Agosto 2013

No alla caccia in deroga

Da organi di stampa apprendiamo che l'Assessore all'agricoltura Gianni Fava ha inviato un progetto di indirizzo per l'apertura della caccia in deroga in Lombardia al Dipartimento per le Politiche Europee e alla Direzione Ambiente della Commissione Europea, chiedendone il parere.
Ancora una volta Regione Lombardia cerca di favorire la lobby dei cacciatori con assurde richieste di deroga per la caccia. Negli anni la Lombardia si è distinta negativamente per l'approvazione di leggi contrarie alle Direttive Europee, permettendo a poche persone di sparare a specie animali, tutelate invece dalla normativa comunitaria, con relative procedure d'infrazione in corso. La "deroga" ad una legge deve essere un atto eccezionale, fondato su esigenze della collettività e richiesta nell'interesse dei cittadini. La caccia in deroga non ricade nelle priorità dei cittadini lombardi. Pertanto, siamo spiacevolmente sorpresi dall'iniziativa dell'Assessore Fava, che non solo riteniamo inopportuna da un punto di vista di merito, ma anche nelle modalità: infatti ci saremmo aspettati, vista la delicatezza del tema, trattandosi di deroghe a normative, una preliminare consultazione con la Commissione regionale competente, vale a dire l'VIII Commissione (Agricoltura, Montagna, Foreste e Parchi). Invece, nulla è stato fatto e i commissari competenti non hanno potuto nemmeno visionare il documento inviato al Dipartimento per le Politiche Europee e alla Direzione Ambiente della Commissione Europea. Riteniamo questo un gesto poco rispettoso nei confronti dell'organo elettivo della Lombardia.
Alla luce di questo, quindi, esprimiamo il nostro totale disappunto e contrarietà per l'iniziativa dell'Assessore, che auspichiamo possa cadere nel vuoto, e chiediamo urgentemente che al Consiglio Regionale, quindi ai cittadini lombardi, venga inoltrato il progetto di caccia in deroga elaborato dall'Assessore stesso.

Movimento 5 Stelle Lombardia, dopo un accurato esame delle nomine e dei curricula delle sette componenti del Consiglio per le pari opportunita' (CPO), ha rilevato alcune gravi irregolarità e ha protocollato oggi una richiesta urgente al Presidente del Consiglio regionale Cattaneo e ai consiglieri regionali.

Fra le gravi irregolarità riscontrate c'è l'assenza della rappresentatività di tutti i generi nel Consiglio delle Pari Opportunità. L'attuale composizione del CPO infatti rappresenta in via esclusiva il genere femminile, configurandosi come discriminazione al contrario. Riteniamo un paradosso che un organo preposto a realizzare le finalità di uguaglianza tra uomini e donne, promuovendo la democrazia paritaria nella vita sociale, culturale, economica e politica, non possegga piena rappresentatività di genere, includendo almeno una figura maschile.

Inoltre da una verifica effettuata sul possesso dei requisiti richiesti dal bando per l'accesso al CPO, abbiamo rilevato che alcune delle componenti elette sembrerebbero prive degli stessi. Il bando richiede in particolare il possesso di una laurea specifica o di una comprovata esperienza, almeno quinquennale, in organi pubblici o privati che operano specificatamente nel settore delle pari opportunità. A garanzia del buon funzionamento del CPO, sarebbe stato opportuno, a nostro parere, dare una corsia preferenziale, basata esclusivamente sulle capacità e competenze, a quelle candidature in possesso di entrambi i requisiti. Invece, come sempre, l'odiosa pratica della spartizione delle poltrone - da noi denunciata alla seduta del Consiglio del 30 luglio con l'abbandono dell'aula - ha privilegiato scelte di prossimità politica, invece che basate sul merito.

Considerando grave l'assenza della rappresentatività di genere in un organismo che lavora per la diffusione della cultura della parità e in un organo che, per sua stessa definizione, deve garantire la rappresentatività di genere, considerando grave l'assenza rilevata di alcuni requisiti necessari per la candidabilità al CPO da parte di alcune componenti elette, abbiamo richiesto alla Presidenza del Consiglio e agli stessi Consiglieri di procedere all'immediata verifica della sussistenza dei requisiti richiesti e della legittima composizione del Consiglio Pari Opportunità alla luce della normativa sulla rappresentatività di genere e, più in generale, sulle pari opportunità.

Chiediamo al Presidente del Consiglio della Lombardia e a tutti i colleghi consiglieri regionali un passo indietro: le pari opportunità per tutti sono un tema imprescindibile per il benessere e la coesione sociale che non può essere risolto a colpi di nomine di prossimità partitica.

Sanità, 200 milioni di buco, spiegazioni in Aula, dove troveremo i soldi per Città della Salute
Questa mattina, nel corso della conferenza stampa del dopo giunta, Maroni ha detto che non gli risulta quanto sostenuto da uno dei suoi, il leghista Fabio Rizzi, peraltro Presidente della Commissione Sanità, che quantifica a 200 - 300 milioni di euro il buco lasciato nella sanità dalla gestione Formigoni.

Chiederemo, al primo consiglio utile, aggiornamenti e tutte le specifiche del caso sul reale stato della presunta eccellenza sanitaria lombarda, solo quarta tra le regioni italiane virtuose per la spesa sanitaria, dopo Umbria, Emilia Romagna e Marche, come dichiarato dal Ministero della Sanità. Dopo il buco in Aler non ci sorprenderebbe che della tanto millantata eccellenza sanitaria lombarda, tutta schiacciata sul privato e con liste di attesa infinite, non resti che uno slogan vuoto. Quello che si poteva fare da subito era cancellare la Legge Daccò, come da noi proposto in emendamento in sede di assestamento al bilancio, e con essa le elargizioni opache e discrezionali di milioni di euro alla sanità, come pure un'azione di seria vigilanza e monitoraggio sull'impiego del miliardo di euro all'anno elargito per le funzioni non tariffabili.

Non abbiamo mai perso e mai perderemo occasione di rimarcare in ogni sede istituzionale, commissione e consiglio, che equi e sani risparmi per un bilancio sanitario esorbitante arriverebbero da uno sviluppo di un modello sanitario alternativo, quello che noi proponiamo, e che, come ci piace ricordare, "paga la salute". A fronte del buco di 200 - 300 milioni dove troveremo, infine, i 330 milioni di euro per città della Salute?

I consiglieri regionali di M5S Lombardia

Movimento 5 Stelle Lombardia ha depositato una interrogazione a risposta scritta sull'abbandono abusivo di rifiuti nella zona del parco agricolo sud di Milano.

Nell'interrogazione si legge: "in una zona del parco, via Selvanesco, vi è una grande discarica abusiva con materiali come lastre di eternit" e, ancora, "all'interno del perimetro del parco, in via Campazzino a Milano, esiste uno sversamento irregolare di rifiuti", sottoposto a sequestro cautelativo.

Chiediamo se la regione non intenda assumere rapidamente iniziative di salvaguardia della zona, del verde e delle acque.

In particolare, sarebbe importante un censimento delle discariche abusive e un'analisi delle acque e dei prodotti agricoli coltivati nel parco. E' in ballo sia la salute dei cittadini che la tutela dell'ambiente e la salvaguardia di almeno 1400 aziende agricole presenti nel parco. In ogni caso il parco agricolo sud di Milano va salvaguardato e ci sembra doveroso che l'Assessore all'ambiente Claudia Terzi trovi rapidamente soluzioni per farlo.

M5S Lombardia ha abbandonato l'aula consiliare, per protesta, e non ha partecipato alla votazione per le nomine di organi del Consiglio Regionale come il Co.re.com e il Consiglio delle Pari Opportunità.

M5S Lombardia ha abbandonato l'aula consiliare il 30 luglio 2013 prima del voto sulle nomine quale atto di denuncia che si configura come un dovere istituzionale nel momento in cui i partiti, di maggioranza e minoranza, assegnano poltrone secondo criteri che non rispondono a logiche di competenza e di merito ma solo di prossimità partitica.