DOMANDE E RISPOSTE
PIù FREQUENTI



Ecco l’Italia del 2016: disoccupazione giovanile al 67% in alcune aree, soprattutto al Sud; primo Paese in Europa per livello di corruzione percepita; 11 milioni di persone che non si possono permettere di accedere alle cure sanitarie; circa 10 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà stabilita da Eurostat e Istat. Abbiamo un’emergenza immigrazione e un’emergenza lavoro. In tutto questo, era necessario riformare la Costituzione proprio adesso? NO. Renzi, con il potere che ha, poteva fare una seria legge contro la corruzione, un vero piano per creare posti di lavoro, dare avvio al reddito di cittadinanza. Invece decide di riformare la legge più importante che tiene unito il Paese e ci assicura un assetto democratico. Perché tanta fretta? Perché costringere il Paese a scegliere su qualcosa che non è affatto prioritario? Perché Renzi vuole assicurarsi un potere personale amplificato e i suoi colleghi vogliono assicurarsi un posto di lavoro con l’immunità. Questa è la loro priorità.

NO. Verranno nominati nuovi senatori, scelti tra i sindaci e consiglieri regionali, oltre a quelli nominati dal Capo dello Stato. I gruppi parlamentari resteranno, così come le Commissioni. Continueremo a pagare la gran parte dei costi del Senato, cioè gli stipendi e le indennità dei nuovi senatori, la gestione degli immobili e dell'intera struttura, i servizi, il personale e cosi via.

NO. Qui siamo di fronte alla lotteria dei numeri, lo zuccherino per far ingoiare la pillola amara: la Boschi ha parlato di 490 milioni di euro di risparmio all’anno, Renzi addirittura di un miliardo. La ragioneria generale dello Stato ci dà la cifra ufficiale: circa 57 milioni di euro. E’ un risparmio irrisorio rispetto al bilancio dello Stato. Per capirci: non avendo accorpato il referendum sulle trivelle del 17 aprile col voto per le amministrative, il Governo Renzi ha buttato via 300 milioni di euro.

A parte l’abolizione del CNEL, che riteniamo opportuna ma marginale, se passa questa riforma si perde l'occasione di ridurre davvero i costi della politica: dimezzando tutti i parlamentari, anche della Camera (che ha il doppio dei componenti) avremmo risparmiato il doppio; dimezzando anche le loro indennità avremmo risparmiato 4 volte tanto. A questo punto, tanto valeva abolirlo proprio il Senato, con un risparmio fino a dieci volte tanto. Anche sul Cnel la Boschi ha parlato di risparmi per 20 milioni di euro l’anno ma, conti alla mano, si tratta di poco più di 2 milioni.

NO. Si aggiungono più di 10 nuovi percorsi di approvazione di una legge e circa 22 categorie di norme restano bicamerali, dunque di competenza sia della Camera che del Senato. Questo porterà non solo a un aumento dei ‘rimpalli’, ma sorgeranno inevitabili conflitti sulla tipologia a cui appartiene una proposta di legge, quindi su come debba essere discussa e da chi approvata. Il ping pong tra Camera e Senato potrebbe andare avanti mesi.

SI. I nuovi senatori non potranno essere intercettati, perquisiti e nemmeno arrestati senza autorizzazione dei loro stessi colleghi. Le funzioni di consigliere regionale o di sindaco potrebbero essere difficilmente distinte da quelle di senatore e le eventuali indagini potrebbero incontrare gravi impedimenti, se non di fatto l’impossibilità oggettiva di condurle a termine. Ricordiamo che si tratta della classe politica più corrotta d’Italia.

NO. Il Senato avrà sempre la possibilità di proporre modifiche alle leggi che la Camera sarà costretta a respingere con un voto a maggioranza. Su una serie di temi, come la riforma della Costituzione e le autonomie locali, il Senato manterrà una competenza identica a quella di oggi, per cui andrà ancora adottata la procedura bicamerale.

NO. I Senatori sono eletti dai Consigli regionali. Anche se in un comma si dice che i senatori saranno eletti “in conformità alle scelte espresse dagli elettori” quel comma riguarda la durata del loro mandato. E’ uno dei tanti pasticci prodotti in questa revisione costituzionale, ma il risultato è uno: i nuovi senatori non saranno eletti direttamente dai cittadini, ma saranno politici scelti da altri politici e quindi non garantiranno il territorio e rappresenteranno i cittadini, ma solo i partiti di appartenenza.

NO. Il Governo - non il Parlamento – può decidere se una legge dello Stato può intervenire in materie di competenza regionale o meno. E’ facile immaginare che il Governo deciderà il bello e il cattivo tempo anche in questioni di competenza delle Regioni.

NO. La riforma aumenterà incertezze e contenziosi, come già accadde con la fallimentare riforma del Centrosinistra del 2001. In questa riforma non hanno previsto meccanismi di soluzione dei conflitti di competenza fra Camera e Senato, né fra Stato e Regioni: anche se una legge viene approvata dal nuovo Senato, niente impedisce a una Regione che si oppone di sollevare la questione di legittimità costituzionale sulla legge.

NO, la ostacola. Le firme richieste per la presentazione di una proposta di legge sono triplicate, da 50 a 150 mila. I nuovi referendum dovranno essere introdotti con una nuova legge costituzionale e poi con una ulteriore legge ordinaria.

SI, ma questo abbassamento del quorum (equivalente alla maggioranza dei votanti nelle ultime elezioni politiche) vale solo per un quesito che sia sostenuto da ben 800.000 firme.

Con i 3/5 dei votanti la maggioranza può eleggere da sola il presidente della Repubblica. Mentre per l'elezione dei 5 Giudici della Corte costituzionale non ci sarà più il Parlamento riunito in seduta comune ma verranno scelti separatamente dalle due Camere. Al Senato ne spetteranno due e alla Camera tre. Gli organi di garanzia dello Stato non possono essere scelti solo dalla maggioranza, perche' è necessario che le modalità di elezione degli stessi ne garantiscano l'indipendenza e l'imparzialità.

NO. Con l’accentramento a favore dello Stato a danno delle Regioni e, nello Stato, a favore dell’esecutivo a danno dei cittadini e della loro rappresentanza parlamentare questa riforma non unisce ma divide. Con essa svanisce quella sovranità che l’art. 1 della Costituzione riconosce al popolo.

NO. Una riforma simile a questa per molti aspetti venne fatta dal Governo Berlusconi solo 10 anni fa e i cittadini la respinsero con il referendum costituzionale del 2006. Gli esponenti del PD di allora dicevano che si trattava di una riforma pericolosa, per il metodo con cui la maggioranza di Berlusconi l’aveva imposta e per i suoi contenuti, mentre oggi impongono una riforma simile con una maggioranza antidemocratica.

NO, è vero il contrario. Se passa questa riforma alla Camera avrà la maggioranza chi vince le elezioni, al Senato il partito che governa in più regioni. Si rischia il caos istituzionale. Chiunque vincesse le elezioni politiche dovrà vedersela con una maggioranza al Senato che potrà cambiare ogni anno con le elezioni regionali; ogni riforma avviata potrà stopparsi e non avremo più la possibilità di riparare ai drammatici errori che questa riforma si trascinerà.

SI, ma solo sulla carta, di fatto NO. Questa riforma, infatti, in combinazione con la legge elettorale, genera un presidenzialismo mascherato privo dei meccanismi di equilibrio tipico di questi sistemi. Le leggi del Governo avranno sempre una corsia preferenziale, sarà il governo ad imporre al parlamento le leggi e ad incidere sulla composizione degli organi di garanzia Costituzionali (Corte Costituzionale, Capo dello Stato, Csm) e sulla composizione delle Autorità indipendenti. Inoltre la clausola di supremazia dà ancora al Governo, e non al Parlamento o al Senato, il potere di scavalcare le Regioni.

ARGOMENTI


Le ragioni del No: approfondimenti e materiali per diffonderle.
Questa sezione verrà arricchita man mano che la campagna procede.