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Sostenibilità

Discarica-Castel-Maggiore.jpg25 LUGLIO 2017 - Dopo che la Regione ha dato il via libera all'ampliamento della discarica ASA di Castel Maggiore, il MoVimento 5 Stelle è pronto a portare il caso in Procura. È quanto sostiene Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, che nelle scorse settimane aveva già anticipato le conclusioni della Conferenza dei servizi sul rapporto ambientale che di fatto aveva dato l'ok alla realizzazione dell'ennesima discarica in regione e che adesso ha presentato una interrogazione sul caso.

"Dopo la pubblicazione della delibera i lavori potrebbero già partire nel giro di pochi giorni - commenta Silvia Piccinini - Quello che verrà realizzato sarà un ampliamento che porterà la discarica all'altezza di metri 23,45 sul piano di campagna, cioè di un palazzo di 8 piani. In questo modo la Regione fa della legge sull'economia circolare e del nuovo Piano Rifiuti, approvato poco più di un anno fa, carta stracciaIl sistema regionale delle discariche non solo non va verso un progressivo azzeramento, come annunciato ai quattro venti da Bonaccini e dell'assessore Gazzolo ma si moltiplica, aumentando volumi e quantitativi disponibili. Senza contare l'autentica beffa per gli stessi cittadini di Castel Maggiore che, con impegno e solerzia, quotidianamente si sono impegnati nella raccolta porta a porta dei rifiuti e che adesso vedranno spuntare davanti alle loro case letteralmente una montagna di spazzatura".

Inoltre la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle presenterà un esposto in procura riguardo al caso della mancanza di conformità urbanistica che il Comune ha risolto in tempi record.

"Quando, nell'ultima conferenza dei servizi il 27 aprile 2017, era emersa la mancanza di una conformità urbanistica del nuovo lotto infatti, il Comune aveva fatto aggiornare la seduta al 16 maggio ed incaricato, a tempo di record un avvocato amministrativista affinché, a suon di denaro ed in soli tre giorni di lavoro, certificasse che questa mancanza non c'era - conclude Silvia Piccinini - Un aspetto che merita di essere approfondito da parte della magistratura".

caccia-al-cinghiale.jpg11 LUGLIO 2017 - "La Regione fa l'ennesimo regalo ai cacciatori invece che affrontare in modo organico ed efficace i problemi legati alla presenza dei cinghiali. Si è scelto di inserire nel calderone della legge comunitaria una serie di interventi totalmente inefficaci, primo tra tutti quello del foraggiamento a fini attrattivi, che avrà come unico effetto quello di aiutare solo le doppiette e niente più".

È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'approvazione della legge comunitaria che prevede al suo interno un provvedimento ad hoc che non servirà a limitare l'impatto dei cinghiali sul nostro territorio.

"A nostro avviso si tratta di un tema che avrebbe dovuto essere trattato in altra sede e non gettato nel calderone di un provvedimento che contiene tutto e il contrario di tutto - spiega Silvia Piccinini - Introducendo il foraggiamento dei cinghiali ai fini attrattivi si rischia di ottenere l'effetto contrario, facendo allo stesso tempo un regalo ai cacciatori e dando nuova linfa alla caccia di selezione che, è sotto gli occhi di tutti, è diventata ormai totalmente inefficace. Per questo avevamo proposto, attraverso la presentazione di emendamenti e ordini del giorno, alcuni accorgimenti per cercare di migliorare la situazione, tra cui l'utilizzo in via prioritaria ( e non "di norma") dei metodi ecologici per limitare e prevenire i problemi legati alla presenza di cinghiali, come le reti e i dissuasori, e poi l'introduzione del tema della sterilizzazione farmacologica in via sperimentale che tra l'altro è stata portata avanti proprio dal PD nelle Marche. Tutte proposte che però - conclude Silvia Piccinini - la maggioranza ha bocciato accogliendo soltanto la richiesta di pretendere più fondi al Ministero per l'utilizzo di metodi diversi da quelli dalla caccia selettiva e per i risarcimenti agli agricoltori".

tragedia-Budrio-canale-CER-cartello.jpg10 LUGLIO 2017 - "Il lungo elenco di persone, soprattutto bambini, che nel corso degli anni hanno perso la vita lungo gli argini del Canale Emiliano Romagnolo deve essere fermato. Per evitare altre tragedie, come quella che purtroppo ha riguardato il piccolo Sannad, serve un intervento concreto. I cartelli che segnalano il divieto di balneazione e i pericoli correlati all'avvicinamento alle sponde del canale evidentemente non bastano. Servono altre soluzioni, magari come quella di alzare una recinzione che impedisca alle persone di avvicinarsi troppo".

È questa la proposta avanzata da Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla sicurezza del CER nel quale ieri mattina è stato ritrovato il corpo senza vita del piccolo Hassain Sannad. "Innanzitutto vogliamo esprimere la nostra più totale vicinanza alla famiglia del ragazzo che è stata colpita da questa dolorosa tragedia - spiega Silvia Piccinini - Purtroppo Sannad non è il primo bambino a perdere la vita in quelle acque. Nel 2001 vicino San Pietro in Casale morirono due ragazzi senegalesi e prima di loro, nel 1992 due fratelli di Medicina. Ma l'elenco è molto più lungo e conta anche anziani che spesso per cause accidentali dopo essersi avvicinati troppo alle sponde del canale sono scivolati non riuscendo poi più a risalire".

Lungo il corso d'acqua artificiale, che attraversa le province di Ferrara, Bologna, Ravenna e Forlì per circa 130 km, le sponde sono ripide e costruite in pannelli di cemento ricoperti in molti punti da una patina che rende impossibile la risalita, se non con attraverso delle scalette poste a centinaia di metri l'una dall'altra. "Ci sono cartelli che vietano l'accesso e segnalano chiaramente il grave rischio di pericolo ma evidentemente tutto ciò non basta - aggiunge Silvia Piccinini - È necessario trovare delle soluzioni alternative, deterrenti realmente efficaci, come magari l'idea di creare una recinzione, anche non molto alta, che impedisca però alle persone di avvicinarsi troppo alle sponde. Per questo nei prossimi giorni presenteremo una interrogazione alle Regione per chiedere un intervento immediato per evitare che tragedie come quella di ieri non si ripetano mai più".

ediliziaER-modifiche legge regionale ER.jpg21 GIUGNO 2017 - Con l'approvazione della nuova legge sulla semplificazione edilizia approvata ieri, di fatto la Giunta concede l'ennesima deroga alla speculazione edilizia che già caratterizza ampiamente la proposta della nuova legge urbanistica. Giulia Gibertoni commenta così l'approvazione da parte dell'Assemblea Legislativa delle modifiche a due leggi regionali in materia di edilizia. Modifiche rese possibili dallo stralcio di due articoli della nuova legge urbanistica che sta attraversando, a causa dei numerosi punti di criticità, un iter molto travagliato con una approvazione ancora di là a venire.

"Difficoltà che, nonostante le apparenze, la Giunta sa benissimo di dover affrontare - spiega Giulia Gibertoni - per questo si è deciso di procedere a questo stralcio per cercare di blindare alcune norme che faranno piacere ai soliti costruttori. Le norme approvate ieri, infatti, non faranno altro che generare ancor più confusione con il solo risultato di aprire la strada a una speculazione sempre più strisciante".

Il riferimento, per esempio, è alla confusione che si fa tra il restauro scientifico o il restauro e risanamento conservativo e la manutenzione straordinaria o le opere interne che, seppur operazioni ben diverse e su ben diverse tipologie, diventano autorizzabili, entrambe, con una semplice CIL (Comunicazione di Inizio Lavori) oppure ancora con l'art. 23, che modifica l'articolo 22 della legge regionale n. 15 del 2013 e che riguarda le varianti in corso d'opera, si aprono praterie ai fautori del mattone che, certo dovrebbero rispettare la disciplina urbanistica ed edilizia, ma sarebbero sottratti al controllo preventivo pubblico. Addirittura per gli edifici vincolati si potrebbe ignorare il parere della commissione per la qualità architettonica e il paesaggio.

"Con queste nuove norme - conclude Giulia Gibertoni - non si fa altro che riportare le stesse logiche della legge urbanistica, cioè l'abdicazione del ruolo del regolatore pubblico a favore dell'iniziativa del privato di turno, cooperativa o costruttore che sia, a cui è demandato il potere di pianificare il territorio e l'urbanistica".

Sant'Anna-Modena.png9 GIUGNO 2017 - "Nella carceri dell'Emilia-Romagna serve nuovo personale. Il problema ormai cronico del sovraffollamento di queste strutture non può gravare esclusivamente sulle spalle della polizia penitenziaria per cui, tra l'altro, dovrebbero essere garantiti anche dei corsi di formazione ad hoc in relazione alla presenza sempre crescente di persone delle più disparate nazionalità". È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione rivolta alla Giunta sul problema della carenza di personale all'interno degli istituti penitenziari dell'Emilia-Romagna.


"Come hanno denunciato i sindacati, ad oggi mancano almeno 550 agenti di polizia penitenziaria - spiega Giulia Gibertoni - La grave e permanente carenza di personale, oltre alle carenze strutturali degli edifici, inficia di fatto la piena garanzia dell'ordine, della sicurezza e della disciplina all'interno delle carceri, oltre ad aggrava lo stress del personale in una fase storica in cui devono peraltro vigilare sull'insorgere di fenomeni di radicalizzazione. Il carico di lavoro degli operatori di polizia penitenziaria è diventato sempre più gravoso visto che sono chiamati a far fronte alle esigenze di ordine, sicurezza e trattamento che scaturiscono da un universo penitenziario fortemente condizionato dalla diversificazione culturale, etnica e sociale, in cui le problematiche detentive si riflettono direttamente sulle condizioni lavorative del personale". Per questo nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede, oltre che avviare con il Governo un piano di assunzioni ulteriori rispetto a quanto già in programma (circa 300 unità) anche l'avvio di un percorso formativo straordinario a favore del personale di polizia penitenziariache tenga conto proprio del "nuovo" contesto in cui queste persone si trovano ad operare. "È una priorità che non è più possibile rimandare - conclude Giulia Gibertoni - La Regione si muova".

Gibertoni_aula_pubblico.jpg29 MAGGIO 2017 - "Il ko incassato durante l'ultima udienza conoscitiva evidentemente non è bastato. La Regione e Donini continuano a procedere a testa bassa nell'iter della nuova legge urbanistica tanto che per giovedì è improvvisamente in programma già la discussione generale in Commissione. Una scelta totalmente sbagliata anche perché non dà nemmeno il tempo di prendere in considerazione le osservazioni il cui termine per la presentazione è scaduto solo nella scorsa settimana e ogni giorno ne stanno ancora arrivando di nuove. Non vorremmo che tutta questa fretta serva solo a cercare di dare il meno risalto possibile ai tanti punti interrogativi sollevati da più fronti". È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo all'iter per l'approvazione della nuova legge urbanistica regionale.


"Tutta questa fretta non è assolutamente opportuna - spiega Giulia Gibertoni - Dopo la pioggia di critiche raccolte dalla Giunta nell'udienza conoscitiva del 4 maggio scorso, Donini avrebbe dovuto sospendere l'iter, invece per giovedì prossimo è già in programma la discussione della legge in Commissione quando le osservazioni che potevano essere inviate fino al 25 maggio non sono state inviate nemmeno nella loro interezza ai consiglieri regionali per essere lette. In questo modo si butta via l'opportunità della discussione generale e il dovere di affrontarla dopo aver studiato attentamente quelle osservazioni anche grazie al giusto confronto con i territori. Fretta che tra l'altro non ha permesso nemmeno a tutti i Comuni di inviarle. Invece - conclude Giulia Gibertoni - si continua a ragionare per passerelle e per approvazioni veloci che danno solo l'impressione che da quei tavoli ristretti e da quelle stanze di concertazione con i poteri economici non si sia mai usciti. Per questo ribadiamo, ancora una volta, la nostra richiesta di stop all'iter di questa legge potenzialmente devastante per il nostro territorio cominciando proprio dal rinvio della discussione generale in programma giovedì. Il governo del territorio si decida con la massima partecipazione, non con l'arroganza."

Parco-EnzoFerrara-satellite.jpg26 MAGGIO 2017 - "L'organizzazione dei servizi di emergenza sanitaria per il concerto di Vasco Rossi a Modena non deve lasciare margini di approssimazione. Per questo è necessario capire in anticipo tutti i dettagli del piano sanitario, chi ne farà parte, quali risorse verranno utilizzate, proprio per garantire la massima sicurezza a chi sarà quel giorno al Parco Ferrari". È quanto chiede Giulia Gibertoni all'interno di una interrogazione presentata sull'organizzazione del concerto di Vasco Rossi in programma a Modena il prossimo 1 luglio e per il quale sono attese nell'area allestita all'interno del Parco Ferrari più di 220mila persone.


"Si tratta di un evento molto importante e crediamo che i servizi di emergenza sanitaria debbano essere tarati alla perfezione - spiega Giulia Gibertoni - Necessità che tra l'altro viene riconosciuta anche dal calcolo dei fattori di rischio proposto da una delibera regionale specifica del 2015 e che cataloga eventi della stessa tipologia di quello in programma a Modena il 1 luglio con un fattore di rischio decisamente elevato. Per questo ho presentato una interrogazione per chiedere alla Giunta di spiegare i dettagli del Piano sanitario, a chi è stato affidato, quanto e quale sarà il personale utilizzato, quanti mezzi medicalizzati e quanti di base verranno messi a disposizione, a chi saranno attribuiti i costi di questa organizzazione, se sarà previsto anche un potenziamento dei servizi ospedalieri della zona e un piano di ricezione speciale per quanto riguarda gli ospedali, e se il fattore di rischio per il concerto al Parco Ferrari sia realmente elevato oppure no. Andrà certamente salvaguardata sia l'emergenza specifica che la gestione dell'ordinario visto che in quei giorni il numero dei cittadini modenesi sarà più che raddoppiato".


Data la delicatezza e la sostanziale importanza del tema, Giulia Gibertoni ribadisce la richiesta che la Regione prenda parte ai tavoli per la sicurezza in vista del mega-concerto del 1 luglio. "Insisto su questo perché quello che si chiede è certezza sulla sicurezza, un evento di così grande portata e unicità non deve conoscere angoli ciechi e, dato il suo carattere di eccezionalità e l'assenza di precedenti, credo che tutti i livelli istituzionali debbano sentirsi coinvolti"

Allevamenti intensivi-M5SER-controlli-e-rispetto-ambiente.jpg18 MAGGIO 2017 - Più controlli negli allevamenti intensivi in modo da assicurare il rispetto delle norme che regolano il benessere animale e quelle ambientali. A chiederli è Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha presentato una interrogazione e una risoluzione, assieme alla capogruppo Raffaella Sensoli, per chiedere alla Giunta di regolamentare e limitare alcuni aspetti della zootecnia intensiva.

"Oggi in Emilia-Romagna ci sono circa 1.100 allevatori per un fatturato di 600 milioni l'anno - spiega Andrea Bertani - Compito della Regione è anche supportare il settore ma al tempo stesso cercare di limitare le criticità dovute soprattutto allo sviluppo degli allevamenti intensivi che pur di massimizzare i prodotti a fronte dello spazio minimo utilizzato, tendono al sovraffollamento di capi e quindi alla compressione del benessere animale, alla prevalenza della quantità rispetto alla qualità, ad importanti impatti ambientali".

Per questo il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di adottare i giusti accorgimenti. "Negli ultimi mesi sono sempre più numerose le richieste di ampliamento del numero di capi allevati in strutture intensive - aggiunge Raffaella Sensoli - richieste che spesso non contemplano in alcun modo l'impatto ambientale derivante dallo spandimento delle deiezioni zootecniche in agricoltura e dal maggior traffico generato". "Criticità che si vanno a sommare alle lacune normative che riguardano il benessere animale per alcune specie allevate, come i tacchini per esempio - specifica Andrea Bertani - Per questo chiediamo alla Giunta di mettere mano alla normativa regionale, in primo luogo per estendere il concetto di benessere animale a quelle specie fino ad oggi escluse e, soprattutto, a varare una campagna preventiva di controlli sugli allevamenti intensivi soggetti ad autorizzazione unica ambientale, coinvolgendo ASL e organi competenti". "Inoltre - concludono Bertani e Sensoli - crediamo che per ogni richiesta di ampliamento degli insediamenti produttivi dovrebbe essere obbligatoria la Valutazione di impatto ambientale così da limitarne gli effetti negativi anche sull'ambiente".

Gibertoni_aula-768x442.jpg5 MAGGIO 2017 - "La pioggia di critiche arrivate durante l'udienza conoscitiva di oggi sono la dimostrazione che la nuova legge urbanistica partorita dalla Giunta non convince nessuno. Donini ne prenda atto e sospenda l'iter. Dire che adesso l'assemblea farà sintesi non può e non deve essere sufficiente, visto che il PD sembra aver già deciso in tavoli ristretti ancora prima di discuterne". È questa la richiesta di Giulia Gibertoni in merito alla nuova legge urbanistica regionale che è stata al centro di un'udienza conoscitiva che si è svolta oggi in viale Aldo Moro.


"Come era ampiamente prevedibile, appena si è data la possibilità ad associazioni di categoria, ambientalisti, esperti e cittadini di esprimere il proprio parere, il teorema PD della legge sul contenimento del consumo di suolo e della massima partecipazione si è subito sgonfiato - spiega Giulia Gibertoni - La maggior parte degli interventi ha registrato una critica sia nel merito che nel merito di questa legge e questo è un dato che Donini non può continuare ad ignorare. In molti hanno lamentato una scarsa, se non inesistente, partecipazione come più volte noi del MoVimento 5 Stelle avevamo fatto presente. Evidentemente è mancato l'ascolto. A parte il mondo delle cooperative e quello di Confindustria non ci sono stati interventi pienamente a favore, quindi solo i grandi interessi economici di parte. WWF e Legambiente, dopo averla letta attentamente, alla fine hanno criticato duramente la legge, così come le associazioni del commercio non l'hanno di certo avallata, anzi. A questo punto dire che sarà l'Assemblea Legislativa con il suo voto in aula a provare a fare la sintesi delle critiche piovute sulla legge non può e non deve bastare. Donini ne prenda atto e sospenda una volta per tutte l'iter della legge. Accelerare i tempi davanti a tutte queste evidenti perplessità - conclude Giulia Gibertoni - oltre che inutile è controproducente perché rischia di produrre dei danni difficilmente riparabili".

OMC-Ravenna-2017.jpg3 APRILE 2017 - "Green washing": ovvero ricoprire di una patina ambientalista strategie che invece perseguono principalmente il profitto immediato senza nessuna prospettiva di crescita.


È questo il risultato o addirittura l'obiettivo reale della recente OMC, la conferenza sull'offshore mediterraneo che si è conclusa pochi giorni fa a Ravenna. Dietro ai manifesti e agli slogan sulle energie rinnovabili dalla riconversione delle piattaforme all'eolico ed al solare si legge una realtà fatta di sicuro aumento di nuove estrazioni dall'Alto Adriatico (quello che sprofonda a Ravenna di due centimetri all'anno), annunciate introduzioni di nuove tecnologie per ridurre le emissioni nella produzione (sempre di gas estratto), smantellamento "ecologico" di piattaforme.


Fra gli stand dell'OMC di tutto questo però non c'era praticamente traccia, a parte la pubblicità dell'evento Offshore Energy di Amsterdam (che per energia offshore intende non solo OIL & GAS ma anche WIND e MARINE ENERGY), e a parte un'"idea" di un sostegno galleggiante per eolico di Fincantieri.  Di sicuro c'è solo una nuova piattaforma al largo del Delta del Po fra Veneto ed Emilia-Romagna, destinata ad estrarre il gas dal bacino chiamato "Teodorico". Denominazione sinistra, dedicata sì al grande Re ostrogoto vissuto a Ravenna dopo la cui morte però iniziò la rovina del suo popolo, letteralmente scomparso in neanche trent'anni.


Questo giacimento varrebbe circa l'1% del gas nazionale. L'attuale produzione italiana copre poco meno del 10% del fabbisogno attuale del nostro paese, che importa principalmente gas dalla Russia e dall'Algeria. Le nostre riserve sono minime, marginali rispetto al nostro fabbisogno e di durata limitata.  Ma se al 2050 in molti (anche la regione Emilia-Romagna in parte!) prevedono la completa decarbonizzazione (quindi anche del gas estratto) della nostra economia, che senso ha investire in infrastrutture che oltre ai danni ambientali sono destinate a durare 40-50 anni?


Investire oggi in nuove piattaforme ed estrazioni significa gettare via risorse di tutti, perché dall'Adriatico e dalla Val Padana può arrivare pochissimo gas, del quale non ci sarà più bisogno, mentre le risorse utilizzate dovrebbero, invece, essere impiegate nella direzione delle energie rinnovabili, come stanno facendo altre grandi compagnie ed imprese nazionali nel mare del nord (una per tutte la danese DONG - Danish Oil and Gas - che si è lanciata nella generazione elettrica, tanto che il 75% dei suoi investimenti è ormai diretto verso l'eolico).


Questo dovrebbero fare l'Eni, la Regione Emilia-Romagna, il nostro Governo, proprio partendo dalle infrastrutture esistenti, per trasformare il nostro Paese, il nostro mare e le strutture già realizzate come piattaforme, pipe lines e centrali, in strumenti per produrre e trasportare energia rinnovabile utilizzando risorse che da noi non mancano, non mancheranno e non inquinano, come il sole e il vento. La storiche e prestigiose università emiliano-romagnole, i centri di ricerca, lo stesso personale preparato ed esperto che opera nel comparto energetico soprattutto nel ravennate e ferrarese sono le risorse - anche loro inesauribili - che possono essere usate per fare quello che volutamente non si vuole fare, coprendo con una mano di vernice verde ecocompatibile una politica che farfuglia sul futuro mentre parte subito con nuove estrazioni, nuovo gas, nuovi interventi che ripongono scelte vecchissime.


Mentre altre grandi imprese multinazionali operanti nel campo dell'energia spesso partecipate o da soggetti pubblici nazionali, hanno scelto le energie rinnovabili con chiarezza, cioè con quantità, continuità e strategicità degli investimenti, l'Eni (anch'essa partecipata dal pubblico) si lancia innanzitutto in messaggi pubblicitari promettendo un futuro mix energetico, ipotizzando forse eventuali riconversioni, ma lanciandosi subito nell'estrazione del gas sotto l'Adriatico e la Val Padana.


Noi diciamo che se si vogliono salvare (e creare!) posti di lavoro bisogna sterzare decisamente (convertitevi!) e subito verso le rinnovabili. Non passare una mano di verde..


Andrea Bertani, portavoce M5S in Regione Emilia-Romagna.

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