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Servizi ai cittadini

cinema-museo-Colorno.jpg14 SETTEMBRE 2017 - Non disperdere il patrimonio unico che riguarda la sezione Cinema del museo di Colorno. È quanto chiedono in una interrogazione Silvia Piccinini e Gianluca Sassi, consiglieri regionale del MoVimento 5 Stelle, che hanno presentato una interrogazione sulla situazione del museo di Colorno, in particolare sulla destinazione della sezione dedicata al cinematografo e all'arte tipografica che rischiano di essere "sfrattate" dal Comune che è proprietario del museo.

"Questa richiesta sarebbe motivata dalla presunta incoerenza fra le caratteristiche di questi e il progetto espositivo del Museo dei paesaggi di terra e di fiume - spiegano Silvia Piccinini e Gianluca Sassi - A nostro avviso si tratta di una decisione insensata e che rischia di impoverire fortemente l'offerta che il museo era stato capace di creare nel tempo richiamando anche un buon numero di visitatori. Anche se sembra sia all'esame l'ipotesi di giungere all'esposizione in modo permanente dei beni che fanno parte della sezione stampa presso la biblioteca nazionale di Roma, così da garantire la possibilità di essere comunque visibili e fruibili dal pubblico e dagli studiosi, pur venendo sottratti al territorio di Colorno e, conseguentemente, regionale, non si hanno però indicazioni sulla sezione Cinema, che potrebbe invece restare nell'ambito della nostra regione, e in particolare a Colorno, individuando però una sede adeguata per la conservazione e condizioni di apertura al pubblico". Ecco perché i due consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Giunta di intervenire per sostenere, anche con il concorso del Ministero dei Beni culturali e degli Enti Locali, delle soluzioni dirette alla salvaguardia della collezione.

"Il rischio concreto che si corre è quello non solo di un generale impoverimento del museo di Colorno ma anche della dispersione di un preziosissimo repertorio storico che rappresenta un patrimonio da salvaguardare e non certo da sfrattare" concludono Silvia Piccinini e Gianluca Sassi.

DIA.jpg13 SETTEMBRE 2017 - "Le condanne in appello del processo Aemilia sono la dimostrazione che, come abbiamo sempre sostenuto, il radicamento della criminalità organizzata nella nostra regione è ormai un dato di fatto e un fenomeno molto pericoloso. Anche per questo sarebbe necessario che l'Emilia-Romagna avesse a disposizione un centro operativo antimafia adeguato alle funzioni da svolgere, prevedendo il doppio se non il triplo del personale rispetto alla dotazione attuale".

È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta per chiedere un potenziamento della sede operativa distaccata di Bologna della Direzione Investigativa Antimafia.

"Dai dati di maggio 2017 emerge che sono state ad oggi già 2.076 le richieste di informazioni dalle Prefetture alla sezione operativa della DIA di Bologna, finalizzate al rilascio di informazioni e comunicazioni antimafia e all'iscrizione nelle white list ordinarie e post Sisma 2012 - spiega Giulia Gibertoni - Richieste in virtù delle quali 2.288 le imprese e 11.369 persone sono state sottoposte a controlli. L'approfondimento della sezione ha portato inoltre a 3 provvedimenti interdittivi su 26 complessivamente emessi dalle Prefetture nel 2017. A tutto questo lavoro si somma quello prodotto sull'indagine Aemilia che proprio ieri ha visto la conferma delle condanne in appello per il lungo elenco di imputati. Ecco perché visto che l'Emilia-Romagna è tra le regioni più esposte alle infiltrazioni mafiose forse avrebbe bisogno di un centro operativo antimafia con una dotazione organica adeguata all'attività da svolgere e che prevedrebbe il doppio, se non triplo, di personale rispetto all'attuale dotazione della semplice sezione operativa".

Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Giunta di attivarsi, anche attraverso una richiesta formale al Ministero dell'Interno, per la trasformazione dell'attuale Sezione Operativa dislocata a Bologna in Centro Operativo antimafia con conseguente potenziamento di struttura, mezzi ed organico. "Inoltre - conclude Giulia Gibertoni - crediamo che sia arrivato il momento di avere conferme certe che la nostra regione possa ospitare anche una sede dell'agenzia per i beni confiscati, vista la rilevanza del fenomeno sul nostro territorio".

cani-spiaggia-ER.jpg6 SETTEMBRE 2017 - "Gli stabilimenti balneari che in Emilia-Romagna sono autorizzati per l'accoglienza di cani sono un buon numero ma di certo si può fare meglio. Soprattutto bisognerebbe individuare nuove regole che permettano agli animali domestici di entrare in acqua, cosa che al momento è vietata ma che invece, con le dovute precauzioni, potrebbe avvenire senza problemi e rischi. Ecco perché la Regione, oltre ad incentivare l'aumento del numero di queste strutture su tutto il nostro litorale, dovrebbe anche facilitare l'accesso in mare degli animali".

È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione indirizzata alla Giunta riguardo al tema dell'accoglienza degli animali domestici sulle spiagge e negli stabilimenti balneari dell'Emilia-Romagna. "Il numero delle strutture attrezzate, seppur buono, non è sufficiente soprattutto in rapporto al numero totale degli stabilimenti balneari e alla numerosa platea di cittadini e turisti che vorrebbero accedervi con i propri cani - spiega Giulia Gibertoni - Un limite che risiede soprattutto nel fatto che la normativa attuale ha generato una situazione di incertezza tra ordinanze regionali e deroghe dei singoli Comuni e che in ogni caso non prevedono che gli animali possano entrare in acqua. Circostanza che però in alcune realtà è già possibile grazie all'individuazione di alcuni semplici accorgimenti che permettono ai cani regolarmente iscritti all'anagrafe canina di fare anche il bagno".

Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Giunta in primo luogo di incentivare gli stabilimenti balneari ad attrezzarsi per l'accoglienza degli animali domestici ed a chiedere le necessarie autorizzazioni e inoltre prevedere delle prescrizioni per gli stabilimenti balneari ed i proprietari degli animali domestici affinché sia permesso oltre la possibilità di entrare in spiaggia anche l'accesso degli animali in mare.

"Visto che l'abbandono di cani aumenta soprattutto nei mesi estivi, anche a causa dei numerosi divieti che le amministrazioni locali impongono alla libera circolazione degli animali domestici, crediamo che dei semplici accorgimenti possano disincentivare fenomeni di questo tipo" conclude Giulia Gibertoni.

Raffaella-Sensoli-AMR.jpg3 AGOSTO 2017 - Nonostante la ossigeno-terapia iperbarica rientri a pieno titolo nei L.E.A. (Livelli Essenziali di Assistenza), la Regione Emilia.Romagna non mette gli utenti di questa terapia del territorio riminesi e limitrofo nelle condizioni di poter beneficiare localmente tale di trattamento; Infatti già a metà anno l'unica struttura sanitaria locale che dispone della camera iperbarica e che si trova a San Marino, ha superato il budget annuale assegnato dall'Asl e dunque può erogare tale cura solo a pagamento .

È questa la constatazione di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione rivolta all'Assessore alla Sanità Venturi. "Si tratta di una situazione che va affrontata è risolta in tempi brevi per non costringere i cittadini che hanno necessità di tali cure a sobbarcarsi per intero il cospicuo costo della terapia pur di non subire la scomoda trasferta a Ravenna dove è l'altro centro che effettua queste cure" - spiega Raffaella Sensoli - "Ecco perché pensiamo che la Regione debba trovare soluzioni affinché i cittadini del territorio riminese e limitrofo possano trovare in loco le terapie basate sull'ossigenoterapia iperbarica per risolvere reali e importanti problemi di salute".

Il costo di un ciclo di trattamento può essere considerevole e la necessaria tempestività che richiedono queste cure spingono i cittadini bisognosi a farsi carico del costo o nei casi di difficoltà economiche a rinunciare a questa cura. - aggiunge Raffaella Sensoli - "Dopo le tante belle affermazioni presenti nel Piano Socio Sanitario, sulla riforma dei servizi sanitari territoriali, che si dice diano servizi locali sul territorio ai cittadini senza spostamenti, ci sembra grave quanto succede sul territorio riminese, dove di fatto è negato il loco il diritto a queste cure se non a carico dei cittadini o affrontato un pellegrinaggio verso Ravenna, Bologna o fuori Regione".

ambulanza-emiliaromagna.jpg1 AGOSTO 2017 - Il servizio dei trasporti sanitari in emergenza, trasporto infermi e soccorso è indispensabile ed è compito della politica e di chi amministra la Sanità assicurarsi che sia svolto con la massima attenzione, professionalità e diligenza. Sempre: sia quando è realizzato con risorse interne all'AUSL (a Ferrara il 65%) sia quando è assegnato ad altri, come le associazioni di volontari (a Ferrara il 35%).

I cittadini devono potere contare in ogni caso su un servizio sicuro e professionale anche se gestito dal volontariato o da qualsiasi altro soggetto, come possono essere le cooperative. E se ci sono criticità, queste vanno evidenziate, ovunque si manifestino e non nascoste. Non per fare l'elenco dei cattivi, ma per superare eventuali limiti ed inadempienze riscontrate, carte alla mano, anche dai controlli dell'Ausl, nonostante le dichiarazioni rassicuranti dell'assessore alla sanità, Venturi.

Nella mia attività e nel rispetto delle prerogative date dal mio mandato in Regione questo è quello che ho fatto e che continuerò a fare, avendo come primo obiettivo la sicurezza e la qualità del servizio dei trasporti sanitari: chiunque lo svolga. Insieme alla tutela di utenti e lavoratori. Non prediligo nessuna categoria in particolare, anzi se il volontariato funziona bene e rispetta le regole ritengo vada valorizzato, perché può essere una risorsa sulla quale contare. Evidenziare possibili limiti o criticità di questa o quella associazione fa parte del percorso per sostenere il valore del volontariato stesso e qualificarne l'attività. Ribadisco che gli aspetti che ho segnalato sono tutti derivanti da dati oggettivi che mi sono stati forniti, su mia richiesta, direttamente dagli uffici.

Il progetto di legge che ho presentato sulla figura dell'autista soccorritore agisce proprio rispetto ad un vuoto normativo e ad una materia che, nell'interesse di tutti (forse in primo luogo proprio degli operatori), richiede una regolazione seria ed è molto delicata: lo dimostrano proprio le proposte di legge presentate a livello nazionale o in altre Regioni, come il Veneto, che ha già provveduto con una sua normativa dedicata.

Silvia Piccinini
M5S Regione Emilia-Romagna

In risposta alle dichiarazioni di Comacchio Soccorso.

 

asilo_nido_giochi.jpg28 LUGLIO 2017 - Educatori pagate di meno per lavorare di più e con meno tutele. È la situazione paradossale che riguarda i lavoratori e le lavoratrici dei servizi educativi di Rimini denunciata da Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, in un'interpellanza presentata alla Giunta sulla massiccia esternalizzazione messa in atto dall'amministrazione comunale e che rischia di avere pesanti ripercussioni sull'intero sistema educativo.


"Il Comune di Rimini gestisce servizi educativi per l'infanzia attraverso il ricorso a soggetti esterni, per lo più costituiti da cooperative sociali - spiega Raffaella Sensoli - I servizi esternalizzati non costituiscono un incremento dell'offerta preesistente, ma sostituiscono interventi svolti in precedenza direttamente dal pubblico. Non siamo quindi in presenza di un'estensione dell'offerta assicurata, almeno in fase inziale, attraverso il ricorso a soggetti privati, ma alla cessione di spazi d'azione del pubblico. A questa situazione si somma quella del personale impiegato che di fatto, per svolgere le stesse funzioni o in qualche coso maggiorate, percepisce uno stipendio nettamente inferiore con tutele del tutto diverse".


Nella sua interpellanza, infatti, la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle fa un esempio concreto: il contratto applicato dagli Enti locali prevede un monte ore settimanale di 36 ore (30 dirette e 6 di formazione e programmazione, attività ovviamente fondamentali quando si parla di servizi educativi e di bambini) con una retribuzione netta attorno a 1.400 euro (circa 1.800,00 lordi). Le cooperative sociali utilizzano invece un contratto con condizioni molto più negative: le ore settimanali sono 38-40 e la retribuzione è di circa 1.200 euro netti (poco più di 1.400 lordi). "In pratica questi lavoratori guadagnano di meno e in particolare circa il 15-20% in meno rispetto a quanto percepivano svolgendo le stesse attività fino a pochi mesi prima. Senza contare però che questa situazione non ha prodotto nessun vantaggio per le famiglie che continuano a pagare rette molto salate. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - chiediamo alla Regione di intervenire prima di tutto specificando il perché abbia progressivamente rinunciato alla sua funzione di regolazione dei servizi educativi per la prima infanzia accettando situazioni che peggiorano le condizioni di lavoro del personale qualificato e che creano evidenti vantaggi solo per i soggetti privati".

infermiere di famiglia-Emilia-Romagna.jpg27 LUGLIO 2017 - Istituire la figura professionale dell'infermiere di famiglia anche in Emilia-Romagna. È questa la richiesta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa.

"Si tratta di una figura che può contribuire in modo molto efficace al miglioramento dell'accesso ai servizi sanitari e all'integrazione con quelli assistenziali e sociali - spiega Raffaella Sensoli - Ecco perché pensiamo che la Regione debba accogliere la nostra proposta in modo da dare un'opportunità in più a quelle famiglie che molto spesso sono alle prese con servizi più che carenti per quanto riguarda l'assistenza sanitaria in condizioni particolari di disagio".

La figura professionale dell'infermiere di famiglia è stata descritta per la prima volta dall'Ufficio regionale Oms per l'Europa di Copenaghen nel gennaio del 2000: un health professional dedicato alla tutela della salute del nucleo familiare, come responsabile delle cure domiciliari, vale a dire l'insieme di tutti quei trattamenti medici, infermieristici, terapeutici e riabilitativi al fine di stabilizzare il quadro clinico e rendere migliore la qualità di vita. Un "facilitatore" di salute sul territorio, insomma, che entra nelle case per fare da tutor ai cittadini, sfruttando l'innovazione per aiutare le persone over 65 sane o malate a vivere autonomamente presso il proprio domicilio il più a lungo possibile e il più possibile in salute.

"L'introduzione dell'infermiere di famiglia e di comunità può concorrere alla riorganizzazione dei servizi territoriali e può essere una scelta strategica per potenziare l'offerta dei servizi territoriali e domiciliari al fine di migliorare l'accesso ai servizi sanitari, con integrazione tra quelli assistenziali, sociali e ospedalieri - aggiunge Raffaella Sensoli - Promuovere sani stili di vita, riconoscere precocemente gli stati di fragilità prima che insorgano stati irreversibili di disabilità, gestire in modo integrato le condizioni di cronicità in collaborazione con i medici di medicina generali e gli altri professionisti, sviluppare l'educazione terapeutica per l'autogestione della malattia oltre a gestire appropriati strumenti di tele-assistenza. Per quanto riguarda la formazione - conclude Raffaella Sensoli - quest'ultima può essere portata avanti grazie alla collaborazione con le università così come è stato per esempio con quella di Torino".

ambulanza-ER2.jpg26 LUGLIO 2017 - "Le parole del direttore Vagnini sono a dir poco imbarazzanti. Il suo tentativo di arrampicarsi sugli specchi pur di non ammettere che il problema dei mezzi non a norma esiste così come quello dei controlli carenti è patetico". È questa la replica di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, alle affermazioni del direttore generale dell'AUSL di Ferrara sul caso dei controlli sulle ambulanze oggetto di una interrogazione presentata dalla stessa consigliera nei giorni scorsi.

"Dai documenti che abbiamo ottenuto emerge un dato incontrovertibile che Vagnini non può di certo negare ovvero che c'erano delle ambulanze che non erano a norma con la regolamentazione in essere - spiega Silvia Piccinini - Se oggi grazie al nostro interesse i mezzi sono stati messi a norma non si può che esserne contenti, ma non si può accusare di allarmismo chi prova le proprie affermazioni e si ferma all'analisi dei dati. Che ci sia un problema di carenza di personale è un fatto noto a tutti, e che questa carenza si ripercuota negativamente sul personale in servizio è altrettanto noto a tutti. Come è chiaro che l'AUSL non abbia ben rilevato anomalie sui mezzi. Per questo - conclude Silvia Piccinini - non capiamo la meraviglia del direttore Vagnini, che invitiamo invece ad agire con la massima severità sul rispetto delle norme di sicurezza, tenendo conto del fatto che se in questi anni non si sono verificati eventi avversi non significa che vada tutto bene. C'è da dire poi che riguardo alla mancata formazione del personale Vagnini non ha speso una parola forse pur di non ammettere che si tratta di una grave mancanza che il Movimento 5 Stelle vuole colmare con la presentazione del nostro progetto di legge sulla figura dell'autista-soccorritore".

zanzare-emilia-romagna.jpg24 LUGLIO 2017 - "Le continue segnalazioni che ci arrivano riguardo a una poca efficacia dei metodi utilizzati nella lotta alla zanzara tigre e non soltanto dovrebbero spingere le amministrazioni pubbliche a rivedere il sistema fino ad oggi utilizzato. Come sostengono diverse ricerche scientifiche, le nebulizzazioni di insetticidi non sono i metodi migliori e il fatto che alcuni aree verdi, soprattutto nella Bassa modenese, siano sistematicamente off limits per la presenza continua di questo insetto ne è la dimostrazione. Anzi, se la diffusione di grandi dosi di sostanze chimiche di sintesi riduce pure la popolazione dei predatori delle zanzare, come ad esempio i pipistrelli e le libellule, il danno è doppio".

Nei prossimi giorni Giulia Gibertoni presenterà una interrogazione alla Regione per chiedere il dettaglio di quanto è stato fatto fino a questo momento nella profilassi antizanzare, soprattutto per quel che riguarda il monitoraggio delle disinfestazioni portate avanti da Comuni.

"La presenza del virus West Nile è stata riscontrata recentemente in alcuni comuni vicini a Modena - spiega Giulia Gibertoni - Nell'area a nord della via Emilia le autorità sanitarie hanno chiesto di elevare il livello di attenzione, segnale che un problema esiste e va affrontato. A nostro avviso andrebbero individuati nuovi, ulteriori e diversi metodi per cercare di affrontare questo problema, tenendo in considerazione il rispetto dell'ambiente e degli operatori agricoli presenti nel nostro territorio e dei tanti cittadini che si dedicano per hobby alla coltivazione o alla gestione del verde nei dintorni della propria abitazione. Le nebulizzazioni di insetticidi contro le zanzare sono evidentemente poco efficaci, a quanto pare non bastano proprio a far fronte all'emergenza e rischiano di fare male alla salute dell'uomo e all'ambiente, conclusione a cui è giunto anche l'Ispra, l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale. Nei prossimi giorni quindi presenteremo una interrogazione per cercare di fare chiarezza su questo tema e chiedere un aggiornamento e un monitoraggio degli interventi".

ascensori-ER.jpg24 LUGLIO 2017 - "La Regione si attivi al più presto per rifinanziare il fondo nazionale per l'abbattimento delle barriere architettoniche e appositi contributi per gli anziani così da permettere anche a quegli anziani che vivono in condomini che non hanno la disponibilità di un ascensore di poterlo installare in modo da migliorare la propria condizione di vita".

È questa la richiesta di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione presentata alla Giunta dopo i dati preoccupanti presentati qualche settimana fa e che hanno evidenziato come moltissimi edifici superiori a tre piani in Emilia-Romagna non sono ancora dotati di un ascensore. "Un dato che diventa allarmante quando a farne le spese sono gli anziati che abitano in quei palazzi - spiega Gianluca Sassi - visto che la mancanza di un ascensore limita e azzera la possibilità di uscire, di socializzare e di collegarsi con il mondo esterno soprattutto in caso di difficoltà motorie".

Per questo nella sua risoluzione, presentata assieme a una interrogazione sul tema, il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di intervenire per cercare di migliorare questa situazione, in particolare chiedendo un impegno a richiedere al Governo il rifinanziamento del fondo nazionale per l'abbattimento delle barriere architettoniche a cui ormai da anni il Governo non destina nessuna risorsa e specifiche iniziative per gli anziani.

"Crediamo sia necessario che la Regione porti avanti una iniziativa specifica per chiedere al Governo di attuare nuove interventi che garantiscano la fruibilità degli edifici pubblici, privati e degli spazi aperti al pubblico, quale condizione essenziale per favorire la vita di relazione e la partecipazione alle attività sociali e produttive da parte delle persone con disabilità e delle persone ultra 65enni o comunque colpite da disabilità legate a processi di invecchiamento - conclude Gianluca Sassi - Inoltre si valuti anche la concessione di contributi per l'installazione e l'acquisto di ascensori per i condomini privati privilegiando nell'assegnazione gli interventi che servono ad adeguare spazi costruiti in un tempo in cui nessuna norma imponeva una realizzazione senza barriere".

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