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Cultura: Maggio 2013


Genova - 


250x.jpg La Giunta Regione Liguria , ha approvato una delibera, ora in Consiglio per l'approvazione con eventuali modifiche , che istituisce la Banca della Terra col dichiarato scopo di recupero produttivo dei terreni abbandonati e salvaguardia del territorio favorendone l'accorpamento per un migliore sviluppo aziendale . Questo si legge nella relazione di accompagnamento della delibera ,ove viene inoltre espresso l'intento: di favorire l'occupazione con speciale riguardo ai giovani , lo sviluppo di aziende agroforestali , preservando la tradizione e le filiere locali, prevenire l'erosione e il rischio di incendi , semplificare la normative ed eliminare vincoli al recupero , riconoscendo il ruolo multifunzionale delle imprese agroforestali e promovendo la diversificazione delle attività per favorire l'incremento del reddito .

Tutto ciò è bello buono e giusto se non che l'attuazione di questi propositi è demandata ad un Fondo istituito presso la FILSE s.p.a. , la banca che finanzia le Regione e da questa controllata , che , nel caso, si occuperebbe di terre e non di denaro , potendo acquisire la proprietà per contratto privato, ovvero la disponibilità qualora incolte ed abbandonate , per locarle a terzi con procedure che possono , ma non devono, essere di evidenza pubblica.

Nella normativa approvata dalla Giunta , non è previsto l'obbligo , preventivo e propedeutico, di predisporre l'inventario dei terreni regionali coltivati e non , e quindi non è dato conoscere quali siano codesti terreni incolti né di chi siano, ed inoltre agli agricoltori, che non siano imprenditori , non viene riconosciuto alcun incentivo , nemmeno se volessero procedere al sollecitato recupero , oneroso e difficoltoso su territorio terrazzato , ove le particelle spesso sono difficilmente raggiungibili a causa del dissesto delle strade di accesso. In quanto , e se , proprietari sono però tenuti all'osservanza di principi minimi di salvaguardia ,che la Regione indicherà nel dettaglio in successivo regolamento, pena sanzioni, mentre i comuni , che istituzionalmente sono tenuti alla manutenzione del territorio comunale , non solo non sono passibili di sanzioni o censure, ma possono ricevere dalla regione incentivi a fondo perduto per le opere di manutenzione sui terreni comunali , ed infine diventano controllori di sé stessi perché a loro è rimesso il controllo sull'ottemperanza ai principi minimi di salvaguardia, o a quelli indicati nel regolamento comunale che loro stessi si saranno dati, e che , in veste di manutentori istituzionali , li impegna direttamente .

In sostanza Banca della terra è un fondo presso FILSE s.pa. , 1.300.000 € resi disponibili dalla Regione, la cui regolamentazione è prevista in futura convenzione di cui nulla viene anticipato, al quale viene conferita detta somma dalla regione perché la utilizzi per i compiti assegnati che sono anche di gestione diretta della terra .
Può infatti acquisire la proprietà o il possesso per atti privati , può acquisire la disponibilità dei terreni di cui non si conosce il proprietario dandoli in gestione a terzi secondo procedure anche private e non pubbliche a sua discrezione, può acquisire le terre incolte abbandonate dietro domanda di assegnazione a sé stessa .

La mancanza di obbligo di procedura pubblica, di previa individuazione di tutti i terreni, di alcuna prevista procedura di controllo, e di possibilità di gestione diretta da parte di FILSE pare senz'altro censurabile .
Inoltre non vi è alcun riferimento, nella relazione di accompagnamento della delibera , a precedente legislazione regionale sulle terre incolte, del 1996, che ha previsto l'istituzione di commissioni , ancora pare in funzione, le quali avrebbero dovuto essere richieste di riferire sull'esecuzione , evidentemente negativa , di quella normativa, individuandone le mancanze e favorendone quindi le modifiche.
Se ciò sia avvenuto nella relazione non se ne trova comunque traccia , si auspica quantomeno una rapporto di evidenza pubblica sul punto specifico e un inventario , reso pubblico , di tutti i terreni regionali colti ed incolti , verificando soluzioni diverse che consentano la tutela del territorio incentivando gli agricoltori in base a piani di sviluppo agricolo predisposti dai singoli , o da consorzi, dove l' ente regionale terzo abbia funzioni di gestione delle procedure e di garanzia , controllando che i Comuni eseguano i compiti cui sono istituzionalmente tenuti.


Genova - 


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Quello che segue è una valutazione del nuovo Statuto di IREN posta a base degli interventi in Consiglio Comunale a Genova. E' frutto anche di elaborazioni collettive con i Consiglieri del Movimento di Parma Piacenza, Reggio Emilia e Torino.
Posto che o si tutelano i Cittadini o si fabbricano Dividendi, non esiste nessuna ragione per creare holding che non hanno alcuna funzione industriale, perché non ci sono vantaggi dimensionali da cogliere. L'unica motivazione che avete sempre dato è che essendo grossi possono avere prestiti dalle banche a tassi più bassi. A questo invece dovrebbe provvedere una finanza pubblica che ora non c'è, ma potrebbe esserci se solo si volesse. Mi riferisco alla Cassa Depositi e Prestiti.
Possiamo apprezzare che i tre Saggi abbiano proposto il loro piano senza compenso ma dopo un anno cosa ci viene proposto? NULLA. Inoltre la presenza di 2 consiglieri di amministrazione di IREN su tre saggi fa pensare che più che una riforma proposta dai soci, con la grave esclusione di Parma, sia più una riforma in autotutela della società stessa. In tutto il mondo quando si affrontano questi cambiamenti del governo di un'azienda ci si affida a Società specializzate (i.e. Corporate Advisor) che , sotto adeguato compenso, asseverano l'apprezzabile stima dei benefici economici e finanziari effettuata dal Management della Società derivante dalla nuova governance attraverso un dettagliato, preciso e riscontrabile Business Plan. Presentata in questo modo e quindi delegando la formazione del Piano Industriale o del Business plan al successivo nuovo Consiglio di Amministrazione e non almeno all'assemblea dei soci attraverso il meccanismo di cui sopra, questa proposta non è dettagliata in modo tale da consentire un'analisi seria su dati fattuali: il passaggio dal "Comitato esecutivo" allo schema classico "Presidente+Vice Presidente+Amministratore Delegato" garantisce funzionalità solo in via teorica, sembra frutto di presunzione ontologica! Non basta dire "IREN è talmente mal messa che qualcosa (qualunque cosa aggiungiamo noi) si deve pur fare". Questo è il segno di quanto disperata e disperante sia la condizione di IREN a cui si è arrivati grazie anche alla gestione del PD (...e non solo) con le giunte Pericu e Vincenzi di cui il Capogruppo Farello faceva parte.
Non deleghi quindi il PD a noi M5S il fardello di stroncare questa governante, trovi il coraggio di dire NO come quotidianamente compare sulla stampa cittadina: applichi a se stesso, una volta nella vita, quel principio di "responsabilità" che tanto pretende dagli altri.
Il M5S ha un'idea ben precisa di cosa dovrebbe essere IREN per interpretare al meglio il ruolo di una moderna multi utility che, prima di tutto, dovrebbe contribuire allo sviluppo di qualità del territorio erogando eccellenti livelli di servizio ai cittadini-clienti a prezzi competitivi, pertanto in sintonia con l'Europa, efficiente, efficace e in grado di guardare ai territori stessi come ad un alleato con cui valorizzare un "bene comune", non come 'piattaforma' di generazione di ricavi a fronte di costi crescenti per fronteggiare debito e sprechi.
Una moderna azienda che pone le sue fondamenta sulla trasparenza e condivisione per progettare con i territori e non a prescindere dai territori, un'azienda capace di essere in costante evoluzione ponendo l'innovazione come fattore chiave di sviluppo e di successo, innovazione che significa avere la capacità di ripensare quotidianamente il proprio modo di fare impresa, sviluppare capitale umano coltivando importanti e strategiche competenze interne, possibilità di essere protagonisti nel settore dell'energia e dell'ambiente avendo la capacità di "fare diversamente" tenendo conto dei paradigmi di sostenibilità ambientale, territoriale e sociale: non ultimo,un'azienda che fa riferimento alla finanza etica, si certifica, adotta un 'Codice Etico'.
Questi i temi su cui i Comuni soci si sarebbero dovuti confrontare per definire la nuova 'governance' di IREN purtroppo oggi ancora ferma su posizioni arretrate: ancora nel 2013 lamenta criticità ad investire non mantenendo gli impegni sul settore idrico, scommette su due nuovi inceneritori anziché puntare sul Trattamento Meccanico Biologico del rifiuto residuo post-raccolta differenziata, che significa minori costi per i clienti, minori impatti ambientali, posti di lavoro nella 'Fabbrica dei Materiali' che vuole l'UE.
Ancora sull'energia ha continuato ad investire su un rigassificatore off shore, che le cronache riportano come a rischio default a causa del drastico calo di consumi di gas naturale e grandi centrali a combustibile fossile, mancando di cogliere il vento di energie rinnovabili ed efficienza che governa il mercato.
A fronte di questa situazione, la riflessione sulla nuova governance non può ridursi a come eliminare l'unica figura apicale non di nomina PD ed un Comitato Esecutivo espressione dei territori: non basta questo per convincerci che il risultato sarà efficienza, efficacia ed integrazione.
Crediamo pertanto necessario l'avvio di un percorso di vero cambiamento da cui possa, e debba, trarre origine la nuova IREN che i nostri cittadini ed i nostri territori chiedono. Un percorso di cambiamento potrebbe essere quello di adottare la governance duale, con un consiglio di sorveglianza, nato dalla trasformazione del Comitato del Territorio, in cui siano presenti rappresentanti dei lavoratori (non dei sindacati!) e della cittadinanza attiva.
Infine Iren SpA dovrebbe essere smontata, o "spacchettata" (come si dice in gergo), come tutte le mutiutility

Stefano Camisasso

I candidati a Genova

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    Fabio Ceraudo
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