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Servizi ai cittadini

infermiere di famiglia-Emilia-Romagna.jpg27 LUGLIO 2017 - Istituire la figura professionale dell'infermiere di famiglia anche in Emilia-Romagna. È questa la richiesta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa.

"Si tratta di una figura che può contribuire in modo molto efficace al miglioramento dell'accesso ai servizi sanitari e all'integrazione con quelli assistenziali e sociali - spiega Raffaella Sensoli - Ecco perché pensiamo che la Regione debba accogliere la nostra proposta in modo da dare un'opportunità in più a quelle famiglie che molto spesso sono alle prese con servizi più che carenti per quanto riguarda l'assistenza sanitaria in condizioni particolari di disagio".

La figura professionale dell'infermiere di famiglia è stata descritta per la prima volta dall'Ufficio regionale Oms per l'Europa di Copenaghen nel gennaio del 2000: un health professional dedicato alla tutela della salute del nucleo familiare, come responsabile delle cure domiciliari, vale a dire l'insieme di tutti quei trattamenti medici, infermieristici, terapeutici e riabilitativi al fine di stabilizzare il quadro clinico e rendere migliore la qualità di vita. Un "facilitatore" di salute sul territorio, insomma, che entra nelle case per fare da tutor ai cittadini, sfruttando l'innovazione per aiutare le persone over 65 sane o malate a vivere autonomamente presso il proprio domicilio il più a lungo possibile e il più possibile in salute.

"L'introduzione dell'infermiere di famiglia e di comunità può concorrere alla riorganizzazione dei servizi territoriali e può essere una scelta strategica per potenziare l'offerta dei servizi territoriali e domiciliari al fine di migliorare l'accesso ai servizi sanitari, con integrazione tra quelli assistenziali, sociali e ospedalieri - aggiunge Raffaella Sensoli - Promuovere sani stili di vita, riconoscere precocemente gli stati di fragilità prima che insorgano stati irreversibili di disabilità, gestire in modo integrato le condizioni di cronicità in collaborazione con i medici di medicina generali e gli altri professionisti, sviluppare l'educazione terapeutica per l'autogestione della malattia oltre a gestire appropriati strumenti di tele-assistenza. Per quanto riguarda la formazione - conclude Raffaella Sensoli - quest'ultima può essere portata avanti grazie alla collaborazione con le università così come è stato per esempio con quella di Torino".

ambulanza-ER2.jpg26 LUGLIO 2017 - "Le parole del direttore Vagnini sono a dir poco imbarazzanti. Il suo tentativo di arrampicarsi sugli specchi pur di non ammettere che il problema dei mezzi non a norma esiste così come quello dei controlli carenti è patetico". È questa la replica di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, alle affermazioni del direttore generale dell'AUSL di Ferrara sul caso dei controlli sulle ambulanze oggetto di una interrogazione presentata dalla stessa consigliera nei giorni scorsi.

"Dai documenti che abbiamo ottenuto emerge un dato incontrovertibile che Vagnini non può di certo negare ovvero che c'erano delle ambulanze che non erano a norma con la regolamentazione in essere - spiega Silvia Piccinini - Se oggi grazie al nostro interesse i mezzi sono stati messi a norma non si può che esserne contenti, ma non si può accusare di allarmismo chi prova le proprie affermazioni e si ferma all'analisi dei dati. Che ci sia un problema di carenza di personale è un fatto noto a tutti, e che questa carenza si ripercuota negativamente sul personale in servizio è altrettanto noto a tutti. Come è chiaro che l'AUSL non abbia ben rilevato anomalie sui mezzi. Per questo - conclude Silvia Piccinini - non capiamo la meraviglia del direttore Vagnini, che invitiamo invece ad agire con la massima severità sul rispetto delle norme di sicurezza, tenendo conto del fatto che se in questi anni non si sono verificati eventi avversi non significa che vada tutto bene. C'è da dire poi che riguardo alla mancata formazione del personale Vagnini non ha speso una parola forse pur di non ammettere che si tratta di una grave mancanza che il Movimento 5 Stelle vuole colmare con la presentazione del nostro progetto di legge sulla figura dell'autista-soccorritore".

zanzare-emilia-romagna.jpg24 LUGLIO 2017 - "Le continue segnalazioni che ci arrivano riguardo a una poca efficacia dei metodi utilizzati nella lotta alla zanzara tigre e non soltanto dovrebbero spingere le amministrazioni pubbliche a rivedere il sistema fino ad oggi utilizzato. Come sostengono diverse ricerche scientifiche, le nebulizzazioni di insetticidi non sono i metodi migliori e il fatto che alcuni aree verdi, soprattutto nella Bassa modenese, siano sistematicamente off limits per la presenza continua di questo insetto ne è la dimostrazione. Anzi, se la diffusione di grandi dosi di sostanze chimiche di sintesi riduce pure la popolazione dei predatori delle zanzare, come ad esempio i pipistrelli e le libellule, il danno è doppio".

Nei prossimi giorni Giulia Gibertoni presenterà una interrogazione alla Regione per chiedere il dettaglio di quanto è stato fatto fino a questo momento nella profilassi antizanzare, soprattutto per quel che riguarda il monitoraggio delle disinfestazioni portate avanti da Comuni.

"La presenza del virus West Nile è stata riscontrata recentemente in alcuni comuni vicini a Modena - spiega Giulia Gibertoni - Nell'area a nord della via Emilia le autorità sanitarie hanno chiesto di elevare il livello di attenzione, segnale che un problema esiste e va affrontato. A nostro avviso andrebbero individuati nuovi, ulteriori e diversi metodi per cercare di affrontare questo problema, tenendo in considerazione il rispetto dell'ambiente e degli operatori agricoli presenti nel nostro territorio e dei tanti cittadini che si dedicano per hobby alla coltivazione o alla gestione del verde nei dintorni della propria abitazione. Le nebulizzazioni di insetticidi contro le zanzare sono evidentemente poco efficaci, a quanto pare non bastano proprio a far fronte all'emergenza e rischiano di fare male alla salute dell'uomo e all'ambiente, conclusione a cui è giunto anche l'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Nei prossimi giorni quindi presenteremo una interrogazione per cercare di fare chiarezza su questo tema e chiedere un aggiornamento e un monitoraggio degli interventi".

ascensori-ER.jpg24 LUGLIO 2017 - "La Regione si attivi al più presto per rifinanziare il fondo nazionale per l'abbattimento delle barriere architettoniche e appositi contributi per gli anziani così da permettere anche a quegli anziani che vivono in condomini che non hanno la disponibilità di un ascensore di poterlo installare in modo da migliorare la propria condizione di vita".

È questa la richiesta di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione presentata alla Giunta dopo i dati preoccupanti presentati qualche settimana fa e che hanno evidenziato come moltissimi edifici superiori a tre piani in Emilia-Romagna non sono ancora dotati di un ascensore. "Un dato che diventa allarmante quando a farne le spese sono gli anziati che abitano in quei palazzi - spiega Gianluca Sassi - visto che la mancanza di un ascensore limita e azzera la possibilità di uscire, di socializzare e di collegarsi con il mondo esterno soprattutto in caso di difficoltà motorie".

Per questo nella sua risoluzione, presentata assieme a una interrogazione sul tema, il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di intervenire per cercare di migliorare questa situazione, in particolare chiedendo un impegno a richiedere al Governo il rifinanziamento del fondo nazionale per l'abbattimento delle barriere architettoniche a cui ormai da anni il Governo non destina nessuna risorsa e specifiche iniziative per gli anziani.

"Crediamo sia necessario che la Regione porti avanti una iniziativa specifica per chiedere al Governo di attuare nuove interventi che garantiscano la fruibilità degli edifici pubblici, privati e degli spazi aperti al pubblico, quale condizione essenziale per favorire la vita di relazione e la partecipazione alle attività sociali e produttive da parte delle persone con disabilità e delle persone ultra 65enni o comunque colpite da disabilità legate a processi di invecchiamento - conclude Gianluca Sassi - Inoltre si valuti anche la concessione di contributi per l'installazione e l'acquisto di ascensori per i condomini privati privilegiando nell'assegnazione gli interventi che servono ad adeguare spazi costruiti in un tempo in cui nessuna norma imponeva una realizzazione senza barriere".

anziani-denutriti-rimini-mensa.jpgIl caso dei pasti "razionati e di scarsa qualità" per gli ospiti dell'ASP Valloni di Rimini è al centro di una interrogazione presentata alla Giunta da Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle. "Le lamentele dei familiari degli anziani ospitati nella struttura non devono essere sottovalutate perché rappresentano un campanello d'allarme presente anche in altre realtà - spiega Raffaella Sensoli - Purtroppo quello dei servizi offerti agli ospiti di strutture come il Valloni di Rimini non sono sempre all'altezza delle aspettative di chi ne usufruisce e che paga somme spesso ingenti per la quota alberghiera della retta delle RSA. Per questo crediamo che la Regione abbia il dovere di cercare di attuare un controllo specifico su queste strutture in modo che qualità e quantità dei servizi siano sempre garantiti".

Ecco perché nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, oltre a chiede alla Giunta di verificare nelle sedi opportune il caso dell'ASP Valloni, suggerisce alla Regione di avviare un monitoraggio su queste strutture tenendo conto in particolar modo della qualità dei pasti.

"C'è bisogno di capire se in queste strutture, che si rivolgono ad anziani, siano rispettati tutti i parametri dovuti - conclude Raffaella Sensoli - Anche per questo forse sarebbe necessario sollecitare tutte le ASP e centri residenziali per anziani accreditati a farsi certificare da un ente terzo per quel che riguarda la qualità dei servizi offerti, oltre che fornire alle ASP, e più in generale alle case di cura, un esempio operativo di menu settimanale corrispondente ai parametri ottimali per una buona nutrizione in rapporto all'età degli ospiti, con indicazione anche dei quantitativi. Anche se un'altra soluzione potrebbe essere quella di ritornare alla gestione interna, senza necessariamente ricorrere all'affidamento a soggetti esterni che molto spesso offrono m un servizio mensa di bassa qualità".

20 LUGLIO 2017 - "L'Emilia e al suo interno la provincia di Reggio non sfruttano adeguatamente le opportunità del turismo. E in questo modo contribuiscono negativamente sia alla tutela del proprio territorio sia al complessivo sviluppo del turismo in Emilia-Romagna". È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'ultimo rapporto sul turismo realizzato da Unicredit e Touring club che vede Reggio Emilia e Piacenza piazzarsi agli ultimi posti della classifica regionale delle presenze in Emilia-Romagna.

"È vero che la nostra regione è quarta, ma quasi tutto il suo potenziale è concentrato in Riviera. In regioni vicine, che ottengono peraltro risultati migliori come il Veneto e la Toscana, non è così. Lo stesso rapporto, parlando dell'Italia, afferma che si soffre di un'eccessiva concentrazione dei viaggiatori in alcune aree specifiche e in particolari periodi dell'anno e questo vale moltissimo nella nostra regione - spiega Gianluca Sassi - Nessuno pensa che Reggio debba avere l'attrattività di città d'arte come Firenze, Venezia o Roma o diventi il centro della movida estiva come Rimini, ma quello che è lecito chiedersi è quale sia il ritorno dell'investimento fatto sulla Food Valley o Motor Valley tanto reclamizzata da Bonaccini. Sono nate da pochissimo le Destinazioni turistiche, sostituendo le precedenti Unioni di prodotto. Una di queste è nata in Emilia e si deve occupare della promozione turistica delle province di Reggio, Parma e Piacenza. Diciamo subito che con questi dati si può solo crescere. E la strada da percorrere è tanta, ma anche le possibilità di sviluppo sono tante: innanzitutto promuovere bene l'appennino e i borghi".

"Collegarsi con i flussi più positivi che si registrano a Parma - conclude Gianluca Sassi -  Pensare all'Emilia anche come a una terra di passaggio verso altre destinazioni: Milano è vicina, così anche il Garda. Siamo a metà strada fra la riviera e Milano o Torino. Lavorare seriamente sulle nostre eccellenze enogastronomiche, che in alcuni casi sono unicità mondiali. Sapendo che possiamo lavorare su un turismo (per svago o business) che non è legato a una stagionalità precisa. Dobbiamo pensare al turismo in Emilia come a una delle poche attività economiche che può contrastare l'invecchiamento e lo spopolamento della nostra montagna, e che può aiutarci a difendere ed anche a recuperare il nostro territorio. E dobbiamo capire bene chi fa cosa, perché a fianco delle destinazioni turistiche c'è APT servizi, che si occupa dei mercati internazionali e di prodotti trasversali come la Food Valley. Se in Toscana le terre del Chianti sono una delle principali attrazioni del turismo, se in Veneto le campagne trevigiane sono un paradiso dell'agriturismo, perché le terre dei nostri salumi, dei nostri formaggi e del nostro vino non possono essere altrettanto?".Emilia-turismo.png

FSCIRE-soldi agli amici.jpg19 LUGLIO 2017 - Il finanziamento "eccezionale" di 1,5 milioni in tre anni che la Regione darà alla Fondazione per le scienze religiose "Giovanni XXIII" è totalmente inopportuno. Questi soldi potevano e dovevano essere investiti meglio, in primo luogo, come avevamo proposto, per una serie di interventi per l'abbattimento delle barriere architettoniche al Conservatorio di Bologna che oggi, nel 2017, non permette ancora il libero accesso ai diversamente abili.

E invece la Giunta ha scelto di dare una valanga di euro ai soliti amici degli amici, visto che tutti sanno quale sia l'orientamento politico di questa Fondazione. Un finanziamento che si va a sommare anche al restauro della sede di via San Vitale a Bologna che è costato alle casse della Regione la bellezza di 4 miliardi di vecchie lire.

Crediamo che questo incredibile e incessante sostegno economico nel tempo debba avere delle motivazioni che vanno ben oltre a quelle generiche individuate ieri in Commissione dalla Giunta. Anche perché i 500mila euro all'anno, per tre anni, non andranno a finanziare nessun nuovo progetto o investimento della Fondazione, ma la sua normale attività.
Noi di certo non ci fermeremo qui e la prossima settimana daremo battaglia in aula per denunciare questo ennesimo caso targato Bonaccini&PD.

Silvia Piccinini
M5S Emilia-Romagna

punti-nascita-emilia-romagna-M5S-obiettivo-raggiunto.jpg18 LUGLIO 2017 - "La decisione annunciata dalla Giunta di chiedere una deroga al Ministero per tutti i Punti nascita a rischio nella nostra regione è quanto il MoVimento 5 Stelle chiedeva ormai da 2 anni. Siamo soddisfatti che dopo il nostro pressing continuo e tutta la mobilitazione che i comitati di cittadini hanno saputo mettere in campo, Bonaccini e Venturi si siano finalmente svegliati".

È questo il commento del gruppo regionale del MoVimento 5 Stelle riguardo all'annuncio, fatto questa mattina in Commissione, da parte dalla Regione che chiederà al Ministero della Salute la deroga per non sospendere l'attività di assistenza al parto in sei punti nascita nei quali si registrano meno di 500 parti l'anno: tre in Appennino (Castelnovo ne' Monti a Reggio Emilia, Borgo Val di Taro a Parma, Pavullo nel Frignano a Modena), uno a Scandiano (Reggio Emilia) in pianura e due nell'area del cratere colpita dal sisma del 2012, Mirandola (Modena) e Cento (Ferrara).

"Ovviamente siamo soddisfatti di aver contribuito a raggiungere questo risultato che avevamo ribadito anche in una interrogazione presentata proprio in queste ore. Adesso però c'è da tenere alta la guardia, nulla è ancora deciso, e quello che la Giunta deve fare al più presto è accompagnare questa richiesta di deroga da un disegno preciso. Sarebbe un'autentica beffa quella di non riuscire ad ottenere le deroghe per la mancanza di una reale capacità di programmazione della politica, soprattutto per quel che riguarda la carenza personale che da anni ormai colpisce il nostro sistema sanitario. Per questo l'assessore Venturi, oltre ad annunciare questa richiesta di deroga - conclude il gruppo regionale del MoVimento 5 Stelle - deve necessariamente integrarla con un piano specifico ed operativo che permetta la sopravvivenza di questi Punti nascita e che dia sicurezza alle future mamme di poter partorire senza correre il rischio di affrontare pericolosi spostamenti".

Gibertoni_aula2.jpg17 LUGLIO 2017 - Destinare il cibo che non utilizzato per i controlli igienico-sanitari ad associazioni di volontariato o alla Caritas così come avviene già nel Lazio e in Toscana. È quanto propone Giulia Gibertoni con una risoluzione, che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa, nella quale si chiede una modifica del modus operandi dei PIF, ovvero i Posti d'ispezione frontaliera, che effettuano controlli igienico-sanitari su prodotti e sottoprodotti di origine animale, provenienti da altri Paesi e destinati sia all'Italia che all'Unione europea, o anche solo in transito.

"Di solito questi controlli interessano due parti del prodotto ma solo su uno di questi vengono effettivamente svolte le analisi - spiega Giulia Gibertoni - Una volta conclusa l'ispezione il campione non utilizzato, anche se risulta idoneo al consumo, viene distrutto smaltendolo poi come rifiuto speciale così come stabilisce prassi per tutti i materiali che entrano in laboratorio. Visto che nella maggior parte dei casi i controlli danno esito negativo già sul primo campione, il risultato è che la questa procedura portata avanti all'interno dei PIF genera uno spreco di cibo intollerabile e sul quale vale la pena cercare di trovare degli accorgimenti".

Per questo Giulia Gibertoni chiede per i Posti d'ispezione frontaliera presenti in Emilia-Romagna di seguire l'esempio di quanto fatto nel Lazio e in Toscana dove gli alimenti in ottimo stato di conservazione, prelevati per le ispezioni sanitarie, sono stati donati a chi ne ha realmente bisogno. "Si tratta di un'iniziativa sperimentata con successo dall'Istituto zooprofilattico di Lazio e Toscana che si basa su un protocollo approvato dal Ministero della salute che ha già permesso di donare circa 350 kg di carne e prodotti della pesca congelati alla Caritas di Pisa e oltre a 1000 kg di alimenti vari destinati alla sede di Firenze. Un metodo - conclude Giulia Gibertoni - che potrebbe essere replicato anche in Emilia-Romagna, in accordo con il Ministero della Salute affinché si inneschi un processo di recupero virtuoso di cibo da destinare organizzazioni solidali, per interventi a sostegno delle persone in difficoltà economica, ed un risparmio sui costi di smaltimento dei questi prodotti alimentari ancora utili per la produzione di pasti".

giornalisti-precari-ER.jpg11 LUGLIO 2017 - "Dopo nemmeno un mese dall'approvazione della legge regionale che distribuisce soldi all'editoria, il PD dà un bel colpo di spugna cancellando dai criteri per l'erogazione dei fondi quello dei contratti a tempo pieno per i giornalisti che lavorano in giornali, agenzie, tv e radio".


È questa la denuncia di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'approvazione di un articolo contenuto nella legge comunitaria approvata oggi pomeriggio dall'Assemblea Legislativa in cui il PD ha proposto e ottenuto di modificare alcuni articoli della nuova legge sull'editoria approvata lo scorso 20 giugno.

"Si tratta di una modifica doppiamente scandalosa in primo luogo perché non capiamo cosa abbia a che fare la nuova legge regionale sull'editoria voluta da Giunta e PD con le direttive europee - spiega Andrea Bertani - e poi perché di fatto si promuove e agevola il precariato in ambito giornalistico. Con un emendamento firmato dal consigliere Pruccoli, infatti, il PD ha chiesto e cancellato tra i criteri per usufruire dei contributi regionali quello che riguarda l'assunzione a tempo pieno di giornalisti, lasciando in alterato quello sui contratti part-time o di collaborazione. Di fatto con un colpo di spugna il PD ha cancellato in un sol colpo tutta la retorica utilizzata nemmeno un mese fa per giustificare l'approvazione di questa legge, ovvero che i contributi agli organi di informazione servissero per stabilizzare il personale precario. Niente di più falso visto che togliendo il riferimento ai contratti a tempo pieno di fatto si permette anche a chi ha dei giornalisti assunti con dei contratti part-time ma che passano tutta la giornata in redazione di ricevere i contributi pubblici. E lo fa quasi di nascosto con un emendamento presentato all'ultimo minuto sapendo che non sarebbe discusso, come capita invece per quelli presentati in Commissione.  Semplicemente scandaloso. In questo modo - conclude Andrea Bertani - gli editori non avranno nessun incentivo a stabilizzare i propri dipendenti anzi. Di fatto è il via libera allo sfruttamento del precariato".

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