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Ambiente

taglio degli alberi all'Alpe di Succiso.jpg26 LUGLIO 2017 - "Sul taglio degli alberi all'Alpe di Succiso noi non abbiamo mai parlato di irregolarità ma abbiamo chiesto semplicemente che venga fatta chiarezza. Anche perché quanto fatto a Ventasso ci sembra, lo ribadiamo, totalmente in contrasto con quanto scritto e sancito dal nuovo Piano forestale e con i suoi obiettivi".

È questa la replica di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla polemica sul taglio degli alberi all'Alpe di Succiso, caso su cui è stata presentata una interrogazione in Regione da parte dello stesso consigliere del M5S.

"È davvero insolito che il presidente del parco Giovannelli non conosca, o faccia finta di farlo, gli obiettivi del Piano forestale. Come lo è il fatto che si continui ad ignorare il problema gigantesco dell'inquinamento atmosferico del nostro territorio - spiega Gianluca Sassi - Forse da burocrate a Giovanelli questi problemi non interessano. In ogni caso noi non abbiamo mai parlato di irregolarità ma semplicemente rilevato che questo scellerato taglio degli alberi potrebbe contrastare con gli obiettivi del piano che prevede la preservazione, e addirittura l'incentivazione mediante la forestazione di pianura, del patrimonio boschivo. All'Alpe di Succiso, invece, ci si è mossi in direzione diametralmente opposta".

Gibertoni-aula-RegioneER.jpg25 LUGLIO 2017 - "L'imbarazzo dell'assessore Gazzolo che abbiamo sentito oggi in aula è la dimostrazione di come questa Giunta sia totalmente asservita agli interessi privati, in particolare a quelli di chi in questa regione gestisce il business dei rifiuti. A questo punto, visto che l'assessore Gazzolo ci ha invitati a presentare delle osservazioni come tutti gli altri cittadini, noi raccogliamo volentieri questo suggerimento. A patto però che la prossima volta a rispondere in aula alle nostre interrogazioni sull'impianto modenese, si presenti direttamente Hera visto la sua assoluta incapacità a fornire delle risposte in merito a questo progetto".

È questo il commento di Giulia Gibertoni dopo che questa mattina la Giunta, attraverso l'assessore all'Ambiente Paola Gazzolo, ha risposto al question time sulla richiesta di Herambiente di aumento della quantità di rifiuti da trattare nell'impianto di trattamento chimico/fisico nell'area dell'inceneritore di via Cavazza a Modena, pari a 12mila tonnellate all'anno.

"L'assessore in aula non ha chiarito nulla su questo aspetto, limitandosi a leggere una non risposta semplicemente vergognosa - spiega Giulia Gibertoni - Nessuna spiegazione sulle tante contraddizioni presenti in questa richiesta di potenziamento, primo tra tutti il fatto che si chiede di aumentare la quota di percolato del 20% quando negli ultimi anni i dati dicono che la produzione è calata del 15% a causa della scarsità di pioggia. Un silenzio che rappresenta un'autentica beffa per tutti quei cittadini che continuano a credere alla favola di inceneritori e discariche chiusi e dell'economia circolare raccontata da questa Giunta e poi nella realtà continua ad aprire nuove discariche e ad aumentare le quote dei rifiuti speciali come fatto solo qualche giorno fa in una delibera che l'assessore Gazzolo oggi non ha voluto spiegare. A questo punto - conclude Giulia Gibertoni - non ci resta che presentare immediatamente una richiesta di audizione in Commissione. I cittadini hanno il diritto di sapere che questa Giunta li sta prendendo in giro e che questo ampliamento, che avrà quasi certamente il via libera entro la fine dell'estate, è solo il primo tassello per la trasformazione di Modena in un hub dei rifiuti all'interno di una regione che purtroppo ne sta già facendo un business a livello nazionale".

Discarica-Castel-Maggiore.jpg25 LUGLIO 2017 - Dopo che la Regione ha dato il via libera all'ampliamento della discarica ASA di Castel Maggiore, il MoVimento 5 Stelle è pronto a portare il caso in Procura. È quanto sostiene Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, che nelle scorse settimane aveva già anticipato le conclusioni della Conferenza dei servizi sul rapporto ambientale che di fatto aveva dato l'ok alla realizzazione dell'ennesima discarica in regione e che adesso ha presentato una interrogazione sul caso.

"Dopo la pubblicazione della delibera i lavori potrebbero già partire nel giro di pochi giorni - commenta Silvia Piccinini - Quello che verrà realizzato sarà un ampliamento che porterà la discarica all'altezza di metri 23,45 sul piano di campagna, cioè di un palazzo di 8 piani. In questo modo la Regione fa della legge sull'economia circolare e del nuovo Piano Rifiuti, approvato poco più di un anno fa, carta stracciaIl sistema regionale delle discariche non solo non va verso un progressivo azzeramento, come annunciato ai quattro venti da Bonaccini e dell'assessore Gazzolo ma si moltiplica, aumentando volumi e quantitativi disponibili. Senza contare l'autentica beffa per gli stessi cittadini di Castel Maggiore che, con impegno e solerzia, quotidianamente si sono impegnati nella raccolta porta a porta dei rifiuti e che adesso vedranno spuntare davanti alle loro case letteralmente una montagna di spazzatura".

Inoltre la consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle presenterà un esposto in procura riguardo al caso della mancanza di conformità urbanistica che il Comune ha risolto in tempi record.

"Quando, nell'ultima conferenza dei servizi il 27 aprile 2017, era emersa la mancanza di una conformità urbanistica del nuovo lotto infatti, il Comune aveva fatto aggiornare la seduta al 16 maggio ed incaricato, a tempo di record un avvocato amministrativista affinché, a suon di denaro ed in soli tre giorni di lavoro, certificasse che questa mancanza non c'era - conclude Silvia Piccinini - Un aspetto che merita di essere approfondito da parte della magistratura".

Gibertoni Giulia3.jpg24 LUGLIO 2017 - "La richiesta di aumento di 12mila tonnellate all'anno per l'impianto di via Cavazza presentata da Hera è totalmente infondata e per questo andrebbe respinta senza pensarci due volte. Domani, dati alla mano, lo diremo chiaramente alla Giunta così come spiegheremo che un eventuale sì a una richiesta del genere sarebbe l'ennesima conferma della vera strategia di Bonaccini sui rifiuti, ovvero l'aumento delle discariche e la moltiplicazione delle quote di rifiuti speciali così come certificato da una delibera approvata appena lo scorso 3 luglio".

È questo il commento di Giulia Gibertoni che domani presenterà, in apertura della seduta dell'Assemblea Legislativa, un question time sulla richiesta di Herambiente di aumento della quantità di rifiuti da trattare nell'impianto di trattamento chimico/fisico nell'area dell'inceneritore di via Cavazza a Modena, pari a 12mila tonnellate all'anno.

"Come spiegheremo domani in aula questa richiesta non sta tecnicamente in piedi e per questo dovrebbe essere respinta - spiega Giulia Gibertoni - Sarebbe paradossale, infatti, che si approvasse un aumento di portata di circa il 20% quando gli stessi dati forniti da Hera certificano che il percolato, ovvero la sostanza trattata nell'impianto, è in caduta libera con una diminuzione del 15% solo negli ultimi due anni. D'altronde non poteva essere altrimenti visto che tutti sanno che questa diminuzione è dovuta proprio al grave calo di piovosità che stiamo attraversando ormai da anni. Ecco perché l'unica spiegazione a questa richiesta potrebbe essere quella di uno sconsiderato aumento delle discariche e della quantità di rifiuti speciali da interrare. Particolare che la Giunta proprio nelle scorse settimane ha messo nero su bianco".

Il riferimento è alla delibera 987 del 3 luglio scorso nella quale la Regione ha provveduto a modificare le previsioni sul trattamento dei rifiuti speciali di fatto raddoppiando la quota che era stata prevista nel Piano regionale dei rifiuti approvato nel 2016.

"Solo per i prossimi tre anni, ovvero per il 2018, 2019 e 2020, ci troveremo a trattare tra i 395mila e i 431mila tonnellate di rifiuti in più rispetto alle previsioni - conclude Giulia Gibertoni - Questa è la dimostrazione della totale incoerenza e delle balle di questa Giunta sul tema dell'economia circolare, della chiusura progressiva di inceneritori e discariche. E quello che si vuole fare a Modena non è che il primo tassello di un puzzle che vede i rifiuti non come risorsa ma come un semplice business lucroso".

Alpe di Succiso-alberi-tagliati.jpg20 LUGLIO 2017 - Sbarca in Regione il caso del taglio degli alberi all'Alpe di Succiso, nell'Appennino reggiano. Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, presenterà una interrogazione sui lavori partiti lo scorso 20 giugno e che hanno portato all'abbattimento di moltissimi alberi all'interno di un bosco vecchio di oltre 50 anni.

"Su questa operazione crediamo che la Regione debba fare luce al più presto - spiega Gianluca Sassi - A nostro avviso il taglio degli alberi potrebbe contrastare con gli obiettivi del piano forestale di cui la Regione si è dotata qualche mese fa e che prevede la preservazione, e addirittura l'incentivazione mediante la forestazione di pianura, del patrimonio boschivo. All'Alpe di Succiso, invece, a quanto sembra ci si è mossi in direzione diametralmente opposta".

Per questo nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiederà alla Giunta di interessarsi al caso, soffermandosi anche sugli eventuali costi e guadagni che sono derivati da questo intervento. "L'operazione fatta all'Alpe di Succiso così come è stata condotta, ovvero riguardo la quantità di taglio rispetto alla piantumazione, è a dir poco scellerata - conclude Sassi - non solo perché che di fatto contrasta con gli obiettivi che la Regione si è data all'interno del Piano forestale, ma soprattutto perché localizzato in un territorio, come l'Emilia-Romagna, che risulta ancora essere l'area più inquinata d'Europa dove invece che piantare nuovi alberi si tagliano quelli esistenti. Vogliamo chiarezza".

Bonaccini-Renzi-sbloccaitalia-trivelle.jpg19 LUGLIO 2017 - "La sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma voluta dal Governo sulle trivelle selvagge purtroppo non ci mette al riparo da nuovi blitz dei trivellatori appoggiati dal PD. Per questo è necessario un ultimo passaggio cioè annullare anche il decreto ministeriale del 7 dicembre del 2016, che deriva proprio dalla parte del decreto Sblocca Italia dichiarata illegittima, e che di fatto oggi resta ancora in vigore".

È questo l'allarme lanciato dal gruppo regionale del Movimento 5 Stelle che riguarda la recente sentenza della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l'articolo 38, commi 7 e 10, del decreto Sblocca Italia che imponeva il disciplinare tipo per le trivellazioni anche senza il parere delle Regioni interessate.

"I giudici hanno sancito che il Governo, giustamente, non può imporre la sua volontà visto che si tratta di una materia sulla quale le Regioni esercitano un potere concorrente - spiegano i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle - Questo però non ci mette al riparo da nuovi possibili blitz del PD sul tema delle trivelle. L'articolo 136 della nostra Costituzione, infatti, prevede sì che la norma dichiarata incostituzionale perda la sua efficacia subito dopo la pubblicazione della sentenza sulla Gazzetta Ufficiale, ma dispone anche che un provvedimento direttamente collegato debba essere in ogni caso rimosso altrimenti continua ad avere efficacia".

Il riferimento è al decreto ministeriale del 7 dicembre del 2016 che di fatto legittima le compagnie petrolifere ad apportare modifiche al programma dei lavori di concessioni già ricevute o prorogate, per l'intera durata di vita utile del giacimento e con la possibilità di installare nuove ulteriori piattaforme nel mare continentale.

"Ecco perché abbiamo immediatamente presentato una risoluzione per chiedere che la Giunta faccia un ricorso straordinario al Capo dello Stato per annullare questa norma - aggiunge il gruppo regionale del MoVimento 5 Stelle - Per farlo c'è tempo fino al 1° agosto, ovvero fino al 120esimo giorno dall'entrata in vigore della norma. Il presidente Bonaccini, che sembra esser stato travolto da un'improvvisa voglia di autonomia per la nostra Regione, dopo aver appoggiato il SI al referendum del suo amico Renzi, che ne prevedeva proprio l'azzeramento dei poteri e delle competenze, dia conferma delle sue parole e presenti il ricorso. Altrimenti sarebbe l'ennesimo regalo agli amici trivellatori e una beffa per i cittadini".

rifiuti.jpg14 LUGLIO 2017 - "Se si sommano i rilievi fatti da ANAC allo scandalo che coinvolse Akron lo scorso anno e all'indagine di questi giorni della Dda di Brescia che coinvolge anche due dirigenti di Herambiente, crediamo che ci siano tutti i presupposti che la Regione dia vita al più presto ad una Commissione speciale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti in Emilia-Romagna. Proposta che avanzammo già lo scorso anno ma che oggi alla luce di quanto sta accadendo crediamo non sia più rimandabile". Giulia Gibertoni depositerà una richiesta di istituzione di una Commissione speciale d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti che sarà analizzata e votata nelle prossime sedute dell'Assemblea Legislativa. Una richiesta che era stata già presentata lo scorso anno dopo lo scoppio dello scandalo Akron, che portò sotto la lente della Direzione antimafia di Bologna un possibile smaltimento illecito di una quantità enorme di rifiuti dell'azienda della galassia di Herambiente, ma che fu bocciata incredibilmente dal PD sostenendo che in Regione si parlava già abbastanza di rifiuti.


"Contrariamente a quanto dice chi governa questa regione, crediamo che sia arrivato il momento che sul ciclo dei rifiuti e sulle sue dinamiche sia fatta completa chiarezza - aggiunge Giulia Gibertoni - e per farlo serve assolutamente una Commissione speciale d'inchiesta. La politica non può continuare a demandare alla magistratura, alle autorità indipendenti, un compito che dovrebbe essere alla base del proprio lavoro. Invece che controllare a noi sembra che il PD e chi governa questa Regione sia soltanto interessato a preservare gli interessi delle multiutility come accaduto puntualmente pochi giorni fa con l'approvazione di una norma, inserita incredibilmente in un provvedimento che non c'entrava nulla, che di fatto riduce ancor di più la concorrenza nella fase di raccolta dei rifiuti facendo così l'ennesimo regalo a Hera e ad Iren. Su questo e su tutti gli altri buchi neri che ruotano attorno al ciclo dei rifiuti serve una commissione d'inchiesta. Non si può più aspettare". 

ambiente-rifiuti-sentieri-er.jpg12 LUGLIO 2017 - "Con la scusa di approvare una legge che dovrebbe introdurre dei provvedimenti a favore dei territori colpiti dal terremoto la Regione ha messo a segno un vero e proprio blitz in materia ambientale, snaturando la legge 16 sull'economia circolare e ingessando per altri 20 anni la gestione del servizio rifiuti in Emilia Romagna".

È questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo alla legge per "l'adeguamento dell'ordinamento regionale in materia ambientale e a favore dei territori colpiti da eventi sismici" approvata questa mattina dall'Assemblea Legislativa.

"I provvedimenti che riguardano i territori colpiti dal sisma, su un totale di 44 articoli, sono appena due e che tra l'altro potevano essere inseriti nell'assestamento di bilancio come è stato sempre fatto - spiega Andrea Bertani - In questo modo è evidente che il PD ha scelto di usare il sisma come un cavallo di Troia per riuscire poi a piazzare delle polpette avvelenate. Una di queste è sicuramente quella che riguarda l'introduzione, nelle gare per la raccolta dei rifiuti, anche della fase di pre-trattamento delle frazioni differenziate, riducendo così la platea dei concorrenti, eliminando di fatto le aziende non proprietarie dell'impiantistica già esistente, permettendo l'allungamento dei tempi di affidamento del servizio. In pratica si sconfessa in un sol colpo tutto quello si era fatto con la legge sull'economia circolare, non aprendo veramente al mercato e tutelando per l'ennesima volta il sostanziale monopolio sulla gestione dei rifiuti nella nostra regione. In pratica tutto il contrario di quanto suggerito dall'Autorità per la Concorrenza nella sua indagine conoscitiva sui rifiuti urbani. Si tagliano poi anche i fondi destinati ai comuni virtuosi".

Un altro punto critico per il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle è quello che riguarda le sanzioni per chi commette delle infrazioni lungo i sentieri, sulle strade forestali o nelle zone montane tutelate.

"Questa legge agisce sul regolamento della polizia forestale che deve normare l'autorizzazione per il transito nei boschi, nei percorsi fuoristrada o sulle piste o sentieri di montagna, mulattiere e sentieri - aggiunge Andrea Bertani - Peccato però che il PD ha evitato accuratamente di inserire in questo regolamento le sanzioni per chi non rispetti alcuni divieti. Di fatto un regalo agli amanti delle due e quattro ruote che adesso avranno la libertà di scorrazzare su percorsi tutelati. Una vera vergogna".

biometanoER.jpg12 LUGLIO 2017 - "Con l'adeguamento ambientale approvato oggi, Regione Pd blindano il business dei rifiuti organici, incentivando le attività dei maxi impianti che producono biometano che a Bologna come a Reggio Emilia non produrranno nessun vantaggio per i cittadini ma solo disagi e problemi in termini di inquinamento, qualità dell'aria e traffico che si riverserà sulle strade".

È questo il commento di Silvia Piccinini dopo che l'Assemblea Legislativa ha dato il via libera alla nuova legge di adeguamento ambientale. "Il Pd, ormai da tempo, sta spianando la strada alla nascita ai mega impianti che producono biometano dalla frazione organica dei rifiuti e che sono gestiti dalle aziende di famiglia Hera e Iren - spiega Silvia Piccinini - Il riferimento è alle due strutture che nasceranno a Bologna e a Reggio Emilia, più precisamente a Sant'Agata Bolognese e nella frazione di Gavassa. In questo modo le due multiutility si sono spartite il territorio per assicurarsi un profitto sicuro con il business del compost organico senza però che per i cittadini ci fosse un reale vantaggio. Per quel che riguarda l'impianto di Sant'Agata, infatti, visto che la raccolta dei rifiuti è in capo a Geovest, i residenti che vivono a ridosso della struttura e che dovranno subire i disagi legati al traffico di centinaia di camion al giorno che transiteranno in zona, non avranno nemmeno il vantaggio di vedersi riconosciuti degli sconti nella bolletta della TARI. Un paradosso che a nostro avviso va assolutamente fermato".

Per questo il MoVimento 5 Stelle aveva presentato un ordine del giorno per chiedere che venisse attuato un processo di governo - in una logica di sostenibilità ambientale - di questi impianti "non nel senso di una pura diminuzione dei costi, con semplici economie di scala e vantaggi solo per le società che li gestiscono, ma bensì disponendo, in maniera strategica, gli impianti il più vicino possibile alle fonti di approvvigionamento ed, inoltre, riconoscendo ai cittadini un ritorno, sia economico che ambientale, per l'impegno profuso nell'effettuare una raccolta differenziata di qualità sempre più alta". "Purtroppo come temevamo il Pd si è rifiutato di prendere questo impegno - conclude Silvia Piccinini - Evidentemente per loro tutelare i profitti delle multiutility che fanno business con i rifiuti, dagli inceneritori agli impianti di biometano, è più importante che assicurare ai cittadini la tutela della salute e diminuire i disagi".

trivelle3 2.jpg11 LUGLIO 2017 - "Un articolo di legge pensato per sedare le proteste dei territori contro permessi di ricerca e coltivazione. La Regione elemosinerà qualche spicciolo in più ai Comuni che diranno sì a nuove trivelle, alla faccia dell'innovativa politica energetica del PD sbandierata da Bonaccini e soci in Emilia-Romagna".

È questo il commento di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, riguardo all'approvazione della legge comunitaria all'interno della quale è contenuto un articolo che "aumenta" le royalties ai Comuni che diranno sì a nuovi permessi di ricerca e coltivazione di idrocarburi attraverso la rinuncia da parte della Regione agli indennizzi pagati dai trivellatori.

"Con questa norma, imboscata nel calderone onnicomprensivo della legge comunitaria, la Regione cerca di comprare con qualche spicciolo le amministrazioni comunali che ospiteranno nuove trivelle - spiega Andrea Bertani - Un metodo doppiamente subdolo perché innanzitutto si parla di cifre realmente irrisorie, che per alcuni Comuni sono di 500 euro all'anno che nella migliore delle ipotesi verranno raddoppiate, e poi perché si esclude da questa sorta di ricompensa le realtà che già oggi ospitano le concessioni. Una disparità di trattamento a cui avevamo provato a porre rimedio proponendo di applicare la norma anche a quei territori che già oggi hanno coltivazioni ma che il PD ha bocciato, confermando così che il suo unico obiettivo è quello di far crescere il numero di trivelle, non certo di tutelare cittadini e territori. Questa è l'innovativa politica energetica del PD in Emilia-Romagna - conclude Andrea Bertani - Sulla carta dice di voler andare verso le risorse rinnovabili e abbandonare progressivamente quelle fossili, come scritto nel Piano energetico regionale, ma poi però negli atti concreti vuole convincere a tutti i costi i Comuni a trasformarsi in una groviera a suon di mance e qualche spicciolo in più".

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