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Sostenibilità

brasimone.jpg6 APRILE 2018 - "I 25 milioni che la Regione aveva stanziato per il progetto del centro ENEA al Brasimone devono restare in Appennino. Per questo abbiamo già depositato una risoluzione per chiedere la conferma di questo finanziamento nonostante il bando non sia andato a buon fine". È questa la richiesta di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, dopo che l'ENEA ha preferito Frascati al Brasimone per la realizzazione del centro di ricerca internazionale sulla fusione nucleare e per il quale Viale Aldo Moro aveva stanziato 25 milioni di euro.


"Quel finanziamento non può e non deve scomparire - spiega Silvia Piccinini - il nostro Appennino ha bisogno di quell'investimento per sopperire a decenni di politiche assenteiste da parte di chi amministra la nostra regione. I campi dove poter indirizzare queste risorse sono moltissimi". Proprio a questo proposito un anno fa il MoVimento 5 Stelle presentò una risoluzione, ancora non discussa in aula, dove aveva già individuato alcuni interventi necessari per poter garantire alle zone della montagna una ripartenza dal punto di vista economico.


"Si tratta di alcuni provvedimenti che a nostro avviso potrebbero assicurare quello  sviluppo sostenibile che resta il nostro obiettivo primario - aggiunge Silvia Piccinini - come la totale copertura del territorio montano della banda larga per cercare di contrastare lo spopolamento demografico e  sfruttare tutte le potenzialità offerte dal mercato e dalla new economy, oppure lo sviluppo della filiera dei prodotti locali, passando per un taglio dell'aliquota IRAP per quelle imprese giovanili che operano solo all'interno del territorio montano". Investimenti che devono riguardare anche il settore dei trasporti.


"C'è l'assoluta necessità di una grande piano di potenziamento del trasporto su ferro in modo da creare una rete di collegamento efficiente per le imprese e per i cittadini che vivono in quei territori" conclude Silvia Piccinini. "Visto che il sindaco Virginio Merola oggi sui giornali fa un appello alla Regione affinché questi soldi restino in Appennino e assicura la propria disponibilità per il raggiungimento di questo obiettivo - aggiungono Dora Palumbo e Paolo Rainone - nei prossimi giorni sia in Comune che in Città Metropolitana presenteremo un atto che confermi questo suo impegno. Il nostro Appennino è stanco di promesse a vuoto".

oneri-urbanizzazione.jpg16 MARZO 2018 - "L'Emilia-Romagna, oltre ad imporre degli oneri di urbanizzazione tra i più bassi d'Italia, ha deciso di rimandare chissà a quando il loro aggiornamento. Una scelta che di fatto negli anni ha favorito il giro di affari dei costruttori provocando un danno per le casse dei nostri Comuni stimabile in più di 500 milioni di euro". Dopo la ferrea opposizione alla nuova legge urbanistica Giulia Gibertoni torna ad incalzare la Giunta sul tema del mancato adeguamento degli oneri di urbanizzazione che in teoria avrebbe dovuto arrivare proprio con l'approvazione della nuova legge ma che ad oggi non è ancora arrivato.


"L'Emilia-Romagna impone oneri di urbanizzazione che sono tra i più bassi d'Italia - spiega Giulia Gibertoni - Se ci limitiamo solo ai grandi comuni ed in termini di costo al metro quadro, si stima a livello nazionale un ammontare medio variabile tra i 100 e i 150 euro al metro quadrato, con Bologna sotto la media (98 euro/mq), Milano a quasi il doppio (244 euro/mq), Firenze a quasi il quadruplo (480 euro/mq). L'Assemblea Legislativa, nel 1998, aveva deciso per un aggiornamento ogni cinque anni di questi oneri. Aggiornamento che però in realtà non è mai stato attuato per una scelta precisa della Regione".


Una scelta che Giulia Gibertoni nella sua interrogazione definisce come "difficilmente comprensibile dal punto di vista della tutela degli interessi della collettività" visto che la crescita del settore immobiliare registrato dal 1998 al 2008 ha portato vantaggi solo ai costruttori proprio a causa del mancato aggiornamento degli oneri di urbanizzazione, con i Comuni che solo in quel lasso di tempo avrebbero perso qualcosa come 500 milioni di euro.


"Visto che l'assessore Donini non più tardi di due anni fa disse che l'aggiornamento sarebbe avvenuto con l'approvazione della nuova legge urbanistica, ci chiediamo quanto tempo debba ancora passare affinché ciò avvenga - conclude Giulia Gibertoni - La Regione ha stimato quanti soldi sono andati persi a causa di questa scelta scellerata? Noi crediamo che sia arrivato il momento di smetterla di fare regali ai costruttori e di cominciare a pensare all'interesse collettivo. Per questo chiediamo alla Giunta di definire fin da subito una data certa per l'aggiornamento degli oneri visto che la nuova legge urbanistica è stata approvata già da diversi mesi e che la scadenza che la stessa Giunta si era data di fine 2017, come termine ultimo per l'uso delle vecchie tabelle, è già stata spostata in avanti al prossimo 30 giugno".

tec.jpg9 FEBBRAIO 2018 - "La Regione dica chiaramente quali sono i suoi progetti per il Terminal Emilia Centrale a Boretto. Il rischio, dopo tutti i soldi spesi, è che diventi una cattedrale nel deserto o che peggio si investano altre risorse senza nessuno scopo preciso". È quanto chiede Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, all'interno di una interrogazione presentata alla Giunta sul TEC, il Terminal Emilia Centrale per la navigazione fluviale del Po che sorge a Boretto, in provincia di Reggio Emilia.


"Ad oggi questa struttura è un vero e proprio fantasma per il quale non si conosce nessun progetto per il suo futuro - spiega Gianluca Sassi - Il potenziamento del trasporto fluviomarittimo, o lungo canali, è senza dubbio una strategia di grande interesse e con un modesto impatto ambientale, ma l'esperienza pregressa e quella in corso, in particolare TEC di Boretto ed idrovia ferrarese, rischiano di avere potenziato solo la spesa pubblica e il portafoglio di chi ha realizzato o sta realizzando le opere. Crediamo che sia indispensabile evitare che si debba ripetere quanto abbiamo già visto troppe volte in Emilia-Romagna, vale a dire una lentissima attuazione di opere programmate, l'inaugurazione di infrastrutture realizzate (da Boretto alla Dogato-Portomaggiore), la scoperta dopo pochi mesi che le stesse presentavano vistose inadeguatezze al lorp uso, la loro chiusura, l'idea di trasformarle in altro. Serve chiarezza".


Ecco perché nella sua interrogazione Gianluca Sassi chiede alla Regione quale sia stato il costo complessivo degli interventi sul TEC e gli eventuali fondi regionali impiegati oltre a un cronoprogramma che abbia come obiettivo finale quello di rendere realmente navigabile per fini commerciali il sistema idroviario padano.

Sensoli-autunno 2017.png8 FEBBRAIO 2018 - Garantire la sicurezza di chi frequenta la zona dove sorge anche il centro di formazione professionale di via Torino a Riccione. È la richiesta di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta dopo che le aggressioni denunciate da alcune donne nei giorni scorsi e che hanno avuto tutte come scenario comune la zona dell'ex colonia ENEL e dove oggi si trova lo IAL, il centro di formazione professionale che si avvale anche di finanziamenti regionali.

"Questa vicenda avviene in un'area a fortissima vocazione turistica confermando il permanere di condizioni non diverse da quelle verificatesi l'anno scorso a Rimini - spiega Raffaella Sensoli- e conferma anche l'enorme divario esistente tra quartieri in cui si è investito in riqualificazione urbana e quartieri lasciati in stato di completo abbandono. Senza contare che la situazione di abbandono dell'ex colonia ENEL ed i rischi connessi alla presenza di sbandati è stata segnalata in più occasioni alle autorità evidentemente però senza successo".

Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di intervenire.

"Visto che si parla tanto di autonomia non capiamo perché Bonaccini non abbia inserito anche il tema della sicurezza all'interno della trattativa da portare avanti con il Governo - conclude Raffaella Sensoli - Soprattutto in Riviera, con la grande presenza turistica, questo tema diventa di fondamentale importanza anche per lo sviluppo e la crescita di tutto il territorio".

Intanto domani, venerdì 9 febbraio, all'hotel Corallo di Rimini (viale Vespucci 46) il MoVimento 5 Stelle parlerà proprio di sicurezza e violenza di genere. Oltre alla consigliera Sensoli all'incontro parteciperanno i parlamentari Giulia Sarti, Maria Edera Spadoni e Vittorio Ferraresi, e i candidati Carla Franchini, Sergio Culiersi e Marco Croatti. Appuntamento a partire dalle 21.

Silvia-Piccinini 07-02-17.jpg23 GENNAIO 2018 - "Sulla ristrutturazione dell'ex Martignoni il Comune di Zola ha fatto un pasticcio dietro l'altro, prima mettendo in atto un percorso partecipativo praticamente nullo e poi spendendo quasi 600mila euro che sarebbero potuti servire per realizzare un nuovo edificio piuttosto che avventurarsi in una complessa ristrutturazione a costi maggiori, di quello esistente".

Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione alla giunta regionale riguardo ai lavori di recupero dell'edificio denominato "Ex Martignoni", a Zola Predosa in via Risorgimento a ridosso del nuovo municipio a breve distanza dalla ferrovia regionale Bologna-Vignola. "L'edificio non ha alcun pregio specifico, non è sottoposto a vincoli e la Soprintendenza ha espresso da tempo un non interesse storico e culturale per la struttura - spiega Silvia Piccinini - Tuttavia il Comune di Zola ha stabilito di procedere alla messa in sicurezza dell'edificio facendo rientrare questa azione nella complessiva risistemazione e riqualificazione dell'intera area: questo, sebbene fossero state avanzate ipotesi diverse rispetto all'intervento, quali la completa demolizione dell'edificio e la realizzazione, sempre nel comparto, di un nuovo edificio funzionale alle ipotesi di impiego a fini aggregativi, ricreativi ed altre finalità sociali".

I lavori, secondo l'interrogazione della consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, sarebbero costati finora la bellezza di 578.000, importo ben superiore a quello derivante dalla demolizione e dalla realizzazione di nuovi locali, e caratterizzati da un'eccessiva frammentazione del cantiere. Ecco perché Silvia Piccinini chiede alla Regione accendere i riflettori su questa vicenda in primo luogo verificando l'eventuale concessione di finanziamenti diretti.

"La Regione dovrebbe anche chiedere spiegazioni sul perché si sia scelta la strada del recupero dell'immobile piuttosto che realizzarne uno nuovo, cercando di fare luce anche sul sistema di appalti che hanno connotato questo intervento. In più crediamo sia opportuno anche interrogarsi sul processo partecipativo messo in atto dal Comune che ha visto purtroppo una modestissima partecipazione dei cittadini e invece una presenza costante soprattutto dei soliti soggetti associativi".

Gibertoni_aula2.jpg19 DICEMBRE 2017 - "L'approvazione della nuova legge urbanistica regionale rappresenta il punto più basso di questa legislatura, una macchia che produrrà effetti devastanti per il nostro territorio e le nostre città per moltissimi anni. Se l'obiettivo principale è quello del saldo zero di consumo di suolo perché non lo si attua subito invece di rimandarlo addirittura al 2050? Perché non si è previsto che il limite del 3% fosse in qualche modo controbilanciato da interventi che eliminassero del cemento? La verità, nonostante le promesse di Bonaccini e Donini, è che questa legge non ha nessuna intenzione di perseguire l'interesse pubblico ma solo quello dei privati e degli amici costruttori".

È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo all'approvazione della nuova legge urbanistica regionale. "Come abbiamo sostenuto fin dall'inizio questa è una legge totalmente sbagliata e dannosa. Per questo il MoVimento 5 Stelle ha scelto di non presentare nemmeno un emendamento e votando convintamente contro al testo - spiega Giulia Gibertoni - Si tratta di una legge che dietro la scusa e la finta convinzione della tutela del suolo in realtà lo utilizza come merce di scambio, introducendo il principio della negoziazione che lascerà i sindaci in totale balìa degli interessi economici e dei costruttori che così potranno fare affari totalmente indisturbati andando nella direzione diametralmente opposta a quello che dovrebbe essere la salvaguardia degli interessi pubblici. Purtroppo l'approvazione di oggi rappresenta il punto più basso di tutta la legislatura targata Bonaccini e PD. Noi abbiamo tentato in tutti i modi di provare ad evitarlo in questi mesi, non ultimo oggi presentando una richiesta di riportare la legge in Commissione per cercare di modificare i punti più controversi di un testo che, vale la pena ricordarlo, coincidono totalmente con quelli che la Giunta indica come fondamentali. Quello che si è voluto far nascere oggi - conclude Giulia Gibertoni - non è un atto di coraggio, come qualcuno oggi in aula ha sostenuto, ma nient'altro che un salto nel vuoto i cui effetti saranno devastanti per il nostro territorio".

lentigione-alluvione 2017.jpg15 DICEMBRE 2017 - "L'idea di puntare sulla diga di Vetto rischia di essere una scusa per non affrontare una volta per tutte i problemi e rischi idrogeologici del corso dell'Enza. Quello che va ripensato è il sistema degli argini che non ha retto. Va ripensato in funzione delle nuove portate che ci aspettano visto il forte cambiamento climatico che purtroppo ci porterà davanti ad eventi metereologici molto più importanti rispetto al passato". È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla situazione del rischio idrogeologico della valle dell'Enza colpita nei giorni scorsi da una violenta alluvione.


"Chi porta avanti l'ipotesi della diga come la soluzione migliore lo fa in modo strumentale e disinteressandosi totalmente del bene del territorio e dei cittadini che anche questa volta hanno pagato sulla loro pelle l'inadeguatezza degli strumenti di prevenzione messi in campo in questi anni - spiega Gianluca Sassi - Per questo quella della diga non può e non deve essere la soluzione ottimale per risolvere questo problema".


"Abbiamo letto con un certo stupore le dichiarazioni dell'assessore Gazzolo che ha ammesso che qualcosa nel sistema dell'allerta non ha funzionato - aggiunge Elena Mazzoni, consigliera comunale M5S che siede nell'Unione dei Comuni della bassa reggiana - Non vorremmo che fosse un tentativo di scaricare ogni responsabilità sui sindaci quando invece spetta proprio alla Regione coordinare interventi di questo tipo e accertarsi che tutto segua l'iter prestabilito".

alluvione-colorno.jpg15 DICEMBRE 2017 - "La Regione continua a prevedere opere per contrastare il dissesto idrogeologico che poi però restano desolatamente sulla carta per anni anche decine di anni, con effetti, così come abbiamo avuto modo di verificare in questi giorni, devastanti per il nostro territorio. Crediamo che sia arrivato il momento di finirla una volta per tutte con la politica degli annunci e di passare ai fatti: il controllo dell'officiosità dei manufatti, la manutenzione, la messa in sicurezza dei punti critici e l'adeguamento delle casse di espansione e dei nodi idraulici del Secchia a Modena, del Baganza, di Colorno, del Senio e del Reno aspettano da troppo tempo. Alla luce di quel che è successo in questi giorni ogni ulteriore ritardo è inaccettabile". Andrea Bertani e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, hanno presentato una risoluzione, prendendo spunto dalla lettera del sindaco di Parma di ieri e di tante altre segnalazioni giunte da amministratori locali e semplici comitati di cittadini nei mesi scorsi, sullo stato di avanzamento degli interventi contro il dissesto idrogeologico previsti dalla Regione.


"Solo nella delibera dello scorso 5 aprile le opera previste sono la bellezza di 273 tra quelli finanziati con fondi regionali o dello Stato. Tra queste ci sono la messa in sicurezza del nodo idraulico di Colorno, l'ampliamento delle casse di espansione di Secchia e Panaro, la realizzazione di quelle del torrente Senio - spiegano Bertani e Sassi - Non appare sensato continuare a nascondersi dietro i cambiamenti climatici o, ancora peggio, dietro le presunte calamità naturali, quando ormai la frequenza ed il ripetersi di simili eventi fa assumere loro la caratteristica di circostanze ricorrenti con continuità, e soprattutto quando interventi strutturali come quelli citati restano sulla carta per anni senza mai essere attuati". Per questo nella loro risoluzione i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Giunta di completare al più presto tutte le opere previste per la difesa idrogeologica, ad agire in stretto rapporto con le comunità locali e a informare con cadenza semestrale l'Assemblea Legislativa sullo stato di avanzamento delle opere e sugli andamenti dei finanziamenti.

Fiume-Enza-stato-di-emergenza.jpg12 DICEMBRE 2017 - "Mentre Bonaccini si affanna a firmare patti mediatici a Roma e a Bologna, l'Emilia-Romagna è ormai diventata un colabrodo nella totale indifferenza di questa Giunta. E a farne le spese, come sempre, sono sempre e solo i cittadini". È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, in merito all'emergenza idraulica che sta interessando in queste ore la provincia di Reggio Emilia, con il fiume Enza che nella serata di ieri ha rotto gli argini inondando Lentigione, frazione del comune di Brescello, e obbligando più di mille persone all'evacuazione.

"La situazione che si sta vivendo a Reggio Emilia è drammatica ma la cosa più preoccupante è che ha provocarla non è stata un'eccezionale ondata di maltempo ma appena pochi centimetri di neve caduti nei giorni scorsi - spiega Gianluca Sassi - Dopo i blackout telefonici ed elettrici, gli smottamenti e i crolli degli alberi, adesso anche gli argini si stanno sbriciolando alla faccia della tanto decantata sicurezza idraulica che questa Regione aveva promesso di attuare dopo quello che successe in provincia di Modena nel 2014. Quello che vorremmo sapere e che cercheremo di capire nelle prossime ore è se sugli argini dell'Enza si sia fatta la manutenzione necessaria per evitare un disastro del genere. Vogliamo che sia accertate le reali responsabilità che speriamo non vengano scaricate, come fu per Modena, sulle nutrie o peggio sull'eccezionalità della perturbazione atmosferica. Per esempio qualcuno ci dovrà spiegare perché le casse di espansione dell'Enza a Montecchio Emilia siano ferme da anni in attesa di un collaudo che a quanto ci risulta non è mai arrivato. Per questo nei prossimi giorni depositeremo una interrogazione per fare luce anche su questa vicenda e convocheremo AIPO in Commissione. Intanto però chiediamo a Bonaccini di prendere dei provvedimenti immediati, come la richiesta dello stato di emergenza che può essere funzionale anche a una verifica dettagliata dello stato di manutenzione degli argini in tutta la provincia".

"Ciò che si è verificato è l'ennesima dimostrazione che la priorità degli interventi deve essere data alle opere contro il dissesto idrogeologico: da sempre il M5S denuncia questo. Un'emergenza continua, per le quali si proclama lo "stato di calamità naturale", ma che scompare ogni qual volta c'è da approvare un nuovo progetto di costruzione. Non abbiamo bisogno di nuove infrastrutture, ma di una politica di difesa del territorio seria e una nuova e più avanzata strategia riduzione dei rischi. È fondamentale far luce sulle responsabilità politiche e tecniche di questo ennesimo disastro prevedibile" dichiara e conclude la deputata reggiana Maria Edera Spadoni.

Reggio Emilia-Consiglio Comunale.jpg6 DICEMBRE 2017 - "La spaccatura del PD a Reggio Emilia sulla nuova legge urbanistica dimostra quello che il MoVimento 5 Stelle sostiene da tempo: ovvero che si tratta di una pessima legge che dietro lo spot dell'azzeramento del consumo di suolo dà le chiavi del nostro territorio ai cementificatori. Una contraddizione che è destinata ad emergere anche in Regione dove si certificherà ancora una volta che la maggioranza che sostiene la Giunta Bonaccini ormai non c'è più".


È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla spaccatura del PD a Reggio Emilia sulla nuova legge urbanistica evidenziata dalla votazione di un ordine del giorno che proponeva alcune correzioni al testo che arriverà in Assemblea Legislativa il prossimo 19 dicembre. "


"La spaccatura nata all'interno del PD a Reggio dimostra come il loro partito sia ormai in piena crisi di identità - aggiunge Norberto Vaccari, consigliere comunale M5S. "A questo punto ci aspettiamo che anche i consiglieri dem che siedono in Regione abbiano un sussulto di dignità e blocchino l'approvazione di una legge che così com'è potrebbe essere molto pericolosa per il futuro del nostro territorio - conclude Gianluca Sassi - Ciò che è accaduto a Reggio è una proiezione di quello che avviene in Regione dove la composizione della maggioranza uscita dalle urne che ormai di fatto non esiste più visto il lavoro che Sinistra Italiana sta facendo proprio contro la legge regionale sull'urbanistica".

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