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MoVimento 5 Stelle

Marzo 2012


Genova - 

30 marzo 2012 - di Stefano De Pietro

Col motto di "Mille firme in 5 giorni" ci siamo apprestati a metà marzo a scendere in strada per raccogliere le firme di sottoscrizione della lista comunale, per poterci presentare alle consultazioni amministrative comunali del 6 e 7 maggio 2012.
Con l'impossibilità di fare i presidi fissi, visto che "qualcun'altro" ha pensato bene di occupare ogni angolo di Genova, mercati compresi, chiedendo i permessi senza poi effettivamente realmente effettuare alcuna attività, ci siamo organizzati per fare una raccolta in piedi, con il solo apporto di due biciclette per poter attirare quel minimo di attenzione dei passanti, sfruttando solo in due occasioni la possibilità di mettere un banchetto grazie ad un permesso chiesto già da tempo. Lanciati a cento all'ora, ci siamo fiondati in cinque differenti posti a Genova, raggiungendo il bel risultato delle 800 firme in venti ore complessive: 40 firme all'ora, 4 firme ogni 6 minuti.
Questo è il sentimento che anima i genovesi nei confronti del Movimento 5 Stelle: fiducia, voglia di cambiare, di partecipare di nuovo avendo la possibilità di contare ancora qualcosa.
Le firme sono pronte, controllate, diciamo un GRAZIE molto sentito ai certificatori che ci hanno seguito e quindi permesso di arrivare a questo bel risultato.
Siamo contenti, non lo nascondiamo, E carichi come molle per entrare in Consiglio Comunale: "à bientôt", genovesi!

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PRESENTAZIONE MOVIMENTO 5 STELLE GENOVA


Genova - 


venerdì 30 marzo 2012, 21.00

Sala Consigliare ex-Municipio

Via Pallavicini, 5 , Genova


PRESENTAZIONE MOVIMENTO 5 STELLE GENOVA

Durata 21:00 ore 22:00

Sono invitati tutti i cittadini che volessero conoscere i candidati, il programma e la scelta innovatrice del Movimento. E' previsto uno spazio nel quale i cittadini potranno parlare dei problemi del loro quartiere, delle istanze verso la Pubblica amministrazione e dei progetti alternativi che gli abitanti del posto vorrebbero vedere realizzati.

Il volantino dell'evento

http://files.meetup.com/1545211/Volantino%20Pegli.pdf

RIUNIONE MOVIMENTO 5 STELLE GENOVA


Genova - 

Ciao a tutti

ecco gli impegni settimanali

presentazione del Movimento
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/55557272/

Riunione plenaria
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/57806872/

presentazione del Movimento
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/57234912/

siete invitati a partecipare.

Salva il gettone, aiuta i poveri consiglieri - M5S Genova


Genova - 


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A seguito del recente scandalo riguardante i gettoni di presenza incassati da alcuni "poveri" consiglieri comunali di Genova, i quali, gravidi di faticosissimi impegni, sono costretti a saltare di commissione in commissione come le api, che di fiore in fiore svolazzano alla ricerca dello "zuccherino", al Movimento 5 Stelle di Genova pare opportuno ricambiare tanto impegno e tanto sforzo raccogliendo i necessari contributi in denaro, in cambio di scherzosi "gettoni di presenza", con cui alleviare la fatica dei nostri vigorosi ed amati Rappresentanti, tra cui molti "giustamente" riconfermati dal PD al grido di "facciamoci riconoscere!!!". Eccoli, Grazie Signore Grazie!!!, i nomi nuovi di Marco Doria!!! Forza quindi fortifichiamo il loro "amore" per l'ambita poltrona con un ulteriore ricco contributo, potranno certamente comprarsi l'ultimo modello di "Supercazzola Sbiancacoscienza turbo delux" che lava sempre più bianco!!! Il denaro raccolto sarà consegnato ai gruppi consiliari presso Palazzo Tursi, quale ulteriore sarcastico contributo dei genovesi allo stipendio degli amministratori locali al ben noto grido di battaglia che eleva lo spirito di Noi Movimento 5Stelle. Vi aspettiamo tutti, Cittadini e Giornalisti domani 24 marzo a partire dalle ore 15.00 ognuno con il suo simbolico contributo in via Cesarea. Non gli daremo respiro!!!!



Genova - 

23 marzo 2012 - di Elisa Parodi
cultura.jpegIl Comune non ha approvato il bilancio 2012. Uno dei tanti corollari che derivano da questa decisione è rappresentato dal fatto che la stragrande maggioranza delle manifestazioni culturali non potrà essere realizzata fino alla fine dell'anno in corso. Alcune, dopo questa micidiale paralisi, non saranno più in grado di rialzarsi: tutto ciò avverrà anche perché ad oggi la Regione Liguria non ha stanziato neppure un euro sul capitolo cultura.
Sarà anche una scelta politica quella della giunta Vincenzi di rimandare la decisione sull'aliquota prevista dall'Imu a dopo le elezioni comunali del 6 maggio 2012 a Genova, ma questo ritardo, che comporta appunto lo slittamento nell'approvazione del bilancio comunale, potrebbe dare vita a un pericoloso effetto domino, ma soprattutto potrebbe farci temere seriamente per la sopravvivenza di numerosi apprezzati e seguitissimi teatri e festival genovesi.
La notizia a dir poco allarmante rischierebbe addirittura di passare in sordina se non fosse per il grido di allarme pubblicato da alcuni giornali nazionali e locali e firmato da alcuni dei principali teatri e festival cittadini: la lettera aperta indirizzata ai quotidiani sottoscritta dal Teatro della Tosse, Akropolis, Cargo, Archivolto, Ortica, Garage, Teatri Possibili, Festival Corpi Urbani, Festival del Mediterraneo, Festival della Poesia, Gezmataz, Genova Film Festival, Festival Circumnavigando, Suq e Lunaria rappresenta un appello accorato, o peggio ancora il canto del cigno di una fetta di patrimonio culturale che potrebbe avere vita dura.
Le conseguenze di uno scenario genovese privato di questi istituzioni di spettacolo è a dir poco desolante: parliamo di posti di lavoro a rischio, di edifici che potrebbero essere abbandonati, di carenza di servizi culturali in tutta la città, da Nervi a Voltri, non solo nel centro storico. E tutti sappiamo come la vivacità culturale sia uno dei tanti fattori che contribuiscono a migliorare la qualità della vita, soprattutto nelle "periferie", dove i teatri e le associazioni non hanno solo funzione ricreativa, ma rappresentano ormai anche un luogo di ascolto, di integrazione, di apprendimento e di presidio del territorio. Dove c'è cultura, non c'è degrado.
Ma tutto ciò sembra non avere rilevanza e Genova, come tante altre realtà italiane, potrebbe "spegnersi", come denunciano, a buon diritto, i firmatari della lettera.
Purtroppo, però, il caso di Genova non suono affatto come nuovo, inaspettato. Sono mesi che gli ottimi programmi della televisione pubblica "Report" e "PresaDiretta" tentano di porre l'accento, tra i tanti settori in crisi nel nostro paese, sul caso della cultura in Italia con puntate significative dai titoli evocativi: "Mali Culturali" (Report, 4 dicembre 2011) e "Cultura a fondo" (PresaDiretta, 26 febbraio 2012).
I dati parlano chiaro: i fondi del Ministero dei Beni Culturali negli ultimi cinque anni sono passati da 1.649.000.000 di euro ai 579.000.000 di quest'anno (cioè tre volte meno rispetto ad un lustro fa), quindi è "naturale" che, parlando di spettacolo dal vivo, Regioni e Comuni abbiano sempre meno risorse a disposizione per i teatri lirici e i teatri stabili, figuriamoci quindi per gli enti culturali di medie e piccole dimensioni.
È, però, altrettanto naturale che queste istituzioni di oppongano ad una tale situazione critica: c'è chi scrive una lettera di denuncia e chi occupa un teatro in pieno centro a Roma. Il pensiero corre, infatti, veloce al coraggioso esempio del Teatro Valle, vicino a Piazza Navona, "occupato" dal 14 giugno del 2011 da lavoratori dello spettacolo (attori e maestranze) che seppur precari, seppur senza nessuna assistenza previdenziale, seppur "contro" la legge, hanno deciso di anteporre la propria professionalità e dignità di operatori culturali e di persone di fronte alle mere dinamiche economiche e finanziarie che reggono gli enti culturali.
Il caso Valle, per fortuna, grazie allo sforzo di alcuni quotidiani e programmi televisivi ha la risonanza che merita a livello nazionale, non solo tra gli addetti ai lavori. Ma della cultura, del teatro, dei festival a Genova, se ne parla?
Se ne parla eccome: il 25 febbraio 2012 si è tenuto a Genova, al palazzo della Borsa, l'ottava edizione de "Le Buone Pratiche del Teatro" (a cura di Mimma Gallina e Oliviero Ponte di Pino), incontro sul tema "Movimenti e Istituzioni", il cui verbale è scaricabile dal sito della webzine di cultura teatrale ateatro.it.
Durante il dibattito, a tratti acceso, sul rapporto cultura/teatro e istituzioni, l'Assessore alla Cultura del Comune di Genova e responsabile teatro per l'ANCI Andrea Ranieri afferma: "In tema di cultura e teatro, la sensibilità delle città è molto più grande rispetto a quella dello Stato. I motivi di questa sensibilità risiedono nella consapevolezza dei Comuni della capacità di creare identità e della funzione di welfare del teatro e della cultura in genere. La cultura inoltre muove l'economia, è una risorsa: in termini aziendali, potremmo dire che è business". Poco dopo Daniele D'Agostino (Comune di Genova, Area Sviluppo della Città e Cultura), illustra lo studio del Comune di Genova sui teatri della città: "20.000 posti a sedere in totale, presenze in crescita insieme ai biglietti venduti e agli abbonamenti. Sul totale degli occupati, il 28 per cento ha tra i 25 e i 35 anni. Il finanziamento pubblico copre il 50 per cento, il 20 per cento arriva dagli incassi e il resto da sponsor. Cresce la capacità dei teatri di autofinanziarsi. www.genovateatro.it è il primo esperimento in Italia di un sito sulla programmazione teatrale di tutta la città, con informazioni sugli esercizi teatrali e vendita di biglietti."
Quindi, dagli atti del convegno, emergono una visione, se non rosea, almeno ottimista del settore cultura; una volontà di investire nel settore artistico; uno sguardo in prospettiva che va oltre l'immediato qui e ora. Tutti buoni propositi smentiti nemmeno un mese dopo dalle ultime notizie sull'approvazione del bilancio del nostro comune. È pur vero che la legislazione in materia di investimenti pubblici è piuttosto farraginosa: il sistema teatrale italiano risente della mancanza di "leggi quadro" che traccino le linee degli interventi (statali e regionali) in materia di spettacolo dal vivo. Considerato che non esiste una Legge nazionale sullo Spettacolo, la "normativa" italiana si presenta come una sovrapposizione di decreti, circolari, leggi regionali, che si sono succeduti negli anni, sovrapponendosi gli uni sugli altri, senza una cornice legislativa chiara utile a mettere a fuoco il rapporto tra "Imprese dello spettacolo" e Istituzioni (governo ed enti territoriali). Così non esiste una chiara differenziazione di competenze fra le amministrazioni.
Tuttavia le lacune legislative non devono essere considerate come scusante per i mancati provvedimenti in fatto di cultura: in Italia i tagli al welfare, oltre a distruggere il principio di solidarietà ed il supporto alle fasce deboli, stanno impoverendo chi si occupa di spettacolo e chi ne fruisce. In Francia, invece, i massicci finanziamenti dello stato al settore non diminuiscono con la crisi, anzi. E le donazioni dei privati a tutto il settore, grazie alle agevolazioni fiscali, si stanno moltiplicando. L'Italia è nota per la ricchezza dei suoi beni culturali e per la varietà delle sue espressioni artistiche eppure nel resto d'Europa con un patrimonio di gran lunga inferiore al nostro riescono a dar lavoro a 3 milioni e 600 mila persone, il 2,6% del Pil, mentre in Italia ci fermiamo all'1,1%.
Quando capiremo che la cultura è un investimento non solo economico, ma anche personale, di crescita, di arricchimento, di condivisione di saperi e di piaceri, allora sarà giunto il momento di cambiare.
Noi, lo abbiamo capito, e faremo tutto il possibile affinchè Genova e le sue realtà culturali non si spengano, ma rifulgano di rinnovato vigore e vitalità. Per il bene di tutti.
Appoggiamo e sosteniamo la causa sottoscritta dal Teatro della Tosse, Tetrao Akropolis, Teatro Cargo, Teatro dell'Archivolto,Teatro dell'Ortica, Teatro Garage, Teatri Possibili, Festival Corpi Urbani, Festival del Mediterraneo, Festival della Poesia, Gezmataz, Genova Film Festival, Festival Circumnavigando, Suq e Lunaria.


Genova - 

21 marzo 2012 - di Stefano De Pietro.

L'appuntamento con Cristina e Massimiliano è per le quattordici di un sabato che ha voluto regalarci qualche raggio di sole, a scapito di una previsione di pioggia intensa: si vede che il destino è stato favorevole alla produzione di questa testimonianza, la solita storia di ordinaria follia alla quale l'amministrazione genovese ci ha ormai abituato.
Siamo a Fegino, già teatro dello scandalo del cantiere della galleria ferroviaria trentaquattro metri sotto il pavimento della casa di Barbara, lei non dorme bene da mesi, non si trova un accordo ma il cantiere va avanti, nonostante il disturbo notturno. Sempre a Fegino oggi è la Scuola di Villa Sanguineti ad essere colpita, un polo con scuola materna ed elementare, un piccolo paradiso in una valle decapitata dallo sviluppo industriale degli anni 60-80, autostrade, binari, inquinamento, rumore, centri commerciali, traffico pesante, adesso anche i cantieri del terzo valico. Un cuore verde che si scopre subito dietro alla centrale del latte, circondato da un muro antico, con piante secolari e un prato ben curato nei limiti di quelle che sono le finanze della scuola italiana. Centotrentasei bambini trovano giornalmente alcune ore di tranquillità in questo spazio, contatto con il verde, sicurezza sociale. La scuola è un riferimento per tutti nella zona, i bambini arrivano fin da Murta, il paese della Festa della zucca, e gli stessi genitori che oggi sono qui con noi, davanti al cancello pieno di disegni preoccupati dei bambini, sono stati alunni tanti anni fa. Spunta anche una nonna, lei è cresciuta "alla Sanguineti", poi i suoi figli, oggi i suoi nipoti. La comunità ha chiesto al Preside di poter usare il giardino della scuola "fino alle diciotto", in mancanza di altre aree verdi protette nella zona.
A Cristina e Massimiliano si aggiungono due maestre della scuola, anche loro molto preoccupate di quello che è successo, poi un passante, poi la nonna. Tutti superano la timidezza dell'obbiettivo e accettano di parlare ai cittadini di Genova, con il video che proponiamo.
Un giorno del mese di febbraio alla scuola sono arrivati dei tecnci. Volevano vedere i lavori da fare per trasformarla negli uffici del cantiere. "Quale cantiere? Quali uffici? Nessuno alla scuola sapeva nulla, gli stessi tecnici sono rimasti stupiti che ci fossero ancora i bambini", racconta Massimiliano, spiegando che di fronte alla scuola qualcuno ha previsto un grande cantiere di servizio allo scavo della galleria ferroviaria del terzo valico, una galleria di servizio ma comunque un'opera di quelle che durerà decenni. E nessuno sembra aver avvisato la scuola che la sua presenza è forse incompatibile con il polverone. "Ma qui dietro ci sono anche un ricovero per anziani e molte case", si stupisce Laura, maestra della scuola, chiudere la scuola significa ammettere la pericolosità delle polveri e quindi spostare anche un sacco di persone, sarebbe più logico trovare un altro posto per il cantiere. Come non essere d'accordo? Anzi come non pensare che quei cantieri non debbano essere proprio aperti, perché il terzo valico è un'opera inutile, costosissima e dannosa, e quanto sia dannosa s'inizia a toccarlo con mano.
Spunta una cartina dove la scuola viene segnata sottoposta ad un vincolo, essendo usata dal comune da più di cinquant'anni, gli alberi sono protetti. La preoccupazione di tutti è anche questa, che una volta presa in carico dalle ferrovie si seguano altre logiche, che il giardino verde diventi un magazzino, che mani troppo pratiche possano tagliare le piante, non ci si fida per nulla, anche a causa dell'esperienza fatta sull'altra galleria, quella da Barbara.
Cristina, Massimiliano e gli altri hanno subito formato un comitato per difendere la scuola, su Facebook. Noi li appoggeremo, da cittadini con i cittadini.


Genova - 

18 marzo 2012 - A cura dell'Ufficio stampa del M5S di Genova.
amiu-scarpino.jpgGentile Dott.ssa Martina Zavagna,
leggiamo la sua valutazione del 16 marzo u.s. , riguardo l'affermazione del Movimento 5 Stelle di Genova che "Investendo nella differenziata porta a porta si possono creare nuovi posti di lavoro e si può evitare la costruzione dell'inceneritore", da Lei classificata come "Balla" perché, Lei sostiene: "L'ampliamento della raccolta differenziata non porterà a nuovi posti di lavoro, ma al riutilizzo dell'attuale personale in quanto nuove assunzioni sono bloccate dal Patto di Stabilità. Con i numeri attuali (300 mila ton/anno di rifiuti e differenziata al 33%) e i problemi logistici di raccolta in tutte le vie della città non si possono mettere sullo stesso piano la differenziata porta a porta e l'eventuale inceneritore".
Ci permetta di replicare con lo stesso tono scherzoso: la Balla è tutta Sua e del Politicometro!
Ad un recente convegno sulla "rumenta" all'auditorium di Palazzo Bianco, è stato spiegato che l'esperienza di comuni italiani che hanno adottato il porta a porta dimostra che la percentuale di differenziata "raddoppia in una settimana".
Dovreste anche approfondire meglio il fatto che l'Inceneritore di Scarpino, anche trascurando i costi materiali dell'opera, non è comunque gratis, nonostante il project financing che dovrebbe sostenerlo, ma ha oneri sociali e sanitari ben evidenti a tutti tranne che a chi non vuole considerarli. Conosce il Comune di Vedelago ed il suo modello di raccolta differenziata? Ritiene impossibile un corretto piano di investimenti che coniughi la raccolta differenziata, il patto di stabilità e l'occupazione, anche a fronte del fatto che la voce rifiuti potrebbe passare dal ciclo passivo a quello attivo per il comune, come dichiarato dallo stesso comune nei suoi documenti? Crede che non sia possibile una migliore gestione delle risorse interne di Amiu? Crede che non pesino sul Comune di Genova le multe che ogni anno paghiamo per non avere ancora raggiunto il limite minimo del 66% di differenziata? Per questo fatto, il patto di stabilità lo dimentichiamo?
Senza avere la pretesa di insegnare niente, ormai gli esempi sono infiniti e la letteratura scientifica più che vasta. In quanto ai "problemi logistici di raccolta in tutte le vie della città", ci creda, approfondisca le molteplici esperienze maturate in Italia ed in Europa (per non dire nel mondo...) eviterà di dare retta ciecamente all'Ufficio Stampa di Amiu. Al quale rinnoviamo l'invito a farci conoscere le ormai famose 350 slides sulla "Nuova Scarpino" del Presidente Casale, che si ostina a non pubblicarle sul sito di Amiu.

Con simpatia
Il Movimento 5 Stelle Genova


Genova - 

18 marzo 2012 - di Gabriele Fiannacca.
"E io mi domandai rispetto al presente, quanto vasto fosse, quanto profondo fosse, quanto fosse mio (Kurt Vonnegut da Mattatoio n.5).

Il video che postiamo in questo articolo ha l'intenzione di raccontare, in pochi minuti, chi siamo e cosa ci proponiamo di realizzare a livello nazionale e a livello locale e comunale.
Anche il lavoro che c'è dietro questo semplice cortometraggio testimonia la reale partecipazione dei cittadini: Michele Giuseppone, che ringraziamo per la disponibilità e la professionalità, è un giovane video maker genovese che ha deciso di dedicare un po' del suo tempo per la realizzazione di questo lavoro perché, come tutti noi, crede in un possibile cambiamento culturale e politico epocale nella nostra città e nel nostro paese.


Genova - 

14 marzo 2012 - di Cristina De Pietro
La famosa lettera inviata la scorsa estate dalla BCE al Governo italiano, firmata congiuntamente da Jean Claude Trichet e da Mario Draghi, ci impone, fra le varie misure in parte già adottate con le ultime manovre, una serie di privatizzazioni "su larga scala".
Anche le priorità di intervento contenute nel recente Rapporto OCSE invitano l'Italia a ridurre in modo considerevole la partecipazione pubblica in settori importanti quali TV media, trasporti, energia e servizi locali.
Si tratterà della privatizzazione delle partecipazioni statali sopravvissute alla campagna di dismissione degli anni novanta, di cui fu "curatore" proprio Mario Draghi, insieme con Beniamino Andreatta, allora al ministero del Tesoro, Romano Prodi, presidente dell'Iri e poi capo del Governo, e Carlo Azeglio Ciampi.
Allora occorreva fare cassa per ridurre il debito pubblico come conditio sine qua non per l'ingresso nell'Euro.
Ci rinfresca tutta la vicenda l'interessante articolo di Nico Perrone "Se l'America ci insegna le partecipazioni statali", letto su Limes n.6/2011.
Mario Draghi, allora Direttore generale del Tesoro, Gabriele Cagliari (presidente dell'Eni), Luigi Spaventa, insigne economista, ex deputato del Pci, ministro della Programmazione economica, Lorenzo Pallesi, presidente Ina, Innocenzo Cipolletta, presidente di Confindustria, Giovanni Bazoli, presidente di Antonveneta furono convocati a bordo del Britannia, lo yacht della Regina Elisabetta, per una crociera tra Civitavecchia e l'Argentario insieme a importanti esponenti della finanza internazionale come Herman van Wyck, presidente della banca di investimenti S.G. Warburg & Co, e Jeremy Seddon, direttore esecutivo della Barclays Bank, e altri.
In quell'autorevole consesso vennero definite le condizioni della campagna di privatizzazione delle partecipazioni statali italiane degli anni novanta.
Mario Draghi, da allora soprannominato Mr Britannia, fu nominato presidente del Comitato privatizzazioni. Mantenne tale carica fino al 2001 quando, a missione compiuta, fu nominato vicepresidente di Goldman Sachs, potente banca d'affari americana che partecipò al lauto banchetto delle privatizzazioni italiane, il cui valore totale fu 182 mila miliardi.
Nonostante sembri una cifra esorbitante, si trattò in realtà di un affare soprattutto per gli acquirenti, i grandi finanzieri internazionali. Per lo Stato italiano lo fu molto meno. Soprattutto perché, mentre si erano invocate le privatizzazioni per iniettare nel sistema criteri di maggiore efficienza e redditività, che la gestione pubblica non sapeva assicurare, non seguirono (da parte del sistema politico) le liberalizzazioni necessarie, né un progetto di investimenti adeguati (da parte degli acquirenti privati), con la conseguenza che le privatizzazioni non sortirono l'effetto sperato né in termini di risultato economico né di incremento di efficenza del sistema.
Un documento pubblicato il 10 febbraio 2010 dalla Corte dei Conti evidenzia la totale inefficacia di quelle privatizzazioni. Le aziende privatizzate migliorarono la loro redditività non attraverso l'adozione di gestioni migliori e più efficienti bensì mediante l'aumento delle tariffe e dei costi per energia, banche, assicurazioni, autostrade, e altri servizi, che sono tuttora in costante inarrestabile crescita senza alcuna contropartita per il cittadino.
Le partecipazioni statali in Italia hanno una lunga storia. La parola è stata sinonimo di un sistema di potere e di lottizzazione ma non bisogna dimenticare che inizialmente ebbero un ruolo essenziale nella crescita dell'Italia negli anni cinquanta e sessanta. Nel 1933 nacque l'Istituto per la Ricostruzione Industriale, Iri, e nel 1953 venne istituita l'Eni, base del programma energetico nazionale, mediante la quale negli anni cinquanta De Gasperi e Mattei diedero impulso ad una economia uscita devastata dalla guerra. Fu l'innesco di quel "miracolo economico" che portò l'Italia a essere accolta nel 1975 nel G7 come settimo membro, ossia la settima potenza industriale del mondo.
Persino negli Stati Uniti, paladini del liberismo, per superare la grande crisi degli anni trenta, il presidente Franklyn Delano Roosevelt ricorse nel 1933 alle partecipazioni statali con l'istituzione della Tennessee Valley Authority (Tva), tuttora esistente, che dette lavoro a centinaia di migliaia di persone per la costruzione di dighe e centrali idroelettriche e contribuì al rilancio dell'economia.
Più recentemente, il presidente Barak Obama non ha disdegnato il metodo quando ha salvato l'industria automobilistica americana, considerata strategica, attraverso un forte sostegno delle casse federali al finanziamento dell'operazione Chrysler/Fiat.
Torniamo alle privatizzazioni italiane prossime venture, quelle fortemente volute dalla Bce e dall'Ocse. Varrebbe la pena di fermarci a riflettere: la dismissione delle residue partecipazioni in Eni, Enel, Finmeccanica, Poste Italiane, fa gola ai grandi investitori internazionali che sperano di ripetere gli affari fatti negli anni novanta.
Le società pubbliche come l'Eni, per esempio, fruttano ogni anno ingenti dividendi allo Stato, che dalla loro dismissione perderebbe le entrate fisse degli utili prodotti ogni anno a fronte di un introito una tantum ricavato dalla loro vendita/svendita.
In Francia e in Germania, nonostante la crisi, non si pensa certo a privatizzare aziende strategiche per la politica energetica nazionale, come lo sono per l'Italia Eni ed Enel. Mentre non c'è dubbio che francesi e tedeschi parteciperebbero con entusiasmo ad una campagna di privatizzazioni italiana, acquistando gli ultimi asset di valore che ci restano.
Nella situazione di crisi in cui ci troviamo, e pressati dalle richieste di istituzioni come Bce e Ocse, saremmo costretti a vendere in posizione di debolezza contrattuale aziende sane e con bilanci attivi. Una nuova giostra di dismissioni della serie altro giro, altro regalo. Per gli investori internazionali non ci potrebbe essere migliore occasione.
Di fronte a tale prospettiva, speriamo che il Governo non raccolga gli inviti a vendere ma si concentri piuttosto nel creare occasioni di crescita e nella difesa dei nostri asset strategici e di quanto rimasto a creare ricchezza in questo paese.


Genova - 

Questa sera (martedi 13 marzo) alle ore 19.45 saremo presenti in prossimità del Teatro Carlo Felice, in occasione del concerto di Elio e le Storie tese, per la raccolta firme di sttoscrizione alla lista del Movimento 5 Stelle di Genova, con la presenza del certificatore.
Lanciamo quindi un appello per accorrere a firmare!

Approfittiamo per ricordare i prossimi Genova Human Lab:

PONTEX
Martedì 13 marzo ore 21.00
Sala Municipio di Pontedecimo, via Poli 12
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/54185252/

STAGLIENO
Giovedì 15 marzo ore 21.00
Centro civico di Staglieno, via Bobbio 21D
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/54185972/

RIVAROLO - PRESENTAZIONE LISTA MUNICIPIO VALPOLCEVERA
Venerdì 16 marzo ore 21.00
Teatro Albatros, Via Roggerone 8
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/54185642/

QUINTO/NERVI
Martedi 27 marzo ore 21.00
Ex Tiro al piccione - Polisportiva, Piazza De Simoni 1 - Quinto
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/55557272/


Genova - 

Venerdi 16 marzo 2012 alle ore 21.00 al Teatro Abatross di Genova Rivarolo si terrà la presentazione alla cittadinanza della lista municipale per la Valpolcevera.
Sarà l'occasione per incontrare i cittadini di tutto il V Municipio ed esporre i progetti e il programma del Movimento 5 Stelle di Genova.


Genova - 

9 marzo 2012 -
petizione.jpgInizia la corsa per raccogliere le firme dei sottoscrittori della lista del Movimento 5 Stelle di Genova. E' necessario raccogliere circa 1000 firme, in pochissimi giorni. Lanciamo quindi l'appello a tutti di recarsi già da oggi domenica 11 marzo in Corso Italia (pomeriggio dalle ore 15.00), dove sarà presente anche il certificatore.

E' importante che riusciamo a raccogliere le circa 1000 firme in pochissimo tempo, per poter effettuare tutti i controlli necessari a presentare in Comune una documentazione completa e attendibile.

Lanceremo altri appelli nei prossimi giorni tenendovi aggiornati degli altri luoghi dove stiamo organizzando la raccolta firme.

Grazie a tutti per la collaborazione.

Il Movimento 5 Stelle di Genova


Genova - 

9 marzo 2012 - di Mauro Muscarà
pontex.jpgIn riferimento alle dichiarazioni pubblicate su diversi giornali, televisioni e siti web genovesi (*), vorrei ricordare al "compagno" Miroglio che nello statuto della Cgil, oltre alla "tutela dei lavoratori e delle lavoratrici", nell'art.2 si enuncia quanto segue :" La Cgil ispira la sua azione alla conquista di rapporti internazionali in cui tutti i popoli vivano insieme nella sicurezza e in pace, impegnati a preservare durevolmente l'umanità e la natura, liberi di scegliere i propri destini ...".
Come può dunque il primo sindacato italiano sostenere la realizzazione di grandi opere come la Gronda ? E soprattutto giustificando questa posizione come il solo modo di uscire dalla crisi ?
Non si può accettare una grande opera solo perché crea lavoro, ma bisogna analizzare l'utilità della stessa e di quelle che sono le ricadute sulla salute dei cittadini e dell'ambiente.
Inviterei Miroglio a mettere da parte gli interessi del partito vicino alla sua organizzazione sindacale, documentandosi su quelli che saranno gli effetti devastanti sulla Valpolcevera ed il Ponente genovese di questa assurda opera.Ci sono dati trasportistici che in modo inequivocabile dimostrano l'inutilità della Gronda e dati geologici che mettono in evidenza i rischi di contaminazione da amianto che i cantieri della Gronda produranno su un bacino abitativo di oltre 70.000 persone.Lo pregherei di non fare politica, perché questa non è la missione del sindacato, ma bensì di sedersi ad un tavolo e magari parlare con chi sostiene che esistono altri modi per creare lavoro senza togliere ad alcuno il diritto ad una vita più sostenibile.
Mi auguro quindi che le sue affermazioni siano dettate dalla disinformazione che ha su questo argomento, e lo invito a venire in Valpolcevra per un'incontro con chi, da ormai due anni, si batte giorno dopo giorno per tutelare il diritto alla salute dei propri figli, non secondo allo stesso sacrosanto diritto di lavorare.
Molti anni fà, in piena crescita economica, a Casale Monferrato una promettente fabbrica dava lavoro a tantissima gente e garantiva, come dice il "compagno Miroglio", le "politiche d'investimento".Ora le famiglie degli oltre tremila morti di mesotelioma rimangono con la consolazione di una tardiva sentenza, che condanna chi in nome del progresso e dello sviluppo ha tolto loro affetti e sogni.
Vogliamo poi ricordare le battaglie del suo sindacato quando sosteneva la fabbrica della morte in Val Bormida ?

Riferimenti: Il Giornale, Il Giornale, Genova 24, Città di Genova, Primocanale

Genova Human Lab a Pontedecimo


Genova - 

PONTEX (volantino)
Martedì 13 marzo ore 21.00
Sala Municipio di Pontedecimo, via Poli 12
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/54185252/

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Genova Human Lab a Staglieno


Genova - 

STAGLIENO (locandina)
Giovedì 15 marzo ore 21.00
Centro civico di Staglieno, via Bobbio 21D
http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/54185972/

Volantino Staglieno.jpg


Genova - 

7 marzo 2012 - di Stefano De Pietro
ghl.JPGGenova Human Lab è la proposta del Movimento 5 Stelle di Genova per contattare i cittadini di Genova e studiare insieme a loro la nuova politica della città. Il nome nasce da un'idea di Paolo (Putti, ndr), per opporsi al progetto del Comune denominato Urban Lab, che si è caratterizzato per lavorare lontano dalla base cittadina, in una "chiatta in mezzo al mare" e che ha prodotto una serie di proposte per Genova che non saranno affatto gradite ai cittadini, una volta che si saranno trasformate in grattacieli, centri commerciali e strade di grande scorrimento.
Human Lab ha iniziato il suo percorso toccando i quartieri di Voltri, Sampierdarena, Molassana e Bolzaneto, sono già state fissate le date per Prà, Pontedecimo, Staglieno e Rivarolo, seguiranno poi i quartieri più centrali e del Levante genovese.
La struttura dell'incontro è organizzata in due momenti principali, la presentazione del Movimento 5 Stelle, del programma e dei candidati, con la presenza costante di Paolo e a rotazione di altri attivisti, e poi con un ampio spazio di interazione con il pubblico locale, di solito numeroso e pieno di aspettative verso la nuova forza politica che si propone di fare "politica partecipata". La partecipazione è, appunto, molto sentita e usata dai cittadini che intervengono raccontando le delusioni sofferte dall'amministrazione attuale e da quelle che sino succedute nel tempo.
Con un ampio uso di video e di immagini, Alessandro, che potremmo definire il nostro "Uomo Puc", descrive con dovizia di particolari cosa ci aspetta se dovesse essere confermato l'attuale Piano Urbanistico Comunale approvato a dicembre, ossia una colata di cemento, la sparizione definitiva della struttura multicentrica di Genova, che si tramuterebbe in un lungo asse viario che unisce grandi centri commerciali, i quartieri un dormitorio in attesa di prendere l'automobile per fare qualsiasi cosa.
Sembra che l'amministrazione che ha fortemente voluto questo Puc si sia preoccupata solamente di trasferire la gestione degli spazi pubblici ai privati, che si apprestano a fare manbassa delle richezze della città trasformandole in posteggi interrati, parcheggi a pagamento all'aria aperta, palazzoni di 30 piani circondati da finti "giardini di plastica", come il famoso "Amore di plastica" della brava Carmen Consoli, l'unico tipo di Amore per la propria città uscito da Urban Lab da là, in mezzo al mare.
Visitate la pagina degli incontri Human Lab, costantemente aggiornata.

Genova Human Lab a Bolzaneto


Genova - 

Mercoledi 7 marzo 2012 - ore 21.00

Genova Human Lab del Movimento 5 Stelle di Genova a Bolzaneto
presso la Sala Municipio di Bolzaneto
Via Costantino Reta 3 - Genova Bolzaneto

Sul meetup: http://www.meetup.com/AmicidiBeppeGrilloGenova/events/54184832/

m5s_bolzaneto.jpg


Genova - 

3 marzo 2012 - di Paolo Putti
Mi sembra che le riflessioni portate dai vari politici di partito in questi giorni sull'ambito sociale siano da ascriversi genericamente o in una nuova casella da tenere pronta sul desktop del nostro computer a fianco al cestino o, per chi non è avvezzo od interessato all'uso multimediale, da inserirsi in un cassetto della scrivania vicino ai punti del latte. L'etichetta sia del cassetto che della cartella dovrebbe recare, a mio avviso, la scritta "demagogia".
Vengo all'ultima delle lettere scritte a questo giornale dal professor Enrico Musso (Il Secolo XIX - giovedì 23 febbraio 2012 - pagina 30):
nella sua, viene generalmente individuato il problema dei servizi sociali in due punti sostanziali: "il servizio è inadeguato perché non è determinato dalle reali necessità delle persone ma, spesso dalle esigenze dei produttori" e ancora "... i servizi alle persone gestiti direttamente dal Comune di Genova sono in sostanza monopolio, senza confronti sui costi e senza controlli sui risultati". Riguardo a queste affermazioni, dico, è vero che la Cooperazione Sociale ha avuto in questi anni un grande torto, non essere riuscita, partendo da quello che dice la legge quadro nazionale 381 (che recita: "Le cooperative sociali hanno lo scopo di perseguire l'interesse generale della comunità alla promozione umana e all'integrazione sociale dei cittadini attraverso: la gestione di servizi socio-sanitari ed educativi e lo svolgimento di attività diverse finalizzate all'inserimento lavorativo di persone svantaggiate") a garantire sempre quella costruzione di capitale sociale, a restituire alla comunità da cui nasce ed in cui opera quel valore aggiunto di impresa sociale nata su un territorio, lì cresciuta con l'aspirazione di dimostrare che l'attivazione di cittadini esperti può generare impresa e può restituire servizi e politiche sociali di qualità. Ancora non si è riusciti come Cooperazione a costruire quell'alleanza sociale basata sul riconoscersi ed essere riconosciuti come risorsa, sulla capacità di sostenere i diritti ed i beni comuni indipendentemente dall'esserne beneficiari immediati.
Detto questo e fatto, come cooperatore sociale, un mea culpa, dico invece che non considero accettabile dire che i servizi sono fatti sulle necessità delle persone ma su quelle dei "produttori" perché non credo che se fossero così cinici i cooperatori guadagnerebbero, quando va bene, mille euro a fronte di interventi in molti casi vicini al terapeutico. Se così fosse non ci sarebbero, come ci sono, progetti cittadini fatti da cooperatori che partendo da cento restituiscono alla comunità centoquaranta, senza richiedere alcun soldo in più ma recuperando risorse. Anche l'affermazione riguardo ai costi ed ai controlli è inesatta: nell'ultimo appalto sui centri servizi del comune di Genova sono stati assegnati bandi di gara con ribassi del 93%, come vede con priorità assoluta sui costi: questo si che è socialmente terribile e mina la qualità dei servizi e dei rapporti professionali dei lavoratori, ma fosse per Lei arguisco dovremmo forse farli con ribassi del 99%, chiedendo ad un lavoratore, oltre di pagarsi poco, di pagare con i propri soldi anche l'affitto dei locali, le tasse di spazzatura, le utenze per un Centro Socio Educativo del Comune.
Vengo poi allo slogan che tutti gli aspiranti sindaco usano in questo momento, che per i servizi sociali bisogna sostenere il volontariato, perché son tanto bravi, perché c'è tanta gente che perde tempo in giro e che non vede l'ora di fare: rabbrividisco quando sento queste affermazioni, come cooperatore e come persona che è stata volontario per 12 anni; come cittadino mi sento preso per i fondelli. Ma come, prima i soliti politici (trasversalmente) mi vogliono mandare in pensione a 70 anni, sperando che muoia prima di pagarmi la pensione, devo nel frattempo aiutare le mie figlie perché l'asilo nido costa troppo e devo anche pagarmi le cure sanitarie perché sennò peso sullo stato, e magari a 70 anni qualche acciacco ce l'avrò, e dopo tutto questo si aspettano che nno essendo ancora rintronato su una sedia vada con gioia ad aiutare qualcuno; state descrivendo un mondo che non c'è più, lo avete disintegrato, tutte le associazioni di volontari sono in crisi perché non ci sono più i volontari, perché non ci sono più i pensionati, perché chi lavora non ha più tempo e perché avete promosso una cultura individualista del "guardo il mio e consumo", state descrivendo un mondo che avete abbattuto e che non ci sarà più; senza contare, cari professori Musso e Doria, che io non dico "la scuola e l'università sono fatte su misura dei maestri e dei professori e non degli alunni ... ci vogliono dei professori universitari volontari, ci sono tanti vecchietti che fanno le parole crociate tutto il giorno, sanno un sacco di cose potrebbero farla loro la lezione", perché è insensato e perché non lo credo, perché credo invece che le persone si meritino dei servizi professionali.
Infatti, come volontario, rabbrividisco quando sento queste proposte, perché mi restituiscono che io interesso non come persona apportatrice di risorse, custode di capacità da condividere, ma come "manovalanza gratuita". E' un po' come quelli annunci fuori da qualche ditta "cercasi giovane con esperienza" che sottendono giovane= pago poco e "con esperienza = già svezzato, perché non te la pago io la formazione". I volontari devono essere sostenuti con risorse per le organizzazioni, con mezzi per realizzare servizi migliori, ma questi servizi devono essere aggiuntivi, migliorativi, non quelli essenziali che dovremmo garantire istituzionalmente, sperando che un domani i servizi dei volontari si riescano ad istituzionalizzare e questi, formandosi e professionalizzandosi, realizzino una nuova cooperativa sociale. Il progresso e lo sviluppo per definizione preludono ad un mondo dove si sta meglio e dove ci sono più servizi, non in uno dove per mantenere l'economia e la finanza (tipo creature fatte dallo scienziato pazzo che bisogna rinchiudere e mantenere perché non si possono cambiare) si sacrificano diritti e beni comuni delle persone.
Certo come cittadini e come lavoratori dovremo sottrarci dai giochetti di questi politici dei partiti, che trovano sempre soluzioni facilone sulla nostra pelle (tipo quella dei servizi civili: forse non sanno, i professori, che i servizi civili sono percorsi in primis formativi e poi di utilità sociale, per cui un volontario non può accompagnare da solo un anziano o un disabile ma deve essere affiancato da un operatore professionale), non hanno scenari ed orizzonti e si rimpallano responsabilità tra partiti, tra istituzioni dello stesso partito, tra comune e regione, tra regione e stato. Il giochetto è ormai noto, sta a noi cambiare.
Paolo Putti
Cittadino, Cooperatore, Volontario, Portavoce e Candidato Sindaco del Movimento 5 Stelle di Genova

I candidati a Genova

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