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Sostenibilità

Parco-EnzoFerrara-satellite.jpg26 MAGGIO 2017 - "L'organizzazione dei servizi di emergenza sanitaria per il concerto di Vasco Rossi a Modena non deve lasciare margini di approssimazione. Per questo è necessario capire in anticipo tutti i dettagli del piano sanitario, chi ne farà parte, quali risorse verranno utilizzate, proprio per garantire la massima sicurezza a chi sarà quel giorno al Parco Ferrari". È quanto chiede Giulia Gibertoni all'interno di una interrogazione presentata sull'organizzazione del concerto di Vasco Rossi in programma a Modena il prossimo 1 luglio e per il quale sono attese nell'area allestita all'interno del Parco Ferrari più di 220mila persone.


"Si tratta di un evento molto importante e crediamo che i servizi di emergenza sanitaria debbano essere tarati alla perfezione - spiega Giulia Gibertoni - Necessità che tra l'altro viene riconosciuta anche dal calcolo dei fattori di rischio proposto da una delibera regionale specifica del 2015 e che cataloga eventi della stessa tipologia di quello in programma a Modena il 1 luglio con un fattore di rischio decisamente elevato. Per questo ho presentato una interrogazione per chiedere alla Giunta di spiegare i dettagli del Piano sanitario, a chi è stato affidato, quanto e quale sarà il personale utilizzato, quanti mezzi medicalizzati e quanti di base verranno messi a disposizione, a chi saranno attribuiti i costi di questa organizzazione, se sarà previsto anche un potenziamento dei servizi ospedalieri della zona e un piano di ricezione speciale per quanto riguarda gli ospedali, e se il fattore di rischio per il concerto al Parco Ferrari sia realmente elevato oppure no. Andrà certamente salvaguardata sia l'emergenza specifica che la gestione dell'ordinario visto che in quei giorni il numero dei cittadini modenesi sarà più che raddoppiato".


Data la delicatezza e la sostanziale importanza del tema, Giulia Gibertoni ribadisce la richiesta che la Regione prenda parte ai tavoli per la sicurezza in vista del mega-concerto del 1 luglio. "Insisto su questo perché quello che si chiede è certezza sulla sicurezza, un evento di così grande portata e unicità non deve conoscere angoli ciechi e, dato il suo carattere di eccezionalità e l'assenza di precedenti, credo che tutti i livelli istituzionali debbano sentirsi coinvolti"

Allevamenti intensivi-M5SER-controlli-e-rispetto-ambiente.jpg18 MAGGIO 2017 - Più controlli negli allevamenti intensivi in modo da assicurare il rispetto delle norme che regolano il benessere animale e quelle ambientali. A chiederli è Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha presentato una interrogazione e una risoluzione, assieme alla capogruppo Raffaella Sensoli, per chiedere alla Giunta di regolamentare e limitare alcuni aspetti della zootecnia intensiva.

"Oggi in Emilia-Romagna ci sono circa 1.100 allevatori per un fatturato di 600 milioni l'anno - spiega Andrea Bertani - Compito della Regione è anche supportare il settore ma al tempo stesso cercare di limitare le criticità dovute soprattutto allo sviluppo degli allevamenti intensivi che pur di massimizzare i prodotti a fronte dello spazio minimo utilizzato, tendono al sovraffollamento di capi e quindi alla compressione del benessere animale, alla prevalenza della quantità rispetto alla qualità, ad importanti impatti ambientali".

Per questo il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di adottare i giusti accorgimenti. "Negli ultimi mesi sono sempre più numerose le richieste di ampliamento del numero di capi allevati in strutture intensive - aggiunge Raffaella Sensoli - richieste che spesso non contemplano in alcun modo l'impatto ambientale derivante dallo spandimento delle deiezioni zootecniche in agricoltura e dal maggior traffico generato". "Criticità che si vanno a sommare alle lacune normative che riguardano il benessere animale per alcune specie allevate, come i tacchini per esempio - specifica Andrea Bertani - Per questo chiediamo alla Giunta di mettere mano alla normativa regionale, in primo luogo per estendere il concetto di benessere animale a quelle specie fino ad oggi escluse e, soprattutto, a varare una campagna preventiva di controlli sugli allevamenti intensivi soggetti ad autorizzazione unica ambientale, coinvolgendo ASL e organi competenti". "Inoltre - concludono Bertani e Sensoli - crediamo che per ogni richiesta di ampliamento degli insediamenti produttivi dovrebbe essere obbligatoria la Valutazione di impatto ambientale così da limitarne gli effetti negativi anche sull'ambiente".

Gibertoni_aula-768x442.jpg5 MAGGIO 2017 - "La pioggia di critiche arrivate durante l'udienza conoscitiva di oggi sono la dimostrazione che la nuova legge urbanistica partorita dalla Giunta non convince nessuno. Donini ne prenda atto e sospenda l'iter. Dire che adesso l'assemblea farà sintesi non può e non deve essere sufficiente, visto che il PD sembra aver già deciso in tavoli ristretti ancora prima di discuterne". È questa la richiesta di Giulia Gibertoni in merito alla nuova legge urbanistica regionale che è stata al centro di un'udienza conoscitiva che si è svolta oggi in viale Aldo Moro.


"Come era ampiamente prevedibile, appena si è data la possibilità ad associazioni di categoria, ambientalisti, esperti e cittadini di esprimere il proprio parere, il teorema PD della legge sul contenimento del consumo di suolo e della massima partecipazione si è subito sgonfiato - spiega Giulia Gibertoni - La maggior parte degli interventi ha registrato una critica sia nel merito che nel merito di questa legge e questo è un dato che Donini non può continuare ad ignorare. In molti hanno lamentato una scarsa, se non inesistente, partecipazione come più volte noi del MoVimento 5 Stelle avevamo fatto presente. Evidentemente è mancato l'ascolto. A parte il mondo delle cooperative e quello di Confindustria non ci sono stati interventi pienamente a favore, quindi solo i grandi interessi economici di parte. WWF e Legambiente, dopo averla letta attentamente, alla fine hanno criticato duramente la legge, così come le associazioni del commercio non l'hanno di certo avallata, anzi. A questo punto dire che sarà l'Assemblea Legislativa con il suo voto in aula a provare a fare la sintesi delle critiche piovute sulla legge non può e non deve bastare. Donini ne prenda atto e sospenda una volta per tutte l'iter della legge. Accelerare i tempi davanti a tutte queste evidenti perplessità - conclude Giulia Gibertoni - oltre che inutile è controproducente perché rischia di produrre dei danni difficilmente riparabili".

OMC-Ravenna-2017.jpg3 APRILE 2017 - "Green washing": ovvero ricoprire di una patina ambientalista strategie che invece perseguono principalmente il profitto immediato senza nessuna prospettiva di crescita.


È questo il risultato o addirittura l'obiettivo reale della recente OMC, la conferenza sull'offshore mediterraneo che si è conclusa pochi giorni fa a Ravenna. Dietro ai manifesti e agli slogan sulle energie rinnovabili dalla riconversione delle piattaforme all'eolico ed al solare si legge una realtà fatta di sicuro aumento di nuove estrazioni dall'Alto Adriatico (quello che sprofonda a Ravenna di due centimetri all'anno), annunciate introduzioni di nuove tecnologie per ridurre le emissioni nella produzione (sempre di gas estratto), smantellamento "ecologico" di piattaforme.


Fra gli stand dell'OMC di tutto questo però non c'era praticamente traccia, a parte la pubblicità dell'evento Offshore Energy di Amsterdam (che per energia offshore intende non solo OIL & GAS ma anche WIND e MARINE ENERGY), e a parte un'"idea" di un sostegno galleggiante per eolico di Fincantieri.  Di sicuro c'è solo una nuova piattaforma al largo del Delta del Po fra Veneto ed Emilia-Romagna, destinata ad estrarre il gas dal bacino chiamato "Teodorico". Denominazione sinistra, dedicata sì al grande Re ostrogoto vissuto a Ravenna dopo la cui morte però iniziò la rovina del suo popolo, letteralmente scomparso in neanche trent'anni.


Questo giacimento varrebbe circa l'1% del gas nazionale. L'attuale produzione italiana copre poco meno del 10% del fabbisogno attuale del nostro paese, che importa principalmente gas dalla Russia e dall'Algeria. Le nostre riserve sono minime, marginali rispetto al nostro fabbisogno e di durata limitata.  Ma se al 2050 in molti (anche la regione Emilia-Romagna in parte!) prevedono la completa decarbonizzazione (quindi anche del gas estratto) della nostra economia, che senso ha investire in infrastrutture che oltre ai danni ambientali sono destinate a durare 40-50 anni?


Investire oggi in nuove piattaforme ed estrazioni significa gettare via risorse di tutti, perché dall'Adriatico e dalla Val Padana può arrivare pochissimo gas, del quale non ci sarà più bisogno, mentre le risorse utilizzate dovrebbero, invece, essere impiegate nella direzione delle energie rinnovabili, come stanno facendo altre grandi compagnie ed imprese nazionali nel mare del nord (una per tutte la danese DONG - Danish Oil and Gas - che si è lanciata nella generazione elettrica, tanto che il 75% dei suoi investimenti è ormai diretto verso l'eolico).


Questo dovrebbero fare l'Eni, la Regione Emilia-Romagna, il nostro Governo, proprio partendo dalle infrastrutture esistenti, per trasformare il nostro Paese, il nostro mare e le strutture già realizzate come piattaforme, pipe lines e centrali, in strumenti per produrre e trasportare energia rinnovabile utilizzando risorse che da noi non mancano, non mancheranno e non inquinano, come il sole e il vento. La storiche e prestigiose università emiliano-romagnole, i centri di ricerca, lo stesso personale preparato ed esperto che opera nel comparto energetico soprattutto nel ravennate e ferrarese sono le risorse - anche loro inesauribili - che possono essere usate per fare quello che volutamente non si vuole fare, coprendo con una mano di vernice verde ecocompatibile una politica che farfuglia sul futuro mentre parte subito con nuove estrazioni, nuovo gas, nuovi interventi che ripongono scelte vecchissime.


Mentre altre grandi imprese multinazionali operanti nel campo dell'energia spesso partecipate o da soggetti pubblici nazionali, hanno scelto le energie rinnovabili con chiarezza, cioè con quantità, continuità e strategicità degli investimenti, l'Eni (anch'essa partecipata dal pubblico) si lancia innanzitutto in messaggi pubblicitari promettendo un futuro mix energetico, ipotizzando forse eventuali riconversioni, ma lanciandosi subito nell'estrazione del gas sotto l'Adriatico e la Val Padana.


Noi diciamo che se si vogliono salvare (e creare!) posti di lavoro bisogna sterzare decisamente (convertitevi!) e subito verso le rinnovabili. Non passare una mano di verde..


Andrea Bertani, portavoce M5S in Regione Emilia-Romagna.

progetto-Arena-Campovolo.jpg27 MARZO 2017 - "La Regione chiarisca i motivi che hanno portato a finanziare con 1,7 milioni di euro il progetto dell'Arena Campovolo avanzato da due soggetti privati che nulla hanno a che fare con il mondo degli spettacoli ma che hanno solo il merito di essere vicini, anzi vicinissimi, al PD".
È quanto chiede Gianluca Sassi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, in una interrogazione presentata alla Giunta in merito al progetto di realizzazione a Reggio Emilia dell'Arena grandi eventi Campovolo.

"La Regione, attraverso il bando per la valorizzazione del patrimonio culturale, ha deciso di finanziare questo progetto con 1,7 milioni di euro - spiega Gianluca Sassi - Un'enormità soprattutto se si prende la considerazione il particolare che si tratta di un'iniziativa privata portata avanti da una società, Aliante, il cui legame con il PD non è certo una novità e da una cooperativa il cui business principale è nel settore delle pulizie e della vigilanza. Un progetto che, vale la pena ricordarlo, avrà anche ripercussioni dal punto di vista ambientale e della viabilità tutte da verificare".

Per questo nella sua interrogazione il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle chiede alla Giunta di chiarire i passaggi che hanno portato alla decisione di finanziare il progetto Campovolo. "Vogliamo capire le reali motivazioni che hanno portato a impegnare una montagna di soldi pubblici in questo progetto - conclude Gianluca Sassi - sperando che dietro a tutta questa storia la vicinanza dei proponenti con l'area politica della maggioranza che governa Reggio come la Regione sia solo l'ennesima e scontata coincidenza. Non vorremmo che proprio quando le feste del PD ospitate a Campovolo sembrano andare sempre peggio, si conceda lo stesso spazio a soggetti vicini per ospitare eventi che possono produrre vantaggi economici. Si sostituiscono i volontari con il business da realizzare in un'area demaniale gentilmente concessa e accompagnata da contributi pubblici".

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"La Regione faccia i dovuti approfondimenti sul progetto del quartiere Motta a Spezzano. Visto che questo cantiere ha ricevuto già un doppio no da parte della Soprintendenza ed è stata dimostrata l'antieconomicità per le casse pubbliche, non riusciamo a capire il perché l'amministrazione comunale voglia procedere a tutti i costi su questa strada. A meno che dietro a questa incredibile determinazione non si nasconda il solito favore da fare al privato di turno".


Sbarca in Regione il caso del progetto di variante urbanistica per la realizzazione di un nuovo polo scolastico e di un hospice a Spezzano di Fiorano Modenese. Silvia Piccinini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione alla Giunta chiedendo di fare luce sulla vicenda che sta suscitando diverse polemiche anche grazie all'interessamento di un comitato di cittadini che si oppone alla realizzazione del cantiere.


"Solo pochi giorni fa è arrivato un altro no da parte della Soprintendenza alle Belle Arti che ha spiegato come questo maxi cantiere sia sostanzialmente incompatibile con la zona dove dovrebbe sorgere, di assoluto rilievo paesaggistico. Un concetto ribadito anche oggi in conferenza dei servizi - spiega Silvia Piccinini - In più, come hanno più volte sostenuto i cittadini che da tempo si oppongono a questo progetto, l'intervento comporterebbe per le casse comunali una spesa maggiore di ben 4 milioni di euro rispetto alla ristrutturazione del vecchio polo scolastico. A questo punto ci chiediamo cosa spinge realmente il Comune a voler andare avanti a tutti i costi su questa strada. C'è forse qualcuno che bisogna a tutti i costi accontentare?".


Nella sua interrogazione la consigliera regionale chiede quindi alla Giunta di intervenire anche alla luce di quanto sancito nella nuova legge sull'urbanistica che sta per essere approvata. "Progetti ed interventi di questo tipo dimostrano come la promessa di consumo di suolo zero sbandierata da Bonaccini e dall'assessore Donini prima e dopo la campagna elettorale sia solo uno slogan e niente più - conclude Silvia Piccinini - A questo punto chiediamo al sindaco, che parteciperà ad un incontro con i genitori del polo scolastico il prossimo 28 febbraio, di invitare anche i rappresentanti del Comitato per riuscire ad offrire un quadro il più possibile completo di quanto sta succedendo attorno a via Motta".


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Una bandiera lilla per segnalare, promuovere ed incentivare le località turistiche dell'Emilia-Romagna sempre più a portata di disabili. È questa la proposta di Silvia Piccinini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa e che chiede alla Regione di adottare uno speciale protocollo per promuovere le località presenti sul nostro territorio che dimostrano un'attenzione particolare verso il turismo disabile, come già succede in altre realtà, prima tra tutti la Liguria.

"L'idea è quella di affiancare alla classificazione dei servizi classici che riguardano il turismo, racchiuse nella famosa 'Bandiera blu', un'altra tipologia di promozione, legata al turismo accessibile - spiega Silvia Piccinini - Sarebbe un modo sia per riconoscere e valorizzare le realtà più attente ma al tempo stesso anche stimolare quelle più indietro a raggiungere standard di qualità elevati. E pensiamo che un esempio virtuoso in questo senso possa essere rappresentato dall'esperienza della Bandiera Lilla attuata in Liguria".

"Bandiera Lilla", infatti, è un progetto pilota avviato nel 2012, promosso da una cooperativa sociale ligure, che ha l'obiettivo di favorire la fruizione dell'offerta turistica da parte di persone con disabilità. Grazie a un'intesa con la Regione i Comuni possono accedere al riconoscimento del marchio che si basa sul possesso di alcuni requisiti fondamentali di accessibilità e fruibilità relativi sia ai sistemi di comunicazione  e informazione (dai siti web all'accesso alle informazioni nei luoghi di visita, alle indicazioni sui servizi di accoglienza senza barriere) sia agli elementi dell'offerta turistica (per esempio accessibilità e fruibilità di spiagge, parchi, verde, itinerari accessibili, musei istituzioni culturali). "Sarebbe un'ottima iniziativa e che rappresenterebbe un valore aggiunto per la nostra offerta turistica, da valorizzare anche attraverso gli strumenti sia di APT che delle nuove Destinazioni Turistiche - conclude Silvia Piccinini - Per questo chiediamo alla Giunta di prendere in considerazione la nostra proposta".

lupo-m5s-er1.jpg"Bonaccini bocci definitivamente il piano del Governo che prevede l'abbattimento selettivo dei lupi e proponga di adottare il modello, già attuato con il Piano rurale, che permette di coniugare gli interessi di agricoltori e allevatori con la salvaguardia di una delle specie animali più protetta al mondo". In vista della decisione della Conferenza Stato-Regioni del prossimo 23 febbraio, Giulia Gibertoni torna a chiedere al presidente della Regione Emilia-Romagna di bloccare il "Piano di Conservazione del lupo" proposto dal Ministero dell'Ambiente e all'interno del quale è prevista la cosiddetta "azione 22" che prevede un abbattimento controllato di un numero di lupi fino al 5%.

"Il rinvio che abbiamo ottenuto anche attraverso la mobilitazione politica e sociale non può e non deve bastarci - spiega Giulia Gibertoni - Il Piano deve essere bocciato, non c'è altra alternativa. Per questo chiediamo a Bonaccini, in qualità di presidente della Conferenza Stato-Regioni, di esprimere parere negativo sul provvedimento e di valutare e proporre modalità alternative per tutelare gli interessi degli allevatori e degli agricoltori, attraverso, per esempio, alle misure già disponibili nei piani di sviluppo rurale".

Il riferimento contenuto nella risoluzione presentata da Giulia Gibertoni riguarda l'attuazione di metodi di allevamento compatibili con la presenza del lupo, la programmazione di misure di prevenzione e la previsione di compensazioni per i danni accertati e causati dai lupi. "Il piano del ministero dell'Ambiente cancellerebbe in un colpo solo tutti gli sforzi fatti per la tutela di questo animale e che hanno consentito un ritorno della specie, visto che in Italia attualmente la presenza del lupo è quantificabile in circa 1.800 capi - aggiunge Giulia Gibertoni - Inoltre proseguire con la scellerata idea dell'abbattimento dei singoli esemplari comporterebbe una destrutturazione dei branchi di origine che spingerebbe i lupi superstiti ad attaccare gli allevamenti. Invece noi crediamo che la loro salvaguardia possa diventare un'attrattiva e una risorsa per incrementare anche forme di turismo naturalistico, attualmente poco sviluppate, e sicuramente funzionali per un'educazione all'ambiente veramente sostenibile. Per questo - conclude Giulia Gibertoni - Bonaccini non perda altro tempo e bocci definitivamente questo piano".

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Colonnine per la ricarica delle auto elettriche in tutte le stazioni di servizio lungo la rete autostradale dell'Emilia-Romagna. Ha avuto l'ok dell'Assemblea Legislativa la proposta del Movimento 5 Stelle che è riuscito a far approvare una risoluzione che chiede alla Giunta di impegnarsi nella realizzazione di una rete per la ricarica veloce dei veicoli elettrici in autostrada.

"Oggi in tutta Italia le stazioni di servizio che assicurano questo tipo di rifornimento sono appena 9 e nessuna di queste si trova in Emilia-Romagna - spiega il consigliere regionale del M5S Andrea Bertani, primo firmatario della proposta approvata anche dalla maggioranza - Per questo abbiamo proposto che questa opportunità sia raccolta dalla Regione per offrire ai cittadini un servizio che va verso lo sviluppo di una mobilità realmente sostenibile". Per questo nella risoluzione proposta dal Movimento 5 Stelle e approvata oggi pomeriggio dall'Assemblea Legislativa impegna la Giunta ad attivarsi per la realizzazione delle colonnine di ricarica per le auto elettriche lungo tutta la rete autostradale presente in Emilia-Romagna e di "interfacciarsi con le autorità statali competenti per gli opportuni incentivi nell'ambito delle politiche tese a favorire una mobilità ecosostenibile".


Silvia-Piccinini 07-02-17.jpgTaglio dell'IRAP per le imprese giovanili, puntare sullo sviluppo delle filiere dei prodotti locali, copertura del territorio con la banda larga: sono queste alcune delle proposte avanzate dal Movimento 5 Stelle per lo sviluppo della montagna bolognese contenute in una risoluzione presentata dalla consigliera Silvia Piccinini.


"Mentre la maggioranza in Regione propone sempre e solo degli interventi tampone per cercare di limitare i danni provocati da decenni di mala gestione, noi siamo convinti che per garantire uno sviluppo del territorio montano stabile nel tempo siano necessari degli interventi concreti - spiega Silvia Piccinini - Per questo abbiamo presentato una risoluzione che individua già da subito alcuni provvedimenti che a nostro avviso potrebbero assicurare quello  sviluppo sostenibile che resta il nostro obiettivo primario".


Le proposte contenute nella risoluzione sono diverse: si passa dalla totale copertura del territorio montano della banda larga che ha come obiettivo quello di contrastare lo spopolamento demografico e a sfruttare tutte le potenzialità offerte dal mercato e dalla new economy, allo sviluppo della filiera dei prodotti locali, passando per un taglio dell'aliquota IRAP per quelle imprese giovanili che operano solo all'interno del territorio montano.


"Per quanto riguarda i trasporti non crediamo assolutamente che la bretella Reno-Setta sia un'opera indispensabile, anzi. I costi supereranno di gran lunga i benefici, senza contare che andrà ad impattare su un territorio già particolarmente fragile - aggiunge Silvia Piccinini - Visto che già nel 2008 la Regione valutò negativamente quest'opera speriamo che il giudizio sia riconfermato anche questa volta. Piuttosto la nostra proposta è quella di puntare finalmente con decisione sul potenziamento del trasporto su ferro in modo da creare una rete di collegamento efficiente per le imprese e per i cittadini che vivono in quei territori".

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