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Servizi ai cittadini

neve Porrettana.jpg21 NOVEMBRE 2017 - "Bisogna evitare che l'audizione di Enel e Terna in Commissione sui disagi provocati dalla nevicata della scorsa settimana si trasformi nell'ennesima inconcludente passerella. Per questo chiediamo che la Regione, oltre a convocare i Comuni che hanno subìto un danno rilevante, appoggi la loro intenzione di procedere per vie legali. Le promesse fatte due anni fa sono cadute nel vuoto e abbiamo il serio timore che non si cambierà registro anche quest'anno tutto si risolverà con un buco nell'acqua".

È questo il commento di Andrea Bertani, Gianluca Sassi e Silvia Piccinini, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, che hanno depositato una interrogazione urgente alla Giunta sui disagi legati alla nevicata dello scorso 13 novembre che si sono verificati soprattutto nelle zone appenniniche delle province di Bologna e Reggio Emilia.

"La necessità di migliorare la manutenzione delle reti elettriche presenti su tutto il territorio regionale annunciata dall'assessore Gazzolo all'interno della Commissione sui disagi della nevicata del febbraio del 2015 non è mai stata attuata - spiegano Bertani, Piccinini e Sassi - Ecco perché ci sembra del tutto insignificante, alla luce di quanto avvenuto soltanto una settimana fa, limitarsi a riconvocare una Commissione per ascoltare i gestori fare spallucce e ribadire quello che già sappiamo, ovvero che dal 2015 nulla è cambiato nonostante le promesse fatte all'epoca. Ecco perché ci sembra opportuno che a questa Commissione si ascoltino soprattutto i cittadini e i sindaci dei Comuni che hanno subìto i disagi maggiori, visto che sono stati costretti a vivere diverse ore al gelo senza acqua né corrente elettrica. Non ci servono delle altre passerelle ma delle risposte su come prevenire questo tipo di situazioni".

Nella loro interrogazione, inoltre, i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Regione di supportare l'azione legale portata avanti da alcune Comuni della provincia di Bologna e annunciata anche da cittadini e associazioni.

neve Porrettana.jpg15 NOVEMBRE 2017 - "La lunga lista di disagi e disservizi che si sono verificati in seguito alla nevicata dei giorni scorsi sono inaccettabili. Dal 2015, quando il maltempo provocò dei danni molto simili ma con precipitazioni di gran lunga superiori a quella di lunedì scorso, nulla sembra essere cambiato. Per questo visto che la Regione sta portando avanti una trattativa con il Governo per chiedere maggiore autonomia, forse sarebbe il caso di inserire anche le richieste di maggiori disponibilità economiche per garantire una viabilità stradale e ferroviaria adeguata".

È questa la richiesta di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta riguardo ai pesantissimi disagi che si sono verificati sull'Appennino bolognese dopo la nevicata dello scorso 13 novembre.

"Sono bastati pochi centimetri di neve, tra l'altro ampiamente annunciati nelle località di montagna, per mandare in tilt il sistema elettrico, quello idrico oltre che ai collegamenti su strada e per quello che riguarda le ferrovie - spiega Silvia Piccinini - Dall'interruzione di due linee (la Bologna-Porretta e, parzialmente, la Bologna-Prato) al blocco del traffico su molte strade provinciali a causa dell'arrivo in ritardo dei mezzi spazzaneve, passando per l'incredibile storia di un gruppo di studenti di Monte San Pietro costretti ad aspettare per ore al freddo un servizio di trasporto che non è mai arrivato, crediamo che la lunga lista di disservizi sia inaccettabile. Anche perché sembra di rivivere la stessa e identica situazione del 2015. Da allora nulla sembra essere cambiato nonostante le promesse della politica".

Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di intervenire, oltre che con un richiamo formale ad RFI per i disagi dal punto di vista dei collegamenti ferroviari, anche inserendo all'interno della trattativa con il Governo per l'autonomia una richiesta di "maggiore disponibilità dei fondi necessari alla manutenzione ordinaria e straordinaria delle infrastrutture ricadenti sul territorio e l'attribuzione alla Regione della potestà concessoria della rete ferroviaria fondamentale, complementare e linee di nodo attualmente conferite al gestore dell'infrastruttura nazionale, per migliorare le condizioni di esercizio del servizio anche sotto il profilo della manutenzione".

cartella-clinica-elettronica.jpg14 NOVEMBRE 2017 - Difficoltà affrontate dai medici di base per la gestione delle cartelle cliniche dei pazienti a causa del ritardo con cui la Regione sta affrontando il problema della piattaforma di interconnessione dei dati. È quanto denuncia Giulia Gibertoni all'interno di una interrogazione presentata alla Giunta e che riguarda la gestione del software regionale da far utilizzare ai medici di medicina generale per la gestione delle cartelle cliniche dei rispettivi assistiti.


"I sindacati avevano hanno raggiunto un'intesa con la Regione che prevedeva che i medici potessero adottare la cartella clinica informatizzata preferita, e che meglio si adattava alla propria attività professionale, tra quelle certificate per la connessione alla rete SOLE - spiega Giulia Gibertoni - Spettava alla Regione poi dover garantire la piattaforma di interoperabilità delle cartelle cliniche informatizzate attraverso un software ad hoc che permettesse di leggere di dati indipendentemente dai sistemi utilizzati. Ad oggi però, nonostante la migrazione di molti medici al nuovo software, la Regione non ha ancora garantito il funzionamento della piattaforma di interconnessione dati, provocando così il conseguente blocco degli strumenti informatici di associazionismo medico, come le strutture che si basano sulle medicine di gruppo e di rete, rendendo così impossibile per un medico in gruppo accedere ai dati del collega".


Per questo nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla giunta per quale motivo  non sia ancora stata attivata la piattaforma di interconnessione nonostante l'avvio della migrazione al nuovo software regionale di alcuni medici, come sia avvenuta o debba avvenire la scelta del software di interconnessione dati, ed i relativi costi sostenuti dall'amministrazione per la sua implementazione e se per il software sia prevista una gara europea o un altro tipo di procedura di pubblica evidenza. "Quello che vogliamo capire è se questo ritardo sia attribuibile in qualche modo alle scelte che sono state fatte da parte della Regione - conclude Giulia Gibertoni - Scelte che potrebbero essere state orientate, più che sull'efficacia e l'efficienza dei servizi offerti, alla vicinanza politica".

caos TARI-ER.jpg13 NOVEMBRE 2017 - Un organismo di verifica e conciliazione regionale che possa sgravare i Comuni dalle pratiche di rimborso sulle tariffe errate della TARI. È quanto chiede Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al caso delle tariffe gonfiate della tassa sui rifiuti che molti Comuni avrebbero attuato ai danni dei cittadini.

"Grazie a una nostra interrogazione in Parlamento abbiamo scoperto che molti Comuni hanno sbagliato il calcolo della TARI, obbligando i propri cittadini a versare negli anni somme assolutamente non dovute - spiega Andrea Bertani - Un errore che sta producendo la legittima reazione da parte dei contribuenti che giustamente adesso chiedono di vedersi rimborsato questo denaro. Se però i Comuni non dovessero dare adeguata risposta a queste richieste i cittadini saranno costretti a rivolgersi alla Commissione tributaria provinciale, producendo così un aggravio di costi sia per i Comuni che per gli utenti. Ecco perché sarebbe necessario riuscire a trovare una soluzione a questa situazione di caos generalizzato".

Per questo nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di istituire al più presto un organismo di verifica e conciliazione regionale, in accordo con la rappresentanza dei Comuni e delle associazioni dei consumatori ed utenti, che predisponga la restituzione totale o parziale per le casistiche accertate, evitando costi e tempi lunghi dei ricorsi.

"In questo modo - conclude Andrea Bertani - si potrebbero anche sgravare i Comuni, in particolare quelli medio-piccoli, che incontreranno sicuramente delle difficoltà ad assolvere questa nuova funzioni, dal dover singolarmente costituire un organismo di mediazione per i propri tributi. Resta il fatto che la Regione potrebbe fin da ora chiedere al Governo di regolamentare l'intera vicenda disponendo così in automatico il rimborso per quei cittadini che negli anni hanno versato più del dovuto in seguito ad un incredibile errore di calcolo da parte dei Comuni".

furti.jpg10 NOVEMBRE 2017 - "I continui furti che stanno avvenendo in provincia di Reggio Emilia sono intollerabili, in particolar modo la situazione di Cavriago che da tempo sta subendo episodi del genere. Ed è paradossale che proprio il sindaco di Cavriago, Paolo Burani, sia delegato alla sicurezza dall'Unione dei Comuni della Val d'Enza, incapace evidentemente di prendere dei provvedimenti efficaci per cercare di limitare questo fenomeno che stanno esasperando da tempo i cittadini". È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'escalation di furti che si sta registrando in queste ultime settimane nella zona della Val D'Enza. "Ciò che sta accadendo evidenzia, oltre alla necessità di garantire l'organico adeguato delle forze dell'ordine, ad oggi sotto organico, la palese incompetenza del sindaco Burani nel garantire quanto previsto dalla delega ottenuta all'interno dell'Unione - aggiunge Gianluca Sassi - Un ruolo così delicato e importante deve essere ricoperto da chi è in grado di garantirne l'efficacia, cosa che il sindaco Burani evidentemente non riesce a fare. Dopo i raid avvenuti nei giorni scorsi, per esempio, non si sono viste azioni concrete per cercare di dare una risposta concreta come magari poteva essere un semplice aumento delle pattuglie a sorveglianza del territorio cavriaghese, lasciando alla sola iniziativa dei cittadini la sorveglianza dei quartieri".

ragazzi-scuole-medie.jpg8 NOVEMBRE 2017 - "L'idea di consegnare i ragazzi delle medie solo ai genitori o agli adulti delegati all'uscita da scuola è del tutto irrealistica. In ogni caso la Regione, oltre a chiedere al Parlamento di intervenire al più presto per cercare di trovare una soluzione a quanto stabilito dalla Cassazione, potrebbe mettere in campo una serie di iniziative per risolvere questo problema, magari rendendo più sicuri i percorsi scuola-casa o avvalendosi di personale che potrebbe essere di supporto a quei genitori messi in difficoltà dalla precisazione di quest'obbligo".

È questa la richiesta di Raffaella Sensoli ed Elena Foresti, rispettivamente capogruppo regionale e consigliera comunale a Bologna del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa.

"La sentenza della Cassazione ha aperto un problema molto serio per quelle famiglie che per esigenze lavorative non riescono ad andare a prendere i propri figli all'uscita dalle scuole medie - spiegano Raffaella Sensoli e Elena Foresti - Un problema che non può assolutamente essere liquidato, così come ha incredibilmente affermato il ministro Fedeli, scaricando tutte le responsabilità sugli eventuali nonni di questi ragazzi. In attesa che il Parlamento cerchi un rimedio a questa situazione magari autorizzando i genitori a decidere se far uscire o meno in autonomia i propri figli e di conseguenza sollevando le scuole da ogni responsabilità, crediamo che la Regione possa cominciare a trovare delle soluzioni".

Una proposta sarebbe quella di migliorare la sicurezza dei percorsi scuola-casa attraverso il coinvolgimento attivo di cittadini, giovani, volontari e persone che sono in attesa di trovare un'occupazione. "Presidiare questi percorsi, le fermate dei bus, o addirittura l'intera durata di questi spostamenti, potrebbe essere una soluzione per uscire dall'impasse creato dalla sentenza della Cassazione e dall'incertezza delle norme attuali. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - ci aspettiamo che la Regione si muova e non perda tempo".

stazione lugo-M5S.jpg6 NOVEMBRE 2017 - "La biglietteria della stazione di Lugo non può chiudere. In questo modo i disservizi che ormai sono all'ordine del giorno sulla linea che collega Ravenna a Castelbolognese diventeranno cronici, aggravando ancor di più la situazione di una stazione che invece negli ultimi anni ha visto un incremento di passeggeri".

È questa la richiesta di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta riguardo all'annunciata chiusura per 4 giorni su 5 della biglietteria della stazione di Lugo.

"La Regione deve evitare in tutti i modi che questo accada perché si tratterebbe di un'ulteriore penalizzazione per quei pendolari che si muovono su quella tratta - spiega Andrea Bertani - Persone che, contrariamente a quanto indurrebbe a pensare questa scellerata decisione, non sono affatto in diminuzione, anzi. Se si prende a riferimento il mese di novembre dal 2014 al 2016 il numero dei passeggeri saliti e di quelli scesi hanno fatto registrare in entrambi i casi un segno positivo: +1,29% saliti, + 9,80% discesi. Assolutamente in linea con quel che succede nel resto delle stazioni della tratta Ravenna-Castelbolognese. In più la serie storica dal 2008 non presenta mutamenti particolarmente significativi nel caso di Lugo, ma, semmai una costante crescita, al punto che il 2016 corrisponde al secondo miglior risultato del decennio, inferiore solo al picco del 2015 registrato in tutta la regione". Ecco perché nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di intervenire per evitare la chiusura della biglietteria di Lugo.

"Bisogna far di tutto perché Trenitalia non chiuda l'ultima stazione con biglietteria presidiata della Romagna estense - conclude Andrea Bertani - e per questo bisogna convocare al più presto un tavolo tecnico anche per verificare se nel contratto di servizio siano previsti dei livelli minimi di apertura proprio nelle stazioni".

gls via massarenti-Modena.jpg3 NOVEMBRE 2017 - "Se pianificare vuol dire costruire capannoni su terreno vergine, allora siamo in grado tutti di farlo. Forse bisognerebbe ricordarsi che l'urbanistica è nata come bisogno di interpretare e guidare i bisogni futuri con il più ampio margine di anticipazione temporale possibile: quindi capire prima di arrivare ad avere stock enormi di case invendute e vuote e distese di capannoni inutilizzati".


È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo al contestato progetto che vedrà la realizzazione della nuova sede di GLS in via Massarenti a Modena. Intervento che nasconde più di un'insidia e che per questo dovrebbe essere rivisto.


"Ci sono diverse criticità che riguardano questo intervento e che coinvolgono diversi aspetti - spiega Giulia Gibertoni - Il primo riguarda l'impatto che questa struttura avrà sull'impermeabilizzazione del terreno provocato da una colata di 10mila metri quadri di cemento e che inevitabilmente avrà delle ricadute sul regime di ricarica delle falde peggiorando di fatto la situazione attuale. Ci sono poi i costi che saranno rilevanti anche per la collettività. È vero che a norma di legge chi costruisce si fa carico degli oneri e delle infrastrutture ed è così anche in questo caso, ma poi graziosamente tutto passa al Comune che da qui all'eternità se ne dovrà far carico. Ed è facile capire che manutenere una rete di illuminazione, di strade, scolante, fognaria, idrica, che si allungherà sempre di più, diventerà sempre più costoso". Emblematico poi per Giulia Gibertoni che nella delibera che dà l'ok al progetto ci sia il preciso riferimento allo Sblocca Italia, in particolare all'articolo 17 e alla cosiddetta "semplificazione edilizia".


"Questa norma altro non è che un inno alla cementificazione selvaggia con il benestare di chi dovrebbe controllare e autorizzare, in questo caso il Comune - aggiunge Giulia Gibertoni - E non è un caso che questa norma sia di fatto il cardine anche della nuova legge urbanistica di cui la Regione sta per dotarsi. Di fatto scompare la "denuncia di inizio attività", sostituita da una "dichiarazione certificata", di fatto un'autocertificazione insindacabile e ci si inventa un "permesso di costruire convenzionato", vera e propria licenza di cementificare che affida al negoziato fra costruttore e Comune l'intero processo, dalla cessione di aree di proprietà pubblica alle opere di urbanizzazione, peraltro eseguibili per "stralci", cioè di fatto opzionali. È il trionfo dei diritti edificatori generati dalla perequazione urbanistica e delle quote di edificabilità commerciabili".


Criticità dunque che dovrebbero spingere il Comune di Modena a rivedere questo progetto e a mediare subito con GLS per trovare una valida alternativa alla sua legittima richiesta di espansione, magari utilizzando strutture già esistenti da riqualificare. "Realizzare un capannone su un terreno vergine a fronte di decine di capannoni non utilizzati in aree vicine - conclude Giulia Gibertoni - non è compatibile con il risparmio di suolo che la Regione e il PD dicono di voler attuare".

FICO-tangenziale-Bologna-cartello.jpg2 NOVEMBRE 2017 - "Da qualche giorno sono stati installati dei nuovi segnali di indicazione all'uscita 10 della tangenziale di Bologna, quella che tutti conoscono come l'uscita della zona industriale Roveri ma che evidentemente è stata ribattezzata come quella di Farinetti. I nuovi segnali, infatti, contengono scritte e indicazioni per FICO Eataly World. Un particolare del tutto insolito visto che il codice della strada vieta esplicitamente qualsiasi forma di pubblicità sulla tangenziale".

È questa la denuncia di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo ai nuovi segnali di indicazione che qualche giorno fa sono stati installati all'altezza dell'uscita numero 10 della tangenziale di Bologna e che contengono le indicazioni per il maxi parco alimentare del patron di Eataly Oscar Farinetti.

[caption id="attachment_19365" align="alignright" width="300"] Il progetto dell'enorme parco agroalimentare nell'area pubblica del Caab[/caption]

"Non capiamo perché si sia deciso di indicare con tanto di scritta a caratteri cubitali quella che, fino a prova contraria, è un'attività commerciale privata e non di certo un sito di interesse pubblico - spiega Silvia Piccinini - Un trattamento di favore che non è possibile riscontrare in nessun altro cartello lungo tutto il perimetro della tangenziale di Bologna, anche a ridosso di altre e molto grandi attività commerciali. D'altronde il codice della strada parla chiaro: è vietata qualsiasi pubblicità o interferenza con i segnali di indicazione, ma evidentemente per Farinetti e il suo parco giochi (che dovrebbe far registrare all'anno più visitatori del Colosseo) si è voluta fare l'ennesima eccezione".

"A questo punto - conclude Silvia Piccinini - ci aspettiamo che chi ha autorizzato l'installazione di questo nuovo segnale stradale faccia altrettanto con tutte le altre attività commerciali del centro storico, elencando uno per uno i loro nomi. Quelle stesse attività che da decenni contribuiscono a portare a Bologna migliaia di turisti ogni anno e che FICO, soprattutto nel settore enogastronomico, adesso metterà seriamente a rischio".

tassa-fogna-ER.jpg27 OTTOBRE 2017 - "È semplicemente vergognoso che i Comuni non siano in grado di stabilire a priori quante e quali siano le utenze che non devono pagare le tariffe per le fognature, obbligando decine di cittadini a file interminabili agli sportelli comunali come sta succedendo a Forlì, quando potrebbero fornire loro stessi ad Hera l'elenco completo di chi non scarica in fognatura.  Per questo nei prossimi giorni depositeremo una richiesta di accesso agli atti ad ARPAE, l'ente che materialmente dà il nulla osta alle richieste di scarichi esterni alla rete fognaria, così sapremo per l'intera regione quanti sono esattamente i cittadini che da anni stanno pagando una tassa non dovuta". È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al caso dei pagamenti non dovuti ad Hera per gli allacci alla rete fognaria. Caso che in questi giorni sta suscitando grande interesse da parte dei cittadini grazie ai dati raccolti dai consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle di Forlì, dopo le segnalazioni partite dal M5S di Medicina (Bologna).


"Senza di loro a quest'ora decine e decine di ignari cittadini continuerebbero a pagare nella loro bolletta dell'acqua una tariffa che non è assolutamente dovuta - spiega Silvia Piccinini - è incredibile come i sindaci e i Comuni in tutto questo tempo non si siano fatti carico di verificare questo aspetto, visto che sono loro materialmente a dare le concessioni per gli allacci non in fognatura, continuando così a regalare ad Hera i soldi dei cittadini. Adesso però è arrivato il momento di fare luce su questa situazione. Per questo già dai prossimi giorni saremo noi a chiedere ad ARPAE di fornirci il numero preciso dei pareri con esito positivo concessi in tutta l'Emilia-Romagna delle utenze non collegate alla fognatura pubblica. Solo in questo modo potremmo avere un quadro preciso di una situazione che però già adesso appare mastodontico e molto grave. Ecco perché - conclude Silvia Piccinini - invitiamo i sindaci ad attivarsi fin da subito per chiarire con Hera gli aspetti di questa vicenda e supportare i cittadini nella compilazione della complicata e costosa domanda di rimborso di un pagamento non dovuto che è stato perpetrato nel tempo senza che nessuno se accorgesse. È semplicemente scandaloso che debbano essere i cittadini a dover avviare delle verifiche per una tassa che non avrebbero dovuto mai pagare".

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