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Ambiente

Gibertoni-aula-RegioneER.jpg15 GIUGNO 2018 - "Sul caso delle emissioni odorigene a Borgotaro ci sono ancora troppi interrogativi da sciogliere. In primo luogo non è dato sapere se l'azienda, da cui si presume vengono originate le emissioni odorigene, come annunciato anche dall'assessore Gazzolo, si sia già sottoposta alla valutazione di impatto ambientale e la tempistiche previste. In più anche i lavori del Tavolo di garanzia dovrebbero essere specificati meglio come tra l'altro evidenziato anche dai comitati cittadini che hanno esposto tutto il loro scetticismo". Sono le richieste contenute in un'interrogazione presentata da Giulia Gibertoni sul caso delle emissioni odorigene a Borgo Val di Taro, dove ormai da tempo i residenti lamentano cattivi odori e malesseri e chiedono chiarezza su una eventuale correlazione con attività industriali del luogo.


"Dopo il mio interessamento al caso attraverso diverse interrogazioni e interpellanze, la Regione aveva annunciato sia la disponibilità dell'azienda da cui si sospetta provengano le emissioni, a sottoporsi a una procedura di VIA volontaria, sia l'istituzione di un Tavolo di garanzia finalizzato alla soluzione delle problematiche ambientali, socio sanitarie e dei disagi segnalati a Borgo Val di Taro - spiega Giulia Gibertoni - Iniziative sulle quali però crediamo che ci debba essere più informazione e trasparenza come segnalato anche dal comitato 'L'Aria del Borgo' e dall'Associazione 'Per il futuro delle Nostre Valli' che hanno deciso di non aderire al tavolo di garanzia definendolo contraddittorio, incompleto, e privo di dettagli circa le sue finalità e i suoi poteri. Ecco perché chiediamo alla Regione di fornire tutte le informazioni possibili. Visto che il Tavolo di garanzia, che dovrebbe durare fino alle fine del 2018 ma che di fatto può veder rimandata la sua scadenza, possiamo intuire che non ci sia una previsione di risoluzione della problematica in tempi brevi come invece chiedono i cittadini".


Nella sua interrogazione Giulia Gibertoni rileva come nel periodo di sospensione dei lavori di produzione dell'azienda vi sia stato un calo vertiginoso delle segnalazioni e dei malesseri registrati. "Ecco perché crediamo sia opportuno che, per il principio di precauzione, fintanto che non sarà completata la procedura di VIA e che il Comitato tecnico-scientifico e il Tavolo di garanzia non avranno effettuato e valutato le analisi previste dal Protocollo d'Intesa, sarebbe opportuno sospendere le attività dell'azienda al fine di tutelare la salute di tanti cittadini, soprattutto bambini, che in quell'area vivono e da troppo tempo sopportano loro malgrado questa situazione - conclude Giulia Gibertoni - Anche per questo rinnoviamo il nostro invito a convocare al più presto un'istruttoria pubblica su questo caso, tenuto conto che si rischia che i cittadini giorno dopo giorno perdano sempre più la fiducia nelle Istituzioni che dovrebbero tutelarli".

stoccaggio-del-gas.png12 GIUGNO 2018 - "Sullo stoccaggio gas di San Potito e Cotignola si sta portando avanti un esperimento sulla pelle dei cittadini. Per questo la Regione, senza aspettare la procedura di VIA, dovrebbe opporsi decisamente a questo scellerato progetto che rappresenta un rischio concreto per migliaia di cittadini". Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato un'interpellanza sul progetto di stoccaggio gas San Potito e Cotignola portato avanti dalla Edison e che per la sua grande espansione, più di 22 kmq, interessa diversi Comuni della provincia di Ravenna: Lugo, Bagnacavallo, Cotignola, Faenza, Solarolo e Castel Bolognese.

"Il progetto prevede l'esecuzione di prove di iniezione in sovrappressione nei due pozzi al fine di ampliare la capacità di stoccaggio attraverso il superamento della pressione statica di fondo - spiega Andrea Bertani - Una scelta per forzare la capacità del sito di stoccaggio, andando in sovrappressione e iniettando così con un 20% in più della pressione originaria, per poter stoccare comunque una quantità di gas maggiore rispetto a quelle consentite dalla conformazione naturale del sito di stoccaggio. Peccato però che questa manovra assai azzardata avvenga in una zona dove si trovano delle sorgenti sismogenetiche superficiali anche a 2 km di profondità e dove, in base alla letteratura scientifica disponibile, avvenne il disastroso terremoto dell'11 aprile 1688 che ebbe come epicentro proprio Cotignola. Particolare che era stato già segnalato dalla consigliera comunale del MoVimento 5 Stelle di Cotignola, Ilaria Ricci Picciloni che aveva rilevato come fossero totalmente assenti le ricostruzioni tridimensionali del sottosuolo per individuare le faglie attive. Ecco perché nella sua interpellanza il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di attuare il principio di precauzione e quindi di fermare subito il progetto.

"Non si capisce il criterio per cui in un'altra località della Regione Emilia-Romagna, Rivara, si sia scelto di tutelare la popolazione ed il territorio interessati bloccando un progetto di stoccaggio in acquifero profondo ed, invece, nel caso di Cotignola dove ci troviamo di fronte sostanzialmente ad un progetto molto simile, si sia scelto di non utilizzare lo stesso principio di precauzione - aggiunge Andrea Bertani - Il San Potito e Cotignola, così come altri progetti di questo tipo, non tengono conto di come la sismicità indotta dai pompaggi di fluidi ad alta pressione nel sottosuolo sia un fatto ben acquisito e sperimentato scientificamente. E la cosa più inquietante è che gli studi eseguiti da Edison non hanno affrontato in nessun modo questo problema pur sapendo che nel sottosuolo ci sono faglie attive".

Ex-Cercom.jpg7 GIUGNO 2018 - "Il progetto industriale che dovrebbe nascere nell'area dell'ex Cercom crediamo sia totalmente incompatibile con il territorio e l'idea di uno sviluppo sostenibile. Si andrà incontro a problemi sia dal punto di vista logistico che ambientale. Per questo chiediamo che la Regione valuti fin da ora questo progetto, sottoponendolo a una procedura di VIA".

È questa la richiesta di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in un'interpellanza riguardo all'ex fabbrica di piastrelle della ex Cercom di Porto Garibaldi, frazione del Comune di Comacchio, per la quale è previsto un progetto di riqualificazione. "Si tratta di un ampliamento della struttura attuale, ancora esistente con un'area occupata da capannoni, in parte in stato di completo abbandono, per circa 25.000 metri quadri di superficie, con nuovi manufatti che arriverebbero anche all'altezza di circa 35 metri - spiega Andrea Bertani - il progetto della multinazionale spagnola Torrecid,  caldeggiato in ogni sede dal sindaco di Comacchio, vorrebbe avviare una produzione di impasto per la fabbricazione della ceramica con materie prime che attualmente arrivano nel porto di Ravenna. Si tratta di una scelta, ancora una volta, calata dall'alto, in cui solo a posteriori si realizza una fase comunicativa, anziché il frutto di un reale processo partecipativo e di condivisione delle scelte strategiche per l'evoluzione della comunità locale".

Nella sua interpellanza il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle elenca alcune criticità che nascerebbero se il nuovo progetto dovesse andare in porto, a cominciare dall'impatto provocato dai 170 camion giornalieri utilizzati per movimentare le merci, passando per le ricadute sull'ambiente e sulla rete viaria esistente.

"Quello che ci aspettiamo è che un progetto talmente impattante venga vagliato attentamente magari attraverso una procedura di VIA - conclude Andrea Bertani - Noi siamo convinti che per quest'area sia più opportuna una diversa e differente riqualificazione, incentrata sulla salvaguardia dell'ambiente e del paesaggio e che punti allo sviluppo del turismo, della pesca, dell'agricoltura e di tutte le attività ad esse interconnesse".

amianto-linee-guida-E-R.jpg17 MAGGIO 2018 - A che punto sono i lavori per poter redigere un nuovo documento sulla valutazione dello stato di conservazione delle coperture in cemento amianto e del rischio sanitario? E' quanto chiede Giulia Gibertoni all'interno di una interpellanza presentata alla Giunta.

"Sarebbe assolutamente prioritario - spiega Giulia Gibertoni - il rinnovo della Commissione nazionale amianto, soppressa tempo fa, che dovrebbe intervenire su quelli che oggi sono considerati gli argomenti più urgenti, ossia stimolare le attività di bonifica, stabilire specifiche procedure di campionamento e analisi dell'amianto, nei suoli così come nelle acque, e stabilire una procedura unica per la definizione dello stato di degrado delle coperture in cemento-amianto".

Per questo Giulia Gibertoni nella sua interpellanza chiede alla giunta di conoscere "a che punto siano i lavori per poter redigere un nuovo documento sulla valutazione dello stato di conservazione delle coperture in cemento amianto e del rischio sanitario. "Un esempio potrebbero essere le linee guida più recenti elaborate dalla Regione Piemonte, per elevare il livello di protezione della popolazione dalla aerodispersione di fibre di amianto" conclude Giulia Gibertoni.

stadio-san giovanni in marignano.jpg10 MAGGIO 2018 - "Sulla copertura in amianto dello stadio di San Giovanni in Marignano, Comune e AUSL hanno giocato allo scaricabarile non risolvendo una situazione che è chiara a tutti ormai da molto tempo. Per questo chiediamo che venga fatta al più presto una bonifica completa dell'area visto che oggi è frequentata anche da moltissimi bambini".

Sbarca in Regione il caso della copertura in amianto dello stadio comunale di via Conca Nuova a San Giovanni in Marignano: Raffaella Sensoli e Andrea Bertani, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, hanno presentato una interrogazione chiedendo alla Regione di occuparsi del caso dopo anni di immobilismo, valutazioni incomplete e tardive.

"Grazie anche al lavoro del nostro consigliere comunale Gilberto Pedini crediamo che in tutto questo tempo si sia creato un clamoroso pasticcio che non ha permesso di risolvere il problema della presenza delle pericolosissime fibre di amianto dalla copertura della tribuna dello stadio - spiega Raffaella Sensoli - Non si capisce il perché, infatti, nel 2016 un tecnico del Comune giudicò come discreto lo stato di conservazione della copertura in amianto quando due anni prima il responsabile del Dipartimento di Sanità Pubblica di Rimini aveva comunicato al Comune che tutte quelle esposte all'aperto per molti anni, come quella quella di cui parliamo, sono deteriorate. Su che basi è stata fatta la valutazione del Comune? E poi perché i tecnici della AUSL non hanno provveduto loro a effettuare un'analisi dello stato di conservazione della copertura invece che rimandarla al Comune che l'ha effettuata poi soltanto due anni dopo?". Tutti interrogativi sui quali la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle adesso attende una risposta da parte della Regione.

"L'impressione che abbiamo avuto analizzando le carte di questa vicenda è che fino ad oggi si sia giocato allo scaricabarile. Adesso però è arrivato il momento di risolvere una volta per tutte questa situazione. Ecco perché - aggiunge Andrea Bertani - chiediamo alla Regione sia di invocare al più presto una valutazione approfondita e dettagliata dello stato di conservazione della copertura in amianto e sia di invitare il Comune a trovare i fondi per bonificare l'area come tra l'altro previsto anche dalle Linee Guida Regionali proprio sulla rimozione dell'amianto". "Linee guida - conclude Silvia Piccinini - che ormai risalgono al 2012 e che necessitano un aggiornamento. Per questo nei prossimi giorni depositeremo una risoluzione per chiedere un intervento immediato".

IREN.jpg4 MAGGIO 2018 - Una Grande Opera inutile: nessun vantaggio per i cittadini ma solo per IREN, aumento considerevole dell'inquinamento atmosferico, timore per le ripercussioni che potrebbero esserci per l'economia del territorio. Il MoVimento 5 Stelle dice no al maxi impianto di biometano che dovrebbe sorgere a Gavassa, al confine tra i comuni di Reggio Emilia e Correggio. Un impianto da oltre 60 milioni di euro che avrà la capacità di trasformare in biometano circa 100mila tonnellate l'anno di rifiuti organici raccolti nelle province di Reggio, Parma e Piacenza e che ieri è stato al centro di un incontro molto partecipato proprio a Correggio.

"Si tratta dell'idea sbagliata fatta nel posto sbagliato - spiegano Giulia Gibertoni e Maria Laura Mantovani, rispettivamente consigliera regionale e portavoce al Senato del MoVimento 5 Stelle - I tanti dubbi dei cittadini riguardo a questo progetto sono tutti legittimi e devono rappresentare la base per fermare la realizzazione di un'opera che come al solito in questa regione servirà solo per aumentare il business delle multiutility a totale svantaggio del territorio e dei cittadini. Un'alternativa sarebbe quella di abbandonare subito questo maxi impianto per realizzarne tre di piccole dimensioni nelle tre province di Reggio, Parma e Piacenza, in modo da contenere l'impatto per i territori. In quella di Reggio, per esempio, c'è l'area del depuratore e impianto di compostaggio di Mancasale adatta a questa finalità".

Per gli esponenti del MoVimento 5 Stelle, infatti, le criticità maggiori riguardano soprattutto l'aumento considerevole della mole di traffico necessario per permettere ai camion di raggiungere l'impianto, oltre che l'impatto sulla salute causato dalle sostanze che potrebbero essere sprigionate durante la trasformazione dei rifiuti.

"L'impatto per il territorio temiamo sia davvero imponente - spiega Giulia Gibertoni - Si parla già del passaggio di oltre 100 camion al giorno che rappresentano per una zona che dovrebbe puntare molto sulla qualità della produzione agricola ed enogastronomica dei prodotti tipici un carico davvero eccessivo".

"Ancora una volta si cerca di coprire sotto la maschera di un finto ambientalismo un intervento che invece è puro business per le aziende che gestiscono questo tipo di impianti - aggiunge Maria Laura Mantovani - Impianti che non produrranno nessun vantaggio per i cittadini della zona ma solo disagi e difficoltà". "Questo maxi impianto va fermato anche perché poggia su una doppia contraddizione - conclude Giulia Gibertoni - ovvero che per alimentare un digestore che produce gas metano siano necessari tanti mezzi alimentati con motore a scoppio e che poi l'energia sia utilizzata per far viaggiare altri mezzi con motore a scoppio". "Più che vantaggi ambientali, questo progetto sembra molto più il prodotto di una distorsione causata da un sistema di incentivi sbilanciato: è una Grande Opera inutile, va fermato subito" concludono le due portavoce M5S.

Intermedia-di-Pianura.jpg4 MAGGIO 2018 - "L'Intermedia di Pianura non può e non deve essere il nuovo Passante di mezzo. Ci sono ancora troppe criticità da affrontare e risolvere prima di pensare ad aprire i cantieri. Per questo chiediamo che già all'interno della Conferenza dei Servizi per quel che riguarda la procedura di impatto ambientale si eviti di arrivare a conclusioni affrettate tenendo ben presenti quelli che sono gli obiettivi iniziali dell'opera ovvero ottenere il miglioramento delle condizioni di circolazione e di sicurezza stradale con una riduzione dell'inquinamento acustico e quello atmosferico".

Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione in Regione riguardo al progetto dell'Intermedia di Pianura, la strada che nel suo progetto iniziale doveva collegare i comuni di Calderara e Castenaso unendo la Persicetana e il Lungosavena, e prevista dall'accordo sulla realizzazione del Passante di Bologna per un costo complessivo di oltre 60 milioni di euro.

"Anche se oggi si parla di una modifica del tracciato, crediamo che le criticità riguardo a quest'opera siano ancora molte - spiega Silvia Piccinini - Ne sono testimonianza le quasi 100 osservazioni depositate nell'ambito della procedura di VIA, uno spostamento ipotizzato del tracciato per aggirare un'area vincolata, la nascita di diversi comitati locali contrari in tutto o in parte all'infrastruttura. Il lunghissimo periodo di gestazione dell'opera non giustifica una presunta urgenza alla conclusione immediata della procedura di valutazione di impatto ambientale dell'intero progetto, ciò anche in considerazione delle conseguenze a lungo termine che queste scelte avranno, inevitabilmente, e della possibilità di stralciare comunque le parti meno problematiche e su cui si potrebbe procedere".

"Le preoccupazioni dei cittadini per l'impatto che avrà quest'opera sul nostro territorio sono del tutto legittime - aggiunge Paolo Rainone, consigliere metropolitano del MoVimento 5 Stelle - Per questo è stata richiesta un'apposita audizione in Città Metropolitana per ascoltare le loro perplessità e confrontarci con i tecnici su possibili soluzioni".

"Devono essere fatti tutti gli approfondimenti necessari per assicurare che l'Intermedia di Pianura non si trasformi nel nuovo Passante - conclude Silvia Piccinini - Ecco perché chiediamo alla Regione di avviare una seria valutazione già all'interno della Conferenza dei Servizi anche alla luce delle ultime notizie che parlano di una modifica sostanziale del tracciato".

Gibertoni-aula-RegioneER.jpg2 MAGGIO 2018 - Invertire la tendenza che ha fatto del territorio di Finale Emilia, nel modenese, un "polo pattumiera" della regione. Lo chiede alla giunta in un'interpellanza Giulia Gibertoni riferendosi alla realizzazione della nuova discarica in via Canaletto Quattrina che, a suo dire, costituirebbe la "definitiva pietra tombale" del territorio. Il progetto, di Feronia srl, società partecipata al 70% da Herambiente, accompagnato da relativa procedura di valutazione ambientale, consisterebbe in un'operazione di landfill mining della discarica attualmente in fase di gestione post operativa e il suo ampliamento per ottenere una volumetria aggiuntiva di 1.860.000 metri cubi.

"Quella di Finale Emilia -specifica Gibertoni- è una localizzazione particolarmente inadatta ad ospitare una discarica per rifiuti speciali. La discarica è infatti posizionata nella piana alluvionale tra i fiumi Secchia e Panaro, zona potenzialmente a rischio idraulico, e anche a rischio sismico come ampiamente dimostrato dal terremoto del 2012". Non solo, la discarica presenterebbe anche "profili di pericolosità dal punto di vista dell'inquinamento delle acque", senza dimenticare il fatto che la sua vicinanza ai centri abitati causerebbe, con l'incremento di traffico di mezzi pesanti, un peggioramento della qualità dell'aria.

"Il territorio di Finale Emilia -prosegue Gibertoni- è già colpito da diverse realtà con impatti ambientali significativi come l'impianto di Enel Green Power, Ecoblocks, Aimag, altri impianti a biogas e quello del Piano Cave e del Polo Ceramico" - alcuni di questi autorizzati, tra l'altro, "senza procedure di valutazione di impatto ambientale e sanitario" specifica la consigliera.

L'allargamento della discarica risponderebbe, secondo la consigliera, più agli interessi di Hera (anche in termini di remunerazione degli investitori) piuttosto che a quelli dei cittadini e delle aziende del territorio. In più, la discarica verrebbe utilizzata solo dal punto di vista residuale. Questo significherebbe che "i comportamenti virtuosi dei finalesi in termini di diminuzione dei rifiuti prodotti ed aumento della percentuale di rifiuto differenziato non avrebbero nessun impatto positivo sul loro stesso territorio".

Più che realizzare nuovi impianti di smaltimento, sarebbe necessario prevedere il miglioramento di quelli già esistenti e la progressiva dismissione di altri, così come suggerito nel Piano regionale di gestione dei rifiuti, chiarisce Gibertoni che chiede alla Regione quale sia "lo stato attuale dei parametri ambientali e sanitari della popolazione di Finale Emilia" e, a partire dai dati di monitoraggio e dagli studi sanitari, "se non si ritenga necessaria una riqualificazione di questo territorio martoriato".

amianto.jpg20 APRILE 2018 - All'interno del nuovo Piano regionale, approvato alle fine dello scorso anno, non è prevista nessuna forma di finanziamento per la rimozione di amianto dalle coperture di strutture sia pubbliche che private. Un vuoto ingiustificabile a cui la Regione deve rimediare al più presto mettendo in campo già dei nuovi bandi". È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta riguardo alla mancanza di finanziamenti che riguardano le procedure di rimozione dell'amianto contenuto su tetti e coperture.

"La mappatura regionale degli edifici pubblici o privati aperti al pubblico e aggiornata 2016 ha verificato la presenza di amianto in dieci ospedali (ben 4 solo nella provincia di Modena) in quattro asili nido, e 34 strutture scolastiche - spiega Giulia Gibertoni - In più sono in continua crescita le segnalazioni che arrivano alle amministrazioni comunali e alle Ausl, di coperture, di fabbricati privati, costituite da lastre contenenti fibre di amianto molte delle quali si trovano a ridosso di luoghi sensibili  come scuole, palestre, negozi. Questo scenario però deve fare i conti con il fatto che molti interventi di bonifica, soprattutto di piccole superfici e spesso di abitazioni private, non vengono effettuati a causa dei costi elevati e soprattutto per la mancanza di contributi di sostegno. Una mancanza confermata dal fatto che all'interno del nuovo Piano regionale sull'amianto non siano previsti dei bandi per la concessione di questo tipo di contributo, contrariamente a quanto fatto negli anni passati". Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Giunta di rimediare a questa situazione, attivando al più presto dei nuovi bandi.

"Non è tollerabile permettere che coperture costituite da lastre contenenti fibre di amianto, puntualmente segnalate a Comuni e AUSL e per le quali è già in atto il procedimento previsto dalle linee guida regionali, rimangano sospesi per mancanza di soldi, creando danni scientificamente certi ed incommensurabili alla pubblica incolumità, soprattutto quando queste strutture sono vicine a luoghi sensibili come scuole, ospedali, parchi, palestre, negozi e luoghi di aggregazione in generale - conclude Giulia Gibertoni - La Giunta deve rimediare al più presto"

discarica_finale-emilia.jpg20 APRILE 2018 - "L'ampliamento della discarica di Finale Emilia è uno scempio che deve essere fermato. È inutile, come sembra stia facendo la Regione, cercare di legittimare in tutti i modi l'arrivo di altri rifiuti. Basterebbe prendere atto di tutte le attività che mettono a rischio ambiente e salute presenti sul territorio per capire che Finale e i suoi cittadini hanno già dato". Giulia Gibertoni presenterà nei prossimi giorni una interpellanza sul progetto di ampliamento della discarica di Finale Emilia presentato dalla società Feronia srl e sulla quale Comune e Regione si stanno confrontando su posizione diverse lasciando così che a mettere l'ultima parola sull'accoglimento o meno del progetto sia il Consiglio dei ministri.

"L'accanimento con il quale la Regione continua a voler martoriare il territorio di Finale Emilia è davvero inaccettabile - spiega Giulia Gibertoni - Se qualcuno se ne fosse dimenticato oggi si parla di stoccare oltre 1 milione e mezzo di rifiuti in una zona che dal punto di vista ambientale è già fortemente a rischio. Qualche esempio? La presenza degli inceneritori di biomassa vegetale e legnosa di Enel Green Power ed Ecoblock, dove si sono verificati degli incendi importanti che hanno suscitato molta preoccupazione tra i cittadini anche per l'elevata tossicità di sostanze sprigionate nell'aria, la presenza massiccia di allevamenti intensivi di tipo industriale con il loro impatto sia sulla quotidianità della vita dei cittadini sia per il possibile inquinamento provocato dai liquami, e un piano cave che in vista della realizzazione dell'inutile Cispadana colpisce ancora nel profondo il territorio. Ecco, tutta questa situazione non ha assolutamente bisogno di una nuova emergenza che, va detto, si andrà a sommare alla situazione esistente nella discarica di Finale che proprio per la presenza di valori oltre i limiti per quel che riguarda la presenza di metalli pesanti, necessiterebbe di una bonifica immediata e non certo di un suo ampliamento".

Ecco perché nella sua interpellanza Giulia Gibertoni chiederà alla Regione di abbandonare per sempre il progetto, anche alla luce di quanto sancito dal TAR per la discarica di Imola e il dietrofront di Herambiente a Baricella. Lo schema sulla gestione dei rifiuti legato al binomio discariche&inceneritori è arrivato al capolinea, la Regione ne prenda finalmente atto. Oggi - conclude Giulia Gibertoni - l'unica necessità per Finale Emilia è l'adozione immediata di una Valutazione di Impatto Sanitario per capire quali sono stati i danni causati in tutti questi anni".

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