asilo_nido_giochi.jpg28 LUGLIO 2017 - Educatori pagate di meno per lavorare di più e con meno tutele. È la situazione paradossale che riguarda i lavoratori e le lavoratrici dei servizi educativi di Rimini denunciata da Raffaella Sensoli, capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle, in un'interpellanza presentata alla Giunta sulla massiccia esternalizzazione messa in atto dall'amministrazione comunale e che rischia di avere pesanti ripercussioni sull'intero sistema educativo.


"Il Comune di Rimini gestisce servizi educativi per l'infanzia attraverso il ricorso a soggetti esterni, per lo più costituiti da cooperative sociali - spiega Raffaella Sensoli - I servizi esternalizzati non costituiscono un incremento dell'offerta preesistente, ma sostituiscono interventi svolti in precedenza direttamente dal pubblico. Non siamo quindi in presenza di un'estensione dell'offerta assicurata, almeno in fase inziale, attraverso il ricorso a soggetti privati, ma alla cessione di spazi d'azione del pubblico. A questa situazione si somma quella del personale impiegato che di fatto, per svolgere le stesse funzioni o in qualche coso maggiorate, percepisce uno stipendio nettamente inferiore con tutele del tutto diverse".


Nella sua interpellanza, infatti, la capogruppo regionale del MoVimento 5 Stelle fa un esempio concreto: il contratto applicato dagli Enti locali prevede un monte ore settimanale di 36 ore (30 dirette e 6 di formazione e programmazione, attività ovviamente fondamentali quando si parla di servizi educativi e di bambini) con una retribuzione netta attorno a 1.400 euro (circa 1.800,00 lordi). Le cooperative sociali utilizzano invece un contratto con condizioni molto più negative: le ore settimanali sono 38-40 e la retribuzione è di circa 1.200 euro netti (poco più di 1.400 lordi). "In pratica questi lavoratori guadagnano di meno e in particolare circa il 15-20% in meno rispetto a quanto percepivano svolgendo le stesse attività fino a pochi mesi prima. Senza contare però che questa situazione non ha prodotto nessun vantaggio per le famiglie che continuano a pagare rette molto salate. Per questo - conclude Raffaella Sensoli - chiediamo alla Regione di intervenire prima di tutto specificando il perché abbia progressivamente rinunciato alla sua funzione di regolazione dei servizi educativi per la prima infanzia accettando situazioni che peggiorano le condizioni di lavoro del personale qualificato e che creano evidenti vantaggi solo per i soggetti privati".

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