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Cultura: Novembre 2013


Genova - 


(di Alessandro Ravera - In risposta all'articolo su repubblica.it, purtroppo non commentabile)
s_big.jpgGentile dott. Niri
Prima di tutto vorrei ringraziarLa per gli articoli che dedica alla città, per me che mi interesso di studi urbani hanno sempre costituito un punto di partenza utile e prezioso; in più, da "grillino", non posso che apprezzare il fatto che le nostre iniziative trovino spesso spazio nei Suoi pezzi. Da qualche anno mi occupo di coordinare le discussioni di carattere urbanistico durante i nostri incontri pubblici: descrivendo "l'assalto grillino alla Foce" (titolo che a noi - che ci sentiamo un po' garibaldini - è suonato particolarmente lusinghiero) quando scrive perché i prezzi delle case - in vicinanza di un ipotetico centro commerciale - dovrebbero crollare? (semmai può essere vero il contrario) mi chiama indirettamente in causa. Siccome a tutto si può resistere, tranne che alle tentazioni, non riesco a resistere al desiderio di risponderLe, pur sapendo che un'analisi anche solo approssimativa richiederebbe pagine e pagine di testi, grafici, e illustrazioni: per capirci la bibliografia di un libro da poco uscito sulla Fiumara (L. Longoni, A.Petrillo, Fiumara: il nuovo polo urbano e la città, Milano 2012) comprende 137 titoli - tutti piuttosto recenti - e non include i grandi "classici" che invece cito generalmente io durante i nostri incontri con il pubblico (che, naturalmente, hanno un carattere più divulgativo).
Lei si domanda e ci domanda... perché i prezzi delle case - in vicinanza di un ipotetico centro commerciale - dovrebbero crollare? Cominciamo da un Suo articolo "Case: in otto anni vendite dimezzate", pubblicato nel dicembre 2012 (sia detto che tutti nel Movimento riteniamo il suo contributo all'informazione cittadina assai prezioso); Lei scrive:
fiumara2-300x205.jpg
E' il caso di Sampierdarena e dell' intera Valpolcevera che subiscono- secondo l' Agenzia del Territorio - veri e propri cataclismi, con cali di oltre il dieci per cento nel prezzo. I genovesi, scambiando l'effetto con la causa, sono soliti attribuire tali "cataclismi" alla presenza di stranieri che farebbe diminuire il valore delle case. In realtà, dato che la retribuzione mensile media di uno straniero è sempre stata più bassa rispetto a quella di un italiano (l'ultimo rapporto di Bankitalia parla di 968 €/mese contro 1.304, dato certamente esasperato dalla crisi ma significativo di una condizione generalizzata nel tempo), sarebbe forse più logico pensare che siano invece gli stranieri ad andare in cerca di quelle abitazioni che già hanno subito un deprezzamento. Tanto più che se andiamo a controllare sulle Note territoriali OMI per il II semestre del 2012, troviamo che l'area Fiumara-Eridania-Ansaldo (C24) ha una quotazione media di 2.138 €/mq, di gran lunga la più elevata dell'intera macroarea Centro ovest ma sensibilmente inferiore (12%) a quella, ad esempio, dell'area Pré-Maddalena (B06), che è di 2.425. Un'analisi più puntuale delle caratteristiche delle varie zone e dei dati disaggregati relativi alle destinazioni d'uso consentirebbe un discorso più articolato, ma in questa sede ci si può limitare alla conclusione che, essendo la presenza dell'immigrazione straniera elevatissima anche a Pré, la causa principale del calo dei prezzi è da ricercare da un'altra parte. Viene istintivo notare come Sampierdarena e Valpolcevera siano proprio quelle aree dove sono sorti i principali centri commerciali cittadini sulla scia dell'Ikea a Campi (1998) e dell'Ipercoop di Bolzaneto (1999); Castorama (oggi Leroy Merlin) ancora a Campi (2001); Mercatone Uno a Rivarolo (2002); Fiumara a Sampierdarena (2002). Si dice spesso che la concorrenza delle grandi superfici di vendita porta alla chiusura dei piccoli esercizi e che lo smantellamento dell'armatura del piccolo commercio - con la sua fondamentale funzione di "presidio" degli spazi pubblici - è il primo passo nell'innesco di situazioni di degrado. In effetti, è significativo che nelle analisi SWOT condotte durante la stesura del PUC adottato (questionari inviati direttamente ai municipi in cui venivano chiesti i punti di forza o di debolezza, i rischi e le opportunità dei rispettivi territori) nessuna tra le risposte pervenute assegna ai centri commerciali una valenza positiva. Anzi, il Municipio II sottolinea con precisione uno dei noccioli del problema quando annovera tra i punti di debolezza sul piano territoriale "l'utilizzo del parcheggio della Fiumara come interscambio, con conseguente aggravio della circolazione". In effetti, non è tanto la presenza del centro commerciale a disgregare il tessuto di un quartiere, quanto la sinergia che si viene a creare tra commercio e parcheggio: la concorrenza non è più tra prodotti di minore o maggiore qualità ma tra la disponibilità o meno di uno spazio dove lasciare la macchina. Va da sé che questa situazione spinge pesantemente verso la motorizzazione privata, non diversamente da quanto hanno fatto determinate scelte urbanistiche e politiche degli anni passati. È proprio la simbiosi centro commerciale-parcheggio a innescare la disgregazione del tessuto commerciale di aree anche molto vaste, azione che viene amplificata se si realizzano edifici residenziali nelle immediate adiacenze: già nel 1961, nel suo Vita e morte delle grandi città, Jane Jacobs aveva definito questi complessi "turf" ("recinto") mutuando l'epiteto dallo slang delle bande giovanili; si tratta di aree chiuse, abbastanza "impermeabili" rispetto alle zone adiacenti e generalmente raggiunte solo in automobile... insomma, qualcosa di molto simile a quanto è successo a Sampierdarena. Insomma, l' "effetto Fiumara" e i "cataclismi" immobiliari citati nel Suo articolo sono probabilmente due facce della stessa medaglia: di certo si può dire che questo genere di interventi non solo non ha interrotto processi di degrado, ma molto probabilmente li ha anche accelerati quando non addirittura innescati. Il problema è quindi "perché alla Foce dovrebbe andare diversamente?", dal momento che anche il Medio Levante, pur diversissimo dal Ponente, partecipa - come tutta la città - a tutta una serie di criticità demografiche ed economiche che consiglierebbero una maggiore cautela nella distribuzione delle destinazioni d'uso. Il problema è che scorrendo una dopo l'altra le mappe relative ai differenziali di valore tra le aree omogenee dell'OMI, sembra proprio che a beneficiare dell'adiacenza alla Fiumara siano stati soltanto gli immobili nuovi e nelle immediate vicinanze; e comunque a scapito delle aree limitrofe: in effetti, in una città in crisi demografica ed economica, questo genere di operazioni non porta ad un'effettiva produzione di ricchezza ma solo ad un suo trasferimento. Semplicemente, la nuova polarità fa concorrenza alla vecchio tessuto urbano invece di entrare in sinergia. In termini complessivi il processo finisce addirittura per essere in netta perdita, tanto da un punto di vista del valore (guadagna chi costruisce, forse chi vende, chi compra spesso ci perde dato che generalmente l'apprezzamento finisce per annullarsi già nel medio periodo) quanto da quella della logistica della distribuzione e della mobilità. L'aspetto più inquietante di questo meccanismo è che in un paese dove si spera che i risparmi delle famiglie possano garantire la voragine del debito pubblico, non solo si favoriscono queste situazioni, che si traducono generalmente in un progressivo accentramento della ricchezza, ma si incoraggiano operazioni il cui esito sembra un'inesorabile perdita di valore degli immobili sul medio periodo (e proprio negli immobili è investito circa l'80% del risparmio degli italiani): il fatto che il PUC adottato preveda altri sette grandi superfici di vendita disseminate in tutta la città (naturalmente senza contare l'ipotetico intervento alla Foce) ognuna delle quali può rilevarsi una nuova Fiumara è quindi - almeno per me - motivo di una certa preoccupazione.

Nella speranza di non averLa annoiata, ne approfitto per rinnovarLe la mia stima.


Genova - 


Manifestazione NoTav

Sabato 9 Novembre ore 14:00

corteo notav 091113.jpg

Qui l'evento

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Pubblico con Trasporto

Sosteniamo l'iniziativa degli amici del meet up Autoferrotranvieri AMT di Genova.

I lavoratori AMT del meet up Autoferrotranvieri AMT di Genova scendono dal mezzo e organizzano degli info point nelle più importanti fermate degli autobus di Genova per sensibilizzare i cittadini sulle ripercussioni che avrebbe la privatizzazione sul trasporto pubblico genovese.Per la prima volta i lavoratori di Amt incontrano gli utenti per spiegar loro perchè Amt non dev'essere svenduta e perchè DEVE restare un servizio pubblico.Uniti per un bene pubblico.


Abbiamo bisogno di tutti voi per volantinare e sostenere questa importante iniziativa.


Vi aspettiamo.


Lunedì 11 novembre


dalle 8.30 alle 10.00

e dalle 16.30 alle 19.30 nei seguenti info point.


Info Point:

1 Brignole: fermate AMT davanti alla stazione (Piazza Verdi)

2 Brignole: fermate tra imbocco metropolitana e ponte S.Agata

3 fermata AMT LArgo Pertini (Piazza De Ferrari)

4 Principe: fermate davati alla stazione (Monumento Colombo)5 Sampierdarena Piazza Montano

5 Sampierdarena Piazza Montan

Qui l'evento

Video del Presidio su Fereggiano per non dimenticare.


Genova - 

cobas.jpgIntervento dei COBAS alla Audizione del 28.10.2013 delle Commissioni Consiliari 3 - 6 sulla "Proposta di Delibera sulle Aziende Partecipate del Comune di Genova"

Delibera intitolata "Ricognizione ed indirizzi sul Sistema Partecipate del Gruppo Comune" (Proposta della Giunta al Consiglio Comunale n. 69 in data 17 Ottobre 2013)
Buongiorno a tutti, Assessore, Presidenti delle Commissioni e Consiglieri.

Innanzitutto mi presento: sono Andrea Tosa ed intervengo in rappresentanza della Organizzazione Sindacale Confederazione COBAS.
Il Sindacato COBAS che io qui rappresento non è solo portatore di interessi diffusi in quanto rappresentante dei lavoratori, ma anche in quanto rappresentante dei cittadini in generale.
Per chi non ci conosce non siamo solo una organizzazione puramente sindacale, ma ci facciamo carico, con le nostre forze seppur minoritarie, di interpretare esigenze più generali che posso definire "di cittadinanza" ed in primo luogo di "difesa dei beni comuni".
All'art.2 del nostro statuto sta infatti scritto che agiamo "contro il dominio del profitto e la mercificazione generalizzata della società".
E' per questo che siamo stati e continuiamo con convinzione ad essere parte di quel grandissimo Movimento formato da Comitati, Associazioni e singoli di ogni appartenenza, che lotta contro ogni tipo di "privatizzazione" dei servizi pubblici. Tutte le iniziative partite "dal basso" come forma di democrazia diretta (anche in risposta ad una "politica" sempre più lontana dagli interessi dei cittadini) hanno, negli scorsi anni, portato, per esempio, dapprima alla raccolta 1.2 milioni di firme sui quesiti referendari relativi al tema della "gestione pubblica del Servizio Idrico Integrato" , cioè dell'acqua che è il "bene comune per eccellenza:, ma non solo
So che lo sapete, ma voglio qui ricordarvelo perché non è proprio - come dire - "secondario" rispetto alla discussione di questa "proposta di delibera" su cui stiamo discutendo: Voglio richiamarvi al fatto che l'eccezionale risultato referendario del 13 giugno 2011 quando oltre 27 milioni di elettori hanno scelto di votare SI' (e badate bene: si è espressa in questo senso la maggioranza assoluta degli aventi diritto al voto, cosa mai avvenuta prima; ma non solo: erano oltre 20 anni che nessun referendum aveva raggiunto neppure il quorum...) riguardava non solo la c..d. "remunerazione del capitale" (cioè il "profitto") per quanto attiene il servizio idrico integrato, ma, e questo vi/ci riguarda in questa discussione, contro la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali : quindi non solo acqua, ma per es. anche trasporti e rifiuti.
Questo grande risultato popolare viene da oltre 2 anni vanificato e tradito dai comportamenti e dalle scelte che a livello centrale ma anche locale vengono fatte. Mi chiedo e vi chiedo: ma il volere dei cittadini quando incomincerò a contare? E poi ci si stupisce o ci si lamenta della c.d. "antipolitica", ma come mai non vi domandate perché nella società si vada sviluppando e affermando dal basso un "altro modo di fare politica" che va oltre e anche contro la rappresentanza politica finora conosciuta che è sempre più incapace di dare risposte ai cittadini, specie ai lavoratori ai pensionati, ai disoccupati, insomma alle fasce deboli?
Da queste mie parole emerge chiaramente la nostra posizione sulla Proposta di delibera in esame: contrarietà assoluta e radicale,.
Ma quando mai si è visto un privato che investe senza l'intenzione di fare profitto? Abbiamo svariati esempi davanti a noi e non possiamo che rilevare che tutte le privatizzazioni hanno portato:

1) peggioramento dei servizi pubblici ai cittadini

2) aumento delle tariffe

3) peggioramento delle condizioni, anche salariali, e dei diritti dei lavoratori. Solo per fare 2 esempi cito i recenti accordi (firmati da Cgil-Cisl-Uil-Faisa-Ugl) per Amt e Atp nei quali a pagare sono solo ed esclusivamente i lavoratori.

Queste sono, in estrema sintesi, le ragioni della nostra radicale contrarietà a tutti i processi di privatizzazione quindi a questa Delibera.
Ma, scendendo nel particolare di casa nostra, non vi è bastata l'esperienza ed i danni provocati dai francesi in Amt ? Esperienza che un nome e cognome: Giunta Pericu. Rispetto a scelte passate il Sindaco Doria aveva annunciato e promesso "discontinuità": sinceramente, non riusciamo a vederla.
Una considerazione generale: dall'incontro che il Forum dei Beni Comuni (del quale siamo componenti insieme ad una ventina di associazioni e comitati) che abbiamo avuto martedì 22 u.s. col Sindaco è apparsa chiaramente un radicale divergenza sul significato di "pubblico".
Il sindaco ha dapprima negato che la Delibera (che ha definito "di indirizzo" e alla quale dovranno seguire decisioni nel merito) decida sulle privatizzazioni, ma le considera "solo" come ipotesi di percorso possibile e poi ha comunque affermato che una Società per Azioni in cui i Comuni detengano il 51% del capitale si deve considerare "pubblica".
Per noi Cobas, come per i movimenti di cui siamo parte, non è proprio così: infatti la delibera indirizza le scelte future in maniera chiarissima, altrimenti che bisogno ci sarebbe di portare avanti questa scelta; per essere chiari noi pensiamo che invece ci sia stata la necessità di "accontentare" e soggiacere al volere di una qualche parte ben identificata.
Anche sul concetto di "pubblico" non ci siamo proprio; noi riteniamo che non debba esserci profitto neppure in una SpA che sia a maggioranza controllata da Enti pubblici (le Spa fanno profitti); stiamo infatti parlando di servizi pubblici locali primari per i cittadini.
Noi siamo per una gestione totalmente "pubblica"; rispondiamo a coloro che volessero accusarci di difendere "carrozzoni" clientelari e "mala gestione pubblica" di cui abbiamo numerosi esempi di fronte, che questo non è il pubblico che noi vogliamo, ma la nostra pretesa è quella di avere una gestione pubblica "virtuosa" e - aggiungiamo un aggettivo che è per noi qualificante - "partecipata", cioè gestita con il controllo e la partecipazione di cittadini, associazioni, consumatori.
Questa delibera va nella direzione di indebolire ulteriormente il sistema delle società con cui il Comune ancora gestisce in prima persona i servizi pubblici essenziali o comunque di rilevante interesse pubblico, per arricchire e consolidare soggetti privati dotati di risorse economiche e influenza politica tali da essere dominanti rispetto alle comunità in teoria "servite" da esse.
Ci viene ripresentata una Delibera in sostanza uguale a quella ritirata ad agosto. Il Sindaco e la Giunta avrebbero dovuto rivedere criticamente le scelte compiute e decidersi a "invertire la rotta"
E' possibile invertire la rotta partendo dalle condizioni attuali?
Noi pensiamo di sì, e questo attraverso due scelte e decisioni:
1° trasformare le Aziende a totale capitale comunale in Aziende Speciali, enti di diritto pubblico, dotati di personalità giuridica e di autonomia imprenditoriale.
2° attuare una governance partecipativa, con un consiglio di sorveglianza costituito da esperti, rappresentanti dei lavoratori, rappresentanti dei movimenti civici.
La trasformazione delle Spa in aziende speciali, non presenta difficoltà insormontabili. L'esito del referendum su acqua e servizi pubblici locali permette questa scelta, e poiché non si tratta della costituzione di nuove società o aziende, ma di una trasformazione da una forma giuridica all'altra, non incorre nel divieto del decreto "spending review".
La volontà delle forze politiche maggioritarie, e di questa Giunta, espressa non solo da questa Delibera, è la disarticolazione del gruppo-Comune, a favore di altri poli economico-finanziari (Iren per acqua e rifiuti, Trenitalia per AMT ecc.) e di interessi diversi dall'interesse pubblico.
La governance partecipativa delle aziende segnerebbe un'inversione di tendenza rispetto alla chiusura autoreferenziale del ceto politico, sempre più compattato sulle esigenze dei gruppi finanziari e sempre più lontano dalle funzioni di rappresentanza degli interessi collettivi.
Un altro tema che ci sta particolarmente a cuore è la "trasparenza"; nell'incontro col Sindaco cui accennavo in precedenza anche lui ha riconosciuto l'esistenza di questo problema e si è impegnato a far mettere sui siti delle partecipate e del Comune i bilanci delle aziende.
Tra tutte le Aziende ci appare ancor di più del tutto incomprensibile la scelta ( o l'indirizzo come dice il Sindaco) di vendere quote di Amiu ai privati; Amiu è un'azienda in attivo e non si vede il senso di tale proposta, neppure con la giustificazione della difficoltà di assumere personale per il Patto di stabilità. Ricordo a tutti voi che con la nuova disposizione (art. 16 della Legge di stabilità) anche le Partecipate avranno tale difficoltà.
Così come vi ricordo che i lavoratori precari di Amiu attendono da tempo un lavoro stabile e certo.
Ma allora diteci chiaramente che questa scelta dovrà andare a favorire chi controlla politicamente Iren e che considera fondamentale impadronirsi della gestione del ciclo dei rifiuti attraverso l'acquisto anche parziale di AMIU.
Anche su Bagni Mrina e Farmacie Comunali non si può condividere la scelta della C.A. soprattutto se vogliamo considerare la "funzione sociale" (penso per es. alle Farmacie ubicate in zone "difficili e problematiche"); occorrerebbero anzi scelte finalizzate allo sviluppo della loro funzione sociale attraverso un'implementazione di servizi rivolte appunto ai settori più "deboli o difficili".
Per finire chiediamo: al Sindaco e alla Giunta di ritirare questa "Proposta di Delibera"; ai Consiglieri Comunali - anche a coloro che nella maggioranza si proclamano "più sensibili" alle tematiche da noi espresse - di chiedere alla Giunta di ritirare questa Delibera e - se questo non accadrà - di votare contro. L'appartenenza ad una maggioranza politica non può e non deve mai tradire i propri convincimenti e gli ideali, per magari piegarsi a un "ricatto politico" di qualche parte.
Ve lo chiediamo pensando di rappresentare i cittadini e gli utenti di questi servizi, e a nome dei lavoratori che, se questa scellerata scelta verrà portata a compimento, pagheranno due volte: come lavoratori e come utenti dei servizi.
Da parte nostra continueremo, insieme ai movimenti sociali che si stanno opponendo a questa scelta, a mettere in atto tutte le iniziative più opportune per tentare, fino all'ultimo momento utile, di farvi cambiare idea.
Grazie.

(intervento letto da Andrea Tosa)

I candidati a Genova

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    Luca Pirondini
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    Fabio Ceraudo
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    giuseppe immordino
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    MARIA TINI
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    stefano giordano

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