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Sostenibilità

ponte_colorno.jpeg22 GIUGNO 2018 - "L'incerottamento del ponte tra Colorno e Casalmaggiore non è l'unica soluzione percorribile per ripristinare un collegamento molto importante tra le due sponde del Po. Come è stato spiegato in un incontro pubblico qualche mese fa prevedere la sostituzione dell'impalcato attuale con uno metallico leggero e antisismico lasciando in sede le pile avrebbe una tempistica e una spesa in linea con l'ipotesi dell'incerottamento ma con una vita utile di ben 5 volte superiore, ovvero 50 anni contro 10, con garanzie certe di evitare ulteriori blocchi in futuro, che invece deriverebbero con certezza dall'"incerottamento". Ecco perché crediamo che questa soluzione debba essere presa in considerazione". È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in un'interpellanza presentata alla Giunta regionale sulla situazione del ponte sul Po tra Colorno (in provincia di Parma) e Casalmaggiore (in provincia di Cremona), che dal 7 settembre 2017 è chiuso totalmente a causa di gravi problemi di collassamento di alcune travi.


"Secondo la perizia eseguita dalla Provincia di Parma il ponte è da ricostruire e si può proporre solo una soluzione temporanea di "incerottamento" delle travi ammalorate - spiega Giulia Gibertoni - In realtà altre valutazioni suggerirebbero la possibilità di poter mantenere in sede le pile del ponte, che risultano adeguate a mantenere la vita utile del ponte per un secolo, così come previsto al momento della sua costruzione alla fine degli anni '50 del secolo scorso. Per esempio il professor Edmondo Vitiello (un tecnico con esperienza cinquantennale nel settore) e l'ingegner Gerevini nell'incontro pubblico che si è tenuto proprio a Casalmaggiore nel febbraio scorso hanno illustrato la bozza di un progetto per sostituire l'impalcato attuale con uno metallico leggero e antisismico lasciando in sede le pile con una tempistica e con una spesa sovrapponibile al mero "incerottamento" ma con una vita utile di ben 5 volte superiore". Una soluzione presentata anche alla Provincia di Parma che però non ha mai rilasciato nessun parere in merito nonostante i dubbi relativi all'incerottamento del ponte siano stati espressi anche da un organismo tecnico della Regione che avrebbe indicato come necessaria la valutazione della sicurezza per tutta la struttura con un possibile declassamento del ponte stesso.


"La costruzione di un nuovo ponte di quelle dimensioni costerebbe oltre 100 milioni di euro e appare una scelta di buon senso valutare adeguatamente e formalmente soluzioni conservative di lungo termine, come pare essere quella presentata a febbraio - conclude Giulia Gibertoni - Ecco perché chiediamo alla Regione di intervenire valutando anche di sollecitare l'AIPO a predisporre eventualmente strutture di emergenza per consentire il transito di veicoli leggeri nelle fasi di inagibilità dei ponti, fasi sempre più frequenti per buona parte dei ponti sul Po".

Silvia Piccinini (giugno 2018).png19 GIUGNO 2018 - "Dopo aver sempre detto di no alle nostre richieste, l'apertura annunciata oggi dalla Regione sull'applicazione dell'IRESA è sicuramente una buona notizia. Adesso però non si perda più tempo. PD e Giunta tolgano dalla naftalina un provvedimento più che mai necessario per cercare di limitare l'inquinamento acustico per l'aeroporto di Bologna e dare i giusti indennizzi ai cittadini".  È questo il commento di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, dopo che questa mattina la Giunta ha risposto a un question time sull'applicazione dell'imposta regionale contro il rumore degli aerei.

"Finalmente dopo aver chiesto in tutti i modi l'applicazione di questa imposta la Regione oggi in aula ha annunciato la volontà di portare avanti tutti gli approfondimenti tecnici per rendere operativa la tassa - spiega Silvia Piccinini - Questo è il risultato delle nostre costanti richieste ma di certo non può e non deve bastarci. Crediamo che sia necessario rendere operativa l'imposta già a partire dal prossimo bilancio di fine luglio. Si tratta di tutelare il diritto alla salute dei cittadini e di indirizzare gli eventuali introiti ad interventi necessari per contenere il rumore, a partire dalle scuole del quartiere Navile. Con l'aumento costante di traffico da e per l'aeroporto servono degli interventi per cercare di limitare i disagi dei cittadini e l'applicazione dell'IRESA sarebbe sicuramente un primo e importante passe in questo senso. D'altronde questa tassa dove è stata già applicata, come in Piemonte, non ha causato nessuna conseguenza rilevante o fuga da parte delle compagnie aeree. La tutela dei cittadini non può venire dopo gli interessi economici di qualcunoParliamo di un possibile introito di 1 milione di euro all'anno, da investire - conclude Silvia Piccinini - per il territorio e per i residenti, anche con controlli sul rispetto della fascia di rispetto notturna".

inquinamento-acustico-aeroporto-Bologna.jpg13 GIUGNO 2018 - "Alla luce di quanto emerso oggi in Commissione, non ci sono più scuse per continuare a non applicare l'IRESA. Come tra l'altro ha specificato la Regione, citando uno studio che chiederemo subito di poter consultare, i costi per sostenere questa tassa istituita per mitigare i disagi dovuti all'inquinamento acustico degli aeroporti saranno minimi. Pd e giunta non perdano altro tempo". È questo il commento di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, che questa mattina ha partecipato all'udienza conoscitiva sull'inquinamento acustico provocato dalle attività dell'aeroporto Marconi in Comune a Bologna.

"È da anni ormai che il MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di applicare l'IRESA - spiega Silvia Piccinini - l'abbiamo fatto presentando risoluzioni, interrogazioni ed emendamenti al bilancio ma fino ad oggi la Regione, e il PD, si sono arrampicati sugli specchi. D'altronde basta rileggere la storia di questa imposta per capire che in tutti questi anni è mancata la volontà politica di affrontare il problema dell'inquinamento acustico, non sono a Bologna ma in tutta l'Emilia-Romagna". L'IRESA, infatti, venne istituita con la legge 342 del 2000 e il cui gettito avrebbe dovuto essere utilizzato come compensazione e mitigazione per il rumore prodotto dalle attività aeroportuali.

"La responsabilità della sua mancata applicazione però è esclusivamente della Regione Emilia-Romagna che l'ha rimandata a tempo indeterminato giustificandola con l'assenza dei relativi decreti attuativi - aggiunge Silvia Piccinini - Peccato però che questa giustificazione sia stata smontata dalla Corte dei Conti già nel 2012 quando sottolineò come a seguito di modifica legislativa introdotta dal Governo nel 2011 che aveva trasformato l'imposta in un tributo regionale, non vi fosse più la necessità di un decreto attuativo per incassare l'imposta. Il mancato gettito dell'IRESA, unico capitolo di spesa destinato ad affrontare le problematiche acustiche derivanti proprio dall'attività degli aeroporti, ha impedito per tutti questi anni agli uffici regionali di dare una risposta concreta alle crescenti richieste dei cittadini. Visto che oggi scopriamo che la Regione ha accertato che per i vettori si tratterebbe di cifre pressoché irrisorie, si parla di 50 centesimi a passeggero, crediamo che sia arrivato il momento di mettere fine a questa telenovela. Non ci sono davvero più scuse, l'IRESA va applicata subito".

stoccaggio-del-gas.png12 GIUGNO 2018 - "Sullo stoccaggio gas di San Potito e Cotignola si sta portando avanti un esperimento sulla pelle dei cittadini. Per questo la Regione, senza aspettare la procedura di VIA, dovrebbe opporsi decisamente a questo scellerato progetto che rappresenta un rischio concreto per migliaia di cittadini". Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato un'interpellanza sul progetto di stoccaggio gas San Potito e Cotignola portato avanti dalla Edison e che per la sua grande espansione, più di 22 kmq, interessa diversi Comuni della provincia di Ravenna: Lugo, Bagnacavallo, Cotignola, Faenza, Solarolo e Castel Bolognese.

"Il progetto prevede l'esecuzione di prove di iniezione in sovrappressione nei due pozzi al fine di ampliare la capacità di stoccaggio attraverso il superamento della pressione statica di fondo - spiega Andrea Bertani - Una scelta per forzare la capacità del sito di stoccaggio, andando in sovrappressione e iniettando così con un 20% in più della pressione originaria, per poter stoccare comunque una quantità di gas maggiore rispetto a quelle consentite dalla conformazione naturale del sito di stoccaggio. Peccato però che questa manovra assai azzardata avvenga in una zona dove si trovano delle sorgenti sismogenetiche superficiali anche a 2 km di profondità e dove, in base alla letteratura scientifica disponibile, avvenne il disastroso terremoto dell'11 aprile 1688 che ebbe come epicentro proprio Cotignola. Particolare che era stato già segnalato dalla consigliera comunale del MoVimento 5 Stelle di Cotignola, Ilaria Ricci Picciloni che aveva rilevato come fossero totalmente assenti le ricostruzioni tridimensionali del sottosuolo per individuare le faglie attive. Ecco perché nella sua interpellanza il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di attuare il principio di precauzione e quindi di fermare subito il progetto.

"Non si capisce il criterio per cui in un'altra località della Regione Emilia-Romagna, Rivara, si sia scelto di tutelare la popolazione ed il territorio interessati bloccando un progetto di stoccaggio in acquifero profondo ed, invece, nel caso di Cotignola dove ci troviamo di fronte sostanzialmente ad un progetto molto simile, si sia scelto di non utilizzare lo stesso principio di precauzione - aggiunge Andrea Bertani - Il San Potito e Cotignola, così come altri progetti di questo tipo, non tengono conto di come la sismicità indotta dai pompaggi di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo sia un fatto ben acquisito e sperimentato scientificamente. E la cosa più inquietante è che gli studi eseguiti da Edison non hanno affrontato in nessun modo questo problema pur sapendo che nel sottosuolo ci sono faglie attive".

albicocche.jpg7 GIUGNO 2018 - "È paradossale che sulle tavole delle mense scolastiche della nostra regione sia servita della frutta spagnola, in particolar modo delle albicocche, quando in Emilia-Romagna abbiamo dei prodotti di eccellenza. Per questo crediamo che la Regione debba fare in modo che in futuro i programmi di alimentazione finanziati anche con fondi europei e statali prevedano la valorizzazione dei prodotti del territorio".

Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato un'interrogazione sul caso delle albicocche spagnole servite in diversi istituti scolastici dell'Emilia-Romagna all'interno del programma ministeriale di educazione alimentare "Frutta nelle scuole" finanziato anche con fondi dell'Unione europea.

"Anche se in questo caso specifico non c'è stata nessuna violazione delle norme in materia c'è da rilevare che il bando comunitario del progetto non obbliga le aziende a rifornirsi del prodotto coltivato nel proprio paese - spiega Andrea Bertani - Ecco perché questa procedura comparativa del costo a discapito della qualità e della territorialità mette in evidenza un chiaro intendo speculativo, che penalizza la valorizzazione del prodotto locale, nel caso specifico proprio le albicocche, la cui disponibilità tra l'altro in queste settimane è abbondante proprio in quelle stesse città al centro del programma scolastico. Non è una questione di campanilismo ma di rispetto della qualità e valorizzazione del nostro territorio".

Ecco perché nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di implementare il il programma "Frutta nelle scuole" con prodotti del territorio regionale, "valorizzandoli e promuovendoli, ma anche corrispondendo in modo più efficace sul lato qualitativo e salutare alla alimentazione degli alunni ed inoltre in modo più rispettoso per l'ambiente del territorio".

Piccinini Silvia - aula 2.JPG14 MAGGIO 2018 - "La nuova bretella di San Pietro in Casale, oltre ad essere un'opera sostanzialmente inutile, rappresenta l'emblema dello spreco di risorse pubbliche. Un'opera che sottrarrà spazio e verde alla collettività in barba al principio del consumo zero di suolo che doveva essere il punto cardine della nuova legge urbanistica regionale approvata soltanto qualche mese fa".

Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato un'interrogazione sul caso della nuova bretella di San Pietro in Casale, quella che dovrebbe collegare via Galliera sud con via Cesare Battisti, interamente finanziata con fondi regionali per un importo complessivo di 450mila euro. "Si tratta di un'opera inutile e che va assolutamente fermata - spiega Silvia Piccinini - In primo luogo perché si utilizzano delle risorse stanziate per contrastare i danni prodotti dal terremoto del 2012 in modo a nostro avviso totalmente distorto, e poi perché sono presenti alcune gravi ed evidenti criticità che riguardano soprattutto l'impatto sul territorio".

Nella sua interrogazione, infatti, la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle evidenzia come la nuova bretella dovrebbe sorgere all'interno di un'area che potrebbe essere soggetta a un vincolo preordinato della Soprintendenza, e che è destinata a verde negli stessi strumenti urbanistici del Comune di San Pietro in Casale.

"D'altronde è evidente come, anche ad un'analisi sommaria, la realizzazione della bretella non ha ragion d'essere in quanto i problemi legati al transito a doppio senso di marcia in via Cesare Battisti ed in via XXIV Maggio a San Pietro in Casale sono già stati fondamentalmente risolti con la regolazione della sosta. Senza contare che se l'opera dovesse andare in porto ci saranno altri effetti deleteri per il territorio come l'impatto sulla salute dovuto all'inquinamento atmosferico ed acustico, la perdita dell'integrità di un'area verde e dell'impianto sportivo, oltre all'aumento di traffico generato anche dalla realizzazione di un nuovo incrocio sulla Via Galliera Sud. Ecco perché - conclude Silvia Piccinini - chiediamo alla Regione di fermare questo progetto, arrivando anche a segnalare alla Corte dei Conti l'utilizzo, a nostro avviso distorto, dei fondi per la rigenerazione e rivitalizzazione dei centri storici colpiti dal sisma del 2012 che il Comune vorrebbe destinare invece alla realizzazione della nuova bretella".

trc-t_t.jpg11 MAGGIO 2018 - "Utilizzare il modello del TRC come base per realizzare una metro leggera da Cattolica fino all'Alto Ferrarese sarebbe uno sbaglio colossale. Se per davvero la Regione vuole investire su questa tratta è il collegamento ferroviario che va potenziato anche alla luce delle recenti sentenze del TAR riguardo agli espropri irregolari che si sono portati a termine per la realizzazione dell'inutile TRC". Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione alla Giunta dopo che nei giorni scorsi il presidente Bonaccini ha annunciato uno studio di fattibilità per la realizzazione di una metropolitana leggera da Cattolica fino all'Alto Ferrarese.


"La realtà oggi è fatta, per limitarci al collegamento Ravenna-Rimini-Cattolica, di una linea ferroviaria a binario unico, che raccoglie traffico merci e traffico passeggeri, senza collegamenti passeggeri notturni o semplicemente successivi alle ore 22, alla quale è affiancata la corsia di un filobus a senso unico alternato che sta costando più di 100 milioni di euro per soli 9,8 km di tracciato dalla Stazione Ferroviaria di Rimini a quella di Riccione - spiega Raffaella Sensoli - In altri termini non si ha la consapevolezza di dovere tenere distinte con risposte adeguate le esigenze di mobilità urbana, quelle di collegamento costiero (passeggeri) e quelli dello spostamento merci, da e verso il porto di Ravenna ed anche verso l'area dell'alto ferrarese". Per questo nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle ritiene come insostenibile la proposta di una metro leggere, anche alla luce delle recenti sentenze del TAR che hanno condannato l'Agenzia Mobilità di Rimini per gli espropri e le demolizioni effettuate senza le necessarie procedure per i lavori del TRC. "Cercare di esportare questo modello sarebbe un errore molto grave - conclude Raffaella Sensoli - Crediamo invece che si debba valutare con il Ministero delle Infrastrutture e gli altri soggetti competenti la definizione di un progetto, alternativo e sostitutivo della metro leggera, di riqualificazione della linea costiera a binario unico per l'incentivazione del trasporto locale e contestualmente un progetto di implementazione delle linee per collegamenti veloci di carattere regionale e interregionale".

bracconieri_po.jpg11 MAGGIO 2018 - Istituire un periodo di sospensione della pesca, creare un fondo ad hoc per coprire i costi dello smaltimento dei pesci sequestrati o abbandonati, coinvolgere le associazioni di volontariato nelle varie attività di controllo: sono queste alcune delle proposte avanzate dal MoVimento 5 Stelle per cercare di contrastare il fenomeno del bracconaggio nelle acque del Po. Proposte contenute in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa e che vede come primo firmatario il consigliere regionale Andrea Bertani.


"Negli ultimi anni il fiume Po ha subito forti pressioni antropiche che hanno pesantemente impoverito il suo patrimonio ittico - spiega Andrea Bertani - Parallelamente però si è registrato un incremento della pesca condotta in modo abusiva ed irregolare con la presenza di vere e proprie organizzazioni dedite al bracconaggio. Una situazione resa ancora più grave dal fatto che i controlli delle Forze dell'ordine sono messi a rischio dalla mancanza di fondi per lo smaltimento del materiale sequestrato a queste organizzazioni. Ecco perché crediamo che la Regione debba in qualche modo intervenire per cercare di contrastare con tutti i mezzi a sua disposizione il bracconaggio".


Nella sua risoluzione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle ricorda come il tema del bracconaggio sia stato al centro del recente Tavolo tecnico di coordinamento composto dai rappresentanti delle quattro regioni del bacino del Po, ovvero Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia e Piemonte e frutto di un protocollo d'intesa firmato proprio per una gestione sostenibile e unitaria della pesca e del patrimonio ittico del fiume. "Su alcune sponde venete del Po già da un anno è stato istituito un periodo di fermo pesca proprio con lo scopo di contrastare il bracconaggio. Idea che anche le varie associazioni dei pescatori avevano rilanciato alla Regione senza però ricevere alcuna risposta - aggiunge Andrea Bertani - Ecco perché nella nostra risoluzione abbiamo chiesto un impegno alla Giunta proprio per istituire un periodo di sospensione della pesca almeno sulle sponde vicine a quelle venete dove il fermo già esiste. In più crediamo che istituire un fondo regionale dedicato a coprire i costi della raccolta, del trasporto e dello smaltimento dei pesci sequestrati possa essere d'aiuto alle attività di controllo delle forze dell'ordine, così come stipulare un'apposita convenzione con le associazioni di volontariato riconosciute che si dedicano a contrastare il bracconaggio. Se si continua a far finta di non vedere, così come la Regione, sta facendo ormai da tempo si creerà un danno irreparabile a una delle risorse più importanti non solo dell'Emilia-Romagna ma dell'interno Paese".

Music Inside Festival.jpg3 MAGGIO 2018 - "Episodi come quelli che si sono verificati l'altro giorno a Rimini, con un giovane finito in overdose, sono la conferma che serve un piano per elaborare delle misure di prevenzione realmente efficaci. Da ormai due anni è ferma in Regione una nostra risoluzione che chiede di lavorare assieme alle imprese del settore e alle istituzioni per introdurre misure di prevenzione e di supporto, come gli spazi drop in o stanze di decompressione. Se è sbagliato associare il divertimento, legittimo e positivo, con rischi mortali e gravissimi, lo è altrettanto anche continuare a far finta di niente lasciando che episodi come quello di Rimini si ripetano ciclicamente e all'infinito".

È questo il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, sul caso del giovane finito in ospedale in overdose dopo aver trascorso la notte al party del Music Inside Festival alla Fiera di Rimini. "Siamo riusciti ad evitare l'ennesima tragedia dello sballo solo grazie al pronto intervento dei medici - spiega Raffaella Sensoli - Non è la prima volta purtroppo e non succede solo in Romagna. Questa vicenda ripropone con forza l'esigenza di affrontare problemi diversi. Innanzitutto quello della prevenzione di comportamenti rischiosissimi per i giovani. Da due anni è ferma in Regione la nostra richiesta di lavorare assieme alle imprese del settore ed alle istituzioni per introdurre misure di prevenzione e di supporto, come gli spazi drop in o stanze di decompressione. Con la stessa proposta chiedevamo anche un'articolazione territoriale delle forze dell'ordine adeguata ai bisogni di una realtà come quella romagnola. Ma tutto è fermo: anzi, andiamo indietro. Crescono le difficoltà con cui operano le forze dell'ordine mentre siamo addirittura incapaci di controllare cosa viene incentivato con risorse pubbliche, come dimostra la vicenda messa in luce proprio da noi sulla possibilità di partecipare a feste alcoliche con il bonus per i diciottenni. Bisogna assolutamente cercare di trovare delle soluzioni alternative. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - chiederò la trattazione urgente delle nostre proposte per assicurare dei veri strumenti di prevenzione, controllo e sanzione, e per sostenere il libero, sano e consapevole divertimento, contrastando lo spaccio e l'abuso di alcool".

brasimone.jpg6 APRILE 2018 - "I 25 milioni che la Regione aveva stanziato per il progetto del centro ENEA al Brasimone devono restare in Appennino. Per questo abbiamo già depositato una risoluzione per chiedere la conferma di questo finanziamento nonostante il bando non sia andato a buon fine". È questa la richiesta di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, dopo che l'ENEA ha preferito Frascati al Brasimone per la realizzazione del centro di ricerca internazionale sulla fusione nucleare e per il quale Viale Aldo Moro aveva stanziato 25 milioni di euro.


"Quel finanziamento non può e non deve scomparire - spiega Silvia Piccinini - il nostro Appennino ha bisogno di quell'investimento per sopperire a decenni di politiche assenteiste da parte di chi amministra la nostra regione. I campi dove poter indirizzare queste risorse sono moltissimi". Proprio a questo proposito un anno fa il MoVimento 5 Stelle presentò una risoluzione, ancora non discussa in aula, dove aveva già individuato alcuni interventi necessari per poter garantire alle zone della montagna una ripartenza dal punto di vista economico.


"Si tratta di alcuni provvedimenti che a nostro avviso potrebbero assicurare quello  sviluppo sostenibile che resta il nostro obiettivo primario - aggiunge Silvia Piccinini - come la totale copertura del territorio montano della banda larga per cercare di contrastare lo spopolamento demografico e  sfruttare tutte le potenzialità offerte dal mercato e dalla new economy, oppure lo sviluppo della filiera dei prodotti locali, passando per un taglio dell'aliquota IRAP per quelle imprese giovanili che operano solo all'interno del territorio montano". Investimenti che devono riguardare anche il settore dei trasporti.


"C'è l'assoluta necessità di una grande piano di potenziamento del trasporto su ferro in modo da creare una rete di collegamento efficiente per le imprese e per i cittadini che vivono in quei territori" conclude Silvia Piccinini. "Visto che il sindaco Virginio Merola oggi sui giornali fa un appello alla Regione affinché questi soldi restino in Appennino e assicura la propria disponibilità per il raggiungimento di questo obiettivo - aggiungono Dora Palumbo e Paolo Rainone - nei prossimi giorni sia in Comune che in Città Metropolitana presenteremo un atto che confermi questo suo impegno. Il nostro Appennino è stanco di promesse a vuoto".

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