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Salute

Giulia-Gibertoni-Fino alla fine del suolo.png21 SETTEMBRE 2017 - "A quasi tre mesi dal concerto di Vasco Rossi a Modena non è ancora possibile capire quale sia la cifra esatta spesa dalla sanità regionale per sobbarcarsi la spesa sanitaria dell'evento. Su quest'argomento persiste ancora la confusione più totale, con un balletto di cifre a dir poco paradossale che nemmeno l'assessore Venturi oggi in Commissione è riuscito a risolvere. L'unica certezza è che, per dei costi che dovevano essere totalmente a carico degli organizzatori del concerto, si siano spesi invece più di 270mila euro di soldi pubblici". È questo il commento di Giulia Gibertoni dopo che questa mattina la Giunta, con l'assessore regionale alla Sanità Sergio Venturi, ha risposto in Commissione alla sua interrogazione riguardo ai costi sanitari a carico delle casse regionali riguardo al concerto di Vasco Rossi che si è tenuto a Modena lo scorso 1^ luglio.


"Leggendo una delibera firmata dal direttore generale Annichiarico lo scorso 25 luglio, avevamo scoperto che il Piano sanitario per Modena Park era costato quasi 500mila euro, dei quali solo una minima parte a carico degli organizzatori, ovvero 65mila euro. Tutto il resto era stato messo a bilancio sia dell'Azienda USL che del Policlinico - spiega Giulia Gibertoni - Oggi dalle parole dell'assessore Venturi abbiamo appreso che la cifra contenuta nella delibera di luglio era sballata visto che i costi complessivi del Piano si sono attestati a quota 336.871,84 euro così ripartiti: 182.213,74 a carico dell'AUSL, 89.655,10 per il Policlinico, 65mila per gli organizzatori del concerto. Cifre che però non contribuiscono a dissipare i nostri dubbi visto che non si capisce non solo come sia possibile che il Policlinico abbia in un primo momento previsto una spesa di 243mila euro ma soprattutto come abbia fatto l'AUSL a mettere nero su bianco in una delibera redatta a quasi un mese dalla fine del concerto una cifra a consuntivo, e poi affermare di averne spesa un'altra (182mila invece che 247mila). L'unica cifra che non è cambiata è quella a carico degli organizzatori del concerto, che a nostro avviso avrebbero dovuto sobbarcarsi l'intero costo del Piano sanitario, e che invece hanno pagato solo 65mila euro, il 23% del totale, a fronte di oltre 12 milioni di ricavi.  In questo modo le casse della sanità regionale, che dovrebbero servire a garantire l'assistenza e la cura dei cittadini, hanno dovuto far fronte a un evento che, seppur molto importante, resta pur sempre privato e molto redditizio per i suoi organizzatori".


"In più - conclude Giulia Gibertoni - non capiamo perché a ormai tre mesi dalla fine del concerto la Regione non abbia la minima idea di quale sia stato il costo sociale scaturito da Modena Park né abbia una analisi dettagliata dei costi complessivi, oltre a quelli del piano sanitario, sostenuti dalla collettività. Un particolare che dalle parole pronunciate dall'assessore Venturi oggi in Commissione sembra non interessare più di tanto la Giunta".


 

smog.jpeg20 SETTEMBRE 2017 - "Ogni anno in Europa muoiono più di 10mila persone a causa delle emissioni di ossido di azoto, sostanza emessa nell'atmosfera soprattutto dai motori diesel. In Italia le vittime dal 2010 in poi sono quasi 3mila all'anno. Visto che la nostra regione è una delle regioni con l'aria più irrespirabile a causa dello smog, vorremmo che la Giunta facesse una stima di quante sono le morti riconducibili a questa causa in Emilia-Romagna".


È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione rivolta alla Giunta dopo le ultime rivelazioni contenute in una recente ricerca del MetNorway, l'Istituto Meteorologico Norvegese, che ha provato a stimare il numero di vittime dovute alle emissioni delle automobili al centro dello scandalo Dieselgate.


"Il numero di decessi contati per l'Italia è molto elevato, risultato drammatico di una politica ambientale totalmente assente - spiega Giulia Gibertoni - Il nostro sospetto è che essendo questa tra le regioni dove si respira l'aria più inquinata d'Italia, dovuta, per quanto riguarda le PM10, quasi esclusivamente alle auto diesel, il numero delle vittime alle nostre latitudini purtroppo sia molto consistente".


Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Giunta di fornire almeno una stima sui decessi avvenuti proprio a causa delle emissioni di ossido di azoto.


"Nonostante i proclami contenuti nel PAIR, l'Emilia-Romagna resta una delle regioni più inquinate d'Italia dove non si è ancora in grado di mettere in campo delle politiche virtuose in grado di limitare lo smog - aggiunge Giulia Gibertoni - Gli unici strumenti utilizzati sono quelli del blocco del traffico domenicale che non possono di certo essere delle soluzioni strutturali per risolvere questo problema. Nei mesi scorsi proponemmo di prevedere degli incentivi particolari per il rinnovo del parco auto, tra cui l'esenzione totale dal bollo per i veicoli elettrici o ibridi, una misura che avrebbe permesso di eliminare con il tempo le auto più inquinanti. Proposta che però la Giunta - conclude Giulia Gibertoni - rimandò al mittente preferendo puntare su strumenti che fino a questo momento hanno avuto solo il merito di creare la situazione che oggi è sotto gli occhi di tutti".

cannabis terapeutica E-R.jpg19 SETTEMBRE 2017 - Aumentare la disponibilità dei farmaci a base di cannabis terapeutica. È quanto chiede Giulia Gibertoni con una interrogazione indirizzata alla Giunta regionale dopo che, soprattutto a Modena, medici e pazienti hanno sollevato il caso della difficoltà nel poter reperire i farmaci utilizzati per la riduzione del dolore di importanti e gravi patologie.

"Nonostante la cannabis terapeutica sia diventate legale più di 4 anni fa e l'Emilia-Romagna l'abbia regolamentata con una legge che ne regolamenta l'utilizzo, le difficoltà che ancora oggi i pazienti devono affrontare per poter utilizzarla sono enormi - spiega Giulia Gibertoni - I canali di approvvigionamento determinati dalla Regione e dal Ministero non sono sufficienti a garantire il fabbisogno scaturente dalle prescrizioni effettuate sul territorio regionale, circostanza che obbliga i pazienti a lunghe attese e ricerche, in particolare sul territorio della provincia di Modena. Circostanza che dovrebbe spingere la Regione ad intervenire".

Per questo nella sua interrogazione Giulia Gibertoni, oltre a chiedere alla Giunta di fornire il numero dei pazienti che attualmente utilizzano i farmaci a base di cannabis terapeutica e il numero delle prescrizioni, invita la Regione a trovare al più presto una soluzione in accordo con il Ministero della Salute.

"Se la domanda è più ampia dell'offerta l'unica soluzione è quella di aumentare le disponibilità dei farmaci, altrimenti i pazienti che avevano visto in questa strumento la possibilità di alleviare le proprie sofferenze saranno costrette a tempi di attesa infinite ed inutili. Inoltre se questa strada dovesse essere non praticabile - conclude Giulia Gibertoni - l'Emilia-Romagna pensi ad una soluzione alternativa come quella di avviare una produzione in ambito regionale di questo tipo di farmaci così come ha annunciato poco tempo fa la Puglia".

Raffaella-Sensoli-AMR.jpg15 SETTEMBRE 2017 - "La legge che impone l'obbligatorietà dei vaccini per frequentare la scuola fa acqua da tutte le parti. Per questo crediamo che sia necessario che la Regione sollevi il dubbio di costituzionalità davanti alla Corte Costituzionale". È questa la richiesta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa e che chiede alla Giunta di promuovere la questione di legittimità costituzionale sulla legge di conversione del decreto legge n.73 del 2017 riguardo alle "Disposizioni urgenti in materia di prevenzione vaccinale".


"Come abbiamo avuto modo di sottolineare in più di un'occasione, nonostante i tentativi di ribaltare la realtà da parte del PD, nessuno di noi ha mai messo in dubbio l'utilità dei vaccini e l'importanza di una corretta profilassi - spiega Raffaella Sensoli - Riteniamo però che l'iter che ha portato, prima all'approvazione di questo decreto e poi alla legge, sia stato caratterizzato da un approccio tutt'altro che scientifico, abbassando il diritto alla salute dei bambini e quello alla loro istruzione alla stregua di un puro calcolo elettorale".


Diversi i punti critici individuati nella risoluzione presentata dalla capogruppo del MoVimento 5 Stelle: in primo luogo il conflitto di competenze tra Parlamento e Regioni con il Governo, l'assenza di una reale "urgenza" per la conversione del decreto in legge, il pericolo che l'individuazione di ben 10 vaccinazioni obbligatorie possa ledere il diritto alla salute sancito dall'articolo 32 della Costituzione, ed infine la parità di accesso ai servizi educativi. "Quello che sta succedendo in Emilia-Romagna, come nel resto d'Italia in questi giorni, è la conferma che questa legge sta generando solo caos informativo e timori nelle famiglie - conclude Raffaella Sensoli - Come abbiamo sempre sostenuto, anche quando la Regione decise di intraprendere la strada dell'obbligo vaccinale per i nidi d'infanzia, la strada da seguire doveva essere quella di una corretta informazione e che quella della coercizione non era di certo il metodo più giusto da attuare in una situazione sicuramente al limite ma non tale da giustificare un provvedimento così stringente. Anche perché, come dimostrano i dati forniti nei giorni scorsi proprio dalla Giunta, in Emilia-Romagna le vaccinazioni contro difterite, tetano, polio ed epatite B sono aumentate di oltre un punto percentuale, mentre quelle anti morbillo di ben tre punti".

farmacia-ER.jpg14 SETTEMBRE 2017 - Puntare sulla distribuzione diretta e dare attuazione alle proposte elaborate dalla Conferenza delle Regioni per cercare di ridurre la spesa farmaceutica che, anche in Emilia-Romagna, nel 2016 ha fatto registrare un aumento del 5,5%. È quanto, con una interpellanza, chiede Giulia Gibertoni che sollecita la Giunta a dare attuazione a dei provvedimenti che abbiano come obiettivo comune quello di mettere un freno alla spesa farmaceutica come rilevato recentemente anche dalla Corte dei conti.


"Poche strutture ospedaliere pubbliche rendono operativo il contenuto della legge 405 del 2001, secondo cui le Regioni, possono disporre della distribuzione diretta dei farmaci, limitatamente al primo ciclo terapeutico completo per il periodo immediatamente successivo alla dimissione dal ricovero ospedaliero o alla visita specialistica ambulatoriale - spiega Giulia Gibertoni - Infatti la prassi dimostra che il paziente, successivamente alla sua dimissione dall'ospedale con la prescrizione di una terapia, debba assumersi l'onere di recarsi dal medico di famiglia per la prescrizione dei singoli farmaci, i quali vengono così acquistati dalla farmacia convenzionata. In questo modo l'AUSL è obbligata a rimborsare un costo rilevante al convenzionato quando, invece, con l'acquisto degli stessi farmaci per il tramite della farmacia ospedaliera, si potrebbe usufruire di un rilevante sconto e risparmiare così risorse economiche pubbliche".


Un sistema che secondo l'interpellanza presentata da Giulia Gibertoni potrebbe essere migliorato anche tenendo conto di quanto stabilito dalla Conferenza delle Regioni che nel 2016 individuò anche un sistema ad hoc anche per cercare di limitare e controllare l'aumento del prezzo dei farmaci, anche attraverso delle procedure selettive ad evidenza pubblica. "Crediamo che la Regione debba dare concreta attuazione alla normativa vigente, anche mediante l'adozione di opportuni provvedimenti finalizzati a garantire il ricorso alla distribuzione diretta dei farmaci - conclude Giulia Gibertoni - oltre a valutare l'opportunità di emanare ulteriori provvedimenti che garantiscano, anche mediante l'uso di tecnologie innovative, la tracciabilità della distribuzione". Nell'interpellanza, inoltre si chiede alla Giunta di sollecitare il Governo nazionale, a fronte del confronto avuto nel 2016 al Tavolo sulla governance farmaceutica, a prendere atto delle proposte elaborate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome e a procedere conseguentemente al recepimento di queste proposte mediante le opportune modifiche normative.

farmacista-er.jpeg12 SETTEMBRE 2017 - "Il MoVimento 5 Stelle non è contrario alla distribuzione nelle farmacie, cosa che non abbiamo mai detto. Il punto è che noi pensiamo che debba esistere anche quella diretta".


È questa la replica di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, alle affermazioni pronunciate dal presidente di Federfarma Emilia-Romagna riguardo al nuovo sistema di distribuzione diretta dei farmaci ospedalieri ai pazienti a Forlì e Cesena.


"Federfarma rivendica la bontà della sua azione di lobby per dare utili ai suoi iscritti (farmacisti), come è giusto che sia - spiega Raffaella Sensoli - Noi non siamo contrari alla distribuzione nelle farmacie, ma riteniamo che debba esistere anche quella diretta. Nella nostra interrogazione sul caso di Forlì-Cesena abbiamo preso spunto da una segnalazione della Corte dei conti sul livello della spesa farmaceutica. Osservazioni che di certo non possono essere accusate di essere di parte. Adesso aspettiamo la risposta che dovrà fornirci la Regione e poi manifesteremo il nostro apprezzamento o la nostra critica. Entrare nel merito delle questioni per capirne la bontà o la mala gestione da parte della Regione è il nostro compito. Compito delle istituzioni è tutelare il cittadino, così come è compito di Federfarma difendere la propria categoria commerciale. Con questo non vogliamo dire che esistono vie di mezzo dove si può tutelare l'interesse del cittadino e dell'imprenditoria, anche in campo farmaceutico - conclude Raffaella Sensoli - ma lavoriamo perché ciò avvenga".

Cona ospedale.jpg11 SETTEMBRE 2017 - "I tempi di attesa per poter effettuare la densitometria ossea all'ospedale di Ferrara sono inaccettabili. Un problema che tra l'altro va avanti ormai da moltissimi anni ma che l'AUSL continua puntualmente ad ignorare".

Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione sull'ennesima segnalazione che riguarda i tempi di attesa molto lunghi per poter svolgere l'esame della densitometria ossea (l'esame che misura la massa ossea per la diagnosi di osteoporosi).

"Nonostante l'esame sia regolarmente prescritto e dunque necessario da avviso del Medico prescrittore che ha necessità dell'esame per definire una diagnosi o cura, e sia previsto anche all'interno dei nuovi LEA approvati lo scorso gennaio, quest'esame continua ad essere una autentica odissea per chi deve effettuarlo - spiega Raffaella Sensoli - con i cittadini sempre più costretti a rivolgersi all'attività libero professionale a pagamento, così come conferma l'ultima segnalazione che arriva da Ferrara e che vede la chiusura dell'agende delle prenotazioni fino al 2019. A nostro avviso si tratta di una situazione inaccettabile sulla quale è necessario fare al più presto chiarezza".

Ecco perché nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede la Giunta ad invitare l'AUSL di Ferrara, e in particolare l'ospedale di Cona, ad accettare le prenotazioni per l'esame in oggetto, nel rispetto della tempistica prevista dalla regolamentazione nazionale e regionale in materia.

"La disponibilità immediata a svolgere l'esame se si sceglie la libera professione è sintomo che qualcosa non sta funzionando - conclude Raffaella Sensoli - ed il fatto che questo problema si protrae da quasi un decennio significa che non c'è mai stata la volontà da parte dell'AUSL di risolverlo. Per questo chiediamo alla Giunta di intervenire al più presto".

Raffaella Sensoli - conf stampa autismo.jpg8 SETTEMBRE 2017 - "Sulla comunicazione riguardo all'obbligo vaccinale per iscriversi a scuola ci troviamo ancora in una situazione di caos più totale nonostante manchi appena una settimana all'inizio dell'anno scolastico. La stragrande maggioranza delle famiglie non ha ancora ricevuto l'annunciata autocertificazione dalle ASL mentre la possibilità, annunciata da Regione e Ufficio scolastico regionale, che le aziende sanitarie possano comunicare direttamente ai Comuni e ai gestori dei servizi educativi lo stato vaccinale dei bambini, è stata di fatto sconfessata da una recente decisione del Garante per la privacy. A questo punto chiediamo che la Regione sospenda queste procedure e le faccia valutare proprio dal Garante". È questa la richiesta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione indirizzata alla Giunta e che cerca di riportare un po' di ordine nel caos in cui sono piombate migliaia di famiglie emiliano-romagnole alle prese in questi giorni con la comunicazione delle certificazioni dell'obbligo vaccinale per poter iscrivere i loro figli ai nidi, materne e scuole dell'infanzia.


"Le lettere che l'ASL doveva inviare alle famiglie entro il 10 settembre in moltissimi casi non sono mai arrivate obbligando così i genitori a produrre in fretta e furia delle autocertificazioni - spiega Raffaella Sensoli - In più le procedure che erano state individuate dalla Regione e dall'Ufficio scolastico regionale sono state di fatto sconfessate da una recente decisione del Garante della privacy che riguarda la Toscana che ha negato la possibilità alla Regione stessa di far inviare l'elenco dei bambini vaccinati e non vaccinati dalle ASL alle scuole in modo che gli istituti potessero prendere provvedimenti di espulsione o multe". Una possibilità prevista anche in Emilia-Romagna e sancita proprio nel vademecum inviato alle scuole lo scorso 25 agosto dove si specificava che per quanto riguarda i bambini iscritti ai nidi "le Aziende Usl sono già in possesso degli elenchi dei bambini iscritti e comunicheranno lo stato vaccinale direttamente ai Comuni/Gestori dei servizi educativi". "Un metodo che sembra essere in netto contrasto con quanto recentemente sancito dal Garante e che per questo andrebbe immediatamente verificato - conclude Raffaella Sensoli - Per questo chiediamo che si sospenda questa procedura e che si invii tutta la regolamentazione al Garante per una verifica attenta e rispettosa della privacy dei bambini e delle loro famiglie".

fonderie-Modena.jpg7 SETTEMBRE 2017 - "Come dimostra il caso delle Fonderie di Modena crediamo che sia arrivato il momento che la Regione si doti di un apposito regolamento che disciplini le emissioni odorigene sul territorio. Non è possibile che ad oggi non ci sia una regolamentazione precisa in materia e che gli interventi vengano fatti solo dopo l'interessamento dei cittadini esasperati per i disagi subiti dalla convivenza con i cattivi odori".

È questa la proposta di Giulia Gibertoni contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa e che punta i riflettori sui disagi denunciati dai cittadini costretti a convivere con i "cattivi odori" sprigionati da impianti industriali dislocati sul nostro territorio.

"Le attuali norme non prevedono valori di riferimento o limiti per le emissioni odorigene, né tantomeno soglie in base alle quali poter definire significativa o meno una problematica legata appunto agli odori - spiega Giulia Gibertoni - Questa mancanza è stata una delle ragioni che ha amplificato ancor di più i disagi denunciati dai cittadini costretti a vivere in zone interessate da questi fenomeni. Uno dei casi più eclatanti è certamente quello delle Fonderie di Modena dove solo recentemente è stato messo a punto un piano per l'abbattimento degli odori e delle sostanze maggiormente inquinanti. La Regione Emilia-Romagna non ha attualmente una specifica regolamentazione in materia mentre queste esistono in altre regioni quali ad esempio in Lombardia, Puglia e Friuli Venezia Giulia, dove tutte si caratterizzano per il coinvolgimento attivo del pubblico interessato, valorizzando la partecipazione dei cittadini".

Ecco perché nella sua risoluzione Giulia Gibertoni chiede alla Giunta di valutare l'adozione di "un apposito regolamento che disciplini le emissioni nel territorio emiliano-romagnolo e che preveda delle linee-guida operative per la caratterizzazione delle emissioni odorigene, per il loro confinamento, sistemi di depurazione, oltre a linee-guida operative per lo svolgimento di una strategia di valutazione della percezione del disturbo olfattivo da parte della popolazione residente, mettendo in primo piano il cittadino e il suo benessere".

farmacie-e-farmaci-ER.jpg5 SETTEMBRE 2017 - "La sospensione della distribuzione diretta di alcuni farmaci nelle strutture ospedaliere di Forlì-Cesena rischia di aumentare ancor di più la nostra spesa farmaceutica sulla quale anche la Corte dei Conti recentemente ha sollevato più di una perplessità. Per questo crediamo che la Giunta debba fare marcia indietro e puntare con decisione sulla distribuzione diretta".

È questa la richiesta di Raffaella Sensoli ed Andrea Bertani, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, che hanno presentato una interrogazione sulla modifica al sistema di distribuzione di alcuni medicinali disponibili non più nelle farmacie ospedaliere ma solo in quelle "normali".

"La distribuzione diretta dei farmaci ai pazienti entro i 30 giorni dalla dimissione ospedaliera potrebbe essere una soluzione semplice, seppure non esaustiva, funzionale a ridurre il costo dei farmaci fino ad oltre il 50% del loro costo - spiega Raffaella Sensoli - riuscendo così anche a mettere un freno a quella spesa che la Corte dei Conti ha evidenziato in costante aumento anche nello scorso anno. Per questo non capiamo perché invece che incentivare la distribuzione diretta la Regione, con l'accordo siglato a Forlì-Cesena, vada nella direzione opposta".

Secondo quanto riportano in questi giorni con questa variazione la Regione avrà una maggiore spesa di 5,6 milioni di euro di cui solo 600 mila euro solo a vantaggio delle farmacie rurali, che effettivamente hanno necessità di sostegno. Proprio per questo motivo la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla giunta di potenziare la distribuzione diretta dei farmaci ai pazienti visti i vantaggi economici che ne derivano, in particolar modo entro i 30 giorni dalla dimissione ospedaliera e per i malati cronici, evitando di affidarsi in via esclusiva alla cosiddetta distribuzione "cessione in nome e per conto" dei farmaci ad opera delle farmacie pubbliche e private convenzionate.

"Una situazione che ha creato anche sconcerto tra medici di base e pazienti - conclude Andrea Bertani - che a fatica in questi anni hanno dovuto abituarsi a questa modalità a volte più difficoltosa ma che comporta risparmi. E ora si ritrovano a cambiare di nuovo abitudini, chiedendosi che senso avessero gli sforzi a loro richiesti".

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