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Ambiente

passante-di-mezzo-M5SER.jpg25 MAGGIO 2017 - "Il livello di approssimazione con cui Comune, Regione e Società Autostrade stanno portando avanti il progetto del Passante di mezzo è davvero imbarazzante. Adesso che anche il Ministero dell'Ambiente ha messo nero su bianco quelle stesse perplessità che i cittadini urlano a gran voce, vogliamo vedere con quale faccia, Donini, Merola e Bonaccini, ci verranno a dire che tutto sta procedendo meravigliosamente bene".

È questo il commento di Silvia Piccinini e Max Bugani, rispettivamente consigliere regionale e capogruppo in Comune del MoVimento 5 Stelle, dopo che il Ministero dell'Ambiente ha esposto in 14 pagine le proprie "perplessità" sul progetto del Passante di Mezzo.

"Presi dall'ansia di far lavorare le cooperative, la Regione, il sindaco Merola e il PD bolognese hanno dato l'ok a quest'opera senza minimamente preoccuparsi dell'impatto e dell'efficacia della stessa. E questi sono i risultati: un progetto da 800 milioni di euro che fa acqua da tutte le parti, a cominciare dall'incoerenza con la programmazione urbanistica per finire con la sottovalutazione dell'impatto acustico - spiega Silvia Piccinini - Tutte perplessità che noi avevamo avanzato fin dal primo giorno ma che non hanno mai interessato né il Comune né la Regione. Adesso che però è il loro compagno di partito (si fa per dire) Galletti a sostenerli siamo curiosi di sapere su che specchi proveranno ad arrampicarsi". "L'anno scorso avevamo presentato un odg collegato al bilancio con cui chiedevamo una copertura di parte del Passante con pannelli fotovoltaici - aggiunge Max Bugani - Ordine del giorno che ci è stato bocciato dal PD senza batter ciglio. Oggi il Ministero riprende la nostra idea e fa la nostra stessa richiesta ad Autostrade. Siamo senza parole".

pfas.jpg22 MAGGIO 2017 - "Mentre in Veneto l'allarme legato all'utilizzo dei PFAS ha obbligato le istituzioni a prendere dei provvedimenti urgenti, in Emilia-Romagna regna ancora l'assoluto silenzio. Tutto ciò nonostante ci sia un'azienda a Podenzano che per anni ha esposto i cittadini che abitavano nelle vicinanze a rischi molto pesanti". Silvia Piccinini e Gianluca Sassi, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, hanno presentato una interrogazione riguardo all'utilizzo delle sostanze perfluoro alchiliche (PFAS) usate per l'impermeabilizzazione di oggetti come le pentole o tessuti vari. Sostanze molto pericolose a causa della contaminazione ambientale prodotta negli anni proprio a causa della loro stabilità termica e chimica ed in generale della loro elevata persistenza, che le rendono resistenti ai processi di degradazione esistenti in natura e anche negli organismi viventi, compreso l'uomo, dove risultano essere tossici con sospetta cancerogenicità (lista 2 dello IARC).

"In provincia di Piacenza, a Podenzano, da anni opera la River Spa che ha utilizzato il teflon per la produzione di pentole - spiegano Gianluca Sassi e Silvia Piccinini - Produzione che ha esposto sia i lavoratori dell'azienda che gli abitanti della zona a dei rischi che non sono mai stati realmente approfonditi da parte delle autorità. Adesso, sulla scia di quanto per esempio si sta facendo in Veneto dove il problema dell'esposizione ai PFSA è riconosciuto e affrontato, chiediamo alla Regione di fare finalmente chiarezza anche su quanto successo a Podenzano".

Ecco perché nella loro interrogazione i due consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Giunta di chiarire quali siano i livelli di controllo effettuati da ARPAE riguardo allo stabilimento della River, di conoscere nel dettaglio gli esiti degli approfondimenti effettuati durante gli ultimi anni, ma soprattutto di effettuare un nuovo screening ambientale e un'indagine epidemiologica sulla popolazione residente. "Crediamo sia necessario, anche alla luce di quanto fatto dal Veneto, avviare anche dei piani specifici di monitoraggio e ricerca - concludono Piccinini e Sassi - per capire effettivamente quali sono stati gli effetti dell'esposizione alle sostanze pericolose".

Incendio-Raibano.png22 MAGGIO 2017 - "I controlli dopo l'incendio dello scorso anno nell'area di stoccaggio dell'inceneritore di Raibano sono stati assolutamente insufficienti. Per questo chiediamo che la Regione avvii al più presto, oltre a un monitoraggio continuo dell'area, anche uno studio epidemiologico per acquisire informazioni su eventuali patologie derivanti dalla presenza dell'inceneritore".

È questa la richiesta di Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta riguardo l'inceneritore Raibano a Coriano di Rimini e in particolare sull'incendio che si verificò nell'impianto di stoccaggio dei rifiuti nella notte tra il 3 e il 4 settembre del 2016. "Quella notte il rogo provocò una densa nube di fumo nero che provocò diversi malesseri alle persone che abitano nelle vicinanze dell'inceneritore - spiega Raffaella Sensoli - Una situazione molto critica contro cui la Regione non ha messo in campo i dovuti accertamenti visto che gli accertamenti di laboratorio effettuati nei giorni successivi all'incendio sono stati assolutamente insufficienti".

Nella sua interrogazione Raffaella Sensoli specifica che le analisi hanno riguardato solo 7 campioni (5 prelevati nei giorni successivi all'incendio e soltanto 2 dopo un mese e mezzo) e hanno riguardato zone scelte non attraverso una metodologia scientifica, ovvero in base alle indicazioni dei venti di ARPAE, ma grazie ad indicazioni verbali assunte da abitanti della zona. "Visto che, come specificato anche dagli stessi risultati delle analisi, l'inceneritore di Raibano emette costantemente nell'atmosfera sostanza pericolose come le diossine, metalli pesanti e idrocarburi, la Regione deve al più presto avviare un monitoraggio continuo delle colture presenti nell'area interessata dall'impianto - aggiunge Raffella Sensoli - cercando anche di aumentare il numero di prelievi e di campionamenti. In più crediamo sia doveroso, alla luce dell'incendio dello scorso anno e dei successivi controlli carenti, dare alla popolazione tutte le rassicurazioni del caso avviando anche uno studio epidemiologico su eventuali patologie che potrebbero essersi venute a creare o che potrebbero sorgere nel breve e nel lungo periodo. La superficialità con cui sono stati effettuati i controlli dopo il rogo - conclude Raffaella Sensoli - è un fatto molto grave a cui si deve necessariamente porre rimedio".

Fantozza2.jpg19 MAGGIO 2017 - "La sospensione chiesta dalla Regione per i permessi di ricerca Fantozza e Bugia è una buona notizia ma deve necessariamente essere il primo passo per ripensare e attuare un nuovo modello di sviluppo economico per la nostra regione. Le contraddizioni nel comportamento della Regione sono evidenti e quello che si deve assolutamente evitare è che, magari tra qualche mese e con alle spalle il periodo elettorale, si ritorni a parlare di nuovo di trivelle a Modena, così come in altre province e ritorniamo a dirci le stesse cose da una parte e dall'altra". È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo all'annuncio fatto dalla Giunta sulla richiesta di sospensiva dei permessi di ricerca Fantozza e Bugia.


"A questo punto quello che ci aspettiamo, oltre alle doverose dimissioni dell'assessore Palma Costi, è che si attui una moratoria generale sui permessi in essere in Emilia-Romagna, che è la regione più trivellata d'Italia, con più della metà del suo territorio interessato da permessi - spiega Giulia Gibertoni - Il PD corre ai ripari ma il problema va affrontato alla radice, perché semplicemente oggi non si può più continuare a pensare che ci possa essere sviluppo economico disgiunto da difesa dell'ambiente e valorizzazione del territorio, soprattutto quando quel presunto sviluppo economico non porta benefici di nessun tipo ai cittadini ma solo a chi fa affari con le trivelle. Questo modello di sviluppo obsoleto imposto ai territori va ripensato con urgenza e non messo in pausa solo temporaneamente o frettolosamente magari per questioni di opportunità. Per questo credo che la richiesta di sospensiva inoltrata al Ministero per Fantozza e Bugia, che ci auguriamo venga accolta, debba essere adesso l'occasione per i cittadini per chiedere che si arrestino queste politiche fallimentari, perché non ha mai dato portato nulla ai cittadini né all'ambiente se non svantaggi. Deve esserci una presa di posizione netta e non mutevole a seconda del momento e del territorio di riferimento. Va detto anche a tutti quei sindaci ed esponenti del PD che solo adesso hanno manifestato la propria contrarietà: non si limitino a una mera difesa solo del proprio orto dalle trivelle, ma si attivino per contrastare il problema - conclude Giulia Gibertoni - Lo stop alle trivelle, ai permessi di ricerca, deve valere sempre e per tutti i territori. Dopo l'uscita dal nucleare, l'uscita dai combustibili fossili e dalle trivelle".

inceneritore rimini.jpg19 MAGGIO 2017 - "Più del 60% dei rifiuti speciali che da anni arrivano a Coriano proviene dall'Abruzzo che, notoriamente, non annovera tra le sue città quella di Roma. Un particolare che deve essere sfuggito a Morrone e alla Lega Nord evidentemente convinto del contrario". È questa la replica di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, al segretario della Lega Nord Romagna, Jacopo Morrone in merito alle polemiche sull'impianto di Raibano. "Purtroppo c'è chi, come la Lega, scopre il problema dell'arrivo dei rifiuti speciali a Coriano solo oggi quando la situazione è sistemica ormai da tempo e non certo legata ad emergenze occasionali come dimostra il fatto che il contratto risale all'anno 2013 - spiega Gianluca Sassi - La verità è che se oggi ci ritroviamo con quote considerevoli di rifiuti nei nostri impianti è per colpa della politica scellerata portata avanti dal PD in Emilia-Romagna come nel Lazio, anni nei quali non si è mai cercato di risolvere alla radice il problema".


"La Regione Emilia-Romagna non ha una gestione diretta sui rifiuti speciali, che sono a mercato, ma ha autorizzato l'allargamento di discariche come quella di Sogliano per riceverne sempre di più - aggiunge il consigliere Andrea Bertani - In più l'assessore Gazzolo e il presidente Bonaccini sono inadempienti perché non vigliano sul fatto che molti rifiuti urbani arrivano da altre regioni sotto le mentite spoglie di rifiuti speciali. In questo modo si ampliano le discariche per riuscire a rispondere a questa domanda visto che a noi non servono più. Questa è la loro bislacca idea di economia circolare: fare circolare i rifiuti".

Allevamenti intensivi-M5SER-controlli-e-rispetto-ambiente.jpg18 MAGGIO 2017 - Più controlli negli allevamenti intensivi in modo da assicurare il rispetto delle norme che regolano il benessere animale e quelle ambientali. A chiederli è Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha presentato una interrogazione e una risoluzione, assieme alla capogruppo Raffaella Sensoli, per chiedere alla Giunta di regolamentare e limitare alcuni aspetti della zootecnia intensiva.

"Oggi in Emilia-Romagna ci sono circa 1.100 allevatori per un fatturato di 600 milioni l'anno - spiega Andrea Bertani - Compito della Regione è anche supportare il settore ma al tempo stesso cercare di limitare le criticità dovute soprattutto allo sviluppo degli allevamenti intensivi che pur di massimizzare i prodotti a fronte dello spazio minimo utilizzato, tendono al sovraffollamento di capi e quindi alla compressione del benessere animale, alla prevalenza della quantità rispetto alla qualità, ad importanti impatti ambientali".

Per questo il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Giunta di adottare i giusti accorgimenti. "Negli ultimi mesi sono sempre più numerose le richieste di ampliamento del numero di capi allevati in strutture intensive - aggiunge Raffaella Sensoli - richieste che spesso non contemplano in alcun modo l'impatto ambientale derivante dallo spandimento delle deiezioni zootecniche in agricoltura e dal maggior traffico generato". "Criticità che si vanno a sommare alle lacune normative che riguardano il benessere animale per alcune specie allevate, come i tacchini per esempio - specifica Andrea Bertani - Per questo chiediamo alla Giunta di mettere mano alla normativa regionale, in primo luogo per estendere il concetto di benessere animale a quelle specie fino ad oggi escluse e, soprattutto, a varare una campagna preventiva di controlli sugli allevamenti intensivi soggetti ad autorizzazione unica ambientale, coinvolgendo ASL e organi competenti". "Inoltre - concludono Bertani e Sensoli - crediamo che per ogni richiesta di ampliamento degli insediamenti produttivi dovrebbe essere obbligatoria la Valutazione di impatto ambientale così da limitarne gli effetti negativi anche sull'ambiente".

ASA-Castel Maggiore.jpg11 MAGGIO 2017 - L'eventuale ampliamento della discarica ASA di Castel Maggiore è da ritenersi a tutti gli effetti un abuso edilizio. Non lo diciamo noi ma lo stesso Comune che alla vigilia della Conferenza dei servizi finale ha incaricato in tutta fretta un avvocato di cercare di trovare una via d'uscita a questa situazione. Peccato che alla luce di questo ennesimo particolare crediamo che ogni ipotesi di ampliamento debba essere rigettata con fermezza".

È quanto sostiene Silvia Piccinini, consigliera regionale del Movimento 5 Stelle, che nei prossimi giorni presenterà una interrogazione riguardo alla discarica ASA di Castel Maggiore dopo che lo stesso Comune ha scoperto che l'ampliamento del sito non è in nessun modo previsto all'interno degli stessi strumenti urbanistici comunali.

"Il PSC ed il RUE non hanno recepito né in cartografia né in normativa la presenza della discarica rappresentando con una previsione di 'Nodo Ecologico' la futura sistemazione dell'area ma non facendo cenno alla possibilità di prosecuzione dell'attività di discarica. Questo significa che l'ampliamento della discarica è abusivo - spiega Silvia Piccinini - Un ampliamento che porterà la discarica all'altezza di metri 23,45 sul piano di campagna, cioè di un palazzo di 8 piani. Non basta incaricare un avvocato che, possiamo scommetterci, dirà al Comune quello che vuole sentirsi dire, per sanare questo abuso urbanistico. Il rispetto delle norme che chiediamo ai cittadini per un garage, una finestra o anche per il colore di una facciata in questo caso dove andrà a finire? Lo avevamo già visto per la discarica di Imola - conclude Silvia Piccinini il PD, la Regione e i Comuni che amministra, non rispettano nemmeno le regole che essi stessi si sono dati".

ricerca-idrocarburi-fantozza.jpeg9 MAGGIO 2017 - "Invece che difendere e tutelare il nostro territorio la Regione continua a permettere che le trivelle ne coprano ormai la stragrande maggioranza. Solo ad oggi ci sono centina e centinaia di km quadrati dove è possibile la coltivazione di giacimenti idrocarburi e aggiungere a questa desolante situazione anche quella della Fantozza ci sembra davvero un'assurdità".

È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo al permesso di ricerca di idrocarburi in località Fantozza tra le province di Reggio Emilia e Modena e oggetto oggi di un question time che si è svolto questa mattina in apertura della seduta dell'Assemblea Legislativa.

"Rispondendo alla nostra interrogazione l'assessore Costi ha confermato che l'interesse della Regione per la tutela del territorio è pari a zero - spiega Gianluca Sassi - Si continua a voler autorizzare permessi di ricerca in una zona che rappresenta un'eccellenza non solo della nostra regione ma di tutta Italia. Forse per Bonaccini e la sua giunta coltivare idrocarburi è sicuramente meglio che investire sui prodotti enogastronomici. Peccato che i cittadini non siano dello stesso avviso e lo testimonia la grande mobilitazione che in queste settimane sta nascendo contro questo permesso di ricerca. La Regione non può continuare ad ignorare questa situazione". Nella sua risposta l'assessore Costi ha ribadito che l'iter che riguarda Fantozza è stato contraddistinto da grande trasparenza.

"Evidentemente l'assessore ha una concezione piuttosto distorta di questo concetto - aggiunge Sassi - I territori non sono stati coinvolti quando, a settembre 2016, la Regione ha dato l'intesa che ha sbloccato il progetto e gli stessi sindaci non ne sapevano nulla. Forse la Giunta e i tecnici della Regione hanno parlato con le persone sbagliate. Paradossale poi che la Costi continui a sostenere l'assoluta sicurezza di questo progetto riferendosi all'esito della commissione Ichese. A quanto ne sappiamo il rapporto Ichese più che dare sicurezza non ha potuto escludere la correlazione tra trivellazioni e terremoto. E se per davvero si volesse applicare quanto scritto in quel rapporto la Regione dovrebbe bloccare qualsiasi trivella che ha un impatto devastante sul territorio. Per non parlare dell'aumento della subsidenza, che non è un rischio, ma una certezza. Di certo - conclude Gianluca Sassi - la nostra mobilitazione a fianco dei cittadini non si fermerà. Siamo determinati ad andare avanti".

ex-razzaboni-fallimento.jpg4 MAGGIO 2017 - "Dopo averla annunciata ai quattro venti, il ministro Galletti e l'assessore Gazzolo non hanno mai finanziato la bonifica dell'area MISE della Razzaboni. Si è trattata dell'ennesima fake news di Governo e Regione a cui ha creduto solo il sindaco Pellegatti che adesso è rimasto con il cerino in mano e soprattutto senza quei quasi 4 milioni di euro per finanziare questo intervento assolutamente necessario".

È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla mancata bonifica dell'area MISE della discarica ex Razzaboni a San Giovanni in Persiceto. Pochi giorni fa, lo scorso 20 aprile, il sindaco Lorenzo Pellegatti ha inviato una lettera al Ministero dell'Ambiente e alla Regione per "protestare" contro il mancato arrivo di quei famosi 4 milioni di euro che proprio il ministro Galletti assieme all'assessore Gazzolo promisero per portare a termine il progetto di bonifica dell'ex discarica.

"Pellegatti, che si ravvede solo adesso, come al solito si è fidato delle persone sbagliate - spiega Silvia Piccinini - Noi gli avevamo sempre suggerito di chiedere alla Regione le risorse necessarie per la bonifica, anche perché il MoVimento 5 Stelle era riuscito anche a metterle a bilancio, ma lui ha preferito andare avanti per la sua strada e oggi i risultati sono questi. I soldi della Regione non ci sono più e quelli del Governo non sono mai arrivati. Un fallimento su tutto i fronti e che non ha davvero scuse. Inutile che adesso Pellegatti cerchi di battere cassa, facendo presente che il progetto è pronto. Senza quei 3 milioni e 850mila euro non si farà niente e a pagare saranno come al solito i persicetani che aspettano da anni la bonifica di quell'area".

"Questa storia dimostra, ancora una volta, quanto affidabili siano le promesse fatte dal PD e da chi governa questa Regione - conclude Silvia Piccinini - Parole che con il tempo si rivelano essere delle vere e proprie bufale a cui ormai non crede più nessuno e che rischiano di aggiungere danno al danno visto che il telone protettivo che ricopre l'area MISE è ormai danneggiato e deve necessariamente essere sostituito al più presto".

Silvia_Piccinini-aula3.jpg3 MAGGIO 2017 - Stop a un futuro ampliamento, la nomina di un ente terzo per effettuare verifiche periodiche sull'impianto, l'impegno che i soldi pagati da Hera siano interamente investiti per migliorare l'impatto ambientale. Sono questi alcuni degli impegni che il MoVimento 5 Stelle chiederà di sottoscrivere ai sindaci dell'area interessata dal maxi impianto di biometano realizzato da Hera e che sorgerà a Sant'Agata Bolognese ma che avrà ripercussioni per tutta la zona e i comuni limitrofi come San Giovanni in Persiceto, Crevalcore, Anzola, Calderara e Sala Bolognese.


"Quello che noi chiediamo ai sindaci dei comuni interessati e a Merola in qualità di sindaco della Città Metropolitana, è di rispettare alcuni impegni che i cittadini stanno chiedendo a gran voce in vista della realizzazione di questo impianto - spiega Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle  - Noi siamo convinti che si verranno a creare inevitabili ricadute negative sulla qualità della vita dei residenti e pesanti ripercussioni sull'ambiente, dovute soprattutto ad un consistente aumento del traffico, a un peggioramento della qualità dell'aria derivante anche da nuove possibili emissioni dannose". Per questo i consiglieri comunali e attivisti del MoVimento 5 Stelle nei Comuni interessati proporranno la sottoscrizione di un documento ai sindaci coinvolti che individua alcuni temi su cui basare un percorso di miglioramento del progetto.


"In primo luogo crediamo che sia assolutamente necessario che si sia un ente terzo, pubblico o privato, che periodicamente effettui delle verifiche sull'attendibilità delle analisi fisico-chimiche di tutti i siti e sui reflui prodotti dall'impianto - aggiunge Silvia Piccinini - poi che sia mantenuto un servizio permanente di monitoraggio ambientale, che si dica no ad ulteriori possibili richieste di ampliamenti futuri da parte di Herambiente, oltre che alla creazione di una Commissione permanente per il controllo sul procedimento di realizzazione della centrale a cui dovrebbero partecipare le varie organizzazioni attive nei comuni interessati". Un altro impegno chiesto ai sindaci riguarda la sfera economica: in pratica si chiede che la cifra riconosciuta da Herambiente al Comune di Sant'Agata Bolognese, pari a 750mila euro, sia spesa interamente per opere di mitigazione ambientale. "Crediamo che la sottoscrizione di questi impegni sia un atto doveroso per i sindaci e un gesto di responsabilità da parte soprattutto di quei primi cittadini che hanno disertato la conferenza di servizi lasciando mano libera ad Hera - conclude Silvia Piccinini - e per questo ci aspettiamo che non ci siano ostacoli per il loro accoglimento. Il nostro intento è quello di creare un sistema efficace di controlli a tutela della salute pubblica e del territorio".

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