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MoVimento 5 Stelle

Maggio 2013


Genova - 


250x.jpg La Giunta Regione Liguria , ha approvato una delibera, ora in Consiglio per l'approvazione con eventuali modifiche , che istituisce la Banca della Terra col dichiarato scopo di recupero produttivo dei terreni abbandonati e salvaguardia del territorio favorendone l'accorpamento per un migliore sviluppo aziendale . Questo si legge nella relazione di accompagnamento della delibera ,ove viene inoltre espresso l'intento: di favorire l'occupazione con speciale riguardo ai giovani , lo sviluppo di aziende agroforestali , preservando la tradizione e le filiere locali, prevenire l'erosione e il rischio di incendi , semplificare la normative ed eliminare vincoli al recupero , riconoscendo il ruolo multifunzionale delle imprese agroforestali e promovendo la diversificazione delle attività per favorire l'incremento del reddito .

Tutto ciò è bello buono e giusto se non che l'attuazione di questi propositi è demandata ad un Fondo istituito presso la FILSE s.p.a. , la banca che finanzia le Regione e da questa controllata , che , nel caso, si occuperebbe di terre e non di denaro , potendo acquisire la proprietà per contratto privato, ovvero la disponibilità qualora incolte ed abbandonate , per locarle a terzi con procedure che possono , ma non devono, essere di evidenza pubblica.

Nella normativa approvata dalla Giunta , non è previsto l'obbligo , preventivo e propedeutico, di predisporre l'inventario dei terreni regionali coltivati e non , e quindi non è dato conoscere quali siano codesti terreni incolti né di chi siano, ed inoltre agli agricoltori, che non siano imprenditori , non viene riconosciuto alcun incentivo , nemmeno se volessero procedere al sollecitato recupero , oneroso e difficoltoso su territorio terrazzato , ove le particelle spesso sono difficilmente raggiungibili a causa del dissesto delle strade di accesso. In quanto , e se , proprietari sono però tenuti all'osservanza di principi minimi di salvaguardia ,che la Regione indicherà nel dettaglio in successivo regolamento, pena sanzioni, mentre i comuni , che istituzionalmente sono tenuti alla manutenzione del territorio comunale , non solo non sono passibili di sanzioni o censure, ma possono ricevere dalla regione incentivi a fondo perduto per le opere di manutenzione sui terreni comunali , ed infine diventano controllori di sé stessi perché a loro è rimesso il controllo sull'ottemperanza ai principi minimi di salvaguardia, o a quelli indicati nel regolamento comunale che loro stessi si saranno dati, e che , in veste di manutentori istituzionali , li impegna direttamente .

In sostanza Banca della terra è un fondo presso FILSE s.pa. , 1.300.000 € resi disponibili dalla Regione, la cui regolamentazione è prevista in futura convenzione di cui nulla viene anticipato, al quale viene conferita detta somma dalla regione perché la utilizzi per i compiti assegnati che sono anche di gestione diretta della terra .
Può infatti acquisire la proprietà o il possesso per atti privati , può acquisire la disponibilità dei terreni di cui non si conosce il proprietario dandoli in gestione a terzi secondo procedure anche private e non pubbliche a sua discrezione, può acquisire le terre incolte abbandonate dietro domanda di assegnazione a sé stessa .

La mancanza di obbligo di procedura pubblica, di previa individuazione di tutti i terreni, di alcuna prevista procedura di controllo, e di possibilità di gestione diretta da parte di FILSE pare senz'altro censurabile .
Inoltre non vi è alcun riferimento, nella relazione di accompagnamento della delibera , a precedente legislazione regionale sulle terre incolte, del 1996, che ha previsto l'istituzione di commissioni , ancora pare in funzione, le quali avrebbero dovuto essere richieste di riferire sull'esecuzione , evidentemente negativa , di quella normativa, individuandone le mancanze e favorendone quindi le modifiche.
Se ciò sia avvenuto nella relazione non se ne trova comunque traccia , si auspica quantomeno una rapporto di evidenza pubblica sul punto specifico e un inventario , reso pubblico , di tutti i terreni regionali colti ed incolti , verificando soluzioni diverse che consentano la tutela del territorio incentivando gli agricoltori in base a piani di sviluppo agricolo predisposti dai singoli , o da consorzi, dove l' ente regionale terzo abbia funzioni di gestione delle procedure e di garanzia , controllando che i Comuni eseguano i compiti cui sono istituzionalmente tenuti.


Genova - 


Il Movimento 5 Stelle - Genova piange la scomparsa di Don Andrea Gallo.

Luminosa figura di Religioso, Prete di strada come amava definirsi, incarnerà per sempre quella Chiesa di Dio veramente capace di stare sempre con gli Ultimi della Terra condividendone sino all'estremo la Sorte.

Combattivo, sincero, mai domo Partigiano della Libertà e della Democrazia in Italia, sempre coniugato alla Sua Fede ma dalla stessa mai ottenebrato.

Capace come pochi altri di vedere in ognuno quella Spiritualità che rende ciascun uomo e ciascuna donna, esseri unici e quindi preziosi, più preziosi della sua medesima vita. Tanto forte era la Sua dimensione spirituale quanto energico e deciso era il Suo impegno nella vita quotidiana: Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno e Don Andrea ha sempre chiamato le cose col loro nome, per quello che erano veramente, non smettendo mai di denunciare che la povertà e l'emarginazione non sono eventi insondabili o, peggio, colpe di chi le subisce ma la conseguenza lucida di ingiustizie, di perverse scelte politiche ed economiche: questo è stato il Suo esempio più alto e concreto.

Ai Suoi familiari, alla Comunità di San Benedetto vanno il nostro più sincero affetto e la nostra più forte gratitudine per tutti gli insegnamenti che fino all'ultimo a saputo trasmetterci.


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Genova - 


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L'immagine è tratta da questo articolo


Dunque, dove eravamo rimasti con i Berluschini di casa nostra?
Certo al Principe Cesare Castelbarco Albani, Presidente di Carige Italia e al Sen. Maurizio Rossi socio unico della Errenova S.p.A. editrice dell'emittente ligure Primocanale.
Partiamo dal fondo per una volta.
Il Sen. Rossi si era impegnato, prima delle elezioni, nell'ordine a :

i. ad alienare
ii. o sottoporre a blind trust,
iii. ovvero a dare in gestione senza vincoli di conservazione o di informazione preventiva
le partecipazioni da me detenute direttamente o indirettamente nonché tramite fiduciarie, in società concessionarie di pubblico servizio ovvero di licenze televisive o radiotelevisive o di testate editoriali;

impegno confermato anche dal mai rimpianto Sen. (a vita....maledizione!) Mario Monti che, a casa di Bruno Vespa , parlava chiaramente e solamente delle prime due soluzioni come anche il sito di Primocanale conferma.

Ma, si sa, un conto è la campagna elettorale un conto è la coerenza nella quotidianità.

Difatti, il Nostro come ha risolto il Suo ben noto, perfino a Lui!, Conflitto? Nell'unico modo possibile e cioè con la terza soluzione: un fondo non cieco, tutt'altro! ma a undici decimi di diottrie! Di quelli che ci vedono benissimo, soprattutto vedono lontano! D'altronde rimarca che le prime due strade sono impercorribili come ben spiega nella Sua citata nota.

La domanda sorge spontanea: "Ma tutto questo non gli era noto subito all'atto della candidatura?" Sicuramente lo era per bene ai Senatori Rossi e Monti come anche a Noi era ben nota e prevedibile la conclusione di questa vicenda. Chissà cosa ne pensa la coscienza del Senatore Zanda! Infatti il perdurare di questa situazione pone il Sen. M. Rossi nella medesima situazione di Ineleggibilità alla stessa stregua del Silvione Nazionale.

Lo stabilisce la legge 361 del 1957 non siamo Noi a dirlo.

Passiamo al primo, all'algido Principe, il Gestore senza Vincoli di Conservazione. Anche nel Suo caso permane lo stato già precedentemente denunciato di incrocio tra Finanza, Politica e televisione . Certo che suscita una vaga tensione psichedelica la risposta che Castelbarco ha dato a Marco Preve : Carige Italia non opera in Liguria quindi non può incrociare l'attività di Primocanale o di Errenova S. p. A.

Stupefacente vero?

Movimento 5 Stelle Genova


Genova - 


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Quello che segue è una valutazione del nuovo Statuto di IREN posta a base degli interventi in Consiglio Comunale a Genova. E' frutto anche di elaborazioni collettive con i Consiglieri del Movimento di Parma Piacenza, Reggio Emilia e Torino.
Posto che o si tutelano i Cittadini o si fabbricano Dividendi, non esiste nessuna ragione per creare holding che non hanno alcuna funzione industriale, perché non ci sono vantaggi dimensionali da cogliere. L'unica motivazione che avete sempre dato è che essendo grossi possono avere prestiti dalle banche a tassi più bassi. A questo invece dovrebbe provvedere una finanza pubblica che ora non c'è, ma potrebbe esserci se solo si volesse. Mi riferisco alla Cassa Depositi e Prestiti.
Possiamo apprezzare che i tre Saggi abbiano proposto il loro piano senza compenso ma dopo un anno cosa ci viene proposto? NULLA. Inoltre la presenza di 2 consiglieri di amministrazione di IREN su tre saggi fa pensare che più che una riforma proposta dai soci, con la grave esclusione di Parma, sia più una riforma in autotutela della società stessa. In tutto il mondo quando si affrontano questi cambiamenti del governo di un'azienda ci si affida a Società specializzate (i.e. Corporate Advisor) che , sotto adeguato compenso, asseverano l'apprezzabile stima dei benefici economici e finanziari effettuata dal Management della Società derivante dalla nuova governance attraverso un dettagliato, preciso e riscontrabile Business Plan. Presentata in questo modo e quindi delegando la formazione del Piano Industriale o del Business plan al successivo nuovo Consiglio di Amministrazione e non almeno all'assemblea dei soci attraverso il meccanismo di cui sopra, questa proposta non è dettagliata in modo tale da consentire un'analisi seria su dati fattuali: il passaggio dal "Comitato esecutivo" allo schema classico "Presidente+Vice Presidente+Amministratore Delegato" garantisce funzionalità solo in via teorica, sembra frutto di presunzione ontologica! Non basta dire "IREN è talmente mal messa che qualcosa (qualunque cosa aggiungiamo noi) si deve pur fare". Questo è il segno di quanto disperata e disperante sia la condizione di IREN a cui si è arrivati grazie anche alla gestione del PD (...e non solo) con le giunte Pericu e Vincenzi di cui il Capogruppo Farello faceva parte.
Non deleghi quindi il PD a noi M5S il fardello di stroncare questa governante, trovi il coraggio di dire NO come quotidianamente compare sulla stampa cittadina: applichi a se stesso, una volta nella vita, quel principio di "responsabilità" che tanto pretende dagli altri.
Il M5S ha un'idea ben precisa di cosa dovrebbe essere IREN per interpretare al meglio il ruolo di una moderna multi utility che, prima di tutto, dovrebbe contribuire allo sviluppo di qualità del territorio erogando eccellenti livelli di servizio ai cittadini-clienti a prezzi competitivi, pertanto in sintonia con l'Europa, efficiente, efficace e in grado di guardare ai territori stessi come ad un alleato con cui valorizzare un "bene comune", non come 'piattaforma' di generazione di ricavi a fronte di costi crescenti per fronteggiare debito e sprechi.
Una moderna azienda che pone le sue fondamenta sulla trasparenza e condivisione per progettare con i territori e non a prescindere dai territori, un'azienda capace di essere in costante evoluzione ponendo l'innovazione come fattore chiave di sviluppo e di successo, innovazione che significa avere la capacità di ripensare quotidianamente il proprio modo di fare impresa, sviluppare capitale umano coltivando importanti e strategiche competenze interne, possibilità di essere protagonisti nel settore dell'energia e dell'ambiente avendo la capacità di "fare diversamente" tenendo conto dei paradigmi di sostenibilità ambientale, territoriale e sociale: non ultimo,un'azienda che fa riferimento alla finanza etica, si certifica, adotta un 'Codice Etico'.
Questi i temi su cui i Comuni soci si sarebbero dovuti confrontare per definire la nuova 'governance' di IREN purtroppo oggi ancora ferma su posizioni arretrate: ancora nel 2013 lamenta criticità ad investire non mantenendo gli impegni sul settore idrico, scommette su due nuovi inceneritori anziché puntare sul Trattamento Meccanico Biologico del rifiuto residuo post-raccolta differenziata, che significa minori costi per i clienti, minori impatti ambientali, posti di lavoro nella 'Fabbrica dei Materiali' che vuole l'UE.
Ancora sull'energia ha continuato ad investire su un rigassificatore off shore, che le cronache riportano come a rischio default a causa del drastico calo di consumi di gas naturale e grandi centrali a combustibile fossile, mancando di cogliere il vento di energie rinnovabili ed efficienza che governa il mercato.
A fronte di questa situazione, la riflessione sulla nuova governance non può ridursi a come eliminare l'unica figura apicale non di nomina PD ed un Comitato Esecutivo espressione dei territori: non basta questo per convincerci che il risultato sarà efficienza, efficacia ed integrazione.
Crediamo pertanto necessario l'avvio di un percorso di vero cambiamento da cui possa, e debba, trarre origine la nuova IREN che i nostri cittadini ed i nostri territori chiedono. Un percorso di cambiamento potrebbe essere quello di adottare la governance duale, con un consiglio di sorveglianza, nato dalla trasformazione del Comitato del Territorio, in cui siano presenti rappresentanti dei lavoratori (non dei sindacati!) e della cittadinanza attiva.
Infine Iren SpA dovrebbe essere smontata, o "spacchettata" (come si dice in gergo), come tutte le mutiutility

Stefano Camisasso


Genova - 

Vorrei adoperare questo spazio offertomi per segnalare la situazione di rischio esponenziale del quartiere della bassa Val Bisagno, che ricopre anche il rio Fereggiano, dall'evento. Ad oggi è passato un anno e mezzo e l'amministrazione pubblica non si è ancora adoperata per la mitigazione del rischio, attualmente si sta vagliando la proposta del miniscolmatore del Fereggiano, non voglio entrare nel merito dell'opera in quanto non conosco i dati e anche perché non sono in grado di approfondirli in quanto non sono competente in merito, ma sicuramente voglio segnalare l'immobilismo istituzionale per le opere di riduzione del rischio.
Come riportato dai vari documenti e tra questi anche nei piani di bacino del Bisagno, le opere si dividono in:

- opere strutturali quali anche quelle degli scolmatori che sono indubbiamente onerose e quindi la loro realizzazione richiede tempi lunghi sia per trovare i finanziamenti sia per la loro realizzazione;

- opere non strutturali

e che a loro volta si dividono in:

- manutenzioni sia ordinarie che straordinarie

sono quelle opere immediate che servono per ridurre significativamente il rischio di alluvioni e quindi permettono di convivere in una situazione di rischio accettabile, tali opere sono indispensabili per la regolamentazione della capacità di portata del fiume, per la conservazione della sezione utile di deflusso, per l'eliminazione di cause di pregiudizio della funzionalità delle opere e delle infrastrutture.

Nel rio Fereggiano fino ad oggi i vari enti preposti non sono intervenuti in nessuna di queste fasi manutentive.

L'unico intervento strutturale a posteriori dell'evento alluvionale è la creazione di un muro di contenimento della frana chiamata delle Brignoline, detto muro fatto in cemento armato parte dal letto del rio, questa opera aumenta la corrivazione della acque in quanto creando tali muri lisci non rallentano la forza dell'acqua nella sua corsa a valle.
Il rio ha materiale in alveo trasportato da anni di incuria che ha causato un innalzamento del suo alveo rispetto la sua quota originale e che quindi ha ridotto la già grave insufficiente portata prevista.
Nella parte esondata nel 2011 esistono dei ponti di attraversamento che occupano significativamente l'alveo del Fereggiano riducendone la portata, sempre nello stesso tratto è presente un fabbricato costruito sulla sponda del rio che anch'esso restringe il tratto dell'alveo, detto fabbricato è di proprietà del Comune che lo affitta ad una ditta di serramenti. Il tratto esondato nel 2011 è riportato anche nei piani di bacino del torrente Bisagno come un tratto ad alto rischio, tale dato è supportato anche da un Decreto del Presidente della Repubblica di emergenza successivamente prorogato, dove viene segnalato lo stato di emergenza del rio Fereggiano; anche nei piani di bacino sono riportate tutte le situazioni di rischio evidenti che riguardano sia il Bisagno che i suoi affluenti principali, sempre dai piani di bacini risulta che il rischio maggiore è nel tratto terminale del Bisagno, che comporta anche effetti di rigurgito della portata del Fereggiano, si evidenzia uno stato di rischio grave che viene definita come emergenza idraulica in considerazione che tale zona sia soggetta a inondazioni con frequenza poco più che ventennale rappresenta, sia a livello italiano che europeo, un caso limite di vulnerabilità alluvionale.
Questi sono dati estrapolati da piani di bacino che sono stati prodotti con finanziamenti pubblici per dare indicazioni e direttive agli enti preposti per la mitigazione del rischio e che quindi danno indicazioni puntuali sul territorio che deve essere soggetto di accorgimenti particolari per la tutela della pubblica incolumità.
Altre opere non strutturali sono quelle attive di protezione civile, tramite sistemi integrati di allarme e programmi di informazione di massa che permettano alla popolazione informata del rischio di adoperarsi per adottare misure di autoprotezione questa informazione deve coinvolgere tramite i canali principali di informazione tutta la popolazione, altresì deve essere preparata e coordinata una organizzazione che attivi gli enti preposti con personale che abbia indicazioni precise e che sia stato formato in modo adeguato al rischio desunto, tale formazione si deve fare anche tramite esercitazioni che servono per testare la capacità delle varie componenti del sistema, è stata fatta una esercitazione nel periodo primaverile del 2012 che ha dato esito negativo e che sarebbe servita, se inserita in un sistema di continua programmazione di protezione civile, ma che invece isolata in un singolo avvenimento non ha migliorato la situazione, l'informazione di protezione civile deve necessariamente essere capillare e quindi raggiungere tutta la popolazione,tale informazione si fa con campagne mirate sui principali sistemi di informazione di massa quali, televisioni, radio, quotidiani, internet, ecc. e non sicuramente con l'informazione adoperata sino ad oggi, parziale, locale, limitata, superficiale.
Queste ed altre informazioni che ho estrapolato da vari documenti, norme, leggi le ho già esposte agli enti preposti con lettere e con richieste puntuali e precise ma purtroppo ad oggi non hanno dato alcun esito.
Ultimamente ci sono notizie di iniziative di protezione civile comunale che sembrano destinate a generalizzare il problema senza analizzarne alcuno, si parla di informazioni alla popolazione indirizzando libretti informativi agli alunni delle scuole materne, elementari e medie, volutamente dimenticando gli istituti superiori, anziché fare corsi al personale preposto alla sicurezza degli istituti scolastici, detto personale è quello che prende decisioni in merito a situazioni di rischio e si attiva in emergenza, non è certo il bambino o ragazzo informato tramite tali opuscoli che deve svolgere una funzione attiva, si pensi che attualmente in fase di allerta l'istituto E Montale di via del Castoro a Genova non chiude anche se il fabbricato è nella zona rossa cioè quella ad altissimo rischio esondazione, questo è un esempio di come i vari responsabili, sia comune che dirigenza scolastica, non abbiano la cultura della prevenzione che è poi quella che vogliono insegnare ai bambini ragazzi tramite opuscoli.
Nello scantinato del civico 2B di via Fereggiano sono decedute cinque vittime nell'alluvione del 4 novembre ed a oggi in quello stesso scantinato non si è riusciti ad attivarsi per installare una porta per creare una segregazione dei locali sotto il livello della strada e che quindi riduca il rischio alla pubblica incolumità, una denuncia che ho già presentato agli uffici competenti ma che non ha dato esito.
In questi mesi ho assistito a innumerevoli convegni tenutisi a Genova e indetti da vari enti, istituzionali e no, convegni poco pubblicizzati e con pochissima partecipazione popolare, anche perché venivano indetti in giorni e orari cui le persone di regola lavorano, altresì la platea era gremita di personale preposto dei vari enti dove si assiste ad un rito di complimenti reciproci e di autoassoluzioni con spunti di provvedimenti che pensano di attivare ma che devono ancora essere esaminati, la cosa che ho rilevato più allarmante è che secondo quanto emerge dalle loro esposizioni esiste una responsabilità della popolazione in quanto con i propri comportamenti si mette a rischio da sola.
Ho ribadito più volte, anche nelle sedi appropriate con illustri politici e tecnici, che non si ci può proteggere da un rischio che non si conosce e che quindi la loro affermazione conferma la mancanza totale di preventiva informazione sui rischi.
Quindi per poter portare avanti un interesse comune che dovrebbe svolgere l'amministrazione io come cittadino inascoltato, purtroppo sono costretto a cercare canali diversi per sensibilizzare la cittadinanza su evidenti situazioni di rischio per l'incolumità pubblica.

Marco Costa


Genova - 

Pubblichiamo l'intervento di Cristina De Pietro in Senato in data 8 maggio 2013, sulla tragedia di Genova. Il video del Senato inizia al minuto 490.

"Signor Presidente, signor Ministro, colleghe senatrici, colleghi senatori,
ringrazio tutti coloro che in quest'aula hanno manifestato vicinanza alla città di Genova e alle famiglie così duramente colpite.
Prendo la parola con animo affranto per il lutto che ha colpito la mia città.
La sciagura avvenuta ieri sera nel porto di Genova, il più importante porto italiano, infrastruttura d'eccellenza, snodo vitale per il sistema dei commerci italiani e internazionali, ha turbato profondamente tutti i cittadini genovesi.
I genovesi conoscono bene la laboriosità e la serietà dei lavoratori marittimi. Sanno con quanta abnegazione svolgono i loro compiti, delicati e rischiosi.
Fra questi lavoratori i piloti, che ogni giorno guidano fuori e dentro il porto con grande professionalità navi di tutte le dimensioni.
Quanto accaduto questa notte ci induce oggi a una serie di riflessioni, dalle quali chi ha il dovere di occuparsi del bene comune e della sicurezza della comunità non può esimersi.
La Jolly Nero è una di quelle grandi navi che ogni giorno transitano nel porto di Genova, misura 240 metri di lunghezza per una stazza di quasi 41 mila tonnellate.
Per cause ancora da accertare, fra le quali avarie ai motori o relative al traino, cioè problemi tecnici dei quali mai si può escludere la possibilità di accadimento, sette persone hanno perso la vita, quattro sono rimaste ferite e due sono ancora disperse.
Circostanza che ha purtroppo aggravato l'incidente è che esso sia avvenuto nel momento del cambio di turno, quando all'interno della torre si trovavano 13 persone.
Ciò ha reso ancora più pesanti le conseguenze in termini di perdite umane e di feriti.
Chi come me è amante del mare, ben conosce le leggi fisiche e le difficoltà di manovra delle imbarcazioni, soprattutto se di grandi dimensioni e all'interno dei bacini portuali.
Contrariamente ad un mezzo terrestre che più è lento più è sicuro, una nave lenta, come in fase di manovra e di transito nei ristretti canali portuali, è difficilmente manovrabile e quindi potenzialmente pericolosa.
Vista la criticità della navigazione per la sicurezza delle nostre coste e delle persone e per l'economia del nostro paese, questa tragedia deve far riflettere tutti noi e soprattutto i Ministeri coinvolti per competenza, affinché, nelle scelte che riguardano importanti infrastrutture la sicurezza rivesta il ruolo principale e siano valorizzati al massimo le competenze tecniche e operative.
Noi tutti ci auguriamo che le indagini dei tecnici e della magistratura, possano stabilire, nel più breve tempo possibile, la dinamica e le responsabilità di questo gravissimo incidente, ciò senza alcuna intenzione polemica, del tutto fuori luogo in questo momento. Verrà il tempo dei chiarimenti.
Conoscete la verità tecnica è indispensabile affinché si possano in futuro evitare simili tragedie.
Questo è il tempo del dolore e della vicinanza ai parenti, agli amici delle vittime e alla gente della mia città.
Insieme ai colleghi del Movimento 5 Stelle mi unisco al cordoglio manifestato dal sindaco di Genova Marco Doria ai familiari di coloro che hanno perso la vita nello svolgimento del proprio lavoro".

http://webtv.senato.it/webtvass_hq?seduta_assemblea=24 (minuto 490)


Genova - 


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Il Terzo Valico di Genova, un'opera quanto mai controversa: di dubbia utilità e dall'incerta conclusione dato il finanziamento parziale ricevuto finora, ma di cui si conoscono di sicuro il costo enorme e le gravi ripercussioni sul territorio e sulle persone in termini di salute, disagi a causa dei lavori ed espropri di terreni e case.
In questa cornice già di per sé critica, la fase embrionale dei lavori a cui stiamo assistendo a Genova peggiora enormemente la situazione: spesso vengono usati dei metodi al limite della legalità, o anche in contravvenzione alle regole, sempre con un uso sproporzionato della pubblica sicurezza ai danni dei soggetti più deboli, quelli che stanno subendo l'opera.
Di fronte a tutto questo la politica locale a parole dice di essere vicina ai cittadini, ma in realtà sono state date pochissime informazioni, scarsissime tutele e nessuna forte opposizione di fronte al mancato rispetto di alcune regole.
Perciò dal Municipio, proprio il livello istituzionale più vicino ai cittadini, abbiamo voluto lanciare questo forte segnale obbligando le istituzioni locali a confrontarsi a viso aperto con la popolazione.
Un'occasione imperdibile per far sentire la nostra voce e dimostrare i motivi di contrarietà a quest'opera, chiedere che le istituzioni pubbliche non siano succubi di folli decisioni a livello nazionale e di grandi società private che pensano di poter fare ciò che vogliono sulla nostra terra.
Per tutti questi motivi ci aspettiamo una grande partecipazione all' assemblea pubblica che il municipio Valpolcevera ha indetto a Genova Pontedecimo, alla Fratellanza di Pontedecimo giovedì 9 maggio alle ore 17 (in via Isocorte 13).

Manifesto scaricabile

Sul nostro meetup

Carlo di Bernardo
Giorgio Campi
Leonardo Cinquegrana
Marco Collami

Gruppo consiliare Movimento 5 Stelle municipio Valpolcevera.

I candidati a Genova

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    Luca Pirondini

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