Novembre 2013 Archives

Nella ripresa dei lavori d'aula, sospesi ieri per l'assenza del PD, il consiglio regionale del Lazio ha respinto con motivazioni assolutamente ingiustificate un'ìimportantissima risoluzione promossa dal M5S che aveva l'obiettivo di istituire una commissione di inchiesta sui casi di malasanità nella Regione Lazio.

Silvana Denicolo', capogruppo M5S Lazio, ha dichiarato: "Era ovvio che l'avrebbero respinta, perché molti di quelli che hanno oggi votato contro sarebbero potuti essere coinvolti, e non solo come testimoni, dalla commissione d'inchiesta. Questa è la trasparenza che vuole la maggioranza targata PD e questo è il messaggio che Zingaretti vuol far passare: "non vi preoccupate, continuate a gestire male la cosa pubblica, continuate a uccidere la sanità pubblica, nessuno vi farà domande, noi non ci stiamo e continueremo a lottare per identificare i colpevoli del dramma sanitario laziale."

La maggioranza targata PD contraddice colpevolmente le stesse parole del Presidente Nicola Zingaretti (PD) che invece aveva espresso pubblicamente in aula la propria disponibilita' ad istituire la commissione di inchiesta.

Le responsabilita' di questa grave decisione sono tutte riconducibili a giustificazioni pretestuose e strumentali del Partito Democratico e di Lista per il Lazio.
Dovranno renderne conto di fronte a tutti i cittadini che ogni giorno muoiono di malasanita' e a tutte le associazioni come Cittadinanza Attiva, Codici, Legambiente ed Assotutela che da anni denunciano questi disservizi.
Anche oggi il consiglio regionale del Lazio non ha saputo prendersi le proprie responsabilita'.

Il MoVimento 5 Stelle non si ferma: presenteremo subito una proposta di legge per istituire la commissione di inchiesta.
Non sara' questo vergognoso voto a fermare la volonta' dei cittadini di ottenere trasparenza e giustizia.

Qualcuno di voi si è mai chiesto come mai sia praticamente impossibile prenotare un'ecografia, una radiografica, una visita cardiologica, pediatrico o ginecologica telefonando al Recup? Utilizzando il servizio di prenotazione mediante agende pubbliche, tranne casi miracolosi, per il cittadino è di fatto impossibile ottenere una prestazione ambulatoriale erogata dal Servizio Sanitario Nazionale nel proprio territorio di residenza. Molto più facile, anzi, assolutamente immediato ottenere la stessa prestazione a pagamento. Perché? Sono forse pochi i medici specialisti che le erogano? Forse il numero di prestazioni ambulatoriali erogate per pazienti esterni è talmente alto da saturare tutte le possibilità di prenotazione? Niente di tutto questo.

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Gli attivisti del Movimento 5 Stelle hanno scoperto il perché. Mediante una richiesta di accesso agli atti presentata all'Asl Roma H, per la quale abbiamo sollecitato l'intervento di una Senatrice del Movimento (Elena Fattori), siamo venuti in possesso di un Internal Audit sull'attività libero professionale intramuraria esercitata dai medici del nostro territorio nell'anno 2011.

Per prima cosa è doveroso rendere merito alla Direzione Generale della Roma H, di aver liberamente voluto avviare nel 2011 un processo di auditing interno finalizzato a fare chiarezza sull'attività libero professionale intramuraria esercitata dai medici. Un atto volontario di autoregolamentazione aziendale.

Detto questo però, in base a quanto rilevato nell'Audit, questa attività anziché essere un servizio aggiuntivo per l'utenza atto a promuovere la libera scelta, ma soprattutto a ridurre i tempi di attesa, è apparsa piuttosto essere un sistema ingegnoso e ben architettato finalizzato essenzialmente a favorire l'attività privata a pagamento dei medici a discapito del servizio pubblico.

In che modo? L'Asl Roma H, almeno fino al 2011, non si è affatto occupata di contrastare l'esercizio di un palese conflitto di interessi dei medici, contravvenendo a regolamenti e leggi regionali e penalizzando pesantemente l'utenza e la domanda sanitaria. Abbiamo scoperto, esaminando i dati presenti nel documento, che ogni anno il servizio sanitario pubblico riduceva l'offerta, nell'ambito delle prestazioni maggiormente richieste dall'utenza, di almeno 60 mila prestazioni rispetto a quelle che avrebbe potuto effettivamente erogare in base al numero dei medici disponibili. Chi se ne avvantaggiava? Semplice: quei medici che le erogavano privatamente e a pagamento mediante dirottamento della domanda (per assenza oggettiva di offerta pubblica tramite chiusura di agende o agende calibrate su misura di singolo medico) verso gli studi privati presso cui svolgevano l'attività.

Come si rileva dai dati statistici dell'Audit e dalla descrizione della procedura organizzativa di elaborazione delle agende, questi medici quando venivano autorizzati all'esercizio dell'intramoenia riducevano l'attività istituzionale proprio nell'ambito di quelle prestazioni che poi loro offrivano a pagamento. In pratica il peso delle prestazioni istituzionali (ma solo quelle in comune a quelle erogate privatamente) diminuiva se uno o più medici esercitavano anche l'attività libero professionale.

Dall'Audit risulta inoltre che alcuni medici hanno guadagnato oltre 200 mila euro l'anno (a cui vanno ad aggiungersi altri 120 mila euro circa di stipendio base istituzionale) solo con lo svolgimento di questa attività aggiuntiva. Proprio quei medici che avrebbero dovuto e potuto svolgerle gratuitamente presso gli ospedali e ambulatori pubblici.

Il regolamento e le norme regionali del resto sono chiari: impongono che non possono essere erogati volumi in attività intramuraria superiori a quelli erogati in sede istituzionale. Però, mentre privatamente venivano erogate a pagamento migliaia di prestazioni, nell'Asl Roma H interi reparti ospedalieri con equipe intere di medici specialisti erogavano in importanti discipline un numero di prestazioni inferiori o poco superiori a quelle erogate in regime di intramoenia. In pratica c'erano casi in cui un ristretto numero di medici era capace di erogare privatamente più prestazioni di quante non fosse in grado di erogarne un intero ospedale! Miracoli della produttività. Stranamente i medici diventavano iper produttivi soltanto quando svolgevano attività privata!

Sempre riportando i dati dell'Audit, c'erano medici che risultavano lavorare 28 ore a settimana (a cui dovremmo sommare le altre 38 ore istituzionali), ovvero lavoravano 13,2 ore al giorno esclusi sabato e domenica e senza festività, e che riuscivano ad erogare privatamente oltre 6 prestazioni orarie, prestazioni che però potevano ridursi ad una oraria soltanto in ambito ospedaliero o ambulatoriale! In sede istituzionale invece le prestazioni per pazienti esterni scarseggiavano. Non solo, diventavano addirittura difficilmente controllabili dal sistema informatico interno e le erogazioni non venivano collegate all'attività del singolo medico. Questa mancata assenza di controllo facilitava l'elusione anche dei controlli dell'attività privata. Un disordine ben orchestrato!

Nel contempo le agende in cui venivano offerte le prestazioni pubbliche venivano chiuse illegalmente appena giunte a saturazione per essere poi riaperte in base a comodità del medico. L'utente telefonava al Recup e il posto non c'era. E chi pianificava le agende? Erano gli stessi medici, sempre secondo l'Audit, che offrivano la loro esigua disponibilità, comunicandola al responsabile del sistema Recup e non era l'azienda a pianificarle in base al numero di medici specialisti dipendenti e a contratto e ai volumi di prestazione ottenibili e pianificabili in base a specifici tempari di categoria. Insomma, i medici c'erano, il loro potenziale produttivo pure, ma la possibilità di prenotare le loro prestazioni no. Intramuraria a parte.

Possiamo infine rilevare, sempre dall'Audit, che:

l'attività libero professionale veniva svolta per ben oltre il 90% fuori dalle sedi istituzionali, quindi in forma cosiddetta "allargata" presso strutture private, facendo sì che un'eccezione diventasse di fatto una consuetudine, quindi contravvenendo smaccatamente il regolamento che prevede che l'attività intramoenia debba essere svolta ed essere prenotabile presso le strutture pubbliche;

che le prestazioni autorizzate ai medici non venivano codificate con codici da nomenclatore utilizzati per le prestazioni istituzionali e pertanto non erano comparabili con le stesse al fine di verificarne i corretti equilibri;

che dei circa 10 milioni di euro finanziati dalla Regione Lazio messi a disposizione della Roma H per attrezzature e immobili ne sono stati effettivamente utilizzati poco più di 3 milioni mentre per la restante parte non era stata neanche bandita una gara;

che su dieci strutture ospedaliere soltanto una, cioè l'ospedale di Marino, nel 2011 era pronta per essere dedicata all'attività intramuraria ma che veniva impiegata per altre cose, mentre i lavori presso altre strutture erano dirottati verso altri utilizzi o bloccati per contenziosi con le ditte per richieste di aggiustamenti non preventivati dall'appalto iniziale;

che pur esistendo un preciso responsabile dell'attività, questo non era in grado di conoscere nel complesso né la situazione economica, finanziaria e patrimoniale e né i volumi espressi dall'attività stessa;

che il personale amministrativo di supporto all'attività svolgeva mansioni ridondanti che non ne giustificavano spesso l'utilizzo in termini ore assegnate;

che i rilievi e le irregolarità ravvisati nei bollettari dei medici, gravi in parecchi casi, una volta pervenuti presso il responsabile aziendale venivano riposti in giacenza in un "cassetto" e non ne scaturiva mai alcun provvedimento o revoca autorizzativa per alcun medico trasgressore;

che non esisteva un sistema di contabilità separata che fosse in grado di ravvisare la redditività dell'attività e soprattutto la situazione patrimoniale della stessa.

Insomma una situazione catastrofica che ha danneggiato pesantemente l'utenza.

Domattina, durante il consiglio straordinario regionale dedicato alla sanita', verra' votata una Risoluzione del M5S atta a standardizzare per l'attività libero professionale intramuraria la procedura di Internal Auditing da applicarsi presso tutte le Asl Laziali. L'obiettivo è quello di raggiungere un accordo normativo atto a garantire la chiarezza e la trasparenza delle procedure nel rispetto dell'intento originario dell'esercizio dell'attività. Che non è quello di far arricchire i medici alle spalle dell'utenza quanto piuttosto quello di garantire un servizio aggiuntivo alla domanda sanitaria.

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Durante la riunione settimanale dei consiglieri del M5S Lazio, in virtù della regola dell'avvicendamento tra tutti gli eletti, è stata eletta Silvana DeNicolò come nuova capogruppo in virtù della scadenza dell'incarico per Davide Barillari. Silvana DeNicolò rimarrà in carica fino a luglio 2014 quando, in virtù del regolamento interno, sarà avvicendata da un altro portavoce eletto.

Silvana Denicolò, 47 anni, analista di mercato e residente ad Ostia Lido è uno dei membri più attivi del movimento romano e rappresenterà il gruppo consiliare nelle prossime riunioni dei capigruppo in via della Pisana. Dopo la sua nomina ha dichiarato: "Vorrei innanzitutto ringraziare Davide (Barillari n.d.a.) per quanto fatto finora, a lui è toccato il compito ingrato di aprire la strada alle nostre idee nelle polverose stanze del potere regionale e sono sicura che i suoi consigli saranno di vitale importanza per comprendere il funzionamento della capigruppo, da parte mia metterò il massimo impegno e la massima attenzione nel nuovo delicato ruolo che sono stata chiamata a ricoprire. Basandomi nei principi del movimento e della democrazia farò il possibile per far mettere in calendario le nostre mozioni, le nostre interrogazioni e le nostre proposte di legge. Ora abbiamo davanti tre consigli in una settimana, sarà un banco di prova perfetto."

Barillari ha dichiarato: "Mi dedicherò al lavoro che stiamo portando avanti in commissione sanità consapevole che Silvana saprà tenere alta la guardia dalle tante insidie nascoste in quelle riunioni segrete tra volponi della politica."

EMERGENZA SANITA' REGIONE LAZIO: ORA I CITTADINI POSSONO INTERVENIRE DIRETTAMENTE

Stipendi non pagati e ospedali in fallimento, spese folli e contemporaneamente tagli ai dipartimenti piu' importanti, casi di malasanita' e pronto soccorsi sotto organico, interi reparti di eccellenza che chiudono mentre stanno aprendo le tanto annunciate case della salute, l'accanita lotta dei 581 candidati alla selezione dei nuovi direttori generali delle asl mentre si scoprono indagati e riciclati che passano i vari gradi di selezioni, migliaia e migliaia di precari ancora in lotta per il posto che aspettano da troppi anni...e alla fine restano solo i tantissimi cittadini laziali che subiscono disservizi e attendono mesi per una prestazione anche urgente a causa delle infinite liste di attesa.
Solo chi ha soldi per pagarsi di tasca propria un esame, o chi ha amicizie in alto per saltare qualche turno, puo' ricevere cure e assistenza in tempi brevissimi.
E da tutta questa confusione e disorganizzazione del settore pubblico, guadagnano i privati che gestiscono ville e cliniche private, come gli Angelucci e i Ciarrapico.

Per troppi anni la sanita' del Lazio e' stata in mano a sistemi clientelari, troppo spesso gestiti direttamente dai partiti con l'aiuto di sindacati svenduti, che hanno garantito equilibri di potere sotto il ricatto dei posti di lavoro e delle promozioni.

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Da quando e' entrato in Regione, il MoVimento 5 Stelle ha iniziato un'operazione allargata e partecipata per portare trasparenza e legalita' dove non c'e' mai stata.
Abbiamo aperto 23 fascicoli di inchiesta, e abbiamo iniziato a chiedere fatture, documenti, atti per accendere i riflettori sul marcio delle consulenze, dei bandi di gara, degli appalti...e per porre finalmente fine ai mille rivoli di corruzione dove finiscono i finanziamenti pubblici regionali.

L'obiettivo e' uno solo: rendere effettivo l'articolo 32 dalla nostra costituzione..."La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti".

La sanita' deve tornare in mano ai cittadini, ed essere al loro servizio. Non deve essere, come lo e' stata negli ultimi decenni, la torta da spartire in mano a politici e privati senza scrupoli, che guadagnano sulla salute delle persone. Interessi privati che allungano il dolore o causano la morte di chi non puo' curarsi dignitosamente, spesso per mancanza di denaro. Interessi privati che danneggiano quotidianamente la professionalita' degli operatori sanitari e deviano gli investimenti sugli ospedali eccellenze della nostra regione.

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Il MoVimento 5 Stelle ha gia' iniziato da tempo questa battaglia per rimettere tutto in discussione: stiamo arrivando ai nomi e ai cognomi dei responsabili e stiamo portando alla luce i raffinati metodi che utilizzano per speculare sul diritto alla salute. E stiamo gia' intervenendo direttamente in molti casi.

Fin dall'inizio abbiamo cercato collaborazione nella giunta Zingaretti ma non l'abbiamo ancora ottenuta: le nostre richieste di dati e informazioni cadono nel vuoto, nonostante lettere, solleciti e richieste formali di accesso agli atti.
Ma non ci fermiamo.

E la situazione sanitaria nel lazio intanto rimane un emergenza.
Dalla cabina di regia della sanita' solo qualche buona idea ma pochissime proposte concrete in questi primi 7 mesi. Oltre 300 decreti commissariali senza che alcuno di essi sia stato discusso in consiglio regionale o presentato in commissione sanita'.
Tutto il lavoro di trasparenza viene sistematicamente fermato: le mozioni e le interrogazioni che porta il MoVimento 5 Stelle sulle emergenze sanitarie (nelle quali evidenziamo soluzioni innovative anche a costo zero) hanno scarsissime risposte, e quando arrivano sono oggettivamente troppo scarse e generiche.

Ora basta!
Il movimento 5 stelle è costretto ad intervenire nuovamente.... e così la necessità di chiedere un consiglio regionale straordinario dedicato alla sanità, il primo in assoluto in questa legislatura.
Zingaretti in questo modo dovrà necessariamente rispondere ai cittadini e tutto il consiglio regionale dovrà affrontare tutte le questioni senza più rimandarle: li incalzeremo su ogni singolo problema e porteremo soluzioni e proposte che dovranno essere discusse e affrontate in aula.

Siamo determinati piu' che mai ad effettuare tutte le azioni che porteranno ad affrontare e a risolvere i problemi della sanita'.

Il consiglio straordinario si svolgerà il 19 o il 21 novembre 2013.
Per preparare questo importantissimo evento, vogliamo coinvolgere TUTTI i cittadini della nostra regione, poiche' se la sanita' pubblica potra' funzionare meglio, sara' a vantaggio di tutti noi.
Un laboratorio di cittadinanza attiva, composto da oltre 70 fra medici, infermieri, tecnici ed esperti del settore sta gia' lavorando da diversi giorni per portare in questo consiglio contenuti e proposte.
Venerdi' prossimo, dalle 16 alle 20 si svolgera' presso il Consiglio Regionale del Lazio (via della Pisana 1301) il secondo appuntamento congiunto del tavolo tematico regionale del MoVimento 5 Stelle dedicato alla sanita'. A questo incontro parteciperà anche la VII commissione parallela, composta da cittadini esperti di sanita' che hanno presentato il proprio curriculum vitae per contribuire gratuitamente a sviluppare proposte per migliorare il sistema sanitario.

SIETE TUTTI INVITATI A PARTECIPARE

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In questo momento stiamo scrivendo insieme, online, le risoluzioni che presenteremo nel consiglio straordinario. Lo riempiremo di contenuti e proposte...e andremo avanti a parlarne ad oltranza, finche' Zingaretti e il consiglio regionale affronteranno ogni tema in discussione. Stiamo lavorando sulle procedure di nomina dei direttori generali, sull' intramoenia e sulle commissioni paritetiche delle asl, sul sistema di accreditamento dei privati convenzionati, sulle commissioni per le gare di appalto, sulle consulenze, sull'utilizzo del personale precario, sulla riorganizzazione territoriale, sugli indici di performances delle strutture sanitarie, sulle graduatorie asl e sulle liste di attesa, sul ricettario regionale e sulla centrale unica acquisto, sulla sanita' elettronica e la telemedicina.
E altro ancora.

Abbiamo bisogno anche del tuo contributo.

Partecipa al prossimo incontro in regione
Oppure inviaci le tue idee tramite il forum online dedicato alla sanita' regionale


E' arrivato il momento di riprenderci in mano la nostra regione, avviando subito una complessa operazione, a cuore aperto, per salvare il sistema sanitario regionale vittima di corruzione e speculazione.
Ognuno di noi ha il dovere di fare tutte le azioni necessarie non solo per fermare la velocita' di progressione di questo cancro, ma per invertire la tendenza e curarlo definitivamente. Per espellere dalla sanita' il virus del favoritismo e del clientelismo. L'unica cura possibile per queste forme tumorali, ben radicate nel sistema regionale, e' una dose massiccia di trasparenza ed onesta', unita a competenza e passione di chi crede fermamente che promuovere il diritto ad una sanita' pubblica, gratuita e di altissima qualita' sia l'unica strada possibile.
Il MoVimento 5 Stelle e' convinto che insieme, tutti insieme, ce la possiamo fare.

ATTIVATI ANCHE TU


grazie
MoVimento 5 Stelle Lazio

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Fin dal primo giorno del nostro insediamento, oltre 6 mesi fa, abbiamo chiesto che fosse rispettata una delle promesse fatte dal candidato Presidente Nicola Zingaretti in campagna elettorale: rendere la Regione Lazio una casa trasparente, aperta a tutti.

Abbiamo semplicemente chiesto che i cittadini laziali, comodamente seduti in casa propria, potessero vedere ciò che accade nelle stanze della regione grazie ad una WEBCAM attivata durante le riunioni nelle quali i consiglieri discutono e prendono importanti decisioni per il futuro stesso dei cittadini....dalla sanità, ai rifiuti, alla scuola, ai trasporti.

Abbiamo inviato lettere su lettere e sollecitato prima il Presidente del Consiglio Regionale, Daniele Leodori, poi il Segretario Generale Vicario Vincenzo Ialongo e poi ad uno ad uno tutti i Presidenti delle Commissioni Consiliari, tutte targate Partito Democratico.
Nessuna risposta, per mesi e mesi, nonostante i molti solleciti.
Giusto due giorni fa e' arrivata finalmente una lettera di Leodori, lacunosa e di poche striminzite parole, nella quale si afferma candidamente che il regolamento non prevede che si vada oltre la trasmissione tramite circuito chiuso (!!) delle sedute in aula del consiglio regionale.
Leodori richiama le testuali parole scolpite nella pietra dal Segretario Vespasiano e dal Capo di gabinetto Calicchia: " il sistema audiovisivo a circuito chiuso costituisce, ad oggi, la massima forma di trasparenza riconosciuta dal regolamento dei lavori".
6 mesi di attesa per partorire un topolino.

Purtroppo il regolamento non lo prevede, anzi, per loro è già fin troppo trasparente trasmettere le sedute del consiglio regionale.

Che tristezza.

Ci hanno confermato per iscritto che i cittadini non vedranno e sentiranno mai cosa succede dove si prendono davvero le decisioni: nelle riunioni a porte chiuse dell'ufficio di presidenza (dalle quali il M5S è stato escluso, pur rappresentando il 20% degli elettori laziali), nelle riunioni a porte chiuse della conferenza dei capigruppo (dove si decide in un clima di mercato, cosa discutere in aula e cosa no), nelle riunioni delle commissioni consiliari (dove si lavora alle leggi che poi sono votate in aula, combattendo emendamento su emendamento per farli passare).

Ci chiediamo perché' la maggioranza Pd rabbrividisca quando noi chiediamo di accendere una semplice telecamera che trasmetta in diretta su internet....e la risposta è unica e limpida: PAURA.
Paura che i cittadini sappiano cosa si decide e come si decide.
Paura che si conosca la verità: che le sedute del consiglio regionale (le uniche trasmesse in diretta web) sono null'altro che una rappresentazione scenografica a tinte farsesche di decisioni già prese in altre stanze.
Paura che una piccola webcam da 20€ sveli la realtà di una politica non di grandi ideali e alti valori da difendere, ma costituita da interessi localistici e prese di posizione pretestuose.
Paura che si scopri che il vero populismo, la vera demagogia, la vera presa in giro non è quella del M5S ma quella del PD.

Chiediamo da mesi le webcam, e l'unica volta che ne è apparsa una, per magia, è stata quando Zingaretti è venuto in commissione sanità a fare un comizio politico degno dell'ultimo giorno di campagna elettorale.
Webcam che è stata accesa, in quest'unica ed imperdibile occasione propagandistica, e poi è stata subito spenta!!!
Non si è più vista e temiamo sia finita in chissà quale magazzino della Regione Lazio, inutilizzata, zittita, spenta per sempre.

Oltre il danno, quindi la beffa.
La webcam c'è e funziona anche molto bene, ma solo quando fa comodo.

Il MoVimento 5 Stelle sta facendo questa battaglia per i diritti di tutti i cittadini, compresi gli elettori del Partito Democratico, traditi e disinformati dal loro stesso partito.

Noi vorremmo che tutti i cittadini avessero la possibilità di ascoltare cosa dicono e di vedere come si comportano le persone che hanno eletto a rappresentarli, le persone che prendono tutti i mesi 8000 euro per decidere del loro futuro.
Vorremmo che venissero alla luce tutti i compromessi, i patti, gli scambi, le modalità che sono dietro a decisioni che poi si prova a vendere come condivise.
Abbiamo ormai capito fin troppo bene che una webcam spenta è il miglior modo del Partito Democratico per non far sapere nulla non solo ai propri elettori, ma a tutti i cittadini del Lazio.

Il MoVimento 5 Stelle ritiene che la battaglia per una regione trasparente sia di primaria importanza, e che i cittadini abbiano il diritto di sapere.

Che fare ?
Non ci resta che scrivere stamattina una lettera aperta direttamente a Nicola Zingaretti, confidando e sperando in un risveglio della sua memoria ormai labile rispetto alle promesse elettorali, sperando in un moto di orgoglio di una coscienza ormai addormentata dai primi mesi di scarsi risultati politici.
Non ci resta che tentare l'ultima strada della mozione inserita direttamente nel dibattito dell'aula in consiglio regionale, mozione che come altre considerate "impertinenti" (vedi l'alto dirigente Sterpa), vengono rigettate dopo qualche mese con l'assurda scusante dell'"inammissibilità'".
Non ci resta che proporre una modifica del regolamento regionale, in giunta per il regolamento, modifica che viste le premesse sarà rigettata anch'essa perché' non "appropriata" o "non attinente".

Tentiamo tutte le strade possibili....altrimenti... ai cittadini non resterà nient'altro che "immaginare" una Regione Lazio trasparente.



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