stefano Buffagni, capogruppo del M5S Lombardia, commenta le dichiarazioni del Presidente della Lombardia che oggi all'inaugurazione del nuovo tratto della Pedemontana ha detto che starebbe pensando a ricandidarsi per un secondo mandato in Regione.

ITR Anticipaz termini fondo sostegno affitto 5-11-2015

Il Fondo per il sostegno all'affitto è una misura rivolta a sostenere gli inquilini indigenti nel pagamento del canone di locazione e consiste nell'erogazione di un contributo economico finalizzato a ridurre l'incidenza del canone sul reddito, garantendone la sostenibilità alle fasce deboli e fungendo anche da "misura preventiva" al dilagante fenomeno degli sfratti.

Dopo aver ricevuto una serie di segnalazioni dai cittadini lombardi che lamentavano di non potuto accedere al contributo per l'affitto per l'anno 2015, abbiamo verificato che, in effetti, quest'anno la Giunta Regionale ha deciso di anticipare di molto i termini del bando, penalizzando molti cittadini aventi diritto che si sono visti respingere la loro richiesta.

Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S, dichiara: "Quest'anno la Giunta Regionale ha  anticipato di quattro mesi, rispetto alla prassi degli anni passati, il termine per la presentazione delle domande per il contributo per l'affitto. Le domande per l'accesso al contributo per l'affitto potevano infatti essere presentate dal 14 maggio al 10 luglio e non più, come è accaduto, fino all'anno scorso, fra settembre ed ottobre. Anticipando i termini, senza darne congruo avviso e la dovuta pubblicizzazione sui territori, molti inquilini aventi diritto sono rimasti tagliati fuori. Dobbiamo infatti considerare che vi è una fetta di popolazione, in forte difficoltà, che ogni anno fa accesso a questa misura di sostegno per l'affitto, molti dei quali disabili o anziani, nonché famiglie indigenti che, non informate dell'anticipazione, sono rimaste escluse, scoprendo la cosa solo dopo l'estate, quando si sono visti rifiutare la loro domanda. Per questo abbiamo presentato un'interrogazione (scarica qui) all'Assessore Regionale alla Casa al quale chiediamo di darci conto delle motivazioni tecnico/politiche che hanno portato ad anticipare i termini del bando, tagliando fuori una consistente fetta di popolazione. Abbiamo anche chiesto conto di sapere quante domande sono arrivate per il 2015, rispetto al 2014, questo dato ci è utile per capire quanti sono stati penalizzati rispetto all'anno scorso. Per gli "esclusi", cioè coloro che non hanno potuto accedere per forte anticipazione dei termini della domanda, abbiamo chiesto se la Giunta fosse disponibile a riaprire un bando straordinario utilizzando le rimanenze del fondo. C'è da aggiungere infatti che questo fondo di sostegno all'affitto diventa ogni anno più "risicato" rispetto alla domanda che cresce parallelamente al crescere degli sfratti per morosità incolpevole."

"La notizia di ulteriori approfondimenti della Procura sull'Assessore al Bilancio Garavaglia, già indagato nell'ambito dell'inchiesta che ha portato all'arresto dell'ex Assessore alla Sanità Mantovani, è l'ennesima tegola sulla Giunta Maroni, un gruppo che desta più interesse per le Procure che per il lavoro che sta facendo per i lombardi. Diversi mesi fa avevamo chiesto che l'Assessore relazionasse in Commissione Antimafia perché citato nel caso Sedriano, purtroppo non abbiamo ottenuto risposte.
Seguiremo con interesse quello che dirà la Procura, una Giunta così, in ogni caso, se ne dovrebbe andare al più presto", così Silvana Carcano, consigliere regionale del M5S Lombardia sulla richiesta del pm di Milano Giuseppe D'Amico di trasmettere alla Procura il verbale delle deposizioni rese dall'assessore regionale lombardo leghista all'Economia Massimo Garavaglia e da Alfredo Celeste e Adelio Pivetta, rispettivamente ex sindaco e vicesindaco di Sedriano.

pedemontana corbe"Le parole di Maroni e dei suoi assessori sono talmente futili e superficiali che non meriterebbero commenti, se non fosse che qui c'è in gioco il futuro di un territorio e la salute, il benessere e le risorse dei suoi abitanti.

La vuota e pomposa retorica sulle infrastrutture autostradali, sempre uguale a se stessa in tutte queste inutili cerimonie, cozza ruvidamente con la realtà: devastazione del territorio, rischio diossina Icmesa per le aree di Seveso, ormai conclamata inutilità di questo genere di opere, costi lievitati, ritardi nella realizzazione (oggi, significamente, si apre la cosidetta "variante Expo"),  pedaggi stratosferici, mancanza assoluta di risorse per realizzare le prossime tratte, rischio caos per la viabilità ordinaria, enti locali sul piede di guerra...

Non esiste il "partito del progresso" e quello degli ambientalisti che non lo vogliono. Esistono diverse visioni di progresso e sviluppo economico: c'é la visione arcaica di Maroni fondata sul cemento e su risposte sbagliate alle esigenze di mobilità dei cittadini e c'é la visione di un progresso e di un benessere economico fondata sul rispetto dell'ambiente e del territorio, sulla tutela della salute dei cittadini, sulla mobilità pubblica e sul miglioramento del sistema logistico e della viabilità ordinaria.

Maroni é vecchio nel modo di concepire il progresso, i suoi sogni autostradali sono ormai fuori da qualsiasi idea di modernità", così Gianmarco Corbetta, consigliere regionale del M5S Lombardia, sull'inaugurazione della tratta B1 dell'autostrada Pedemontana.

"Io dissi che lo faccio finire peggio del giudice Falcone, perché questo Di Matteo non se ne va, ci hanno chiesto di rinforzare, gli hanno rinforzato la scorta. E allora se fosse possibile a ucciderlo, un'esecuzione come eravamo a quel tempo a Palermo". Terribili, agghiaccianti, sono le dichiarazioni che il boss corleonese Totò Riina nel cortile del carcere milanese di Opera, rivolte al suo compagno d'ora d'aria Alberto Lorusso, mentre le telecamere della Dia di Palermo intercettavano ogni parola. Lo vuole morto, senza giri di parole. Per questo il MoVimento 5 Stelle da tempo si è attivato per dare il suo sostegno al pubblico ministero, dalla Sicilia a Roma, passando per tutti i luoghi istituzionali e della società (solo pochi giorni fa i colleghi della Puglia hanno esposto uno striscione sul palazzo del Consiglio Regionale). E anche la Lombardia ha voluto fare la sua parte presentando in aula una mozione, approvata martedì dal Consiglio Regionale , che ha chiesto all'istituzione regionale lombarda di non stare in silenzio e di fornire supporto e solidarietà al pm Nino Di Matteo, alla sua scorta e a tutto il pool antimafia.

"Il sì del Consiglio regionale a una nostra mozione a sostegno del pm Nino Di Matteo fa bene alla legalità. Finalmente anche la Lombardia manifesta pubblicamente tutta la solidarietà al pm, ai magistrati e alle forze dell'ordine che ogni giorno contrastano le mafie e le organizzazioni criminali, compresi gli uomini e le donne delle scorte, troppo spesso dimenticati dall'opinione pubblica. L'ex presidente della Repubblica Roberto Napolitano non ha mai dato sostegno a Di Matteo né tantomeno l'attuale premier Renzi. E' necessario che le istituzioni diano un esempio concreto di vicinanza e visibilità agli eroi del contrasto ai fenomeni di criminalità organizzata e di stampo mafioso. E' emblematico il fatto che il Patto Civico di Ambrosoli si sia astenuto. Evidentemente per Ambrosoli interessa maggiormente il mittente del messaggio piuttosto che il suo contenuto. E questa per noi è incapacità di rispettare le istituzioni rappresentate da diverse forze politiche", così Silvana Carcano, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle della Lombardia.

Vi ricordiamo che per #rompereilsilenzio il Movimento Agende Rosse e Scorta Civica Palermo hanno organizzato per sabato 14 novembre una manifestazione nazionale a Roma. Qui trovate tutte le informazioni: https://www.facebook.com/events/1628507964093818/

 

BeaLeaks3

Questa è la storia di come una società pubblica NON dovrebbe gestire un bando di gara.

Questa è la storia del famigerato lotto 2 della gara a doppio oggetto della società pubblica Bea (inceneritore Desio) relativa alla fornitura e gestione di una nuova turbina dell'impianto, che nei mesi scorsi ha prodotto le dimissioni a catena di tutti i membri del vecchio Consiglio di Amministrazione (tranne uno).

Mettetevi comodi: il racconto è lungo e un po' complesso, ma vale la pena seguirlo fino in fondo, non ve ne pentirete!

Fino ad oggi erano trapelate ben poche notizie in merito a questa benedetta gara, tra cui il fatto che fossero emerse irregolarità nell'aggiudicazione del bando, tanto da indurre sia il Collegio Sindacale che un membro del Consiglio di Amministrazione a presentare degli esposti in Procura. Ma i cittadini fino ad ora sono stati accuratamente tenuti all'oscuro di tutto. Di quali irregolarità si trattasse, non era dato sapere. Ma noi oggi finalmente siamo in grado di fare chiarezza.

Questo post è frutto di un lungo lavoro di ricerca di atti e analisi di documenti; è nato dal confronto con dei tecnici, che mi hanno supportato nel tortuoso percorso di studio e ricostruzione di tutta la vicenda. C'è voluto qualche mese, ma alla fine siamo riusciti a trovare il bandolo della matassa di una vicenda che Bea e i suoi soci (sindaci e presidente di provincia) si sono ben guardati dallo spiegare all'opinione pubblica!

PREMESSA: TRASPARENZA, QUESTA SCONOSCIUTA

C'è una parola che dalle parti di Via Agnesi, sede della società, fanno proprio fatica a comprendere: trasparenza. Passano gli anni, cambiano i consigli di amministrazione (ma laddentro c'è chi è attaccato allacadrega da 20 anni) e la musica è sempre la stessa: a seconda dei casi, si prendono tutto il tempo previsto dalla legge per inviare i documenti oppure si rifiutano di mandarteli via mail e ti dicono di andare a prenderli in sede (previo appuntamento in determinati orari della settimana) facendoti pagare le fotocopie e arrivano perfino a far finta di non sapere che il richiedente è un consigliere comunale che ha diritto ad ottenere i documenti richiesti!

Insomma, mettiamola così, non sono abituati al fatto che qualcuno li controlli... Capisco che non deve essere piacevole avere il MoVimento 5 Stelle ai polpacci, ma la trasparenza è il pre-requisito essenziale per una gestione corretta e lineare di qualsiasi società pubblica. L'accesso agli atti è previsto dalla legge ed è un diritto anche dei semplici cittadini... ma loro probabilmente non hanno piacere che qualcuno ficchi il naso nelle loro cose... eh... cosa dobbiamo fare... sono fatti così.

Ancora oggi si rifiutano di consegnare alla nostra portavoce di Desio, Sara Montrasio, il contratto stipulato tra Bea e Comef, l'unica società che ha risposto al bando del lotto 2 e se lo è aggiudicato. Intraprenderemo ogni azione in tutte le sedi opportune e alla fine saranno costretti a darcelo. Ma già con i documenti in nostro possesso (cioè tutti quelli relativi al bando, tranne appunto il contratto Bea/Comef) si possono capire tante cose e rendere pubbliche un bel po' di... chiamiamole stranezze.

 Ma ora bando ai preliminari e cominciamo a raccontarle queste stranezze!

 STRANEZZA 1: INVESTIMENTO, RATE, INTERESSI... QUI QUALCOSA DAVVERO NON TORNA!

Dall'analisi dei documenti, la prima cosa che salta all'occhio è uno stranissimo piano di rientro degli investimenti. Ne avevo già parlato nell'agosto scorso, riprendendo un post del consigliere provinciale della Lega Andrea Monti, ma vediamo di approfondire la vicenda.

Partiamo dal Piano Industriale di Bea, approvato dai comuni soci nel 2012. Si tratta dell'atto che da il via a tutta l'operazione e detta le linee guida che la società deve adottare. La "gara a doppio oggetto" prevista dal Piano Industriale portava all'ingresso di soci privati nel capitale sociale di Bea Gestioni (la società operativa controllata da Bea). Inoltre queste società private, in cambio di un canone pluriennale, si impegnavano a fornire prodotti e servizi.

La gara era divisa in tre lotti: lotto 1 costruzione e gestione di un impianto di compostaggio; lotto 2 fornitura e gestione di una turbina per l'inceneritore; lotto 3 lavori di ammodernamento del forno (revamping). Il primo e il terzo lotto sono andati deserti, mentre al secondo ha partecipato la sola società Comef.

Nel Piano Industriale era previsto che il socio privato aggiudicatario del lotto 2 sarebbe stato ripagato nel tempo da Bea Gestioni mediante il versamento di un canone mensile per 20 anni (ridotto a 15 nel 2013), con un interesse annuo del 5%. Il Piano prevedeva un piano di ammortamento secondo il metodo "capitale costante". In cosa consiste il metodo capitale costante? Facciamo un esempio: su un ipotetico investimento di 1000 euro in 10 anni ogni anno si deve restituire una quota costante di capitale, pari a 100 euro, più gli interessi calcolati di anno in anno.

Nelle Note Illustrative al Piano degli Investimenti previsti dal Piano Industriale (approvato dai consigli comunali nel 2012) è scritto chiaramente che il metodo di ammortamento è a capitale costante.

A

Nella tabella 3 del medesimo documento è riportato il Piano Finanziario della Turbina, che prevede, per un investimento di 5,9 milioni su 20 anni, un canone al primo anno pari a 640.000 euro di cui 295.000 di capitale (1/20 di 5.900.000 euro), 295.000 euro di interessi (il 5% di 5.900.000) e 50.000 euro come canone di manutenzione. Mentre il capitale restituito annualmente (295.000 euro) rimane costante di anno in anno, gli interessi si riducono progressivamente, pertanto al ventesimo anno si ha un canone di 370.155 euro.

B

Come accennavo, il Piano Industriale è stato rivisto nel 2013: si è passati da un investimento di 5,9 milioni in 20 anni ad uno di 5,4 in 15 anni. Le condizioni rimangono invariate, quindi applicando il metodo a capitale costante all'investimento di 5,4 milioni in 15 anni con interesse 5% si ha una quota capitale annua costante pari a 360.000 euro (pari a 1/15 di 5.400.000) a cui si aggiunge la quota di interessi decrescenti, come nella seguente tabella:

Schermata 2015-11-05 alle 14.33.23

E' quindi chiaro che un investimento di 5,4 milioni in 15 anni con un tasso di interesse del 5% a capitale costante determina il pagamento di interessi per 2,1 milioni di euro, per un totale di circa 7,5 milioni di euro.

Ecco spiegato come mai i 5,4 milioni di euro dell'investimento sono diventati 7,5 nel bando di gara.

Ora, se nel Piano Industriale si parlava di ammortamento secondo il metodo del capitale costante, stranamente nel Disciplinare di Gara non viene più specificato il metodo di ammortamento, ma solo il valore complessivo a base d'asta, cioè la somma da pagare al privato nell'arco dei 15 anni: i famosi 7,5 milioni di euro, per l'appunto.

Infatti nella redazione dei documenti di gara BEA non ha posto alcun vincolo sulla struttura del Piano Finanziario, come se fosse un dato del tutto indifferente e con buona pace dei Consigli Comunali che nel 2012 avevano approvato un preciso Piano Finanziario del tipo a capitale costante e ben spiegato nelle citate Note Illustrative. E qui mi domando: che senso ha approvare uno specifico Piano Finanziario se poi, nel Bando di Gara, si lascia carta bianca ai concorrenti? E' legittima questa scelta dei vertici Bea rispetto al mandato ricevuto dai Soci? E' un operato che difende gli interessi della Società?

Comef - approfittando dell'estrema genericità del Disciplinare di Gara - presenta nella sua Offerta un Piano Finanziario che di fatto impegna Bea Gestioni a ripagare tutto il capitale e i relativi interessi in soli 2 anni e mezzo!!

Per maggiore chiarezza riporto di seguito una tabella nella quale si vede chiaramente che, considerando il tasso del 5%, Bea Gestioni di fatto restituisce tutto il capitale più gli interessi in sole 30 rate mensili per un valore complessivo di euro 5.763.543.

Schermata 2015-11-05 alle 14.40.13

Schermata 2015-11-05 alle 14.41.14

 

Peccato però che il Piano Finanziario presentato da Comef non si fermi dopo 2 anni e mezzo, ma prosegua fino al quindicesimo anno, prevedendo un esborso totale per Bea Gestioni di 7.480.080 euro.

Scusate, ma qui i conti non tornano proprio! Delle due l'una: o mi spalmi la restituzione del capitale in 15 anni e mi chiedi i relativi interessi (per un totale di 7.480.080 euro) oppure mi spalmi la restituzione del capitale in 2 anni e mezzo e mi chiedi i relativi interessi (per un totale di 5.763.543 euro). Non esiste che mi chiedi la restituzione del capitale con i relativi interessi in 2 anni e mezzo e poi continui a farmi pagare rate per i successivi 12 anni e mezzo per un esborso complessivo di 7 milioni e mezzo!!!

Qualcuno dovrebbe gentilmente spiegarmi perché Bea si è impegnata a pagare le rate per 15 anni, sborsando - una volta pagato tutto il capitale e i relativi interessi nel giro di due anni e mezzo - ulteriori rate per un totale 1.716.537 euro! Questa cosa non sta né in cielo né in terra! A quale titolo si danno questi soldi?!? Mancia?!?

Il mio racconto potrebbe anche fermarsi qui, visto la gravità di quanto ho appena raccontato. Già questo basta e avanza... ma andiamo avanti.

 

STRANEZZA 2: MA QUANTO DEVE ESSERE POTENTE STA TURBINA? DIPENDE...

Il Disciplinare di Gara prevedeva che la potenza elettrica della turbina dovesse essere pari a 8,5 MWe (megawatt elettrici). Lo stesso valore è riportato nel modulo prestampato sul quale i concorrenti erano tenuti a presentare l'offerta.

La Comef, nel presentare l'offerta, ha corretto il valore al ribasso nel modulo prestampato, da 8,5 a 8,25 MWe (in quanto si tratterebbe - dicono - di un refuso da parte di Bea SpA.)

C

In effetti a pagina 4 del Disciplinare di Gara è indicato un valore di 8,25 MWe, ma a pagina 37 è ripetuto per ben due volte il valore di 8,50 MWe! Strano che un refuso sia ripetuto tre volte in due documenti diversi (e tutt'altro che marginali)!

Qualcuno potrebbe pensare che questa ambiguità sia stata premeditata per consentire una successiva valutazione discrezionale delle offerte...

STRANEZZA NUMERO 3: PRODUZIONE ENERGIA? 24, ANZI NO, 20,4... OK VA BENE 21!

La "produzione minima di energia termica" indicata nella specifica di gara è pari a 24 MW. L'offerta di Comef prevede stranamente una produzione di 21 MW. Secondo Bea il parametro originale era 20,4 MW, erroneamente riportato come 24 MW. Altro refuso insomma, stando a quanto abbiamo potuto leggere a pagina 7 del parere legale redatto dallo studio Chiomenti (parere di cui parleremo più avanti).

D

Peccato che nel Bando di Gara era espressamente dichiarato che non si sarebbero in alcun modo autorizzate varianti ai parametri indicati nella gara stessa! Quindi l'offerta della Comef doveva essere scartata, essendo peraltro una variante al ribasso e quindi peggiorativa e non migliorativa!!

D'altra parte, è lecito pensare che qualche altro concorrente avrebbe partecipato, se solo avesse saputo che la potenza termica poteva ridursi da 24 a 20,4 MW. La gara, con la modifica del valore di questo parametro, per legge andava ripubblicata! E invece si è proceduto come se nulla fosse...

Ecco cosa dice lo studio Chiomenti a pagina 13 del parere legale:

E

Oltretutto, sorgono spontanee altre domande molto inquietanti: perché Comef fa un'offerta al ribasso rispetto a quanto previsto da un bando di gara che prevede di scartare offerte del genere?? come faceva Comef a sapere che 21 MW sarebbe stato sufficiente se nel bando il valore minimo richiesto era 24 MW? Ha sparato a caso e le è andata stranamente bene? Insomma, anche qui, di nuovo, i conti non tornano per niente!

STRANEZZA 4: ATTRIBUZIONE PUNTEGGIO ALL'OFFERTA COMEF? MA ANCHE NO...

Il Disciplinare di Gara determina i criteri di attribuzione del punteggio per la valutazione delle offerte. I punti da attribuire riguardano da una parte il prezzo offerto (massimo 40 punti) e dall'altra il "merito tecnico" (massimo 60 punti).

L'offerta della Comef per l'acquisto delle quote societarie di Bea Gestioni è pari alla base d'asta, contravvenendo alla richiesta del Disciplinare di presentare un'offerta in aumento: nei fatti la Comef non ha offerto nemmeno un euro in più di quanto posto a base d'asta. Ammesso e non concesso di poter considerare ricevibile un'offerta del genere (come ha fatto Bea), questo significa rinunciare in partenza a 10 punti su 40. Anche questo appare molto strano: che interesse può aver avuto la Comef a presentare un'offerta deliberatamente zoppa?

Ma il bello deve ancora venire. La Comef - sorprendentemente - non ha specificato in offerta il valore di efficienza energetica della macchina, che vale un massimo di 15 punti sui 60 attribuibili per la parte tecnica. In mancanza di tale dato, il massimo punteggio tecnico raggiungibile sarebbe stato 45.

In presenza di altri concorrenti che avessero semplicemente specificato il dato in questione, l'offerta Comef sarebbe stata automaticamente in posizione di svantaggio. Anche qui non si riesce a trovare una spiegazione razionale: perché presentare un'offerta incompleta?

Peraltro mi pare di poter dire che il valore di efficienza energetica non sia un dato marginale, in quanto esprime in sostanza il rendimento della macchina, cioè la quantità di energia elettrica che si può produrre per ogni tonnellata di vapore in ingresso: se lo scopo del Piano Industriale è aumentare l'efficienza e la produzione dell'impianto, tralasciare un dato di questo tipo nel presentare un'offerta da 7,5 milioni di euro pare evidentemente un comportamento difficilmente spiegabile per un'azienda che aspira a vincere il confronto con i concorrenti!

Ma qualcuno particolarmente malizioso una spiegazione potrebbe darla. Occorre tener presente che per legge sono giudicate anomale le offerte che ottengono un punteggio superiore ai quattro quinti sia per la componente tecnica sia per quella economica. In questi casi deve aprirsi un accurato procedimento che mira a verificare l'effettiva attendibilità dell'offerta e può portare all'esclusione del concorrente. Alla luce di questo, la volontaria rinuncia ad una parte del punteggio porta un grande vantaggio per quelle aziende che temono la verifica della congruità della propria offerta. In altre parole, la mancata assegnazione di parte del punteggio dovuta al fatto di non aver dichiarato alcune informazioni, mette al sicuro queste aziende dal rischio di un precedimento di verifica dell'anomalia e di eventuale esclusione per inattendibilità dell'offerta.

Ma come se tutto ciò non bastasse, ecco il colpo di scena! La commissione ha ritenuto superfluo (non dovendo formare una graduatoria tra più concorrenti) assegnare punteggi per attribuire un giudizio qualitativo (limitandosi alla sola valutazione di rispondenza ai requisiti minimi inderogabili). Peccato che questo modo di procedere da parte della commissione non sia conforme alla legge e alla stessa disciplina di gara. Difatti se l'attribuzione di punteggio serve (anche) per valutare se un'offerta è anomala, è chiaro che la commissione il punteggio lo deve dare anche all'unica offerta pervenuta!

Invece qui si è andati avanti come se nulla fosse, senza dare punteggi... perché?

 

STRANEZZA 5: RICHIESTE ESPERIENZE CHE C'ENTRANO POCO... PERCHE'?

Non si capisce perché nel Disciplinare di Gara venga richiesto di aver svolto nel triennio precedente servizi di manutenzione presso impianti di produzione energia per almeno 500.000 euro l'anno, considerando che il servizio di gestione e manutenzione previsto in gara vale solo 50 mila euro all'anno mentre la progettazione, fornitura e costruzione del turboalternatore vale ben 5,4 milioni! Qual è laratio di questa strana richiesta?

Ed è ancora più strana se consideriamo che nella bozza del 2012 il requisito era molto più sensato:

- gestione, nel triennio precedente, di servizi identici o analoghi a quelli oggetto di affidamento per un fatturato medio annuo pari almeno ad € 1.000.000,00 (pagina 9 della bozza del Disciplinare di Gara datata 2 luglio 2012 e allegata alla delibera di indirizzo approvata il 25 ottobre 2012 dal consiglio comunale di Cesano Maderno).

Insomma siamo di fronte a un controsenso: nel 2012 si chiedeva, giustamente, esperienza nei servizi oggetto di affidamento (quindi progettazione, costruzione e gestione di impianti), mentre nel 2014,stranamente, si cambiano le carte in tavola chiedendo solo la manutenzione e si riduce il fatturato minimo.

Perché si sono cambiati i requisiti richiesti (in modo insensato)? Anche qui qualcosa non torna! Mi auguro che non si volesse favorire qualcuno con cui si era già d'accordo fin dall'inizio.

STRANEZZA N°6: ATTESTAZIONE SOA OS16, QUESTA SCONOSCIUTA...

Il Disciplinare di Gara stabiliva tra i requisiti di capacità tecnico-gestionale il possesso di attestazione SOA per categoria OG9 classe V e categoria OS16 classe III. Cosa è l'attestazione SOA? E' il documento che dimostra il possesso dei requisiti tecnico-gestionali necessari allo svolgimento di ogni appalto pubblico di fornitura e posa in opera con importo a base d'asta superiore a 150.000 euro.

Comef non è in possesso dell'attestazione di categoria OS16. Questo significa che, non potendo svolgere direttamente determinate attività, dovrà subappaltare a un operatore in possesso dell'attestazione, del quale però - cosa molto grave - non indica né il nominativo né le relative attestazioni.

Nell'orientamento giurisprudenziale prevalente, tale situazione è sufficiente per escludere Comef dalla gara. Ma Comef invece la gara se l'è aggiudicata... perché?

 

STRANEZZA 7: SERVIZI DI INGEGNERIA PAGATI DUE VOLTE?

Lo scorso venerdì 16 ottobre è scaduto il termine per la presentazione delle offerte in relazione alla "Gara a procedura aperta", indetta da Bea Gestioni SpA, "per l'affidamento dei servizi di ingegneria relativi alla sostituzione del turbogeneratore del termovalorizzatore di Desio (MB)". Il bando è datato 4 agosto 2015 e vale circa 364.000 euro iva esclusa. Leggendo i documenti si scopre che i servizi di ingegneria in questione riguardano il piano di sicurezza e coordinamento, la direzione lavori e i collaudi in relazione al famoso "Lotto 2" della gara a doppio oggetto, cioè la sostituzione del turboalternatore, aggiudicato alla Comef.

In sintesi, dopo che Bea ha sostanzialmente aggiudicato un progetto "chiavi in mano" al socio privato Comef, scopriamo che questo progetto proprio "chiavi in mano" non è. Oltre ai 7,5 milioni di euro che Bea Gestioni si è impegnata a pagare in 15 anni, ecco spuntare dal cilindro un conto di altri 360 mila euro!

Mi domando: possibile che nessuno si sia posto il problema di prevedere tali servizi e in particolare la Direzione Lavori all'interno del famoso lotto 2 aggiudicato alla Comef?

Ovviamente sono andato a verificare e ho scoperto, con grande sorpresa, che lo schema di convenzione allegato al Disciplinare di Gara non solo prevede la progettazione definitiva ed esecutiva a carico del socio privato, ma anche la Direzione Lavori. E allora, mi domando, perché indire una nuova gara il 4 di agosto? Perché non si esigono i servizi di ingegneria a carico di Comef, così come previsto dallo Schema di Convenzione?

A meno che il contratto stipulato tra le parti (proprio quel documento che non ci vogliono dare) non preveda queste attività a carico di Comef... ma per legge il contratto deve essere uguale allo Schema di Convenzione del Disciplinare di Gara! Sarà forse per questo che la nuova Presidente di Bea SpA si rifiuta di consegnare il contratto ai consiglieri degli enti soci che hanno, per legge, il diritto di riceverli?

 

STRANEZZA 8: ALBERTO CAMBIAGHI UNO E TRINO... ANZI DI PIU'

Soffermiamoci sulla figura di Alberto Cambiaghi. Cambiaghi è contemporaneamente:

Direttore Generale di Bea

Membro del Consiglio di Amministrazione di Bea Gestioni

Amministratore Delegato di Bea Gestioni

Responsabile Anticorruzione di Bea

Nel Disciplinare di Gara Cambiaghi viene nominato Responsabile Unico del Procedimento (Rup). Ma Cambiaghi non è laureato in ingegneria né tantomeno è un tecnico abilitato, pertanto non mi pare che abbia i requisiti previsti dalla legge per poter assumere l'incarico. O sbaglio?

Ma qualcosa non torna anche nelle date: il Disciplinare di Gara in cui si afferma che il Rup è Cambiaghi è datato 27 febbraio 2014. Peccato che l'atto di nomina del Rup sia datata 6 marzo!! Qualcosa, anche qui (tanto per cambiare), non torna...

F

G

Ma non è finita. Cambiaghi è stato nominato anche membro della Commissione di Gara, l'organismo che doveva valutare le offerte! E' davvero un peccato che il Codice degli Appalti (art. 84) preveda l'incompatibilità tra la figura del Commissario di Gara e figure come quella del Rup (che ha la funzione di verifica della regolarità delle procedure)...

Quindi, riepilogando, abbiamo il Direttore Generale di Bea che fa anche l'Amministratore Delegato di Bea Gestioni, che fa anche il Responsabile per l'anticorruzione di Bea, che fa anche il Consigliere di Bea Gestioni, che fa anche (ma non potrebbe) il Responsabile Unico del Procedimento, che fa anche (ma non potrebbe) il Commissario di Gara...

Beh... non credo che ci sia bisogno di aggiungere altro!

CONCLUSIONI

E siamo finalmente giunti al termine di questa lunga carellata di stranezze. Che conclusioni si possono tirare? La situazione è di una gravità inaudita. A me sembra del tutto evidente che o siamo di fronte ad una serie di errori grossolani, scarsa professionalità e atti amministrativi illegittimi tali da inficiare la gara oppure vi sono stati dei comportamenti truffaldini - penalmente rilevanti - volti a taroccare l'esito della gara stessa.

Ciascuno si faccia la sua idea. Ad ogni modo sarà la magistratura a dirlo, se darà seguito ai due esposti presentati nei mesi scorsi da un membro del Consiglio di Amministrazione e dal Collegio Sindacale.

C'è da aggiungere che in seguito agli esposti, Bea ha richiesto il già citato parere legale (cosiddetto proveritate) e una relazione dell'Organismo di Vigilanza interno alla società. Il presidente di Bea,Mazzuconi, ha usato questi due documenti per minimizzare in qualche modo l'accaduto, dichiarando pubblicamente che il parere legale avrebbe dato parere positivo al proseguimento dei lavori" e che gli esposti riguarderebbero semplicemente alcune discrepanze tra documenti ma non chiare ipotesi di reato". Si tratta di un atteggiamento molto grave.

Mi riservo di tornare in futuro su questi due documenti per un'analisi critica, ma mi preme far notare subito che questo parere proveritate, nonostante sembri estremamente attento a non sbilanciarsi nei giudizi che dà, qualcosa di interessante comunque lo dice.

Innanzitutto a pagina 19 si parla chiaramente di una procedura di gara difforme dalla legge, di profili di illegittimità degli atti adottati e della possibilità di annullamento d'ufficio della gara:

H

In secondo luogo, a pagina 20, si dice chiaramente che un conto sono gli atti amministrativi illegittimi e un altro conto sono gli illeciti penali, di cui questo parere non si occupa.

I

Quindi sul piano penale la vicenda è ancora del tutto aperta a possibili sviluppi. Suggerirei pertanto maggiore cautela al Presidente Mazzuconi; non mi sembra proprio il caso di minimizzare!

Ma, in attesa di eventuali sviluppi penali, la questione ora è tutta politica. I soci proprietari di Bea, il Presidente della Provincia e i vari sindaci, non hanno informato l'opinione pubblica di quanto accaduto. Possibile che i cittadini debbano venire a conoscenza di certe vicende solo grazie ad un lungo lavoro di ricerca di un consigliere regionale? Queste verifiche non erano in grado di svolgerle anche gli enti soci, Comuni e Provincia, essendo in possesso della medesima documentazione?

Da oggi i soci di Bea non possono più dire di non sapere. Ora sono chiamati a prendere una posizione. Ad esempio, il vice Presidente della Provincia, Roberto Invernizzi, che segue le partecipate, non ha nulla da dire in merito? Va tutto bene così?

E i sindaci che nel precedente Consiglio di Amministrazione avevano piazzato dei funzionari dei loro Comuni (Limbiate, Nova Milanese) che, in quanto membri del CdA avrebbero avuto l'obbligo di vigilanza continua, non erano al corrente di nulla? Stiamo parlando di 7 milioni e mezzo di euro di una società pubblica!!!

Ma, in generale, tutti i sindaci soci che dicono? Non pensano che la gravità della situazione imponga un immediato cambio ai vertici aziendali, direttore generale e presidente in primis?

Oppure vogliono fare finta che non sia successo nulla, come la famosa scimmietta che non vede, non sente e non parla?

In un Paese normale i manager e gli amministratori che hanno gestito in questo modo un bando pubblico da 7 milioni e mezzo di euro sarebbero stati defenestrati in un nanosecondo! Ma noi viviamo in Italia...

"Quanto accaduto è gravissimo, per giorni sono risultati accessibili sul web dati sensibili di dieci milioni di lombardi. Chiunque poteva avere l'indirizzo e, per chi lo aveva rilasciato, il numero di telefono di ogni lombardo, anche minorenne, e usarlo per altri fini. E' un errore inammissibile, sempre che di errore si tratti, ed è il risultato delle nomine politiche nelle aziende di rilevanza strategica. In Lombardia Informatica chi ha sbagliato, e penso ai vertici dell'azienda, si deve fare da parte: stiamo parlando della sicurezza di milioni di persone. Se l'azienda tratta così dati sensibili generici come possiamo credere che i nostri dati sanitari, che hanno maggior valore, siano in mani sicure? Su questo andrà fatta una verifica in Regione. Abbiamo poi sollecitato il Garante della Privacy perché intervenga immediatamente, verifichi che violazioni ci sono state e presenti il conto ai responsabili di questa vicenda: chi ha sbagliato deve essere cacciato da Lombardia Informatica. Stiamo valutando anche un esposto alla Procura. Chi ha messo a rischio i lombardi deve pagare", così Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, sul buco nella rete di Lombardia Informatica che ha reso accessibili a chiunque i dati personali dei lombardi.

#Datagate Lombardia Informatica: i nostri dati sono in pericolo

datagate2

Lombardia Informatica è una partecipata di Regione Lombardia che gestisce 190 milioni di fondi pubblici e che dovrebbe avere come mission quella di migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso l'utilizzo dell'Information & Communication Technology, e che per questo gestisce i dati personali di tutti i lombardi. Si presume che un'azienda preposta a un compito così delicato abbia un sistema di sicurezza adeguato, a prova di hacker. E invece, altro che hacker! Sono bastati imprenditori onesti capaci di usare il computer, capitati per delle operazioni di routine sul sito del sistema regionale lombardo, per scoprire quanto fosse semplice in poche mosse, conoscendo il codice fiscale, risalire a tutti i dati sensibili di ogni cittadino lombardo, compreso indirizzo e numero di telefono. E' sconcertante. E se un pedofilo avesse cercato l'indirizzo di un ragazzino? Se uno stalker avesse cercato l'indirizzo della donna che perseguita? L'elenco delle possibilità potrebbe essere infinito. Ora esigiamo che venga fatta chiarezza. Di chi sono le responsabilità? Da quanto tempo la falla informatica è aperta nel sistema? Da quanto tempo le informazioni personali dei lombardi sono di "pubblico dominio", alla mercé di chiunque? E non dimentichiamo che Lombardia Informatica gestisce anche i dati sanitari. In un sistema informatico così "fragile" quanto tempo impiegherebbe una multinazionale del farmaco, con i mezzi che ha disposizione, a entrare nel database e trafugare le informazioni sanitarie delle persone?

Questa vicenda ci dimostra ancora una volta come vengano mal gestite le nostre aziende partecipate che così diventano un danno per i cittadini più che una risorsa. E non è sempre necessario beccare il dirigente di turno con le mani nella marmellata, anzi con le mani nel portafoglio a fare spese pazze con i soldi dei lombardi, così com'era successo e come avevamo denunciato per Ferrovie Nord Milano Arca. Il danno è ancora più grave se la partecipata in questione investe tempo e risorse per fare progetti o esternalizzazioni utili forse solo a far girare il grano all'azienda amica di turno dimenticandosi di garantire la sicurezza dei cittadini, che tra l'atlro sono anche i primi azionisti dell'azienda. E' da quando siamo entrati al Pirellone che denunciamo la zona grigia in cui opera Lombardia Informatica che, come scritto sul sito, "svolge un ruolo di 'cerniera' tra la domanda della Pubblica Amministrazione, l'offerta del mercato dell'ICT".
Ora chiederemo immediatamente spiegazioni a Maroni e ai suoi assessori che ancora una volta hanno mostrato tutte le loro defaillance sul tema dei controlli delle partecipate a cui affidano milioni di soldi pubblici. E dopo l'ennesimo scandalo i cittadini inizieranno a chiedersi, giustamente, se Maroni e le persone che ha accanto siano in buona fede.
Il M5S ancora una volta si è dimostrato l'unico interlocutore dei cittadini onesti che vogliono segnalare e denunciare le storture della pubblica amministrazione, perché siamo gli unici in questo palazzo con le mani libere. La nostra porta è sempre aperta. Aiutateci a cambiare questo Paese, a portare legalità e trasparenza dentro le istituzioni!

Iolanda Nanni, consigliere regionale pavese M5S, dichiara: "Abbiamo votato a favore della mozione presentata dalla Lega che chiede chiarimenti sul bando di gara della Provincia di Pavia per la gestione del TPL (Trasporto Pubblico Locale) perché esigiamo chiarezza e trasparenza per l'utenza e per i lavoratori TPL. La mozione, approvata a maggioranza, invita la Giunta Regionale a valutare la conformità del bando in relazione a due criticità: l'omesso inserimento della clausola sociale che espone circa un centinaio di lavoratori al rischio di perdere il lavoro, e l'omesso obbligo di incrementare il parco autobus alimentato a metano. Sappiamo bene che la Provincia di Pavia è fanalino di coda in Lombardia per l'occupazione ed ha il record nazionale, battuta solo da Milano, di decessi per inquinamento dell'aria. Fa riflettere che l'ente Provincia non abbia tenuto conto, nel predisporre il bando, di questi segnali allarmanti per il nostro territorio pavese, nè abbia attivato un tavolo di confronto con tutti i soggetti interessati."

ITR CREMONA Sottopassi ferroviari 3-11-2015

Nell'ottica di potenziare l'infrastruttura ferroviaria Cremona-Mantova, attraverso l'eliminazione dei passaggi a livello, con sottopassi ferroviari sostitutivi, il Comune di Cremona ha fatto accesso ai fondi P.O.R. europei per un importo pari a circa 6 milioni di Euro per la realizzazione dei sottopassi di Via Brescia e Via Persico, nonché di un sovrappasso in Via Felice. Queste opere, tuttavia, presentano gravi criticità progettuali e di esecuzione. Grazie alla segnalazione del M5S Cremona ed alla portavoce comunale Lucia Lanfredi, che si sono subito attivati con un'interrogazione in Consiglio Comunale, abbiamo ritenuto doveroso portare il caso in Regione Lombardia con un'interrogazione depositata dai consiglieri regionali M5S Iolanda Nanni e Andrea Fiasconaro.

Iolanda Nanni, consigliere regionale M5S, dichiara: "Dal momento che, per la realizzazione di queste opere, il Comune di Cremona ha usufruito dei fondi europei P.O.R., erogati da Regione Lombardia per un importo pari a circa 6 milioni di euro, ed alla luce delle criticità rilevate sull'attuazione dei sottopassaggi, ci siamo attivati con un'interrogazione (scarica qui) diretta all'Assessore Regionale alle Infrastrutture per chiedere con quali criteri la DG Infrastrutture di Regione Lombardia, abbia potuto ritenere idonea la proposta progettuale dei due sottopassaggi. I progetti infatti presentavano gravi criticità: ad esempio, la larghezza della corsia bidirezionale ciclopedonale stabilita nel progetto per il sottopasso in Via Persico risulta inferiore ai parametri di legge e quella realizzata addirittura ulteriormente inferiore. L'altezza del sottopasso di Via Brescia è, pure, inferiore ai parametri di legge ed infine la pendenza della rampa più ripida del sottopasso sito in via Brescia supera l'11% quando la pendenza massima per le rampe dei percorsi pedonali di lunghezza maggiore di 5 metri è del 5%. Ci si domanda come Regione Lombardia , a fronte di 10 milioni di euro pubblici spesi per queste opere, di cui 6 milioni di fondi europei, abbia potuto approvare tali progetti. Inoltre, tenuto conto che il sottopasso di Via Persico risulta aperto al traffico veicolare dal 5 novembre 2014 e che quello di via Brescia è appena stato inaugurato (21 ottobre), ci si domanda come sia possibile che queste opere abbiano passato indenni i relativi collaudi. Regione Lombardia ha l'onere di controllare come vengono utilizzati i fondi europei e non può certo restare a guardare, dato che opere mal realizzate, a fronte di milioni di euro elargiti al Comune di Cremona, possono comportare un serio pericolo sia alla pubblica sicurezza che alla fruibilità dell'infrastruttura da parte di disabili, anziani, famiglie e cittadini tutti, oltre che a un immenso spreco di danaro pubblico."

"Sul CAM, il Centro Assistenza Minorile di Milano, PD e NCD decidano che cosa vogliono fare da grandi e ce lo dicano una buona volta. Oggi il centro per minori, un'eccellenza pubblica nel panorama milanese, deve essere chiuso o ridimensionato a causa della Legge Del Rio approvata da loro. Non hanno cancellato le province ma sono riusciti nel capolavoro di tagliare risorse per servizi essenziali. E' ridicolo che vengano in regione a lamentarsi.

Mi risulta poi che le sorti del Cam dipendano dalla città metropolitana, guidata da Pisapia, un sindaco sostenuto dal PD. Va bene quindi parlare di efficientamento del centro e ricollocazione del personale, ma è ridicolo che due forze politiche che disfano a Roma fingano di ricostruire a Milano e chiedano alla regione di aprire l'ennesimo tavolo. Ci siamo attivati ben prima del PD sul CAM con un profilo basso, stiamo cercando soluzioni concrete. La mozione è il solito fumo negli occhi di professionisti della propaganda", così Stefano Buffagni, Eugenio Casalino e Silvana Carcano, consiglieri del M5S Lombardia, commenta il voto favorevole del M5S Lombardia a una mozione per la tutela del CAM di Milano.

Lombardia Informatica è una partecipata di Regione Lombardia che gestisce 190 milioni di fondi pubblici e che dovrebbe avere come mission quella di migliorare la qualità della vita dei cittadini attraverso l'utilizzo dell'Information & Communication Technology, e che per questo gestisce i dati personali di tutti i lombardi. Si presume che un'azienda preposta a un compito così delicato abbia un sistema di sicurezza adeguato, a prova di hacker. E invece, altro che hacker! Sono bastati imprenditori onesti capaci di usare il computer, capitati per delle operazioni di routine sul sito del sistema regionale lombardo, per scoprire quanto fosse semplice in poche mosse, conoscendo il codice fiscale, risalire a tutti i dati sensibili di ogni cittadino lombardo, compreso indirizzo e numero di telefono. E' sconcertante. E se un pedofilo avesse cercato l'indirizzo di un ragazzino? Se uno stalker avesse cercato l'indirizzo della donna che perseguita? L'elenco delle possibilità potrebbe essere infinito. Ora esigiamo che venga fatta chiarezza. Di chi sono le responsabilità? Da quanto tempo la falla informatica è aperta nel sistema? Da quanto tempo le informazioni personali dei lombardi sono di "pubblico dominio", alla mercé di chiunque? E non dimentichiamo che Lombardia Informatica gestisce anche i dati sanitari. In un sistema informatico così "fragile" quanto tempo impiegherebbe una multinazionale del farmaco, con i mezzi che ha disposizione, a entrare nel database e trafugare le informazioni sanitarie delle persone?
Questa vicenda ci dimostra ancora una volta come vengano mal gestite le nostre aziende partecipate che così diventano un danno per i cittadini più che una risorsa. E non è sempre necessario beccare il dirigente di turno con le mani nella marmellata, anzi con le mani nel portafoglio a fare spese pazze con i soldi dei lombardi, così com'era successo e come avevamo denunciato per Ferrovie Nord Milano Arca. Il danno è ancora più grave se la partecipata in questione investe tempo e risorse per fare progetti o esternalizzazioni utili forse solo a far girare il grano all'azienda amica di turno dimenticandosi di garantire la sicurezza dei cittadini, che tra l'atlro sono anche i primi azionisti dell'azienda. E' da quando siamo entrati al Pirellone che denunciamo la zona grigia in cui opera Lombardia Informatica che, come scritto sul sito, "svolge un ruolo di 'cerniera' tra la domanda della Pubblica Amministrazione, l'offerta del mercato dell'ICT".
Ora chiederemo immediatamente spiegazioni a Maroni e ai suoi assessori che ancora una volta hanno mostrato tutte le loro defaillance sul tema dei controlli delle partecipate a cui affidano milioni di soldi pubblici. E dopo l'ennesimo scandalo i cittadini inizieranno a chiedersi, giustamente, se Maroni e le persone che ha accanto siano in buona fede.
Il M5S ancora una volta si è dimostrato l'unico interlocutore dei cittadini onesti che vogliono segnalare e denunciare le storture della pubblica amministrazione, perché siamo gli unici in questo palazzo con le mani libere. La nostra porta è sempre aperta. Aiutateci a cambiare questo Paese, a portare legalità e trasparenza dentro le istituzioni!

[caption id="attachment_9480" align="alignnone" width="600"]Foto: bergamopost.it Foto: bergamopost.it[/caption]

Il Consiglio regionale ha approvato una mozione che chiede la cancellazione della delibera che priva gli enti (nello specifico il Parco Ca' Matta) che ospitano richiedenti asilo dall'assegnazione di finanziamenti contro il parere dell'Assessore all'Ambiente Claudia Terzi.

Dario Violi, consigliere regionale del M5S Lombardia, dichiara: "E' una sconfitta pesante per l'Assessore Terzi, sfiduciata dalla sua stessa maggioranza, su di un tema come quello dell'immigrazione che la Lega Nord affronta con ruspe, con atti impugnabili o con delibere su cui nemmeno il partito è d'accordo. Quella delibera punitiva e discriminatoria va cancellata come chiede la mozione. Privare infatti i parchi che garantiscono ospitalità ai richiedenti asilo dei finanziamenti regionali non ferma l'immigrazione e priva i parchi di risorse necessarie per la loro stessa sopravvivenza e la tutela dell'ambiente. Certo quest'atto di sfiducia nei confronti dell'assessore Terzi non depone per la tenuta di una maggioranza superficiale, senza idee e, peggio, divisa su tutto".

"Oggi la Maggioranza con gli assessori Fava e Terzi è andata sotto. Maroni non è in grado nemmeno di governare la sua coalizione e i loro mal di pancia. Si conferma quello che diciamo da tempo: la Lombardia ha bisogno di una guida salda a 5 Stelle; noi siamo pronti", conclude così Stefano Buffagni, capogruppo del M5S Lombardia.

 

Muro ex-falck 27.11.14

"Finalmente la Regione Lombardia si muove sul caso dell'area inquinata dell'Ex Falck. L'approvazione della nostra mozione è un primo passo concreto perché si bonifichi e riqualifichi la zona come attendono da anni i cittadini", così Eugenio Casalino, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Lombardia e segretario alla Presidenza del Consiglio regionale, che ha portato all'approvazione a larghissima maggioranza del Consiglio regionale lombardo di una mozione sul tema delle bonifiche dell'area delle Ex acciaierie Falck di Novate Mezzola e della discarica di Samolaco ex-Novamet di Giumello.

Per Casalino, "La Regione Lombardia si attiverà per l'apertura di un tavolo tecnico con tutti gli interessati, un passaggio propedeutico alle bonifiche che dovranno avvenire rapidamente. Un segnale di attenzione importante da parte delle istituzioni nei confronti della popolazione locale preoccupata dalla situazione e che si sente abbandonata. Certo anche un voto su di un atto formale come una mozione non basta e vigileremo perché l'intenzione del consiglio si trasformi in una soluzione per rendere l'area, che al momento rappresenta una minaccia per la salute dei cittadini, priva di inquinanti e riqualificabile anche ai fini dello sviluppo turistico".

software-certificazioni

Schermata 2015-11-03 alle 11.35.46 1Regione Lombardia, dopo un bando da un 1 milione di euro, ha adottato e messo a disposizione dei professionisti del settore lombardi che si occupano di realizzare le certificazioni energetiche (APE) degli immobili un nuovo sistema informatico gratuito. Il software Cened 2.0 doveva essere pronto il 1° ottobre, data in cui è diventato obbligatorio, invece da quel momento sono emersi tutti i gravissimi problemi del nuovo sistema. Ritardi nel rilascio della versione definitiva del software, bug, disservizi, mal funzionamenti, errori che si stanno ripentendo fino ad oggi e che per un mese intero non hanno permesso ai professionisti del settore di lavorare, creando un danno economico per loro e per gli utenti finali. Perché quando il professionista riesce ad arrivare in fondo al percorso di certificazione costellato da infiniti ostacoli tecnici, i tempi per la redazione dell'APE si sono decuplicati, con conseguente aggravio dei costi a carico dei cittadini! C'è un'intera categoria professionale sul piede di guerra con la Regione. Basta visitare il gruppo Facebook: Cened+ 2.0 per rendersene conto. Le certificazioni energetiche Ape, che sono obbligatorie per le locazioni e le compravendite immobiliari, hanno una funzione di orientamento del mercato: è anche sulla base della classe energetica che viene valutato un immobile. Anche per questo la situazione oltre che gravissima è anche paradossale:  i professionisti hanno l'obbligo di usare un software che non solo non funziona, ma che non ha ottenuto alcuna validazione da ente terzo! Quindi ad oggi non c'è garanzia che il software sia perfettamente in linea con la procedura di calcolo prevista dal decreto nazionale. In sostanza c'è la concreta possibilità che si stiano redigendo certificati energetici sbagliati, creando un grave danno ai cittadini in primis e ai professionisti in secondo luogo. Chi risponderà delle prestazioni erronee, o comunque diverse, a seconda delle varie versioni del software rilasciate in queste settimane? Chi risarcirà i danni economici che ha generato l'operato della Regione?

Ma c'è un secondo aspetto estremamente grave in questa vicenda!

I professionisti nelle altre Regione hanno l'obbligo di utilizzare software commerciali certificati dal Comitato Termotecnico Italiano. La Lombardia invece ha deciso di farsi il suo software a spese proprie, da dare gratuitamente ai professionisti. Per lo sviluppo di questo software nel 2012 è stato indetto un bando da quasi un milione di euro e tra i requisiti del bando c'era lo sviluppo di un motore da rendere liberamente disponibile a tutte le software house, che avrebbero potuto integrarlo per proporre sul mercato dei propri software commerciali "agganciati" a questo motore di calcolo.

Ma, come abbiamo visto, il software gratuito oggetto del bando che è stato realizzato in modo di fatto inutilizzabile. E guarda caso l'unica alternativa ad oggi accreditata dalla Regione e quindi presente sul mercato è il software commerciale della società che si è aggiudicata il bando! Le altre software house non sono state messe in condizione di poter lavorare all'integrazione per essere pronti il 1° ottobre in quanto non hanno avuto le informazioni corrette e non sono state coinvolte nella fase di implementazione.

Quindi, il software gratuito pagato dalla Regione con soldi pubblici funziona malissimo mentre quello commerciale sviluppato dalla stessa software house che ha vinto il bando per lo sviluppo di quello gratuito è l'unico accreditato e funziona bene, essendo intuitivo e facile da usare. Alla faccia della libera concorrenza!

E infatti ora ci troviamo con 5 software house del settore (che insieme rappresentano il 70% del mercato) che hanno deciso di fare azioni legali nei confronti della società in questione e di mandare due diffide nei confronti di Regione Lombardia per turbativa di mercato e conflitto di interessi.

E di fronte a tutto questo pasticcio, l'Assessore all'Ambiente Claudia Terzi non ha trovato di meglio da fare che portare avanti una difesa d'ufficio dell'operato della Regione...

E' mai possibile che un professionista che deve rispondere personalmente in sede civile e penale delle certificazioni che fa sia obbligato ad usare uno strumento che non funziona e non ha nemmeno un manuale d'istruzioni completo? Il tutto senza avere un congruo anticipo per operare correttamente nel rispetto dei clienti e delle pubbliche amministrazioni, con il rischio concreto di redigere atti pubblici sbagliati? E' possibile gestire tutta la partita in maniera così maldestra da arrivare a ledere le regole base del mercato, favorendo di fatto il software commerciale della società che ha sviluppato in modo così approssimativo l'applicativo gratuito? Sarebbe questa la tanto sbandierata "eccellenza lombarda"?

Gianmarco Corbetta - Consigliere Regionale del M5S Lombardia

Schermata 2015-11-03 alle 10.45.56 1Maroni ha deciso definitivamente di lavarsene le mani e ha mandato il sottosegretario Alessandro Fermi a rispondere questa mattina in aula alla mia interrogazione sul caso dell'acquisizione del Gruppo Italcementi e sul futuro occupazionale dei lavoratori coinvolti. Un problema del nostro territorio per il quale mi sono attivato per dare ai lavoratori un quadro chiaro sul loro futuro e per poter intervenire come istituzione per tutelare le professionalità presenti e lo sviluppo economico. Non stavo chiedendo la luna, ma una cosa logica. Chiedevo al Presidente di Regione Lombardia Roberto Maroni, che in campagna elettorale prometteva soluzioni alla disoccupazione, di interessarsi con urgenza alla vicenda, di incontrare i lavoratori e fare tutto il possibile per salvaguardare i posti di lavoro.

E' da  più di un mese che in tanti aspettiamo risposte dalla Regione, noi del M5S, l'unica forza politica che in consiglio regionale sta pressando la giunta per intervenire con decisione in difesa dei lavoratori e delle loro famiglie, e i sindacati, e questa mattina abbiamo chiesto conto alla regione della sua latitanza e di attivarsi per incontrare imprese e lavoratori e facilitare eventuali investimenti sul territorio da parte dell'acquirente.

Ma la risposta del sottosegretario Fermi mi ha lasciato basito! Il sottosegretario non aggiunge nulla di nuovo alla cronistoria che già gli avevamo fornito e non ha risposto alle mie domande. Di fronte al rischio di perdita di migliaia di posti di lavoro la Regione Lombardia se ne lava le mani rimbalzando le responsabilità  a sindacati e al il Ministero dello Sviluppo Economico. E' vergognoso che Maroni e gli assessorati alle attività produttive e al lavoro non ritengano di intervenire in maniera decisa in una situazione così drammatica per migliaia di famiglie lombarde. Questi politici sono capaci solo di grandi promesse di lavoro in campagna elettorale che non si traducono mai in risposte ai bisogni concreti del territorio. Di certo io non mi fermo qua, finché non ci saranno risposte e la regione non si muoverà a fianco dei lavoratori continuerò a fare pressione. Lavoratori e lavoratrici lombarde meritano una risposta!

Dario Violi - Consigliere Regionale del M5S Lombardia

italcementi post

falkDomani il Consiglio regionale della Lombardia discuterà una mozione del M5S Lombardia sul tema delle bonifiche delle Ex acciaierie Falck di Novate Mezzola e della discarica di Samolaco ex-Novamet di Giumello.

La mozione, se approvata, impegnerà la Giunta regionale a monitorare lo stato di salute ambientale e sanitario in cui versa l'area ex-Falck di Novate Mezzola e del Comune di Samolaco; a promuovere un progetto di bonifica da effettuare nel sito ex-Falck di Novate Mezzola, quantificando i costi e individuando le risorse; ad avviare un risanamento ambientale che interessi anche il territorio del Comune di Samolaco e a valutare attentamente la riqualificazione dell'area per "la realizzazione di comparto industriale selezione di inerti e per la produzione di prefabbricati in cls" e la revisione del piano cave anche sulla base del parere conclusivo di Valutazione ambientale strategica.

Eugenio Casalino, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Lombardia e segretario alla Presidenza del Consiglio regionale, spiega: "Innanzi tutto chiediamo dati chiari sulla situazione epidemiologica nella zona. Il futuro dell'ex complesso siderurgico non può prescindere da una bonifica totale dell'area: la mozione del M5S oltre a chiedere questi dati impegna la Regione Lombardia concretamente ad attivarsi perché le bonifiche avvengano rapidamente. Condividiamo i timori della popolazione che vive nella zona: sono decine i siti lombardi inquinati abbandonati al loro destino. Ben venga la riqualificazione, ma prima si deve bonificare".