Gennaio 2016 Archives

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Scarica QUI il testo integrale della nota dell'ANAC.

Questa la cronistoria di quanto successo, da agosto 2015 ad oggi....


4) Depositata interrogazione su mancata sospensione Zingaretti dopo nota firmata da Cantone

"Dopo il ricorso al TAR, di cui anche l'avvocatura dello Stato ha chiesto l'accoglimento, depositato dal nostro gruppo consiliare contro l'assoluzione di Zingaretti per la nomina illegittima di Agresti, e a seguito di un accesso agli atti ho appreso che il presidente dell'ANAC Cantone, in una nota recapitata alla regione lo scorso dicembre, ha evidenziato "la contraddittorietà tra la determinazione finale assunta dal RPC (responsabile anti corruzione regione Lazio) e gli atti propedeutici all'adozione del provvedimento, contraddittorietà che denota una carenza di valutazione sull'elemento psicologico ravvisabile in capo al Presidente della regione Lazio. Nei confronti del quale, a parere dell'Autorità, si sarebbe dovuta configurare, almeno, la colpa per omesso controllo sulla veridicità delle dichiarazioni rese ai fini del conferimento dell'incarico", aggiungendo che "dall'indagine della G.d.F emerge come il RPC, durante il procedimento sanzionatorio, sia stato oggetto di atti diretti e indiretti di influenza, volti ad indirizzarne comportamento."

Con queste premesse ho depositato quindi un'interrogazione per sapere dal Presidente quali atti diretti o indiretti di influenza abbia subito la responsabile anticorruzione e in che modo questi volessero influenzare il comportamento della stessa. Mi auguro che il Presidente, dopo aver pubblicizzato urbi et orbi la sua assoluzione e avere invece taciuto su questa nota, risponda rapidamente e chiaramente, senza stravolgere il senso delle dure parole di Cantone e senza aggrapparsi ai soliti specchi retorici."

Gianluca Perilli, 26 gennaio 2016


3) Zingaretti e ANAC, la mancata anticorruzione

"Non ci sorprende la decisione del responsabile regionale anticorruzione di archiviare il procedimento a carico di Zingaretti sulla nomina di Agresti come commissario dell'IPAB di Gaeta, d'altronde il suddetto dirigente è stato nominato dalla Giunta Regionale quindi dallo stesso Zingaretti. Dover giudicare l'operato del proprio datore di lavoro è sicuramente un'attività scomoda ed inusuale. A sorprenderci è infatti la decisione dell'ANAC, che è un'autorità indipendente, di delegare a tale ufficio, che indipendente non è, una decisione di propria competenza.

La decisione del responsabile regionale anticorruzione addebita ogni responsabilità alle dichiarazioni mendaci di Agresti anche se lo stesso aveva dichiarato nel suo curriculum di gestire due strutture ospedaliere e la Regione non aveva effettuato alcun controllo per verificare se tali strutture fossero o meno accreditate al servizio sanitario pubblico.

Ricorreremo al Tribunale Amministrativo Regionale per impugnare tale sconcertante decisione che ancora una volta mira a far dissolvere nei meandri della burocrazia ogni responsabilità addebitando ai cittadini i costi e gli oneri di un'amministrazione superficiale e poco attenta.

La situazione che si é creata aumenta la sfiducia dei cittadini che non si sentono difesi dagli abusi di potere. Se il cittadino si rivolge all'Anac, ma questa non può fare nulla e la giustizia diventa un fatto privato. In questo caso tra Zingaretti e la sua funzionaria Del Borrello, chi protegge i cittadini? Ciò che sta accadendo nella regione Lazio è di una gravità assoluta che sconfessa tutte le intenzioni di creare una vera anticorruzione in Italia."

Valentina Corrado, 14 ottobre 2015


2) Cantone sospende Zingaretti come da nostra richiesta

"Sulle nomine dei dirigenti esterni Zingaretti ha preso una cantonata, lo ha detto il TAR pochi mesi fa e lo ha confermato l'Autorità Nazionale Anticorruzione questa settimana. Zingaretti è stato infatti sospeso da Cantone, come richiesto dal M5S, applicando la legge Severino per l'ennesima nomina dirigenziale fatta senza verificare le condizioni di incompatibilità.
Il quadro che emerge dalla delibera dell'ANAC rappresenta un duro atto d'accusa ai metodi di questa Giunta e all'operato di alcuni uffici che sembra ricalcare quanto denunciamo, in ogni sede, da più di due anni. Auspico che si vada fino in fondo nell'individuare le responsabilità, visto che quando l'Anticorruzione dell'IPAB ha segnalato alla regione l'incompatibilità di Agresti, nessuno ha agito per revocare l'incarico. Zingaretti deve prendere atto del fallimento della sua politica, concretizzato nelle sentenze dei tribunali amministrativi contro le sue nomine dirigenziali ed ora da quest'atto firmato Cantone, e rassegnare le sue dimissioni."

Valentina Corrado, 26 settembre 2015


1) Inviata ad ANAC richiesta sospensione Zingaretti per nomina Agresti

"Ho trasmesso per via PEC all'Autorità Nazionale Anticorruzione la richiesta di sospendere Zingaretti dal potere di conferire incarichi per tre mesi, sanzione prevista dalla legge in caso vengano riscontrate gravi violazioni nell'affidamento di incarichi pubblici . Zingaretti ha nominato dirigente regionale una persona incompatibile per conflitto d'interesse pur essendo a conoscenza della causa di incompatibilità e non ha provveduto a rimuoverlo anche a seguito della segnalazione effettuata dal responsabile anticorruzione della regione Lazio. Da oltre due anni denunciamo le nomine illegittime eseguite dal Presidente, ora colto in fragrante dallo stessa autorita' anticorruzione della regione Lazio, che ha rilevato come il dott. Agresti, essendo rappresentante legale di una società che gestisce diversi presidi sanitari accreditati dalla Regione, non potesse svolgere la funzione di commissario straordinario dell'IPAB SS. Annunziata di Gaeta. Il conflitto di interessi è evidente, oltre che all'Autorità presieduta da Cantone, a tutti quelli che hanno buon senso e credono che gli interessi pubblici dovrebbero essere distanti da quelli privati, soprattutto quando si tratta di salute."

Valentina Corrado, 25 agosto 2015

(tratto da http://violapost.it/2016/01/26/storace-promuove-casa-dago-la-casa-delle-sorelle-formisano)

Una strana storia: pressioni politiche, inedite amicizie "bipartisan" fra destra e sinistra, rapporti stretti fra manager della sanita' privata e uomini politici....
E un sacco di soldi in ballo.


In dicembre, poco prima che il bilancio della regione lazio arrivi in aula, Francesco Storace presenta un emendamento direttamente in commissione bilancio. Un emendamento che alla prima apparenza sembra innocuo...anzi...caritatevole.
L'emendamento prevede che la Regione Lazio stanzi un finanziamento di 400000 euro in 3 anni (totale 1,2 milioni di euro) per un "servizio permanente del paziente post comatoso, per il cui svolgimento si avvale anche della collaborazione di associazioni di volontariato operanti nel settore".
L'emendamento grazie all'ok del PD, entra direttamente nel testo "blindato" dell'articolo 5, comma 5, che viene approvato nella notte del 30 dicembre 2015.
Tutto a posto, i soldi vanno dove devono andare.

Ma qualcosa non torna....

Come mai tutto questo interesse di Storace per i pazienti post comatosi ? Come mai il Partito Democratico, grazie alle intercessioni di Buschini e Smeriglio,
da l'ok su una cifra cosi' grossa senza battere ciglio ?

Ci viene qualche dubbio....

Storace stesso, in discussione generale sul bilancio regionale, dice testualmente (da resoconto stenografico): "smeriglio si e' mosso per risolvere un problema importante, quello di CASA DAGO.... finalmente abbiamo fatto questo stanziamento....se poi nasceranno altre associazioni ci sara' competizione, per ora sono loro i monopolisti".
Scopriamo quindi, grazie alle stesse parole di Storace, che il milione e 200 mila euro andranno all'UNICA struttura nel Lazio che gestisce post-comatosi.
Un finanziamento ad hoc, quindi.

I sospetti iniziano a diventare certezze.
Qualcosa non quadra.

Partiamo dalla cifra: guarda caso 400.000 euro e' la cifra esatta che la presidentessa di "Arco 92" la onlus che gestisce Casa Dago, aveva chiesto in commissione sanita' l'8/5/15.
Audizione richiesta URGENTEMENTE proprio da Storace stesso....che Lena (presidente PD) ha subito accordato, nonostante ci fossero molte altre richieste di audizioni urgente. La pressione di Storace sul PD e' quindi stata molto forte, tanto da avere un canale privilegiato per effettuare l'audizione.
Non solo.
Solo una settimana dopo l'audizione, la commissione effettua una visita presso la struttura (anche qui caso rarissimo, solo 2 visite in 3 anni sono state effettuate dalla commissione su tutto il territorio regionale). La seconda conferma che della fortissima pressione di Storace, che su Casa Dago ottiene ancora cio' che vuole.
La commissione sanita' durante la visita, identifica 2 immobili dove casa dago dovrebbe trasferirsi

Ottimo, la soluzione e' trovata: Casa Dago chiede 400.000 euro per sopravvivere, e la Regione Lazio offre gratis non 1, ma ben 2 strutture che sarebbero adatte ad ospitare i pazienti.
Ma le cose vanno in un'altra direzione....

Come era stato comunicato in Commissione Sanita' durante l'audizione, i soldi chiesti da Casa Dago avrebbero dovuto coprire i costi dell'affitto. Trasferendosi in una delle due strutture pubbliche, non avrebbe avuto necessita' di finanziamenti..... eppure CASA DAGO NON ACCETTA.
Perche' mai ?

Quindi l'ipotesi e' che i 400000 servissero a coprire costi del personale o debiti pregressi....o altro ancora.
Perche' non hanno accettato l'offerta della commissione e dell'assessore che avrebbero dato loro uno spazio gratuito che avrebbe garantito la loro sopravvivenza ?

Una vicenda che lascia molti punti interrogativi.
Approfondiamo ancora un po'...e le domande troveranno molte risposte....


CASA DAGO
fondata nel 1999. Progetto approvato sotto giunta storace.
presidente maria elena villa (che in commissione sanita' l'8/5/15 si e' fatta scappare "cosa posso fare per lei presidente ?"....quindi molto legata a storace)
fra le fondatrici della onlus arco 92 ci sono:

RITA FORMISANO - direttrice scientifica....e guarda caso membro del
gruppo di lavoro accreditamento....guarda caso sulla riabilitazione, e
guarda caso proprio nell'assessorato di storace (1999-2009)
lei e' anche direttrice sanitaria dell'IRCSS S.Lucia, fra i fondatori di casa dago

e' la SORELLA di
ANNA TERESA FORMISANO
ex consigliere comunale di cassino (paese natale di Storace...altra
coincidenza)
ex assessore ai servizi sociali della giunta STORACE
ed ex deputata UDC

Zingaretti voleva lei per sostituirla ad Angiolo Marroni, discusso ex garante dei detenuti del Lazio, legato a Buzzi

Formisano quindi sono legate politicamente a Storace. E Storace fa avere un finanziamento ad hoc ad un ente privato, nonostante la Regione Lazio
poteva salvare la struttura a COSTO ZERO.


tutte coincidenze ? 1 milione e 200 mila euro andati all'unica onlus che gestisce i post comatosi nel lazio ?
come mai ci sono strutture come il centro di microcitemia, la casa del parto di ostia, il forlanini che sono state lasciate "chiudere" senza alcun finanziamento "salvataggio"....e
invece viene fatto un finanziamento ad hoc per salvare proprio casa dago ?
e' un caso che nella struttura ci siano 2 dirigenti della giunta storace ?
come mai lo stesso PD e' cosi' accondiscendente verso le richieste economiche di Storace, tanto che Lena, Buschini e lo stesso Smeriglio si muovono per aiutarlo ?
e' un caso che l'8/5 sul giornale d'italia (direttore storace) ci sia una difesa a spada tratta di casa dago ?


Un finanziamento ad hoc. Un accordo bipartisan. Amicizie strette fra consiglieri regionali e manager della sanita' privata. Interessi politici e amicizie del passato che si legano ad amicizie del presente.
Tutto insieme in una strana vicenda, che fa capire ai cittadini i retroscena di un "semplice finanziamento regionale".

Meno di sei mesi fa erano stati annunciati 88 milioni di investimenti per affrontare il problema delle emergenze pronto soccorso. Dalla Regione Lazio era previsto uno stanziamento diretto di oltre 19 milioni di euro, di cui 3,5 per il rinnovo del parco ambulanze, 1,7 per la messa a norma delle strutture sanitarie e 14 milioni per l'emergenza straordinaria rappresentata dal Giubileo. Oltre 33,5 milioni di euro sarebbero dovuti servire all'adeguamento e messa a norma dei Pronto soccorso, ricevuti come quota spettante alla Regione Lazio dei finanziamenti per l'edilizia sanitaria. Un susseguirsi di inaugurazioni in pompa magna. Sembrava, dopo tanta spesa sostenuta, un problema risolto; si intende quello dell'accesso alla rete di emergenza.

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E' di questi giorni invece la notizia dei malati ammassati a terra sui materassi per impossibilità di accedere ai posti letto del pronto soccorso del San Camillo e del Policlinico Umberto I, nonostante i toni trionfalistici riferiti al trasferimento dal Forlanini al San Camillo dei reparti di otorino-laringoiatria, dell'unità di cure residenziali intensive, dell'oculistica, ortodonzia e odontoiatria pediatrica. A quanto pare, non sono serviti nemmeno i 3.8 milioni di euro spesi per il restyling in vista del Giubileo né i toni euforici che hanno accompagnato l'annuncio dell'apertura del nuovo reparto di terapia intensiva, con 20 posti letto costati 1.381.871 euro, e il miglioramento dell'area dei codici bianco e verde del pronto soccorso per un totale di spesa pari a 300mila euro, a cui si sono poi aggiunti altri 2 milioni e 100 mila euro riferiti all'ammodernamento tecnologico

Commentava orgoglioso il 3 dicembre 2015, appena un mese fa, il direttore generale del nosocomio, Antonio D'Urso:

"E' il risultato di un lavoro di squadra di cui andiamo orgogliosi".

Era appena il 22 dicembre quando presso il Policlinico Umberto I Zingaretti inaugurava la holding area a supporto del Dea, il dipartimento di emergenza e accettazione. Si era parlato di una struttura innovativa che avrebbe dovuto essere la dimostrazione di come gli interventi progettati per il Giubileo avrebbero dovuto rappresentare una vera e propria rivoluzione nei sistemi di presa in carico e di assistenza nelle aree dell'emergenza.

Efficienza che sarebbe dovuta restare anche dopo il Giubileo, con una struttura, di 600 mq con 21 posti letto che avrebbero dovuto decongestionare uno dei pronto soccorso più utilizzati di Roma, che conta circa 140mila accesi all'anno.

Questo solo per citare due importanti pronto soccorso della capitale, che hanno nei fatti, e nell'ordinarietà dell'assistenza sanitaria (e non nell'eccezionalità giubilare o epidemiologica!) evidenziato il totale fallimento delle azioni proposte da Zingaretti per risolvere il problema dell'emergenza.

Come ha a più riprese, con diverse risoluzioni, interrogazioni, rapporti ed analisi, evidenziato il Movimento 5 Stelle Lazio, non è soltanto con investimenti strutturali (costosissimi per i cittadini) che si risolve il problema dell'accesso e affollamento al pronto soccorso. Abbiamo più volte evidenziato che l'attesa, le barelle in coda, il fermo dei mezzi sanitari, sono frutto niente altro che di una disorganizzazione di processo e non tanto da una carenza strutturale.

La crisi dei PS infatti si fonda su due aspetti basilari: l'inappropriatezza del ricorso all'emergenza e l'incapacità di risposta al bisogno di emergenza per i casi appropriati.

E' ormai noto a tutti, meno che alla giunta, che il 70% degli accedenti al Pronto Soccorso è affetto da patologia cronica. Tali pazienti, se fosse stata attuata una efficace politica assistenziale di tipo territoriale, non si presenterebbero affatto al pronto soccorso.

Inoltre la tipologia dei pazienti che si rivolgono all'emergenza è cambiata, il malato è sempre più deficitario in termini sociali ma non identifica altre strutture di accoglienza diverse dal Pronto Soccorso. Questo significa che un cospicuo segmento di pazienti in emergenza ha un episodio di acuzie con necessità diagnostica affrontabile territorialmente e non necessariamente in Pronto Soccorso, solo che non riconosce altri riferimenti assistenziali. Il ruolo del medico di medicina generale resta ancora ancorato a quello di erogatore di ricette, ed inoltre, il conseguente adeguamento all'inefficienza dell'assistenza territoriale, ha abituato l'utente a bypassare la trafila di prenotazione e a rivolgersi direttamente al pronto soccorso.

Pertanto tutto il fabbisogno e la soddisfazione delle stesso, e la risoluzione del problema di affluenza al pronto soccorso, dovrebbe essere orientata verso cure legate a patologie croniche (e relativa presa in carico), o correlate all'invecchiamento della popolazione, e che necessitano di un tipo di assistenza di tipo territoriale piuttosto che ospedaliera.

Una sola, tra le tante proposte esposte nei vari atti legislativi del movimento, prevedeva ad esempio la definizione di un percorso assistenziale ad avvio obbligatorio in termini di screening e presa in carico della popolazione affetta da cronicità da parte dei medici di medicina generale su comunicazione diretta da parte del Pronto Soccorso di quegli utenti che avessero provveduto all'accesso inappropriato in emergenza.

Non sono i milioni spesi in appalti e ristrutturazioni in regime di emergenza e in assenza di controllo a risolvere i problemi della sanità. Solo buonsenso, onestà e organizzazione.



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