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Lavoro

Sensoli-conferenza3.jpg9 FEBBRAIO 2018 - "La Regione la smetta di rendersi complice, assieme a diverse amministrazioni comunali, della chiusura di tante piccole attività commerciali delle nostre città a tutto vantaggio dell'apertura di nuovi ipermercati e centri commerciali. Un particolare confermato dai dati di Unioncamere che vedono diminuire sempre di più le imprese giovanili, anche in Romagna dove invece sono in cantiere nuovi centri commerciali o l'ampliamento di vecchi". È questa la richiesta di Raffaella Sensoli, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta.


"Spesso l'allargamento o l'apertura di nuovi centri commerciali avviene senza un adeguato confronto con gli operatori - spiega Raffaella Sensoli - nelle grandi strutture commerciali le stesse condizioni di lavoro dei dipendenti sono tali da rendere molto difficile la conciliazione con i normali tempi di vita e con le esigenze familiari. come dimostrato anche dalle ricorrenti polemiche sulle chiusure festive. Quello che manca è un'idea di commercio legata alle esigenze del territorio". Nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle cita anche i dati rilanciati dal presidente della Federazione Moda Italia secondo cui per ogni nuova assunzione in un centro commerciale si perdono tra i 4 e i 5 posti di lavoro nei piccoli negozi di vicinato. "Solo a Rimini nel commercio al dettaglio abbiamo perso in tre anni 2.600 occupati del commercio con 600 attività chiuse - conclude Raffaella Sensoli - E' questo il modello di commercio che vogliamo? Ecco perché a nostro avviso la Regione deve invertire la rotta al più presto e dire basta alla nascita di nuovi centri commerciali".

Piccinini-gennaio 2018.png8 FEBBRAIO 2018 - La Regione chieda al Ministero della Salute di riconoscere al più presto la figura professionale in estetica oncologica: è la richiesta di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una risoluzione che sarà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa.

"Visto che ad una nostra interrogazione presentata qualche settimana fa, che chiedeva appunto l'inserimento dei tatuaggi medici tra i servizi di assistenza ambulatoriale, la Giunta ha risposto specificando che non basta un semplice aggiornamento delle linee guida regionali per realizzare questo obiettivo, oggi chiediamo che la Regione ponga questa priorità al Ministero della Salute - spiega Silvia Piccinini - Questi tipi di tatuaggi, infatti, vengono utilizzati soprattutto da persone che hanno subìto interventi importanti o a seguito di cicli di chemioterapia, trasformando così i clienti in veri e propri pazienti. Per questo, a nostro avviso, serve una maggiore attenzione per i livelli di sicurezza, puntando sulla formazione degli operatori e riconoscendo la figura professionale in estetica oncologica, ovvero un professionista che collabora con le arti ausiliarie operanti in ambito sanitario".

Nella risoluzione presentata dal capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle si chiede anche che la Regione si faccia interprete anche delle esigenze di sicurezza e tracciabilità dei prodotti utilizzati nell'estetica oncologica che fino ad oggi restano fuori dai percorsi ambulatoriali.

"È necessario avere una regolamentazione ad hoc in questo ambito - conclude Silvia Piccinini - per eliminare così i rischi connessi all'utilizzo di materiali nocivi che potrebbero essere utilizzati al di fuori delle rete sanitaria ufficiale. Occorrere collegare questa figura professionale con i professionisti delle rete oncologica per assicurare sinergia con questa nuova figura, che va sostenuta e implementata in tutte le strutture sanitarie pubbliche. In più crediamo che la Regione possa anche dare vita a una rete istituzionale di operatori qualificati, all'interno della quale ogni paziente oncologico sia messo nella condizione di poter individuare i professionisti in grado di effettuare i trattamenti estetici richiesti in totale sinergia con la terapia seguite".

Centri-per-limpiego-2.jpg6 FEBBRAIO 2018 - "La Regione non fornisce i dati sul funzionamento dei Centri per l'impiego. Un rifiuto giustificato con il poco tempo passato da quando il personale di queste strutture è passato sotto le funzioni di Viale Aldo Moro ma che secondo noi cerca di nascondere un flop di proporzioni gigantesche".

Andrea Bertani e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, cercano di accendere i riflettori sui dati dei Centri per l'impiego regionali. "Mentre Bonaccini attende la fine di febbraio per potere sventolare un foglietto firmato da Gentiloni in cui si parla di una possibile autonomia dai contorni imprecisi e dalle risorse incerte, quello che emerge è l'incapacità della Regione di gestire quello che ha già, vale a dire i Centri per l'Impiego - spiegano i due consiglieri regionali del M5S - A chi chiede dati per sapere cosa stanno producendo e come lo stanno facendo, quanti avviamenti vengono realizzati, quali le caratteristiche dei contratti di lavoro realizzati, viene risposto che la Regione purtroppo li gestisce solo da poco tempo, nonostante si tratti di competenze che risalgono al 1998 e l'Agenzia per il lavoro non è riuscita a migliorare una situazione a dir poco precaria. Se i dati fossero positivi, o semplicemente incoraggianti, se cioè trovasse lavoro una percentuale non marginale delle persone che si rivolgono ai CPI e una percentuale non marginale delle imprese che cercano personale si rivolgesse con successo (o semplicemente si rivolgesse) ai CPI, non ci sarebbe nessuna difficoltà a fornire dati e informazioni. Il fatto è che realisticamente la situazione emiliano-romagnola è identica a quella nazionale, in cui il ruolo dei Centri per l'impiego si attesta attorno al 3,6% degli incroci fra domanda ed offerta di lavoro. Peggio del privato che supera di qualche decimale il 5%. Anche importanti organizzazioni sindacali, come la CGIL, cominciano a dire che la nostra Regione non è più nemmeno in grado di fornire i dati, o di elaborare le risultanze del costosissimo Siler (il sistema informativo lavoro regionale). Tutto questo mentre la Regione, piegando la testa ai diktat del governo Renzi, ha destinato per due anni quota parte dei fondi UE per l'occupazione (il FSE) al pagamento degli stipendi del personale dei CPI. Il dato finale è che in Emilia-Romagna abbiamo almeno due volte e mezzo i disoccupati del 2007: allora erano 56mila, ma nel 2016 erano 140mila, a fronte di un aumento di circa 50mila occupati e di un forte incremento degli inattivi che non risultano disoccupati perché non vanno più ai CPI o perché lavorano in nero. In un caso però cresciamo - concludono i consiglieri regionali M5S -  e i dati ci sono (ma non li forniscono né i CPI, né la Regione o le sue Agenzie, ma l'INAIL): sono i dati delle morti sul lavoro: ne sono accaduti 115 per infortuni accaduti in Emilia-Romagna nel 2017, secondi dopo la Lombardia che arriva a 139, ma che è il nostro doppio".

cispadana.jpg31 GENNAIO 2018 - "IL PD continua a prendere in giro i cittadini, soprattutto quelli che ancora oggi non possono muoversi liberamente tra Emilia-Romagna e Lombardia per l'inagibilità dei ponti nelle zone di confine e che resteranno tali chissà ancora per quanto tempo. I soldi stanziati qualche giorno fa dal Governo sono assolutamente insufficienti e l'unico modo per risolvere una volta per tutte questa situazione era quella di dirottare le somme già stanziate per l'inutile e dannosa Cispadana verso questo tipo di interventi".

È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, dopo che questa mattina il PD ha respinto in Assemblea Legislativa una risoluzione presentata dal M5S in cui si chiedeva di utilizzare le risorse già programmate per la Cispadana per il ripristino o l'eventuale nuova costruzione dei ponti inagibili sul Po e altri interventi per migliorare la viabilità stradale e ferroviaria della regione.

"Le risorse annunciate da Governo e Regione sono solo uno spot elettorale del PD visto che con le cifre individuate non si riuscirà sicuramente a risolvere definitivamente il problema ma soltanto rimandarlo di qualche tempo - aggiunge Gianluca Sassi - Sentire poi in aula i consiglieri del PD esultare per la bocciatura di questa nostra richiesta è surreale visto che non si riesce a capire che in questo modo non è andata male a noi, ma agli emiliano-romagnoli e ai lombardi che non possono più muoversi sui ponti, che hanno visto 4 ponti diventare inagibili nel giro di poco tempo, che avrebbero voluto, pagando molte tasse, che i loro ponti non fossero a rischio. Secondo questa logica dovrebbe andare male a chi presenta risoluzioni per la manutenzione ferroviaria perché magari adesso si stanzia qualcosa in più per la Cremona-Milano quella dove l'altro giorno è andata male a 50 feriti e malissimo a tre persone morte" conclude Gianluca Sassi.

morti lavoro.jpg12 GENNAIO 2018 - "La Regione non può continuare a disinteressarsi di chi muore sui luoghi di lavoro ma non ha la copertura assicurative dell'INAIL. Per cercare di frenare questo fenomeno servono interventi diretti ed efficaci, come quello di effettuare una mappatura precisa e magari prendere in considerazione l'ipotesi di supportare anche quei lavoratori che non hanno una copertura assicurativa". Dopo il caso del 64enne morto nell'area esterna di una torneria di Castelfranco Emilia mentre si trovava in compagnia di un lavoratore della stessa impresa, Giulia Gibertoni ha presentato una interrogazione per sollecitare la Regione ad occuparsi degli infortuni, purtroppo sempre più spesso mortali, che molti hanno definito come "fantasma" e che riguardano persone che non hanno copertura assicurativa da parte dell'INAIL.


"L'Emilia-Romagna è ai vertici a livello nazionale per il numero di morti bianche, come testimoniano i dati dell'Osservatorio indipendente morti sul lavoro di Bologna - spiega Giulia Gibertoni - Nonostante ciò non è assolutamente condivisibile la linea tenuta in particolar modo dall'assessorato alle Politiche per la Salute che ritiene di non dover progettare interventi verso categorie di lavoratori non inclusi dalla legge nell'assicurazione obbligatoria, considerandoli appunto dei fantasmi nonostante i rischi che corrono siano molto alti, come nel caso della Polizia di Stato o dei Vigili del fuoco".


Ecco perché nella sua interrogazione la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di adoperarsi per mettere in campo nell'immediato delle politiche efficaci per ridurre l'incidenza degli infortuni e delle morti bianche e di rivendicare (nell'ambito del percorso per una maggiore autonomia intrapreso dalla Regione) maggiori competenze sul tema della sicurezza, oggi in mano solo allo Stato. "Far finta che un problema non esista di certo non contribuisce a risolverlo - conclude Giulia Gibertoni - La Regione la smetta di continuare a tenere la testa sotto la sabbia". All'interno dell'interrogazione Giulia Gibertoni ha inoltre proposto l'abolizione del ticket nei Pronto soccorso per i Vigili del fuoco e agli appartenenti alle forze dell'ordine (Forze di Polizia ad ordinamento civile e militare, Arma dei Carabinieri, Forze Armate), che dovessero riscontrare un infortunio in servizio, oltre a chiedere che la Regione, nell'ambito del percorso di maggiore autonomia, rivendichi competenza piena sul tema della sicurezza del lavoro, oggi materia concorrente con lo Stato.


 

Gibertoni_aula_pubblico.jpg22 DICEMBRE 2017 - "L'ok alla mia richiesta di far nascere una Commissione di studio e di ricerca che, partendo dal caso Castelfrigo, analizzi l'intero sistema delle cooperative spurie, è soprattutto una difesa dell'etica del lavoro in Emilia-Romagna ed è un risultato storico di cui il MoVimento 5 Stelle va particolarmente orgoglioso. Per la prima volta nella storia della nostra Regione si potrà affrontare con cognizione di causa quel fenomeno ormai radicato e spesso sottovalutato che, soprattutto negli ultimi anni, grazie alla distrazione dei molti soggetti che avrebbero dovuto mettere un argine e trovare soluzioni, ha proliferato azzerando i diritti dei lavoratori e al tempo stesso ha fatto perdere credibilità al sistema della cooperazione stesso e ha tolto valore all'immagine dei nostri prodotti e al rispetto dei diritti del lavoro". È questo il commento di Giulia Gibertoni dopo che nella tarda serata di ieri l'Assemblea Legislativa ha approvato la sua richiesta di istituzione di una Commissione di studio e ricerca sulle cooperative spurie, risultato a cui si è giunti dopo una lunga discussione anche in assemblee precedenti e alla presentazione di atti e proposte per evidenziare la speciale gravità di una situazione oggi sotto gli occhi di tutti, costituita dalla presenza in alcuni settori chiave del sistema produttivo emiliano-romagnolo di imprese, molto spesso di natura cooperativistica, che eludono le più elementari regole di tutela del lavoro ed esercitano una concorrenza impropria nei confronti delle aziende sane e che si muovono nel rispetto della legge, dei contratti e dei principi alla base del l'esercizio dell'attività imprenditoriale.

"Per noi la creazione di questa Commissione era una priorità assoluta, soprattutto alla luce di quel che sta succedendo sulla vicenda Castelfrigo e l'immobilismo di certa politica che per troppo tempo ha fatto finta di non vedere, politica che su questa vicenda mi sembra che abbia delle responsabilità a cominciare dal decreto legislativo del 2016 che ha trasformato in semplici illeciti amministrativi i reati in materia di lavoro e previdenza obbligatoria, prevedendo una semplice multa o ammenda. Questo colpo di spugna, come il caso Castelfrigo dimostra, ha spinto moltissime realtà (comprese le cooperative o presunte tali) a creare un sistema all'interno del quale gli unici a pagarne le conseguenze sono i lavoratori, con situazioni di sfruttamento che rasentano il caporalato - aggiunge Giulia Gibertoni - Adesso finalmente si potrà colmare questo vuoto inquadrando con attenzione il fenomeno delle cooperative spurie e sentendo tutti gli interlocutori coinvolti e valutando ogni azione da mettere a sistema per sradicare il fenomeno, quindi dare anche al nuovo Parlamento elementi di conoscenza incisivi e perfino proposte legislative e indicazioni su cui agire al più presto e che magari vadano oltre i provvedimenti spot che di certo in questi anni non sono riusciti ad evitare il radicamento di rapporti di lavoro ai limiti della legalità e la negazione dei più basilari diritti. Lo avevamo detto e lo ripetiamo: questa azione doveva partire dall'Emilia-Romagna, la terra delle cooperative e, per quanto tardivamente. così è stato. Per questo siamo particolarmente orgogliosi di aver raggiunto questo risultato e questa apertura di consapevolezza ora ufficiale ed esplicita e per noi di enorme importanza".

lavoro-economia-Emilia-Romagna-M5S.jpg18 DICEMBRE 2017 - "Se l'Emilia-Romagna è una delle regioni dove l'economia sta ripartendo non è certo merito della politica e in particolare del presidente Bonaccini. Più che trainare la locomotiva Bonaccini ci è salito sopra, attribuendosi meriti che a nostro avviso sono esclusivamente del territorio, dei lavoratori e delle imprese che faticosamente e con grandi sacrifici, malgrado le scelte del Governo Pd, si stanno risollevando da una crisi che è stata molto dura".

È questo il commento del gruppo regionale del MoVimento 5 Stelle riguardo alle recenti dichiarazioni del presidente Stefano Bonaccini riguardo la ripresa economica dell'Emilia-Romagna. "Leggendo le parole di Bonaccini, uno spettatore esterno potrebbe pensare che tutto il merito degli ultimi risultati economici siano da attribuire a chi guida questa regione - spiegano i consiglieri regionali M5S - Niente di più sbagliato visto che se ripresa c'è stata non è di certo merito della politica che anzi ha sempre ostacolato con i suoi mille cavilli burocratici l'attività delle imprese. Oggi i lavoratori e le imprese sono il motore dello sviluppo della nostra regione, come lo sono sempre state e vedere Bonaccini cercare in tutti i modi di scavalcarle è davvero desolante, anche perché le politiche messe in campo da questa Giunta sono pressoché le stesse create da Errani e dai suoi assessori. Ripresa che tra l'altro investe anche altre regioni, come la Lombardia, che di certo non stanno adottando la stessa ricetta del Pd.  Per questo crediamo che Bonaccini debba smetterla di vivere in una perenne campagna elettorale, fatta di slogan e cifre confuse, e fare di più. Per esempio contrastando la povertà che in Emilia-Romagna resta una vera e propria piaga sociale e davanti alla quale il suo reddito di solidarietà sta dimostrando di non funzionare, anche perché le risorse a sua disposizione invece che aumentare vengono diminuite proprio dalla sua giunta. La Locomotiva emiliano-romagnola ha perso dei vagoni per strada e fa viaggiare troppe persone in terza classe. Questa è la novità di Bonaccini capotreno. Sarebbe bello vedere lo stesso impegno che Bonaccini mette nell'attribuirsi meriti che non ha in altre battaglie, come per esempio quella sui salari adeguati e dignitosi e sui diritti dei lavoratori che di certo non gioiscono a causa del jobs act. Per questo troviamo ancor più vergognoso il continuo 'tirare per la giacchetta' il mondo imprenditoriale e gli stessi lavoratori".

castelfrigo-corteo.jpg15 DICEMBRE 2017 - "La notizia del licenziamento di chi si è opposto e ha denunciato il sistema di sfruttamento e di negazione dei diritti conferma il fatto che, anche dopo l'audizione in Regione e l'apertura del tavolo con i sindacati, l'atteggiamento di queste cooperative non è cambiato, anzi. Per questo è necessario trovare al più presto delle soluzioni per mantenere l'occupazione per queste persone. Se passa il messaggio che chi denuncia perde il posto di lavoro saremmo davanti a un fallimento totale, in primis di quelle istituzioni che il lavoro, quello vero, dovrebbero tutelarlo". È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo alla notizia del licenziamento dei 127 soci-lavoratori delle cooperative appaltatrici per Castelfrigo.


"La risposta del Ministero sul fronte delle ispezioni e dei controlli non è sufficiente - aggiunge Giulia Gibertoni - Non possiamo accontentarci di un'attività ispettiva provvisoria, racchiusa in un arco temporale limitato e che si concluderà tra qualche settimana. Servono azioni ispettive sistemiche, non straordinarie. Bisogna innanzitutto lavorare alla creazione di norme nazionali per evitare che si vadano a creare altre situazioni come quella legata a Castelfrigo, e va evitato che situazioni analoghe restino in essere: il fenomeno delle cooperative spurie va sradicato adesso. Per questo è ancora più necessaria, così come abbiamo ormai da tempo richiesto, la creazione di una Commissione di studio e di ricerca per dare al nuovo Parlamento elementi di conoscenza incisivi sui quali agire e legiferare al più presto. Se questa azione non parte dall'Emilia-Romagna, la terra delle cooperative, chi può farlo?".


Per quanto riguarda poi il futuro dei 127 lavoratori licenziati "la Regione dovrebbe cercare di avere un confronto con la dirigenza della Castefrigo, affinché prenda coscienza che il "made in Emilia-Romagna" ha un valore e la presenza sul territorio regionale gli dà a un'azienda valore aggiunto; la presa in carico dei lavoratori licenziati dalle cooperative, magari con un'assunzione diretta oppure con altre soluzioni che diano salvaguardia occupazionale a questi lavoratori, darebbe alla Castelfrigo la possibilità di sottolineare un'immagine di azienda socialmente responsabile che dovrebbe costituire sempre un valore di riferimento per le aziende dei nostri territori".

Misano-no-centro-commerciale.jpg6 DICEMBRE 2017 - "La Regione blocchi la realizzazione del nuovo centro commerciale a Misano Adriatico. Si tratta di un intervento anacronistico, basato su un'idea ormai superata e che potrebbe causare dei danni irreparabili al piccolo commercio come è già successo per altri territori". è questa la richiesta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta riguardo alla realizzazione di un nuovo polo commerciale a Misano Adriatico.

"La decisione di far sorgere un nuovo centro commerciale, già totalmente inopportuna all'epoca dell'inserimento nel PTCP della Provincia di Rimini oltre dieci anni fa, oggi diventa totalmente sciagurata visto che la rete del piccolo commercio sta attraversando una crisi piuttosto profonda - spiega Raffaella Sensoli - La nascita di questa ennesima struttura commerciale non migliorerà di un millimetro l'economia della zona visto che le esigenze di territorio e cittadini sono ben altre. Inoltre vorremmo capire come la Regione possa assecondare queste pianificazioni territoriali e allo stesso tempo parlare di valorizzazione dei centri commerciali naturali, rendendosi palesemente incoerente davanti ai cittadini".

"In questa operazione non c'è il soddisfacimento di un vero interesse pubblico e nemmeno c'è stato un vero ascolto pubblico, come dimostrano anche le ampie reazioni di dissenso delle comunità locali e dei settori produttivi interessati, che hanno ben chiaro, a differenza degli amministratori comunali, come il soffocamento del commercio naturale e la desertificazione dei centri storici producano, a loro volta, un decadimento della funzione socializzante del centro storico una diminuzione del controllo sociale, con aumento del degrado e con risvolti economici non indifferenti" aggiungono i consiglieri comunali Francesca Gennari, Luca Gentilini, Matteo Piccioni e Fabio Gennari.

Ecco perché nella sua interrogazione la capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle chiede alla Regione di intervenire invitando la Regione ed il Comune di Misano a rivedere completamente il progetto. "Serve una sterzata di 180 gradi e ripensare l'idea di sviluppo commerciale più vicino alle esigenze del territorio che ha bisogno di nuovi investimenti sulle strade, sui collegamenti per le frazioni e non dell'ennesima colata di cemento - conclude Raffaella Sensoli - Visto che il Comune, presentando il nuovo piano urbanistico, ha specificato che ogni decisione verrà presa in accordo con Provincia e Regione, crediamo che ci siano margini per poter intervenire al più presto".

BolognaFiere-FICO.jpg5 DICEMBRE 2017 - "FICO è talmente a corto di presenze che ormai fa di tutto per poter nascondere il flop di questi giorni. Come per esempio invitare, attraverso una mail inviata da un ente pubblico come BolognaFiere, gli espositori del Motorshow a visitare il parco agroalimentare con tanto di ingressi gratis nella sala multimediale e nelle giostre. Il tutto a totale svantaggio dei commercianti del centro storico e del distretto fieristico che così in questi giorni vedranno scipparsi i propri clienti dal centro commerciale di Farinetti e soci".

È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, alla mail che BolognaFiere ha inviato agli espositori del Motorshow per invitarli a visitare il parco agroalimentare che ha aperto i battenti poco meno di un mese fa con risultati deludenti dal punto di vista delle presenze e notevoli disagi provocati alla viabilità ordinaria.

"La lunga lista dei favori a Farinetti non sembra finire - spiega Silvia Piccinini - l'ultimo regalo in ordine di tempo è quello targato BolognaFiere che ha avuto la brillante idea di invitare gli espositori del Motorshow in questi giorni a Bologna ad andare a visitare FICO e quindi 'gustare le tante specialità' presenti nel parco. A nostro avviso si tratta di una mail totalmente inopportuna. In primo luogo perché di fatto crea un'evidente concorrenza sleale verso tutte le altre attività ricettive della città visto che ci troviamo di fronte ad un soggetto pubblico, la nostra fiera, che sponsorizza un'attività commerciale privata. E poi perché di fatto avalla quello che è il pericolo più grande legato all'apertura di FICO e che abbiamo sempre evidenziato: ovvero che si cercasse in tutti i modi di spostare turisti e visitatori dal centro di Bologna al parco di Farinetti. Quello che temiamo - conclude Silvia Piccinini - è che visti i risultati scadenti dell'apertura di FICO, per noi ampiamente prevedibili, iniziative come quella di BolognaFiere e del Motorshow siano destinate a ripetersi sempre più spesso, facendo così passare il messaggio verso chi visita Bologna anche per pochi giorni che il meglio della nostra enogastronomia si trovi solo a FICO e non nel resto della città".

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