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Emergenza arsenico: interrogazione del M5s

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acqua.jpgIl M5S ha presentato nei giorni scorsi un'interrogazione a Zingaretti ed all'Assessore all'Ambiente della Regione Lazio per conoscere lo stato di attuazione degli interventi in merito all'emergenza arsenico. In particolare con l'interrogazione si vuole capire se nella costruzione degli impianti siano state applicate le migliore tecnologie disponibili nella rimozione dell'arsenico, nel ridurre l'impatto ambientale, nel limitare i residui prodotti dalla lavorazione e se siano state prese in considerazione strategie alternative alla realizzazione degli impianti stessi. Inoltre si vuole conoscere se questi siano dotati di una garanzia d'uso almeno ventennale visto l'alto costo degli impianti e della relativa manutenzione.
Data la situazione abbastanza eterogenea nella gestione del servizio idrico sul territorio regionale, nello stato di attuazione degli interventi e nell'informativa ai cittadini, è importante sapere, nel rispetto dei contenuti del Dlgs 31/2001, se è stato previsto dalla regione un sistema di un approvvigionamento idrico alternativo per la popolazione con particolare attenzione per categorie sensibili come le scuole, gli ospedali e le carceri e quale sia l'informativa ai cittadini sul rischio sanitario e sulla concentrazione di arsenico nelle acque.
E' chiaro che l'emergenza arsenico è stata palesemente sottovalutata da tutti gli enti amministrativi del territorio in quanto gli interventi per limitare il contenuto di questo elemento pericoloso per la salute sono iniziati per la maggior parte allo scadere dell'ultima deroga. Molti impianti non entreranno in funzione prima di giugno 2013 con grave disagio della popolazione sotto tutti i punti di vista, compreso quello economico visto che le bollette dell'acqua saranno pagate appieno. Per questo il M5S ha votato a favore di un ordine del giorno presentato dal consigliere Sabatini in cui si impegna la Giunta ad individuare azioni di sostegno finanziario per le imprese e gli esercizi commerciali con destinazione di produzione e somministrazione di alimenti e bevande. Vi informeremo sulla risposta della Giunta in merito alla questioni sollevate.

Il 6 febbraio scorso, partecipando alla ''Conferenza Nazionale su Rischio Idrogeologico'', ho avuto modo di intervistare la dottoressa Tiziana Guida consigliere dell'Ordine dei Geologi del Lazio e direttrice responsabile della rivista "Professione Geologo".
Dalle sue parole abbiamo il quadro della attuale situazione.


Nel Lazio sono state censite ben 5.530 frane che interessano quasi 300 Comuni, compresa la Capitale dove si sono verificati sia frane che eventi alluvionali.
Nella Regione Lazio il dissesto idrogeologico è molto diffuso: ben 372 comuni, il 98% del totale, hanno almeno un'area ad elevato rischio di alluvione o di frana.

Il dissesto idrogeologico è un fenomeno naturale che si verifica quando il territorio non è più in equilibrio e, attraverso l'evento franoso o alluvionale, si assesta in una nuova condizione di equilibrio. Il sopraggiungere di una situazione instabile sempre più spesso è causato dall'attività dell'uomo che si è svolta senza tenere in considerazione i delicati equilibri esistenti.
La provincia più a rischio è Frosinone, subito dopo però si piazza Roma, poi Viterbo, Latina e, ultima, Rieti.

La Capitale però è il comune che presenta il maggiore rischio idrogeologico, per l'estensione territoriale, per il numero di abitanti coinvolti e per l'elevato valore dei beni esposti. Il paventato progetto di realizzare la ''messa in sicurezza'' della zona ad altissimo rischio dalla vallata a nord di Castel Giubileo per permettere l'edificazione della vallata del Tevere, priverebbe Roma della valle di esondazione di sicurezza a nord mettendola così a grave rischio di alluvione, in tal senso l'edificazione di tale è da rifiutare in maniera assoluta e bisogna porre fine al consumo di suolo.

Il comune con la maggiore estensione delle aree esondabili rispetto alla superficie comunale è Fiumicino che ha quasi il 39% della superficie esposto al rischio di esondazione.
Nel complesso più di 350mila cittadini del Lazio sono potenzialmente a rischio, sotto la costante minaccia di una frana o di un'alluvione di una certa rilevanza.
Questa drammatica situazione è confermata dai dati contenuti nel Progetto Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI) stilato dall'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) da cui risulta appunto come nel Lazio sono state censite 5.530 Frane, su una superficie di 237 kmq, con 299 comuni a rischio frana su 477, compresa la Capitale dove si sono verificate sia frane che alluvioni.

La proposta dell'Ordine dei Geologi del Lazio è quella di tentare di ridurre i livelli di rischio per le popolazioni non più solo attraverso opere di difesa passiva, ma con piani organici di interventi che sappiano integrare le difese degli insediamenti esistenti con interventi non strutturali a carattere preventivo, come la salvaguardia del territorio, la manutenzione ordinaria dei corsi d'acqua, dei versanti, delle opere esistenti, la delocalizzazione di insediamenti ed attività, il potenziamento delle reti di monitoraggio e dei sistemi di preallertamento. Provvedimenti che hanno un solo obiettivo: eliminare gli attuali gravi squilibri idrogeologici e contenere i costi non più sostenibili per l'intera comunità.

Negli ultimi cinquanta anni la corsa all'urbanizzazione del territorio ha indotto a sfruttare anche le aree con equilibri idrogeologici molto precari, come le pianure alluvionali.
Alla rapida espansione urbana e alla crescita delle periferie metropolitane non è sempre seguito l'adeguamento del reticolo idrografico e delle infrastrutture che assicurano lo smaltimento delle acque meteoriche, aumentate quantitativamente a causa dell'ampliamento delle superfici impermeabilizzate, anzi, il reticolo idrografico minore, che contribuisce in larga parte ad aumentare il cosiddetto tempo di corrivazione eliminando i picchi di piena, è stato spesso cancellato, o ne è stata ridotta la sezione idraulica con tombature ed attraversamenti. Si è arrivati ad edificare anche aree di naturale pertinenza fluviale o inondabili.

Malgrado il Lazio sia esposto a molti rischi geologici, tra cui quello sismico, idrogeologico, il radon, arsenico nelle acque, manca una cultura della prevenzione geologica e il geologo continua ad essere poco presente nell'amministrazione pubblica regionale.
Inoltre è una figura scarsamente considerata anche nella pianificazione territoriale, tanto che nelle 6 strutture decentrate "ex Geni Civili" del Lazio, che valutano l'idoneità degli elaborati geologico-geotecnici prodotti a corredo delle progettazioni, non ne è presente nessuno.
Infine i geologi denunciano come l'attività di controllo sul territorio finalizzata a garantire l'incolumità dei cittadini ricade senz'altro tra i compiti istituzionali delle amministrazioni comunali che, attraverso l'ausilio dei geologi, devono individuare le aree a rischio di frana e alluvione, per destinarle a particolari prescrizioni urbanistiche, volte a garantire la sicurezza delle infrastrutture e delle costruzioni esistenti.

Massimo Lazzari, MoVimento 5 Stelle Lazio

Emergenza arsenico

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Dal 1° gennaio del 2013, scaduta l'ultima deroga sulla Direttiva 98/83/CE recepita in Italia nel lontano 2001, circa il 50% della popolazione della Tuscia si trova a dover convivere con acqua non potabile in uscita dal rubinetto di casa. Molti sindaci hanno dovuto decretare la non potabilità dell'acqua con i seguenti divieti d'uso potabile: divieto d'uso per cottura, reidratazione e ricostituzione di alimenti; divieto d'uso per preparazione di alimenti e bevande; divieto d'uso per pratiche di igiene personale che comportino ingestione anche limitata di acqua (lavaggio denti e cavo orale); divieto d'impiego da parte delle imprese alimentari. L'origine dell'arsenico e legata alla storia geologica del territorio. Nelle aree interessate da attività vulcanica, è infatti facile trovare l'arsenico in elevate concentrazioni sia in fonti idrotermali, in fonti fredde o in corsi d'acqua sotterranei a causa del naturale arricchimento delle acque per lisciviazione delle rocce. L'arsenico è stato classificato come agente tumorale in grado di colpire prioritariamente i polmoni, la vescica, la cute, in maniera più limitata il rene, il fegato e la prostata. L'assunzione cronica di arsenico è legata a varie patologie cardiovascolari, malattie respiratorie, diabete. Uno studio dell'I.I.S. su campioni di urina di 126 persone esposte cronicamente all'arsenico poiché abitanti in aree naturalmente arricchite di arsenico nel Lazio ha rivelato valori eccedenti i 15 μg/L per arsenico inorganico nel 41% dei campioni, evidenziando esposizioni alimentari all'arsenico inorganico superiori alla media della popolazione generale. I risultati di una recente indagine epidemiologica indicano plausibili effetti sulla salute nelle popolazioni residenti in comuni di Viterbo con livelli Arsenico >20 μg/L con eccessi di mortalità per patologie per le quali è stata già evidenziata nella letteratura internazionale un'associazione con esposizione ad arsenico.

Pur essendo la situazione nota da tempo e dopo tre successive deroghe dell'UE della durata di circa 3 anni ciascuna, pochi interventi sono stati effettuati sul territorio per risolvere la situazione. Ad oggi si attendono le procedure di gara per l'affidamento degli appalti per gli impianti di potabilizzazione delle acque da parte della Talete S.p.a., la società che gestisce il servizio idrico per 28 comuni della provincia.

Il programma del M5S Lazio prevede una serie di azioni per il ripristino dell'uso potabile dell'acqua tenendo conto delle migliori tecnologie possibili e del minor impatto ambientale tramite la realizzazione di impianti di dearsenificazione, miscelazione e trasporto delle acque. Si prevede la realizzazione di un piano di monitoraggio degli impianti già realizzati con particolare attenzione alla manutenzione degli stessi, alla qualità dell'acqua erogata ed allo smaltimento dei residui del processo di trattamento. Per affrontare la fase di emergenza si prevede un approvvigionamento idrico d'emergenza per scuole, ospedali e carceri.

Movimento 5 Stelle Lazio

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Grazie alla disorganizzazione unita alla lentezza burocratica e pratica dopo 15 anni siamo ancora in emergenza arsenico.

L'ultima deroga Europea è scaduta e per ancora un periodo che andrà da 6 mesi ad 1 anno saremo costretti ad essere obbligati a prendere l'acqua dalle famigerate "casette", come nel dopo guerra.

In tutti questi mesi, noi di Vetralla a 5 Stelle, abbiamo raccolto e diffuso numerose lamentele e richieste dei cittadini, molte delle quali ancora senza risposta. 

Le riportiamo di seguito con preghiera che vengano accolte.

Siamo certi che verrete incontro alle necessità della popolazione che vive questo disagio e continua comunque a pagare le bollette del servizio-disservizio idrico.

  • Aumentare il numero di casette, da inserire nelle zone di Tre Croci, Cinelli e Dogane;
  • per ogni casetta sostituire l'inutile acqua refrigerata a pagamento con una normale acqua liscia gratuita (per ridurre le file negli orari di punta);
  • distribuire le tessere gratuitamente;
  • migliorare l'illuminazione;
  • a Cura sistemare la zona antistante per eliminare il fango durante i giorni di pioggia;
  • pubblicare periodicamente mediante adesivo i valori aggiornati di arsenico rimuovendo la falsa dicitura "Arsenico < 0 µg";
  • migliorare manutenzione (display guasti, pompe bloccate ecc) e la pulizia;
  • predisporre un servizio di consegna domiciliare per anziani e chi ha problemi di mobilità

Questa lettera è stata protocollata al Comune di Vetralla a metà Gennaio ed inviata per conoscenza alla Talete Spa e Logica Srl.

MoVimento 5 Stelle Lazio



Venerdì 11 gennaio 2013 il Movimento 5 Stelle Lazio intervista il Comitato per l'Acqua Pubblica Anzio Nettuno.

Parliamo di referendum:

"l'esito referendario lo conosciamo tutti ed è quello che ha definitivamente abrogato il profitto sull'acqua e la privatizzazione dei servizi pubblici."

e della nuova tariffa:

"è stato approvato il 28 dicembre dall'AAEG (Autorità Acqua Energia Gas) un provvedimento che reinserisce la ' remunerazione del capitale investito' col nome di 'costi degli oneri finanziari' ribaltando così la volontà dei cittadini."

Sappiamo che il Forum dei Movimenti per l'Acqua ha lanciato la campagna di obbedienza civile:

"Questa campagna nazionale è secondo noi l'unico strumento in grado di permettere ai cittadini di applicare direttamente il referendum, perché colpisce il gestore tagliando dalla bolletta quella parte prevista dalla legge"

Le proposta del comitato per ovviare al 'problema dell'arsenico':

"inserire i dearsenificatori è una delle soluzioni più veloci, ma temporanee se non smettiamo di cementificare il territorio, di lasciare che impianti come la turbogas usino tantissimi metri cubi di acqua potabile al minuto, o scavare più in profondità dove c'è più arsenico per mandare l'acqua alle case dei cittadini... l'impegno e la richiesta è quella di fare un programma che rispetti l'ambiente, pena la mancanza di soluzioni"

Comitato Acqua Pubblica Anzio Nettuno:
http://acquapubblica.altervista.org/



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