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Cultura: Marzo 2012


Genova - 

23 marzo 2012 - di Elisa Parodi
cultura.jpegIl Comune non ha approvato il bilancio 2012. Uno dei tanti corollari che derivano da questa decisione è rappresentato dal fatto che la stragrande maggioranza delle manifestazioni culturali non potrà essere realizzata fino alla fine dell'anno in corso. Alcune, dopo questa micidiale paralisi, non saranno più in grado di rialzarsi: tutto ciò avverrà anche perché ad oggi la Regione Liguria non ha stanziato neppure un euro sul capitolo cultura.
Sarà anche una scelta politica quella della giunta Vincenzi di rimandare la decisione sull'aliquota prevista dall'Imu a dopo le elezioni comunali del 6 maggio 2012 a Genova, ma questo ritardo, che comporta appunto lo slittamento nell'approvazione del bilancio comunale, potrebbe dare vita a un pericoloso effetto domino, ma soprattutto potrebbe farci temere seriamente per la sopravvivenza di numerosi apprezzati e seguitissimi teatri e festival genovesi.
La notizia a dir poco allarmante rischierebbe addirittura di passare in sordina se non fosse per il grido di allarme pubblicato da alcuni giornali nazionali e locali e firmato da alcuni dei principali teatri e festival cittadini: la lettera aperta indirizzata ai quotidiani sottoscritta dal Teatro della Tosse, Akropolis, Cargo, Archivolto, Ortica, Garage, Teatri Possibili, Festival Corpi Urbani, Festival del Mediterraneo, Festival della Poesia, Gezmataz, Genova Film Festival, Festival Circumnavigando, Suq e Lunaria rappresenta un appello accorato, o peggio ancora il canto del cigno di una fetta di patrimonio culturale che potrebbe avere vita dura.
Le conseguenze di uno scenario genovese privato di questi istituzioni di spettacolo è a dir poco desolante: parliamo di posti di lavoro a rischio, di edifici che potrebbero essere abbandonati, di carenza di servizi culturali in tutta la città, da Nervi a Voltri, non solo nel centro storico. E tutti sappiamo come la vivacità culturale sia uno dei tanti fattori che contribuiscono a migliorare la qualità della vita, soprattutto nelle "periferie", dove i teatri e le associazioni non hanno solo funzione ricreativa, ma rappresentano ormai anche un luogo di ascolto, di integrazione, di apprendimento e di presidio del territorio. Dove c'è cultura, non c'è degrado.
Ma tutto ciò sembra non avere rilevanza e Genova, come tante altre realtà italiane, potrebbe "spegnersi", come denunciano, a buon diritto, i firmatari della lettera.
Purtroppo, però, il caso di Genova non suono affatto come nuovo, inaspettato. Sono mesi che gli ottimi programmi della televisione pubblica "Report" e "PresaDiretta" tentano di porre l'accento, tra i tanti settori in crisi nel nostro paese, sul caso della cultura in Italia con puntate significative dai titoli evocativi: "Mali Culturali" (Report, 4 dicembre 2011) e "Cultura a fondo" (PresaDiretta, 26 febbraio 2012).
I dati parlano chiaro: i fondi del Ministero dei Beni Culturali negli ultimi cinque anni sono passati da 1.649.000.000 di euro ai 579.000.000 di quest'anno (cioè tre volte meno rispetto ad un lustro fa), quindi è "naturale" che, parlando di spettacolo dal vivo, Regioni e Comuni abbiano sempre meno risorse a disposizione per i teatri lirici e i teatri stabili, figuriamoci quindi per gli enti culturali di medie e piccole dimensioni.
È, però, altrettanto naturale che queste istituzioni di oppongano ad una tale situazione critica: c'è chi scrive una lettera di denuncia e chi occupa un teatro in pieno centro a Roma. Il pensiero corre, infatti, veloce al coraggioso esempio del Teatro Valle, vicino a Piazza Navona, "occupato" dal 14 giugno del 2011 da lavoratori dello spettacolo (attori e maestranze) che seppur precari, seppur senza nessuna assistenza previdenziale, seppur "contro" la legge, hanno deciso di anteporre la propria professionalità e dignità di operatori culturali e di persone di fronte alle mere dinamiche economiche e finanziarie che reggono gli enti culturali.
Il caso Valle, per fortuna, grazie allo sforzo di alcuni quotidiani e programmi televisivi ha la risonanza che merita a livello nazionale, non solo tra gli addetti ai lavori. Ma della cultura, del teatro, dei festival a Genova, se ne parla?
Se ne parla eccome: il 25 febbraio 2012 si è tenuto a Genova, al palazzo della Borsa, l'ottava edizione de "Le Buone Pratiche del Teatro" (a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino), incontro sul tema "Movimenti e Istituzioni", il cui verbale è scaricabile dal sito della webzine di cultura teatrale ateatro.it.
Durante il dibattito, a tratti acceso, sul rapporto cultura/teatro e istituzioni, l'Assessore alla Cultura del Comune di Genova e responsabile teatro per l'ANCI Andrea Ranieri afferma: "In tema di cultura e teatro, la sensibilità delle città è molto più grande rispetto a quella dello Stato. I motivi di questa sensibilità risiedono nella consapevolezza dei Comuni della capacità di creare identità e della funzione di welfare del teatro e della cultura in genere. La cultura inoltre muove l'economia, è una risorsa: in termini aziendali, potremmo dire che è business". Poco dopo Daniele D'Agostino (Comune di Genova, Area Sviluppo della Città e Cultura), illustra lo studio del Comune di Genova sui teatri della città: "20.000 posti a sedere in totale, presenze in crescita insieme ai biglietti venduti e agli abbonamenti. Sul totale degli occupati, il 28 per cento ha tra i 25 e i 35 anni. Il finanziamento pubblico copre il 50 per cento, il 20 per cento arriva dagli incassi e il resto da sponsor. Cresce la capacità dei teatri di autofinanziarsi. www.genovateatro.it è il primo esperimento in Italia di un sito sulla programmazione teatrale di tutta la città, con informazioni sugli esercizi teatrali e vendita di biglietti."
Quindi, dagli atti del convegno, emergono una visione, se non rosea, almeno ottimista del settore cultura; una volontà di investire nel settore artistico; uno sguardo in prospettiva che va oltre l'immediato qui e ora. Tutti buoni propositi smentiti nemmeno un mese dopo dalle ultime notizie sull'approvazione del bilancio del nostro comune. È pur vero che la legislazione in materia di investimenti pubblici è piuttosto farraginosa: il sistema teatrale italiano risente della mancanza di "leggi quadro" che traccino le linee degli interventi (statali e regionali) in materia di spettacolo dal vivo. Considerato che non esiste una Legge nazionale sullo Spettacolo, la "normativa" italiana si presenta come una sovrapposizione di decreti, circolari, leggi regionali, che si sono succeduti negli anni, sovrapponendosi gli uni sugli altri, senza una cornice legislativa chiara utile a mettere a fuoco il rapporto tra "Imprese dello spettacolo" e Istituzioni (governo ed enti territoriali). Così non esiste una chiara differenziazione di competenze fra le amministrazioni.
Tuttavia le lacune legislative non devono essere considerate come scusante per i mancati provvedimenti in fatto di cultura: in Italia i tagli al welfare, oltre a distruggere il principio di solidarietà ed il supporto alle fasce deboli, stanno impoverendo chi si occupa di spettacolo e chi ne fruisce. In Francia, invece, i massicci finanziamenti dello stato al settore non diminuiscono con la crisi, anzi. E le donazioni dei privati a tutto il settore, grazie alle agevolazioni fiscali, si stanno moltiplicando. L'Italia è nota per la ricchezza dei suoi beni culturali e per la varietà delle sue espressioni artistiche eppure nel resto d'Europa con un patrimonio di gran lunga inferiore al nostro riescono a dar lavoro a 3 milioni e 600 mila persone, il 2,6% del Pil, mentre in Italia ci fermiamo all'1,1%.
Quando capiremo che la cultura è un investimento non solo economico, ma anche personale, di crescita, di arricchimento, di condivisione di saperi e di piaceri, allora sarà giunto il momento di cambiare.
Noi, lo abbiamo capito, e faremo tutto il possibile affinchè Genova e le sue realtà culturali non si spengano, ma rifulgano di rinnovato vigore e vitalità. Per il bene di tutti.
Appoggiamo e sosteniamo la causa sottoscritta dal Teatro della Tosse, Tetrao Akropolis, Teatro Cargo, Teatro dell'Archivolto,Teatro dell'Ortica, Teatro Garage, Teatri Possibili, Festival Corpi Urbani, Festival del Mediterraneo, Festival della Poesia, Gezmataz, Genova Film Festival, Festival Circumnavigando, Suq e Lunaria.

I candidati a Genova

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    Fabio Ceraudo
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    giuseppe immordino
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    Luca Pirondini
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    MARIA TINI
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    stefano giordano

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