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Sostenibilità

tec.jpg9 FEBBRAIO 2018 - "La Regione dica chiaramente quali sono i suoi progetti per il Terminal Emilia Centrale a Boretto. Il rischio, dopo tutti i soldi spesi, è che diventi una cattedrale nel deserto o che peggio si investano altre risorse senza nessuno scopo preciso". È quanto chiede Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, all'interno di una interrogazione presentata alla Giunta sul TEC, il Terminal Emilia Centrale per la navigazione fluviale del Po che sorge a Boretto, in provincia di Reggio Emilia.


"Ad oggi questa struttura è un vero e proprio fantasma per il quale non si conosce nessun progetto per il suo futuro - spiega Gianluca Sassi - Il potenziamento del trasporto fluviomarittimo, o lungo canali, è senza dubbio una strategia di grande interesse e con un modesto impatto ambientale, ma l'esperienza pregressa e quella in corso, in particolare TEC di Boretto ed idrovia ferrarese, rischiano di avere potenziato solo la spesa pubblica e il portafoglio di chi ha realizzato o sta realizzando le opere. Crediamo che sia indispensabile evitare che si debba ripetere quanto abbiamo già visto troppe volte in Emilia-Romagna, vale a dire una lentissima attuazione di opere programmate, l'inaugurazione di infrastrutture realizzate (da Boretto alla Dogato-Portomaggiore), la scoperta dopo pochi mesi che le stesse presentavano vistose inadeguatezze al lorp uso, la loro chiusura, l'idea di trasformarle in altro. Serve chiarezza".


Ecco perché nella sua interrogazione Gianluca Sassi chiede alla Regione quale sia stato il costo complessivo degli interventi sul TEC e gli eventuali fondi regionali impiegati oltre a un cronoprogramma che abbia come obiettivo finale quello di rendere realmente navigabile per fini commerciali il sistema idroviario padano.

Sensoli-autunno 2017.png8 FEBBRAIO 2018 - Garantire la sicurezza di chi frequenta la zona dove sorge anche il centro di formazione professionale di via Torino a Riccione. È la richiesta di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta dopo che le aggressioni denunciate da alcune donne nei giorni scorsi e che hanno avuto tutte come scenario comune la zona dell'ex colonia ENEL e dove oggi si trova lo IAL, il centro di formazione professionale che si avvale anche di finanziamenti regionali.

"Questa vicenda avviene in un'area a fortissima vocazione turistica confermando il permanere di condizioni non diverse da quelle verificatesi l'anno scorso a Rimini - spiega Raffaella Sensoli- e conferma anche l'enorme divario esistente tra quartieri in cui si è investito in riqualificazione urbana e quartieri lasciati in stato di completo abbandono. Senza contare che la situazione di abbandono dell'ex colonia ENEL ed i rischi connessi alla presenza di sbandati è stata segnalata in più occasioni alle autorità evidentemente però senza successo".

Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di intervenire.

"Visto che si parla tanto di autonomia non capiamo perché Bonaccini non abbia inserito anche il tema della sicurezza all'interno della trattativa da portare avanti con il Governo - conclude Raffaella Sensoli - Soprattutto in Riviera, con la grande presenza turistica, questo tema diventa di fondamentale importanza anche per lo sviluppo e la crescita di tutto il territorio".

Intanto domani, venerdì 9 febbraio, all'hotel Corallo di Rimini (viale Vespucci 46) il MoVimento 5 Stelle parlerà proprio di sicurezza e violenza di genere. Oltre alla consigliera Sensoli all'incontro parteciperanno i parlamentari Giulia Sarti, Maria Edera Spadoni e Vittorio Ferraresi, e i candidati Carla Franchini, Sergio Culiersi e Marco Croatti. Appuntamento a partire dalle 21.

Silvia-Piccinini 07-02-17.jpg23 GENNAIO 2018 - "Sulla ristrutturazione dell'ex Martignoni il Comune di Zola ha fatto un pasticcio dietro l'altro, prima mettendo in atto un percorso partecipativo praticamente nullo e poi spendendo quasi 600mila euro che sarebbero potuti servire per realizzare un nuovo edificio piuttosto che avventurarsi in una complessa ristrutturazione a costi maggiori, di quello esistente".

Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione alla giunta regionale riguardo ai lavori di recupero dell'edificio denominato "Ex Martignoni", a Zola Predosa in via Risorgimento a ridosso del nuovo municipio a breve distanza dalla ferrovia regionale Bologna-Vignola. "L'edificio non ha alcun pregio specifico, non è sottoposto a vincoli e la Soprintendenza ha espresso da tempo un non interesse storico e culturale per la struttura - spiega Silvia Piccinini - Tuttavia il Comune di Zola ha stabilito di procedere alla messa in sicurezza dell'edificio facendo rientrare questa azione nella complessiva risistemazione e riqualificazione dell'intera area: questo, sebbene fossero state avanzate ipotesi diverse rispetto all'intervento, quali la completa demolizione dell'edificio e la realizzazione, sempre nel comparto, di un nuovo edificio funzionale alle ipotesi di impiego a fini aggregativi, ricreativi ed altre finalità sociali".

I lavori, secondo l'interrogazione della consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, sarebbero costati finora la bellezza di 578.000, importo ben superiore a quello derivante dalla demolizione e dalla realizzazione di nuovi locali, e caratterizzati da un'eccessiva frammentazione del cantiere. Ecco perché Silvia Piccinini chiede alla Regione accendere i riflettori su questa vicenda in primo luogo verificando l'eventuale concessione di finanziamenti diretti.

"La Regione dovrebbe anche chiedere spiegazioni sul perché si sia scelta la strada del recupero dell'immobile piuttosto che realizzarne uno nuovo, cercando di fare luce anche sul sistema di appalti che hanno connotato questo intervento. In più crediamo sia opportuno anche interrogarsi sul processo partecipativo messo in atto dal Comune che ha visto purtroppo una modestissima partecipazione dei cittadini e invece una presenza costante soprattutto dei soliti soggetti associativi".

Gibertoni_aula2.jpg19 DICEMBRE 2017 - "L'approvazione della nuova legge urbanistica regionale rappresenta il punto più basso di questa legislatura, una macchia che produrrà effetti devastanti per il nostro territorio e le nostre città per moltissimi anni. Se l'obiettivo principale è quello del saldo zero di consumo di suolo perché non lo si attua subito invece di rimandarlo addirittura al 2050? Perché non si è previsto che il limite del 3% fosse in qualche modo controbilanciato da interventi che eliminassero del cemento? La verità, nonostante le promesse di Bonaccini e Donini, è che questa legge non ha nessuna intenzione di perseguire l'interesse pubblico ma solo quello dei privati e degli amici costruttori".

È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo all'approvazione della nuova legge urbanistica regionale. "Come abbiamo sostenuto fin dall'inizio questa è una legge totalmente sbagliata e dannosa. Per questo il MoVimento 5 Stelle ha scelto di non presentare nemmeno un emendamento e votando convintamente contro al testo - spiega Giulia Gibertoni - Si tratta di una legge che dietro la scusa e la finta convinzione della tutela del suolo in realtà lo utilizza come merce di scambio, introducendo il principio della negoziazione che lascerà i sindaci in totale balìa degli interessi economici e dei costruttori che così potranno fare affari totalmente indisturbati andando nella direzione diametralmente opposta a quello che dovrebbe essere la salvaguardia degli interessi pubblici. Purtroppo l'approvazione di oggi rappresenta il punto più basso di tutta la legislatura targata Bonaccini e PD. Noi abbiamo tentato in tutti i modi di provare ad evitarlo in questi mesi, non ultimo oggi presentando una richiesta di riportare la legge in Commissione per cercare di modificare i punti più controversi di un testo che, vale la pena ricordarlo, coincidono totalmente con quelli che la Giunta indica come fondamentali. Quello che si è voluto far nascere oggi - conclude Giulia Gibertoni - non è un atto di coraggio, come qualcuno oggi in aula ha sostenuto, ma nient'altro che un salto nel vuoto i cui effetti saranno devastanti per il nostro territorio".

lentigione-alluvione 2017.jpg15 DICEMBRE 2017 - "L'idea di puntare sulla diga di Vetto rischia di essere una scusa per non affrontare una volta per tutte i problemi e rischi idrogeologici del corso dell'Enza. Quello che va ripensato è il sistema degli argini che non ha retto. Va ripensato in funzione delle nuove portate che ci aspettano visto il forte cambiamento climatico che purtroppo ci porterà davanti ad eventi metereologici molto più importanti rispetto al passato". È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla situazione del rischio idrogeologico della valle dell'Enza colpita nei giorni scorsi da una violenta alluvione.


"Chi porta avanti l'ipotesi della diga come la soluzione migliore lo fa in modo strumentale e disinteressandosi totalmente del bene del territorio e dei cittadini che anche questa volta hanno pagato sulla loro pelle l'inadeguatezza degli strumenti di prevenzione messi in campo in questi anni - spiega Gianluca Sassi - Per questo quella della diga non può e non deve essere la soluzione ottimale per risolvere questo problema".


"Abbiamo letto con un certo stupore le dichiarazioni dell'assessore Gazzolo che ha ammesso che qualcosa nel sistema dell'allerta non ha funzionato - aggiunge Elena Mazzoni, consigliera comunale M5S che siede nell'Unione dei Comuni della bassa reggiana - Non vorremmo che fosse un tentativo di scaricare ogni responsabilità sui sindaci quando invece spetta proprio alla Regione coordinare interventi di questo tipo e accertarsi che tutto segua l'iter prestabilito".

alluvione-colorno.jpg15 DICEMBRE 2017 - "La Regione continua a prevedere opere per contrastare il dissesto idrogeologico che poi però restano desolatamente sulla carta per anni anche decine di anni, con effetti, così come abbiamo avuto modo di verificare in questi giorni, devastanti per il nostro territorio. Crediamo che sia arrivato il momento di finirla una volta per tutte con la politica degli annunci e di passare ai fatti: il controllo dell'officiosità dei manufatti, la manutenzione, la messa in sicurezza dei punti critici e l'adeguamento delle casse di espansione e dei nodi idraulici del Secchia a Modena, del Baganza, di Colorno, del Senio e del Reno aspettano da troppo tempo. Alla luce di quel che è successo in questi giorni ogni ulteriore ritardo è inaccettabile". Andrea Bertani e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, hanno presentato una risoluzione, prendendo spunto dalla lettera del sindaco di Parma di ieri e di tante altre segnalazioni giunte da amministratori locali e semplici comitati di cittadini nei mesi scorsi, sullo stato di avanzamento degli interventi contro il dissesto idrogeologico previsti dalla Regione.


"Solo nella delibera dello scorso 5 aprile le opera previste sono la bellezza di 273 tra quelli finanziati con fondi regionali o dello Stato. Tra queste ci sono la messa in sicurezza del nodo idraulico di Colorno, l'ampliamento delle casse di espansione di Secchia e Panaro, la realizzazione di quelle del torrente Senio - spiegano Bertani e Sassi - Non appare sensato continuare a nascondersi dietro i cambiamenti climatici o, ancora peggio, dietro le presunte calamità naturali, quando ormai la frequenza ed il ripetersi di simili eventi fa assumere loro la caratteristica di circostanze ricorrenti con continuità, e soprattutto quando interventi strutturali come quelli citati restano sulla carta per anni senza mai essere attuati". Per questo nella loro risoluzione i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Giunta di completare al più presto tutte le opere previste per la difesa idrogeologica, ad agire in stretto rapporto con le comunità locali e a informare con cadenza semestrale l'Assemblea Legislativa sullo stato di avanzamento delle opere e sugli andamenti dei finanziamenti.

Fiume-Enza-stato-di-emergenza.jpg12 DICEMBRE 2017 - "Mentre Bonaccini si affanna a firmare patti mediatici a Roma e a Bologna, l'Emilia-Romagna è ormai diventata un colabrodo nella totale indifferenza di questa Giunta. E a farne le spese, come sempre, sono sempre e solo i cittadini". È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, in merito all'emergenza idraulica che sta interessando in queste ore la provincia di Reggio Emilia, con il fiume Enza che nella serata di ieri ha rotto gli argini inondando Lentigione, frazione del comune di Brescello, e obbligando più di mille persone all'evacuazione.

"La situazione che si sta vivendo a Reggio Emilia è drammatica ma la cosa più preoccupante è che ha provocarla non è stata un'eccezionale ondata di maltempo ma appena pochi centimetri di neve caduti nei giorni scorsi - spiega Gianluca Sassi - Dopo i blackout telefonici ed elettrici, gli smottamenti e i crolli degli alberi, adesso anche gli argini si stanno sbriciolando alla faccia della tanto decantata sicurezza idraulica che questa Regione aveva promesso di attuare dopo quello che successe in provincia di Modena nel 2014. Quello che vorremmo sapere e che cercheremo di capire nelle prossime ore è se sugli argini dell'Enza si sia fatta la manutenzione necessaria per evitare un disastro del genere. Vogliamo che sia accertate le reali responsabilità che speriamo non vengano scaricate, come fu per Modena, sulle nutrie o peggio sull'eccezionalità della perturbazione atmosferica. Per esempio qualcuno ci dovrà spiegare perché le casse di espansione dell'Enza a Montecchio Emilia siano ferme da anni in attesa di un collaudo che a quanto ci risulta non è mai arrivato. Per questo nei prossimi giorni depositeremo una interrogazione per fare luce anche su questa vicenda e convocheremo AIPO in Commissione. Intanto però chiediamo a Bonaccini di prendere dei provvedimenti immediati, come la richiesta dello stato di emergenza che può essere funzionale anche a una verifica dettagliata dello stato di manutenzione degli argini in tutta la provincia".

"Ciò che si è verificato è l'ennesima dimostrazione che la priorità degli interventi deve essere data alle opere contro il dissesto idrogeologico: da sempre il M5S denuncia questo. Un'emergenza continua, per le quali si proclama lo "stato di calamità naturale", ma che scompare ogni qual volta c'è da approvare un nuovo progetto di costruzione. Non abbiamo bisogno di nuove infrastrutture, ma di una politica di difesa del territorio seria e una nuova e più avanzata strategia riduzione dei rischi. È fondamentale far luce sulle responsabilità politiche e tecniche di questo ennesimo disastro prevedibile" dichiara e conclude la deputata reggiana Maria Edera Spadoni.

Reggio Emilia-Consiglio Comunale.jpg6 DICEMBRE 2017 - "La spaccatura del PD a Reggio Emilia sulla nuova legge urbanistica dimostra quello che il MoVimento 5 Stelle sostiene da tempo: ovvero che si tratta di una pessima legge che dietro lo spot dell'azzeramento del consumo di suolo dà le chiavi del nostro territorio ai cementificatori. Una contraddizione che è destinata ad emergere anche in Regione dove si certificherà ancora una volta che la maggioranza che sostiene la Giunta Bonaccini ormai non c'è più".


È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla spaccatura del PD a Reggio Emilia sulla nuova legge urbanistica evidenziata dalla votazione di un ordine del giorno che proponeva alcune correzioni al testo che arriverà in Assemblea Legislativa il prossimo 19 dicembre. "


"La spaccatura nata all'interno del PD a Reggio dimostra come il loro partito sia ormai in piena crisi di identità - aggiunge Norberto Vaccari, consigliere comunale M5S. "A questo punto ci aspettiamo che anche i consiglieri dem che siedono in Regione abbiano un sussulto di dignità e blocchino l'approvazione di una legge che così com'è potrebbe essere molto pericolosa per il futuro del nostro territorio - conclude Gianluca Sassi - Ciò che è accaduto a Reggio è una proiezione di quello che avviene in Regione dove la composizione della maggioranza uscita dalle urne che ormai di fatto non esiste più visto il lavoro che Sinistra Italiana sta facendo proprio contro la legge regionale sull'urbanistica".

No-APEA.jpg29 NOVEMBRE 2017 - "Sulla nuova zona APEA a Gatteo finalmente il PD ha gettato la maschera facendo chiaramente capire che, attraverso i loro sindaci, appoggeranno il progetto. La loro dichiarata disponibilità all'ascolto dei cittadini è fasulla, perché è "postuma", esiste solo dopo avere comunque approvato l'APEA". È questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, dopo che questa mattina il PD ha respinto un ordine del giorno che chiedeva all'Assemblea Legislativa di esprimersi sulla realizzazione della nuova area produttiva ecologicamente attrezzata che l'amministrazione comunale vorrebbe realizzare a sud del casello autostradale dell'A14 e che ha visto la ferrea opposizione dei cittadini che hanno raccolto 1500 firme per opporsi al progetto.

"Oltre a bocciare il nostro ordine del giorno, il PD con la consigliera Lia Montalti in prima fila, ha cercato di fermare la discussione su quest'argomento in aula - spiega Andrea Bertani - un particolare che la dice lunga su quale sia la difficoltà del PD a prendere una posizione chiara e netta contro questo assurdo progetto e che di fatto smentisce quella seppur lieve disponibilità al confronto che c'era stata fino a questo momento. Il PD ha preso in giro i cittadini e il loro ok a quello che secondo noi resta un progetto inutile e dannoso sembra ormai un dato di fatto".

Nelle scorse settimane il consigliere Andrea Bertani aveva presentato una interrogazione sul tema specificando che la realizzazione di questa nuova area comporterà un'ulteriore diminuzione di suolo non urbanizzato, andando così palesemente contro l'obiettivo che la Regione si è data annunciando il varo della nuova legge urbanistica che andrà in discussione in aula il prossimo 19 dicembre.

"Il nostro giudizio sulla nuova zona APEA non è cambiato - conclude Andrea Bertani - e dopo tante titubanze oggi abbiamo finalmente scoperto qual è quello del PD per cui evidentemente le preoccupazioni di migliaia di cittadini sono un argomento del quale si può benissimo fare a meno di parlare. Semplicemente vergognoso".

Modena-azzardo-2016.jpg28 NOVEMBRE 2017 - Oltre 1,2 miliardi di euro di euro: è questa l'impressionante cifra spesa nella provincia di Modena nel gioco d'azzardo tra slot machine, Gratta&Vinci, Superenalotto, giochi virtuali, Lotto e Bingo. I dati arrivano dall'agenzia dei Monopoli e fotografano nel dettaglio la mole di gioco nelle singole province dell'Emilia-Romagna, facendo registrare in quella di Modena giocate pari a 1.241.782.140,39 di euro soltanto nel 2016.

"Se si divide questa cifra per il numero di famiglie residenti si scopre che la spesa annuale per il gioco d'azzardo supera i 4mila euro, ovvero quasi 344 euro ogni mese - spiega Giulia Gibertoni - Soldi che, oltre che andare letteralmente in fumo, rappresentano un danno economico e sociale all'economia reale della nostra provincia, al piccolo commercio, ai servizi, ai ristoranti, ai negozi, visto che questo denaro potrebbe essere speso in acquisti di vestiti, viaggi, libri, cinema, cibo, elettrodomestici, giocattoli. Se poi a queste perdite aggiungiamo la spesa sanitaria per curare la ludopatia, i danni socio-economici generati da divorzi, licenziamenti, i costi sociali diventano enormi e molto preoccupanti".

Entrando nel dettaglio delle tipologie di giocate si scopre che in provincia di Modena a farla da padrone nell'universo dell'azzardo sono le slot machine e le ancor più pericolose videolottery che rappresentano il 58% delle giocate totali, con più di 723 milioni di euro spesi nel 2016. Rilevante anche il gioco online che ha superato i 153 milioni di euro (12,3% del totale). Sulla stessa linea i Gratta&Vinci (127,5 milioni), seguito dal Lotto (85,4 milioni) mentre più staccate restano lescommesse sportive (65,2 milioni), il Bingo (45,5 milioni) e il Superenalotto (15,2 milioni).

"Si tratta di numeri impressionati e che dimostrano, qualora ce ne fosse ancora bisogno, che l'azzardo è una vera e propria piaga sociale che anno dopo anno erode l'economia dei nostri territori, delle nostre famiglie - aggiunge Giulia Gibertoni - Senza contare che parte di questo enorme flusso di denaro molto spesso viene ripulito dalle mafie proprio attraverso le VLT, Slot e giochi online, formalmente legali che però poi si scopre essere legate a società riconducibili alla 'ndrangheta, alla camorra e alla mafia. Ecco perché diventa di fondamentale importanza cercare di mettere un freno a questa situazione. Per questo ogni Comune della provincia di Modena dovrebbe approvare e rendere subito operative le delibere no-slot-vlt per limitare orari e fissare distanze dai luoghi sensibili, così come sancito dalla legge regionale che il M5S ha fortemente voluto. Allo stesso tempo vista l'entità del fenomeno è necessario un impegno in prevenzione trasversale a tutte le fasce di età. Chiediamo anche che in Parlamento si approvi al più presto la legge bipartisan per vietare la pubblicità, presentata dal Movimento 5 Stelle-Gruppo interparlamentare contro l'azzardo, ferma ormai da 2 anni nonostante il Senato ad ottobre 2015 avesse firmato l'urgenza".

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