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Aiutare i produttori ad esportare il Made in Italy

Quante volte, un Italiano all'estero ha sentito la mancanza di quel prosciutto, di quel vino, di quella pasta che erano la consuetudine, quando viveva ancora in Italia, e che sono diventati prodotti quasi di " culto" da quando vive e lavora all'estero? E mentre in giro per il mondo ci sono milioni di Italiani che sentono la necessita' di tornare a provare quei sapori cosi' fortemente collegati alle proprie origini, in Italia ci sono migliaia di produttori, piccoli e medi, che non hanno accesso ai mercati internazionali, per poca dimestichezza con il sistema commerciale internazionale o per la ridotta dimensione della propria struttura produttiva e di distribuzione. Vorrei proporre la realizzazione di una rete di distribuzione internazionale, che si faccia carico di organizzare i piccoli produttori che vogliano aderire, provvedendo il supporto logistico per tutte le pratiche necessarie all'esportazione di prodotti, con particolare enfasi al settore alimentare-enologico, che possono essere di grande interesse all'estero, sia per i nostri connazionali che per i cittadini di quei paesi, che normalmente, dimostrano molto interesse per il Made in Italy. La logistica non sarebbe nemmeno troppo complessa, si tratterebbe di avere a disposizione dei magazzini, uno per ogni capitale di Stato o Grande Citta, dove si potrebbero vendere i prodotti, in confezioni minime di una cassa o cartone, dove potrebbe accedere chiunque abbia interesse, limitando l'aquisto a quantita' che non diano luogo a situazioni di monopolizzazione di un prodotto nelle mani di un unico aquirente, che poi potrebbe rivenderlo sul mercato locale facendo lievitare i prezzi e riducendo il consumo. In giro per il mondo c'e' un mercato enorme di prodotti contraffatti che sfoggiano i nomi e i marchi dei nostri migliori alimenti, un mercato che arreca un danno incalcolabile ai nostri produttori, e, a causa della scadente qualita promedia, all'immagine del nostro Paese. Ancora una volta sarebberro le nostre ambasciate e consolati all'estero che potrebbero gestire questa organizzazione, con un piccolo incremento di personale, che verrebbe pagato, dal guadagno , piccolo e calmierato , che si potrebbe avere sui prodotti distribuiti. Un Istituto del Made in Italy, insomma, che non facesse solo delle belle parole e tanti convegni e fiere, ma che aiutasse I produttori da un lato e i consumatori all'estero, Italiani e non.

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