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Agosto 2012


Genova - 

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Genova - 


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Il sindaco Doria, come è giusto che faccia un amministratore di un territorio, si è recato in Valvarenna al fine di verificare alcune "criticità" presentate dagli abitanti del posto in merito alla realizzazione della cosiddetta Gronda autostradale. E proprio sul posto, il primo cittadino si è reso conto di come alcune opere previste nella vallata, già oggetto di passati disastri idro-geologici, rappresenti un rischio troppo elevato per le persone e per il territorio.

Problemi già emersi fin dalle fasi iniziali del dibattito pubblico organizzato dal Comune, ma sempre trascurati da amministratori forse un po' troppo interessati a "promuovere" la "grande opera" gronda, come risolutrice di tutti i problemi di Genova, non solo di traffico ma anche economici, turistici, di lavoro, etc.., ma sempre molto attenti a non fornire dati di merito.

Il neo sindaco ha esposto dubbi che un qualsiasi cittadino, informato di criticità evidenti, di problemi troppo pesanti per essere accettati dalle persone e da territori già martoriati dal cemento, avrebbe esposto. E fin qui tutto normale, anzi normalissimo.

Ma ecco che a distanza di poche ore arrivano i moniti dei vertici locali del PD.
Qualcuno, con troppa ingenuità potrà dire: un partito di sinistra... vicino ai cittadini... ai lavoratori... gli abitanti di un territorio in pericolo... se interviene è per difendere questi!
No!E' per mettere subito in riga il nuovo sindaco e fargli presente che "No, la gronda autostradale non si tocca!"

Un partito che, dopo decenni di egemonia totale su quei territori interessati dal passaggio della gronda, vede, nell'ultima tornata elettorale, crollare drasticamente le percentuali di preferenza, proprio a favore di quelle forze politiche che si sono dimostrate contrarie alla realizzazione dell'opera, dovrebbe portare, al suo interno, una riflessione.
Prendere un momento di pausa per comprendere se le scelte fatte fino ad oggi, e a volte portate avanti dal proprio precedente sindaco, in contrasto anche agli indirizzi del partito, siano le scelte che le persone, i cittadini, vogliono o siano le solite "volontà calate dall'alto", a favore di interessi di pochi.

In pratica la stessa situazione che accade a livello nazionale, dove i partiti, forti dei propri poteri consolidati e della posizione raggiunta dai loro vertici, portano avanti interessi che appaiono troppo distanti da quelli della gente comune, creando con quest'ultima un divario sempre più incolmabile.

E allora, in una situazione come questa, dove si continua a prendere come riferimento un "débat public", falsato (la scelta del cosiddetto tracciato 2, quello scelto dall'allora sindaco Vincenzi, era stata anticipata già alcuni mesi prima del completamento del dibattito dall'amministratore di Autostrade) e di cui poche persone si sono preoccupate di verificarne il reale svolgimento, dove si continua ad ignorare i pareri contrari dei numerosi esperti che sono intervenuti, a livello nazionale, in merito all'utilità di quest'opera (basti citare il prof.Beria e il prof.Ponti del Politecnico di Milano, l'arch.Vittadini dell'Università di Venezia, solo per fare alcuni nomi), dove si tengono celate le informazioni in merito all'andamento del traffico autostradale (il governatore Burlando in una recente intervista ha parlato di un calo del 9%), dove si minimizza su quantità movimentate di circa 12 milioni di metri cubi di materiale di scavo, di cui oltre la metà contenente rocce di natura "amiantifera", cioè amianto, di cui non vengono fornite sufficienti informazioni né sulla sicurezza del sistema di trasporto, né sulla destinazione di conferimento finale, dove le maggiori osservazioni tecnico-critiche al progetto di Autostrade per l'ottenimento della Valutazione di impatto Ambientale (la cosiddetta VIA), sono arrivate dai comitati e da associazioni come il WWF, invece che dagli organi preposti (Comune, Regione e Provincia), apparsi troppo superficiali su temi come il dissesto idro-geologico, il trattamento dei rifiuti di amianto e la salute delle persone, ebbene, in una situazione come questa cosa si deve fare per avere garanzie da quelle persone, i nostri amministratori - il cui fine primo è il bene della comunità - che appaiono troppo distratte verso altro?

Il coordinamento dei comitati contrari alla realizzazione della gronda proseguirà la propria strada, concentrandosi oltre che sugli iter amministrativi e sul ricorso promosso al T.A.R. atto a dimostrare l'assurdità di quest'opera, sull'informare le persone sui problemi e sulle alternative che esistono.
Perché ogni cittadino, consapevole ed edotto possa essere in grado di valutare, da solo, quale sia la strada corretta per migliorare la qualità della propria vita e di quella della comunità in cui vive.

Questo è anche un invito al nostro Sindaco a visitare le nostre vallate.

Il coordinamento dei Comitati della Valpolcevera
http://www.dibattitopubblico.com/genova/


Genova - AMT-Genova.gif

di Stefano De Pietro)

Martedi 31 luglio 2012, in Consiglio comunale si parla di un argomento molto caldo, la situazione di Amt, l'azienda del trasporto pubblico genovese, presenti molti lavoratori che riempiono gli spalti. Il Consiglio comunale è al gran completo, la giunta Doria ha presentato un documento programmatico per il salvataggio di Amt che parla di ingresso di soci privati in percentuale "importante" (intendono forse di maggioranza?). Il piano propone alcuni interventi minori alla viabilità, "immediatamente cantierabili", e poi apre le cateratte della privatizzazione che sono respinte con forza dal Movimento 5 Stelle e da pochi altri. Nel video proposto, gli interventi di Paolo Putti e Andrea Boccaccio, in coda alcuni documenti su Amt così come sono stati forniti dalla Segreteria del consiglio ai consiglieri: pochi giorni prima della discussione in aula.


Documenti


Genova - 

Il video che viene presentato è stato girato sui cancelli della centrale del latte di Genova, in Val Polcevera. La storia recente della centrale di Genova, fondata nel 1935, s'intreccia con quella di Parmalat, che la comprò in tempi non sospetti, prima del famoso crack finanziario. Dopo la gestione Bondi, nel 2011 Lactalis ha comprato l'intera rete di stabilimenti Parmalat, inclusa quindi la centrale di Genova, promettendo innalzamenti del fatturato. Che sono arrivati, insieme ad una leggera flessione del consumo di latte (-1,9%, dichiarato dall'azienda), motivo che induce Lactalis a chiudere lo stabilimento, preferendo continuare a rifiornire il bacino di utenza genovese con latte proveniente dallo stabilimento di Bergamo. L'operazione interessa anche altre due centrali, a Como e Pavia, e un ridimensionamento dello staff a Parma, per un totale di 120 addetti, più naturalmente l'indotto, alcune cooperative e i produttori commerciali che al momento non hanno alcuna certezza di mantenere il posto di lavoro.
A Genova la distribuzione del latte sarà affidata ad una azienda cooperativa con sede nel nuovo mercato di Bolzaneto, denominata AF Logistics, che già in altre città italiane ha come cliente Lactalis. La provenienza del latte per il genovese sarà quasi certamente francese, come indicato in una interrogazione scritta presentata in Senato, e l'operazione metterà in crisi la produzione della tipica focaccia col formaggio di Recco, il cui componente principale è un formaggio prodotto necessariamente con latte ligure, essendo un prodotto Dop.
Ad essere interessati dalla chiusura ci sono anche gli allevatori liguri, che con il loro latte lavorato nella centrale genovese consentono la produzione di formaggio tipico.
Dalla centrale di Genova parte il famoso "Latte Oro", il marchio tutto genovese che oggi rischia di accompagnare confezioni di latte proveniente da altri posti, lasciando a Genova un impoverimento economico ma anche culturale e storico.

L'Opa (offerta pubblica di acquisto) di Lactalis su Parmalat si basava su un piano industriale che dichiarava "di far confluire in Parmalat le proprie attività nel settore del latte confezionato", creando "un campione di rilevanza mondiale con sede, organizzazione e testa in Italia". Oggi, invece, si scopre che il cosidetto "tesoretto" di 1,45 miliardi di euro che Lactalis ha trovato nelle casse di Parmalat servirà per far comprare al gruppo italiano la controllata Lactalis Usa, sanando così un buco di bilancio della controllante francese: insomma, i soldi se ne andranno oltralpe, lasciando sul campo in Italia un discreto numero di disoccupati.
I dipendenti della centrale del latte di Genova hanno aperto una pagina su Facebook, dalla quale si ricava il comunicato che segue.



Dalla pagina di Facebook dedicata alla centrale del latte di Genova:
La centrale del latte di Genova è un'azienda in attivo.
Non parliamo di un carrozzone pieno di debiti.
La centrale del latte di Genova ha un gruppo di onesti operai ai quali l'azienda ha chiesto dei sacrifici e questi l'hanno accontentata. Ci è stata proposta una riorganizzazione; con questa operazione il reparto della produzione ha perso 2/3 del personale, personale qualificato ed assunto come tale che si è ritrovato a fare tutt'altro lavoro in nome del bene comune. Gli operai restanti in produzione si sono impegnati nell'ottimmizzare al massimo le proprie mansioni (tradotto vuol dire che devono fare tutto). In cambio di questo ci era stato promesso del latte, latte che non è mai arrivato. Si perchè uno dei motivi per cui siamo in discussione è che noi facciamo poco latte. Tenete presente che noi il latte lo facevamo ma poi, in nome sempre dell'ottimizzazione, ci è stata portata via un'intera linea produttiva, quella del latte in tetrapak, dopodichè ci è stata portata via e trasferita in altri siti, l'intera produzione della panna.
Rimarchiamo che sono state tutte scelte imposte dall'alto, noi non abbiamo mai perso nulla perchè lavoravamo male.
Allora noi cocciuti genovesi cosa facciamo? Ci rimbocchiamo le maniche e troviamo un quantitativo di latte acido da fare per la comunità mussulmana, però ci viene detto che siccome c'è un'azienda del gruppo che già lo fà, noi non possiamo fagli concorrenza. Allora troviamo un'accordo per produrre del latte per altre aziende non del nostro gruppo, ma anche questo ci viene tolto senza nessuna motivazione e viene fatto produrre da un'altro stabilimento fuori liguria.
In questo scenario paradossale succede anche che il latte prodotto da noi, viene venduto ad un prezzo X mentre il latte fatto da altri stabilimenti del nostro gruppo e venduto nel nostro territorio, viene venduto ad un prezzo X-0,30 euro.
Capite? Ci hanno sempre fatto concorrenza mangiandoci il mercato ligure imponendo dei prezzi alti al nostro latte e vendendo a meno altri tipi di latte.
Nonostante tutto siamo in attivo e allora?
Allora ci chiudono.
Mandano a casa 63 dipendenti (che se vai a vedere non sono nemmeno tanti), ma olre a questi ci sono le stalle liguri, che producono il latte solo per noi. Questa sarebbe la famosa "filiera del latte ligure" che chiuderebbe i battenti con noi perchè la centrale del latte di Genova è l'unica grande realtà che produce latte ligure. Ma importa poco, sono solo 65 stalle sparse in tutta la Liguria. Poi ci sono quelle 6 o 7 persone che ci portano il latte, anche quelle poche. Ed importa pure poco se perdere le stalle significa perdere anche quelle persone che si prendono cura dell'entroterra (sarebbe il famoso depauperamento del territorio). Quasi mi dimenticavo, ha anche poco significato che in visita alla centrale ci siamo stati quasi tutti noi genovesi, che l'edificio della centrale è legato alla sovraintendenza delle belle arti perchè è lì a produrre latte dal 1935 (lo sapete che la centrale è riuscita ad alimentare i genovesi durante tutta la seconda guerra mondiale? Abbiamo anche una bellissima chiesetta in legno che hanno lasciato marcire).
In tutto questo contesto mi vengono solo in mente le parole di Don Gallo alla nostra assemblea pubblica del 19 Luglio: "Agitatevi, agitatevi!".
Allora noi ci agitiamo, chiediamo l'aiuto di tutti, ma non solo per noi. Se i nostri politici non riescono a salvare una realtà così piccola ma così importante, così radicata nel territorio e nelle sue genti, che cosa può salvare la politica? A cosa serve la politica? Tutte le aziende liguri chiudono, a cosa servono i nostri politici se non per incassare il "vogliamo chiudere" e portarselo a casa? Se la politica ha un senso per una volta deve farcela e noi siamo una straordinaria occasione. Un'azienda sana con pochi dipendenti e funzionale, alla quale tutti i genovesi si sentono affezionati e che di fatto è un pezzo della storia di Genova.


Genova - 

Apprendiamo con sgomento dell'arresto di Diletta Botta, consigliere municipale del Municipio VII Ponente.

Diletta Botta, come tutti i cittadini che hanno concorso alla recente competizione elettorale, ha partecipato alle attività del Movimento e ha presentato il Certificato Penale immacolato.

Restiamo quindi in attesa dei decorsi degli Atti Giudiziari considerando Diletta Botta momentaneamente allontanata dal Movimento e dimissionaria da ogni incarico elettivo.

Movimento 5 Stelle Genova

I candidati a Genova

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    Luca Pirondini

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