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Oggi ho discusso in aula durante il question time una interrogazione per fare chiarire l'iter di redazione ed approvazione del piano di gestione e del piano di assestamento forestale della Riserva Naturale Regione "Lago di Vico".

Quest'area protetta comprende il SIC "Monte Fogliano e Monte Venere" e ZPS "Lago di Vico- Monte Venere - Monte Fogliano" con formazioni forestali come le faggete, uniche in quanto ultima testimonianza della "Selva Cimina", ed estremamente delicate per la collocazione ai limiti ecologici di crescita del faggio. Proprio una parte di queste foreste è a rischio per i tagli sperimentali previsti nel Piano di gestione ed Assestamento forestale approvato dal Comune di Caprarola.

Come si legge nella risposta dell'assessore , "la Regione ha provveduto ad una nuova approvazione del PAGF con determinazione G15796 del 2014 a fronte del quale sono state presentate nuove osservazioni. Il Comune di Caprarola ha esaminato tali osservazioni, non ritenendole tecnicamente ostative alla prosecuzione dell'iter, che prevede l'esecutività del Piano da parte della Regione. Attualmente gli uffici regionali competenti stanno valutando le osservazioni pervenute a seguito della pubblicazione della determinazione di approvazione e nel corso degli ultimi incontri tenutisi nel mese di febbraio con i soggetti istituzionalmente coinvolti e con le associazioni ambientaliste al fine di individuare le misure più idonee alla conservazione della faggeta presente all'interno della riserva naturale."

Apprendiamo inoltre che è stato avviata la redazione del piano di assetto e del regolamento della riserva per il quale si prevede di avviare la procedura di Valutazione Ambientale  Strategica entro il primo semestre 2017. Infine l'assessore Buschini si è dichiarato favorevole all'istituzione di un tavolo di confronto, aperto anche alle forze politiche, per fare il punto tecnico rispetto alle procedure di approvazione degli strumenti di gestione della Riserva Naturale.

Il mondo scientifico e le associazioni ambientaliste si sono già espresse in maniera fermamente contraria nel merito dei tagli sperimentali previsti all'interno della faggeta. Non possiamo permettere che questo capitale naturale venga intaccato alterando un monumento unico per la conservazione della natura nel nostro territorio. Per questo è fondamentale che la Regione compia appieno il suo ruolo di pianificazione e programmazione nella gestione della natura procedendo quanto prima alla definizione degli strumenti di tutela previsti dalla L.R. 29/94.

Lo dichiara Silvia Blasi, Capogruppo M5S Lazio

Con una inversione nell'ordine del giorno della sesta seduta del Consiglio Regionale si è votata oggi, 19 giugno, anziché domani, la mozione n.16 che impegna la Giunta Regionale a interessarsi della vicenda "Costa Concordia".
La mozione presentata dal Movimento 5 Stelle è stata l'unica delle tre presentate che prevedesse una valutazione preliminare dei rischi ambientali derivanti dall'eventuale trasferimento del relitto all'interno del maggiore porto laziale; le altre due mozioni esaminate nella VI Commissione (Ambiente) non riportavano alcun riferimento a queste tematiche.
In luogo di tre mozioni presentate per lo stesso argomento, in sede di Commissione si è cercato di ricavarne una sola unificata, ma oggi in aula il Movimento 5 Stelle non ha potuto votare a favore della stessa: ha espresso invece un voto di astensione in quanto l'aspetto principale di questa mozione unificata è quello di attivarsi immediatamente al fine di ottenere lo smaltimento a Civitavecchia prima della valutazione generale dell'intero progetto e delle cause e le ricadute che il progetto stesso abbia in un territorio già messo in ginocchio dal punto di visto ambientale e che sta cercando a fatica di convertire la sua economia verso quella di tipo turistica.
Il Movimento 5 Stelle è comunque soddisfatto dell'inserimento all'interno degli impegni indicati nella mozione licenziata di prescrizioni ambientali e di controllo, con l'istituzione di un organo esterno composto anche da membri scelti tra le associazioni ambientaliste.

Nei giorni scorsi a Roma si è tenuto l'incontro tra il Candidato Presidente alla Regione Lazio del Movimento 5 Stelle Davide Barillari ed il Comitato Interassociativo No a Roma Capitale del Cemento, costituito da 44 comitati ed associazioni.
Durante tale confronto si è avuto modo di individuare una importante finalità d'intenti: lo stop al consumo di suolo e la lotta contro la speculazione edilizia.

La proposta delineata è quella di instaurare una nuova e sperimentale metodologia di lavoro, basato sulla "partecipazione diretta e condivisa" dei comitati cittadini con il Movimento, che possa essere in grado di Governare in maniera virtuosa il Territorio Regionale.

Le priorità che si sono individuate durante l'incontro, riguardano:
la riqualificazione dell'edilizia esistente e delle aree degradate - dismesse, la tutela  degli standard di verde e di servizi pubblici, il ripristino di un corretto equilibrio tra tessuto urbano e ambiente rurale, la contrarietà alla realizzazione di grandi opere pubbliche che non portino ad un reale vantaggio per la collettività.

Il Movimento 5 Stelle si è impegnato a muovere battaglia contro alcune proposte, tra le quali: 
le varianti di Prg che comportino aumenti di cubatura;
la promozione di grandi opere di carattere speculativo, come il raddoppio dell'aeroporto di Fiumicino;
il proliferare delle centrali a Biomassa.

Inoltre il Candidato Presidente Davide Barillari ed il suo gruppo di collaboratori, tra le tante mozioni, proporrà:
l'istituzione di una  Legge Regionale: Parco Agricolo dell'Agro Romano;
l'approvazione dei Piani di Assetto dei Parchi Regionali e tra essi, il raddoppio del Parco Archeologico dell'Appia;
la proposta di una legge che regolamenti la pianificazione del Verde Urbano Regionale.

MoVimento 5 Stelle Lazio

Gas Radon: Un Pericolo Invisibile

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Il Radon è un gas radioattivo incolore ed inodore prodotto dal decadimento dell'uranio. È un gas nobile che non reagisce con altri elementi, ed è presente in zone vulcaniche.
Il Radon infatti si diffonde nell'aria dal suolo e dai materiali di costruzione (es. tufo).

Negli spazi aperti, è diluito dalle correnti d'aria e raggiunge pertanto basse concentrazioni.

Diversa è la situazione dei luoghi chiusi o sotterranei penetrati dal gas, nei quali il Radon trova ostacolo alla successiva diffusione nell'atmosfera, e dove possono venire a formarsi concentrazioni elevate. Maggiore attenzione va prestata ai locali interrati degli edifici, che da una parte costituiscono la più diretta via di penetrazione del Radon emergente dal suolo, dall'altra sono generalmente anche i locali meno aerati.

Alcuni studi hanno dimostrato che l'inalazione di radon ad alte concentrazioni, aumenta il rischio di tumore polmonare. Infatti il radon rappresenta la seconda causa,dopo il fumo, del cancro ai polmoni.

Con il M5S di Pomezia ci siamo occupati più volte di questo problema, chiedendo all'amministrazione di intervenire per informare i cittadini della sua presenza sul territorio nonchè dei potenziali rischi derivanti da questo gas naturale.

Già nel 2000 uno studio aveva fotografato una situazione allarmante, in quanto aveva rilevato alte concentrazioni di Gas Radon nella zona di santa Palomba.

Nel 2009, il comitato informazione e prevenzione gas radon, comitato cittadino del quale facciamo parte, ha presentato al Sindaco una petizione per chiedere, tra le altre cose, di informare la cittadinanza sulla presenza del gas,specificando i casi in cui diventa nocivo per la salute.

Grazie alle sollecitazioni del comitato, è stata avviata nel 2010 la campagna di monitoraggio in alcune scuole di Pomezia, a S. Palomba e S. Procula.

Lo studio ha evidenziato da subito una preoccupante situazione nella scuola primaria di S. Palomba e questo ci aveva spinto a chiedere, a tutela della salute degli alunni e del personale, interventi di mitigazione dell'azione del gas, tramite una mozione che abbiamo presentato in consiglio comunale a luglio 2011. La mozione è stata bocciata a causa dei voti contrari dei consiglieri di maggioranza presenti alla seduta (*Mirimich (PD),Antonini (PD),Battistelli (PD),Capodimonti (PD), Attenni (PD), Ruffini (Forza Pomezia), Schiumarini (Forza Pomezia), Cimadon (Forza Pomezia), Lupo (Italia dei VALORI), De Lorenzi (Italia dei VALORI), Busti (PSI).

A settembre del 2011 i risultati delle rilevazioni hanno confermato la concentrazione oltre i limiti consentiti dalla legge nella scuola primaria di S. Palomba. Nonostante questa conferma e la nostra ulteriore richiesta di intervento, l'assessore Toce dichiarava in un comunicato di aver "avviato tutte le iniziative volte all'approntamento delle misure di mitigazione". Affermazione smentita dalla nota della Asl che ha ordinato all'Amministrazione di mettere in atto immediatamente gli interventi strutturali sull'edificio con lo scopo di mitigare la concentrazione di gas radon.

A settembre, nell'inerzia dell'amministrazione è dovuta intervenire l'Asl, con la chiusura della scuola.

Esistono gli strumenti ed i mezzi per contrastare il Rischio Radon. Le istituzioni possono, e devono, ricoprire un ruolo essenziale lavorando in due direzioni:

1) Favorire la conoscenza del territorio riguardo i rischi legati alla presenza di radon, attraverso la predisposizione di mappe di rischio e informando i cittadini in maniera corretta,scientifica e priva di allarmismo. Attivare quindi subito un sistema di informazione e divulgazione tra la popolazione, così come prevede la Legge Regionale del Lazio del 31 Marzo 2005 n. 14 (art. 2, comma 3), circa i rischi connessi all'esposizione al gas Radon coinvolgendo associazioni e istituti scolastici, intesi come docenti/alunni/genitori, anche mediante incontri pubblici, e creando uno sportello virtuale informativo on-line (con costi ridotti per l'amministrazione rispetto ad una postazione fisica).

2) Incentivare economicamente le azioni di mitigazione, non appena il rischio sia identificato ed elaborare una normativa (a livello regionale) che preveda l'obbligo di installazione di sistemi anti-radon nelle abitazioni e nei luoghi di lavoro soggetti a rischio.

Ho avuto modo di informarmi su che cosa fosse il gas radon, su come evitare i rischi, e di dare il mio piccolo contributo, grazie alla partecipazione.

Per questo vi invito a partecipare alle iniziative e alle attività del movimento sul territorio, e ad essere controllori delle istituzioni e di chi ci governa.

Colosseo a rischio

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La settimana scorsa abbiamo aderito all'invito di Italia Nostra per un confronto sul loro documento programmatico per le regionali nel Lazio. Al di là della nostra partecipazione, da loro definita "piacevole, competente e inaspettatamente giovanile" (eravamo circa una quindicina con età media sotto ai quarant'anni), sono rimasti meravigliati dalla corrispondenza delle loro priorità nel nostro Programma regionale, così come ottimamente presentato dal nostro candidato a presidente, Davide Barillari. Del resto, la nostra strada di governance del territorio è la stessa di ogni cittadino che ha a cuore la partecipazione per il miglior rispetto e tutela dell'Ambiente, dell'Arte e dell'Agricoltura, temi per i quali Italia Nostra si batte da quasi sessant'anni.

Tra le varie urgenze di cui il nuovo Consiglio Regionale dovrà occuparsi, l'associazione ce ne ha segnalata una che i media "sembrano" aver dimenticato: il completamento della Metro C. Guarda caso è la Grande Opera più importante del centro Italia, finanziata per il 12% dalla Regione Lazio (il 18% e il 70% sono a carico rispettivamente del Comune di Roma e dello Stato). Forse sarà perché siamo in campagna elettorale e su certe cose c'è il divieto assoluto di parlare. Figuriamoci se poi il divieto comprende le responsabilità sui rischi a cui è sottoposto uno dei monumenti più tutelati del pianeta, peraltro già ampiamente compromesso di per sé.

Ma per il M5S il divieto non vale, così come non vale per ogni cittadino senza nessuna complicità con la vecchia politica, ma che al contrario, vuole mettere al primo posto la trasparenza totale dentro le istituzioni.

Ecco quindi la lettera inviataci dall'associazione, a firma del Prof. Antonio Tamburrino, da anni impegnato a far luce su questo pozzo senza fine:

A giorni verrà recintata un'immensa area su via dei Fori Imperiali. Partendo dai piedi del Colosseo arriverà fino a metà dei Fori, altezza Largo Corrado Ricci. Progressivamente, si ridurrà lo spazio residuo per il traffico a due sole corsie, totalmente addossate al Colosseo. Per i turisti rimarrà solo uno strettissimo corridoio di 2,85 mt.
Questa recinzione serve perché al suo interno tutta Via dei Fori verrà scavata e svuotata fino ad una profondità di 50 mt. Nello spazio così ricavato verrà costruita la gigantesca stazione della Metro C. Il cantiere durerà fino al 2020.

Il progetto della metro C nasce ben 20 anni fa e costituisce il perno centrale della cosiddetta "cura del ferro". Da subito il consenso fu unanime. Doveva prosciugare la marea automobilistica, rendere centrale la mobilità su ferro, spezzare l'isolamento delle periferie, e permettere la pedonalizzazione dell'intero Centro Storico. Infine, doveva rendere possibile recuperare l'incomparabile patrimonio archeologico e facilitarne l'accesso. Gli obiettivi erano ambiziosi a tal punto che la nuova metropolitana venne chiamata anche la "metro archeologica". Fondendo insieme storia, cultura, efficienza e modernità, la metro C doveva portare verso il futuro di Roma Capitale. L'inaugurazione era prevista per il grande Giubileo del 2000.

Ma le cose poi sono andate molto diversamente. Lo scorso anno una dettagliatissima relazione della Corte dei Conti ha certificato il sostanziale fallimento della metro C. Incompetenze, negligenze, errori, illegittimità. I costi dell'opera sono schizzati alle stelle così tanto che questa metropolitana viene considerata la più costosa del mondo. La situazione ad oggi è che i lavori arrancano faticosamente nella tratta esterna da Pantano a San Giovanni. Ma nella tratta centrale, che è la vera ragion d'essere della Metro C, quella che da San Giovanni va al Colosseo e poi a piazza Venezia, quindi Largo Argentina, Corso Vittorio Emanuele fino a San Pietro, siamo ancora a zero.

Anzi, dal Colosseo in poi, il progetto è stato praticamente abbandonato dato che, grazie proprio alla Corte dei Conti, all'ultimo momento è stato sventato un inaudito colpo di mano delle imprese che stavano trattando una proposta di project financing per l'astronomica cifra di 10 miliardi di euro (pag. 167), più la licenza di cementificare caserme e depositi dell'Atac nel Centro Storico.

Ma come è possibile che si sia potuto verificare questo disastro epocale? La principale ragione è che il progetto è stato gestito totalmente e gelosamente all'interno del sistema dei partiti. Italia Nostra ha provato tutte le strade per far accedere i cittadini ai processi decisionali ma la chiusura è stata totale. Il sistema dei partiti è infatti caratterizzato dalla minima competenza tecnica e dalla massima disponibilità affaristica. Così l'errore fondamentale è stato quello di preferire una tecnologia del tutto obsoleta caratterizzata da dimensioni strutturali ciclopiche e da impatti devastanti. Il peggio che si potesse scegliere per il luogo più archeologico del mondo, comunque una manna per le imprese di costruzione senza scrupoli.

Ora siamo all'epilogo. Attualmente si vuole almeno arrivare al Colosseo, costi quel che costi, anche mettendo a rischio il monumento più importante d'Italia. Le ragioni per andare avanti sono fortissime: intanto è in gioco il più ricco contratto di opere pubbliche in Italia che può durare decenni e può continuare a lievitare ancora. E poi il fermo definitivo del cantiere rischierebbe di portare definitivamente a galla colpe, responsabilità, omissioni gravissime, e chissà quant'altro che potrebbe far vacillare il sistema dei partiti.

Per continuare nello scempio e arrivare all'apertura del cantiere c'è solo un ultimo ostacolo, il no della Soprintendenza Archeologica. Le motivazioni della Soprintendenza sono fondamentali: la riduzione di via dei Fori Imperiali comporterà l'addensamento del traffico proprio sotto al Colosseo. Le vibrazioni consequenziali potranno incidere in maniera deleteria addirittura sulla stabilità della struttura del monumento. Vibrazioni inevitabili se consideriamo in aggiunta tutta l'attività di un cantiere ad altissimo impatto ambientale in grado di sconvolgere l'equilibrio del sottosuolo e di ogni monumento soprastante, quindi non solo del Colosseo. Poi c'è l'influenza fortemente negativa, sia pratica che psicologica, sull'afflusso dei turisti che dovranno arrivare in fila indiana attraverso i varchi di un cantiere caratterizzato da attività invasive e pericolose. Il contraccolpo sul turismo della Capitale può essere gravissimo.

Infine non si osa immaginare quali ripercussioni avrà questa strozzatura del traffico sul centro storico, su tutto il resto della città e sulle sue attività economiche. Purtroppo, si ha notizia che anche la resistenza della Soprintendenza archeologica sta per cedere.

Il Colosseo ha resistito a tutto. Chissà se resisterà anche ai partiti. A meno che non siano i partiti a crollare prima.

Antonio Tamburrino, Italia Nostra Roma

P.s.: qui il video dell'incontro.

Giulio non mollare

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C'era una volta un mondo in cui lavoravi e venivi regolarmente pagato. In quel mondo c'erano degli imprenditori che aprivano una piccola attività con qualche decina di operai. Tutti insieme contribuivano allo sviluppo dei luoghi in cui vivevano, in cambio del piacere di farlo, e di un giusto guadagno da portare a casa ogni mese.

Erano una delle ricchezze principali del nostro Paese. Del resto era semplice. Ognuno aveva a disposizione mezzi e risorse con cui poteva lavorare perché era un cittadino Sovrano protetto dalle Leggi del proprio Stato, considerato da tutti un Bene Comune.

Quel mondo non esiste più. È rimasto il buon sole, l'intelligenza, la capacità manuale e la voglia di darsi da fare, ma al posto dei piccoli imprenditori sono arrivati gli speculatori del libero mercato. Il più delle volte provengono da altre nazioni, con soli 10.000 euro aprono una società nel nostro Paese, contrattano progetti con le amministrazioni, ottengono autorizzazioni e finanziamenti pubblici alla velocità della luce, richiedono l'ausilio della manovalanza locale, ma a lavori finiti spariscono nelle nebbie delle società fantasma, e chi ha lavorato per loro rimane con la truffa di tutte le responsabilità e un pugno di mosche in mano.

È il caso di Giulio Paoloni, un piccolo imprenditore della Tuscia che si è visto negare i compensi per circa 18 mesi di lavoro, 980.000 euro pattuiti in origine per lui e per i 15 dipendenti della sua ditta responsabile alla sicurezza e manutenzione dell'impianto fotovoltaico da 33 ettari in località Caprarecce, Montalto di Castro (Viterbo). Eppure l'impianto produce energia per 30.000 euro al giorno, circa 10 milioni all'anno. Ricavi che finiscono direttamente in fondi legati a finanziarie internazionali senza alcun tornaconto per le nostre economie locali. Senza considerare poi l'aggravio in bolletta per il consumo di energia, perché i finanziamenti pubblici, per chi ancora non lo sapesse, li paghiamo noi cittadini.

Non bastasse, per le autorità competenti Giulio rimane in ogni caso il responsabile del parco fotovoltaico. Ma non si dà per vinto. Si barrica nell'impianto, lo spegne per dare un segnale chiaro a chi lo deve pagare, e denuncia per l'ennesima volta la presenza di 3700 metri cubi di catrame sepolto nel cantiere all'avvio dei lavori dalla stessa società appaltante, ovviamente per non pagarne lo smaltimento in discarica.

La protesta si trasforma subito in una chiamata a raccolta per tutti gli imprenditori e gli operai nelle sue stesse condizioni. Ad oggi il presidio conta decine di persone accampate nei pressi dell'area. È la stessa situazione in cui si trovano le piccole imprese in ogni ramo produttivo. Solo nel fotovoltaico sono in procinto di chiudere a Colleferro, a Giulianova nelle Marche, Ferrara e Rimini in EmiliaRomagna, e così via in tutta Italia.

Sarà perché i finanziamenti per i pannelli a terra non sono più allettanti (e meno male..), e che quindi l'espediente del "non pagare" potrebbe rappresentare una strategia delle lobbies che speculano sulle rinnovabili, una specie di ricatto per spingere il nostro Governo a incentivare di nuovo la produzione di energia nei campi destinati all'agricoltura o al pascolo, che oltretutto sono anche protetti da Leggi di tutela paesaggistica. O sarà semplicemente perché le multinazionali hanno il solito vizio del massimo profitto a qualsiasi costo, compresa la truffa, sta di fatto che "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro" pertanto chi lavora ha il diritto di essere pagato.

Nei territori di Montalto di Castro dicono che sia un folle. Al contrario, Giulio ha una testa che funziona benissimo, tant'è che è impossibile fargliela abbassare neanche con la proposta di pagarlo per far riaccendere l'impianto così come dichiarato dagli avvocati della società immediatamente arrivati (che tristezza..) dalla Spagna in questi giorni, infatti, è determinato ad ottenere i pagamenti per tutte le aziende raggirate.

Giulio rappresenta la metafora più evidente su quanto sta accadendo in tutta Italia: sa che loro, i "liberi mercanti" in complicità coi nostri politici, non si arrenderanno mai. Adesso però anche loro sanno la stessa cosa di lui, perfettamente.

*****

P.s.: oltre al sostegno dichiarato nel Programma nazionale, queste le misure per il riavvio della piccola e media imprenditoria previste nel Programma del M5SLazio:

. database unico informativo online su tutti gli incentivi disponibili nella regione

. sostegno e rifinanziamento del fondo rotativo e del fondo di accesso al microcredito

. portale di raccolta, premio e realizzazione migliori idee imprenditoriali

. portale PMI Lazio di supporto alle imprese con trasparenza dei finanziamenti

. ridefinizione aliquote IRAP

. incentivazione monete locali

. semplificazione delle procedure di accesso ai finanziamenti

. sviluppo piani industriali territoriali tramite rete Regione/imprese/università/enti di ricerca

. favorire diffusione mestieri tradizionali e artigianali

. promozione economia solidale tramite creazione di una rete di Distretti

Movimento 5 Stelle Lazio

La città dello sp(rec)ort

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Art. 9, Statuto della Regione Lazio
"Valorizzazione del patrimonio ambientale e culturale"

"La Regione, nel rispetto delle norme di tutela, valorizza altresì il patrimonio culturale, artistico e
monumentale, salvaguardando, in particolare, i nuclei architettonici originari e l'assetto storico dei centri cittadini
"

In questo Paese non è necessario fare davvero qualcosa per specularci sopra, basta semplicemente cominciare a progettarla.

Così è stato anche nel caso della "Città dello Sport", un complesso sportivo situato nel territorio di titolarità dell'Università degli Studi di Roma Tor Vergata, in prossimità della barriera di Roma-Sud dell'Autostrada RM/NA, presentato a noi cittadini come il simbolo della svolta in chiave moderna della città, e sopratutto della valorizzazione delle periferie.

L'intervento - scaturito da un Protocollo d'Intesa tra il Comune di Roma, l'Università, il C.O.N.I. e il Provveditorato Interregionale alle OO.PP. per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna - ha avuto concreto inizio nel mese di febbraio 2006 con l'affidamento dell'incarico di progettazione di un complesso sportivo all'archistar spagnolo Santiago Calatrava.
La società che ricevette l'incarico fu la Vianini Lavori del gruppo Caltagirone, mentre la gestione dei fondi fu affidata alla Protezione Civile di Guido Bertolaso che affidò l'amministrazione dei capitali ad Angelo Balducci.

L'opera ricadeva nell'ambito degli interventi previsti per la realizzazione dei "Mondiali di Nuoto Roma 2009" ed era regolamentata dall'Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri n. 3489 del 29 dicembre 2005.
L'incarico al celebre architetto prevedeva la rielaborazione del progetto preliminare (redatto dal S.I.I.T. del Lazio) al fine di realizzare un'architettura di maggior effetto; l'impegno complessivo di spesa era stabilito in 120 milioni di euro, di cui 86 per lavori.
Nel mese di luglio 2006 l'architetto Calatrava presentò il progetto preliminare: l'impegno complessivo di spesa di tale progetto era lievitato a circa 240 milioni di euro.

Il progetto fu approvato in Conferenza dei Servizi nel mese di settembre 2006 ma, successivamente, mentre era in corso la redazione del progetto definitivo, il Comune di Roma, in previsione della candidatura per le Olimpiadi del 2016, valutò l'opportunità e la convenienza anche sotto il profilo economico di adeguare agli standard olimpici il complesso in corso di realizzazione. La Giunta Comunale approvò nella seduta del 18 ottobre 2006.

Tale richiesta comportò una totale riprogettazione dell'intervento.

Il progetto definitivo fu approvato dal C.T.A. del Provveditorato Interregionale alle OO.PP. per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna e in Conferenza dei Servizi; il relativo impegno complessivo di spesa era stimato in circa 323 milioni di euro, di cui circa 239 per lavori.

A seguito dell'approvazione del progetto definitivo si diede corso alla redazione del progetto esecutivo, il quale fu inoltrato, per il prescritto parere di congruità tecnico-economica, al C.T.A. del Provveditorato Interregionale alle OO.PP. per il Lazio, l'Abruzzo e la Sardegna, e fu approvato il 25 febbraio 2009.

L'importo complessivo del progetto - arredi esclusi - assommava a 607.983.772 milioni di euro, di cui 391.006.512,31 per lavori a misura ed € 216.977.259,83 per somme a disposizione.

Ai fini di una più sicura disponibilità dell'opera per i Mondiali di Nuoto, i responsabili dell'evento individuarono, nell'ambito del progetto, un primo stralcio funzionale per un importo pari a circa 256 milioni di euro.
Successivamente, nell'estate 2008, fu stabilito che la manifestazione si sarebbe tenuta al Foro Italico, presentandolo come già pienamente efficiente. Vennero comunque stanziati 45 milioni di euro per dei lavori di ristrutturazione in questo sito e il finanziamento subì una riduzione a 190 milioni di euro complessivi.

Nel 2009 i lavori vennero bloccati per mancanza di fondi, nonostante si spese fino a quel momento una cifra sostanzialmente più elevata di quanto inizialmente stimato per la realizzazione dell'opera.

In seguito a tale definanziamento i lavori proseguirono, privilegiando nell'ambito delle somme disponibili, il completamento di categorie di opere riferibili a singole fasi costruttive.

Nel 2011, con la candidatura di Roma quale sede delle Olimpiadi del 2020 si decise di riattivare il cantiere di Tor Vergata. I lavori ripresero senza nessuna data certa per la consegna dell'impianto e con una cifra stimata per il completamento lavori di 660 milioni di euro.

Sempre lo stesso anno la società privata Nec Group International promise di garantire una cifra tra i 380 e i 500 milioni di euro per il completamento dei lavori, in cambio della gestione degli impianti sportivi per 25 anni e della concessione di un'area per attività commerciali di 40mila metri quadrati.

L'attuale sindaco Gianni Alemanno salutò l'occasione con molto fervore, sostenendo che grazie ai finanziamenti privati il comune di Roma avrebbe dovuto sborsare appena 600 milioni di euro dal 2014 al 2020.

Agli obiettori che gli facevano notare i grandi buchi di bilancio dell'amministrazione capitolina, egli rispose che "un Paese che pensa di non essere in grado di fare 600 milioni di investimenti l'anno sarebbe veramente un Paese che non ha futuro e non ha speranze".

E di nuovo via con proposte, progetti, migliorie dell'urbanistica e opere faraoniche di utilità pubblica.

Ma poi di nuovo un arresto, all'inizio del 2012.
Il no arriva dal presidente del Consiglio Mario Monti che non appoggia la candidatura di Roma ai Giochi Olimpici del 2020, in quanto ritiene che nelle attuali condizioni economiche in cui si trova l'Italia, non sarebbe un atteggiamento responsabile impegnarsi a sostenere i costi delle Olimpiadi.

Questa eterna incompiuta, questo gigante d'acciaio ora giace in uno stato di totale abbandono, soggetta alle intemperie climatiche.
Più che una "Città dello Sport", rappresenta l'ennesimo scempio edilizio, che non è minimamente riuscito ad armonizzarsi con l'assetto urbanistico circostante.

Anche qualora l'opera fosse stata completata, ed a costi inferiori, sarebbe rimasto in ogni caso un impatto paesaggistico devastante.
Un'opera cosi mastodontica non si integra nel paesaggio collinare tipico dei Castelli Romani. Provenendo dall'autostrada A1 infatti non si può non notare sulla destra questo "colosso" che "stacca" rispetto all'ambiente circostante.

"...Se tra cent'anni vi chiedessero come raccontare gli anni zero
un inizio di un millennio anomalo una guerra dichiarata pace...
ma qui tutti ancora ridono e si credono che è tutto ok..."
Biorn

Il 6 febbraio scorso, partecipando alla ''Conferenza Nazionale su Rischio Idrogeologico'', ho avuto modo di intervistare la dottoressa Tiziana Guida consigliere dell'Ordine dei Geologi del Lazio e direttrice responsabile della rivista "Professione Geologo".
Dalle sue parole abbiamo il quadro della attuale situazione.


Nel Lazio sono state censite ben 5.530 frane che interessano quasi 300 Comuni, compresa la Capitale dove si sono verificati sia frane che eventi alluvionali.
Nella Regione Lazio il dissesto idrogeologico è molto diffuso: ben 372 comuni, il 98% del totale, hanno almeno un'area ad elevato rischio di alluvione o di frana.

Il dissesto idrogeologico è un fenomeno naturale che si verifica quando il territorio non è più in equilibrio e, attraverso l'evento franoso o alluvionale, si assesta in una nuova condizione di equilibrio. Il sopraggiungere di una situazione instabile sempre più spesso è causato dall'attività dell'uomo che si è svolta senza tenere in considerazione i delicati equilibri esistenti.
La provincia più a rischio è Frosinone, subito dopo però si piazza Roma, poi Viterbo, Latina e, ultima, Rieti.

La Capitale però è il comune che presenta il maggiore rischio idrogeologico, per l'estensione territoriale, per il numero di abitanti coinvolti e per l'elevato valore dei beni esposti. Il paventato progetto di realizzare la ''messa in sicurezza'' della zona ad altissimo rischio dalla vallata a nord di Castel Giubileo per permettere l'edificazione della vallata del Tevere, priverebbe Roma della valle di esondazione di sicurezza a nord mettendola così a grave rischio di alluvione, in tal senso l'edificazione di tale è da rifiutare in maniera assoluta e bisogna porre fine al consumo di suolo.

Il comune con la maggiore estensione delle aree esondabili rispetto alla superficie comunale è Fiumicino che ha quasi il 39% della superficie esposto al rischio di esondazione.
Nel complesso più di 350mila cittadini del Lazio sono potenzialmente a rischio, sotto la costante minaccia di una frana o di un'alluvione di una certa rilevanza.
Questa drammatica situazione è confermata dai dati contenuti nel Progetto Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) stilato dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) da cui risulta appunto come nel Lazio sono state censite 5.530 Frane, su una superficie di 237 kmq, con 299 comuni a rischio frana su 477, compresa la Capitale dove si sono verificate sia frane che alluvioni.

La proposta dell'Ordine dei Geologi del Lazio è quella di tentare di ridurre i livelli di rischio per le popolazioni non più solo attraverso opere di difesa passiva, ma con piani organici di interventi che sappiano integrare le difese degli insediamenti esistenti con interventi non strutturali a carattere preventivo, come la salvaguardia del territorio, la manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua, dei versanti, delle opere esistenti, la delocalizzazione di insediamenti ed attività, il potenziamento delle reti di monitoraggio e dei sistemi di preallertamento. Provvedimenti che hanno un solo obiettivo: eliminare gli attuali gravi squilibri idrogeologici e contenere i costi non più sostenibili per l'intera comunità.

Negli ultimi cinquanta anni la corsa all'urbanizzazione del territorio ha indotto a sfruttare anche le aree con equilibri idrogeologici molto precari, come le pianure alluvionali.
Alla rapida espansione urbana e alla crescita delle periferie metropolitane non è sempre seguito l'adeguamento del reticolo idrografico e delle infrastrutture che assicurano lo smaltimento delle acque meteoriche, aumentate quantitativamente a causa dell'ampliamento delle superfici impermeabilizzate, anzi, il reticolo idrografico minore, che contribuisce in larga parte ad aumentare il cosiddetto tempo di corrivazione eliminando i picchi di piena, è stato spesso cancellato, o ne è stata ridotta la sezione idraulica con tombature ed attraversamenti. Si è arrivati ad edificare anche aree di naturale pertinenza fluviale o inondabili.

Malgrado il Lazio sia esposto a molti rischi geologici, tra cui quello sismico, idrogeologico, il radon, arsenico nelle acque, manca una cultura della prevenzione geologica e il geologo continua ad essere poco presente nell'amministrazione pubblica regionale.
Inoltre è una figura scarsamente considerata anche nella pianificazione territoriale, tanto che nelle 6 strutture decentrate "ex Geni Civili" del Lazio, che valutano l'idoneità degli elaborati geologico-geotecnici prodotti a corredo delle progettazioni, non ne è presente nessuno.
Infine i geologi denunciano come l'attività di controllo sul territorio finalizzata a garantire l'incolumità dei cittadini ricade senz'altro tra i compiti istituzionali delle amministrazioni comunali che, attraverso l'ausilio dei geologi, devono individuare le aree a rischio di frana e alluvione, per destinarle a particolari prescrizioni urbanistiche, volte a garantire la sicurezza delle infrastrutture e delle costruzioni esistenti.

Massimo Lazzari, MoVimento 5 Stelle Lazio

Non voto chi sporca

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In campagna elettorale l'affissione di manifesti e stampati di propaganda è consentita esclusivamente negli spazi che ogni comune mette a disposizione.
Le affissioni abusive sono punite con l'applicazione di sanzioni amministrative che sono a carico, in solido, dell'esecutore materiale (cd. "attacchino") e del committente responsabile.

La suprema Corte di cassazione (Sezioni civili: I Sezione, 20 luglio 2001, n. 9935) ha specificato che il committente, se risponde sempre dei contenuti della propaganda, non è automaticamente responsabile per l'affissione dei manifesti, salvo che non sia provato un rapporto diretto d'incarico dato da lui agli attacchini per l'affissione vietata
Solitamente i committenti, per evitare di pagare la sanzione, si giustificano lamentando il mancato rispetto, da parte degli attacchini, delle disposizioni, oppure denunciano il furto di manifesti elettorali.

Questa incertezza nel verificare chi è responsabile, e di conseguenza punibile, incentiva la consuetudine di affiggere questi mega faccioni e slogan elettorali su qualunque superficie: sia un albero o un sottopasso urbano non fa differenza.

Non solo il fenomeno rappresenta il mancato rispetto del territorio, ma si rivela uno spreco di carta e di soldi dei cittadini. I rimborsi elettorali (che fin'ora solo il Movimento 5 Stelle ha dimostrato di non percepire) vengono sprecati per inquinare (quando potrebbero essere utilizzati per altri scopi sociali) e per compiere reati quali l'affissione abusiva (Art.663 c.p.)
La soluzione? Non produrre manifesti elettorali.

I candidati del Movimento 5 Stelle hanno la possibilità di farsi conoscere dai cittadini non solo attraverso un contatto diretto ai banchetti informativi, ma anche attraverso la rete. Come? Pubblicando video, mettendo on-line, in piena trasparenza, il proprio curriculum vitae e l'attività svolta sul territorio.

Se coloro che si propongono come amministratori della cosa pubblica nelle istituzioni, non rispettano la legge, come potranno mantenere le promesse di governabilità della Regione o del Paese?

Il Movimento 5 Stelle sono anni che si batte per la difesa e il decoro del territorio in maniera coerente e trasparente.

È questo il Movimento 5 Stelle: è partecipazione, è interessarsi della cosa pubblica, è legalità, è metterci la faccia nel rispetto dell'ambiente e delle regole. Fatti, non parole!

Valentina Corrado

Spiaggia Bene Comune!

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In Italia leggi e regolamenti non mancano di certo, insieme ad una spesso ingombrante burocrazia. Quello che manca è la ferma volontà e la capacità di farli rispettare!

La tutela delle nostre coste e l'accesso al mare sono disciplinati da norme nazionali, regionali e comunali, il cui mancato rispetto è però sotto gli occhi di tutti sul demanio pubblico:
muri e costruzioni coprono la visibilità del mare, cancellate e catene ne sbarrano l'accesso, l'illegalità la fa da padrona mentre i pochi lembi di spiaggia libera, soprattutto nelle zone costiere urbane, di anno in anno diminuiscono in ampiezza in favore di interessi privati e sono spesso luoghi dove pulizia e decoro restano un miraggio. Ma cosa dice esattamente la legge?

Oltre alle normali prescrizioni di legalità che vincolano ogni attività commerciale, vi è una legge nazionale, la 296/2006, che, all'articolo 1, stabilisce l'obbligo per i titolari di concessioni balneari di consentire gratuitamente l'accesso ed il transito per raggiungere la battigia, anche ai fini della balneazione. La legge nazionale 104/1992 tutela poi i diritti delle persone disabili, cui deve essere garantito un transito agevole, senza barriere architettoniche che lo impediscano o complichino.

Con la Legge 30/1974 lo Stato delega le Regioni alla tutela ambientale delle coste. La Legge regionale 24/1998 (e successive modifiche), all'articolo 5, fissa l'indice di edificabilità entro 300 metri dalla battigia in 0,001 metri cubi per metro quadrato (ivi compresa l'edificazione esistente). L'articolo 16 della stessa legge tutela poi la salvaguardia delle visuali panoramiche.

Anche i Comuni costieri hanno le proprie ordinanze di balneazione, che differiscono nei dettagli, ma che sono comunque volte a tutelare accesso e transito dei cittadini sugli arenili. E nonostante le svariate decine di abusi edilizi ed i molti provvedimenti di demolizione e revoca delle concessioni balneari che si sono susseguiti negli anni nella nostra regione, davvero rari sono stati i casi di applicazione della legge!

I Comuni che hanno tratti di territorio costiero nel Lazio sono, da nord-ovest:
Montalto di Castro e Tarquinia in provincia di Viterbo;
Civitavecchia, S. Marinella, Cerveteri, Ladispoli, Fiumicino, Roma (Ostia Lido), Pomezia (Torvaianica), Ardea, Anzio e Nettuno in provincia di Roma;
Latina (Lido di Latina), Sabaudia, San Felice Circeo, Terracina, Sperlonga, Itri, Gaeta, Formia, Minturno in provincia di Latina.
La lunghezza costiera totale della nostra regione è di 340 chilometri circa, di cui circa il 60% sabbiosi ed il 40% rocciosi.

Per quanto riguarda il Lido di Ostia, qui il fronte mare, costituito integralmente da spiagge, sulla sua lunghezza totale (14 km) si suddivide tra un 55% di stabilimenti balneari "privati" ed un 45% di spiagge libere (attrezzate e non); se andiamo però alla sola zona compresa, tra il pontile e la Riserva presidenziale, tale percentuale assume cifre francamente inaccettabili: 94% di stabilimenti balneari contro appena 6% di spiagge libere.

Nel frattempo sul sito internet di Roma Capitale il 1 febbraio è stata pubblicata la "graduatoria provvisoria" per l'affidamento di 8 spazi in concessione e 2 spiagge libere, in attesa della verifica finale dei requisiti previsti per legge per l'affidamento dei servizi balneari.

Il Movimento 5 Stelle ha fatto propria già da anni la tematica delle spiagge come Bene Comune. Come l'acqua, il paesaggio, il patrimonio storico e artistico. Vogliamo semplicemente che le norme siano rispettate, per quanto riguarda le coste così come per tutto il territorio regionale. Perché sulle spiagge visibilità, libero accesso, decoro e legalità sono già sanciti per legge.

E la legge non va mai in vacanza!

La gestione dei rifiuti è da considerarsi un aspetto fondamentale nella società perchè rispecchia il grado di civiltà che essa è in grado di esprimere.

Cosa abbiamo oggi

Purtroppo le amministrazioni locali continuano a nascondere sotto il tappeto un problema che ormai ci sta divorando. Affidano la gestione dei rifiuti sul territorio a società private o partecipate che speculano, causando bassi rendimenti nella raccolta differenziata: spese elevate, disservizi ed inquinamento.

Ad oggi, infatti, la raccolta differenziata media nel Lazio è appena del 16-17% dei rifiuti prodotti, a fronte di una produzione media procapite di ben 600 kg di rifiuti annui. Tutto questo, tra l'altro, costerà pesanti sanzioni da parte della Comunità Europea: ovviamte a spese dei cittadini.

Cosa vuole il Movimento 5 Stelle

L'impegno del Movimento 5 stelle sarà per una gestione pubblica e trasparente, per il rispetto dell'ambiente e a garanzia della salute per il cittadino. E' necessario comprendere che nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. L'incenerimento dei rifiuti, per esempio, non fa scomparire il rifiuto ma lo trasforma in gas e polveri altamente nocive.

Pertanto ci impegneremo per ridurne la produzione, per esempio disincentivando l'utilizzo di materiali per imballaggi e confezioni, incentivando la distribuzione sfusa dei prodotti e l'utilizzo di materiali più facilmente riutilizzabili e riciclabili come il vetro e l'alluminio. Altrettanto promuoveremo la raccolta differenziata spinta con il porta a porta: individuale nelle zone di periferia e condominiale nelle zone cittadine. Con questo sistema è possibile raggiungere percentuali di raccolta differenziata oltre il 90%.

I rifiuti così divisi diventano una risorsa e possono rientrare sul mercato generando ulteriore lavoro e benessere diminuendo, inoltre, la necessità di approvigionamento delle materie prime. Il resto del materiale non differenziabile può essere trattato e riutilizzato come materiale inerte. Un sistema di questo tipo può portare ad un ciclo prossimo a zero rifiuti. Una gestione virtuosa dei rifiuti produce: salute, ambiente pulito, lavoro e risparmio

La chiave di tutto questo sistema è basato sulla partecipazione attiva del cittadino che, attraverso l'amministrazione pubblica, deve essere sensibilizzato, istruito e continuamente aggiornato.

Ottenere alti risultati di raccolta differenziata non è un esperimento, tutto questo è già realtà, oggi, In Italia e nel resto del mondo!

# Salerno, in Campania: il 74%
# Pordenone, in Friuli-Venezia Giulia: il 77.5%
# Capannori, in Toscana: il 90%
# Vedelago, in Veneto: il 99%


Il metodo è sperimentato e funziona, i risultati sono già stati ottenuti..
..non ci resta che applicarlo, sarà un piacere!


Venerdì 11 gennaio 2013 il Movimento 5 Stelle Lazio intervista il Comitato per l'Acqua Pubblica Anzio Nettuno.

Parliamo di referendum:

"l'esito referendario lo conosciamo tutti ed è quello che ha definitivamente abrogato il profitto sull'acqua e la privatizzazione dei servizi pubblici."

e della nuova tariffa:

"è stato approvato il 28 dicembre dall'AAEG (Autorità Acqua Energia Gas) un provvedimento che reinserisce la ' remunerazione del capitale investito' col nome di 'costi degli oneri finanziari' ribaltando così la volontà dei cittadini."

Sappiamo che il Forum dei Movimenti per l'Acqua ha lanciato la campagna di obbedienza civile:

"Questa campagna nazionale è secondo noi l'unico strumento in grado di permettere ai cittadini di applicare direttamente il referendum, perché colpisce il gestore tagliando dalla bolletta quella parte prevista dalla legge"

Le proposta del comitato per ovviare al 'problema dell'arsenico':

"inserire i dearsenificatori è una delle soluzioni più veloci, ma temporanee se non smettiamo di cementificare il territorio, di lasciare che impianti come la turbogas usino tantissimi metri cubi di acqua potabile al minuto, o scavare più in profondità dove c'è più arsenico per mandare l'acqua alle case dei cittadini... l'impegno e la richiesta è quella di fare un programma che rispetti l'ambiente, pena la mancanza di soluzioni"

Comitato Acqua Pubblica Anzio Nettuno:
http://acquapubblica.altervista.org/

Rifiuti in discarica? Ma anche no!

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La notizia in questi giorni imperversa sulle pagine dei quotidiani; Il Tar del Lazio boccia il piano rifiuti approvato in forma definitiva dalla giunta Polverini nel gennaio 2012 perché in contraddizione alle normative comunitarie. Intanto il ministro Clini tenta il colpaccio approvando un decreto volto a smaltire i rifiuti della capitale nelle discariche in giro per la regione, alimentando l'ennesimo vespaio di proteste nelle province.

Tra Decreti Ministeriali, sentenze del TAR e ricorsi al Consiglio di Stato, il tema dei rifiuti e del loro corretto smaltimento risulta quanto mai scottante.

In questo intricato scenario si inserisce la storia del centro di trattamento dei rifiuti di Morelle. L'impianto, sito nel comune di Terracina, apre i battenti nel 1976 ed è considerato un fiore all'occhiello per tecnologia e innovazione. Negli anni viene ampliato e potenziato grazie a fondi comunali e regionali, l'ultimo ammodernamento iniziato nel 2001 e concluso con il collaudo del 2003 costa ai cittadini qualcosa come un milione di euro. Soldi certamente ben spesi, se non fosse per il fatto che da questa data in poi l'impianto resta CHIUSO.

Con una potenzialità di 130 tonnellate al giorno, quest'impianto potrebbe ridurre sostanzialmente lo smaltimento di RSU nella discarica di Borgo Montello (Latina). Infatti esso potrebbe trattare i rifiuti di gran parte del sud Pontino. Di questo ne gioverebbe l'ambiente, la salute dei cittadini e l'economicità del servizio di smaltimento rifiuti.

Intanto a cavalcare l'onda dei comitati spontanei che da qualche giorno manifestano alla discarica di Borgo Montello, ci sono gli stessi partiti che fino ad oggi hanno gestito il sistema dei rifiuti dei comuni della provincia.

Ricordiamo che la Latina Ambiente e la Terracina Ambiente avevano quote azionarie anche della società che gestisce la discarica. Forse è questo il motivo dell'interesse a non attuare un circuito virtuoso dei rifiuti?

Ci sorge un dubbio; non è che a qualcuno conviene di più versare rifiuti indifferenziati in discarica, dando lavoro a ditte di dubbia appartenenza, piuttosto che riattivare centri già esistenti ed in grado di ridurre, differenziare e trasformare i nostri rifiuti in risorse?

Loro non si arrenderanno mai, ma gli conviene? Noi neppure.

PS: Sostieni la Campagna Elettorale del MoVimento 5 Stelle Lazio con un libero contributo tramite bonifico alle seguenti coordinate:
C/C intestato a "Anselmo Falbo Mandatario Elettorale di Davide Barillari"
IBAN: IT 58 A 05018 03200 000000153293

Indicando come causale: "Campagna elettorale 2013 Regione Lazio".



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