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MoVimento 5 Stelle

Gennaio 2014


Genova - 


percolato-scarichi-fogne-liquame-300x207.png(Letto da Stefano De Pietro)

Testo dell'intervento del M5S in merito al problema del percolato finito nel rio Cassinelle.
Consiglio comunale del 28 gennaioo 2014.

Proprio ieri sera il Movimento 5 Stelle ha registrato una conferenza organizzata con un esperto tecnico del problema di Scarpino, "dal non progetto al percolato", prossimamente in onda sui nostri siti per informare i cittadini, durante la quale la storia della discarica ha delineato una situazione senza scampo che la ventennale politica pd di questa città è riuscita a produrre.

Una discarica, specialmente la vecchia, realizzata su un torrente, quella stessa via d'acqua che oggi pare ribellarsi alla follia di tecnici e politici senza scrupoli che hanno voluto tenere nascosto il problema da essa derivante: il percolato tossico e inquinante.
Improvvisamente (si dice) il rio Cassinelle, sepolto da metri e metri di spazzatura senza alcune protezione e con i residui degli incendi degli anni iniziali della discarica, ha raddoppiato la sua portata, questo viene dato di sapere. E la linea tubiera che dovrebbe portare il percolato al mare senza inquinare il rio Cassinelle e il torrente Chiaravagna non è più sufficiente. Si procede quindi al bypass delle vasche di accumulo, inviando il liquame di scarpino 1 nel rio.

Comunque scopriamo che le assicurazioni della dirigenza di Amiu durante la visita a Scarpino del maggio scorso sul fatto che "il problema del percolato è ormai sotto controllo" non corrisponde a verità.

Lo stesso, diluito al punto di rendere inefficace qualsiasi depurazione per osmosi inversa, e comunque ricco di sostanza come metalli pesanti ed ammoniaca, anche nelle normali condizioni di funzionamento e non in emergenza come adesso, disturba i processi di depurazione dei reflui urbani, per la presenza dell'ammoniaca. Che fine ha fatto il progetto Amiu di "strippare" l'ammoniaca a Scarpino per distillazione, usando il biogas prodotto dalla discarica? Forse è meglio, per Amiu, potersi fregiare di produrre energia elettrica dallo stesso gas, invece che pensare ad un problema di salute pubblica.
E dove finisce adesso tutto questo? In mezzo alle barche del porto turistico di sestri, tra le case di recente costruzione, in un'area che si chiude su se stessa per la presenza di dighe e moli, quindi con il pericoloso effetto di una possibile concentrazione in zona di metalli pesanti sul fondo e si miasmi in aria.

Anche il recente scandalo oggetto di indagine della magistratura ci lascia esterefatti. Non si vuole parlarne, essendo in atto un'indagine, come si usa in questi casi, invece bisognerebbe avere il coraggio di raccontare quanto si sa, di informare le persone, i cittadini, che ogni anno si vedono pelare le tasche da un'azienda che non ha voluto (non "non ha potuto o saputo", non ha proprio voluto adattare la propria raccolta differenziata ai numeri europei, e che riceve dalla regione, invece che un richiamo ufficiale, un aiuto insperato con la proroga dei termini richiesti dal Presidente Claudio Burlando alla conferenza delle regioni ad aprile 2013. Proroga subito fatta propria da Amiu, che invece che partire con la Raccolta Differenziata porta a porta (PAP), come tra l'altro indicato da un nostro odg votato a maggioranza dal Consiglio Comunale, ha prodotto un piano industriale dove parla di continuare a bruciare, furbescamente in casa d'altri, la nostra rumenta sotto la mentitrice forma di "CSS", il Combustibile Solido Secondario, un'altra bugia per indicare il CDR, quello che ben conosciamo. E dico bugia perché il CSS è considerato un prodotto, una specie di cippato industriale, che sarà bruciato in forni inadatti, come cementifici e centrali elettriche. Il business prima della salute, come al solito.

La dirigenza di Amiu ha mentito, lo ha fatto in questi anni parlando di inceneritore come un toccasana, lo abbiamo trovato citato e citato tra i parametri per la purificazione dell'aria (pagina 167 della risposta alla Vas regionale sul Puc, come riscontrato da Legambiente, un refuso che pare più un lapsus freudiano messo nelle mani della dirigenza che spingeva questa corbelleria chiamata incenerimento, gassificazione, insomma distruzione termica). Ricordiamo come anni fa un'inchiesta avesse denotato la presenza di IPA e PCB in discarica, sostanze che inducono mutazioni generiche, e a seguire adesso i numerosi scandali sia amministrativi (dei quali saranno da verificare eventuali ricadute sanitarie). Lo ha fatto adesso, trattando con la leggerezza di un incompetente, ma essendo competente, quindi con doppia colpa, il problema delle vasche, appena sufficienti al contenimento del percolato prodotto in situazioni meteorologiche normali. Amiu, a nostro avviso, sottovaluta ad arte il vantaggio di una RD PAP, che crea posti di lavoro e riduce il volume e il peso dei rifiuti, risolve un problema vero ma che "rischia" di sottrarre importanza al pozzo di San Patrizio chiamato discarica.

Proprio perché non crediamo ad Amiu, da tempo, dai tempi delle lotte contro l'inceneritore, e prima ancora, abbiamo chiesto con un accesso agli atti i risultati delle analisi di Amiu sul percolato, per verificare cosa cercano in quella sostanza, perché come si sa, in chimica "si può trovare ciò che si cerca", e noi vogliamo che i cittadini sappiano se quell'acqua sporca del rio cassinelle possa o meno costituire un rischio per la loro salute.
Ricordiamo che abbiamo chiesto da tempo i dati statistici sulle malattie e le cause di morte nel comune di genova, mappate per quartiere, tipo di malattia, causa di morte, ma questi dati non ci sono forniti. Indagini epidemiologiche di questo tipo fanno paura, rivelano gli scheletri negli armadi, e sono tenute segrete o addirittura non eseguite affatto. Noi le chiediamo, e le avremo, se non dal Comune, potete starne certi tra poco, quando saliremo in regione, manca poco ormai.

Esiste una soluzione al problema del percolato? La conferenza di ieri terminava con "è stato creato un mostro difficilmente domabile". Noi speriamo che ci sia una soluzione.
Solo delle ipotesi, per ora, non conoscendo la situazione idrogeologica di Scarpino 1. Dei pozzi che dall'alto possano succhiare l'acqua prima che questa entri sul fondo della discarica, per cercare di limitare la quantità e la diluzione del percolato. Sono questi gli argomenti che vorremmo vedere nel piano industriale di Amiu, insieme alla PAP, alla RD all'80% entro pochi anni, non un 2020 al 65%, E tante certificazioni di enti terzi, perché si sa che chi "si guarda allo specchio" spesso vede solo quello che crede.
Dopo questo, solo la "soluzione Chernobyl" parebbe risolutiva: un enorma sarcofago che copra la valle e asciughi per sempre la sorgente sotterranea.

Chiediamo quindi le dimissioni dell'intera dirigenza di Amiu, immediate e senza ulteriori indugi, ed invitiamo l'Assessore Garotta a rassegnare le proprie per l'evidente incapacità di tenere le briglie di questa ennesima emergenza.



Genova - 


Pubblico-in-sala-0219-MAIL-BIANCA1-300x200.jpg (di Emanuela Burlando)

Come si è evinto dalle pagine dei quotidiani nelle scorse settimane, il nostro Teatro si trova al bivio tra il ricevere fondi, accedendo al decreto/legge Bray o avviarsi precipitosamente verso il commissariamento. E non c'è termine più corretto che precipitosamente, in quanto la data ultima per farsi che la Fondazione possa aver accesso al prestito è l'8 Febbraio 2014, esattamente tra 15 gg. Indi, mi sorgono alcuni interrogativi che, qui, anticipo e che saranno oggetto di opportuno approfondimento in Consiglio Comunale.

Entro nello specifico:


  • È già stato presentato al Ministero dei Beni Culturali il piano triennale di risanamento, necessario a garantire l'accesso al prestito Salva Fondazioni?

  • Se sì, la suddetta bozza è stata condivisa interamente con i lavoratori, al fine di poter riunire tutte le rappresentanze ad un tavolo e concludere con esito positivo e partecipato la trattativa sindacale in corso, tassello essenziale per equità e necessario per legge?

  • A questo proposito, Il Sindaco ha interpellato Il Ministero, come si era impegnato a fare, accogliendo in sede consiliare i nostri ordini del giorno (link in basso), per avere urgentemente delucidazioni in merito al tasso d'interesse applicato al potenziale prestito e alle modalità di ricollocazione dei dipendenti del Teatro, visto che recentemente ha dichiarato che l' applicazione del suddetto decreto/legge non avrebbe causato esuberi?

  • Ad oggi, il Ministero, ha recato qualche risposta concreta, oltre a rassicurazioni verbali?

  • Nel caso in cui non si riuscisse a raggiungere l'obbiettivo e si andasse verso un commissariamento, o peggio, una liquidazione coatta amministrativa, Sindaco, CdA e Sovraintendenza si faranno carico di una tale debacle?


A mio parere sarebbe una sconfitta a tuttotondo, per i lavoratori, per la dirigenza del Teatro stesso, per la città, per la politica.

Carlo Felice Odg 3
Carlo Felice Odg 4


Genova - 



Anziché con tradizionali fuochi d'artificio, Genova ha salutato il terzo millennio con un più profittevole (per partiti e costruttori) bombardamento a grappolo di autorimesse in città.
Tra gli anni novanta ed oggi sono stati pubblicati numerosi bandi d'assegnazione di aree comunali per la realizzazione di parcheggi privati (box e/o posti auto) in diritto di superficie per 90 anni.
Le società costruttrici, con apposita gara, potevano ottenere la concessione se rispettavano, tra gli altri i seguenti paletti:

  • - almeno il 50% dei box/posti poteva essere venduto solo se reso pertinenziale ad un immobile collocato entro 300mt. pedonali dal silos (pertinenziale=vendibile solo assieme all'appartamento);
  • - il resto poteva essere venduto liberamente ma solo a proprietari d'immobili entro 600mt. sempre pedonali.


34 aree assegnate; 31 cantieri completati per un totale di 1.760 box/posti. 2 cantieri "inchiodati" (Via Montezovetto e Via Cervetto) ed 1 ancora in istruttoria (Via Montaldo), che non rientrano tra i conti della delibera.
Stimando un prezzo di vendita prudenziale (probabilmente sottostimato) di €30.000,00 a box fanno quasi 53milioni di valore commerciale.
A fronte di un incasso per il Comune di 1,8milioni (3,5%, tra l'altro solo parzialmente incassato) che spalmato in 90 anni significa 11 (undici!) euro all'anno per box/posto auto.
Sono rimasti invenduti 205 box/posti (13%).
Certamente un fastidio per le aziende ma nulla di drammatico, tenuto conto che il profitto delle operazioni immobiliare è stimato 35-40%.
Tutti le autorimesse realizzate hanno, cioè, permesso di coprire i costi di costruzione e prodotto un profitto per le società assegnatarie. L'invenduto costituisce tranquillamente un immobilizzo di profitto che rientra nel normale rischio d'impresa. (Riepilogo generale indicazione Municipi con invenduti.pdf)

Tra i tanti problemi di grande portata che affliggono la città, Giunta e maggioranza hanno, però, avvertito l'urgenza di soccorrere i costruttori e permettere loro di sbloccare anche questa tranche di guadagno.
Hanno perciò proposto una delibera che elimina praticamente tutti i vincoli dei bandi originari e permette la vendita di box/posti pertinenziali anche legati ad immobili che distano chilometri dal silos.
Tutto questo, già poco comprensibile, è diventato insopportabile (ed inaccettabile) quando abbiamo scoperto che il Comune non chiede nulla in cambio di questo aiuto.


Ci sarebbe sembrato normale, per esempio, chiedere ai costruttori (per le nuove vendite) un maggior contributo al Comune in cambio della cancellazione dei vincoli.
Macchè, non solo Sindaco ed assessori; persino i tecnici ci hanno rimbalzato dicendo che no, proprio non si poteva.
E non riesco a rendere la passione con cui questi funzionari difendevano la delibera: sembrava quasi che i box fossero del Comune e loro proprio si spendevano per venderli.

Abbiamo lavorato in molte direzioni per migliorare la delibera.
Tutti i ns emendamenti sono stati bocciati.

Niente da fare: quando c'è di mezzo un'operazione immobiliare tutto è consentito e chi s'oppone, o anche solo è perplesso, non capisce le esigenze compassionevoli dei costruttori.

Abbiamo votato contro e ne abbiamo spiegato le motivazioni nel video.
Siamo stati battuti con voto bi-partisan (larghe intese/pretese nella variante locale al pesto...).
Ci siamo però tolti alcuni sassolini dalle scarpe perché siamo stufi di politici 8e funzionari) che tutelano interessi privati; ma ancor più di facce pulite che fanno da palo agli affaristi.
Chi doveva capire ha capito...

Ciao, Andrea

(di Andrea Boccaccio)


Genova - 


Rilanciamo il comunicato del Comitato acqua bene comune e del comitato Gestione corretta rifiuti riguardo lo sversamento di percolato nel mare genovese.


PROCURATA EMERGENZA - IL COLLASSO DI SCARPINO SMASCHERA DECENNI DI BUGIE

In merito alla situazione di collasso del sito di Scarpino il Comitato genovese gestione corretta rifiuti e il Comitato genovese Acqua bene comune osservano quanto segue.
1) Riteniamo quantomeno inaccettabile il basso profilo tenuto dalla Giunta, da Amiu, da Arpal e da ASL sulla pericolosità per i cittadini e per l'ambiente dei continui sversamenti di percolato nel Rio Cassinelle e quindi in mare.
La Giunta non può pensare di "cavarsela" lamentando che le condizioni meteorologiche attuali non prevedibili sono la causa principale della situazione.
Riteniamo urgentissimo che Amiu dia ufficialmente risposte responsabili e non "propagandistiche" ai cittadini sulla reale situazione ambientale del sito di Scarpino e sugli interventi (modalità e tempistica) che intende effettuare per evitare che gli sversamenti di percolato nei rii genovesi e quindi in mare continuino per tutta la stagione invernale.
Arpal e ASL, ciascuna secondo le proprie responsabilità, devono uscire dall'inerzia verso un fenomeno che hanno tollerato per anni, informando sui rischi che cittadini e ambiente stanno correndo ed esigendo provvedimenti concreti.
2) C'è un legame molto stretto tra i miseri risultati della raccolta differenziata (circa 30%, contro il 65% fissato dalla legge per il 2012) e il collasso di Scarpino.
Oggi due terzi dei rifiuti raccolti da AMIU va ancora in discarica, mentre dovrebbero essere appena un terzo (il 35%). Il rifiuto da parte di AMIU e delle amministrazioni comunali negli ultimi 20 anni di puntare sulla raccolta differenziata porta a porta, necessaria premessa del riciclo dei materiali, e sulla realizzazione di adeguati impianti di compostaggio, ha saturato Scarpino e ha creato una bomba ecologica che ora sta collassando, riversando sulla città migliaia di tonnellate di liquami tossici che in parte si depositano dove capita, in parte finiscono in mare.
I costi umani ed economici di quel misto di arretratezza culturale, incompetenza e meschini interessi di bottega che hanno guidato il Comune e Amiu sono e saranno ingenti. Già ora la tassa che paghiamo per il servizio è salatissima, dentro ci sono anche le multe che dobbiamo pagare per il mancato raggiungimento degli obiettivi di raccolta differenziata. Le inchieste della magistratura stanno portando alla luce i soliti maneggi, quelli che tutti conoscevano e qualcuno denunciava, ma la politica o era complice, o pensava ad altro.
La responsabilità degli sversamenti di percolato tossico nel Cassinelle non è tanto di chi l'ha deciso come misura estrema per evitare guai peggiori (così affermano gli interessati), quanto di chi in tutti questi anni ha guidato il Comune di Genova e AMIU. I quali a fronte di ripetute denunce hanno mentito asserendo che a Scarpino tutto era sotto controllo.
Ci sono anche responsabilità di chi ha guidato e guida il servizio idrico. Il depuratore di Cornigliano non ha mai funzionato bene, gli abitanti sono esasperati per i miasmi che emana tutto l'anno, 24 ore al giorno. Lì va a finire il percolato che arriva da Scarpino. Il depuratore è da rifare, ma Mediterranea delle acque non ha soldi da investire, e negli ultimi 3 anni ha dovuto dare tutti i suoi guadagni agli azionisti, come dividendi (65 milioni, addirittura 17 milioni in più degli utili realizzati). Ecco i vantaggi della privatizzazione! Continuano a dirci che i privati portano soldi per fare gli investimenti.... Invece vengono per prenderseli, e c'è ancora chi si stupisce...
Questa amministrazione, guidata dal sindaco Doria, è in carica da poco più di un anno e mezzo. Ma ha deciso di privatizzare AMIU, forse perché fa gola a Iren, che gestisce già il servizio idrico genovese attraverso la controllata Mediterranea delle Acque. E Iren SpA è un gioiello di famiglia del PD. Il Comune rinuncia a essere potere pubblico, diventa un proprietario-azionista come gli altri, alla ricerca di profitti.
Sembra che ora il Comune e AMIU intendano seguire due vie apparentemente convergenti: potenziare la raccolta differenziata da un lato, dall'altro attuare una separazione successiva alla raccolta con un impianto per il trattamento meccanico-biologico (TMB), per produrre CSS, ossia un combustibile solido secondario che può essere bruciato negli inceneritori classici, per rifiuti, oppure in cementifici e centrali elettriche.
C'è il pericolo che questa scelta, che può avere una sua convenienza dal punto di vista di un investitore privato, grazie anche agli incentivi statali, nuovamente porti a frenare la raccolta differenziata porta a porta, in quanto per avere un adeguato potere calorifico il CSS ha bisogno di contenere materiali quali carta e plastica che non verrebbero quindi riciclati, ma bruciati. I danni li pagherebbe la collettività, sotto forma di danni alla salute, di danni ambientali e infine di danni economici.
Il collasso di Scarpino dovrebbe essere di ammonimento per tutti. Siamo all'emergenza, un'emergenza costruita dal misto di stupidità e di avidità che guida ormai la sfera pubblica in Italia, e non solo.
Gli amministratori pubblici facciano la loro parte, non imbocchino la via della cessione ai privati di funzioni che sono fondamentali per le comunità e per i territori che dovrebbero rappresentare.
Sono stati eletti per gestire i beni e le funzioni pubbliche in nome dell'interesse collettivo, non per dismetterli. Se ritengono di non avere alternative a fare i curatori fallimentari, se non sono capaci di gestire decentemente i beni e le funzioni che la comunità gli ha affidato, ebbene, se ne vadano, la smettano di fare danni.

Genova, 16 gennaio 2014

Comitato genovese gestione corretta rifiuti
Comitato genovese Acqua bene comune


Genova - 


COMPLIMENTI!

Abbiamo raggiunto le 738 firme per la petizione "Piano regolatore portuale: fermiamo l'avanzamento del Porto di Genova davanti a Pegli".
Se non hai ancora firmato, corri sul sito "www.genova5stelle.it", clicca sul manifestino "Nuovo porto, ultima spiaggia", leggi la petizione e se sei d'accordo firmala anche tu.
Dobbiamo arrivare a 1000 firme per poi consegnarle a Marco Doria, Luigi Merlo e Claudio Burlando.

I vostri Consiglieri in Comune e Municipio e gli attivisti del ponente


Genova - 


lemanisullacitta2-300x168.jpg (di Grabriele Fiannacca - Capogruppo Movimento 5 Stelle Municipio Ponente Genova)
"La categoria dei creativi culturali nasce appunto da una critica e disillusione nei confronti della visione del mondo sinora dominante, imperniata sulla quantità , sul materialismo, sul potere; tuttavia la definizione 'creativi culturali' sottolinea come tali persone non si
limitino a prendere le distanze dalla cultura dominante ma siano al contempo impegnate a ricercare e promuovere nuovi valori e nuove concezioni dell'essere umano e del mondo - insomma a creare una nuova cultura
".
(Dal libro I creativi culturali di Enrico Cheli, Nitamo Federico Montecucco, Ervin Laszlo).

Preferisco esordire con ottimismo questo mio articolo populista e politicamente "s(c)orretto" da un resoconto, forse troppo pragmatico e duro, a quasi due anni di distanza dalla mia prima nomina come consigliere municipale. Mi sento di appartenere alla categoria citata, un creativo culturale che si sente sempre più lontano dalla cultura dominante e che nel contempo si sente libero di criticare e tentare di trovare nuove concezioni dell'essere umano nel mondo, magari passando anche per sovversivo.
In un Municipio piccolo piccolo, la politica in miniatura mi permette di osservarla ed analizzarla a volo d'uccello, tra mozioni, interrogazioni, giochi delle parti e piccole e velate ironie delle betoniere democratiche sulla decrescita felice. La mia umile sensazione è che i padroni del territorio genovese (e ligure) non vogliono crescere, la loro vera intenzione è espandersi, rimanere ben ancorati con le loro radici ideologiche bipolari e aumentare la chioma in superficie per occupare, all'ombra delle loro filosofia industriale, il territorio con carri armati da RisiKo.

Da un po' di mesi mi chiedo a cosa servano le mozioni,dove vadano a finire,quale sia la loro reale efficacia. Mozioni votate all'unanimità su temi fondamentali per il nostro territorio che si perdono nei faldoni, negli archivi di un edificio talmente imponente quanto vuoto. Faccio riferimento alla mozione votata all'unanimità da tutto il consiglio per la delocalizzazione del polo petrolchimico di Multedo (Carmagnani e Superba), alla messa in sicurezza della ex pensione Trezzano a Voltri, per fare solo alcuni esempi.
Arrivo a domandarmi a cosa serva il Municipio, quale sia la sua funzione se il più delle volte ha un limitatissimo potere decisionale e i pareri formulati dallo stesso non vengono considerati minimamente neanche dalla Sala rossa comunale. Sì, a cosa serve questa istituzione che nel ponente genovese ha, per usare una citazione cinematografica, adagiato "le mani sulla città" , la nostra?

Quelle mani di cemento e materiali altamente dannosi che oggi pesano tantissimo e non ci permettono di respirare. "Liberiamoci dal degrado" è il motto del comitato per Prà per annunciare la manifestazione del prossimo 18 gennaio. Io aggiungerei affranchiamoci dai giochi di potere che questi signori continuano a mantenere vivi grazie alla loro presenza territoriale invasiva.

Sull'annoso tema della scarsa vivibilità del Ponente genovese e della distruzione ambientale perpetrata da questa lungimirante classe politica, da tempo mi sono accorto che anche parte di certi comitati e associazioni presentano al proprio interno l'esistenza ingombrante dei partiti. Pochi di quest'ultimi sono realmente indipendenti e per questo sono considerati cittadini di serie B o peggio ancora denigrati come anarchici sovversivi.
E' triste assistere costantemente ai vari teatrini doppiogiochisti del Pd, dove con una mano alzano il pugno chiuso in difesa del territorio e con l'altra sottoscrivono accordi che continuano a penalizzare fortemente i cittadini e a deturpare la nostra terra (vedi Vte, Por di Pra' e allargamento porto a Pegli).
Ecco cosa servono i Municipi: a Genova ne abbiamo ben nove. Sono i tentacoli di un vecchio paradigma che assicurano la presenza di bandierine colorate nei vari quartieri. Tentacoli molto costosi, basti pensare solo all'incarico di Dirigente responsabile di Municipio, che viene remunerato con circa 125 mila euro all'anno.
Questo mondo sta pesando troppo sulle spalle delle nostre generazioni, questo mondo non sta più in piedi. Il Movimento non ha nessuna sede, circoli e i suoi attivisti non vogliono e non possono fare carriera (limite di due mandati). Non so quanto dureremo o a cosa porterà questa piccola rivoluzione, so solo che questo Movimento sta creando una nuova cultura.

In fondo viviamo tutti nella stessa fogna, ma alcuni di noi guardano le stelle.



Genova - 


portovoltri-209x300.jpg (di Massimo Currò)

Il 13 Settembre 2013 le autorità Portuali si sono sedute ai tavoli tecnici con tutti gli enti locali coinvolti (tranne i cittadini, come al solito) e, silenziosamente, con il tacito assenso della vecchia politica, ecco cosa hanno pensato di fare a ponente: il nuovo Piano regolatore portuale prevede la creazione nel Vte di un ingresso lato Pegli per le navi super portacontainer, abbattendo circa 350 metri di diga foranea, e ancora peggio il prolungamanto parallelo alla costa di un braccio di diga sud verso levante, per ben 500 metri, privando tutti gli abitanti di Genova, non solo i pegliesi, di quel chilometro scarso di mare aperto sopravvissuto all'avanzamento del porto in questi decenni.
Il fine di tutto ciò è far passare le grandi navi porta container anche davanti a Pegli, creando tra l'altro un pericoloso incrocio di rotte con le navi petroliere, un rischio che nessuno in zona vuole correre per le disastrose conseguenze di un incidente.
L'obbiettivo è adeguare il Porto di Genova al fenomeno del "gigantismo navale", un fenomeno che ad oggi non ha un futuro certo in quanto molti armatori hanno espresso il loro dubbi sull'effettivo ritorno economico promesso dai progettisti.

[Contro questo progetto raccogliamo le firme online su change.org. Firma anche tu]

Il Vte vorrebbe mettere ad estremo levante (Pegli) delle nuove gru giganti ma per far questo deve togliersi dal cono aereo dell'aeroporto: ecco quindi che spunta questo progetto chiamato "Voltri - avanzamento" sul nuovo Prp (Piano regolatore portuale)
Il ponente Genovese ha già dato alla città, sacrificando tutto in nome dell'occupazione: per convincere la cittadinanza, che ai tempi viveva di turismo grazie a spiagge meravigliose, della necessità di un nuovo porto, erano stati promessi 5000 nuovi posti di lavoro. Ad oggi lavorano al Vte circa 600 persone in modo diretto e un indotto complessivo di poco piu' di mille persone ne mancano più di 4000 all'appello!

Malgrado il suo sacrificio, il nostro ponente oggi si ritrova oggi con l'occupazione quasi a zero, e con un territorio completamente devastato e lasciato nel piu' completo degrado.
Pegli è a tutti gli effetti un territorio ormai al collasso ambientale: a poche decine di metri dal centro abitato operano ditte a rishio di incidente rilevante, ad alto impatto ambientale, pericolosissime per la salute e la sicurezza dei cittadini: Carmagnani, Porto Petroli e Superba, che da circa 30 anni la politica ha promesso di dislocare, sono vergognosamente ancora lì.

L'unica cosa che rende oggi Pegli un quartiere per lo meno vivibile è proprio quella passeggiata a mare, intorno alla quale orbita tutto il tessuto economico del quartiere: Pegli "e'" quella passeggiata a mare. Arrivano persone da tutta Genova per fare semplicemente una passeggiata sul lungomare, e nel periodo estivo le spiagge sono piene di bagnanti . Trasformare lo specchio acqueo davanti a Pegli in un porto a tutti gli effetti sarebbe una tragedia per un quartiere che vive sulla presenza ormai storica di un lungomare : tutti i negozi, bar ,ristoranti e stabilimenti balneari ora presenti in passeggiata rischierebbero di chiudere, trascinando Pegli in un degrado senza precedenti, con una conseguente svalutazione anche degli immobili.

Di tutto questo il Prp non tiene conto, ma si concentra solo sugli interessi degli armatori, senza minimamente coinvolgere coloro che, vivendo e amando giorno per giorno il quartiere, sono i maggiori esperti delle reali problematiche e dei punti di forza di un territorio: i cittadini.

I candidati a Genova

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    Luca Pirondini
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    Fabio Ceraudo
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    giuseppe immordino
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    MARIA TINI
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    stefano giordano

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