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Ambiente

suolo-m5s-convegno.jpg22 SETTEMBRE 2017 - "Ci occupiamo da mesi della nuova legge urbanistica regionale, uno dei provvedimenti più scellerati di questa legislatura. Lo abbiamo fatto con atti, convegni e convocazioni in commissione Territorio prima della delibera di giunta, quando ancora era possibile ritardare l'iter e sperare in un ravvedimento della giunta e in una modifica sostanziale del testo. Che non ci sono stati: ora purtroppo l'iter è avviato, con un impianto sbagliato, uno spirito sbagliato, finalità che vanno contro la tutela del territorio. La nuova legge urbanistica dell'Emilia-Romagna più che trattare di urbanistica, del futuro delle nostre città e soprattutto del nostro territorio, è una legge edilizia, fatta per promuovere l'edilizia, attraverso un maggiore consumo del territorio, come supposto motore economico, ma che fallirà in pieno queste aspettative perché depaupererà ancora di più il nostro territorio, incrementando la cementificazione e di conseguenza contribuendo a danneggiare l'ambiente. Per questo il M5S parteciperà ai lavori ma non parteciperà al voto, come segno di massima distanza possibile da un provvedimento scellerato". È questo il commento di Giulia Gibertoni riguardo all'avvio dell'iter che porterà all'approvazione della nuova legge urbanistica dell'Emilia-Romagna cominciato ieri pomeriggio in Commissione con l'analisi dei primi articoli del testo di legge.

"Come abbiamo sempre sostenuto questa legge è purtroppo un esempio di riqualificazione impossibile, andrebbe demolita e ricostruita, è proprio il caso di dire che qui non è possibile nessuna riqualificazione o intervento migliorativo - spiega Giulia Gibertoni -  Contrariamente a quanto sostengono il PD e l'assessore Donini, grazie a questo testo si è abbandonata l'idea della rigenerazione, della manutenzione, puntando ad una ripresa del settore dell'edilizia selvaggia a danno della collettività, e a favore dei soliti costruttori amici. La verità è che questa legge non migliorerà il patrimonio abitativo esistente che continuerà a perdere valore ed a degradarsi, non promuoverà nessuna rigenerazione, non valorizzerà gli spazi urbani pubblici che sono e sempre più saranno la vera ricchezza e specificità delle nostre comunità. Una particolarità che andrebbe difesa, ripensata e migliorata, e che invece questa maggioranza utilizza come specchietto per le allodole come il famoso vincolo del 3% che non lascia una porta aperta, ma intere praterie alla speculazione. Per questo - conclude Giulia Gibertoni - pur avendo preparato diversi emendamenti non li presenteremo perché non vogliamo in nessun modo essere partecipi dell'approvazione di una legge destinata a provocare dei danni irreparabili alla nostra regione".

rilevamento-qualità-aria.jpg21 SETTEMBRE 2017 - Sbarca in Regione il caso dei forti odori di plastica e ferro che da qualche tempo hanno invaso l'aria della zona artigianale di Riccione, poco distante dall'inceneritore di Raibano. Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, ha presentato una interrogazione alla Giunta per chiedere che si faccia chiarezza una volta per tutte sull'origine di questi odori denunciati da tempo anche dai cittadini che vivono tra Villa Alta, Riccione e Raibano. "Sono ormai mesi che periodicamente si registrano fenomeni di questo tipo in quella zona - spiega Raffaella Sensoli - Prima gli odori acri provenienti dai terreni adiacenti all'inceneritore, adesso una puzza fortissima di plastica e ferro fuso che farebbe la sua comparsa soprattutto durante il pomeriggio e alla sera. Crediamo che sia necessario fare assolutamente chiarezza chiedendo ad ARPAE se siano mai stati fatti dei controlli per capire l'origine di questi fenomeni".


Nella sua interrogazione la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle cita anche la richiesta, inoltrata qualche giorno fa, dell'Associazione Ambiente & Salute Riccione e dintorni che hanno inviato segnalazioni al sindaco, alla polizia municipale di Coriano, all'AUSL e all'ARPAE della situazione anomale. "Sappiamo che l'Associazione ha chiesto al sindaco e all'amministrazione comunale di occuparsi di questa situazione - aggiungono Andrea Delbianco e Stefania Carbonari, consiglieri comunali del MoVimento 5 Stelle di Riccione - ma niente fino a questo momento è stato fatto nonostante questi strani odori continuino a ripetersi con una certa frequenza". "Installare i cosiddetti nasometri, ovvero dei nasi elettronici in dotazione ad ARPAE, sia il minimo che in questa situazione si possa fare - conclude Raffaella Sensoli - Inoltre in caso fino ad oggi non si sia effettuato nessun controllo la Regione dovrebbe chiedere ad ARPAE  ad oggi di effettuarli con urgenza, prelevando dei campioni di aria e di terreno nelle zone interessate vista la vicinanza delle stesse all'inceneritore di Raibano proprio per capire cosa stia succedendo in quei territori, se esista o meno un problema di inquinamento dell'aria e a cosa sia dovuto".

smog.jpeg20 SETTEMBRE 2017 - "Ogni anno in Europa muoiono più di 10mila persone a causa delle emissioni di ossido di azoto, sostanza emessa nell'atmosfera soprattutto dai motori diesel. In Italia le vittime dal 2010 in poi sono quasi 3mila all'anno. Visto che la nostra regione è una delle regioni con l'aria più irrespirabile a causa dello smog, vorremmo che la Giunta facesse una stima di quante sono le morti riconducibili a questa causa in Emilia-Romagna".


È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione rivolta alla Giunta dopo le ultime rivelazioni contenute in una recente ricerca del MetNorway, l'Istituto Meteorologico Norvegese, che ha provato a stimare il numero di vittime dovute alle emissioni delle automobili al centro dello scandalo Dieselgate.


"Il numero di decessi contati per l'Italia è molto elevato, risultato drammatico di una politica ambientale totalmente assente - spiega Giulia Gibertoni - Il nostro sospetto è che essendo questa tra le regioni dove si respira l'aria più inquinata d'Italia, dovuta, per quanto riguarda le PM10, quasi esclusivamente alle auto diesel, il numero delle vittime alle nostre latitudini purtroppo sia molto consistente".


Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Giunta di fornire almeno una stima sui decessi avvenuti proprio a causa delle emissioni di ossido di azoto.


"Nonostante i proclami contenuti nel PAIR, l'Emilia-Romagna resta una delle regioni più inquinate d'Italia dove non si è ancora in grado di mettere in campo delle politiche virtuose in grado di limitare lo smog - aggiunge Giulia Gibertoni - Gli unici strumenti utilizzati sono quelli del blocco del traffico domenicale che non possono di certo essere delle soluzioni strutturali per risolvere questo problema. Nei mesi scorsi proponemmo di prevedere degli incentivi particolari per il rinnovo del parco auto, tra cui l'esenzione totale dal bollo per i veicoli elettrici o ibridi, una misura che avrebbe permesso di eliminare con il tempo le auto più inquinanti. Proposta che però la Giunta - conclude Giulia Gibertoni - rimandò al mittente preferendo puntare su strumenti che fino a questo momento hanno avuto solo il merito di creare la situazione che oggi è sotto gli occhi di tutti".

razzaboni-fondi-bonifica.jpg20 SETTEMBRE 2017 - "Dopo anni di attesa e grazie al nostro continuo pressing, finalmente sono stati stanziati i soldi per il completamento della bonifica dell'ex discarica Razzaboni. Adesso però la priorità è quella di avviare al più presto un piano regionale per la bonifica dei siti contaminati altrimenti casi come quelli di San Giovanni in Persiceto saranno destinati a ripetersi all'infinito. Ricordiamo che la regione non ha ancora nemmeno terminato il censimento dei siti inquinati. Su questo tema siamo ancora all'anno zero".

È questo il commento di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo allo stanziamento di 3,2 milioni di euro per la bonifica dell'ex discarica Razzaboni di San Giovanni in Persiceto individuati dall'Accordo di programma firmato sabato scorso tra Governo, Regione e Città Metropolitana di Bologna. Uno stanziamento invocato in più di un'occasione da parte del MoVimento 5 Stelle in Regione attraverso interrogazioni, accessi agli atti e interpellanze.

"Dopo anni di attesa e lassismo finalmente il Governo, forse complici le imminenti elezioni politiche, si è deciso a stanziare questi fondi - spiega Silvia Piccinini - Un intervento assolutamente necessario visto che la bonifica dell'area è stata rimandata all'infinito tanto da interessare anche la Corte dei Conti dopo la nostra segnalazione. Adesso che le risorse sono finalmente state messe nero su bianco ci aspettiamo che questo intervento venga portato a termine nel più breve tempo possibile. La soddisfazione di aver raggiunto questo traguardo non ci deve però distogliere dagli altri obiettivi ancora da attuare come quello della realizzazione di un serio piano delle bonifiche su cui il PD è in siderale ritardo." conclude Silvia Piccinini.

Bertani 2.jpg18 SETTEMBRE 2017 - Stop alla nuova zona Apea a Gatteo. A chiederlo è Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, che ha presentato una interrogazione alla Giunta proprio riguardo alla realizzazione della nuova area produttiva ecologicamente attrezzata che l'amministrazione comunale vorrebbe realizzare a sud del casello autostradale dell'A14.

"Si tratta di un progetto inutile, frutto di una programmazione vecchia di decenni e che non corrisponde più alle attuali richiesta del territorio - spiega Andrea Bertani - senza contare che la realizzazione di questa nuova area comporterebbe una ulteriore diminuzione di suolo non urbanizzato andando così contro l'obiettivo che la Regione si è data annunciando il varo della nuova legge urbanistica che dovrebbe essere approvata a breve".

Nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle ricorda come il nuovo Piano Strutturale Intercomunale dove è contenuta la realizzazione della nuova zona Apea, preveda la trasformazione di 35 ettari ad alta vocazione agricola, ad ambito produttivo. Una trasformazione che oltre ad avere pesanti ripercussioni dal punto di vista urbanistico e ambientale, a causa dell'inevitabile aumento delle fonti di inquinamento, rischia di arrecare un danno consistente anche ai cittadini che vivono a ridosso della zona che vedranno le proprie case perdere di valore.

"All'interno del Comune di Gatteo il dato sul consumo di suolo si attesta già a un 31%, ben al di sopra sia della media regionale che quella provinciale, rispettivamente al 10 e 8 per cento - aggiunge Andrea Bertani - Per questo crediamo che non ci sia nessuna reale esigenza per aggravare questa già grave situazione. Per questo chiediamo alla Giunta di verificare se quanto vogliono realizzare sia l'amministrazione comunale che quella dei Comuni dell'Unione Rubicone e Mare non sia in contrasto con gli obiettivi statali e soprattutto regionali, dato che nella nuova legge urbanistica si intende perseguire l'obiettivo di contenere il consumo del suolo, di valorizzare il suolo non edificato e di promuovere l'attività agricola, attraverso il riuso del suolo edificato e la rigenerazione urbana. Quante aree produttive già urbanizzate e pronte, tolte all'agricoltura, ma senza che nessuno abbia ancora costruito nulla ci sono? Quanti capannoni vuoti o abbandonati ci sono nell'area del Rubicone, ma anche verso Cesena e Rimini? Come si fa ad affermare che ci sia ancora bisogno di nuove aree produttive?".

compostaggio-hera.jpg15 SETTEMBRE 2017 - Controlli sui cattivi odori provenienti dal sito di compostaggio di Hera nella frazione di San Giovanni di Ostellato, in provincia di Ferrara. È quanto chiede Giulia Gibertoni con una interrogazione indirizzata alla Giunta dopo le proteste di alcuni residenti della zona che ormai da tempo sono costretti a convivere con le emissioni odorigene provenienti da quella che fino a qualche tempo fa era un sito di trattamento di rifiuti destinati all'inceneritore di Ferrara e che da gennaio del 2017 è stato trasformato da Hera esclusivamente in sito di compostaggio.


"I cattivi odori, che storicamente hanno sempre interessato la zona limitrofa all'impianto, sono diventati insopportabili dopo il recente cambio di utilizzo della struttura - spiega Giulia Gibertoni - A questo disagio poi si è aggiunta anche la presenza costante di mosche e insetti di vario genere attirati dalle frazioni organiche dei rifiuti utilizzate per produrre compost all'interno dello stabilimento e nei campi vicini. Una situazione che riguarda l'intera frazione di San Giovanni di Ostellato e che costringe i residenti a convivere ogni giorno con un disagio enorme. Ci sono state anche delle segnalazioni ad ARPAE e AUSL perché si effettuassero dei controlli ma fino ad oggi nulla sembra essere stato fatto. Per questo chiediamo alla Regione di interessarsi del caso".


Nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Giunta se sia plausibile che l'aumento dei cattivi odori registrato negli ultimi tempi dai residenti sia dovuto al superamento dei limiti delle quantità di materiali autorizzate, superiori alla capacità del sito. E va chiarito anche se vengano rispettate tutte le prescrizioni sui tempi di stoccaggio, che non devono in nessun modo essere superati, pena proprio il rischio di esalazioni nauseabonde. "Su questi ultimi aspetti vogliamo capire se la Regione, proprio attraverso ARPAE o l'AUSL, abbiano mai fatto delle verifiche e quali siano stati gli esiti di questi controlli - conclude Giulia Gibertoni - Crediamo che sia doveroso dare al più presto delle risposte ai tanti cittadini che ogni giorno vivono sulla propria pelle questo disagio".

iindustria-dismesse-modena-er.jpg13 SETTEMBRE 2017 - "La storia industriale di Modena abbonda di grandi aree ora dismesse, alcune di queste anche da bonificare. Ad esempio, la bonifica dell'ex area Pro Latte a Modena non può più aspettare: sono 18 anni ormai che macerie e rifiuti di vario genere hanno trasformato la zona in una discarica a cielo aperto. Per questo la Regione dovrebbe intervenire, con un progetto preciso, per sollecitare e incentivare la bonifica e la riqualificazione dell'area, già in passato inserita in progetti di riqualificazione mai partiti". Giulia Gibertoni ha presentato una interrogazione alla Giunta sulla situazione in cui versano questa ed altre ex aree industriali di Modena: l'area dell'ex Pro Latte è uno dei 9 comparti da riqualificare nella zona Nord dove è presente una situazione di degrado a forte impatto da ormai decenni con i residenti delle zone limitrofe che denunciano costantemente la presenza nell'area di ratti e rifiuti mentre nelle ore notturne la stessa area è perlomeno mal frequentata e a rischio.


"Pur essendo un'area di proprietà privata, il Comune nel 1999 la inserì nel piano di riqualificazione della fascia ferroviaria di Modena, progetto di cui oggi è rimasto ben poco - spiega Giulia Gibertoni - Inoltre come si delinea oggi questo intervento nel nuovo Piano Periferie?  Potenzialmente rappresenterebbe un polmone verde per la città di circa 14mila metri quadri". Ecco perché nella sua interrogazione Giulia Gibertoni chiede alla Regione di occuparsi del caso avviando innanzitutto un'attività di coordinamento tra le istituzioni locali per mappare le aree ex industriali dismesse utilizzabili per la riprogettazione di una città che ne conta numerose e prevedere un piano organico di recupero urbanistico degli ex aree industriali in cui canalizzare anche risorse europee, sbloccando e incentivando la bonifica dove necessario, soprattutto affrettando i tempi per non peggiorare la situazione e l'impatto sanitario come quello sulla sicurezza.


"Uno dei problemi principali che hanno causato lo stallo nelle opere di bonifica delle area dell'ex Pro Latte come anche di altre, è da attribuire alla mancanza di collaborazione attiva tra tutti i soggetti interessati agli interventi - aggiunge Giulia Gibertoni - Una stagnazione che la Regione dovrebbe cercare di superare magari avviando un Piano regionale di recupero delle ex aree industriali oggi immerse nel degrado e, nel caso dell'ex Pro Latte, intervenire per riconsegnare alla città un'area che aspetta di essere bonificata da quasi vent'anni".

Gibertoni-aula-RegioneER.jpg8 SETTEMBRE 2017 - Le Regione contrasti il disastroso consumo di suolo che il Comune di Modena vuole attuare con la realizzazione di nuove palazzine in via Morane. È questa la richiesta di Giulia Gibertoni contenuta in una interrogazione indirizzata alla Giunta e che riguarda il progetto di costruzione di più di 500 nuove abitazioni in zona Vaciglio a Modena per il quale l'amministrazione guidata dal sindaco Muzzarelli ha approvato la delibera alla variante al progetto, scatenando così l'ira di un grande numero di cittadini che ha promosso sia una petizione online che cartacea per cercare di bloccare la costruzione delle nuove abitazioni.


"Le preoccupazioni dei cittadini sono del tutto legittime - spiega Giulia Gibertoni - Quello che si vuole realizzare tra via Vaciglio, via Morane e via Nuova Estense è un gigantesco consumo di suolo che andrà oltre i quasi 200mila metri quadri previsti dal progetto visto che non è chiaro se il quartiere sia sufficientemente infrastrutturato per accogliere centinaia di nuovi alloggi e si andranno probabilmente ad aggiungere altre opere extra-comparto per rendere fruibili i nuovi appartamenti, pensiamo ad esempio alla necessità di potenziare il servizio idrico per tutti i nuovi residenti. E questo consumo di suolo reso ancora più grave dal fatto che il nuovo comparto distruggerà un intero corridoio verde, ovvero quello che partendo dal Parco della Resistenza e dalla Stazione Piccola attraversa il quartiere Le Torri e si collega all'aperta campagna vicino proprio all'area di Vaciglio. Come se ciò non bastasse c'è anche il dato che vede a gennaio 2017 ben 17mila case sfitte presenti a Modena, a testimonianza del fatto che costruire centinaia di nuovi appartamenti resta di fatto sostanzialmente inutile".


Il progetto di via Morane poi per Giulia Gibertoni va nella direzione diametralmente opposta ai proclami della Giunta regionale che parlano di uno stop all'espansione urbanistica in nome della rigenerazione urbana e della riqualificazione degli edifici esistenti. "Il Comune di Modena con questo progetto sta sconfessando in un colpo solo tutto quello che la Regione da mesi dice di voler fare - conclude Giulia Gibertoni - Per questo ci aspettiamo che la Giunta si attivi al più presto chiedendo al sindaco Muzzarelli di abbandonare questo progetto e di trovare delle soluzioni alternative in linea con l'esigenza di mettere un freno all'espansione urbanistica e al consumo di suolo, incentivando la rigenerazione urbana e la riqualificazione degli edifici esistenti".

Gibertoni_aula2.jpg28 LUGLIO 2017 - "Come avevamo annunciato siamo pronti a presentare le nostre osservazioni contro lo scellerato aumento di 12mila tonnellate chiesto da Herambiente per l'impianto di via Cavazza. A questo punto ci aspettiamo che l'assessore Gazzolo le valuti attentamente e che non utilizzi la stessa superficialità con la quale ha risposto alla nostra interrogazione sul tema, come dimostrato dalla lettura andata in scena martedì in Assemblea Legislativa". Giulia Gibertoni nei prossimi giorni depositerà una serie di osservazioni alla richiesta, che appare carente di solide motivazioni scritte, da parte di Herambiente di aumento della quantità di rifiuti da trattare nell'impianto chimico/fisico nell'area dell'inceneritore di via Cavazza a Modena, aumento pari a 12mila tonnellate all'anno.


"Come abbiamo già specificato in più di un'occasione si tratta di una richiesta totalmente inopportuna e che abbiamo esposto molto chiaramente nelle nostre osservazioni - spiega Giulia Gibertoni - In primo luogo perché il tutto si basa su una richiesta di aumento di portata di circa il 20% quando gli stessi dati forniti da Hera certificano che il percolato, ovvero la sostanza trattata nell'impianto, in realtà sia in caduta libera con una diminuzione del 15% solo negli ultimi due anni a causa dello scarso periodo di piovosità, purtroppo molto prolungato. E, tra l'altro, perché il tutto si basa su una sinergia con gli altri impianti esistenti o 'di futura realizzazione' quando invece il Piano regionale doveva andare nella direzione diametralmente opposta, ovvero la chiusura di tutte le discariche e spegnimento degli inceneritori che al momento restano solo delle promesse della Giunta volutamente irrealizzabili".


"Presentiamo le osservazioni ma ovviamente non rinunciamo a portare avanti la battaglia in Consiglio e in commissione, dove la Giunta è convocata a riferire ed esprimere una sua posizione sul tema. Infatti l'ammissione che Hera fa nel proprio comunicato stampa del concetto di rifiuti che sarebbero un 'pur legittimo business' e la debolezza del PD nel proporre una visione alternativa a questa, in netto contrasto con le loro dichiarazioni fatte nel Piano regionale dei rifiuti e con la Legge sull'economia circolare, fa pensare che difficilmente questa Regione voglia aprire gli occhi" conclude Giulia Gibertoni.

rifiuti-pericolosi.jpg27 LUGLIO 2017 - Chiarezza sulla truffa subìta dalla Regione riguardo a false fidejussioni finanziarie che potrebbe costare alla casse di viale Aldo Moro 750mila euro. È questa la richiesta di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'indagine della Dda di Brescia che ha scoperto un'associazione a delinquere che, stando alle indagini, fabbricava fidejussioni finanziarie di nessun valore e che ha visto come vittime del raggiro una trentina di aziende private impegnate nel settore dello smaltimento di rifiuti anche pericolosi. Nella lista dei beneficiari di queste false attestazioni ci sarebbero anche moltissimi enti pubblici e partecipate dello Stato, tra cui Consip ed Italferr nonché la Regione Emilia-Romagna.


In pratica sarebbero state spacciate polizze fidejussorie false per circa mezzo miliardo di euro a società che smaltiscono rifiuti e lavorano su grandi infrastrutture nazionali, lasciando scoperti settori nevralgici come la tutela ambientale e i grandi appalti pubblici. Il giro di false fidejussioni avrebbe dovuto coprire il rischio delle imprese private tutelando la parte pubblica (enti e società partecipate dallo Stato, nonché enti locali) da eventuali danni o imprevisti.


"Tra queste c'è proprio la nostra Regione che sarebbe stata esposta per un totale di 750mila euro - spiega Gianluca Sassi - Visto che il tema riguardo l'ambito molto delicato dello smaltimento di rifiuti, crediamo che per evitare che si ripetano situazioni del genere la Regione debba innalzare notevolmente il livello dei controlli, prima di tutto affidando ad ARPAE anche il potere di controllo proprio sulle società che emettono queste garanzie finanziarie". Per questo nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di fare al più presto chiarezza sulla vicenda.

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