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Salute

Bona-PrendiLeDistanze 2.jpg24 MAGGIO 2017 - Giovedì 25 maggio la Conferenza Stato-Regioni deciderà sulle nuove norme per contrastare il gioco d'azzardo. La proposta del Governo è quella di permettere l'apertura di nuove sale scommesse a 150 metri da scuole, parchi, case di riposo. Il M5S In Emilia-Romagna è riuscito a far approvare una delibera che vieta le slot nel raggio di 500 metri da questi luoghi sensibili. Purtroppo però da più di 7 mesi siamo in attesa che la Regione emani un regolamento attuativo per rendere operativa questa legge. Basta perdere tempo. Non c'è più tempo.


Per questo chiediamo al presidente Bonaccini di rendere effettiva la nostra legge e, soprattutto, di difendere quanto fatto in Emilia-Romagna contro il gioco d'azzardo. E per questo gli chiediamo di prendere le distanze dalle proposte del Governo.


MANDA ANCHE TU UNA MAIL al presidente Bonaccini (segreteriapresidente@regione.emilia-romagna.it) inserendo questo testo:


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Oggetto: "Azzardopatia: Presidente prendi le distanze!"

Gentile Presidente,
nello scorso ottobre la Regione Emilia-Romagna ha introdotto il divieto di installazione di slot machine a meno di 500 metri da scuole, ospedali, chiese. Da allora però la sua Giunta non ha ancora emanato il regolamento attuativo necessario per dare attuazione a questa norma.
Nel frattempo in Conferenza-Stato Regioni, di cui lei è Presidente, sta per approvare una proposta che di fatto sconfessa quanto fatto dall'Emilia-Romagna, in tema di distanze ed individuazione dei luoghi sensibili.
Per questo le chiedo di opporsi pubblicamente a questa proposta e di difendere la norma approvata dalla nostra Regione emanando finalmente il regolamento attuativo necessario.

Presidente, #PrendiLeDistanze. Liberiamoci dalle slot.

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disabili5.jpg23 MAGGIO 2017 - "La legge sul 'Dopo di noi' approvata dal Parlamento e il piano regionale che il PD vuole attuare in Emilia-Romagna concederanno solo le briciole a poche persone che aspettano da troppo tempo un livello di assistenza dignitoso. Una colossale presa in giro verso centinaia di famiglie solo nella nostra regione".

È questo il commento di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo allo stanziamento dei fondi regionali previsti dalla legge sul "Dopo di Noi" relativa all'assistenza alle persone disabili presentato questa mattina in Commissione Sanità. "In Emilia-Romagna per il 2017 arriveranno circa 9 milioni di euro che in base al numero dei residenti, e non in base alla numero di persone con disabilità presenti - spiega Raffaella Sensoli - Se si pensa però che oltre il 40% dei fondi elargiti dallo Stato finirà nelle casse di assicurazioni e fondazioni, alle famiglie che hanno a carico un disabile arriveranno davvero solo le briciole: si tratta di 400 euro ogni anno, 33 euro al mese, ovvero circa un 1 euro in più al giorno se spalmate sugli eventi diritto. Soldi che non aggiungeranno e non toglieranno nulla a quanto fatto fino ad esso. Una colossale presa in giro che non fa altro che creare un sistema di welfare dove man mano l'offerta di servizi pubblici viene indebolita e svenduta ai privati".

Per questo la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle aveva presentato in Commissione una risoluzione (bocciata però dalla maggioranza) per chiedere che la Giunta si impegnasse, all'interno nelle sedi di confronto con il Governo, a chiedere una revisione della nuova legge, eliminando quelle discriminazioni che anche le famiglie e le associazioni che si battono per la difesa dei diritti delle persone con disabilità chiedono da tempo di attuare. "Quello che adesso chiediamo è che quei 9 milioni destinati all'Emilia-Romagna siano realmente aggiuntivi rispetto al Fondo Regionale per la non autosufficienza e redistribuiti sul territorio in base alle esigenze delle famiglie con disabili - conclude Raffaella Sensoli - Diversamente creeremmo un ulteriore danno a chi da tempo aspettava un aiuto concreto per l'assistenza ai disabili e che invece, dopo tanto clamore, vedrà materializzarsi l'ennesima beffa".

pfas.jpg22 MAGGIO 2017 - "Mentre in Veneto l'allarme legato all'utilizzo dei PFAS ha obbligato le istituzioni a prendere dei provvedimenti urgenti, in Emilia-Romagna regna ancora l'assoluto silenzio. Tutto ciò nonostante ci sia un'azienda a Podenzano che per anni ha esposto i cittadini che abitavano nelle vicinanze a rischi molto pesanti". Silvia Piccinini e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, hanno presentato una interrogazione riguardo all'utilizzo delle sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) usate per l'impermeabilizzazione di oggetti come le pentole o tessuti vari. Sostanze molto pericolose a causa della contaminazione ambientale prodotta negli anni proprio a causa della loro stabilità termica e chimica ed in generale della loro elevata persistenza, che le rendono resistenti ai processi di degradazione esistenti in natura e anche negli organismi viventi, compreso l'uomo, dove risultano essere tossici con sospetta cancerogenicità (lista 2 dello IARC).

"In provincia di Piacenza, a Podenzano, da anni opera la River Spa che ha utilizzato il teflon per la produzione di pentole - spiegano Gianluca Sassi e Silvia Piccinini - Produzione che ha esposto sia i lavoratori dell'azienda che gli abitanti della zona a dei rischi che non sono mai stati realmente approfonditi da parte delle autorità. Adesso, sulla scia di quanto per esempio si sta facendo in Veneto dove il problema dell'esposizione ai PFSA è riconosciuto e affrontato, chiediamo alla Regione di fare finalmente chiarezza anche su quanto successo a Podenzano".

Ecco perché nella loro interrogazione i due consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Giunta di chiarire quali siano i livelli di controllo effettuati da ARPAE riguardo allo stabilimento della River, di conoscere nel dettaglio gli esiti degli approfondimenti effettuati durante gli ultimi anni, ma soprattutto di effettuare un nuovo screening ambientale e un'indagine epidemiologica sulla popolazione residente. "Crediamo sia necessario, anche alla luce di quanto fatto dal Veneto, avviare anche dei piani specifici di monitoraggio e ricerca - concludono Piccinini e Sassi - per capire effettivamente quali sono stati gli effetti dell'esposizione alle sostanze pericolose".

Incendio-Raibano.png22 MAGGIO 2017 - "I controlli dopo l'incendio dello scorso anno nell'area di stoccaggio dell'inceneritore di Raibano sono stati assolutamente insufficienti. Per questo chiediamo che la Regione avvii al più presto, oltre a un monitoraggio continuo dell'area, anche uno studio epidemiologico per acquisire informazioni su eventuali patologie derivanti dalla presenza dell'inceneritore".

È questa la richiesta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta riguardo l'inceneritore Raibano a Coriano di Rimini e in particolare sull'incendio che si verificò nell'impianto di stoccaggio dei rifiuti nella notte tra il 3 e il 4 settembre del 2016. "Quella notte il rogo provocò una densa nube di fumo nero che provocò diversi malesseri alle persone che abitano nelle vicinanze dell'inceneritore - spiega Raffaella Sensoli - Una situazione molto critica contro cui la Regione non ha messo in campo i dovuti accertamenti visto che gli accertamenti di laboratorio effettuati nei giorni successivi all'incendio sono stati assolutamente insufficienti".

Nella sua interrogazione Raffaella Sensoli specifica che le analisi hanno riguardato solo 7 campioni (5 prelevati nei giorni successivi all'incendio e soltanto 2 dopo un mese e mezzo) e hanno riguardato zone scelte non attraverso una metodologia scientifica, ovvero in base alle indicazioni dei venti di ARPAE, ma grazie ad indicazioni verbali assunte da abitanti della zona. "Visto che, come specificato anche dagli stessi risultati delle analisi, l'inceneritore di Raibano emette costantemente nell'atmosfera sostanza pericolose come le diossine, metalli pesanti e idrocarburi, la Regione deve al più presto avviare un monitoraggio continuo delle colture presenti nell'area interessata dall'impianto - aggiunge Raffella Sensoli - cercando anche di aumentare il numero di prelievi e di campionamenti. In più crediamo sia doveroso, alla luce dell'incendio dello scorso anno e dei successivi controlli carenti, dare alla popolazione tutte le rassicurazioni del caso avviando anche uno studio epidemiologico su eventuali patologie che potrebbero essersi venute a creare o che potrebbero sorgere nel breve e nel lungo periodo. La superficialità con cui sono stati effettuati i controlli dopo il rogo - conclude Raffaella Sensoli - è un fatto molto grave a cui si deve necessariamente porre rimedio".

Ospedale-Cona.jpg12 MAGGIO 2017 - Un punto di primo intervento all'interno dell'ex Pronto soccorso di corso Giovecca. È questa la proposta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo le criticità registrate negli ultimi mesi dal PS di Cona e contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta. "La decisione di trasferire il PS da corso Giovacca a Cona avrebbe dovuto consentire di portare un miglioramento consistente del servizio verso i cittadini - spiega Raffaella Sensoli - Purtroppo però i fatti hanno dimostrato che quella scelta, avvenuta nel 2012, fu piuttosto infelice visto che da mesi si discute sul corretto assetto del Pronto soccorso e soprattutto sembra che l'Azienda ospedaliera voglia correre ai ripari ampliando la dotazione di medici per far fronte ad una situazione che è andata costantemente peggiorando nel corso degli anni. A questo punto crediamo che una soluzione possibile potrebbe essere quella di creare un punto di primo Intervento all'interno proprio dei locali dell'ex Sant'Anna In questo modo si potrebbero dirottare i codici di gravità medio-basse (quelli bianchi e verdi), andando così a ridurre notevolmente il carico sul Pronto Soccorso di Cona e rendendo meno vincolato lo stazionamento dell'unica automedica ubicata nel Comune di Ferrara".


Per questo nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di prendere in considerazione questa proposta assieme a quella di accogliere una specifica petizione, che in questi giorni sta raccogliendo molte adesioni, che chiede proprio di aprire nei locali dell'ex Sant'Anna un punto di primo intervento rivolto soprattutto ad accogliere bambini ed anziani. "Crediamo che la nostra sia una proposta di assoluto buon senso e che soprattutto vada a soddisfare quella che è la richiesta dei cittadini. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - ci aspettiamo che la Giunta ci dia delle risposte concrete nel giro di poco tempo".

scandalo-sanità-Parma.jpg9 MAGGIO 2017 - L'indagine della Procura di Parma è la dimostrazione di come i controlli messi in campo dalla Regione per prevenire corruzione ed illeciti siano sostanzialmente nulli oltre che inefficaci. Per questo crediamo che alla luce di questo ennesimo scandalo che riguarda il nostro sistema sanitario sia necessario avviare al più presto una commissione d'indagine amministrativa, che serva anche da supporto alle indagini della magistratura. Stare alla finestra ad aspettare, come ha dichiarato l'assessore Venturi, non serve a niente".

È questa la richiesta dei consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle, in seguito all'inchiesta condotta dalla Procura di Parma su presunte mazzette riguardo al business delle cure palliative e delle terapie del dolore e che hanno portato all'arresto del professor Fanelli al centro, secondo l'accusa, di "un vasto sistema di corruzione e riciclaggio che coinvolge aziende farmaceutiche italiane ed estere.

"Questi episodi dimostrano come corruzione e appalti siano la vera criticità del sistema sanitario pubblico regionale - spiegano i consiglieri - Non sono di certo la retribuzione dei dipendenti, come periodicamente si tenda di far credere all'opinione pubblica e come dimostrano il blocco del turnover degli ultimi anni e le mancate assunzioni, nonostante i proclami giornalieri del Presidente della Giunta regionale. Se fossero confermate le accuse rivolte agli indagati, saremmo di fronte ad una vicenda che dimostrerebbe che il sistema dei controlli interni e regionali non sono tali da prevenire i fenomeni corruttivi e la mala gestione delle strutture sanitarie pubbliche della nostra regione. Per questo crediamo che sia arrivato il momento di trovare al più presto degli anticorpi".

Per questo il M5S chiede alla Giunta di dare il via a una commissione d'indagine amministrativa che serva anche da supporto alle indagini della magistratura, per individuare tutte le sperimentazioni effettuate senza chiedere il parere al Comitato etico dell'Azienda ospedaliera di Parma, oltre che avviare da subito una seria valutazione degli organi di vertice della struttura al fine di valutare una loro rimozione per mancato controllo e ristabilire al più presto un clima di fiducia e serenità.

"Restare a guardare e aspettare. così come ha dichiarato l'assessore Venturi non è più possibile - concludono - Quello di Parma non è che l'ultimo di una serie di scandali che stanno riguardando il nostro sistema sanitario regionale. La Giunta cominci a predisporre un sistema, così come il MoVimento 5 Stelle ha sempre richiesto, che vieti ai vertici delle strutture sanitarie di creare feudi di potere per decenni. Bonaccini e Venturi la smettano di far finta di non vedere. Anche i nostri parlamentari a Roma stanno seguendo da vicino questo caso e presenteranno una interrogazione urgente al Ministero. Assieme a loro ribadiamo la richiesta di una totale indipendenza di chi si occupa della fase di sperimentazione e dei comitati etici rispetto ai soggetti finanziatori della sperimentazione stessa.

infermieri-corsia.jpg8 MAGGIO 2017 - Nel 2016 all'ASL non sono bastati oltre 7 milioni di euro per pagare gli straordinari maturati nell'anno precedente; nel 2017 le quasi 200.000 ore di straordinario fatte nel 2016 non sono state ancora regolarmente pagate. Nonostante questi numeri esorbitanti, sono state effettuate appena 18 assunzioni tra profili tecnici, infermieri e altri profili sanitari a fronte della necessità di almeno 110 operatori. Giulia Gibertoni ha presentato una interrogazione alla Giunta sulla situazione dell'ASL di Modena e in particolare sul blocco dei pagamenti degli straordinari per il personale sanitario per quel che riguarda il 2016.


"Solo l'anno scorso il personale dei 7 distretti territoriali e dei 5 ospedali della provincia ha accumulato la bellezza di 197mila ore di straordinario - spiega Giulia Gibertoni - Ore che il personale sanitario si aspettava venissero saldate ad aprile di quest'anno. Invece, con una decisione unilaterale, l'ASL ha deciso di sospendere la quasi totalità del pagamento degli straordinari limitandolo solo al 18% delle ore richieste per ogni singolo lavoratore e lasciando in sospeso il restante 82%. Si tratta di una decisione grave visto che non si tratta di richieste pretestuose ma che corrispondono ad effettive esigenze di servizio ed in quanto tali sono state di volta per volta e preventivamente autorizzate dal responsabile di struttura sanitaria. Senza contare che le 200mila ore di straordinario corrispondono all'assenza di 110 unità prevalentemente infermieristiche. L'estensione dell'orario lavorativo, con la richiesta di ulteriori straordinari, mette in evidenza che lo sforzo di produrre un maggior numero di prestazioni con lo stesso personale in servizio e la necessità di far quadrare i conti creano un inevitabile calo della qualità del servizio, nonostante il sacrificio e la dedizione degli stessi operatori. Una situazione a cui si deve assolutamente far fronte".


Per questo nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Regione di sbloccare al più presto il pagamento degli straordinari maturati dal personale sanitario e, contestualmente, di dar attuazione a nuove assunzioni per garantire l'erogazione di servizi accettabili senza sovraccaricare il personale. "Dove sono finite le assunzioni che Bonaccini diceva di voler fare a fronte di liste d'attesa ancora lunghe soprattutto per i ricoveri e interventi chirurgici e non solo? - conclude Giulia Gibertoni - Questi dati dimostrano come, soprattutto a Modena, il sistema sanitario regionale sia in forte difficoltà e come riesca a garantire in alcune zone servizi adeguati solo grazie ai sacrifici di medici, infermieri e tecnici. Come se non bastasse, fin troppo spesso si vede un utilizzo di fondi per la sanità che sembra volto più a risollevare le sorti dell'edilizia, nonostante la presenza di numerosi immobili o reparti vuoti e inutilizzati che a correggere le criticità più essenziali per personale e pazienti".

aeroporto-bologna_2.jpg3 MAGGIO 2017 - Nonostante il passaggio di convenzione dalla Croce Rossa italiana all'Ausl di Bologna l'aeroporto "Marconi"  resta ancora senza medico. A segnalarlo è Giulia Gibertoni  in un'interrogazione alla Giunta dove si evidenzia che "mentre le linee guida Enac prescrivono la presenza di una figura medica all'interno dell'aeroporto, e anche il buon senso suggerirebbe di proporla per tutte le prestazioni assistenziali di emergenza, non c'è stato nessun investimento economico, né un aumento di professionalità all'interno dello scalo aeroportuale bolognese".


"Così le automediche cittadine, già insufficienti a garantire il volume di chiamate di soccorso generate da Bologna e comuni limitrofi - aggiunge Giulia Gibertoni - non riescono a raggere alle richieste di supporto di mezzo medicalizzato avanzato". Per questo oltre a chiedere "che fine abbia fatto il denaro destinato alla retribuzione del personale medico in Aeroporto", Giulia Gibertoni chiede anche di far luce sul "subappalto dell'Ausl alla Croce Rossa di Bologna (CRI) per la gestione di mezzi e personale dello scalo aeroportuale" ricordando anche che "l'attuale Presidente della CRI di Bologna è contemporaneamente dirigente di primo livello dell'Ausl di Bologna". "Vogliamo capire quali sono i compensi da Ausl a CRI per la gestione del Pronto Soccorso Aeroportuale - conclude Giulia Gibertoni - e se non si ci siano state anomalie o criticità in questo subappalto automatico".

caregiver.jpg28 APRILE 2017 - Più tutele per il caregiver familiare. È quanto chiede Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha presentato una interrogazione e una risoluzione per chiedere alla Giunta un impegno concreto per aumentare il sostegno verso chi presta assistenza in modo gratuito a un congiunto non autosufficiente a causa di una grave disabilità.


"L'Emilia-Romagna è stata la prima in Italia ad avere adottato una legge che riconosce questa figura ma che per mancanza di competenze non gli attribuisce diritti sostanziali - spiega Raffaella Sensoli - Gli unici obbiettivi sono quelli di una maggiore informazione sui bisogni assistenziali e di cura, sui servizi di relativo supporto e sulla possibilità di usufruire di adeguati percorsi di formazione. Tutti obiettivi condivisibili e meritori, ma che non aiutano sostanzialmente i Caregiver e più in generale le famiglie in sofferenza. In questo modo si lasciano a loro prestazioni anche di elevata professionalità sanitaria senza garantire coperture assicurative e previdenziali, né riposo notturno. I caregiver familiari, per la maggioranza donne, assistono in media 7 ore al giorno i propri familiari con invalidità, trovandosi così costretti in molti casi ad abbandonare il lavoro senza alcun aiuto previdenziale ed economico, ed in barba alle pari opportunità.  Riteniamo che sia giunto il momento, anche in Emilia Romagna, di discutere non solo di caregiver familiari, ma anche di progetto di vita indipendente, già illustrato da linee guida nazionali, richiesto da numerose famiglie della nostra Regione e per il quale stiamo lavorando ad un progetto di legge, che presenteremo a breve. Tutto ciò in alcuni casi mette in pericolo sia il benessere psico-fisico del familiare che la salute e la stessa sopravvivenza della persona non autosufficiente o con disabilità grave".


Per questo nella sua risoluzione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede se non ritenga opportuno agire in tutte le sedi più opportune, compresa la conferenza Stato Regioni, affinché vengano disposte "tutele previdenziali e assicurative a carico dello Stato a favore del caregiver familiare, assieme a forme di sostegno economico più incisive".

medici-fumatori-ospedale-Bologna.jpg18 APRILE 2017 - Un'indagine amministrativa interna per accertare il rispetto del divieto di fumo all'interno dell'ospedale Maggiore di Bologna dopo il servizio di Striscia la Notizia. È quanto chiede Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, all'interno di una interrogazione presentata alla Giunta dopo le immagini mandate in onda dal tg satirico lo scorso 14 aprile che hanno svelato come il divieto di fumo tra i corridoi dell'ospedale non sia rispettato, soprattutto tra gli operatori sanitari e i medici.


"Le immagini mandate in onda sono molto gravi visto che coinvolgono infermieri e addirittura chirurghi appena usciti dalle sale operatorie - spiega Raffaella Sensoli - Anche noi abbiamo ricevuto delle segnalazioni sul fatto che qualche chirurgo di alto livello sembra che si ostini a fumare in orario di servizio utilizzando tra l'altro sigari maleodoranti. Un particolare reso ancor più grave dal fatto che gli operatori che lavorano negli ospedali svolgono un importante ruolo nella promozione alla salute, sia in quanto raggiungono un'alta percentuale di popolazione, sia in quanto hanno l'opportunità di aiutare i fumatori a smettere di fumare".


Per questo nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta se non ritenga opportuno avviare un'ampia azione specifica sugli operatori sanitari, sia di informazione e di istruzione sui danni da fumo, sulle regole comportamentali e sulle normative da rispettare e da far rispettare, sia sulle metodologie di disassuefazione dal fumo e sulla loro messa in opera. "Sul caso specifico del Maggiore è necessaria l'istituzione al più presto di un'indagine amministrativa urgente proprio per individuare chi abbia violato il divieto di fumo tra i chirurghi" conclude Raffaella Sensoli.

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