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Marzo 2014


Genova - 


800px-VoltriStazioneMonte(di Gabriele Fiannacca - Capogruppo Movimento 5 Stelle in Municipio Ponente)

Ieri mattina si è svolto il Tavolo tecnico con le Ferrovie. Ormai da anni il progetto del potenziamento del nodo di Genova prevede la separazione del traffico dei treni a lunga percorrenza, che passeranno a monte, dal flusso di treni metropolitano che occuperà la ferrovia a mare. In questo contesto progettuale, Voltri dovrebbe assumere il ruolo di porta ferroviaria della città, con il conseguente riassetto e ampliamento dell'attuale stazione, terminal della metropolitana urbana.

Quest'ultima prevede l'esproprio e l'abbattimento del fabbricato in via Don Giovanni Verità, per ampliare la rete ferroviaria. Fin qui tutto bene, i cittadini se ne sono fatti una ragione e da anni stanno aspettando un esproprio che non arriva. Per questo il Municipio, ignaro delle intenzioni delle Ferrovie, da tempo chiede un confronto.
Finalmente veniamo a sapere che tutto questo ritardo è dovuto a vari fattori e pasticci di competenze, che entro il dicembre del 2015 devono risolversi. Il nodo che non ha permesso finora il proseguimento dei lavori, è il viadotto che dall'uscita dell'autostrada porta al porto di Pra'. Da anni quest'ultimo dovrebbe essere abbattuto e ricostruito (non si sa come e dove).

Da qui inizia il contenzioso, lo scaricabarile all'italiana, tra Ferrovie, Spea ed Autorità Portuale, che potrebbe mettere a serio rischio un progetto che in fin dei conti può essere considerato molto positivo ai fini del trasporto pubblico locale.

A detta delle Ferrovie, questa metropolitana urbana dovrebbe prevedere treni ad altissima frequenza (si parla di treni ogni 5/7 min), con la costruzione di nuove stazioni come Palmaro, Pegli Lido, Multedo. Tutto questo "idillio" sarà possibile se la Regione fornirà treni adeguati, con una maggiore accelerazione.

Se pensiamo che la Regione Liguria è una delle regioni d'Italia che investe meno sul trasporto pubblico e ha fatto saltare pochi giorni fa il biglietto integrato urbano con Amt, non ci aspettiamo un futuro così roseo.
Inoltre, con l'aumento di queste stazioni (intervento a nostro avviso positivo) sorge spontanea una domanda: se con le attuali scassate littorine di Trenitalia da Voltri a Brignole ci vogliono mediamente 45/50 minuti, sempre che il santo protettore dei ritardi sia in buona, quanto ci vorrà per arrivare a Brignole? Un'ora e 20 minuti?
Non è strano sentire il vicesindaco Bernini, in un incontro in cui si parla di trasporto pubblico, menzionare continuamente la gronda di Ponente (chissà perché tutto questo interesse).

Il mio interevento ha fatto riferimento a quest'ultime considerazioni e in ultima istanza ho voluto porre l'attenzione e "sensibilizzare" questi signori sulla disintegrazione del biglietto integrato: "vi rendete conto che senza la tariffa integrata la maggior parte dei cittadini genovesi che prendessero treno ed autobus, dovrebbero pagare quasi mille euro all'anno di abbonamento (Amt eTrenitalia) a fronte dei già troppi trecentonovantacinque dell'attuale abbonamento integrato?. Questo vuol dire distruggere il Tpl e disincentivare il cittadino al suo utilizzo, questo vuol dire rendere elitario e inaccessibile un mezzo di spostamento economico ed ecologico".
Ora capisco la litania di Bernini, "la Gronda, la Gronda e la Gronda!"

Mi è stato risposto che è colpa della Regione che non investe sul Tpl e che stanno cercando di trovare un ulteriore accordo per unire ulteriormente i due abbonamenti, che sarà sicuramente molto più oneroso per il cittadino. In questa selva di "se" e di "scaricabarile" micidiale mi ritorna in mente un canto di Lorenzo De' Medici:

« Quant'è bella giovinezza,
Che si fugge tuttavia!
Chi vuol esser lieto, sia:
di doman non c'è certezza »

Ecco, il domani continua ad essere sempre più buio. Vi terremo aggiornati sui "se" e sulle mille responsabilità di questi enti sempre meno pubblici.

Stay tuned!


Genova - 

aiuti_PMI(di Alberto Vanni)

Ciao, segnalo a chi ne fosse interessato due brevi note tecniche sul funzionamento del "fondo di garanzia per le Piccole e Medie Imprese". Chi lo desidera, potrà spiegare ai titolari delle imprese che si possono avvalere delle garanzie concesse da questo fondo per avere un più facile accesso al credito bancario.

Come noto, infatti, tutte le volte che un imprenditore (o chiunque altro) va in banca a chiedere un prestito, questa lo concede solo in cambio di garanzie. Può capitare che la banca chieda all'imprenditore, ad esempio, l'ipoteca sulla sua casa o la fideiussione di un suo parente. In tal modo, se l'imprenditore fallisse, la banca si rivarrebbe sul ricavato della vendita all'asta della casa ipotecata oppure pignorerebbe i beni del parente per poi metterli anche in questo caso all'asta. Spesso un imprenditore, specialmente se piccolo, ha difficoltà a trovare garanzie del genere da dare alla banca. Magari ha già ipotecato la casa in cui vive per comprarsela e non ha altro da dare come garanzia.

Questo fondo può servire per compiere, fra le altre, due tipi di operazioni:

1) rinegoziare mutui bancari già esistenti estendendone la durata e riducendo gli importi delle rate mensili.

In questo caso il titolare di una PMI chiede alla Banca di sostituire il suo vecchio mutuo con uno nuovo che duri per un tempo più lungo e che abbia rate mensili da pagare più basse del mutuo precedente. Per questo tipo di operazioni la banca può domandare all'ufficio preposto del Ministero dello Sviluppo Economico la garanzia su "una parte" del mutuo.

L'ufficio studia la situazione economica dell'imprenditore e risponde entro 3 mesi dall'inoltro della domanda.In caso di risposta positiva, l'ufficio del Ministero garantisce "al massimo" il 60% del mutuo. Ciò vuol dire che per la parte restante l'imprenditore deve trovarsi autonomamente le garanzie da dare. Ma è facile che già le abbia visto che, del resto, un mutuo già lo aveva.

Questo primo tipo di operazioni comunque può permettere a chi è in difficoltà di allentare la morsa delle banche.

2) Il secondo tipo di operazioni riguarda i mutui richiesti dall'imprenditore per effettuare investimenti.

In questo secondo caso l'imprenditore si indebita per acquistare beni strumentali all'esercizio della sua attività. Si pensi, ad esempio, al gelataio che vuole comprare un nuovo congelatore o a un pizzaiolo che vuole comprare un nuovo forno, che in ambo i casi facciano risparmiare energia elettrica.

Se costoro non hanno soldi a sufficienza, possono chiedere un mutuo in banca, la quale chiederà garanzie. In tal caso la banca si garantirà sicuramente chiedendo che il bene sia dato in pegno o sia preso in leasing o sia coperto da un warrent. Ciò vuol dire che il bene strumentale che ha in uso l'imprenditore non apparterrà a quest'ultimo ma (indirettamente) alla Banca e in caso di prolungato mancato pagamento delle rate, questa se lo verrà a prendere e lo metterà all'asta.

Solitamente la banca chiede garanzie ulteriori perché, come noto, i beni strumentali di un'impresa perdono valore col passare del tempo (un bancone di un negozio usato vale meno di un bancone nuovo). Qui entra in funzione il fondo di garanzia per le PMI che per queste operazioni di investimento concede un garanzia alla Banca che può arrivare al massimo a coprire il 30% del valore del bene.

Se si pensa che normalmente chi acquista un bene non lo fa completamente a debito, ma anticipa al venditore una parte del prezzo (ad esempio il 20%) e che il bene, per mal che vada, conserva nel tempo una parte del suo valore (ad esempio il 50%), ecco che con la garanzia pubblica (che arriva al massimo al 30%) si può ottenere una copertura pressoché totale dell'investimento. Ne deriva un mutuo sicuro per la banca e meno costoso per l'imprenditore di quanto risulterebbe altrimenti.

Venendo, da ultimo, alla procedura da seguire, per accedere al fondo, il titolare di una PMI deve recarsi in banca portando con sé i modelli "UNICO" degli ultimi due anni e chiedere un mutuo coperto da questo fondo. Se l'impresa è molto giovane, il titolare deve portare in banca un prospetto previsionale dell'andamento dell'impresa nei prossimi anni che gli può preparare il suo commercialista.

Attenzione, però, perché non tutte le banche si avvalgono di questo fondo. Consigliamo all'imprenditore di rivolgersi a quelle che compaiono sul sito internet www.fondidigaranzia.it che, peraltro, abbiamo indicato sul nostro volantino.

Non faremo i nomi di banche che usano o non usano questa agevolazione perché non siamo i promoter di nessuno. Non mancheremo però di informare i nostri interlocutori che i nostri parlamentari 5 stelle rinunciano alla parte più consistente del loro stipendio per dare una mano alle PMI ad accedere al credito e che noi dedichiamo il nostro tempo e le nostre energie per dare informazioni utili a chi è in difficoltà.

Siamo all'esatto opposto di quelli che vanno per negozi a riscuotere il pizzo, noi aiutiamo le PMI, noi siamo #quellibuoni!

Con i migliori saluti,

Alberto


Genova - Thumbnail image for Foto aerea quartiere Fiera e Galliera- Smart City Galliera.jpg(di Angelo Simonelli) Un software per Il nuovo Ospedale Galliera: un progetto di quattro milioni di euro, al quale hanno aderito il Comune di Genova e l'Associazione Genova Smart City, per progettare un ospedale prima e la città poi, "a tavolino". E' l'ultimo dei bandi dedicati alle Smart City, coordinato dal Comune di Genova e che riunisce partner internazionali provenienti da Gran Bretagna, Irlanda e Svizzera. Il Galliera partecipa come sito pilota, insieme all'Istituto di Tecnologia e alla Città di Dundalk in Irlanda. Il finanziamento europeo non riguarda la costruzione del nuovo edificio del Galliera, ma la realizzazione di un software che servirà a coloro che sono coinvolti nelle fasi di progettazione e sviluppo delle Smart City e di un Green Hospital, come la società D'Appolonia, business partner dell'Associazione Genova Smart City e quindi del Comune di Genova. Riteniamo però che questo sia un abominio metodologico e progettuale. Pensare che sarà realizzato un innovativo software interattivo in grado di fornire a progettisti, urbanisti e imprese un  sistema di supporto alle decisioni in tutte le fasi di sviluppo urbano di una città, dalla costruzione di un singolo edificio alla progettazione di un piano regolatore, può sembrare un'idea innovativa, ma non dobbiamo confondere la progettazione di un motore, dell'aerodinamica della fusoliera di un aeroplano o di un microchip con il disegno della città e dei luoghi dove vive la gente. Non è tanto la cifra non indifferente di 4 milioni di euro che ci turba, ma il fatto che è passato il tempo in cui ci si cullava nell'illusione che il processo di progettazione fosse una semplice "digestione" di dati di input con risultati di output, effettuato semplicemente da un computer (o, meglio, da quei pochi che governano il computer). 
Allora, ci chiediamo: la gente, il quartiere, la città, dove sono? 
Se proprio volessimo metterla sul piano puramente economico, quante micro iniziative di sensibilizzazione e democrazia partecipata, che coinvolgano la città e i quartieri sui problemi della sanità e dei servizi per la salute, potrebbero essere avviate con 4 milioni di euro? Ecco, in alternativa, da dove dovrebbe partire la progettazione virtuosa del Galliera:
  • innalzamento del livello di inclusione sociale;
  • supporto dei comportamenti virtuosi dal basso, dando visibilità ai vantaggi individuali e collettivi;
  • cittadini che coinvolgono i politici nelle scelte, non viceversa;
  • fare il miglior uso di strumenti tecnologici per catturare nuove idee ed attivare un processo di apprendimento collettivo.
Di questo hanno bisogno il Galliera, Genova e i cittadini di ogni dove.

Città - Smart City Galliera

I candidati a Genova

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    Luca Pirondini
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    Fabio Ceraudo
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    giuseppe immordino
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    MARIA TINI
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    stefano giordano

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