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Ambiente

800mila-euro-multa-Ex-Razzaboni.jpg14 FEBBRAIO 2018 - "Quando Bonaccini parla dell'incapacità di chi, non sapendo amministrare, provoca dei danni incalcolabili supponiamo che stia facendo un po' di sana autocritica vista come è andata a finire la vicenda della discarica Razzaboni. Dopo che la Corte Costituzionale ha bocciato la tesi della Regione sul ricorso contro la diffida fatta dal Governo, sarà proprio l'amministrazione guidata dal duo delle meraviglie Bonaccini-Gazzolo a farsi carico della maxi multa già pagata all'Europa. Più di 770mila euro a cui si vanno ad aggiungere altri 22 mila euro pagati per presentare un ricorso che si è dimostrato un buco nell'acqua".

È questo il commento di Silvia Piccinini, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, sulla notizia della sentenza con cui sono stati dichiarati inammissibili i conflitti promossi dalla Regione Emilia-Romagna contro lo Stato in relazione alla vicenda della discarica Razzaboni di San Giovanni in Persiceto, costata appunto all'Italia una procedura d'infrazione e la successiva condanna al pagamento di sanzioni pecuniarie.

"La sentenza di oggi non cambia quella che è la realtà dei fatti, ovvero che sulla bonifica della discarica, chi ha amministrato in questi anni ha fatto poco o nulla, lasciando che il problema si trascinasse nel tempo e facendo pagare ai cittadini il conto del proprio lassismo. Oggi non ci entusiasma sapere se abbia più colpa l'assessore Gazzolo, il presidente Bonaccini o il ministro Galletti visto che sono tutti della stessa parte politica e quindi per noi tutti egualmente corresponsabili - conclude Silvia Piccinini - Di fatto la Corte Costituzionale oggi dice quello che noi sosteniamo da tempo, ovvero che lo Stato prima e la Regione dopo hanno avuto una condotta negligente e che è costata alle tasche dei cittadini quasi 800mila euro. Forse ha proprio ragione Bonaccini: quando uno non sa governare può fare dei danni davvero incalcolabili".

alberi-strage-esposto-M5S-Emilia-Romagna.jpg7 FEBBRAIO 2018 - Un esposto sul taglio indiscriminato di vegetazione, in montagna come in pianura, su cui la Regione ormai da anni non mette in campo nessun tipo di controllo. È quello che nei prossimi giorni presenterà il MoVimento 5 Stelle facendo seguito anche al dossier pubblicato ieri dalla Lega italiana protezione uccelli riguardo alla strage di alberi attorno ai corsi d'acqua dell'Emilia-Romagna.

"Noi è da tempo che denunciamo come sia in atto ormai da anni una vera e propria strage di vegetazione nel silenzio e nell'immobilismo degli organi che dovrebbero controllare e vigilare, primo tra tutti la Regione - spiega Gianluca Sassi - Basti pensare che Viale Aldo Moro nonostante nel 2014 avesse approvato una legge che prevedeva l'approvazione di linee guida e programmi specifici, nonostante abbia dato incarico a un gruppo di lavoro che impiegò altri due anni per metterli nero su bianco, oggi oltre a non utilizzare questo lavoro continua a disinteressarsi del problema. Il risultato è che camuffandosi dietro all'attività di prevenzione delle inondazioni, si avalla un sistema che fa guadagnare solo chi effettua questi tagli".

Oltre all'esposto sopracitato il MoVimento 5 Stelle ha preparato anche una dettagliata interrogazione che riguarda la situazione del taglio alberi soprattutto tra le province di Modena e Reggio, chiamando in causa anche la ditta Wood Energy, incaricata di eseguire i lavori.

"Quello che emerge è che la Regione non sta vigilando - aggiunge Gianluca Sassi - e la dimostrazione sono le continue segnalazioni che arrivano dai territori e che denunciano un taglio indiscriminato di alberi e vegetazioni, come per esempio quello all'Alpe di Succiso della quale ci siamo occupati poco tempo fa. La verità è che l'approvazione del piano forestale si sta rivelando un bluff, buono per pulirsi la coscienza, e la situazione continua ad essere senza controllo. Senza parlare poi - conclude Sassi - di quei Comuni che in dispregio proprio del piano forestale e in molti casi, senza una vera pianificazione, fanno bassa macelleria degli alberi che evidentemente danno fastidio".

Monte Fuso.jpg1 FEBBRAIO 2018 - Fare luce sul taglio selvaggio degli alberi effettuato sul Monte Fuso. È la richiesta contenuta in una interrogazione presentata alla giunta regionale da Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, e che riguarda i lavori di disboscamento di un'area dislocata nel comune di Neviano Arduini, in provincia di Parma, portati a termine nei mesi scorsi.

"Si è trattato di un intervento su moltissimi alberi anche di età superiore ai 50 anni e che, secondo quanto hanno riportato gli organi di stampa, sarebbe stato addirittura portato avanti da squadre da taglio formate da persone pagate in nero, senza nessuna assicurazione e con lo scopo di rifornire le centrali a biomasse presenti in Appennino - spiega Gianluca Sassi - Circostanze che hanno di fatto allarmato i cittadini della zona che ritenevano anche l'intervento del tutto inappropriato".

Per questo nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione dei chiarimenti su questa vicenda. "Visto che a luglio del 2016 è stato approvato un Piano forestale che ha come obiettivi cardine quelli di valorizzare anche patrimonio boschivo crediamo che sia doveroso da parte della Regione verificare che l'intervento sul Monte Fuso sia in linea con i principi previsti dal Piano - conclude Gianluca Sassi - Ecco perché abbiamo chiesto di fare luce su questa vicenda, verificando se tutte le operazioni si siano svolte nel modo corretto. Quello che ci piacerebbe sapere è se, visto l'abbattimento selvaggio che è stato portato a termine, sono state previste delle opere di compensazione e con quali tempistiche verranno attuate".

smog-Sassi-Bonaccini-Emilia-Romagna.jpg31 GENNAIO 2018 - "Davanti a un'emergenza continua sul fronte dello smog in tutta la regione vorremmo chiedere al presidente Bonaccini, che solo qualche settimana si faceva vanto di aver dato vita a un'azione coordinata tra le Regioni del Nord per migliorare la qualità dell'aria, quali sono i fantastici risultati di questo accordo. A noi sembrano totalmente inesistenti visto che la qualità dell'aria da Piacenza a Rimini è pessima, per usare un eufemismo".

È questo il commento di Gianluca Sassi, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, in merito ai recenti dai sulla qualità dell'aria nelle principali città dell'Emilia-Romagna e l'emergenza smog.

"Quando solo qualche settimana fa il MoVimento 5 Stelle chiedeva di dare vita a un'azione coordinata fra Regioni del Nord contro l'inquinamento nel bacino padano Bonaccini rispose piccato che tutto ciò era stato già fatto, ovviamente da lui - spiega Gianluca Sassi - Peccato però che questo accordo non abbia praticamente portato a nessun miglioramento, anzi. Oggi tutte le grandi città della nostra regione stanno soffocando sotto una nube di smog senza che la Regione abbia mosso un dito per migliorare la situazione. Come al solito ci si aggrappa solo al caso, alla pioggia e al vento. È questa - conclude Gianluca Sassi - l'azione promessa da Bonaccini? Nei prossimi giorni depositeremo una interrogazione per chiedere che la Regione metta nero su bianco quello che è stato fatto e soprattutto quello che non è stato fatto. Basta promesse, il miglioramento della qualità dell'aria deve essere una priorità assoluta non uno spot ogni giorno smentito dalla realtà dei fatti".

trivelle_adriatico.png26 GENNAIO 2018 - "La scelta dell'Emilia-Romagna di non intervenire sulla collocazione di una nuova maxi trivella nell'Adriatico dimostra quale sia l'attenzione di Bonaccini e del PD per il nostro territorio. Nascondersi dietro alla scusa che la piattaforma sorge tecnicamente nelle acque della Marche, a un passo da quelle dell'Emilia-Romagna, è semplicemente ridicola visto che gli effetti delle trivelle, come tutti sanno, si faranno sentire e come anche nel nostro mare e sulle nostre spiagge". Andrea Bertani e Raffaella Sensoli, consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle, hanno presentato una interrogazione sul caso del progetto denominato "Bianca-Luisella" che prevede l'installazione di una nuova piattaforma che metterà in produzione 8 nuovi pozzi e la realizzazione di 3 condotte sottomarine per il trasporto del gas nel mare Adriatico centro-settentrionale.


"La Regione Emilia-Romagna, nonostante le Marche l'avessero sollecitata, non ha partecipato alla Conferenza dei servizi sul progetto, lavandosene così le mani e di fatto rinunciando a tutelare il nostro territorio - spiega Andrea Bertani - Un atteggiamento incomprensibile o meglio, totalmente in linea, con le politiche che Bonaccini, la sua giunta e il PD stanno portando avanti, ancora oggi, riguardo alle trivelle. Per fortuna c'ha pensato il Comune di Cattolica a cercare di mettere una pezza a questa situazione impugnando il Decreto ministeriale che autorizza la nuova piattaforma". Per questo nella loro interrogazione i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle chiedono alla Regione di aderire al più presto al ricorso presentato da Cattolica. "Continuare a far finta che questo problema non ci riguardi è un errore che non ci possiamo permettere, anche perché fu lo stesso Ministero a ribadire che dovessero essere interessati anche altri Comuni almeno fino a nord di Cattolica - conclude Raffaella Sensoli - L'immobilismo della Regione su questo progetto non ha prodotto nessun risultato, né migliorato il progetto riguardo alla tutela del territorio. Per questo la Regione dovrebbe smetterla di comportarsi da Ponzio Pilato".

Silvia-Piccinini-aula6.jpg25 GENNAIO 2018 - "La nuova discarica di Baricella dovrebbe sorgere in un'area caratterizzata da un forte rischio idraulico, dove già in passato si sono verificati allegamenti e inondazioni. Un rischio che anche il Comune in una sua precedente osservazione aveva individuato e che a nostro avviso preclude qualsiasi tipo di discussione su una sua possibile realizzazione".

Sono queste le considerazioni di Silvia Piccinini, consigliera regionale del MoVimento 5 Stelle, contenute in una interrogazione presentata alla giunta regionale sul progetto della discarica di Baricella in provincia di Bologna.

"Il rischio idraulico dell'area, dove Hera vorrebbe realizzare la discarica, non è solo potenziale ma concreto - spiega Silvia Piccinini - Nel dicembre del 1996, infatti, l'intera zona fu interessata da un'alluvione che allagò buona parte del bacino della Lorgana, il bacino idrografico al cui interno oggi si trova il sito della nuova discarica - spiega Silvia Piccinini lasciando quegli stessi terreni per diversi giorni sotto oltre un metro e mezzo di acqua". Quella della possibile e probabile inondazione dei terreni è solo una delle tante osservazioni che anche il Comitato Pro Ambiente aveva sottoposto nel corso di un contraddittorio con Herambiente dove erano state evidenziate altre criticità del progetto che vanno dal rischio sismico di parte dell'area al tipo di copertura individuata molto carente dal punto di vista della resistenza.

"Davanti a tutte queste evidenze è ormai chiaro che la discarica di Baricella non è in nessun modo finalizzata ad un'attività di pubblica utilità o cura del bene comune ma alla realizzazione di quello che si configura come un mero vantaggio economico di Herambiente e funzionale ad un modello di gestione dei rifiuti, fondato su inceneritori&discariche che la Regione ha fatto ormai proprio. Circostanza che i cittadini di Baricella hanno ben capito visto che all'inizio dello scorso anno e in soli pochi mesi sono riusciti a raccogliere ben 1453 firme contro la sua realizzazione. Ecco perché - conclude Silvia Piccinini - chiediamo alla Regione di mettere una volta per tutte la parola fine su questo progetto anche per evitare che siano gli organi giudiziari a prendere decisioni che invece spettano alla politica, così come è successo solo pochi giorni fa con la sentenza del TAR sullo scellerato progetto di ampliamento della discarica Tre Monti di Imola".

inceneritore-forli.jpg24 GENNAIO 2018 - "Visto che le previsioni ATERSIR sull'utilizzo dell'inceneritore di Forlì per il 2018 hanno già abbondantemente superato la capacità massima autorizzata, non capiamo come la Regione, per mettere una pezza alla clamorosa bocciatura da parte del TAR dell'ampliamento della discarica di Imola, possa pensare di far arrivare qui altra spazzatura. Per questo abbiamo già chiesto alla Giunta di fornirci dei tempi e delle cifre esatte".

È questa la richiesta di Andrea Bertani, consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle, contenuta in una interrogazione presentata alla Giunta in merito all'annunciato dirottamento di rifiuti dalla discarica di Imola all'inceneritore di Forlì dopo la recente sentenza del TAR che ha di fatto bocciato l'ampliamento in sopraelevazione del sito imolese.

"La Regione fino ad oggi si è limitata a spiegare che a Forlì arriveranno i rifiuti indifferenziati di diversi comuni tra cui Brisighella, Castel Bolognese e Riolo Terme senza però specificare quantità e tipologie, e indicando un arco temporale abbastanza vago - spiega Andrea Bertani - Tutta questa situazione si va a sommare al fatto che secondo la deliberazione del Consiglio d'Ambito di ATERSIR del 22 novembre 2017, la previsione per l'inceneritore di Forlì del flusso di rifiuti per il 2018 si attestava a quota 121.848 tonnellate quando invece l'accordo col gestore, già sbandierato da Bonaccini e dal sindaco Drei nei comunicati stampa della Regione del gennaio 2016,  limitava la sua capacità al tetto di 120.000 tonnellate anno. Ecco perché già oggi, e al netto dei rifiuti provenienti dalla discarica di Imola, ci troviamo davanti ad un surplus di almeno quasi 2mila tonnellate". Per questo nella sua interrogazione il consigliere regionale del MoVimento 5 Stelle chiede alla Regione di fare chiarezza su questa vicenda.

"Limitarsi a rassicurare tutti sostenendo che questa situazione durerà per il tempo strettamente necessario così come hanno fatto Bonaccini e l'assessore Gazzolo non può e non deve bastare - conclude Andrea Bertani - I cittadini di Forlì vogliono certezze su cosa arriverà nel loro inceneritore, per quanto tempo dovranno bruciare la spazzatura della discarica di Imola (che la Regione voleva ampliare nonostante le norme dicessero altro) e se l'accordo per limitare la portata dell'inceneritore è ancora valido. Due anni fa il presidente della Regione Bonaccini aveva garantito la chiusura di uno dei due inceneritori di Forlì entro la fine del mandato amministrativo, o poco più avanti: senza una seria politica di riduzione e di raccolta differenziata dei rifiuti, che al di là dei proclami nella nostra Regione ancora langue, quelle parole suonano sempre più come una falsa promessa".

Discarica-Castel-Maggiore.jpg18 GENNAIO 2018 - "Solo nel 2015 i rifiuti urbani camuffati da speciali finiti negli inceneritori e nelle discariche dell'Emilia-Romagna hanno generato un giro di affari di oltre 35 milioni di euro. Rifiuti che sono arrivati da tutta Italia, dalla Calabria al Friuli passando per Lazio e Veneto, e che hanno contribuito a creare quel business che oggi l'assessore Gazzolo continua a voler negare. Nonostante sia stata proprio lei ad autorizzare l'ampliamento di nuove discariche per accogliere più spazzatura da fuori regione, e soprattutto non abbia mai alzato un dito per far rispettare la sentenza del Consiglio di Stato del 2014 che vietava lo smaltimento extraregione di questi rifiuti".

Il il gruppo regionale del MoVimento 5 Stelle torna ad occuparsi della situazione dei rifiuti in Emilia-Romagna rispondendo alle ultime dichiarazioni dell'assessore regionale all'ambiente Paola Gazzolo e lo fa rendendo pubblici i dati sull'arrivo dei cosiddetti "rifiuti decadenti dagli urbani" che vengono trattati come "speciali" e finiscono nelle discariche e negli inceneritori presenti nella nostra regione. "Nel 2015 sono arrivate in Emilia-Romagna 324.117 tonnellate di questa tipologia di rifiuti, tutte da fuori regione - spiegano i consiglieri regionali del Movimento 5 Stelle - La provenienza di questa spazzatura è variegata visto che le Regioni che le hanno inviate sono molte: principalmente Lazio, Toscana e Veneto ma anche Calabria, Friuli, Campania, Abruzzo, Umbria, Toscana e Lombardia. Se si moltiplica questo dato con le cifre che la Giunta ha fornito qualche settimana fa sul costo di smaltimento dei rifiuti in Emilia-Romagna, circa 116 euro a tonnellata, si scopre che il giro d'affari generato da questo sistema è stato nel 2015 di oltre 35 milioni di euro.

"Davanti a queste cifre adesso vogliamo vedere con quale coraggio l'assessore Gazzolo neghi il fatto che l'Emilia-Romagna sia al centro di un gigantesco business dei rifiuti - aggiungono i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle - business che proprio le giunte PD, di cui lei ha fatto parte nella sua carriera da assessore, hanno contribuito a consolidare dando l'ok, per esempio, all'ampliamento delle discariche di Imola, Sogliano e Castel Maggiore. Senza contare il fatto che fin dal 2014 esiste una sentenza del Consiglio di Stato che vieta lo smaltimento di questi rifiuti fuori regione e che l'Emilia-Romagna non ha mai rispettato. Fa sorridere dunque - concludono i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle - che l'assessore Gazzolo scopra solo oggi il problema dei rifiuti urbani camuffati da speciali, utilizzandoli strumentalmente per motivi elettorali, quando invece per anni la sua Giunta ha spalancato le porte a questo business non facendo nulla per contrastarlo".

Bonaccini-Galletti.jpg17 GENNAIO 2018 - "Perché il ministro Galletti non rivolge la stessa attenzione che nelle ultime settimane sta riservando alla situazione dei rifiuti di Roma a quanto invece sta succedendo da anni in Emilia-Romagna sul tema delle bonifiche dei siti inquinati? È dal 1995 che stiamo aspettando un nuovo piano regionale con il risultato che ad oggi sono ben 379 le procedure aperte che riguardano i siti inquinati in Emilia-Romagna. Un'emergenza che il MoVimento 5 Stelle denuncia da tempo ma che il duo Bonaccini-Galletti continua volontariamente ad ignorare utilizzando il tema rifiuti solo per scopi elettorali".

È questo il commento di Silvia Piccinini riguardo alle ultime dichiarazioni del ministro dell'ambiente Gian Luca Galletti riguardo alla situazione dei rifiuti nella Capitale.

"Sullo scandalo della mancata esistenza di un piano delle bonifiche da parte della Regione Emilia-Romagna non ci sembra di aver mai letto da parte del ministro Galletti parole di sdegno - spiega Silvia Piccinini - eppure si tratta di un'emergenza vera e propria che ci costa ogni anno migliaia di euro a causa delle multe che arrivano dall'Unione europea. Perché Galletti da quando è al governo non ha mai sollecitato il presidente Bonaccini a mettere mano a questo piano che manca da ben 22 anni? Noi grazie al nostro lavoro in Regione siamo riusciti almeno a richiedere e a far diventare operativo un'anagrafe dei siti inquinati, di cui l'Emilia-Romagna era ovviamente sprovvista, che però evidentemente non basta. Ad oggi sono 379 in tutta la regione i siti con una procedura aperta. Si vuole fare qualcosa per sanare questa situazione oppure si aspetterà, come è stato per la discarica ex Razzaboni a San Giovanni in Persiceto, l'arrivo di una maxi multa dall'Europa per cominciare a metterci mano? La verità è che Galletti, con la complicità dei suoi nuovi alleati del PD, sta utilizzando il tema dei rifiuti come merce per la campagna elettorale. E la dimostrazione - conclude Silvia Piccinini - è anche l'assenza di una sua qualsiasi dichiarazione dopo il clamoroso autogol della giunta Bonaccini sull'ampliamento della discarica di Imola fresca di bocciatura da parte del TAR".

inceneritore granarolo.jpg16 GENNAIO 2018 - "Dopo tanto straparlare di rifiuti che non sono arrivati e non arriveranno mai, oggi Bonaccini e la sua Giunta fanno pagare ai cittadini di Bologna e Forlì il prezzo della loro totale incompetenza certificata dalla sentenza del TAR sul progetto di sopraelevazione della discarica Tre Monti di Imola".



È questo il commento del gruppo regionale del MoVimento 5 Stelle riguardo alla decisione da parte della Giunta di mandare agli inceneritori di Granarolo e Forlì la spazzatura che non potrà essere scaricata nella discarica di Imola dopo la recente sentenza del TAR che ha annullato la delibera regionale che dava l'ok al suo ampliamento. "A questo punto ci aspettiamo di vedere in strada in prima fila per il blocco dei rifiuti il sindaco PD di Castenaso che avendo creduto all'annuncio fake natalizio di Bonaccini sui rifiuti di Roma preannunciava barricate stradali - aggiungono i consiglieri regionali del MoVimento 5 Stelle - Inoltre ci piacerebbe anche sapere in base a quali convinzioni la Giunta parla di spostamento temporaneo dei rifiuti visto che la sentenza del TAR per noi parla chiaro. Invece di scusarsi per la loro totale incompetenza, messa nero su bianco dai giudici amministrativi, Bonaccini e l'assessore Gazzolo hanno anche il coraggio di rilanciare proposte che, guarda caso, si attueranno come sempre sulla pelle dei cittadini. Questa è la loro coerenza". 

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