Dicembre 2013 Archives

Dopo aver appreso la notizia del ripetersi dello smottamento che ha interessato il viadotto Biondi di Frosinone, le consigliere Pernarella e Corrado (M5S) hanno depositato una richiesta di sollecito per ottenere risposta all'interrogazione presentata all'inizio dello scorso ottobre ed ancora senza risposta in cui si richiedevano delucidazioni sui tempi e le modalità per il ripristino.
Corrado in commissione Bilancio aveva già interrogato l'assessore Refrigeri contestando l'esiguità della somma destinata alla difesa del suolo e alla lotta al dissesto idrogeologico nella regione Lazio..
Pernarella ha dichiarato: "Da ottobre attendiamo una risposta dagli organi competenti, oggi abbiamo fatto un sollecito e nella seduta odierna del consiglio depositerò un ordine del giorno per discutere di come risolvere la questione che interessa la viabilità del capoluogo e per tracciare linee guida per scongiurare il ripetersi di simili eventi. Si sapeva da mesi che la situazione era a rischio, solo l'amministrazione non aveva fretta."

Valentina Corrado

Gaia Pernarella

La vergogna di Ponte Galeria

user-pic
 

Il gruppo consiliare del movimento 5 stelle alla regione Lazio intende esprimere la propria vicinanza ai ragazzi rinchiusi a Ponte Galeria che ieri in 15 sono arrivati addirittura a cucirsi le labbra, come segno estremo di protesta, per denunciare ciò' che avviene in questi veri e propri lager denominati "centri di identificazione ed espulsione".
Noi li chiamiamo ragazzi, non extracomunitari o immigrati o clandestini o irregolari.
Sono persone, cittadini, rinchiusi contro la propria volontà' a pochissimi chilometri dalla stessa sede di questo consiglio regionale.
Persone che hanno l'unica colpa di aver cercato nel nostro paese un futuro migliore. Persone che pagano criminali mafiosi per il loro viaggio della speranza.
Persone in fuga dalla fame, dalla miseria, da guerre.
Molti dei quali finiscono in fondo al mare. A migliaia.
Chi riesce a sbarcare sulle nostre coste viene subito rinchiuso in questi cosiddetti "centri di identificazione ed espulsione", e ci rimane per interi mesi, in condizioni di vita vergognose e al limite del rispetto dei diritti umani fondamentali.
Tutto questo avviene in violazione della nostra costituzione ed in violazione alla stessa dichiarazione universale dei diritti dell'uomo. I confini fra gli Stati sono solo barriere immaginarie, che pero' limitano il diritto di movimento.
Come Ponte Galeria ce ne sono molti altri di questi centri.
La politica di immigrazione in Italia e' ferma al medioevo, non abbiamo alcun timore a dirlo in quest' aula.
Eppure noi italiani siamo emigrati in tutto il mondo per interi decenni, e mai, mai, in nessun paese siamo stati accolti come clandestini colpevoli, e rinchiusi per mesi in centri di detenzione ed espulsione, fra sporcizia, malattie e condizioni igieniche insufficienti.
Il regalo di Natale migliore che possiamo fare, non a questi ragazzi di Ponte Galeria che si sono cuciti le labbra e che ci urlano con il loro silenzio, ma un regalo che possiamo fare a tutti i cittadini italiani ed al nostro paese, è chiudere quanto prima tutti i 13 CIE permanenti oltre ai 16 CIE temporanei presenti sul nostro territorio nazionale.
Chiuderli, come invocano tanti cittadini, non solo cattolici, e come denunciano importanti associazioni come Medici Senza Frontiere, Amnesty International ed Emergency.
Chiediamo a questo consiglio regionale di esprimersi in merito ai gravi avvenimenti in corso in queste stesse ore nel CIE di Ponte Galeria, e che il presidente Zingaretti porti avanti la richiesta urgente al governo italiano di chiusura immediata non solo di Roma/Ponte Galeria ma di tutti i Cie.

Da oggi è disponibile la nuova pagina web del Comitato Regionale di Controllo Contabile (CORECOCO), uno strumento per la trasparenza che mira a favorire la partecipazione nella Regione Lazio. "Vogliamo dare facile accesso a tutti gli strumenti di controllo" ha dichiarato il Presidente Valentina Corrado (M5S), aggiungendo " nel nostro sito verrà pubblicata tutta la documentazione in possesso del Comitato".
Un primo passo di apertura è stato fatto fin dai primi giorni di insediamento con la creazione di una mail istituzionale (corecoco@regione.lazio.it) con la quale si sono raccolte centinaia di istanze, consigli e richieste da parte dei cittadini.
Oggi è finalmente possibile accedere in modo pratico e veloce a documenti come : Pareri del Comitato, Bilancio Regionale del Lazio, Bilancio Del Consiglio Regionale, Verbali delle sedute, Rendiconto Generale, Rendiconti Gruppi Consiliari, Determinazioni Dirigenziali, Delibere di Giunta, le Deliberazioni della Corte dei Conti, Relazioni Annuali della Corte dei Conti e tutta la documentazione relativa agli Enti Dipendenti.
Tramite questo strumento saranno anche trasmesse le dirette streaming delle sedute del comitato e sarà adibito, in un apposita sessione, un archivio video.
La partecipazione dei cittadini fortificherà l'azione di controllo del Co.Re.Co.Co.

http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglioweb/corecoDocumentazione.php?vmc=224&vmf=20&vms=112

Valentina Corrado

LE BUFALINE DELL'UNITA'

user-pic
 

bufale-400x267.jpg

"L'Unità", il giornale di partito che continua ad essere stampato solo grazie ai finanziamenti pubblici, si unisce alla gloriosa tradizione di ospitare testi scritti da collaboratori che si credono detective solo perché sanno aprire dei pdf.

Nell'episodio odierno Jolanda Bufalini riesce a riempire tre colonne di pretenziosi usi retorici delle cifre, coadiuvata da un titolista birbone: "Lazio, al comizio di Beppe a spese del contribuente". Non c'è bisogno di particolari sforzi per giustificare il fatto che i 67.70 euro per raggiungere Pomezia e i 165 euro per andare a Milano a discutere con Grillo rientrano nelle spese di attività politica previste dal codice etico.

Con un tono tra il faceto e lo strumentale la giornalista accenna solo en passant al fatto che se è arrivata a conoscenza di questi sprechi di denaro pubblico è perché il M5S Lazio pubblica i rendiconti delle diarie (la cronista dovrebbe sapere che non c'è un obbligo nei tempi della pubblicazione e che attualmente i rendiconti del M5s sono disponibili, a differenza di quelli degli eletti delle altre forze politiche che li considerano un'integrazione al proprio già lauto stipendio ) e che quindi è riuscita a scrivere l'articolo solo in virtù della trasparenza, anche perché analizzando la sua produzione anteriore non sembra proprio quella che si definisce una "cronista d'assalto". Se fosse di questa schiera si recherebbe a via della Pisana e si renderebbe conto che il "crapulone" Barillari ha speso 125 euro per una webcam e cuffia, dispositivi attualmente a disposizione del gruppo nella sala riunioni e necessari per le dirette streaming con i cittadini distribuiti sul territorio (con un notevole risparmio rispetto a chi va a caccia di voti in automobile come molti altri consiglieri).

Il M5S Lazio da mesi chiede invano a Leodori, presidente del Consiglio di marca PD, di definire le modalità per la restituzione degli oltre 40.000 euro accantonati dal fondo eletto-elettore. Lo stesso silenzio avvolge i rendiconto di spesa dei consiglieri delle altre forze politiche, di cui la Bufalini non si interessa perché probabilmente troppo difficili da reperire per una che lavora dalla poltrona.

Se un giorno avesse voglia di venire a via della Pisana a vedere come lavoriamo potrebbe cogliere l'occasione per chiedere a Leodori maggiori informazioni sul perché ogni consigliere del Lazio, tranne quelli del M5S, percepisce 20.000 euro in più per un assistente o perché sia stato violentato il regolamento per permettere l'assunzione di tre collaboratori per ogni gruppo (ovviamente escluso il M5S) in spregio a qualsiasi buona pratica ed alla spending review.

Gramsci, che fondò il giornale finito a pubblicare la Bufalini, ha scritto "Quando discuti con un avversario, prova a metterti nei suoi panni. Lo comprenderai meglio e forse finirai con l'accorgerti che ha un po', o molto, di ragione. Ho seguito per qualche tempo questo consiglio dei saggi. Ma i panni dei miei avversari erano così sudici che ho concluso: è meglio essere ingiusto qualche volta che provare di nuovo questo schifo che fa svenire."

a cura di Monica Montella e Tiziana Chiriaco*

La sanità pubblica è in gran parte di competenza nazionale, la Comunità Europea ha un ruolo sussidiario rispetto all'azione degli Stati membri, ruolo che consiste essenzialmente nel sostenere i loro sforzi e nell'aiutarli nella formulazione e nell'attuazione di obiettivi e
strategie coordinate. La definizione delle politiche nazionali in materia di sanità resta tuttavia una competenza esclusiva degli Stati membri. L'azione dell'UE non include pertanto la definizione delle politiche sanitarie, né l'organizzazione e la fornitura di servizi sanitari e di assistenza medica. Ma con Europa 2020 si rafforza il principio che i sistemi sanitari devono garantire la parità di accesso alle cure sanitarie attraverso equità nel finanziamento (in base alla capacità contributiva) e in accesso alle cure (secondo il bisogno e non sulla base della capacità finanziaria). Questi principi devono essere alla base di tutti i nostri ragionamenti
sulla sanità pubblica per garantire un carattere redistribuivo dai ricchi ai poveri e dal sano al malato. I valori generali di universalità, accesso a un'assistenza di qualità, equità e solidarietà sono ampiamente accettati e condivisi in tutta Europa. Ma un concetto fondamentale che ha sottolineato il Consiglio Europeo è la necessità di rendere i sistemi sanitari finanziariamente sostenibili in modo da salvaguardare in futuro gli stessi servizi e le stesse risorse per contribuire allo sviluppo sostenibile e per garantire una solidarietà intergenerazionale.

I costi sanitari dell'UE sono finanziati con risorse pubbliche (nel 2011 nei 27 paesi dell'UE il 78% della spesa sanitaria è pubblica mentre il 22% è privata), ciò solleva il problema della economicità e della sostenibilità finanziaria a lungo termine. In un contesto di domanda crescente e con risorse limitate, fornendo l'accesso universale alle cure di alta qualità, garantendo nel contempo la sostenibilità dei sistemi sanitari, è richiesto un'aumento dell'efficacia nella spesa sanitaria.

Tale spesa costituisce una parte rilevante e crescente del PIL, la quota della spesa sanitaria totale (pubblica e privata) in percentuale del PIL è nel 2011 pari al 9,4% per i paesi UE 27 . Il settore pubblico svolge un ruolo importante nel finanziamento dell'assistenza sanitaria: la maggioranza degli Stati membri finanziano attraverso il settore pubblico la spesa sanitaria. Secondo il report Ageing 2012 che analizza l'effetto di invecchiamento ma anche i fattori non demografici sullo sviluppo previsto della spesa sanitaria, ha previsto che da ora fino al 2060, un ulteriore aumento della quota di spesa della sanità pubblica sul PIL aumenterà di 1,1 punti percentuali tra il 2010 e il 2060.

Un obiettivo chiave richiesto dall'UE è garantire la sostenibilità delle finanze pubbliche, anche in una prospettiva di lungo periodo. Sostenibilità fiscale si riferisce alla capacità di continuare oggi e in futuro con politiche attuali (senza ulteriori cambiamenti in materia di servizi pubblici e fiscalità) e senza causare un aumento del debito pubblico in percentuale sul PIL (la regola del debito).

La necessità di aumentare l'efficienza e l'economicità dei sistemi sanitari in un contesto di domanda crescente e risorse limitate, fornendo a livello universale l'accesso alle cure di alta qualità, garantendo nel contempo la sostenibilità dei sistemi sanitari, richiede maggiore qualità della spesa sanitaria.

In quest'ottica i portavoce del Movimento cinque stelle del Lazio hanno lavorato incisivamente attraverso la richiesta di un consiglio regionale straordinario dedicato alla sanità, il primo in assoluto in questa legislatura fortemente voluto per individuare modalità efficaci per fornire assistenza, al fine di consentire il raggiungimento di una migliore e più efficiente sanità nella Regione Lazio con risultati che mirano ad una più razionale gestione delle risorse.

Nel lavoro di preparazione di base delle risoluzioni hanno partecipato tutti i cittadini della regione attraverso un laboratorio di cittadinanza attiva, composto da oltre 70 fra medici, infermieri, tecnici ed esperti del settore che hanno lavorato concretamente con contenuti e proposte. Sono state scritte online e in maniera partecipata tutte le risoluzioni presentate per il consiglio straordinario del 19 novembre 2013.

Sulla base di un'attenta analisi delle denunce pervenute ai consiglieri e degli input arrivati dai cittadini le risoluzioni hanno riguardato una molteplicità di argomenti tra i quali le procedure di nomina dei direttori generali, sull' intramoenia e sulle commissioni paritetiche delle asl, sul sistema di accreditamento dei privati convenzionati, sulle commissioni per le gare di appalto, sulle consulenze, sull'utilizzo del personale precario, sulla riorganizzazione territoriale (casa della salute), sugli indici di performances delle strutture sanitarie, sulle graduatorie ASL e sulle liste di attesa, sul ricettario regionale e sulla centrale unica d'acquisto, sulla sanità elettronica e la telemedicina, sulla trasparenza.

Le mozioni presentate al consiglio straordinario sulla sanità dagli altri gruppi politici hanno evidenziato una scarsa conoscenza delle problematiche del settore sanitario proprio nella prospettiva di come riorganizzare in maniera più efficiente il sistema sanitario regionale. Sono stati suggeriti accorpamenti delle ASL in maniera generica, la riapertura di Pronto Soccorso, formazione di gruppi e organismi di riforma, blocco della nomina dei direttori generali, liberalizzazione degli accreditamenti...insomma un vero caos scritto da chi non ha una chiara idea di quali sono i veri problemi sanitari emergenti nella regione.

Ma vediamo in pratica, con esempi concreti, quali sono le possibili soluzioni ai problemi della sanità laziale.

Se si parte dalla punta dell'iceberg e cioè dal sovraffollamento dei pronto soccorso, dal precariato dei lavoratori del settore privato, dalla riduzione drastica del personale pubblico e dalla mancanza di assistenza domiciliare sufficiente, notiamo che per tutti questi problemi c'è una chiave di lettura unica "l'inefficiente sistema organizzativo del sistema sanitario regionale laziale". Se con esempio pratico analizziamo le cadute domestiche notiamo che le maggiori cause degli accessi in Pronto Soccorso sono causati da un insufficiente assistenza domiciliare (ADI). La prima valutazione multidimensionale fatta dal medico, infermiere, o assistente sociale e fisioterapista, prevede l'analisi dell'abitazione dell'anziano o non autosufficiente per valutare il rischio di cadute domestiche. In assenza di tale meccanismo di sorveglianza, possono aumentare le cadute degli anziani in ambiente domestico con la conseguenza di fratture di femore e di ricoveri che tolgono forza lavoro e strutture disponibili alle vere urgenze sanitarie. Infatti se un'ambulanza è impegnata al trasporto del paziente che ha subito un incidente domestico, viene sottratta alle vere cause di urgenze come potrebbero essere un ictus o infarto. La proposta di risoluzione sul problema dell'afflusso in pronto soccorso presentata al consiglio straordinario dagli altri schieramenti politici non risolve il problema citato con l'apertura di altri Pronto Soccorso. Come si è già analizzato in un'altra analisi, l'80% degli accessi in pronto soccorso accedono con codice verde, ciò significa che i pazienti avrebbero trovato assistenza alternativa anche in un ambulatorio o da un medico di medicina territoriale con orari di apertura più ampi (questo rappresenta il concetto base delle Case della salute). Inoltre se si potessero vincolare i reparti ad effettuare le dimissione al primo mattino, in modo tale da tenere liberi i posti letto per quando arriva il maggior flusso di pazienti in Pronto Soccorso, di solito nel primo pomeriggio si potrebbe avere una maggiore efficienza del servizio. L'inefficienza del turn over dei pazienti in pronto soccorso è causato proprio dall'assenza dell'analisi delle ore di massimo afflusso e delle ore di dimissione dei pazienti.

C'è inoltre un forte squilibrio di offerta sanitaria laziale a livello territoriale. Nella ASL di Rieti ad esempio non ci sono né reparti di pronto soccorso né DEA di II livello, mentre nella Roma E ci sono molte strutture sia pubbliche che private eccellenti. Il tempo ottimale di arrivo in un pronto soccorso per le situazioni urgenti è mediamente di circa 20 minuti. Per ottimizzare l'assistenza, bisognerebbe comunque garantire almeno un centro come le case della salute per la gestione dei codici verdi in maniera capillare su tutto il territorio regionale.

Una soluzione pratica ed efficiente potrebbe essere la pubblicazione da parte dell'ufficio di pianificazione strategica della Regione Lazio dei percorsi diagnostici-terapeutici ed assistenziali per tutte le patologie divise per comune e municipio, in modo tale da utilizzare le strutture sanitarie sia private accreditate e sia pubbliche in pari modo. Questa tipo di analisi eviterebbe duplicazioni di prestazioni in alcuni punti di Roma ed assoluta mancanza di assistenza in zone isolate della provincia laziale. Una volta definiti i percorsi per garantire pari assistenza a tutti i cittadini laziali, sarà più facile e condivisibile in una seconda fase operare l'accorpamento delle ASL.

C'è da considerare inoltre che se si realizzerà la e-health cioè la sanità elettronica ci sarà la dematerializzazione di tanti atti e quindi uno snellimento delle attività amministrative delle ASL, con riduzione della necessità di personale amministrativo.

Al pari della riduzione dell'assistenza sanitaria laziale, un'altro problema che è emerso è l'assenza di mobilità degli operatori tra le strutture private accreditate, determinando criticità dell'assunzione e del pagamento dei lavoratori di queste strutture. Il problema dovrebbe essere affrontato dalla Regione Lazio come è stato fatto per la chiusura dell'INRCA, dove i lavoratori dell'ente dismesso sono stati assorbiti nelle ASL (pubbliche). Bisognerebbe vincolare le strutture che vengono ampliate ad assorbire personale licenziato da altre strutture che invece sono ridimensionate, estendendo alle strutture private il regolamento 49 del 2011.

Infine c'è la responsabilità da parte della regione di sorvegliare sull'attività sanitaria anche privata perché un eventuale liberalizzazione selvaggia, senza rispondere a standard oggettivi di qualità, potrebbe essere pericolosissima.

Non avere il Direttore Generale, come è stato proposto in alcune mozioni da altri schieramenti politici, vuol dire non avere un atto aziendale, il che significa persistenza della vecchia organizzazione sanitaria, come reparti senza letti e senza medici. In assenza di un Direttore nessuno prende decisioni perché nessuno ha l'incarico e la responsabilità per farlo. Forse in questa fase di riorganizzazione del sistema sanitario regionale sarebbe meglio optare per nomine di Direttori Generali di breve periodo (ad esempio per un massimo di 2 anni) invece di 4 anni, questo significa dare abbastanza tempo al Commissario per riorganizzare il numero e le dimensioni delle ASL regionali laziali. Non dimentichiamo i costi aggiuntivi che scaturiscono dalla nomina dei Direttori Generali per 4 anni come da contratto e se per fini organizzativi si dovrebbero rimuovere le nomine l'ente è costretto ad elargire una indennità stratosferica. Quindi l'opzione di un mandato di 2 anni può essere ottimale per dare vita ad una riorganizzazione che potesse prevedere la riduzione delle unità operative complesse ed incarichi inutili.

La Cabina di Regia (e non inventiamoci altre commissioni da creare ad hoc con costi aggiuntivi) dovrà riorganizzare il sistema dell'emergenza, sia mediante trasporto ai DEA di riferimento in maniera più distribuita (ad esempio il San Camillo non può essere il DEA di mezza regione laziale) e sia organizzando ambulanze medicalizzate (con medico a bordo) e accesso agli eliporti, potenziamento di ospedali nelle provincie strategiche per garantire lo stesso tempo di trasporto fino all'assistenza per tutti i cittadini della regione.

Roma capitale ha una concentrazione di assistenza sanitaria maggiore rispetto alle altre città del lazio. Per ovviare a questo problema le opzioni potrebbero essere o chiudere le strutture ed aprirle in centri dove c'è carenza di servizi, con riassorbimento del personale, oppure rendere alcuni ospedali romani centri di riferimento con vie di accesso preferenziali per le zone della regione più carenti, creando anche strutture di ospitalità protetta per i familiari dei malati.

Per riorganizzare l'assistenza sul territorio bisognerebbe valutare la mappa dell'emergenza, per riorganizzare la rete delle attività sanitarie in elezione (programmate) ed ambulatori specialistici, in base ai livelli di assistenza e distribuendoli nella regione in maniera proporzionale al numero di abitanti.

In sintonia la Cabina di Regia o l'ufficio di programmazione sanitaria regionale potrebbero emanare i PERCORSI, creando delle commissioni interne per ogni percorso con un referente per ogni ASL e struttura sanitaria, utilizzando un periodo limitato (3 mesi) per pubblicare i percorsi per ogni comune o municipio laziale. Definiti i percorsi, si potrebbero sapere quali strutture potenziare e quali potrebbero risultare ridondanti. I percorsi devono andare dai primi esami diagnostici a tutto il percorso riabilitativo dopo eventuali interventi.

Per il potenziamento dell'assistenza territoriale di base, con l'obbligo di assistenza dei medici di medicina generale, bisogna optare per un orario diurno mediante le unità di cure primarie con trasformazione delle strutture (se non sono state reputate importanti) in case della salute con all'interno la guardia medica di almeno 12 o 24 ore a seconda della popolazione residente sul territorio e mediante strutture di rsa e lungodegenza.

Bisognerebbe potenziare l'assistenza domiciliare con integrazione socio sanitaria per evitare sprechi di personale, con recepimento della legge 328 nazionale, in maniera più intelligente ed efficiente rispetto a quanto proposto in commissione.

Il potenziamento dell'assistenza territoriale e dell'assistenza domiciliare verranno raggiunti grazie al risparmio ottenuto con il chiedere all'Ares 118 quali sono le patologie che necessitano di assistenza urgente come ictus, infarto, emorragia, dissezione, traumi gravi, e con la mappa regionale dei tempi di trasporto fino ai centri di cura secondo l'organizzazione attuale; dopo aver realizzato la mappa dell'emergenza, bisognerebbe organizzare la rete delle attività sanitarie in elezione (programmate) ed ambulatori specialistici, in base ai livelli di assistenza e distribuendoli nella regione Lazio in maniera proporzionale al numero di abitanti e con l'attivazione della sanità elettronica, con cui bloccheremo tutte le prestazioni non appropriate, e soprattutto controlleremo la spesa farmaceutica.

Il Consiglio regionale del Lazio durante il consiglio straordinario sulla sanità ha approvato la risoluzione 36 che riguarda la promozione di tutte le iniziative in grado di implementare i servizi di sanità digitale (nel contempo è stata presentata anche la proposta di legge di attuazione di iniziative di e-health nella Regione Lazio) e la risoluzione 37 che impegna il presidente della Regione Lazio e tutta la Giunta a promuovere azioni e iniziative necessarie "al raggiungimento della uniformità procedurale e della conformità normativa per lo svolgimento dell'attività libero professionale intramuraria all'interno delle ASL e delle aziende ospedaliere" del Lazio. E' stata inoltre approvata la risoluzione numero 40, che chiede al presidente e alla Giunta regionale di emettere provvedimenti per favorire la trasparenza di ASL, aziende ospedaliere e Irccs del Lazio, in base alle leggi vigenti.

Nella ripresa dei lavori d'aula il consiglio regionale del Lazio ha respinto con motivazioni assolutamente ingiustificate una importantissima risoluzione promossa dal M5S che aveva l'obiettivo di istituire una commissione di inchiesta sui casi di malasanità nella Regione Lazio per le innumerevoli denunce apportate dai cittadini laziali . Ma purtroppo è stata respinta con giustificazioni pretestuose e strumentali.

Molto c'è ancora da fare per raggiungere gli obiettivi di Europa 2020, ma un piccolo barlume di speranza si evince per la sanità della Regione Lazio grazie al lavoro concreto e costante dei consiglieri portavoce del M5S. Questo non rappresenta uno slogan politico ma la constatazione concreta dell'attività svolta da un movimento di cittadini a favore dei cittadini.

[1]*Monica Montella referente pro tempore tavolo sanità e Tiziana Chiriaco cardiologa e attivista M5S

Il 6 dicembre, la consigliera del M5S Lazio, Valentina Corrado, ha depositato un'interrogazione urgente a risposta scritta, indirizzata al presidente Leodori e all'assessore Ciminiello, dove si chiedono maggiori informazioni riguardo le motivazioni della nomina per decreto presidenziale di Giampiero Cioffredi come presidente dell'"Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità".
La richiesta nasce dall'assenza di informazioni, anche nel decreto di nomina del 24-7-2013, riguardo le competenze in materia di sicurezza e lotta alla criminalità in possesso del Dott. Cioffredi, a differenza di quanto accaduto con la presidenza 2005-2009 del Prof. Ciconte, docente di storia della criminalità organizzata e autore di numerosi saggi in materia e con quella 2009-2012 del Dott. Vitarelli, ex dirigente del Ministero dell'Interno e della Questura di Roma.
Corrado ha dichiarato "Non ci sono motivazioni di carattere professionale nei decreti di nomina, nonostante le norme specificano che le figure sono da ricercare tra soggetti di comprovata esperienza in materia, non è disponibile un suo curriculum, come si possono quindi verificare i requisiti? Questo modo di fare deve cambiare, è un atto doveroso soprattutto per chi ha basato il proprio successo elettorale sui richiami alla trasparenza. Come presidentessa del Co.Re.Co.Co mi auguro che il nuovo sito del Comitato, che sarà online dalla prossima settimana, sia uno strumento per la trasparenza a disposizione di tutti i cittadini e che sia imitato dall'amministrazione regionale, è la trasparenza che lo impone. Sono finiti i tempi delle nomine opache, Zingaretti lo deve comprendere e fare chiarezza."


Valentina Corrado

Il Consiglio Regionale del Lazio sta vivendo un nuovo episodio della farsa della gestione Zingaretti. Come già segnalato più volte, il governatore del Lazio ha la pessima abitudine di non partecipare quasi mai ai lavori d'aula delegando l'espressione delle proprie opinioni ai comunicati stampa ed alle esternazioni sulle reti sociali.

Per chi avesse perso le precedenti puntate, solitamente la comunicazione del PD funziona in questo modo: lo staff di Zingaretti scrive una castroneria ed immediatamente dopo entra in scena il coro, formato da alcuni satrapi del suo stesso partito: il primo solitamente è Miccoli, deputato per mancanza di prove, poi interviene l'illuminante Gasbarra e spesso chiude il capogruppo Vincenzi. Sempre così, su tutto, in un circolo vizioso in cui le scuse e le rettifiche sono escluse a beneficio della disinformazione, con l'ausilio della stampa amica, rapida a riprendere i loro cinguetti come lenta a dare lo stesso spazio alle nostre spiegazioni.

Da quando abbiamo annunciato il nostro costruzionismo con lo scopo di migliorare la proposta di legge del riordino delle società regionali siamo sotto costante attacco, via comunicato stampa, della maggioranza che, nel frattempo, si è già venduta agli organi di informazione la notizia di una misura che il consiglio non ha ancora approvato, ma questo succede in virtù della deriva autoritaria che sta vivendo il Lazio sotto la gestione di Zingaretti.

La maggioranza in aula non parla e si affida ai comunicati stampa, scritti spesso in maniera maldestra, si nasconde dietro la semantica e accusa gli altri dei peccati per cui è già stata giudicata più volte, questa è la politica regionale del Lazio.
Si grida al risparmio senza far vedere i conti e si sottrae il controllo al consiglio per lasciarlo ad una specie di autocertificazione, si presenta una legge costituita da tre articoli per riorganizzare cinque società, lasciando troppo spazio di manovra alla giunta ed alla dirigenza del nuovo carrozzone.

Abbiamo presentato 1600 emendamenti, saremmo disposti a ritirarli tutti se solo accettassero le nostre proposte che non sono pretese, ma suggerimenti per evitare di commettere errori le cui conseguenze si pagheranno nei prossimi anni.

Non possiamo sacrificare alle necessità propagandistiche di Zingaretti la nostra richiesta di trasparenza e legalità e non lo faremo, andremo avanti, in aula, senza dare importanza all'incontinenza a mezzo stampa della Giunta e dei suoi accoliti.

SEGUITE LA DIRETTA DELLA BATTAGLIA DEL M5S LAZIO da http://www.consiglio.regione.lazio.it/consiglioweb/ (diretta aula)



Rimani in Contatto

Iscrivimi agli avvisi del blog M5S Lazio

Inserisci la tua email per rimanere informato sulle nostre attività




Tenetemi aggiornato