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Lavoro

Misano-no-centro-commerciale.jpg6 DICEMBRE 2017 - "La Regione blocchi la realizzazione del nuovo centro commerciale a Misano Adriatico. Si tratta di un intervento anacronistico, basato su un'idea ormai superata e che potrebbe causare dei danni irreparabili al piccolo commercio come è già successo per altri territori". è questa la richiesta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta riguardo alla realizzazione di un nuovo polo commerciale a Misano Adriatico.

"La decisione di far sorgere un nuovo centro commerciale, già totalmente inopportuna all'epoca dell'inserimento nel PTCP della Provincia di Rimini oltre dieci anni fa, oggi diventa totalmente sciagurata visto che la rete del piccolo commercio sta attraversando una crisi piuttosto profonda - spiega Raffaella Sensoli - La nascita di questa ennesima struttura commerciale non migliorerà di un millimetro l'economia della zona visto che le esigenze di territorio e cittadini sono ben altre. Inoltre vorremmo capire come la Regione possa assecondare queste pianificazioni territoriali e allo stesso tempo parlare di valorizzazione dei centri commerciali naturali, rendendosi palesemente incoerente davanti ai cittadini".

"In questa operazione non c'è il soddisfacimento di un vero interesse pubblico e nemmeno c'è stato un vero ascolto pubblico, come dimostrano anche le ampie reazioni di dissenso delle comunità locali e dei settori produttivi interessati, che hanno ben chiaro, a differenza degli amministratori comunali, come il soffocamento del commercio naturale e la desertificazione dei centri storici producano, a loro volta, un decadimento della funzione socializzante del centro storico una diminuzione del controllo sociale, con aumento del degrado e con risvolti economici non indifferenti" aggiungono i consiglieri comunali Francesca Gennari, Luca Gentilini, Matteo Piccioni e Fabio Gennari.

Ecco perché nella sua interrogazione la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle chiede alla Regione di intervenire invitando la Regione ed il Comune di Misano a rivedere completamente il progetto. "Serve una sterzata di 180 gradi e ripensare l'idea di sviluppo commerciale più vicino alle esigenze del territorio che ha bisogno di nuovi investimenti sulle strade, sui collegamenti per le frazioni e non dell'ennesima colata di cemento - conclude Raffaella Sensoli - Visto che il Comune, presentando il nuovo piano urbanistico, ha specificato che ogni decisione verrà presa in accordo con Provincia e Regione, crediamo che ci siano margini per poter intervenire al più presto".

BolognaFiere-FICO.jpg5 DICEMBRE 2017 - "FICO è talmente a corto di presenze che ormai fa di tutto per poter nascondere il flop di questi giorni. Come per esempio invitare, attraverso una mail inviata da un ente pubblico come BolognaFiere, gli espositori del Motorshow a visitare il parco agroalimentare con tanto di ingressi gratis nella sala multimediale e nelle giostre. Il tutto a totale svantaggio dei commercianti del centro storico e del distretto fieristico che così in questi giorni vedranno scipparsi i propri clienti dal centro commerciale di Farinetti e soci".

È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, alla mail che BolognaFiere ha inviato agli espositori del Motorshow per invitarli a visitare il parco agroalimentare che ha aperto i battenti poco meno di un mese fa con risultati deludenti dal punto di vista delle presenze e notevoli disagi provocati alla viabilità ordinaria.

"La lunga lista dei favori a Farinetti non sembra finire - spiega Silvia Piccinini - l'ultimo regalo in ordine di tempo è quello targato BolognaFiere che ha avuto la brillante idea di invitare gli espositori del Motorshow in questi giorni a Bologna ad andare a visitare FICO e quindi 'gustare le tante specialità' presenti nel parco. A nostro avviso si tratta di una mail totalmente inopportuna. In primo luogo perché di fatto crea un'evidente concorrenza sleale verso tutte le altre attività ricettive della città visto che ci troviamo di fronte ad un soggetto pubblico, la nostra fiera, che sponsorizza un'attività commerciale privata. E poi perché di fatto avalla quello che è il pericolo più grande legato all'apertura di FICO e che abbiamo sempre evidenziato: ovvero che si cercasse in tutti i modi di spostare turisti e visitatori dal centro di Bologna al parco di Farinetti. Quello che temiamo - conclude Silvia Piccinini - è che visti i risultati scadenti dell'apertura di FICO, per noi ampiamente prevedibili, iniziative come quella di BolognaFiere e del Motorshow siano destinate a ripetersi sempre più spesso, facendo così passare il messaggio verso chi visita Bologna anche per pochi giorni che il meglio della nostra enogastronomia si trovi solo a FICO e non nel resto della città".

castelfrigo-protesta-lavoratori.jpg30 NOVEMBRE 2017 - "Votando no alla nostra richiesta di una commissione d'inchiesta, senza nessun tipo di motivazione concreta, ancora una volta il PD si è mostrato totalmente disinteressato ad affrontare il problema delle false cooperative e dei diritti dei lavoratori".

È questo il commento di Giulia Gibertoni dopo che l'Assemblea Legislativa ha respinto la richiesta di istituzione di una commissione d'inchiesta regionale sulle cooperative spurie che, partendo dal caso Castelfrigo, affrontasse nel dettaglio la galassia delle "false" cooperative.

"Il PD, oltre a bocciare la nostra proposta, non si è reso disponibile nemmeno a far nascere una semplice commissione di studio e di ricerca su questo fenomeno che ormai sta lacerando il sistema economico della nostra regione - spiega Giulia Gibertoni - Un particolare che la dice lunga sulla volontà del Partito Democratico di affrontare seriamente e con cognizione di causa questo problema. Quello che volevamo era utilizzare uno strumento previsto dallo statuto regionale per capire questo fenomeno con il giusto approfondimento, non avendo nessuna intenzione punitiva nei confronti di nessuno. E per questo il no del PD è ancora più grave".

A questo punto l'attenzione passa all'audizione, che la stessa Giulia Gibertoni aveva richiesto dopo la protesta in Regione dei lavoratori legati a Castelfrigo, che si terrà lunedì prossimo in Commissione. "In quell'occasione presenteremo un calendario serrato di audizioni di tutti quei soggetti che avremmo voluto sentire all'interno di una Commissione speciale d'inchiesta - conclude Giulia Gibertoni - proprio perché non vorremmo che questo tema cada nel dimenticatoio una volta uscita dalle prime pagine dei giornali e la protesta dei lavoratori si sia affievolita. Resta il rammarico più assoluto di constatare che questa Regione non sia in grado di utilizzare degli strumenti che lei stessa si è data solo per ragioni squisitamente politiche e che niente hanno a che fare con gli interessi dei cittadini e dei lavoratori. Non dobbiamo nascondere che, sia provvedimenti normativi adottati a livello nazionale e sia leggi mal attuate anche in ambito regionale oltre a soluzioni organizzative e commerciali di importanti aziende, hanno aiutato l'azione delle coop spurie. Oggi noi dobbiamo dire basta a un grande male della nostra economia e del nostro lavoro. Ma per dire basta con efficacia dobbiamo conoscere, cercare soluzioni. Oggi i consiglieri del PD, unici a votare contro la mia richiesta, hanno fatto un passo indietro rispetto al confronto vero".

reddito-solidarietà-emilia-romagna-inefficace.jpg28 NOVEMBRE 2017 - I nove milioni di euro non utilizzati nel 2017 per il reddito di solidarietà sono la dimostrazione, come abbiamo sempre sostenuto, che il provvedimento voluto da Giunta e PD non è per niente efficace perché è stato pensato male senza guardare la realtà. Per questo ribadiamo la nostra richiesta di ripensare questo strumento e avvicinarlo il più possibile al nostro reddito di cittadinanza".

È questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla variazione di bilancio di 16,5 milioni di euro votata questa mattina in Assemblea Legislativa e che ha visto lo spostamento di 9 milioni, inizialmente previsti per l'attuazione del reddito di solidarietà, nel fondo per la non autosufficienza.

"Già un anno fa, quando questa legge fu approvata, avevamo detto che i tanti paletti che sono presenti per poter accedere a questo contributo avrebbero limitato l'efficacia del provvedimento tanto da non riuscire a spendere nemmeno quei pochi soldi individuati - spiega Andrea Bertani - Circostanza che si è puntualmente verificata. Ecco perché questa legge a nostro avviso va ripensata e al più presto, intervenendo su alcune evidenti criticità. In primo luogo quello relativo alla platea dei beneficiari: la soglia di 3mila euro di reddito ISEE taglia il numero di chi potrà ricevere il contributo. Per questo avevamo proposto di innalzare la soglia ISEE portandola a 6mila euro. Oggi 6.000 domande, pari allo 0,13% della popolazione residente mettono in difficoltà la macchina dei servizi.  Una quota bassissima, di gran lunga inferiore alla percentuale di famiglie povere presenti sul territorio. E questi 9 milioni di euro che oggi PD e Giunta spostano perché non utilizzati devono essere assolutamente recuperati nel prossimo bilancio".

Ferrovia-Porrettana-Emilia-Romagna.jpg27 NOVEMBRE 2017 - Far viaggiare sulla linea ferroviaria Porrettana anche i treni merci per offrire un servizio migliore alle tante aziende dislocate in Appennino e alleggerire in questo modo il traffico su gomma: è quanto chiede Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha presentato una interrogazione alla giunta regionale.

"La linea Porrettana ha una storia antica e gloriosa, costituendo il primo attraversamento appenninico ferroviario ma la linea ha svolto e può svolgere ancora oggi un ruolo economico fondamentale per la montagna bolognese - spiega Silvia Piccinini - La linea può infatti rappresentare un importante collegamento merci per le aziende che si sono insediate nel nostro Appennino e che costituiscono un fondamentale punto di riferimento per la vita in montagna, che richiede innanzitutto servizi, mobilità e lavoro. Anzi, è proprio la presenza della ferrovia che potrebbe rappresentare uno strumento di reale incentivazione all'insediamento o alla permanenza in territori disagiati, consentendo una modalità di acquisizione, stoccaggio e spedizione di merci".

Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di prendere in considerazione l'idea di promuovere, in accordo con il MIT e RFI, un piano diretto all'impiego della linea già esistente a fini merci, come strumento già disponibile per lo sviluppo del territorio,, valutando inoltre la possibilità di utilizzare con una specifica modulazione, gli incentivi per il trasporto delle merci attraverso la modalità ferroviaria.

"Visto che il traffico passeggeri su questa tratta è assai più limitato rispetto ad altre linee, crediamo che i due servizi di trasporto possano convivere facilmente - conclude Silvia Piccinini - Ecco perché vogliamo che la Regione debba puntare su questa opzione che potrebbe alleggerire il traffico pesante su gomma sulle strade dell'Appennino bolognese".

breda_menarinibus_sede_555.jpg24 NOVEMBRE 2017 - "Il capitale storico, umano e produttivo della Bredamenarinibus di Bologna deve essere salvaguardato. Per questo speriamo che l'incontro del prossimo 28 novembre al ministero sia risolutivo e che spazzi via una volta per tutte i tanti dubbi e incertezze sul futuro che da troppo tempo si annidano su questa vicenda". È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle riguardo alla situazione della Bredamenarinibus, la storia azienda bolognese confluita nell'Industria italiana autobus.


"Nonostante le commesse per nuovi autobis arrivino gli operai sono ancora a casa e lo stabilimento resta chiuso - spiega Silvia Piccinini - una situazione a dir poco paradossale che ci aspettiamo che nell'incontro di martedì prossimo possa essere in qualche modo sbloccata. Aspettare ancora sarebbe per davvero inaccettabile". "Mentre gli operai della Breda Menarini sono ancora a casa con gli ammortizzatori sociali, che vengono pagati con soldi pubblici gli autobus vengono fatti in Turchia dove la manodopera costa meno - aggiunge Marco Piazza, consigliere comunale del M5S - Questo è il solito sfruttamento improprio di globalizzazione a spese pubbliche".


Nei giorni scorsi era sulla vicenda era intervenuta anche l'assessore regionale alle attività produttive Palma Costi che aveva ricordato come, sempre a quanto risulta a Viale Aldo Moro, i lavori nel sito produttivo della Bredamenarinibus si sarebbero già conclusi. "Un particolare inspiegabile visto che i lavoratori invece sono ancora a casa. Per questo chiediamo anche alla Regione di farsi sentire con più incisività - conclude Silvia Piccinini - In ballo c'è il futuro di un capitale storico non solo di Bologna ma di tutta l'Emilia-Romagna".


 

medici_ospedale_infermieri.jpg20 NOVEMBRE 2017 - Avviare al più presto un tavolo di incontro con il sindacato nazionale autonomo dei medici: è questa la richiesta contenuta in una interrogazione presentata da Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla rete di emergenza-urgenza e al personale impiegato nelle strutture sanitarie della regione alla luce dell'estrema carenza degli organici.


"Lo stato di agitazione proclamato dai medici dell'emergenza sanitaria territoriale arriva alla fine di una serie di richieste di intervento e di confronto con la Regione che non sono mai andate a buon fine - spiega Raffaella Sensoli - Agitazione che rischia di avere anche delle pesanti ripercussioni sui servizi offerti alla collettività. Per questo chiediamo alla Giunta di avviare al più presto un tavolo di confronto e cominciare ad intervenire con atti concreti a tutte quelle criticità segnalate dal sindacato".


Tra le criticità evidenziate all'interno dell'interrogazione ci sono il diffuso utilizzo, anche in contraddizione con i disposti della DGR 2324 del 2000, in varie AUSL regionali dei medici convenzionati per l'emergenza territoriale come sostitutivi dei medici dipendenti SSN, in funzioni proprie dell'assistenza ospedaliera; l'organizzazione insufficiente di corsi per l'idoneità all'emergenza sanitaria territoriale e il dilagare di incarichi precari, rinnovati per anni con gli stessi compiti e le stesse funzioni senza alcuna previsione e prospettiva di stabilizzazione.


"In più c'è anche da rilevare come non ci sia stata ancora la discussione e il raggiungimento di un accordo regionale omogeneo rispetto alla formazione specifica per i medici destinati alle aree di chiusura dei Punti Nascita, che hanno visto in questi anni ribaltate sulle loro spalle le incombenze derivanti da un maggior rischio e aumentato numero di parti extra ospedalieri. Visto che poche settimane fa è stato approvato un nostro emendamento che chiedeva un aumento del personale soprattutto negli ospedali di zone disagiate, la Regione dovrebbe intervenire al più presto. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - ci aspettiamo che venga convocato a breve e con tempestività un tavolo di confronto con il sindacato dei medici".

lavoratori-Castelfrigo.jpg9 NOVEMBRE 2017 - "Ascoltare in Commissione una rappresentanza dei lavoratori Castelfrigo è un'assoluta necessità ma non può essere sufficiente. Questa vicenda è stata sotto silenzio per troppo tempo senza che la politica muovesse un dito. Immobilismo che ha impedito di risolvere, se non addirittura agevolato, una situazione di illegalità diffusa dove non è possibile riscontrare nessun rispetto per i diritti dei lavoratori. Per questo chiederemo che alla seduta della Commissione che abbiamo chiesto si tenga a Castelnuovo, annunciata dalla presidente Saliera, partecipino assieme ai lavoratori e ai sindacati di riferimento anche il direttore Provinciale e Regionale dell'attività ispettiva del Ministero del Lavoro (DPL e DRL), i vertici delle cooperative che forniscono la manodopera a Castelfrigo,".

È questa la richiesta di Giulia Gibertoni riguardo alla protesta dei lavoratori di Castelfrigo, l'azienda per la lavorazione delle carni di Castelnuovo Rangone. "Già durante l'incontro avuto martedì scorso con una rappresentanza dei lavoratori che protestavano sotto la sede della Regione, avevo anticipato la volontà di richiedere al più presto la convocazione di una Commissione ad hoc su Castelfrigo, anche andando direttamente in azienda, se ci fosse l'autorizzazione della stessa - spiega Giulia Gibertoni - Visto che la commissione si terrà chiediamo però che si faccia un passo ulteriore , non solo ascoltando i lavoratori, ma cercando di capire fino in fondo il sistema che ha portato a questa evidente sospensione della legalità in un luogo di lavoro. Ecco perché sarebbe opportuno ascoltare anche i vertici delle cooperative che fanno parte della filiera Castelfrigo, la direzione provinciale dell'ispettorato del lavoro a cui spetta effettuare i controlli che sono risultati essere assolutamente inefficaci, e che vedono la loro attività svilita da provvedimenti governativi, che vanno a favore di questa situazione di aperta illegalità. A loro dovrebbero aggiungersi anche quei rappresentati del mondo imprenditoriale sano danneggiato da questo sistema di illegalità diffusa. In quell'occasione - conclude Giulia Gibertoni - ribadiremo anche la nostra richiesta di rendere pubblici i nomi di quelle aziende della grande distribuzione che Castelfrigo rifornisce e che di fatto contribuiscono ad alimentare un sistema di lavoro che, nel 2017, si poggia ancora sul caporalato. Oggi la vicenda Castelfrigo coinvolge la rivendicazione di una intera categoria di lavoratori che di fatto sono divenuti schiavi di un sistema illecito favorito da una assurda regolamentazione nazionale. Occorrono soluzioni che vadano oltre il singolo caso, che servano a invertire la deresponsabilizzazione in atto: c'è bisogno di maggiori controlli, di norme e sanzioni più severe e che non possano essere derogate o aggirate".

Castelfrigo-lavoratori copia.jpg7 NOVEMBRE 2017 - "La vicenda Castelfrigo è solo uno dei tasselli di un vergognoso sistema che la politica di questa regione, come quella nazionale, ha contribuito a creare e a preservare. Tra proposte fatte cadere nel dimenticatoio, leggi mai applicate o peggio depotenziate, aziende come la Castelfrigo hanno potuto agire indisturbate sfruttando lavoratori che legittimamente oggi non chiedono altro che il ripristino della legalità. E che il presidente Bonaccini, che non perde occasione per lodare il suo patto per il lavoro, non abbia mai aperto bocca su questa vicenda è semplicemente vergognoso". È questo il commento di Giulia Gibertoni dopo l'incontro avuto questa mattina in Assemblea Legislativa con una rappresentanza dei lavoratori dell'azienda Castelfrigo che protestavano davanti alla sede della Regione.

"La politica su questa vicenda ha delle chiare responsabilità - spiega Giulia Gibertoni - a cominciare dal decreto legislativo del 2016 che ha trasformato in semplici illeciti amministrativi i reati in materia di lavoro e previdenza obbligatoria, prevedendo una semplice multa o ammenda. Questo colpo di spugna, come il caso Castelfrigo dimostra, ha spinto moltissime realtà (comprese le cooperative o presunte tali) a creare un sistema all'interno del quale gli unici a pagarne le conseguenze sono i lavoratori, con situazioni di sfruttamento che rasentano il caporalato. Ed è francamente inaccettabile come ciò accada in una regione dove da anni esiste una legge, la 17 del 2005, che invece aveva messo dei paletti molto stretti sulla qualità del lavoro, prevedendo il rispetto di standard molto severi sui livelli della qualità del lavoro. Legge che, evidentemente, si continua ad ignorare tranquillamente".

Ecco perché per Giulia Gibertoni è arrivato il momento che la politica la smetta di restare immobile e intervenga con decisione. "A cominciare dalla proposta di legge sulle false cooperative che anche autorevoli esponenti del PD, anche della nostra regione, hanno sponsorizzato e che oggi però sembra essere stata messa in naftalina. Cosa si sta aspettando? Il PD solleciti il suo ministro Poletti, che di certo sul tema delle cooperative gioca in casa, e la faccia approvare".

"Nel frattempo dopo aver incontrato i lavoratori di Castelfrigo noi chiederemo immediatamente un'audizione in Commissione dei vertici dell'azienda modenese, anzi sarebbe opportuno che siano gli stessi membri della Commissione a recarsi sul posto: così come in passato si è deciso di visitare le eccellenze dei territori, allo stesso modo si dovrebbe toccare con mano anche le tante criticità. Inoltre - conclude Giulia Gibertoni - abbiamo intenzione di andare a fondo su questa vicenda chiedendo in primo luogo che vengano resi pubblici i nomi di quelle aziende della grande distribuzione che Castelfrigo rifornisce e che di fatto contribuiscono ad alimentare un sistema di lavoro che, nel 2017, si poggia ancora sul caporalato. Crediamo che questi grandi marchi debbano prendere le distanze da chi non rispetta le norme elementari in materia di regolarità del lavoro, crediamo che il Governo possa intervenire con un decreto legge urgente per mettere un argine al dilagare di situazioni di forte criticità per riadeguare il sistema sanzionatorio".

FICO-tangenziale-Bologna-cartello.jpg2 NOVEMBRE 2017 - "Da qualche giorno sono stati installati dei nuovi segnali di indicazione all'uscita 10 della tangenziale di Bologna, quella che tutti conoscono come l'uscita della zona industriale Roveri ma che evidentemente è stata ribattezzata come quella di Farinetti. I nuovi segnali, infatti, contengono scritte e indicazioni per FICO Eataly World. Un particolare del tutto insolito visto che il codice della strada vieta esplicitamente qualsiasi forma di pubblicità sulla tangenziale".

È questa la denuncia di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo ai nuovi segnali di indicazione che qualche giorno fa sono stati installati all'altezza dell'uscita numero 10 della tangenziale di Bologna e che contengono le indicazioni per il maxi parco alimentare del patron di Eataly Oscar Farinetti.

[caption id="attachment_19365" align="alignright" width="300"] Il progetto dell'enorme parco agroalimentare nell'area pubblica del Caab[/caption]

"Non capiamo perché si sia deciso di indicare con tanto di scritta a caratteri cubitali quella che, fino a prova contraria, è un'attività commerciale privata e non di certo un sito di interesse pubblico - spiega Silvia Piccinini - Un trattamento di favore che non è possibile riscontrare in nessun altro cartello lungo tutto il perimetro della tangenziale di Bologna, anche a ridosso di altre e molto grandi attività commerciali. D'altronde il codice della strada parla chiaro: è vietata qualsiasi pubblicità o interferenza con i segnali di indicazione, ma evidentemente per Farinetti e il suo parco giochi (che dovrebbe far registrare all'anno più visitatori del Colosseo) si è voluta fare l'ennesima eccezione".

"A questo punto - conclude Silvia Piccinini - ci aspettiamo che chi ha autorizzato l'installazione di questo nuovo segnale stradale faccia altrettanto con tutte le altre attività commerciali del centro storico, elencando uno per uno i loro nomi. Quelle stesse attività che da decenni contribuiscono a portare a Bologna migliaia di turisti ogni anno e che FICO, soprattutto nel settore enogastronomico, adesso metterà seriamente a rischio".

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