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Politica

Silvia_Piccinini-aula3.jpg16 FEBBRAIO 2018 - "Lo studio di fattibilità sul progetto di fusione, finanziato dalla Regione, che il Comune di Castenaso ha commissionato alla SPISA dell'Università di Bologna, avrebbe dovuto essere portato a termine da un ente terzo e realmente super partes". È la considerazione contenuta in una interrogazione presentata da Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al progetto di fusione tra i comuni di Castenaso e Granarolo, in particolare sullo studio di fattibilità affidato alla Scuola di specializzazione in studi sull'Amministrazione Pubblica - SPISA, dell'Università di Bologna, e che la Regione ha finanziato con una spesa di 8400 euro. "A nostro avviso affidare uno studio di quel tipo doveva essere affidato a un ente realmente indipendente e non legato con le politiche portate avanti dalla Regione - spiega Silvia Piccinini - Senza voler minimamente mettere in dubbio la storia, i meriti e il prestigio accademico della SPISA, non si può non osservare come la scuola di specializzazione bolognese sia strettamente legata al governo della Regione, al quale ha contribuito negli anni fornendo assessori, componenti della Commissione legislativa regionale, studi, apporti e consulenze".


Nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle rileva come la titolarità degli atti di assegnazione e della complessiva procedura sulla progetto di fusione è di una struttura regionale la cui responsabilità dirigenziale coincide con quella della Direzione che per molti anni ha operato direttamente con l'Assessore regionale agli Affari istituzionali, già Direttore della SPISA, alla cui prestigiosa scuola si sono formate le tre persone direttamente impegnate oggi nella realizzazione dello studio di fattibilità per la fusione tra i Comuni di Castenaso e di Granarolo. Inoltre allo stesso studio ha lavorato anche il responsabile tecnico del Coordinamento Nazionale per la Fusione dei Comuni, associazione che promuove le fusioni tra comuni e che quindi è apertamente schierata a sostegno di questo tipo di progetto, creando così confusione tra ruoli politici e imparzialità tecnica. "Noi non siamo contrari a prescindere alle fusioni tra Comuni ma la nostra posizione è parecchio distante da quella tenuta dalla Regione che è d'accordo sempre e a priori - conclude Silvia Piccinini - Per questo crediamo che uno studio pagato con soldi pubblici su questo tipo di progetti debba essere realmente indipendente e non legato a doppio filo con la politica e le posizioni portate avanti dalla Regione su questo tema".

M5S-Testamento biologico Emilia-Romagna copia.jpg16 FEBBRAIO 2018 - "Finalmente dopo anni di richieste, interrogazioni, risoluzioni e progetti di legge la Regione sembra aver accettato la nostra proposta di inserire il testamento biologico nel Fascicolo sanitario elettronico. Come abbiamo sempre quella di poter decidere autonomamente sul proprio percorso di fine vita è una questione fondamentale. Per questo siamo molto soddisfatti che la Regione, seppur a distanza di così tanto tempo, abbia deciso di convergere sulla nostra proposta".

È questo il commento di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'annuncio da parte dalla Regione di essere disponibili ad inserire il testamento biologico nel Fascicolo sanitario elettronico. Il MoVimento 5 Stelle, infatti, in passato aveva chiesto a gran voce che la Regione desse la possibilità a tutti i residenti in Emilia-Romagna di registrare sulla propria tessera sanitaria la cosiddetta DAT (ovvero la dichiarazione anticipata di trattamento) all'interno della quale ognuno può essere libero di esprimere la propria volontà, in caso di malattie che determinino una perdita di coscienza definibile come permanente ed irreversibile, di essere sottoposto o meno a trattamenti terapeutici.

"Su questo tema nel corso di questi anni abbiamo presentato interrogazioni, fatto approvare una risoluzione e redatto un progetto di legge perché crediamo che non si possa più rimandare la regolamentazione di questo tema. Ecco perché - conclude Raffaella Sensoli - siamo molto orgogliosi di questo traguardo raggiunto e come sempre vigileremo sulla Regione affinché la disponibilità espressa in questi giorni trovi un riscontro immediato".

Burani-censura-libro-banche.jpg8 FEBBRAIO 2018 - "Negare una sala civica per la presentazione di un libro, e arrampicarsi sugli specchi sostenendo che si tratti di un evento politico, è un'acrobazia che il sindaco di un partito alla frutta, come il PD, poteva portare a termine. Evidentemente anche Burani ha una tremenda paura che la verità sullo scandalo banche venga definitivamente a galla".

È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al caso della sala civica del Comune di Cavriago negata dal sindaco Burani per la presentazione del libro "Sacco bancario", scritto da Vincenzo Imperatore, e promossa dall'associazione Zanti.

"La cosa più incredibile in tutta questa vicenda è che l'autore del libro ha potuto presentare il suo testo in altre sale pubbliche, da Carpi a Modena passando per Novellara, senza nessun tipo di difficoltà - spiega Gianluca Sassi - E invece Burani a Cavriago, forse in occasione del Carnevale ormai alle porte, ha deciso di travestirsi da novello censore impedendo che un evento del genere si potesse svolgere in una sala pubblica. Evidentemente è questo il concetto di democrazia che il nostro sindaco detiene: impedire che si possa anche solo parlare di un tema scomodo alla sua parte politica. Quello che speriamo è che adesso, grazie a questa mossa antidemocratica, tutti i cittadini capiscano qual è il modus operandi di questi signori e che il prossimo 4 marzo gli recapitino il conto della loro arroganza direttamente nelle urne elettorali" conclude Gianluca Sassi.

Bonaccini-navetta blu-Regione Emilia-Romagna.jpg6 FEBBRAIO 2018 - Sessantamila euro per trasportare al massimo 8 dipendenti a corsa: è la cifra che la Regione Emilia-Romagna pagherà quest'anno a una società di auto blu per effettuare il servizio navetta tra la sede della Regione in viale Aldo Moro e la stazione centrale di Bologna, distanti circa 5 km, e già collegati con alcune linee bus. Il servizio, già attivo dallo scorso 1° febbraio, è finito all'attenzione dalla capogruppo del MoVimento 5 Stelle Silvia Piccinini che ha presentato una interrogazione chiedendo alla Giunta di fare chiarezza sia sulle scelte che hanno portato alla decisione di attivare la navetta e sia sui costi della stessa.

"Fino a qualche tempo fa esisteva un servizio di navetta a disposizione dei dipendenti regionali che collegava la sede di lavoro alla stazione e che veniva effettuato con un mezzo di proprietà della Regione - spiega Silvia Piccinini - Purtroppo dopo la tragica morte dell'autista, anch'egli dipendente regionale, il servizio fu sospeso per diversi mesi in attesa che si trovasse altro personale per riattivarlo. La Giunta però, dopo aver cercato invano una risorsa interna per quel ruolo, ha deciso di riattivare il servizio ma di darlo direttamente in gestione a una società di noleggio con conducente avvalendosi della convenzione siglata attraverso Intercenter. Con un costo annuo di 60mila euro, ovvero 240 euro al giorno per effettuare 12 viaggi tra la sede della Regione e la stazione trasportando al massimo 8 persone, che è la capienza massima della navetta. Una spesa a nostro avviso molto discutibile".

Nella sua interrogazione, infatti, la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle punta il dito soprattutto contro la scelta di esternalizzare un servizio che fino a poco tempo fa era svolto da personale regionale e con un mezzo di proprietà di viale Aldo Moro. "Obbligare i dipendenti a viaggiare su un'auto blu era davvero l'unica alternativa possibile? - si chiede Silvia Piccinini - Perché non si è pensato di assumere nuovo personale, attingendo per esempio dalle categorie protette, per svolgere questa attività, visto che alla fine si spendono 60mila euro? Una soluzione, che proponiamo nella nostra interrogazione, potrebbe essere quella di far viaggiare i dipendenti regionali interessati sugli autobus della linea F di TPER, quelli che proprio la Regione pagò fior di milioni per assicurare un collegamento a FICO. Visto che parte del percorso è il medesimo, e che oggi quei bus sono quasi sempre vuoti, si può pensare a sfruttare meglio questo mezzo di collegamento. Se al nostro presidente Bonaccini piace tanto l'auto blu, come dimostra la richiesta di dotare i suoi autisti di lampeggiante e paletta - conclude Silvia Piccinini - questo non significa che obbligatorio imporre le sue stesse priorità ai dipendenti regionali per un tragitto che è già servito da autobus di linea ma che andrebbe solamente adeguato meglio".

Gibertoni - ottobre 2017.jpeg2 FEBBRAIO 2018 - "La commissione di studio e ricerca sulle cooperative spurie è partita con il piede sbagliato. Decidere di non affidare la presidenza della commissione alle minoranze così come cominciare fin da subito a limitare il campo d'azione prospettando paletti e recinti oltre ai quali non si dovrà andare, sono due elementi che ci preoccupano molto. Il rischio è che questa commissione, che con molta fatica avevo chiesto e ottenuto partendo dalla vicenda Castelfrigo, sia nei fatti depotenziata e non giunga a un risultato concreto che, come minimo, deve essere un progetto di legge da proporre al nuovo Parlamento e che sradichi una volta per tutte il problema delle finte coop dal mondo della cooperazione".

È questo il commento di Giulia Gibertoni dopo che questa mattina si è riunita la prima seduta della commissione di studio e ricerca sulle cosiddette cooperative spurie, nominando la stessa consigliera Gibertoni a vicepresidente, affidando invece al consigliere del PD Sabattini la presidenza.

"Sarebbe stato più opportuno affidare un incarico del genere a un esponente della minoranza, inutile girarci intorno - aggiunge Giulia Gibertoni - Il PD ha perso un'occasione per aprirsi al confronto e mettere in campo una efficace attività di ricerca sull'argomento. Da quello che è emerso già dalla seduta di oggi è che il PD voglia muoversi senza creare troppo fastidio, preannunciando paletti e recenti all'interno dei quali muoversi. Noi siamo consapevoli che una commissione di studio non è una commissione d'inchiesta ma, allo stesso modo, siamo convinti che siano moltissime le tematiche da dover affrontare e approfondire. Per questo già nella prossima riunione dell'ufficio di presidenza della Commissione proporrò un cronoprogramma dei lavori per arrivare alla nascita di un progetto di legge da proporre al nuovo Parlamento. Questo deve essere - conclude Giulia Gibertoni - l'obiettivo minimo di questa commissione, altrimenti il rischio è dare poca responsabilità a uno strumento che invece noi riteniamo fondamentale per ridare al mondo cooperativo il pieno rispetto della legalità e di quei valori fondanti di un sistema che è stato al centro della nostra economia regionale".

Letti-correggio-ospedale-Bonaccini-Venturi.jpg1 FEBBRAIO 2018 - "La vicenda dei letti troppo grandi per passare attraverso le porte dell'ospedale San Sebastiano di Correggio se non fosse di una gravità inaudita sarebbe oltremodo ridicola. Per questo chiediamo che la Regione prenda provvedimenti urgenti nei confronti di chi ha contribuito a innescare questa situazione a dir poco fantozziana, primi tra tutti i vertici dell'AUSL e i dirigenti i cui premi andranno valutati anche alla luce di quanto sta accedendo in questa struttura sanitaria. I problemi della struttura non sono soli questi come dimostrano i tempi della realizzazione dell'intervento".

È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al caso dei letti troppo grandi per passare attraverso le porte dell'ospedale San Sebastiano di Correggio fresco di restyling. "Effettuare dei nuovi lavori, dopo quelli che si sono conclusi appena due mesi fa, è semplicemente uno scandalo - spiega Gianluca Sassi - È inconcepibile che uno sbaglio così madornale sia fatto ricadere sulle spalle dei cittadini visto che per permettere ai letti di entrare nelle stanze del reparto di riabilitazione e degenza sia necessario modificare l'apertura delle porte spendendo così cifre molto consistenti. Chi pagherà tutto questo? Possibile che l'assessore regionale alla sanità, Sergio Venturi, che seguendo le orme del suo capo Bonaccini non ha perso tempo per farsi immortalare sorridente al taglio del nastro della struttura, non abbia nulla da dichiarare? Va tutto bene? Secondo noi no. Per questo - conclude Gianluca Sassi - chiediamo che il danno provocato sia pagato direttamente da chi non ha effettuato i dovuti controlli e da chi ha sbagliato realizzazione e progettazione ci aspettiamo che i premi ai dirigenti dell'AUSL e della struttura ospedaliera siano congelati e valutati in attesa di capire le cause esatte di questa che sembra essere a tutti gli effetti una grave negligenza. Altro che sanità di eccellenza. Quanto accaduto deve servire per fare luce su tutto il resto della realizzazione dell'ospedale affinché non si scopra successivamente che ci sono state altre problematiche. Nei prossimi giorni provvederemo a fare un accesso agli atti per acquisire tutta la documentazione relativa alla conformità dell'opera".

Piccinini-capogruppo.jpg1 FEBBRAIO 2018 - A partire da oggi, giovedì 1 febbraio, Silvia Piccinini è il nuovo capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione. A poco più di tre anni dalla loro elezione, i portavoce regionali del Movimento proseguono così nell'attuazione del principio di rotazione delle cariche che da sempre contraddistingue l'attività nelle istituzioni, sia nazionali che regionali, del M5S. A partire da domani quindi toccherà a Silvia Piccinini il ruolo di capogruppo regionale che per i primi tre anni di legislatura in Viale Aldo Moro è stato portato avanti prima da Giulia Gibertoni e poi da Gianluca Sassi e Raffaella Sensoli.

"A Silvia facciamo i nostri migliori auguri di buon lavoro - commenta Raffaela Sensoli - certi che saprà portare avanti con grande dedizione il lavoro di coordinamento interno".  Silvia Piccinini, 34 anni, è stata eletta nella circoscrizione di Bologna. Attualmente è componente della Commissione Bilancio e di quella Territorio, Ambiente e Mobilità.

mozione-censura-Gazzolo.jpg30 GENNAIO 2018 - Il gruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una mozione di censura nei confronti dell'assessore regionale all'Ambiente Paola Gazzolo. La mozione, sottoscritta anche dalle altre forze dell'opposizione, riguarda la vicenda dei canoni idrici mai riscossi finita al centro di un'indagine della Guardia di finanza su due consorzi di bonifica della provincia di Bologna e che ha portato alla stima di un danno erariale per oltre 8 milioni di euro e 31 dipendenti pubblici - tra cui cinque dirigenti regionali - finiti nel mirino della Procura della Corte dei conti dell'Emilia-Romagna.

"Crediamo che la mozione di censura sia un atto dovuto nei confronti di chi non ha mosso un dito, nonostante le nostre sollecitazioni durate più di due anni, per cercare di risolvere una situazione che può aver prodotto un danno erariale enorme - spiega Silvia Piccinini - Stupisce piuttosto che la Giunta e l'assessore Gazzolo, spalleggiati dal PD, continuino a trincerarsi dietro il silenzio imbarazzato di queste ultime ore addirittura non permettendo che la mozione che abbiamo presentato oggi pomeriggio venga discussa domani mattina, ovvero nella prima seduta utile dell'Assemblea Legislativa così come recita il regolamento regionale. Per questo - conclude Silvia Piccinini - invitiamo ancora una volta l'assessore Gazzolo a non scappare dalle sue responsabilità e quindi a non sottrarsi dal confronto in aula, magari dando vita a una informativa così come è stato fatto già in passato, sarebbe come minimo un atto dovuto. Qualora invece tutto questo non dovesse succedere noi siamo determinati nel voler andare avanti e annunciamo fin da ora che chiederemo la convocazione di un'Assemblea straordinaria per fare finalmente luce sullo scandalo dei canoni idrici mai incassati e che dovrà svolgersi al più presto. Una decisione inevitabile, vista l'indisponibilità di Giunta e PD, e che purtroppo rappresenterà un ulteriore costo che Bonaccini, i suoi assessori e la sua maggioranza scaricheranno allegramente sulle spalle dei cittadini".

Gazzolo-canoni-acqua-dimissioni.jpg29 GENNAIO 2018 - "È dal 2015 che segnaliamo lo scandalo della mancata riscossione dei canoni irrigui con interrogazioni, audizioni ed accessi agli atti. Tempo durante il quale la Regione non ha mosso un dito per cercare di risolvere una situazione su cui adesso la Guardia di Finanza ha fatto luce. Anche per questo, e di fronte a un danno erariale di oltre 8 milioni di euro per le casse pubbliche, chiediamo le immediate dimissioni dell'assessore Paola Gazzolo, fresca di candidatura al Senato con il PD".

È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'indagine della Guardia di finanza di Bologna sulla gestione delle risorse idriche da parte di due consorzi di bonifica della provincia di Bologna e che ha portato alla stima di un danno erariale per oltre 8 milioni di euro e 31 dipendenti pubblici - tra cui cinque dirigenti regionali - finiti nel mirino della Procura della Corte dei conti dell'Emilia-Romagna.

"A novembre del 2015 presentammo una interrogazione per denunciare il fatto che la Regione per oltre 10 anni non aveva gestito la competenza sui canoni delle derivazioni idriche e per almeno 8 anni non aveva riscosso il dovuto nei confronti del CER, il Consorzio per il Canale emiliano-romagnolo per le grandi derivazioni di Reno e Po - spiega Silvia Piccinini - Interrogazione a cui l'assessore Gazzolo rispose facendo spallucce, aggiungendo tra l'altro che i dirigenti regionali erano stati addirittura premiati anche per lavoro di riscossione dei canoni. Quegli stessi canoni che invece la Finanza dice che nessuno in Regione ha mai chiesto e incassato. Davanti a questa situazione crediamo sia impossibile continuare ad affermare che le responsabilità della Regione non esistano. Anche per questo chiediamo le immediate dimissioni dell'assessore Gazzolo per manifesta incapacità. Quello che vogliamo impedire è che una persona che non ha mosso un dito per tutelare il bene pubblico possa continuare a fare dei danni. Un particolare che siamo sicuri anche i cittadini di Piacenza si ricorderanno il prossimo 4 marzo quando andranno alle urne e si ritroveranno come candidata una persona con un curriculum del genere".

consorzio bonifica E-R.jpg25 GENNAIO 2018 - "La cronica allergia del PD per le elezioni ha contagiato anche i Consorzi di bonifica, in particolare quello dell'Emilia centrale che continua ad essere commissariato senza che la Regione abbia mai preso nemmeno in considerazione l'ipotesi di convocare nuove elezioni visto che il commissariamento è stato prolungato almeno fino a tutto il 2018".

Andrea Bertani e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, hanno presentato un'interrogazione per avere spiegazioni da parte della Regione sui temi di indizione della tornata elettorale che i Consorzi di bonifica con riferimento specifico a quello dell'Emilia centrale.

"Le elezioni che si sono svolti a dicembre del 2015-sono state la prova evidente di come la Giunta regionale intenda la democrazia, visto che nonostante le affluenze al voto minime, i brogli, gli errori e soprattutto la mancata applicazione del voto telematico chiesto dalla Regione stessa gli organi consortili sono stati comunque insediati in tutti i Consorzi. Tutti tranne uno, vale a dire quello del Consorzio dell'Emilia centrale per il quale è stata scelta la strada della nomina di un commissario - spiegano Bertani e Sassi - Commissariamento prorogato per tutto il 2018 forse per paura che in qualche modo le imminenti elezioni politiche potessero mettere in pericolo il feudo delle associazioni amiche che detengono il potere da anni ormai all'interno dei consorzi".

Per questo nella loro interrogazione i due consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Giunta di sapere "perché vengano continuamente differite le elezioni consortili del Consorzio dell'Emilia centrale, perché la stessa Giunta abbia previsto, appena trenta giorni dopo il differimento della data delle elezioni consortili, la possibilità di mantenere in carica l'attuale commissario fino al 31 dicembre 2018 e che fine abbia fatto il progetto di Lepida per il voto elettronico nelle elezioni consortili, avviato un anno e mezzo fa". "Il vuoto di democrazia che da tempo permane all'interno dei Consorzi deve essere colmato al più presto" concludono Bertani e Sassi.

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