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Sostenibilità

FestaDegliAlberi-21-11-17.jpg21 NOVEMBRE 2017 - Oggi si celebra la Giornata Nazionale degli Alberi. Nello scorso fine settimana sono stati 69 i Comuni in tutta Italia in cui, senza bandiere politiche, i cittadini hanno deciso di piantare le radici di 23.701 nuovi alberi. In Emilia-Romagna sono stati 1.611 i nuovi alberi messi a dimora tra Rubiera (111), Faenza (300), Cattolica (200) e Reggio Emilia (1000).

Ed è stato proprio da Reggio Emilia che nel 2015 tutto partì: una straordinaria esperienza che il MoVimento 5 Stelle Emilia-Romagna è riuscito rendere concreta all'interno del nuovo Piano Forestale approvato dall'Assemblea Legislativa nello scorso luglio.

In quell'occasione, infatti, siamo riusciti a realizzare uno dei nostri obiettivi, ovvero quello di aumentare la presenza di aree verdi in pianura, oggi ferme al 3% del territorio regionale, e al tempo stesso di accrescere la partecipazione dei cittadini alla creazione e gestione del verde pubblico.
Grazie a quella norma oggi, e per i prossimi anni, anche altre città potranno seguire l'esempio di quanto fatto a Reggio Emilia, Rubiera, Faenza e Cattolica.

COME RICHIEDERE LE PIANTINE TRAMITE IL PROPRIO COMUNE?

Il cittadino deve sollecitare il proprio comune ad aderire all'iniziativa facendogli compilare il seguente MODULO.

Per maggiori informazioni andare al seguente sito: www.alberiperilfuturo.it

Muro di idee-TRC Riccione.jpg21 NOVEMBRE 2017 - Abbellire le infrastrutture stradali e ferroviarie presenti in regione e al tempo stesso aumentare la partecipazione dei cittadini e la valorizzazione degli artisti locali, così come ha richiesto il M5S a Cattolica per "ridisegnare" il muro del TRC: è questa la proposta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa e che prende spunto dall'iniziativa "Un Muro di Idee" avanzata dai consiglieri comunali M5S di Riccione per l'abbellimento e la decorazione del muro grigio installato di fianco alla corsia della metro di costa in fase di realizzazione.

"Pur ribadendo la nostra più totale contrarietà a quest'opera, che oltre ad essere dannosa ed eccessivamente costosa sarà soprattutto inutile, crediamo che quanto proposto dai nostri consiglieri a Riccione possa essere un esempio da seguire anche per altre realtà - spiega Raffaella Sensoli - Per questo chiediamo alla Regione di sostenere questo tipo di progetti che hanno come obiettivo comune oltre quello di trasformare in meglio delle opere altrimenti eccessivamente impattanti anche dal punto di vista estetico e al tempo stesso favorire la partecipazione diretta dei cittadini alla definizione degli interventi di carattere artistico, ambientale e di arredo urbano". Nello specifico il gruppo del MoVimento 5 Stelle di Riccione ha aperto una pagina Facebook per raccogliere le idee migliori su come migliorare il muro che corre lungo il percorso del TRC, invitando tutti i cittadini a partecipare.

"Un'idea che potrebbe essere replicata in altre zone della nostra regione e che potrebbe riguardare tutte quelle opere stradali e ferroviarie che di certo non contribuiscono a dare una bella immagine del nostro territorio. Dato che anche il consigliere Pruccoli in una seduta d'aula ha ammesso che nelle zone attraversate dal TRC non ci sarebbe 'niente di bello' - conclude Raffaella Sensoli - ci aspettiamo che l'Assemblea approvi la nostra proposta e la Giunta la porti avanti in un'ottica di sostegno della partecipazione dei cittadini e sostegno degli artisti locali".

Senio.jpg20 NOVEMBRE 2017 - "Nonostante un'attesa ormai ventennale e la necessità di mettere in sicurezza il territorio circostante, ad oggi le casse di espansione del torrente Senio sono ancora un'opera incompiuta, l'unica tra quelle individuate all'accordo di programmazione sul rischio idrogeologico a restare senza finanziamento". È questa la denuncia di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interpellanza presentata alla Giunta per chiedere che la Regione dia dei tempi certi sulla realizzazione delle casse di espansione del Senio, un'opera progettata da ormai 25 anni ma che non è ancora stata completata.


"I cittadini di Riolo Terme, Castelbolognese, Brisighella, Faenza e quelli che vivono lungo tutto il corso del Senio a valle della Via Emilia non possono essere esposti ogni anno a rischi enormi visto che aspettano ormai da un quarto di secolo che il torrente venga messo in sicurezza - spiega Andrea Bertani - Le promesse della Giunta sono di fatto sempre cadute nel vuoto visto che l'opera, seppur finanziata a parole, non è mai stata inserita in un piano preciso d'intervento. Anche la cassa già realizzata è incompleta, è incredibile poi come gli 8,5 milioni di euro individuati nel 2015 non abbiano mai trovato un collocamento preciso, lasciando così questo intervento tra le opere incompiute di questa regione". Ecco perché nella sua interpellanza, che fa seguito ad altre interrogazioni presentate nei mesi scorsi, il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di dare una volta per tutte dei tempi certi per la realizzazione del sistema delle casse di espansione.


"Ad oggi risulta essere stata realizzata solo una cassa di espansione, sulle quattro in totale previste, che sarebbe ancora incompleta delle opere di gestione, quindi, sostanzialmente, i lavori sono fermi da tre anni - conclude Andrea Bertani - con l'aggravante che la situazione di rischio è andata via via aumentando a causa sia dei sedimenti depositati nell'alveo stesso del fiume, sia per l'aumento del consumo di suolo che ne diminuisce la tolleranza. Per questo, vista la complessità e il rischio alto, chiediamo alla Regione di finanziare con proprie risorse l'intervento. Non c'è più tempo da perdere".

complanarina.jpg11 NOVEMBRE 2017 - "L'ok del Consiglio dei Ministri alla realizzazione definitiva della Complanarina è un atto molto grave perché di fatto scavalca e ignora un vincolo chiaro sancito dalla Soprintendenza. Il tutto nel silenzio assordante della Regione e dell'assessore Donini a cui però chiederemo conto mercoledì in aula quando dovrà essere data risposta alla mia interpellanza su questo ennesimo scempio urbanistico". Questo il commento di Giulia Gibertoni alla notizia dell'ok definitivo alla realizzazione del prolungamento della corsia sud della tangenziale di Modena, nel tratto compreso fra lo svincolo sulla statale 12 presso il Cantone di Mugnano e il casello autostradale di Modena Sud, arrivato ieri dal Consiglio dei Ministri. "Si tratta di un via libera che non fa altro che spandere altro asfalto in una zona dove in ben due occasioni si era precisato l'impossibilità a modificare un'area soggetta a vincolo - spiega Giulia Gibertoni - Oggi invece la realtà viene ribaltata arrivando addirittura a dire che è lecito non rispettare quel vincolo. Davvero incredibile".


Nell'interpellanza presentata nei mesi scorsi, e che sarà discussa martedì 14 novembre in aula, Giulia Gibertoni ricordava come già all'epoca della costruzione della quarta corsia della A1, si era evidenziato come il bene tutelato di Villa Lonardi non avrebbe potuto ulteriormente essere danneggiato. Su questa linea, nella seduta della Conferenza dei servizi del 28 gennaio 2016 il rappresentante della Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio del Mibact espresse parere negativo al progetto della Complanarina in quanto "l'intervento andrebbe a tagliare, con una riduzione non ammissibile nell'area tutelata, una porzione della villa nella parte sud-ovest". Concetto poi ribadito successivamente in un'altra seduta della Conferenza dei servizi del 22 marzo 2016, nella quale il rappresentante della stessa Soprintendenza confermò il precedente parere negativo anche sulla soluzione 'riduttiva' presentata rispetto all'interferenza con Villa Lonardi, rilevando che il tracciato stradale permarrebbe tra l'altro nella stessa posizione del progetto valutato in precedenza.


"L'impatto paesaggistico dell'opera c'è e resta tale e quale - conclude Giulia Gibertoni - Per questo ci sembra paradossale che il Consiglio dei Ministri lo abbia ignorato ancora una volta scavalcando e sovrapponendosi alla Sovrintendenza. Visto che si parla così tanto di autonomia in Regione, l'assessore Donini cosa ha da dire rispetto a questo caso? Proprio la Regione aveva subordinato l'anno scorso il suo assenso alle autorizzazioni paesaggistiche, e ora non parla più, facendosi scavalcare da provvedimenti centralistici? La verità è che su questo progetto non è mai stata fatta una valutazione seria di una reale alternativa all'attuale tracciato. E proprio questo avrebbe dovuto caldeggiare la Regione: un tracciato alternativo ora è la soluzione che potrebbe di fatto accontentare tutti senza la necessità di veder realizzato l'ennesimo scempio urbanistico targato PD".

gls via massarenti-Modena.jpg3 NOVEMBRE 2017 - "Se pianificare vuol dire costruire capannoni su terreno vergine, allora siamo in grado tutti di farlo. Forse bisognerebbe ricordarsi che l'urbanistica è nata come bisogno di interpretare e guidare i bisogni futuri con il più ampio margine di anticipazione temporale possibile: quindi capire prima di arrivare ad avere stock enormi di case invendute e vuote e distese di capannoni inutilizzati".


È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo al contestato progetto che vedrà la realizzazione della nuova sede di GLS in via Massarenti a Modena. Intervento che nasconde più di un'insidia e che per questo dovrebbe essere rivisto.


"Ci sono diverse criticità che riguardano questo intervento e che coinvolgono diversi aspetti - spiega Giulia Gibertoni - Il primo riguarda l'impatto che questa struttura avrà sull'impermeabilizzazione del terreno provocato da una colata di 10mila metri quadri di cemento e che inevitabilmente avrà delle ricadute sul regime di ricarica delle falde peggiorando di fatto la situazione attuale. Ci sono poi i costi che saranno rilevanti anche per la collettività. È vero che a norma di legge chi costruisce si fa carico degli oneri e delle infrastrutture ed è così anche in questo caso, ma poi graziosamente tutto passa al Comune che da qui all'eternità se ne dovrà far carico. Ed è facile capire che manutenere una rete di illuminazione, di strade, scolante, fognaria, idrica, che si allungherà sempre di più, diventerà sempre più costoso". Emblematico poi per Giulia Gibertoni che nella delibera che dà l'ok al progetto ci sia il preciso riferimento allo Sblocca Italia, in particolare all'articolo 17 e alla cosiddetta "semplificazione edilizia".


"Questa norma altro non è che un inno alla cementificazione selvaggia con il benestare di chi dovrebbe controllare e autorizzare, in questo caso il Comune - aggiunge Giulia Gibertoni - E non è un caso che questa norma sia di fatto il cardine anche della nuova legge urbanistica di cui la Regione sta per dotarsi. Di fatto scompare la "denuncia di inizio attività", sostituita da una "dichiarazione certificata", di fatto un'autocertificazione insindacabile e ci si inventa un "permesso di costruire convenzionato", vera e propria licenza di cementificare che affida al negoziato fra costruttore e Comune l'intero processo, dalla cessione di aree di proprietà pubblica alle opere di urbanizzazione, peraltro eseguibili per "stralci", cioè di fatto opzionali. È il trionfo dei diritti edificatori generati dalla perequazione urbanistica e delle quote di edificabilità commerciabili".


Criticità dunque che dovrebbero spingere il Comune di Modena a rivedere questo progetto e a mediare subito con GLS per trovare una valida alternativa alla sua legittima richiesta di espansione, magari utilizzando strutture già esistenti da riqualificare. "Realizzare un capannone su un terreno vergine a fronte di decine di capannoni non utilizzati in aree vicine - conclude Giulia Gibertoni - non è compatibile con il risparmio di suolo che la Regione e il PD dicono di voler attuare".

sestola-palazzo-progetto.jpg27 OTTOBRE 2017 - Il progetto della struttura che si vorrebbe realizzare alle porte di Sestola.[/caption]

"Il parco commerciale che si vuole costruire a Sestola è l'ennesima conferma di come ormai siano i privati a dettare gli schemi urbanistici delle nostre città. Un particolare che sarà ancor più rafforzato con la scellerata legge che Giunta e PD stanno per approvare in Regione". È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo al progetto del parco commerciale di quattro piani alle porte del centro dell'Appennino modenese che vedrà la realizzazione, tra l'altro, di uno spazio commerciale, una SPA, ambulatori e uffici.


"Noi siamo convinti che se davvero si vuole valorizzare il centro storico si debba agire in modo diverso e certamente non autorizzando la costruzione di uno spazio commerciale - spiega Giulia Gibertoni che ha depositato una interrogazione - Il progetto che si vuole realizzare a Sestola, infatti, non è altro che l'ennesima frittata commerciale ai danni delle attività del centro storico, altro che riqualificazione urbana. Anche il tanto decantato intervento, che porterà alla realizzazione di un doppio ascensore per collegare piazza Romania, piazza Marchiani e il centro del paese, avrà costi non proprio irrilevanti per le casse pubbliche visto che oltre a pagare interamente la realizzazione di quello inclinato, il Comune dovrà sobbarcarsi la gestione dell'altro e i cui costi a carico del privato verranno in ogni caso scorporati dagli oneri di urbanizzazione".


"Il problema potrebbe essere l'impatto sul centro storico - aggiunge Riccardo Balboni, consigliere comunale del MoVimento 5 Stelle di Sestola - quello che chiediamo è una salvaguardia di queste attività". Per questo nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Regione se quello proposto a Sestola sia davvero il modello di sviluppo urbanistico compatibile sia con la tutela del paesaggio ma anche delle attività economiche del posto, e il perché si voglia andare avanti su questa strada. "Quello che inoltre vogliamo capire - conclude Giulia Gibertoni - è se anche la Provincia abbia dato parere positivo a questo progetto che prevede tra l'altro l'adozione di POC con valore di PUA. Per valorizzare i nostri comuni di montagna serve una pianificazione efficiente ed adatta al territorio, fatta a partire dalle tante piccole attività che ancora non si arrendono e che contribuiscono all'identità dei nostri centri storici e che andrebbero valorizzate e non messe in situazioni di criticità. Purtroppo questo approccio edilizio all'urbanistica ed alla programmazione territoriale uscirà fortemente rafforzato una volta che entrerà in vigore la nuova legge regionale sulla tutela ed uso del territorio, oggi nelle ultime fasi di iter nella competente commissione assembleare. La Regione considera queste politiche capaci di recare un vero sviluppo per le zone montane?".

vuoto-rendere-ER.jpg18 OTTOBRE 2017 - Via libera alla proposta del MoVimento 5 Stelle di sostenere con provvedimenti efficaci la sperimentazione del vuoto a rendere. L'Assemblea Legislativa ha approvato la risoluzione presentata dal consigliere Andrea Bertani che chiedeva alla Regione di impegnarsi, fin dalla legge di bilancio del 2018, ad aiutare i Comuni che aderiscono all'iniziativa di trovare dei fondi per rendere realmente efficaci gli strumenti della sperimentazione che altrimenti rischia di non avere nessun effetto concreto. Una soluzione, per esempio, sarà essere quella di prevedere una riduzione della tassa sui rifiuti per quei negozianti che scelgono di aderire all'iniziativa.

"Siamo molto soddisfatti di essere riusciti a far approvare questo provvedimento - commenta Andrea Bertani - in primo luogo perché attraverso il vuoto a rendere si cerca di limitare alla radice la produzione di rifiuti, in questo caso delle bottiglie di vetro che quindi saranno riutilizzate. Noi pensiamo che le forme di incentivazione contenute nel regolamento ministeriale e che avrebbero dovuto spingere i proprietari di bar, ristoranti e negozi ad aderire all'iniziativa e mettere in pratica la sperimentazione del vuoto a rendere fossero del tutto insufficienti. Per questo abbiamo chiesto e ottenuto che la Giunta si attivi per destinare risorse al Fondo d'ambito per la prevenzione e riduzione dei rifiuti gestito da Atersir. In questo modo - conclude Andrea Bertani - le amministrazioni comunali che intendono prevedere forme di agevolazioni e di incentivazioni, quali ad esempio la riduzione della tassa sui rifiuti nei confronti degli esercenti, nonché dei produttori e dei distributori, potranno rendere appetibile un'opportunità che altrimenti era destinata a restare solo sulla carta".

ponte-Colorno.jpeg29 SETTEMBRE 2017 - "La Regione dovrebbe chiedere lo stato di calamità, anche se non causato da cause naturali ma dalla scelleratezza di precise decisioni politiche, vista la disastrosa situazione dei collegamenti tra Emilia-Romagna e Lombardia. In particolare per quel che riguarda il ponte di Colorno è incredibile come la Giunta non sia in grado di individuare una data di riapertura. Una situazione che sta causando dei danni gravissimi al tessuto economico di quei territori". È questa la richiesta di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta riguardo alla situazione dei collegamenti stradali tra Lombardia ed Emilia-Romagna.


"Da ormai un mese è molto difficile, se non impossibile, percorrerei ponti che collegano Lombardia ed Emilia-Romagna nel lungo tratta fra Castelvetro piacentino/Cremona e Boretto/Viadana - spiega Gianluca Sassi - Sono quattro i ponti, alcuni dei quali già da temo percorribili solo a senso unico alternato, oggi completamente interrotti o attraversabili a turno per un solo senso. Situazione di assoluta emergenza a cui si aggiunge la chiusura a tempo indeterminato del ponte fra Colorno e Casalmaggiore. Un disastro infrastrutturale che colpisce, isolandole, due realtà territoriali fra le più ricche ed avanzate d'Italia e d'Europa, tali grazie alla laboriosità e alla responsabilità di chi ci vive e lavora".


Visto che la Regione, anche pochi giorni fa, rispondendo a delle interrogazioni in Assemblea Legislativa non è in grado di prevedere dei tempi certi per risolvere questa situazione di blocco totale, il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di mettere in campo al più presto delle soluzioni concrete. "Visto l'immobilismo della Giunta chiediamo che si valuti di chiedere lo stato di calamità vista l'assoluta emergenza che stanno vivendo quei territori, di fatto isolati - conclude Gianluca Sassi - anche magari prevedendo delle compensazioni per quelle attività economiche che più di tutte stanno subendo i danni di una situazione che, lo ricordiamo, deriva in gran parte dalla falsa scomparsa delle Province voluta dal PD".

Stop-Sprechi-alimentari-Gibertoni-M5SER.jpg28 SETTEMBRE 2017 - Anche in Emilia-Romagna il cibo non utilizzato per i controlli igienico-sanitari sarà donato ad associazioni di volontariato o alla Caritas, così come avviene già in Toscana. È quanto ha deciso la Regione dopo che Giulia Gibertoni con una interrogazione lo scorso luglio aveva chiesto di modificare il modus operandi dei PIF, ovvero i Posti d'ispezione frontaliera, che effettuano controlli igienico-sanitari su prodotti e sottoprodotti di origine animale, provenienti da altri Paesi e destinati sia all'Italia che all'Unione europea, o anche solo in transito. Rispondendo all'interrogazione di Giulia Gibertoni l'assessore Sergio Venturi ha comunicato che lo schema verrà replicato anche da noi e che la convenzione tra il PIF e l'Istituto Zooprofilattico della Lombardia e dell'Emilia-Romagna è già in fase di realizzazione.

"Si tratta di un gesto di buon senso che ha come obiettivo non solo quello di ridurre uno spreco quotidiano di prodotti alimentari, ma anche di aiutare chi è più in difficoltà" commenta Giulia Gibertoni. I controlli effettuati all'interno dei PIF, infatti, interessano due parti del prodotto ma solo su uno di questi vengono effettivamente svolte delle analisi.

"Una volta conclusa l'ispezione il campione non utilizzato, anche se risulta idoneo al consumo, viene distrutto smaltendolo poi come rifiuto speciale così come stabilisce prassi per tutti i materiali che entrano in laboratorio - aggiunge Giulia Gibertoni - Visto che nella maggior parte dei casi i controlli danno esito negativo già sul primo campione, il risultato è che questa procedura portata avanti all'interno dei PIF genera uno spreco di cibo consistente. Per questo avevamo chiesto che la Regione intervenisse per modificare questa procedura e ridurre questo spreco di risorse. E oggi siamo soddisfatti che le nostre richieste siano state accolte".

passante-di-mezzo-M5SER.jpg28 SETTEMBRE 2017 - "Nel 2007 in un documento ufficiale inviato alla Commissione Europea, il Ministero definì l'ipotesi di un Passante di mezzo per risolvere l'imbottigliamento del nodo di Bologna come irrealizzabile. Dopo 10 anni ci chiediamo se tutte quelle criticità che furono esposte in quel documento, dal consumo di suolo all'inquinamento, all'impossibile coesistenza dell'ampliamento a causa dell'alta urbanizzazione circostante, siano magicamente scomparse oppure se pur di giustificare un'opera inutile e dannosa si è disposti a stravolgere la realtà dei fatti".

Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, presenterà nei prossimi giorni una interrogazione alla Regione riguardo a un documento, datato 3 dicembre 2007, in cui il Ministero delle Infrastrutture parlava del progetto del Passante Nord di Bologna alla Commissione Europea sostenendo che l'ipotesi di un potenziamento in sede del nodo autostradale, quello che oggi è divenuto il Passante di mezzo di prossima realizzazione, fosse sostanzialmente irrealizzabile.

"Nel testo inviato all'allora commissario europeo per il mercato interno e i servizi, Charlie McCreevy, si spiegava questa bocciatura soprattutto motivando l'esiguità dello spazio a disposizione, dato l'elevato grado di urbanizzazione delle zone limitrofe alla fascia infrastrutturale - aggiunge Dora Palumbo, consigliera comunale M5S - In più si metteva nero su bianco anche l'impossibilità tecnica di ottenere una viabilità d'accesso con una geometria rispettosa della normativa vigente, oltre alla presa d'atto che un progetto del genere avrebbe provocato un notevole impatto sulle infrastrutture esistenti, derivanti dalle attività di cantiere, su una situazione che già presenta un elevato grado di criticità. Insomma tutto quello che oggi, dopo 10 anni, Comune, Autostrade, Regione e Ministero vogliono realizzare, con un particolare in più: tutte quelle criticità evidenziate nel 2007 non sono scomparse ma al contrario si sono aggravate".

Ecco perché nella sua interrogazione Silvia Piccinini chiede alla giunta regionale se non fosse a conoscenza di questo parere inviato dal Ministero alla Commissione Europea. "Da questo documento si capisce chiaramente come pur realizzare i loro progetti, quelle istituzioni che dovrebbero tutelare gli interessi dei cittadini, in realtà sono pronte a calpestarli dispensando pareri che poi vengono stravolti a seconda delle convenienze di turno - conclude Silvia Piccinini - A questo punto pretendiamo che venga fatta chiarezza".

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