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omotransfobia-pdl-Emilia-Romagna.jpg23 MAGGIO 2018 - Protezione, accoglienza e sostegno alle vittime di atti di violenza, interventi nelle scuole contro il bullismo, l'istituzione di un osservatorio regionale sulle discriminazioni, l'estensione delle competenze del Difensore civico per una maggiore tutela delle persone sui temi che riguardano l'identità di genere: sono queste alcune delle novità contenute nel progetto di legge regionale contro l'omotransfobia messo a punto e presentato dal MoVimento 5 Stelle dell'Emilia-Romagna e che vede come prima firmataria la capogruppo Silvia Piccinini.

Il testo, composto da 18 articoli, parte dal presupposto che l'identità di genere e l'orientamento sessuale sono valori fondanti di ogni persona e per questo non possono essere considerati come elementi discriminanti e non devono essere schiacciati sotto nessuna imposizione ideologica ma vanno, al contrario, tutelati e difesi.

"Con questo progetto di legge vogliamo promuovere il diritto all'autodeterminazione, prevenendo e contrastando tutti gli atteggiamenti discriminatori e le forme di violenza con cui le persone LGBTI molto spesso sono costrette a fare i conti  - spiega Silvia Piccinini - Continuare ad ignorare questo stato di cose non fa altro che perpetrare un senso comune di impunità verso chi commette quelli che possono anche trasformarsi in veri e propri reati contro la persona, aumentando così la percezione che le persone LGBTI possano essere trattate come cittadini di serie B".

Diverse le novità introdotte dal progetto di legge presentato dal M5S: si va dalla creazione di una rete per la protezione, l'accoglienza, il sostegno e il soccorso alle vittime di atti di discriminazione o di violenza in ragione del loro orientamento sessuale o della loro identità di genere, all'istituzione di un osservatorio regionale sulle discriminazioni e le violenze subite, alla creazione di un fondo di solidarietà per la tutela giurisdizionale delle vittime, oltre che azioni di tutela sul lavoro e per l'inserimento lavorativo. Al Corecom, invece, viene affidato il monitoraggio e la rilevazione dei contenuti della programmazione televisiva e radiofonica regionale e locale, nonché nei messaggi commerciali e pubblicitari eventualmente discriminatori. Prevista anche l'estensione delle competenze dell'ufficio del Difensore civico della Regione e del Garante dei detenuti per corrispondere ad una maggiore tutela delle persone sui temi correlati proprio all'identità di genere.

"La nostra legge prevede anche che la Regione valuti la costituzione di parte civile nei casi di violenza riconducibile all'orientamento sessuale - aggiunge Silvia Piccinini - Solo nel 2017 ci sono stati in tutta Italia 196 casi di omofobia registrati, in notevole aumento rispetto all'anno precedente quando si erano fermati a 104. Un dato estremamente preoccupante e che dovrebbe spingere le istituzioni ad intervenire. Visto che la proposta di legge che era stata presentata nella passata legislatura è stata fatta cadere nel dimenticatoio, abbiamo deciso di presentarne un'altra cercando di migliorarla il più possibile. Anche per questo - conclude Silvia Piccinini - siamo ovviamente disponibili al confronto con tutte le forze politiche sui diversi temi toccati dal nostro testo, ma ciò che ci preme di più è che non si perda ulteriore tempo. L'Emilia-Romagna ha bisogno di una legge contro ogni forma di discriminazione sessuale e contro ogni tentativo di alienazione dei diritti fondamentali".

diritti.jpg16 MAGGIO 2018 - Sostenere i Comuni sia sul piano tecnico che quello giuridico nelle operazioni connesse all'iscrizione all'anagrafe di bambini di coppie omogenitoriali. È quanto Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, chiede alla Regione attraverso una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa.

"Crediamo che assicurare pari tutele e dignità ai figli di coppie di madri o di padri sia un obiettivo di civiltà - spiega Silvia Piccinini - Per questo è necessario che la Regione assicuri tutta l'assistenza necessaria a quelle amministrazioni comunali che volessero procedere in questa direzione iscrivendo all'anagrafe questi bambini. Fino ad oggi i Comuni che lo hanno fatto seguendo l'esempio di Torino e della nostra sindaca Chiara Appendino, in Emilia-Romagna sono troppo pochi. Ecco perché ci aspettiamo che la Regione faccia da apripista sostenendo, anche sul piano normativo, le diverse amministrazioni comunali".

La proposta della capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle arriva alla vigilia del presidio che si svolgerà davanti alla sede della Regione organizzato dalle associazioni Lgbt nella giornata mondiale contro l'omofobia. "Purtroppo la maggioranza in Regione su questo tema, e più in generale su quello che riguarda i diritti delle coppie omosessuali, è attraversata da fortissime divisioni - aggiunge Raffaella Sensoli - Il MoVimento 5 Stelle già da diversi mesi aveva presentato una risoluzione proprio per chiedere una nuova disciplina per promuovere e sostenere la lotta all'omofobia, anche attraverso dei provvedimenti concreti come per esempio la costituzione di parte civile in tutti quei processi per aggressioni o violenze omofobe. Risoluzione che però attende ancora di essere calendarizzate e discussa in aula".

"Adesso - conclude Silvia Piccinini - con questa nuova proposta chiediamo alla Regione di accelerare sul tema dei diritti dei figli di genitori omogenitoriali. I Comuni non possono e non devono essere lasciati da soli in quella che è, prima di tutto, una battaglia di civiltà".

stazione-bologna.jpg9 MAGGIO 2018 - "Sulla richiesta di maggiore sicurezza sia a bordo dei treni che all'interno della stazione di Bologna il PD ha deciso di non decidere approvando una risoluzione presentata all'ultimo minuto solo per cercare di coprire quella che era una legittima richiesta proveniente dal personale della Polfer: ovvero che a uno dei principali snodi ferroviari del nostro Paese fosse garantita maggiore sicurezza".

È questo il commento di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, dopo che questa mattina la maggioranza in Assemblea Legislativa ha approvato una risoluzione presentata dal PD sul tema della sicurezza nelle stazioni ferroviarie, in particolare per quel che riguarda quella di Bologna, bocciando il documento presentato dal M5S.

"Un tema che si lega a doppio filo con le condizioni critiche in cui è costretta ad operare la Polizia ferroviaria - spiega Silvia Piccinini - Alla cronica carenza di personale e davanti a un piano di potenziamento al limite del ridicolo, si aggiungono problemi logistici, un unico e limitato spazio "promiscuo" di convivenza tra delinquenti e minori, di igiene (ripetuti casi di zecche) nella camera di sicurezza, servizi igienici e docce per il personale ciclicamente inutilizzabili, problemi di comunicazione con l'area dell'alta velocità e altro ancora. Tutte criticità che avevamo sollevato nella nostra risoluzione che avevamo presentato anche dopo un incontro proprio con i sindacati e nella quale chiedevamo alla Giunta di intervenire. Atto che naturalmente il PD ha bocciato presentando all'ultimo minuto un documento di facciata in cui l'impegno verso la Giunta, traducendo, è quello di non prendere impegni. Insomma - conclude Silvia Piccinini - i problemi di sicurezza per lavoratori, passeggeri e forze dell'ordine, e di questo siamo rammaricati dall'atteggiamento di chiusura del capogruppo Caliandro, resteranno, purtroppo, ancora chissà per quanto tempo all'interno della stazione di Bologna".

Music Inside Festival.jpg3 MAGGIO 2018 - "Episodi come quelli che si sono verificati l'altro giorno a Rimini, con un giovane finito in overdose, sono la conferma che serve un piano per elaborare delle misure di prevenzione realmente efficaci. Da ormai due anni è ferma in Regione una nostra risoluzione che chiede di lavorare assieme alle imprese del settore e alle istituzioni per introdurre misure di prevenzione e di supporto, come gli spazi drop in o stanze di decompressione. Se è sbagliato associare il divertimento, legittimo e positivo, con rischi mortali e gravissimi, lo è altrettanto anche continuare a far finta di niente lasciando che episodi come quello di Rimini si ripetano ciclicamente e all'infinito".

È questo il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, sul caso del giovane finito in ospedale in overdose dopo aver trascorso la notte al party del Music Inside Festival alla Fiera di Rimini. "Siamo riusciti ad evitare l'ennesima tragedia dello sballo solo grazie al pronto intervento dei medici - spiega Raffaella Sensoli - Non è la prima volta purtroppo e non succede solo in Romagna. Questa vicenda ripropone con forza l'esigenza di affrontare problemi diversi. Innanzitutto quello della prevenzione di comportamenti rischiosissimi per i giovani. Da due anni è ferma in Regione la nostra richiesta di lavorare assieme alle imprese del settore ed alle istituzioni per introdurre misure di prevenzione e di supporto, come gli spazi drop in o stanze di decompressione. Con la stessa proposta chiedevamo anche un'articolazione territoriale delle forze dell'ordine adeguata ai bisogni di una realtà come quella romagnola. Ma tutto è fermo: anzi, andiamo indietro. Crescono le difficoltà con cui operano le forze dell'ordine mentre siamo addirittura incapaci di controllare cosa viene incentivato con risorse pubbliche, come dimostra la vicenda messa in luce proprio da noi sulla possibilità di partecipare a feste alcoliche con il bonus per i diciottenni. Bisogna assolutamente cercare di trovare delle soluzioni alternative. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - chiederò la trattazione urgente delle nostre proposte per assicurare dei veri strumenti di prevenzione, controllo e sanzione, e per sostenere il libero, sano e consapevole divertimento, contrastando lo spaccio e l'abuso di alcool".

Manifesta storica della Regione Emilia-Romagna copia.jpg2 MAGGIO 2018 - Un logo con un'evidente disparità grafica, e di conseguenza di trattamento e di importanza, tra Emilia e Romagna: è quello che riguarda il nuovo marchio di promozione storico turistica della Regione che sarà presentato domani in Commissione Cultura dell'Assemblea Legislativa.

"Il nuovo logo, che sarà utilizzato per riconoscere ufficialmente e pubblicizzare le manifestazioni storiche dell'Emilia-Romagna, contiene quello che speriamo sia soltanto un banale errore - spiegano Andrea Bertani e Raffaella Sensoli, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle - In pratica il nome della nostra regione è stato scritto soltanto con la E maiuscola di Emilia, lasciando la R di Romagna in minuscolo. Visto che il progetto grafico ad oggi ha ricevuto l'ok anche dalla Giunta, assessore Corsini compreso, ci chiediamo come sia stato possibile non accorgersi di questa evidente stortura grafica impossibile da non notare anche quando si guarda distrattamente il nuovo marchio. Visto che domani in Commissione Cultura i consiglieri regionali saranno chiamati ad approvarlo ci chiediamo se questa sia per davvero la versione definitiva. Quello che speriamo è che si tratti semplicemente di un refuso, evidentemente sfuggito a più di un controllo. Ciò che invece non vorremmo assolutamente scoprire è che quella R minuscola sia stata una scelta precisa da parte sia di chi ha commissionato e ideato il logo, volendo quasi a creare una disparità di importanza tra le manifestazioni storiche dell'Emilia e quelle della Romagna, o, peggio, a segnalare un'inconsapevole percezione di minorità della Romagna. Visto che lo stesso presidente Bonaccini ha più volte sottolineato l'importanza dell'unità della nostra regione - concludono Bertani e Sensoli - non capiamo come sia stato possibile operare una scelta di questo tipo, date le spinte autonomiste Romagnole presenti nella nostra Regione, propagandisticamente cavalcate dalla Lega. Scelta che se dovesse essere confermata, avrà come unico effetto quello di acuire il risentimento di quei cittadini di città e paesi romagnoli che ogni anno organizzano manifestazioni storiche di grande valore storico e culturale ma che per la Regione invece hanno un'importanza differente rispetto a quelle emiliane. Anche per questo il logo deve essere corretto al più presto".

scuola-infanzia-768x513.jpg19 APRILE 2018 - "La decisione di assegnare gran parte delle risorse destinate alle scuole di infanzia regionali per progetti riservati solo a quelle paritarie private è profondamente sbagliata. Il rischio è che si vada verso una eccessiva privatizzazione di un servizio che è e deve restare principalmente pubblico. Per questo la Regione deve al più presto rivedere i criteri di assegnazione di questi fondi". È questa la richiesta di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione presentata alla Giunta sulla delibera assembleare n. 65 del 2016 che ha definito gli indirizzi per gli interventi di qualificazione e miglioramento delle scuole dell'infanzia per il triennio 2016-2018.

"I destinatari di questi interventi finanziari messe a disposizione della Regione attraverso il riparto delle risorse ed avvisi della Città Metropolitana di Bologna e delle province, nel caso dei progetti di miglioramento sono esclusivamente le scuole paritarie private, mentre quelle statali e le paritarie degli Enti locali ne sono di fatto escluse - spiega Silvia Piccinini - Anche se le scuole per l'infanzia private svolgono una funzione sociale ed educativa essenziale, poiché i Comuni e lo Stato, ad oggi, non riescono ancora a garantire questo tipo di servizio a tutte le famiglie, la decisione di destinare solo a loro gran parte di queste risorse determina una condizione di oggettivo squilibrio, negando a quelle pubbliche la possibilità di usufruire di misure di miglioramento".

"Solo per l'area bolognese si tratta di più di 1 milione di euro, il cui 60% però è destinato ai progetti riservati solo alle scuole private (che inoltre possono concorrere anche alle altre) - aggiunge Paolo Rainone, consigliere M5S in Città Metropolitana - Speriamo vivamente che la ratio che porta a destinare una maggiore quota di risorse alle scuole private non sia quella di spingere verso una maggiore privatizzazione di un settore che invece avrebbe bisogno invece di molto più pubblico in modo da mantenere un servizio sostenibile per tutte le famiglie e non solo per alcune". Ecco perché nella sua risoluzione Silvia Piccinini chiede alla Regione di rivedere al più presto le ipotesi di assegnazioni di queste risorse e a definire "una nuova programmazione in modo tale da non creare artificiose ed ingiustificate, anche sul piano operativo, condizioni di favore nei confronti dei soggetti privati".

pronto-soccorso-ospedale.jpg14 APRILE 2018 - "L'escalation di aggressioni nei confronti del personale sanitario che lavora nei Pronto soccorso deve essere fermata. Solo al Sant'Orsola di Bologna, qualche giorno fa, un uomo ha aggredito due infermieri e un medico ma ormai di questi casi se ne verificano con una cadenza quasi giornaliera, in particolare negli ospedali di Modena. Ecco perché chiediamo alla Regione di intervenire al più presto per ripristinare il diritto alla sicurezza di chi lavora nelle nostre strutture sanitarie". Giulia Gibertoni ha presentato una interrogazione alla giunta regionale dopo la denuncia di una nota sigla sindacale che lo scorso 7 aprile ha portato alla luce l'ennesimo caso di violenza nei confronti del personale sanitario che opera nei Pronto soccorso, facendo riferimento all'aggressione avvenuto all'alba del 5 aprile al Sant'Orsola di Bologna quando un paziente in stato di ubriachezza ha preso a calci e pugni due infermieri e un medico.


"Si tratta solo dell'ultimo di una serie ormai infinita di casi - spiega Giulia Gibertoni - Situazioni che si ripetono ormai dappertutto e sulle quali certamente influisce il clima di esasperazione per le attese infinite che i pazienti devono trascorrere all'interno di queste strutture. Come abbiamo sempre sostenuto serve un piano di potenziamento reale per i nostri Pronto soccorso, soprattutto dal punto di vista del personale impiegato. Solo in questo modo si potrà cercare di risolvere il problema". Nella sua interrogazione Giulia Gibertoni invita anche la Giunta a farsi portavoce sia di una campagna informativa per sensibilizzare l'opinione pubblica proprio sulle aggressioni subìte dal personale sanitario ma anche un impegno dal punto di vista legislativo. "Serve un confronto anche all'interno della conferenza Stato-Regioni per chiedere che si equipari a questo genere di reato a quello di violenza a pubblico ufficiale, rendendolo sempre perseguibile d'ufficio e non su querela di parte, tenuto conto che spesso gli operatori preferiscono non sporgere denuncia per motivi vari" conclude Giulia Gibertoni.

alluvione-modena.jpg11 APRILE 2018 - "Visto che ormai sono passati più di quattro anni dalla terribile alluvione che colpì diversi comuni della provincia di Modena vorremmo sapere cosa è stato fatto e quali sono ancora gli interventi da portare a termine sulle opere di sicurezza primaria, ovvero casse di espansione e argini. A quanto ci risulta sia per quel che riguarda l'adeguamento in quota degli argini del Secchia che per le casse di espansione Campogalliano-Rubiera i cittadini aspettano da almeno un anno il completamento di questi interventi. La Giunta dica le cose come stanno".

È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione presentata alla giunta regionale riguardo agli interventi programmati e da portare a termine sul nodo idraulico di Modena dopo l'alluvione che colpì diversi comuni a gennaio del 2014.

"Lo scorso 19 gennaio l'assessore Paola Gazzolo annunciò la necessità di un'accelerazione riguardo ai lavori sulle casse di espansione, annunciando anche diversi interventi per un totale di oltre 80 milioni di euro - spiega Giulia Gibertoni - Il punto è che mentre la Regione promette nuovi interventi quelli che dovrebbero essere già stati realizzati restano ancora sospesi". Il riferimento è all'adeguamento in quota e sagomatura delle arginature del fiume Secchia per essere in grado di sopportare le possibili piene, ed alla sistemazione ed estensione delle casse di espansione del fiume Secchia, in Campogalliano-Rubiera.

"Ormai è da circa un anno che si attende il completamento di questi progetti ed il conseguente avvio dei lavori, a cura di AIPO e della competente struttura regionale di protezione civile - aggiunge Giulia Gibertoni - Ecco perché chiediamo alla Regione di fare chiarezza specificando, oltre all'aggiornamento sugli studi di fattibilità e l'iter dei lavori, anche un elenco aggiornato di tutti gli interventi realizzati fino ad oggi".

Sala Arengo - FondazioneBalestra .png10 APRILE 2018 - "La Regione sostenga l'attività della Fondazione Tito Balestra di Longiano. Visto che il Comune non è più in grado di far fronte agli impegni economici necessari crediamo che tocchi a Viale Aldo Moro occuparsi di una realtà che è stata inserita tra le istituzioni museali dotate del riconoscimento di Museo di Qualità della Regione Emilia-Romagna".

È questa la richiesta di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione riguardo al caso della Fondazione "Tito Balestra" di Longiano, in provincia di Forlì-Cesena, istituita in memoria della figura del famoso poeta e gallerista.

"La Fondazione - spiega Andrea Bertani - ha la propria sede nel Castello Malatestiano e provvede all'organizzazione del Museo di arte moderna e contemporanea, dove sono esposte circa 3000 opere e dove si svolgono mostre, studi, ricerche, iniziative scientifiche ed editoriali, organizzazione di eventi ed attività culturali. Il bilancio della Fondazione è in misura rilevante dipendente dai contributi erogati dal Comune di Longiano che però nel tempo ha operato consistenti riduzioni del proprio sforzo economico e che oggi non è più in grado di fare fronte agli impegni necessari alla sua attività ed al suo prestigio".

Una situazione che secondo il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle necessita dell'intervento della Regione. "In passato la Regione ha erogato alcuni contributi diretti a sostenere specifiche progettualità della Fondazione - ricorda Andrea Bertani - e per questo crediamo che oggi quello stesso sforza sia davvero necessario. Musei come quello organizzato dalla Fondazione Balestra costituiscono un grande patrimonio per la nostra regione che va preservato e tutelato, soprattutto quando gli enti locali del territorio stentano a farsene carico. Ecco perché - conclude Bertani - chiediamo alla Regione quali strumenti siano disponibili per sostenere l'attività della Fondazione longianese e se intenda attivarli, oltre a chiarire quali altre realtà in Emilia-Romagna oggi si trovino in condizioni analoghe".

Centro-Estivo.jpg4 APRILE 2018 - "La decisione della Regione di destinare 6 milioni di euro in favore dei progetti attivati dai Comuni per potenziare i servizi dei centri estivi privati è una conferma dell'intenzione della Giunta di favorire la progressiva privatizzazione di un servizio fondamentale per i cittadini. Certo tutto ciò che facilita l'accesso delle famiglie è per noi un'ottima notizia, visto era quello che proponevamo da tempo. Ma è sbagliato pensare sempre innanzitutto al ruolo dei privati ed è sbagliato indirizzare, anche se in modo indiretto, l'utenza verso questi servizi. Per questo ci aspettiamo che la Giunta decida di fare di più anche per il sistema dei servizi pubblici".

È questo il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, riguardo all'assegnazione di 6 milioni di euro da parte della Regione a i Comuni e alle Unioni di Comuni per consentire l'accesso da parte delle famiglie ai centri estivi e per potenziarne i servizi. "È una decisione, ancora molto parziale, ma che va finalmente nella direzione da noi sempre proposta con atti, risoluzioni, emendamenti - spiega Raffaella Sensoli - Tuttavia, a forza di insistere, siamo riusciti a scavare un forellino nella programmazione regionale dei fondi comunitari ed a fare capire che la conciliazione tra i tempi di vita e tempi di lavoro è un problema gravissimo per le nostre famiglie. Ma è solo un primissimo passo. Il bando regionale prevede ancora termini di apertura dei servizi (i centri estivi) troppo limitati, individuando standard minimi come 2 settimane continuative e 4 ore giornaliere e 5 giorni a settimana. È chiaro che si deve fare di più e che è necessario usare l'insieme delle importanti risorse europee verso misure di supporto al lavoro. Meno corsi inutili ed inefficaci, meno progetti privi di utilità e più incentivi alla conciliazione o all'inserimento lavorativo, come avviene in Paesi nei quali il welfare non è solo il nome di un assessorato o di un ministero, ma un servizio reale per le persone, le famiglie, bambini, ragazzi e imprese".

Ci sono anche altri aspetti del bando che dovrebbero essere modificati. "Il limite ISEE di 28.000 euro meriterebbe alcune riflessioni - aggiunge Raffaella Sensoli - Al di là del valore indicato, c'è come sempre il rischio che il metro di valutazione costituito dall'attuale ISEE sia inadeguato alla misurazione delle condizioni delle famiglie. Inoltre, visto che la proposta viene anche dall'Assessorato al lavoro e che le misure di conciliazione sono dirette proprio a consentire la convivenza con i tempi di lavoro, anche per quei genitori impegnati in colloqui, incontri, tirocini e altre azioni, è necessario che il sistema dei servizi possa essere potenziato, mentre negli ultimi due anni ha perso un quarto dei dipendenti. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - è indispensabile che la piccola goccia che oggi siamo risusciti finalmente a fare uscire diventi un mare di opportunità reali e che comprenda in primo luogo il sistema pubblico"

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