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Luglio 2014


Genova - 

Banner Aspl Genova www.asplgenova.it(di Stefano De Pietro)

Pubblichiamo la delibera ASPL 31/2014 relativa ad una segnalazione sul malfunzionamento del servizio Taxibus, costruito senza pensare alla accessibilità.


Genova - 

(di Paolo Putti)


Ciao  a tutti sono Paolo Putti, portavoce di Genova

Condivido con voi le informazioni sulle città metropolitane, come abbiamo fatto con gli attivisti Genovesi, affinché abbiate la possibilità di decidere se sia importante o meno partecipare ad esse. Noi a Genova, con un sondaggio in plenaria e sul Meetup, abbiamo deciso di sì al 90 %.

La seguente è una sintesi di un estratto della camera:
"... alle città metropolitane sono attribuite le funzioni fondamentali delle province e quelle attribuite alla città metropolitana nell'ambito del processo di riordino delle funzioni delle province, nonché le seguentifunzioni fondamentali proprie:

a) piano strategico del territorio metropolitano ;

b) pianificazione territoriale generale;

c) organizzazione dei servizi pubblici di interesse generale di ambito metropolitano;

d) mobilità e viabilità;

e) promozione e coordinamento dello sviluppo economico e sociale;

f) sistemi di informatizzazione e di digitalizzazione in ambito metropolitano.

Ulteriori funzioni possono essere attribuite alle città metropolitane dallo Stato o dalle regioni."

Capite cosa vuol dire: che li dentro ci saranno oltre alle funzioni delle vecchie provincie, come la formazione, la cura delle strutture scolastiche, i piani di bacino e tutte le altre deleghe fortemente legate alla tutela del territorio ed al contrasto al dissesto idrogeologico, alle città metropolitaneandranno robe come:

1) piano strategico del territorio (quali opere fare o meno, la possibilità di controllare o meno gli appalti),

2) pianificazione territoriale (piano urbanistico della metropoli, scelte strategiche di destinazione di uso dei territori),

3) mobilità e viabilità (TPL, mobilità dolce, piste ciclabili),

4) promozione e coordinamento sviluppo economico e sociale (macro pensiero economico sul territorio, quindi se vogliamo più o meno industrie, più o meno turismo, più o meno ricerca lo portiamo lì, e poi acqua pubblica lo portiamo lì),

5) sistemi di informazione e digitalizzazione in ambito metropolitano (mi sembra per noi molto interessante); più altro che potrebbero dare Regione o lo Stato.

Ci sono dentro almeno 4 o 5 punti della carta di Firenze, ci sono dentro tantissimi temi per cui la gente ha votato noi piuttosto che altri, io mi sento la responsabilità di tutelare i miei cittadini e non andandoci non li tutelo, non controllerei cosa fanno li dentro su questi temi importantissimi, non voglio che un domani mi dicano " si bravo però lo sapevi che si decideva lì e hai preferito non andarci".

In più i consiglieri non saranno un ulteriore carico economico (non saranno retribuiti), non cisaranno gruppi ed uffici in più , si ridimensioneranno gli uffici provinciali esistenti  insomma tutto ciò per cui non volevamo le provincie), forse anzi questo consiglio metropolitano soppianterà i consigli delle grandi città.

Vi aggiungo questi altri dati a proposito dell'elezione di secondo livello che sono presi da altra sintesi della legge 57 del 7 aprile 2014 detta Del rio :"tutti gli incarichi di sindaco metropolitano, di consigliere metropolitano o i componente della conferenza metropolitana sono svolti a titolo gratuito."

Per quanto riguarda gli emolumenti, al massimo la medesima legge può prevedere, in deroga, una specifica indennità di funzione per il sindaco metropolitano.."quindi solo se ci siamo dentro possiamo fare passare nello statuto anche l'elezione diretta e non di secondo livello e possiamo far sì che non ci sia (e proprio ci rode) indennità di funzione per sindaco.

L'unica cosa che rimane a sfavore sono le elezioni di secondo livello, ma se non siamo dentro mentre fanno lo statuto non possiamo neanche inserire il referendum propositivo senza quorum o consultivo,che per noi è un importante strumento di democrazia diretta.

Lo statuto della città metropolitana può prevedere l'elezione diretta del sindaco e del consiglio  metropolitano con il sistema elettorale che sarà determinato con legge statale, ma bisogna che ci sia qualcuno nel consiglio che lo chieda.

Per questo credo sia molto importante essere dentro, per controllare, riferire ai cittadini e proporre per le città metropolitane ma soprattutto per le comunità delle città metropolitane (che tra l'altro credo in Sicilia stiano già approntando o lo abbiano già fatto).

COMUNQUE INTENDIATE VOTARE, LA CITTA' METROPOLITANA NON E' LA VECCHIA PROVINCIA,  sta a noi scegliere se stare nella lotta (come sempre facciamo) o defilarsi liquidandola semplicemente con: "e' come le provincie".


Genova - 

Scuola1(di Marika Cassimatis)
Il Minstro Giannini evidentemente non sa che un insegnante della scuola superiore lavora già 36 ore alla settimana. Le 18 ore di lezione frontale, previste dal contratto, implicano un lavoro attorno ad un'ora aggiuntiva, per la preparazione della lezione, la personalizzazione degli interventi, l'elaborazione delle verifiche, la loro correzione, la relazione con le famiglie (senza tralasciare tutte le situazioni di BES, DSA, Handicap che coinvolgono tutto il team docenti), quindi 18 per due, uguale 36 ore, e i numeri non sono stati messi lì a caso. In realtà il docente ne fa molte di più, di ore. Ma non è questo il punto. Pensare alla scuola senza pensare alla specificità dell'insegnamento, e rendere il mestiere impiegatizio, significa sacrificare la formazione dei ragazzi.

Vogliamo degli studenti polli da batteria, stipati in classi che superano le 28 unità, con docenti che somministrano pillole liofilizzate di cultura, uguali per tutti, oppure una scuola che fa uscire ragazzi preparati, valorizzati ciascuno nelle proprie specificità?

La scuola forma i cittadini di domani, è su questo che si deve riflettere, senza lasciarsi irretire dagli slogan del primo ministro che passa. Invito la Giannini o chiunque si trovi a pontificare sulla scuola senza a mio avviso conoscere nulla della realtà professionale del docente, a tenere un'ora di lezione in aula di ventotto ragazzi, dei quali diciotto con percorsi personalizzati (quindi ognuno con esigenze specifiche diverse!). Quando sarà in grado di affrontare questo impegno (ne deriva che è improponibile essere efficienti e lucidi per più di cinque, massimo sei ore di lezione consecutive), allora gli insegnanti saranno disposti ad ascoltare tutte le proposte di riforma possibili e anche a discuterle. Qualcuno dirà: ma la Giannini è un Professore Universitario. E allora? Tre ore alla settimana di lezione frontale, a studenti maggiorenni, adulti e già formati nel percorso scolastico, sono altro mestiere.
Il docente della scuola non è solo un esperto della materia, ma soprattutto è un educatore e un maestro di comunicazione. Perché la disciplina deve essere tradotta e resa fruibile allo studente, perché insegnare nella scuola significa gestire una comunità che cresce insieme ma che è fatta tante singole individualità. Una professione multitasking, la fatica è massima ma anche di grande soddisfazione. I docenti amano il loro lavoro, nonostante i continui attacchi.

Quando un governo pensa che gli unici tagli accettabili siano quelli alla scuola, significa che ha già deciso di plasmare gli studenti in polli di batteria. Ricordiamolo. La scuola è fatta di docenti, di studenti, di personale amministrativo e di collaboratori scolastici. Tutti insieme concorrono all'obiettivo finale, che è la formazione di cittadini consapevoli. La mobilitazione contro il decreto del Governo Renzi è in atto in tutta Italia, anche a Genova. Partecipare è un impegno di civiltà.



Genova - 

partecipazione(di Marika Cassimatis)

L'amministrazione comunale di Genova avanza proposte indecenti a riguardo dell'area demaniale attualmente occupata dalla Fiera di Genova.  I cittadini devono subire passivamente oppure possono reagire e proporre la loro visione di città del prossimo futuro?  Il referendum consultivo è uno strumento democratico per eccellenza,  che da parola  e forza ai cittadini. Contro l'omologazione dei consumi, il monopolio della grande distribuzione, i cittadini possono dire no e proporre soluzioni che salvaguardino  il loro territorio, il tessuto commerciale dei quartieri costituito da piccole e medie imprese, le funzioni per lo sviluppo sociale, umano, culturale ed economico dell'intera città.

Si può fare!

Lo Statuto del Comune di Genova, all'articolo 23, prevede il referendum consultivo  in tutte le materie di competenza comunale. Lo stesso articolo  rimanda al Regolamento attuativo, che quale recita: il referendum può essere proposto da un Comitato Promotore composto da almeno 50 cittadini residenti nel Comune ( art. 2) , che lo invia  al Presidente del Consiglio Comunale il quale entro 10 giorni lo trasmette alla Commissione (nominata dalla Giunta) per giudizio di ammissibilità.

La Commissione ha 15 giorni per trasmettere il proprio parere al Presidente del Consiglio Comunale, che, entro successivi 10 giorni, invita la Giunta a provvedere a variazione di bilancio per finanziare il referendum.

Quindi, dal momento in cui si predispone il quesito referendario e si costituisce  un Comitato Promotore di almeno 50 cittadini residenti, trascorrono al massimo 35 giorni entro i quali il Presidente del Consiglio Comunale deve deliberare la legittimità o meno del quesito.

Infine si hanno sei mesi di tempo per raccogliere le 12.000 firme di cittadini, necessarie per richiedere il referendum.

La consultazione popolare ha una forza dirompente, perché rende consapevole la cittadinanza delle scelte strategiche per il futuro dei quartieri e della città, e costringe la classe politica alle proprie responsabilità. Attiviamoci, non c'è tempo da perdere.

I candidati a Genova

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    Luca Pirondini
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    Fabio Ceraudo
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    giuseppe immordino
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    MARIA TINI
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    stefano giordano

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