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Salute

ospedale-corridoio.jpg15 GIUGNO 2018 - Finisce in Regione il caso delle chiusure estive per alcuni reparti dell'ospedale di Imola disposti dall'AUSL con un piano di depotenziamento annunciato nei giorni scorsi. Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, con una interrogazione chiede alla Giunta di intervenire per fermare una situazione in grado di aumentare a dismisura le difficoltà dei cittadini, costretti ad usufruire di servizi sanitari a singhiozzo, con un tempo limitato e un'assistenza non sempre garantita in un periodo dell'anno, quello estivo, dove di certo le malattie e i problemi legati alla salute non vanno in vacanza.


"La giustificazione del depotenziamento estivo a causa delle ferie del personale, dimostra che ad oggi il personale in servizio non è adeguato, in termini numerici, al fabbisogno assistenziale - spiega Silvia Piccinini - In più appare evidente come le assunzioni tante volte sbandierate dalla stessa amministrazione regionale ritardano ad essere effettuate e che gli impianti burocratici amministrativi messi in atto da chi amministra questa Regione, che sottendono alle procedure di reclutamento, non sono efficienti. Non ci vuole un genio per capire che le chiusure e il depotenziamento delle strutture sanitarie nei periodi estivi originano liste di attese più lunghe e, come se non bastasse, accessi maggiori ai Pronto Soccorso che spesso d'estate vanno in tilt producendo attese interminabili". Ecco perché nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di intervenire chiedendo alla AUSL di fare marcia indietro. "Il depotenziamento deve essere fermato - conclude - I cittadini non possono continuare a pagare, per l'ennesimo anno e l'ennesima estate, l'incapacità organizzativa di chi gestisce la nostra sanità".

Bertani 2.jpg13 GIUGNO 2018 - "Abbiamo richiesto attraverso un'interrogazione indirizzata alla giunta regionale un servizio di guardia medica a Cesenatico soprattutto quando il pediatra di famiglia non è presente (notte, fine settimana) ed evitare, per casi non gravi, l'accesso al pronto soccorso ospedaliero, assicurando, in tal modo, una migliore risposta ai bisogni, mediante consulenza specialistica, visita ambulatoriale o al domicilio, per la gestione delle principali patologie in età pediatrica.

La risposta, che l'AUSL ha dato alla richiesta fatta già in Consiglio Comunale a Cesenatico non tiene conto sia delle esigenze delle famiglie ma soprattutto della professionalità dei medici. Sostenere, come ha fatto l'AUSL, che un servizio del genere non è necessario visto che può essere svolto dai medici di continuità assistenziale non è assolutamente sufficiente. Il medico di continuità assistenziale ha competenze certamente più orientate alla gestione delle patologie in età adulta che di quelle in età pediatrica. In più di certo non dà serenità alle famiglie visto che molto spesso il servizio di assistenza si concretizza, nei fatti, in un contatto telefonico, che non è il migliore dei modi per affrontare un malore di un bambino. Per questo si dovrebbe puntare ad un potenziamento della Continuità assistenziale con un vero e proprio servizio pediatrico sul territorio, assicurando così una migliore risposta ai bisogni e alle aspettative della popolazione.

Chiediamo quindi alla Giunta di Bonaccini di invitare l'AUSL a rivedere la propria posizione e ad integrare il servizio di Continuità assistenziale con un vero servizio pediatrico sul territorio. Inoltre sarebbe opportuno attivare per la stagione balneare in corso, presso il pronto soccorso di Cesenatico, un punto di assistenza pediatrica con la presenza di un medico 24 ore su 24 proprio per poter garantire una risposta alle esigenze di cura pediatrica dei residenti e turisti, considerato il grande afflusso dei mesi estivi, continuando a garantire di servizi di eccellenza per chi sceglie di trascorrere le proprie vacanze qui."

Andrea Bertani

stoccaggio-del-gas.png12 GIUGNO 2018 - "Sullo stoccaggio gas di San Potito e Cotignola si sta portando avanti un esperimento sulla pelle dei cittadini. Per questo la Regione, senza aspettare la procedura di VIA, dovrebbe opporsi decisamente a questo scellerato progetto che rappresenta un rischio concreto per migliaia di cittadini". Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato un'interpellanza sul progetto di stoccaggio gas San Potito e Cotignola portato avanti dalla Edison e che per la sua grande espansione, più di 22 kmq, interessa diversi Comuni della provincia di Ravenna: Lugo, Bagnacavallo, Cotignola, Faenza, Solarolo e Castel Bolognese.

"Il progetto prevede l'esecuzione di prove di iniezione in sovrappressione nei due pozzi al fine di ampliare la capacità di stoccaggio attraverso il superamento della pressione statica di fondo - spiega Andrea Bertani - Una scelta per forzare la capacità del sito di stoccaggio, andando in sovrappressione e iniettando così con un 20% in più della pressione originaria, per poter stoccare comunque una quantità di gas maggiore rispetto a quelle consentite dalla conformazione naturale del sito di stoccaggio. Peccato però che questa manovra assai azzardata avvenga in una zona dove si trovano delle sorgenti sismogenetiche superficiali anche a 2 km di profondità e dove, in base alla letteratura scientifica disponibile, avvenne il disastroso terremoto dell'11 aprile 1688 che ebbe come epicentro proprio Cotignola. Particolare che era stato già segnalato dalla consigliera comunale del MoVimento 5 Stelle di Cotignola, Ilaria Ricci Picciloni che aveva rilevato come fossero totalmente assenti le ricostruzioni tridimensionali del sottosuolo per individuare le faglie attive. Ecco perché nella sua interpellanza il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di attuare il principio di precauzione e quindi di fermare subito il progetto.

"Non si capisce il criterio per cui in un'altra località della Regione Emilia-Romagna, Rivara, si sia scelto di tutelare la popolazione ed il territorio interessati bloccando un progetto di stoccaggio in acquifero profondo ed, invece, nel caso di Cotignola dove ci troviamo di fronte sostanzialmente ad un progetto molto simile, si sia scelto di non utilizzare lo stesso principio di precauzione - aggiunge Andrea Bertani - Il San Potito e Cotignola, così come altri progetti di questo tipo, non tengono conto di come la sismicità indotta dai pompaggi di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo sia un fatto ben acquisito e sperimentato scientificamente. E la cosa più inquietante è che gli studi eseguiti da Edison non hanno affrontato in nessun modo questo problema pur sapendo che nel sottosuolo ci sono faglie attive".

Bonaccini-vaccini.png6 GIUGNO 2018 - Il presidente Bonaccini è ormai da mesi che non perde occasione per prospettare una marcia indietro sull'obbligo vaccinale. Un dietro front che il MoVimento 5 Stelle invoca da tempo anche alla luce dei dati sulla copertura a livello regionale.

A questo punto però crediamo che sia arrivato il momento di passare dalle parole ai fatti. Quindi se Bonaccini non sta facendo ancora una volta campagna elettorale, crediamo che abbia tutte le facoltà per modificare la legge sull'obbligo fin da subito senza aspettare altro tempo. Come sosteniamo da tempo, bisogna puntare su una informazione corretta e consapevole, non sulla coercizione per far comprendere l'importanza del tema dei vaccini.

Raffaella Sensoli

sanità-infermieri.jpg5 GIUGNO 2018 - "L'Emilia-Romagna deve dotarsi al più presto di un Piano regionale delle cronicità realmente efficace. Serve una programmazione seria ai servizi sanitari rafforzandoli ed evitando che le prestazioni relative alle cronicità vengano scaricate sul sociale mettendo in seria difficoltà Comuni e famiglie".

È questa la richiesta di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in un'interrogazione presentata alla Giunta. "Negli ultimi anni l'aumento del numero dei malati cronici sta creando una vera e propria emergenza per i sistemi sanitari - spiega Raffaella Sensoli -  Cardiopatie, cancro, diabete, disturbi mentali, malattie respiratorie, dell'apparato digerente e del sistema osteoarticolare sono ormai tra le cause più diffuse di sofferenza e morte. L'Emilia-Romagna ha sottoscritto l'accordo sul Piano nazionale cronicità con una delibera del 2017 ma con scarsi risultati. Manca una progettazione partecipata, non si riscontra un reale coinvolgimento e la raccolta di contributi degli operatori sanitari, dei distretti delle AUSL, nonché di altri portatori di interesse istituzionali, per la definizione del documento di recepimento, mancano le linee di intervento e i risultati attesi".

Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di attivarsi per apportare le modifiche necessarie nell'interesse dei cittadini. "l Piano della prevenzione regionale non ha recepito quello nazionale, essendo i due documenti non allineati dal punto di vista temporale - conclude Raffaella Sensoli -  Ecco perché serve intervenire con dei programmi di azione regionali e delle linee specifiche di intervento finalizzati all'attuazione e diffusione del Piano in tutte le aziende sanitarie regionali, coinvolgendo direttamente anche le associazioni".

vaccinazione-E-R.jpg2 GIUGNO 2018 - Poca disponibilità al confronto, nessuna risposta alle domande che molto spesso erano state messe nero su bianco e inviate anche per raccomandata, la generica indicazione di rivolgersi a qualche sito internet per risolvere i propri dubbi: sarebbero queste le modalità con cui l'AUSL Romagna sta portando avanti i colloqui informativi con le famiglie dei bambini non ancora in regola con le vaccinazioni e che sono al centro di un'interrogazione in Regione presentata dalla consigliera del MoVimento 5 Stelle Raffaella Sensoli.

"Negli ultimi mesi abbiamo ricevuto moltissime segnalazioni sul modo in cui l'AUSL Romagna esegue i colloqui informativi per assicurare il rispetto dell'obbligo vaccinale. Modalità che definire molto discutibili sarebbe un eufemismo visto il racconto di questi genitori - spiega Raffaella Sensoli - Della tanto decantata disponibilità al confronto e al dialogo, infatti, non sembra esserci traccia. Con il paradosso che a moltissimi viene detto di andare a guardare su internet per avere delle risposte, esattamente quello che chi ha voluto questa legge rimproverava a quei genitori accusati di fidarsi degli inganni della rete". Secondo quanto stabilito da una circolare del Ministero della Salute dello scorso agosto, le procedure da seguire per attuare quello che viene definito "consenso informato" sono chiare e prevedono una serie di colloqui proprio per fornire ai genitori tutte le informazioni possibili.

"Dalle segnalazioni che ci sono arrivate sembra che nulla di tutto questo sia stato fatto dall'AUSL Romagna - aggiunge Raffaella Sensoli - Ci hanno raccontato di colloqui in cui non è stato possibile fare delle domande, degli altri nei quali i genitori sono stati invitati a inviare delle raccomandate a cui nessuno si è mai degnato di rispondere, altri ancora che sono stati rimpallati da un ufficio all'altro in cerca di spiegazioni mai arrivate. Tutti, o quasi, però hanno ricevuto l'indicazione di rivolgersi a qualche sito internet per avere informazioni sulle vaccinazioni. Che poi è esattamente quello che si voleva evitare approvando questa legge".

Alla luce di queste segnalazioni, tutte documentate all'interno dell'interrogazione depositata, la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle ha chiesto alla Regione di verificare la legittimità di queste procedure, richiamando l'AUSL Romagna al rispetto di quanto previsto dalla legge, in particolar modo riguardo al consenso informato. "Bisogna che le AUSL assicurino alle famiglie piena trasparenza e forniscano loro ogni possibile risposta ai propri dubbi e perplessità - conclude Raffaella Sensoli - Procedura ce deve essere portata avanti soprattutto davanti a genitori esitanti e dubbiosi nei confronti delle vaccinazioni che, per essendo un atto sanitario di indubbia importanza, come altri interventi sanitari non è esente da rischi".

divieto-balneazione.jpg1 GIUGNO 2018 - Divieti di balneazione inesistenti o difficilmente visibili in tratti di costa dove, per le scarse condizioni igienico-sanitarie, non è possibile immergersi in acqua. È questa la situazione che riguarda la foce del fiume Marecchia a Rimini e quella del torrente Marano a Riccione, già al centro di una video-inchiesta del sito www.4live.it, e adesso riportata all'interno di un'interrogazione presentata in Regione dalla consigliera del MoVimento 5 Stelle Raffaella Sensoli.


"Si tratta di zone dove, nonostante la balneazione sia stata interdetta proprio dalla Regione, ogni giorno decine di ignari cittadini e turisti continuano come se nulla fosse a fare il bagno, anche a causa di una segnaletica a dir poco carente - spiega Raffaella Sensoli - La responsabilità di questa situazione è dei Comuni che dovrebbero assicurare, così come previsto dalla legge, un'informazione chiara ed esaustiva. Particolare che evidentemente, almeno nei due casi citati, non è rispettato". La legge, infatti, prevede che i Comuni assicurino che le informazioni sui divieti siano messe a disposizione con tempestività durante la stagione balneare in un'ubicazione facilmente accessibile e nelle immediate vicinanze di ciascuna acqua di balneazione precisandone anche i motivi.


"Da quello che abbiamo potuto vedere però sia per la foce Marecchia e quella del Marano, entrambi a 50 metri a nord e a sud, questa segnaletica o è inesistente oppure è incompleta e collocata male - aggiunge Raffaella Sensoli - L'effetto di tutto questo è che i bagnanti, spesso ignari del divieto, si immergono in acqua come se nulla fosse". Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di intervenire. "I divieti oltre a essere rispettati devono essere anche pubblicizzati e comunicati in modo chiaro - conclude Raffaella Sensoli - Altrimenti le chiusure che la stessa Regione impone a tutela della salute dei cittadini diventano sostanzialmente inutili".

Sensoli-AulaER.jpg31 MAGGIO 2018 - "La risposta della Regione sul caso dei medici assunti a partita Iva per le emergenze all'interno dei pronto soccorso dell'AUSL unica della Romagna non rispecchia la realtà. L'assessore Venturi cerca di arrampicarsi sugli specchi sostenendo che questo personale viene prevalentemente utilizzato per progetti specifici ed altamente qualificato. Circostanza che non è supportata da dati però visto che questi medici vengono utilizzati anche per le attività ordinarie".

È questo il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, alla risposta che la Regione ha fornito all'interrogazione presentata qualche settimana fa sul caso dei contratti di lavoro autonomo camuffati da lavoro subordinato all'interno delle strutture del servizio sanitario dell'Ausl unica della Romagna.

"L'estrema professionalità di questi medici, non è garantita dal servizio sanitario pubblico, ma dalla loro propensione all'aggiornamento professionale, attività che non viene valorizzata con un'assunzione in pianta stabile con lavoro di carattere subordinato, ma con continui rapporti di lavoro precario che umiliano la persona e la sua professionalità - aggiunge Raffaella Sensoli - La Regione adesso sostiene che sono quasi 400 i potenziali beneficiari di eventuali stabilizzazioni messe in campo da tutte le aziende sanitarie regionali e che hanno avuto, o hanno, un contratto atipico o autonomo. Numeri che però a nostro avviso dimostrano con chiarezza che non c'è una programmazione seria delle assunzioni, ma un continuo stato di emergenza che si tampona con soluzioni pasticciate che non danno sicurezza né all'utenza né ai professionisti".

diabete-bambini.jpg25 MAGGIO 2018 - "La storia a lieto fine della bimba diabetica di Ravenna che rischiava di dover cambiare scuola perché non c'era nessuno in grado di poterle somministrare l'insulina deve far riflettere sia le istituzioni scolastiche che quelle politiche e sanitarie. Situazioni come queste, che i dati ci dicono possono essere anche molto frequenti, non possono essere risolte sperando nella buona volontà delle insegnanti o nella disponibilità dei genitori. Serve una procedura stabilita e verificata da mettere in campo e un esempio potrebbe essere quello della valorizzazione della figura dell'infermiere di comunità". Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato un'interrogazione e una risoluzione che, prendendo spunto dal caso della bimba diabetica della provincia di Ravenna, chiedono alla Regione e all'AUSL di mettere a punto un protocollo in grado di affrontare situazioni di questo tipo all'interno degli istituti scolastici senza mettere a rischio né la frequenza dei bambini a scuola né la tranquillità di genitori e insegnanti.


"Ci fa piacere che alla fine la soluzione per questo caso sia stata individuata, ma crediamo che sia necessario partire da questo caso per costruire una programmazione seria affinché ci sia sempre una risposta a casi del genere e non ci sia bisogno di chiedere sacrifici a nessuno - spiega Raffaella Sensoli - Bisogna valorizzare la figura dell'infermiere di comunità, coinvolgendolo in un protocollo che faccia gioco di squadra. Una figura che potrebbe essere utile sia a formare gli operatori scolastici ed educativi oltre che agli insegnanti, ma anche a dare maggiore autonomia ai bambini e prestare la sua attività qualora non sia possibile affidare un incarico particolare ad altro personale formato". Per la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle anche la scuola dovrebbe fare la propria parte attraverso la formazione e con la possibilità di individuare degli incentivi per quel personale che si presta a fare attività suppletiva per venire incontro alle esigenze dei bambini con un percorso di cura prestabilito. "Nel caso dei bimbi diabetici crediamo che vadano coinvolte anche le associazioni di persone diabetiche, accogliendo la loro disponibilità ad attività di volontariato e donando loro l'attrezzatura necessaria, ovviamente le famiglie oltre che tutti gli Enti locali e la Regione - conclude Raffaella Sensoli - Bisogna costruire un percorso affinché le famiglie non siano lasciate sole e non si necessario fare appello ai giornali per risolvere delle criticità".

Raffaella-Sensoli-11-ottobre-2016-768x491.jpg23 MAGGIO 2018 - Colpo di spugna sui problemi di bilancio che hanno riguardato la realizzazione dell'ospedale di Cona? A chiederselo è Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, che sul caso Cona aveva presentato nelle scorse settimane una serie di esposti, sia alla magistratura ordinaria che a quella contabile, per sollecitare delle verifiche sulle procedure che avevano portato alla realizzazione dell'ospedale dopo il mancato finanziamento da parte dell'INAIL di oltre 60 milioni di euro.

"Adesso con un emendamento presentato e approvato ieri dal PD, all'interno dell'iter del progetto di legge sulla gestione sanitaria accentrata, a nostro avviso sembra che si tolga ogni responsabilità ai direttori generali che hanno approvato i bilanci preventivi, compreso quello di Cona - spiega Raffaella Sensoli - Un rischio che, se fosse confermato, sarebbe molto grave visto che avrebbe come unico scopo quello di cercare di silenziare quello che a nostro avviso resta il più grande scandalo che riguarda la nostra sanità regionale".

Il riferimento della consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle è a un emendamento presentato dal PD, e dal consigliere ferrarese Paolo Calvano, che ha eliminato nel testo di legge il riferimento all'art. 32 del decreto legislativo 118 del 2011 che regola proprio le alcune norme sul bilancio del Servizio sanitario regionale.

"Non applicare questo articolo creerà una evidente deresponsabilizzazione per chi ha compilato un bilancio con più di un problema come nel caso dell'ospedale di Cona - aggiunge Raffaella Sensoli -Su quel caso noi abbiamo il sospetto che ci sia stata un'imputazione contabile errata, che ha inglobato un debito classificandolo come anticipazione di cassa. Sospetto che abbiamo denunciato pubblicamente. Adesso, in virtù di questa nuova norma regionale appena approvata, quello che poteva configurarsi come falso in bilancio non sarà più tale visto che il bilancio preventivo non verrà più trasmesso alla Regione, sollevando quindi da ogni responsabilità i direttori generali. In questo modo il bilancio consolidato dell'Azienda sanitaria, anche se dovesse contenere un falso, non sarà più perseguibile perché presente nel preventivo autorizzato. Uno scenario che andrebbe allontanato il più possibile. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - chiederemo alla Regione un chiarimento in tal senso anche quando il testo definitivo della nuova legge arriverà in aula".

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