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Servizi ai cittadini

Ausa.jpg16 FEBBRAIO 2018 - "Da un lato la Regione non effettua nessun controllo sulla strage continua di vegetazione che viene fatta vicino ai fiumi, con un taglio molto spesso dannoso ed indiscriminato, dall'altro invece non si interessa della sicurezza idraulica di altri corsi d'acqua lasciandoli nella più totale incuria e facendo salire il rischio di possibili alluvioni, così come dimostra il caso del torrente Ausa a Rimini". È questa la denuncia presentata da Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, all'interno di una interrogazione presentata alla Regione in merito alla situazione del torrente che da San Marino sfocia nel fiume Marecchia attraversando il territorio di Rimini.


"All'interno del Piano di Gestione del Rischio di Alluvioni relative al territorio della Regione Emilia-Romagna le mappe della pericolosità indicano anche per il torrente Ausa aree a rischio elevato, come nel caso del Villaggio 1° Maggio nel comune di Rimini, oppure a rischio molto elevato come nel caso della Località Cerasolo-Ausa in Comune di Coriano - spiega Raffaella Sensoli - Nonostante questo attualmente l'alveo del torrente Ausa, in particolare nel tratto più monte in zona Sant'Aquilina - Cerasolo, è saturo di legname, sterpaglie ed in alcuni casi interi fusti di alberi che hanno perso radicamento e che potrebbero aumentare il rischio di straripamenti ed allagamenti, in particolare in caso di abbondanti piogge e laddove il torrente ha una sezione ridotta o interseca manufatti, quali strade o ponti. Una situazione che deriva direttamente da una manutenzione a dir poco inesistente e per la quale la Regione deve rimediare al più presto".


Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione quali siano le cause del mancato intervento visto che fino ad oggi è stata fatta solo una manutenzione parziale. "Nell'ultimo periodo è stata portata a termine un'opera di pulizia nella parte terminale del torrente e cioè solo nella parte dell'alveo artificiale con base cementizia. La parte naturale del torrente Ausa non viene manutenuta da diversi anni e ha bisogno di interventi immediati per evitare danni ai cittadini e all'ambiente. La Regione deve intervenire" conclude Raffaella Sensoli.

neve-Appennino-disagi.jpg8 FEBBRAIO 2018 - Il MoVimento 5 Stelle riconvoca in Regione l'assessore Gazzolo e i gestori della rete dell'energia elettrica dopo i pesanti disagi subiti nello scorso fine settimana da alcuni comuni dell'Appennino bolognese. Silvia Piccinini, capogruppo regionale M5S, ha depositato una richiesta di audizione dopo quella che si è svolta nei mesi scorsi in seguito alla nevicata dello scorso 13 novembre. Questa volta a preoccupare sono stati i pesanti disagi che si sono verificati a Loiano, Pianoro, Valsamoggia e Castiglione de' Pepoli.

"A poco più di due mesi di distanza 12mila utenti sono rimasti ancora una volta senza luce - spiega Silvia Piccinini - Trincerarsi dietro la scusa degli eventi atmosferici eccezionali non è più tollerabile. Serve un intervento strutturale, non provvedimenti a posteriori quando i danni ormai sono già stati fatti".

"Dopo i disagi legati alla nevicata di novembre - aggiunge la capogruppo del M5S - avevamo chiesto alla Regione di attivarsi nell'immediato con un tavolo operativo che affrontasse tutte le criticità e adottasse tutte le misure necessarie per prevenirle. Che fine hanno fatto i protocolli e l'interlocuzione non subalterna con i gestori? Qualcuno in Regione si vuole assumere la responsabilità di gestire e risolvere una volta per tutte questa situazione? L'assessore Gazzolo si svegli dal suo letargo elettorale e richiami i gestori, ENEL in prima fila, alle proprie responsabilità".

Castelnovo-neve-blackout.png8 FEBBRAIO 2018 - "Il black-out che hanno dovuto subire i cittadini dell'Appennino reggiano martedì sera dopo una nevicata di appena 5 centimetri è l'ennesima dimostrazione che la rete elettrica di ENEL è un autentico colabrodo. Il tempo delle scuse e delle promesse è finito. La Regione pretenda una ricognizione reale sulla manutenzione degli impianti di distribuzione. Non è possibile assistere a continui disservizi alla prima nevicata".

È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al blackout elettrico che si è verificato martedì scorso in alcune frazioni di Castelnovo ne' Monti in seguito a una nevicata di appena 5 centimetri.

"È davvero incredibile assistere a situazioni del genere nonostante le rassicurazioni che proprio ENEL ci ha fornito in Commissione sia nel 2015 che nel 2017 - spiega Gianluca Sassi - È arrivato il momento che, chi è responsabile di questi disservizi, paghi per i danni e i disagi provocati. Nel 2018 non si può pensare che una nevicata di qualche centimetro possa provocare l'interruzione di un servizio come la fornitura di energia elettrica. Evidentemente c'è qualcosa che non va, che non è mai andato, e su cui i gestori non vogliono intervenire. Per questo pretendiamo dalla Regione questa volta una presa di posizione forte nei confronti dei responsabili. Si deve realizzare al più presto un'analisi della situazione della manutenzione degli impianti di distribuzione elettrica. Indagine che deve essere portata avanti dalla stessa Regione e non più con le autocertificazioni dei gestori. Solo in questo modo - conclude Gianluca Sassi - ogni gestore dovrà assumersi la responsabilità in caso dei mancati interventi sulla manutenzione".

Bonaccini-navetta blu-Regione Emilia-Romagna.jpg6 FEBBRAIO 2018 - Sessantamila euro per trasportare al massimo 8 dipendenti a corsa: è la cifra che la Regione Emilia-Romagna pagherà quest'anno a una società di auto blu per effettuare il servizio navetta tra la sede della Regione in viale Aldo Moro e la stazione centrale di Bologna, distanti circa 5 km, e già collegati con alcune linee bus. Il servizio, già attivo dallo scorso 1° febbraio, è finito all'attenzione dalla capogruppo del MoVimento 5 Stelle Silvia Piccinini che ha presentato una interrogazione chiedendo alla Giunta di fare chiarezza sia sulle scelte che hanno portato alla decisione di attivare la navetta e sia sui costi della stessa.

"Fino a qualche tempo fa esisteva un servizio di navetta a disposizione dei dipendenti regionali che collegava la sede di lavoro alla stazione e che veniva effettuato con un mezzo di proprietà della Regione - spiega Silvia Piccinini - Purtroppo dopo la tragica morte dell'autista, anch'egli dipendente regionale, il servizio fu sospeso per diversi mesi in attesa che si trovasse altro personale per riattivarlo. La Giunta però, dopo aver cercato invano una risorsa interna per quel ruolo, ha deciso di riattivare il servizio ma di darlo direttamente in gestione a una società di noleggio con conducente avvalendosi della convenzione siglata attraverso Intercenter. Con un costo annuo di 60mila euro, ovvero 240 euro al giorno per effettuare 12 viaggi tra la sede della Regione e la stazione trasportando al massimo 8 persone, che è la capienza massima della navetta. Una spesa a nostro avviso molto discutibile".

Nella sua interrogazione, infatti, la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle punta il dito soprattutto contro la scelta di esternalizzare un servizio che fino a poco tempo fa era svolto da personale regionale e con un mezzo di proprietà di viale Aldo Moro. "Obbligare i dipendenti a viaggiare su un'auto blu era davvero l'unica alternativa possibile? - si chiede Silvia Piccinini - Perché non si è pensato di assumere nuovo personale, attingendo per esempio dalle categorie protette, per svolgere questa attività, visto che alla fine si spendono 60mila euro? Una soluzione, che proponiamo nella nostra interrogazione, potrebbe essere quella di far viaggiare i dipendenti regionali interessati sugli autobus della linea F di TPER, quelli che proprio la Regione pagò fior di milioni per assicurare un collegamento a FICO. Visto che parte del percorso è il medesimo, e che oggi quei bus sono quasi sempre vuoti, si può pensare a sfruttare meglio questo mezzo di collegamento. Se al nostro presidente Bonaccini piace tanto l'auto blu, come dimostra la richiesta di dotare i suoi autisti di lampeggiante e paletta - conclude Silvia Piccinini - questo non significa che obbligatorio imporre le sue stesse priorità ai dipendenti regionali per un tragitto che è già servito da autobus di linea ma che andrebbe solamente adeguato meglio".

pontecarseggio1.jpg5 FEBBRAIO 2018 - "Cinque anni per ricostruire un ponte, abbandonando così aziende e cittadini al loro destino, è una vergogna che solo il PD poteva realizzare. Adesso l'assessore Gazzolo si dice sicura che tutto sarà pronto per la primavera del 2019 ma ormai nessuno crede più alle sue promesse".

È quanto dichiara Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, presentando una interrogazione sui lavori del nuovo ponte di Carseggio in seguito all'ondata di maltempo che si verificò a settembre del 2014 e che ne provocò l'inagibilità.

"Ormai quella del ponte ci sembra essere una telenovela infinita al cui centro però troviamo sempre l'assessore Gazzolo e la giunta PD, incapaci di trovare una soluzione a un problema che si protrae da cinque lunghissimi anni - spiega Silvia Piccinini - La soluzione che oggi sembra essere stata scelta, ovvero quella del ponte a campata unica, era stata già individuata e proposta da un gruppo di cittadini molto tempo fa ma che è rimasta inascoltata, contribuendo così a perdere ulteriore tempo. Per questo nella nostra interrogazione vogliamo capire anche quanto si sia speso per le opere provvisorie. Oltre a perdere tempo pensiamo che si siano persi anche molti soldi inutilmente". Nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta anche conto dei notevoli ritardi che stanno contraddistinguendo l'intervento.

"L'assessore Gazzolo non può continuare a fare promesse che poi puntualmente cadono nel vuoto - conclude Silvia Piccinini - Su questa vicenda la giunta è in un colpevole ritardo mentre i cittadini stanno ancora aspettando risposte immediate".

Colline bolognesi.jpg1 FEBBRAIO 2018 - Finisce in Regione il caso del "fallimento" della Strada dei vini e dei sapori "Castelli e ciliegi. Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione sulla scomparsa dell'organismo che si occupava della promozione turistica in chiave enogastronomica degli eventi che si svolgono sulle colline tra Bologna e Modena.

"Da ormai due anni, e in seguito anche ad un'indagine della Guardia di finanza, questa struttura sembra essersi dissolta nel nulla - spiega Silvia Piccinini - Visto che le sue attività hanno poggiato anche su finanziamenti pubblici, fra i quali hanno rivestito un ruolo molto importante quelli della Regione, crediamo che sia il caso che la Giunta faccia chiarezza su questa vicenda. Anche alla luce del fatto che questa prolungata assenza sta di certo procurando un danno a quelle stesse attività che erano state messe al centro della promozione del territorio".

Per questo nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di quali finanziamenti siano stati accordati negli anni alla "Strada dei vini e dei sapori Castelli e Ciliegi", quale sia stata la rendicontazione e quali gli esiti dell'azione svolte, e se le criticità riscontrate siano comuni anche ad altre Strade dei vini e dei sapori in regione.

"La gestione del soggetto responsabile della Strada dei vini negli anni è stata affidata soprattutto a esponenti politici ed amministrativi molto vicini alla maggioranza di governo regionale. Il suo fallimento comporta l'esigenza di capire bene cosa sia successo, di chi siano le responsabilità e quale fine abbiano fatto i finanziamenti pubblici erogati. Ma comporta anche l'esigenza di capire quali siano gli strumenti da utilizzare per promuovere efficacemente il turismo enogastronomico nell'area collinare bolognese e modenese. Se le strade dei vini e dei sapori sono lo strumento principe della Regione per rispondere a una domanda di turismo enogastronomico di qualità - conclude Silvia Piccini - oggi questo strumento è gravemente a rischio. Vogliamo delle risposte".

aeroporto rimini.jpg31 GENNAIO 2018 - "In soli tre anni AiRiminum ha abbattuto di un terzo addirittura il numero di passeggeri dell'aeroporto Fellini durante la gestione 'provvisoria' del 2014. Siamo passati dagli oltre 850mila, previsti per il 2017 nel piano con cui ottenne la gestione dell'aeroporto, ai 350mila realmente arrivati l'anno scorso a Rimini. Si tratta di un flop, per noi ampiamente prevedibile, e che necessita di un intervento immediato per far tornare il Fellini a una gestione realmente efficace ed efficiente".

Raffaella Sensoli e Giulia Sarti, rispettivamente consigliera regionale e portavoce alla Camera del MoVimento 5 Stelle, intervengono sul nulla osta dato dal Ministero dell'Economia e Finanze alla definitiva concessione trentennale dello scalo riminese ad Airiminum. "Crediamo che sia necessario intervenire rapidamente - spiega Raffaella Sensoli - e chiederemo al prossimo Parlamento ed al prossimo governo di farlo per chiedere conto delle gravissime differenze fra realtà della gestione e promesse del progetto per vincere un bando. Chiederemo di rimuovere gli ostacoli a che l'aeroporto di Rimini possa tornare ad essere lo scalo aeroportuale della Romagna e della riviera. E fra gli ostacoli sembra esserci anche AiRiminum. Che però potrebbe riconvertirsi e dedicarsi alla campagna elettorale del PD. Perché lì apprezzano le forti differenze fra le promesse e la realtà".

"Quando AiRiminum si è presentata al bando di gara del 2014, costituendosi come società 4 giorni prima della scadenza del bando, i numeri parlavano di oltre 853mila passeggeri previsti nel 2017. Per quell'ambizioso e 'platonico' piano - aggiunge Giulia Sarti - si aggiudicarono la gara con il massimo del punteggio. La realtà ci dice che dopo 3 anni quelle promesse fatte nel piano di offerta sono state completamente disattese. In una situazione normale questo si chiamerebbe fallimento. Ma in una situazione 'all'italiana' questo si traduce in uno sblocco del nulla osta che mancava per la concessione trentennale definitiva. Tutto ciò naturalmente a camere sciolte, con forti incertezze sul futuro assetto politico del ministero dell'Economia e Finanze e quello delle Infrastrutture, trasporti e telecomunicazioni. Intanto, si sono portati avanti. Non si sa mai che qualcuno voglia o possa fare controlli più approfonditi. Magari oltre al 12% di AiRiminum che deteneva Buglisi, l'imprenditore messinese che magicamente compariva nei pizzini del boss di Cosa Nostra Lo Piccolo, si potrebbero anche scoprire i motivi che riescono a mantenere in piedi uno scalo con cosi pochi passeggeri, meno di quelli che riusciva a garantire la gestione provvisoria di Santini".

erborista-E-R.jpg25 GENNAIO 2018 - Salvaguardare la figura professionale dell'erborista che il Governo vorrebbe eliminare. È questa la richiesta di Giulia Gibertoni che ha presentato una interrogazione alla Regione dopo che il Governo, tramite un decreto legislativo, ha predisposto l'abrogazione della legge del 1931 sulla 'Disciplina della coltivazione, raccolta e commercio delle piante officinali', il testo che istituisce proprio la figura professionale dell'erborista in Italia.

"Si tratta di un provvedimento scellerato che rischia di mettere in crisi un intro settore e cancellare con un colo di spugna una figura professionale che ha più di 90 anni di storia nel nostro paese - spiega Giulia Gibertoni - Solo a Modena sono oltre 50 le imprese impegnate in questo settore e quasi tutte sono guidate da imprenditrici. Ma non è finita qui: se il Governo non dovesse apportare i necessari accorgimenti anche chi oggi sta frequentando dei corsi universitari in questo ambito vedrebbe il proprio titolo di studio diventare carta straccia".

Nel decreto, infatti, si stabilisce che la coltivazione, la raccolta e la prima trasformazione delle piante officinali (ovvero le cosiddette piante medicinali, aromatiche e da profumo, nonché le alghe, i funghi macroscopici e i licheni destinati ai medesimi usi") sono considerate attività agricole a tutti gli effetti. Inoltre, secondo lo schema di decreto legislativo, il risultato dell'attività di coltivazione delle singole specie di piante può essere impiegato oppure sottoposto a operazioni di prima trasformazione direttamente in azienda agricola, senza dover passare dall'erboristeria. Pur non citando mai la figura dell'erborista all'articolo 8 dispone l'abrogazione però della legge del 1931 che la istituiva.

Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Regione di intervenire chiedendo al Governo una repentina marcia indietro. "L'Emila-Romagna ha il dovere di cercare in tutti i modi di tutelare un patrimonio culturale e lavorativo storico - conclude Giulia Gibertoni - Per questo chiediamo che si avvii al più presto un confronto con il Governo per cercare di salvaguardare la figura dell'erborista".

disabili-er.jpg24 GENNAIO 2018 - "Il fatto che l'Assemblea Legislativa allestisca una mostra all'interno degli spazi del Conservatorio di Bologna che da tempo è off limits alle persone disabili per la presenza di barriere architettoniche è un vero e proprio paradosso visto che la stessa Regione non sta muovendo un dito per risolvere questa situazione".

È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla notizia della mostra "Arturo. Un Maestro in prima linea" realizzata dall'Assemblea legislativa e curata dallo storico Pino Agnetti che da oggi e fino al prossimo 28 febbraio sarà esposta nei locali del Conservatorio di Bologna in Piazza Rossini.

"Il Conservatorio di Bologna è uno dei più importanti conservatori della formazione musicale in Italia ma nonostante ciò, come abbiamo denunciato in più occasioni, presenta dei gravi problemi determinati dalla presenza di barriere architettoniche che impediscono l'accesso di musicisti, studenti e pubblico con disabilità - spiega Silvia Piccinini che sul caso ha anche presentato una interrogazione - Problemi che dovevano essere risolti e per i quali il conservatorio ha da tempo definito uno specifico progetto, ottenendo anche il nulla osta da parte della Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, ma non ha  i fondi necessari per attuarlo visto che il decreto tanto atteso del MIUR non è ancora arrivato. In questo modo si continua a negare la possibilità di fruire del valore universale della musica e dell'altrettanto universale diritto all'educazione".

Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di sollecitare l'avanzamento di questo iter, prendendo in considerazione che l'ipotesi di anticipare le risorse necessarie per eseguire i lavori.

"La presenza dell'importante mostra realizzata dall'Assemblea al Conservatorio contrasta con il perdurare delle barriere architettoniche, rimarcando l'incongruenza dell'intervento della Regione rispetto ai reali bisogni dello stesso Conservatorio e dei suoi utenti - conclude Silvia Piccinini - Intervenire subito si doveva e si poteva, per esempio dirottando la pioggia di euro concessa alla Fondazione Scienze Religiose di Bologna. Proposta che ovviamente il partito di maggioranza che governa l'Assemblea si rifiutò di attuare".

poste italiane-lumaca-e-r.jpg17 GENNAIO 2018 - Sbarca in Regione il caos sulla mancata consegna della posta in diversi centri della provincia di Modena. Giulia Gibertoni, dopo aver presentato nei giorni scorsi un'interrogazione sui ritardi della consegna di lettere e raccomandate, ha richiesto un'audizione urgente in Commissione dei vertici regionali di Poste italiane, i sindacati e l'assessore alle Attività produttive, Palma Costi.

"I ritardi nella consegna lamentati dai cittadini, e che in alcuni casi ha sfiorato anche il mese, sono assolutamente inaccettabili - spiega Giulia Gibertoni - Ritardi che sono diventati ancor più gravi visto che si sono verificati in un particolare momento dell'anno, dove erano attesi anche i bollettini per pagare la TARI ed altre imposte, producendo così un doppio danno per i cittadini. Ecco perché chiediamo che Poste Italiane venga in Regione a spiegare i reali motivi di un servizio che definire lumaca sarebbe un eufemismo".

Giulia Gibertoni, come aveva ricordato anche nella sua interrogazione, crede che sia necessario anche da parte della Giunta regionale una valutazione sulle modalità di esecuzione delle operazioni di consegna della corrispondenza da parte degli operatori del settore nel territorio regionale. "Purtroppo inconvenienti come quelli che si stanno verificando in provincia di Modena sono all'ordine del giorno anche in altre zone della nostra regione - conclude Gibertoni - Per questo crediamo che sia arrivato il momento di fare chiarezza su questa vicenda e capire una volta per tutte le cause di questi continui disservizi".

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