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Energia

Navi gasiere.jpg10 OTTOBRE 2017 - Subito un'inchiesta pubblica sul progetto del deposito di stoccaggio di Gas Naturale Liquefatto (GNL) a Porto Corsini. È quanto chiede Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, all'interno di una interrogazione presentata alla Giunta riguardo proprio alla realizzazione del maxi impianto che il Gruppo PIR vorrebbe realizzare sulle sponde del Candiano in un'area di oltre 23mila metri quadrati.

"In pratica si vuole utilizzare un gas che, dopo essere stato liquefatto e mantenuto allo stato liquido a bassissime temperature, verrà approvvigionato in un deposito mediante navi gasiere di capacità compresa tra 7.500 e 27.500 metri cubi, mentre la distribuzione alle utenze potrà essere effettuata mediante autocisterne e navi - spiega Andrea Bertani - Come è facilmente comprensibile si tratta di un progetto molto impattante sul territorio, da molti definito come pericoloso, e che soprattutto non ha visto nessun tipo di confronto ufficiale con i residente della zona che sono giustamente preoccupati".

Nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle elenca una serie di criticità individuare da cittadini, associazioni ambientaliste e comitati: si va dall'infiammabilità del prodotto stoccato, alla vicinanza al deposito di interi centri abitati, passando per l'aumento del traffico su strada e in mare che la realizzazione del progetto comporterà, per finire all'inquinamento ambientale ed atmosferico. Tutte osservazioni che sono anche state inviate al sindaco di Ravenna sotto forma di petizione dal Comitato GNL - Garanzie Non Liquefatte.

"Quello che è certo è che ci troviamo davanti ad una situazione in cui c'è stato un grave deficit di informazione, partecipazione e consultazione della popolazione interessata da questo progetto. Ecco perché, seguendo anche quanto sancisce la Regione sulle modalità di svolgimento delle procedure per la valutazione di impatto ambientale, chiediamo che si svolga al più presto un'inchiesta pubblica sul GNL di Porto Corsini che tenga conto di tutte queste criticità. Non è tollerabile - conclude Andrea Bertani - che per un impianto che si estenderà su una superficie di oltre 23mila metri quadri non si tenga conto delle legittime preoccupazioni dei residenti".

reddito-energetico-ER-660x330.png11 SETTEMBRE 2017 - La creazione di un vero e proprio "reddito energetico" in Emilia-Romagna che possa coniugare tutela dell'ambiente, crescita economica del territorio e vantaggi per i cittadini: è questa la proposta di
Giulia Gibertoni contenuta in una risoluzione che verrà discussa nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa e che punta ad introdurre nella nostra regione alcune novità che riguardano l'efficientamento energetico e il rispetto per l'ambiente.

"La Regione, con la recente approvazione del nuovo Piano energetico regionale, si è data degli obiettivi da realizzare entro al 2030 che puntano soprattutto sullo sviluppo delle fonti rinnovabili anche attraverso le azioni coordinate degli enti locali, come quelle individuate dal Patto dei sindaci a cui hanno aderito tutti i Comuni dell'Emilia-Romagna - spiega Giulia Gibertoni - Spesso però le amministrazioni comunali non riescono ad assolvere il compito di informare i cittadini sulle nuove tecnologie esistenti in campo energetico, a causa della rapidità con le quali quest'ultime si evolvono, né sulle nuove opportunità che l'evoluzione delle nuove tecnologie offrono, soprattutto quando si parla del miglioramento energetico delle proprie abitazioni. Negli ultimi tempi però esistono progetti pilota che hanno permesso di superare con successo questo tipo di ostacoli".

Uno di questi, denominato "Fondo rotativo fotovoltaico" prevede l'acquisto e la messa a disposizione di impianti fotovoltaici sulle coperture delle case dei cittadini. I selezionati vengono scelti tramite un bando, dando priorità alle famiglie in difficoltà economiche, e si dà loro la possibilità di utilizzare gli impianti, e quindi l'energia prodotta, in comodato d'uso. La quota di energia in eccesso, invece, viene venduta in rete e i proventi percepiti dal Comune e reinvestiti per alimentare di nuovo questo Fondo.

"In questo modo si raggiungerebbe un triplice obiettivo - aggiunge Giulia Gibertoni - quello della tutela l'ambiente grazie al contributo all'abbattimento delle emissioni atmosferiche ottenuto mediante il progressivo incremento della produzione d'energia elettrica da fonti rinnovabili, la promozione della coesione economico-sociale della comunità, attraverso il progressivo incremento delle utenze cittadine beneficiarie del consumo gratuito dell'energia elettrica, ed infine l'incentivo allo sviluppo economico del territorio, per effetto del diffuso miglioramento dell'efficienza energetica degli immobili interessati".

Ecco perché nella sua risoluzione Giulia Gibertoni chiede alla Regione di attivarsi al più presto per promuovere dei protocolli d'intesa specifici tra i Comuni e il GSE (Gestore Servizi Energetici) per favorire e sviluppare progetti come quello del Fondo rotativo fotovoltaico e in più generale tutte quelle iniziative di informazione e supporto per la creazione e diffusione di un vero e proprio "reddito energetico" tra i cittadini.

Bonaccini-Renzi-sbloccaitalia-trivelle.jpg19 LUGLIO 2017 - "La sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma voluta dal Governo sulle trivelle selvagge purtroppo non ci mette al riparo da nuovi blitz dei trivellatori appoggiati dal PD. Per questo è necessario un ultimo passaggio cioè annullare anche il decreto ministeriale del 7 dicembre del 2016, che deriva proprio dalla parte del decreto Sblocca Italia dichiarata illegittima, e che di fatto oggi resta ancora in vigore".

È questo l'allarme lanciato dal gruppo regionale del Movimento 5 Stelle che riguarda la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l'articolo 38, commi 7 e 10, del decreto Sblocca Italia che imponeva il disciplinare tipo per le trivellazioni anche senza il parere delle Regioni interessate.

"I giudici hanno sancito che il Governo, giustamente, non può imporre la sua volontà visto che si tratta di una materia sulla quale le Regioni esercitano un potere concorrente - spiegano i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle - Questo però non ci mette al riparo da nuovi possibili blitz del PD sul tema delle trivelle. L'articolo 136 della nostra Costituzione, infatti, prevede sì che la norma dichiarata incostituzionale perda la sua efficacia subito dopo la pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale, ma dispone anche che un provvedimento direttamente collegato debba essere in ogni caso rimosso altrimenti continua ad avere efficacia".

Il riferimento è al decreto ministeriale del 7 dicembre del 2016 che di fatto legittima le compagnie petrolifere ad apportare modifiche al programma dei lavori di concessioni già ricevute o prorogate, per l'intera durata di vita utile del giacimento e con la possibilità di installare nuove ulteriori piattaforme nel mare continentale.

"Ecco perché abbiamo immediatamente presentato una risoluzione per chiedere che la Giunta faccia un ricorso straordinario al Capo dello Stato per annullare questa norma - aggiunge il gruppo regionale del MoVimento 5 Stelle - Per farlo c'è tempo fino al 1° agosto, ovvero fino al 120esimo giorno dall'entrata in vigore della norma. Il presidente Bonaccini, che sembra esser stato travolto da un'improvvisa voglia di autonomia per la nostra Regione, dopo aver appoggiato il SI al referendum del suo amico Renzi, che ne prevedeva proprio l'azzeramento dei poteri e delle competenze, dia conferma delle sue parole e presenti il ricorso. Altrimenti sarebbe l'ennesimo regalo agli amici trivellatori e una beffa per i cittadini".

biometanoER.jpg12 LUGLIO 2017 - "Con l'adeguamento ambientale approvato oggi, Regione Pd blindano il business dei rifiuti organici, incentivando le attività dei maxi impianti che producono biometano che a Bologna come a Reggio Emilia non produrranno nessun vantaggio per i cittadini ma solo disagi e problemi in termini di inquinamento, qualità dell'aria e traffico che si riverserà sulle strade".

È questo il commento di Silvia Piccinini dopo che l'Assemblea Legislativa ha dato il via libera alla nuova legge di adeguamento ambientale. "Il Pd, ormai da tempo, sta spianando la strada alla nascita ai mega impianti che producono biometano dalla frazione organica dei rifiuti e che sono gestiti dalle aziende di famiglia Hera e Iren - spiega Silvia Piccinini - Il riferimento è alle due strutture che nasceranno a Bologna e a Reggio Emilia, più precisamente a Sant'Agata Bolognese e nella frazione di Gavassa. In questo modo le due multiutility si sono spartite il territorio per assicurarsi un profitto sicuro con il business del compost organico senza però che per i cittadini ci fosse un reale vantaggio. Per quel che riguarda l'impianto di Sant'Agata, infatti, visto che la raccolta dei rifiuti è in capo a Geovest, i residenti che vivono a ridosso della struttura e che dovranno subire i disagi legati al traffico di centinaia di camion al giorno che transiteranno in zona, non avranno nemmeno il vantaggio di vedersi riconosciuti degli sconti nella bolletta della TARI. Un paradosso che a nostro avviso va assolutamente fermato".

Per questo il MoVimento 5 Stelle aveva presentato un ordine del giorno per chiedere che venisse attuato un processo di governo - in una logica di sostenibilità ambientale - di questi impianti "non nel senso di una pura diminuzione dei costi, con semplici economie di scala e vantaggi solo per le società che li gestiscono, ma bensì disponendo, in maniera strategica, gli impianti il più vicino possibile alle fonti di approvvigionamento ed, inoltre, riconoscendo ai cittadini un ritorno, sia economico che ambientale, per l'impegno profuso nell'effettuare una raccolta differenziata di qualità sempre più alta". "Purtroppo come temevamo il Pd si è rifiutato di prendere questo impegno - conclude Silvia Piccinini - Evidentemente per loro tutelare i profitti delle multiutility che fanno business con i rifiuti, dagli inceneritori agli impianti di biometano, è più importante che assicurare ai cittadini la tutela della salute e diminuire i disagi".

trivelle3 2.jpg11 LUGLIO 2017 - "Un articolo di legge pensato per sedare le proteste dei territori contro permessi di ricerca e coltivazione. La Regione elemosinerà qualche spicciolo in più ai Comuni che diranno sì a nuove trivelle, alla faccia dell'innovativa politica energetica del PD sbandierata da Bonaccini e soci in Emilia-Romagna".

È questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'approvazione della legge comunitaria all'interno della quale è contenuto un articolo che "aumenta" le royalties ai Comuni che diranno sì a nuovi permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi attraverso la rinuncia da parte della Regione agli indennizzi pagati dai trivellatori.

"Con questa norma, imboscata nel calderone onnicomprensivo della legge comunitaria, la Regione cerca di comprare con qualche spicciolo le amministrazioni comunali che ospiteranno nuove trivelle - spiega Andrea Bertani - Un metodo doppiamente subdolo perché innanzitutto si parla di cifre realmente irrisorie, che per alcuni Comuni sono di 500 euro all'anno che nella migliore delle ipotesi verranno raddoppiate, e poi perché si esclude da questa sorta di ricompensa le realtà che già oggi ospitano le concessioni. Una disparità di trattamento a cui avevamo provato a porre rimedio proponendo di applicare la norma anche a quei territori che già oggi hanno coltivazioni ma che il PD ha bocciato, confermando così che il suo unico obiettivo è quello di far crescere il numero di trivelle, non certo di tutelare cittadini e territori. Questa è l'innovativa politica energetica del PD in Emilia-Romagna - conclude Andrea Bertani - Sulla carta dice di voler andare verso le risorse rinnovabili e abbandonare progressivamente quelle fossili, come scritto nel Piano energetico regionale, ma poi però negli atti concreti vuole convincere a tutti i costi i Comuni a trasformarsi in una groviera a suon di mance e qualche spicciolo in più".

elettrodotto2.jpg10 MAGGIO 2017 - Tempi certi per l'interramento e la messa in sicurezza dei 4 elettrodotti di Riccione. Sono queste le richieste di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenute in una interrogazione riguardo al progetto di riammodernamento degli elettrodotti di proprietà di Terna Spa denominati "Riccione-Ponticino" e "Riccione Priora" contenuti del progetto denominato "Anello a 132 kV".

"Un intervento che il Consiglio Comunale approvò addirittura nel 2009 ma che non è ancora mai partito - spiega Raffaella Sensoli - Nonostante da anni si parli di interramento delle linee di alta tensione, per mettere in sicurezza queste infrastrutture e gli abitanti residenti in prossimità di questi condotti, ad oggi non risulta intrapresa nessuna azione che porti ad un avvio dei lavori previsti dal progetto. Insomma ci troviamo di fronte a una situazione di stallo assoluta che potrebbe aggravarsi visto che la stampa parla del fatto che il progetto potrebbe essere rivisto".

Per questo nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di chiarire la situazione, in primo luogo avviando un tavolo di confronto con Terna e Comune per cercare di capire le cause di questo blocco ormai quasi decennale e superarlo al più presto.

Intanto venerdì 12 maggio alle 21 nella palestra di viale Abruzzi è in programma un incontro pubblico proprio sull'elettrodotto di Riccione a cui parteciperanno, oltre alla consigliera regionale Raffaella Sensoli, la deputata del M5S Giulia Sarti e il senatore Nicola Morra.

"La tutela della salute dei cittadini viene prima di tutto - conclude Raffaella Sensoli - è un bene primario e il risanamento dell'esposizione dai campi elettromagnetici dovrebbe essere tra le priorità di ogni amministrazione. Per questo chiediamo di sbloccare al più presto questo progetto di ammodernamento per tutelare ancor di più le persone che vivono nelle zone interessate dal passaggio degli elettrodotti".

OMC-Ravenna-2017.jpg3 APRILE 2017 - "Green washing": ovvero ricoprire di una patina ambientalista strategie che invece perseguono principalmente il profitto immediato senza nessuna prospettiva di crescita.


È questo il risultato o addirittura l'obiettivo reale della recente OMC, la conferenza sull'offshore mediterraneo che si è conclusa pochi giorni fa a Ravenna. Dietro ai manifesti e agli slogan sulle energie rinnovabili dalla riconversione delle piattaforme all'eolico ed al solare si legge una realtà fatta di sicuro aumento di nuove estrazioni dall'Alto Adriatico (quello che sprofonda a Ravenna di due centimetri all'anno), annunciate introduzioni di nuove tecnologie per ridurre le emissioni nella produzione (sempre di gas estratto), smantellamento "ecologico" di piattaforme.


Fra gli stand dell'OMC di tutto questo però non c'era praticamente traccia, a parte la pubblicità dell'evento Offshore Energy di Amsterdam (che per energia offshore intende non solo OIL & GAS ma anche WIND e MARINE ENERGY), e a parte un'"idea" di un sostegno galleggiante per eolico di Fincantieri.  Di sicuro c'è solo una nuova piattaforma al largo del Delta del Po fra Veneto ed Emilia-Romagna, destinata ad estrarre il gas dal bacino chiamato "Teodorico". Denominazione sinistra, dedicata sì al grande Re ostrogoto vissuto a Ravenna dopo la cui morte però iniziò la rovina del suo popolo, letteralmente scomparso in neanche trent'anni.


Questo giacimento varrebbe circa l'1% del gas nazionale. L'attuale produzione italiana copre poco meno del 10% del fabbisogno attuale del nostro paese, che importa principalmente gas dalla Russia e dall'Algeria. Le nostre riserve sono minime, marginali rispetto al nostro fabbisogno e di durata limitata.  Ma se al 2050 in molti (anche la regione Emilia-Romagna in parte!) prevedono la completa decarbonizzazione (quindi anche del gas estratto) della nostra economia, che senso ha investire in infrastrutture che oltre ai danni ambientali sono destinate a durare 40-50 anni?


Investire oggi in nuove piattaforme ed estrazioni significa gettare via risorse di tutti, perché dall'Adriatico e dalla Val Padana può arrivare pochissimo gas, del quale non ci sarà più bisogno, mentre le risorse utilizzate dovrebbero, invece, essere impiegate nella direzione delle energie rinnovabili, come stanno facendo altre grandi compagnie ed imprese nazionali nel mare del nord (una per tutte la danese DONG - Danish Oil and Gas - che si è lanciata nella generazione elettrica, tanto che il 75% dei suoi investimenti è ormai diretto verso l'eolico).


Questo dovrebbero fare l'Eni, la Regione Emilia-Romagna, il nostro Governo, proprio partendo dalle infrastrutture esistenti, per trasformare il nostro Paese, il nostro mare e le strutture già realizzate come piattaforme, pipe lines e centrali, in strumenti per produrre e trasportare energia rinnovabile utilizzando risorse che da noi non mancano, non mancheranno e non inquinano, come il sole e il vento. La storiche e prestigiose università emiliano-romagnole, i centri di ricerca, lo stesso personale preparato ed esperto che opera nel comparto energetico soprattutto nel ravennate e ferrarese sono le risorse - anche loro inesauribili - che possono essere usate per fare quello che volutamente non si vuole fare, coprendo con una mano di vernice verde ecocompatibile una politica che farfuglia sul futuro mentre parte subito con nuove estrazioni, nuovo gas, nuovi interventi che ripongono scelte vecchissime.


Mentre altre grandi imprese multinazionali operanti nel campo dell'energia spesso partecipate o da soggetti pubblici nazionali, hanno scelto le energie rinnovabili con chiarezza, cioè con quantità, continuità e strategicità degli investimenti, l'Eni (anch'essa partecipata dal pubblico) si lancia innanzitutto in messaggi pubblicitari promettendo un futuro mix energetico, ipotizzando forse eventuali riconversioni, ma lanciandosi subito nell'estrazione del gas sotto l'Adriatico e la Val Padana.


Noi diciamo che se si vogliono salvare (e creare!) posti di lavoro bisogna sterzare decisamente (convertitevi!) e subito verso le rinnovabili. Non passare una mano di verde..


Andrea Bertani, portavoce M5S in Regione Emilia-Romagna.

hera-impianto-biogas.jpg
29 MARZO 2017 - "Per la realizzazione del nuovo impianto di biometano i sindaci dei comuni più interessati, che subiranno pesanti ripercussioni in termini ambientali, hanno di fatto dato una delega in bianco ad Hera. A dimostrarlo è il fatto che ai cinque incontri della Conferenza dei Servizi la maggior parte di loro non si è mai presentata, lasciando che la multiutility facesse il bello e il cattivo tempo".

È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, alla notizia dell'approvazione del progetto per la realizzazione di un maxi impianto di biometano in provincia di Bologna. "È paradossale che il sindaco di Sant'Agata Bolognese oggi canti vittoria sostenendo di aver contribuito in modo determinante ad abbassare l'impatto ambientale - spiega Silvia Piccinini - Come abbiamo potuto facilmente verificare dal verbale della Conferenza dei Servizi il progetto iniziale dell'impianto, che prevedeva il carico del metano su carri bombolai e quindi una movimentazione maggiore di autotreni, è stato stralciato a seguito del parere negativo e della Soprintendenza e ritenuto ostativo ai fini della valutazione positiva del progetto. Dunque i meriti che il sindaco Vicinelli oggi rivendica sono inconsistenti semplicemente perché non sono suoi. La smetta di raccontare bugie. Il suo Comune, così come gli altri che saranno interessati dall'impianto HERA, non ha mai sollevato obiezioni su questo aspetto tanto che quello dei carri bombolai era un particolare che nelle osservazioni del comune si dava addirittura per scontato. Le uniche sottolineature dal Comune di Sant'Agata riguardano unicamente aspetti tecnici, alcuni dei quali al limite dell'ovvio, come quello di correggere l'indirizzo dello stabilimento da via Albaresa a via Romita. Il resto delle osservazioni le hanno fatte ARPAE assieme alla Soprintendenza".

La consigliera regionale del Movimento 5 Stelle poi punta il dito anche contro le altre amministrazioni locali, colpevoli di essersi volutamente disinteressate ad un progetto che avrà un impatto rilevante sui loro territori soprattutto in termini di traffico visto che che ci saranno tra i 50 e i 70 camion al giorno che trasporteranno materiale organico proveniente da Modena, Bologna e altre zone della regione.

"Il Comune di San Giovanni in Persiceto ha partecipato solo a 2 dei 5 incontri della Conferenza dei Servizi - spiega Silvia Piccinini - Meglio non hanno fatto di certo Crevalcore presente solo all'ultima seduta e solo per rivendicare due soldi, Anzola presente soltanto due volte, mentre Calderara e Sala Bolognese sono risultate sempre assenti così come la Regione Emilia-Romagna. In pratica si è data una delega in bianco ad HERA di fare il bello e il cattivo tempo nel rispetto più completo della linea del partitone Pd. Alla faccia della tutela del nostro territorio, dei cittadini e del rispetto dei principi dell'economia circolare e della sostenibilità ambientale".

PO-Valley.jpg"Sostenendo che a Torre del Moro si faranno solo degli studi nel sottosuolo la giunta Bonaccini dice l'ennesima inesattezza visto che tutti sanno che il permesso ottenuto da Po Valley è ovviamente finalizzato alla ricerca e estrazione di metano o addirittura di greggio. La verità è che la giunta Bonaccini, dando il via libera indiscriminato ad ogni trivella, ha gettato all'ortiche il principio di precauzione che invece secondo noi dovrebbe essere sempre rispettato".

È questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, dopo che questa mattina l'assessore Palma Costi ha risposto a una interrogazione riguardo alla concessione relativa alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in un'area compresa nei territori comunali di Forlì, Bertinoro, Cesena, Forlimpopoli, e Meldola.

"L'Emilia-Romagna è la groviera d'Italia visto che siamo i primi sia per numero di concessioni di coltivazioni sia in terraferma che nel sottosuolo marino di idrocarburi liquidi e gassosi, sia per permessi di ricerca - spiega Andrea Bertani - A questo non proprio invidiabile primato si aggiunge anche il fatto che da quando è entrata in carica la giunta Bonaccini ha già concesso 7 volte la propria intesa a progetti di sfruttamento del sottosuolo, mentre sono in corso di valutazione altri 13 progetti dello stesso tipo. Numeri che dovrebbero far riflettere e magari suggerire un'inversione di tendenza visto anche quello che è stato dichiarato nel nuovo Piano energetico approvato solo qualche settimana fa. Bisogna avere il coraggio di dire che questo tipo di concessioni ormai non hanno più motivo di esistere".

L'assessore Costi nella sua risposta ha anche raccontato di un fantomatico processo di partecipazione portato avanti con i territori sulla concessione di Torre del Moro. "Una circostanza smentita totalmente dai fatti visto che di questo progetto nessuno sapeva nulla. La verità - conclude Andrea Bertani - è che il PD su questo tema è in completa confusione, con i sindaci e consiglieri regionali che su alcuni territori si dicono fortemente contrari alle trivelle e sindaci e consiglieri regionali di province confinanti che invece lodano le attività di ricerca e estrazione".

L'intervento in aula di Andrea Bertani

Andrea-Bertani-M5SER.jpg"Siamo particolarmente soddisfatti del fatto che alcuni esponenti del PD abbiano deciso di schierarsi con noi e con tanti cittadini nella battaglia contro le trivelle di Torre del Moro. Peccato però che, vale la pena ricordarlo per una semplice questione di coerenza politica, proprio queste persone (tra le quali il sindaco Lucchi e i consiglieri regionali Zoffoli e Montalti) all'epoca della Conferenza dei Servizi avevano tutti ruoli importanti proprio in quei Comuni interessati dalla concessione di Po Valley. Strano che oggi sostengano di non saperne nulla". È questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, riguardo al dibattito politico che si è acceso attorno alla concessione ministeriale relativa alla ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi in un'area di 111 chilometri quadrati, compresa nei territori comunali di Forlì, Cesena, Forlimpopoli, Bertinoro e Meldola.


"A quanto ci risulta chi oggi si schiera contro questa concessione in realtà ricopriva delle cariche non proprio irrilevanti nei Comuni interessati - spiega Andrea Bertani - Tra il 2012 e il 2013, quando fu depositata la documentazione e si svolse la Conferenza dei Servizi, il sindaco Lucchi era già primo cittadino di Cesena e il suo assessore all'Ambiente era proprio l'attuale consigliera regionale del PD Lia Montalti. Per non parlare del consigliere regionale dem Paolo Zoffoli che all'epoca era sindaco di Forlimpopoli. Quindi non potevano non sapere. Oggi noi siamo felici che abbiano deciso di condividere con noi questa battaglia ma il fatto che oggi queste stesse persone si dicano sorprese ci sembra piuttosto stravagante, anche perché la delibera regionale tanto contestata fu firmata nel 2015 proprio dal loro assessore Palma Costi rilevando "che sotto il profilo di politica energetica regionale nulla osta al conferimento dell'intesa per l'istanza in oggetto". Detto questo il Movimento 5 Stelle - conclude Andrea Bertani - continuerà nella sua battaglia contro questa inutile ricerca che rischia di aggravare i danni al nostro territorio e che contraddice il nuovo Piano energetico regionale, approvato solo qualche settimana fa, che prevede il progressivo e definitivo abbandono delle fonti fossili. Sarebbe un'incoerenza dentro l'incoerenza".


Alla conferenza dei servizi parteciparono i comuni di Forlì Cesena Forlimpopoli e Bertinoro, rappresentati dai loro tecnici. All'epoca i sindaci di questi Comuni erano Roberto Balzani, Paolo Lucchi, Paolo Zoffoli e Nevio Zaccarelli, assessori all'ambiente Alberto BelliniLia Montalti, Gian Matteo Peperoni e Nevio Zaccarelli. L'unico che ha dichiarato di avere partecipato alla conferenza dei servizi è Nevio Zaccarelli.

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